Autore: Andrea Marton

  • Art. 48 TULPS – Capacità tecnica per i fuochi artificiali

    Art. 48 TULPS

    R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza

    Chi fabbrica o accende fuochi artificiali deve dimostrare la sua capacità tecnica.

  • Art. 87 CAD – Articolo abrogato

    Art. 87 D.Lgs. 82/2005 CAD – Articolo abrogato

    In vigore dal 01/01/2006

    ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179

  • Art. 25 CTS – Competenze inderogabili dell’assemblea

    Art. 25 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Competenze inderogabili dell’assemblea

    In vigore dal 03/08/2017

    1. L'assemblea delle associazioni, riconosciute o non riconosciute, del Terzo settore: a) nomina e revoca i componenti degli organi sociali; b) nomina e revoca, quando previsto, il soggetto incaricato della revisione legale dei conti; c) approva il bilancio; d) delibera sulla responsabilità dei componenti degli organi sociali e promuove azione di responsabilità nei loro confronti; e) delibera sull'esclusione degli associati, se l'atto costitutivo o lo statuto non attribuiscono la relativa competenza ad altro organo eletto dalla medesima; f) delibera sulle modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto; g) approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari; h) delibera lo scioglimento, la trasformazione, la fusione o la scissione dell'associazione; i) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge, dall'atto costitutivo o dallo statuto alla sua competenza.

    2. Gli atti costitutivi o gli statuti delle associazioni che hanno un numero di associati non inferiore a cinquecento possono disciplinare le competenze dell'assemblea anche in deroga a quanto stabilito al comma precedente, nel rispetto dei principi di democraticità, pari opportunità ed eguaglianza di tutti gli associati e di elettività delle cariche sociali.

    3. Lo statuto delle fondazioni del Terzo settore può attribuire all'organo assembleare o di indirizzo, comunque denominato, di cui preveda la costituzione la competenza a deliberare su uno o più degli oggetti di cui al comma 1, nei limiti in cui ciò sia compatibile con la natura dell'ente quale fondazione e nel rispetto della volontà del fondatore.

  • Art. 80 CTS – Regime forfetario degli enti del Terzo settore non c…

    Art. 80 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Regime forfetario degli enti del Terzo settore non commerciali

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d'impresa applicando all'ammontare dei ricavi conseguiti nell'esercizio delle attività di cui agli articoli 5 e 6, quando svolte con modalità commerciali, il coefficiente di redditività nella misura indicata nelle lettere a) e b) e aggiungendo l'ammontare dei componenti positivi di reddito di cui agli articoli 86, 88, 89 e 90 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 : a) attività di prestazioni di servizi: 1) ricavi fino a 130.000 euro, coefficiente 7 per cento; 2) ricavi da 130.001 euro a 300.000 euro, coefficiente 10 per cento; 3) ricavi oltre 300.000 euro, coefficiente 17 per cento; b) altre attività: 1) ricavi fino a 130.000 euro, coefficiente 5 per cento; 2) ricavi da 130.001 euro a 300.000 euro, coefficiente 7 per cento; 3) ricavi oltre 300.000 euro, coefficiente 14 per cento.

    2. Per gli enti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attività il coefficiente si determina con riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attività prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attività di prestazioni di servizi.

    3. L'opzione di cui al comma 1 è esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale è esercitata fino a quando non è revocata e comunque per un triennio. La revoca dell'opzione è effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa è presentata.

    4. Gli enti che intraprendono l'esercizio d'impresa commerciale esercitano l'opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell' articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 , e successive modificazioni.

    5. I componenti positivi e negativi di reddito riferiti ad anni precedenti a quello da cui ha effetto il regime forfetario, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 , che dispongono o consentono il rinvio, partecipano per le quote residue alla formazione del reddito dell'esercizio precedente a quello di efficacia del predetto regime.

    6. Le perdite fiscali generatesi nei periodi d'imposta anteriori a quello da cui decorre il regime forfetario possono essere computate in diminuzione del reddito determinato ai sensi dei commi 1 e 2 secondo le regole ordinarie stabilite dal testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 .

    7. Gli Enti che optano per la determinazione forfetaria del reddito di impresa ai sensi del presente articolo sono esclusi dall'applicazione degli studi di settore di cui all' articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 e dei parametri di cui all' articolo 3, comma 184, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 , nonché degli indici ((sintetici)) di affidabilità di cui all'articolo ((9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 .)) .

  • Art. 786 Codice della Navigazione – Riserva di cabotaggio comunitario

    Art. 786 Codice della Navigazione – Riserva di cabotaggio comunitario

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    I servizi di trasporto aereo tra aeroporti nazionali, di linea e non di linea, sono in ogni caso riservati a vettori muniti di licenza comunitaria. I servizi di trasporto aereo tra aeroporti nazionali, in continuazione da o per aeroporti extracomunitari, sono riservati a vettori muniti di licenza comunitaria, salvo che diversamente sia stabilito in convenzioni internazionali.

  • Art. 222 DPR 495/1992 – Targhe dei veicoli a trazione animale e delle slitte

    Art. 222 DPR 495/1992 – Targhe dei veicoli a trazione animale e delle slitte

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. La targa di riconoscimento dei veicoli a trazione animale e delle slitte è costituita da un lamierino di alluminio di forma rettangolare dello spessore di 7/10 di mm e delle dimensioni di 68 mm x 190 mm. Detta targa, che agli angoli deve essere provvista di fori per il fissaggio nella parte anteriore destra del veicolo, deve avere il fondo: rosso lacca, se destinata a veicoli per trasporto di persone, verde, se destinata ai veicoli per trasporto di cose, azzurro, se destinata ai carri agricoli. La vernice di fondo deve essere data a fuoco.

    2. La targa deve contenere le seguenti indicazioni: a) in alto, a sinistra: la destinazione del veicolo (veicolo per trasporto di persone, veicolo per trasporto di cose, carro agricolo); b) in alto, al centro: numero di matricola del veicolo; c) nel mezzo: l'indicazione della Provincia e del Comune; d) nella parte immediatamente inferiore: il cognome e nome del proprietario del veicolo o la denominazione della ditta; e) in basso, a destra: il contrassegno circolare dello Stato recante il simbolo della Repubblica italiana.

    3. Le targhe dei veicoli destinati al trasporto di cose e dei carri agricoli devono contenere nel mezzo, a destra, anche la indicazione della massa complessiva a pieno carico consentita, della tara e della larghezza dei cerchioni. Per i veicoli destinati al trasporto di persone deve essere indicato altresì il numero massimo di persone trasportabili compresi il o i conducenti.

    4. Le caratteristiche e le indicazioni delle targhe risultano dalle figure III.1/ a, III.1/ b, III.1/ c, cui devono conformarsi le targhe apposte sui veicoli.

    5. L'incisione sulla targa delle indicazioni di cui al comma 2 deve essere eseguita chimicamente, salvo il nominativo del proprietario o della ditta ed il numero di matricola che devono essere incisi con pantografo o con punzone. Analogamente con pantografo o con punzone devono essere incisi la massa complessiva a pieno carico, la tara, la larghezza dei cerchioni e il numero di persone trasportabili.

    6. Le indicazioni della targa di riconoscimento di ciascun veicolo a trazione animale devono essere desunte dal registro matricolare per i veicoli a trazione animale tenuto dal Comune. In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione delle targhe di cui devono essere muniti i veicoli a trazione animale, si applica l'articolo 102 del codice.

    7. Il prezzo di fornitura delle targhe di riconoscimento fissato con il decreto di cui all'articolo 67, comma 3, del codice, può essere aggiornato con cadenza biennale con decreto del Ministro dei lavori pubblici.

  • Art. 102 D.Lgs. 259/2003 – Violazione degli obblighi

    Art. 102 D.Lgs. 259/2003 – Violazione degli obblighi

    Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259)

    1. Chiunque installa od esercisce una rete di comunicazione elettronica ad uso privato, senza aver ottenuto il diritto d’uso della frequenza da utilizzare, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 a 10.000,00 euro.

    2. Chiunque installa od esercisce una rete di comunicazione elettronica ad uso privato, senza aver conseguito l’autorizzazione generale, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 a 3.000,00 euro.

    3. Il trasgressore è tenuto, in ogni caso, al pagamento di una somma pari ai contributi di cui all’articolo 116, commisurati al periodo di esercizio abusivo accertato e comunque per un periodo non inferiore all’anno. Nel caso in cui trovi applicazione l’articolo 112, comma 3, il trasgressore è tenuto al pagamento di un contributo commisurato al periodo di esercizio abusivo accertato.

    4. L’effettuazione di servizi di comunicazione elettronica ad uso privato in difformità da quanto indicato nel provvedimento di concessione del diritto d’uso di frequenza è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 a 5.000,00 euro.

    5. L’effettuazione di servizi di comunicazione elettronica ad uso privato in difformità da quanto previsto per le autorizzazioni generali è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 250,00 a 2.500,00 euro.

    6. I trasgressori che per effetto della violazione commessa, di cui ai commi 4 e 5, si sono sottratti al pagamento di un maggior contributo, sono tenuti a corrispondere una somma pari al contributo cui si sono sottratti; tale somma non può essere inferiore al contributo previsto per un anno. Nel caso di autorizzazione generale temporanea i trasgressori sono tenuti a corrispondere una somma pari al contributo dovuto, commisurato al periodo di validità dell’autorizzazione.

    7. Indipendentemente dai provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria, e fermo restando quanto disposto dai commi 1 e 2, il Ministero, ove il trasgressore non provveda a disattivare l’impianto ritenuto abusivo, può procedere direttamente, a spese del possessore, a suggellare, rimuovere o sequestrare l’impianto stesso.

    8. L’accertamento delle violazioni e l’applicazione delle sanzioni di cui al presente articolo, spetta al Ministero. articolo precedente articolo successivo

  • Art. 76-bis RD 12/1941

    Art. 76-bis RD 12/1941

    Ordinamento giudiziario (Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12)

    Articolo abrogato.

  • Art. 22 D.Lgs. 504/1995 – Impieghi di prodotti energetici negli stabilimenti di produzione

    Art. 22 D.Lgs. 504/1995 – Impieghi di prodotti energetici negli stabilimenti di produzione

    Testo unico delle accise (D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504)

    1. Il consumo di prodotti energetici all’interno di uno stabilimento che produce prodotti energetici non è considerato fatto generatore di accisa se il consumo riguarda prodotti energetici fabbricati sia all’interno che al di fuori dello stabilimento. Per i consumi non connessi alla produzione di prodotti energetici e per la propulsione dei veicoli a motore è dovuta l’accisa. Sono considerati consumi connessi con la produzione di prodotti energetici anche quelli effettuati per operazioni di riscaldamento tecnicamente necessarie per conservare la fluidità dei prodotti energetici, effettuate nell’interno dei depositi fiscali.

    2. Non si considera altresì fatto generatore d’accisa il consumo di prodotti energetici quando i medesimi sono utilizzati in combinazione come combustibile per riscaldamento e nelle operazioni rientranti fra i “trattamenti definiti” previsti dalla nota complementare 4 del capitolo 27 della nomenclatura combinata di cui al regolamento (CE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987, come modificato dal regolamento (CE) n. 2031/2001 della Commissione, del 6 agosto 2001, e successive modificazioni.

    3. Più stabilimenti di cui al comma 1 e quelli nei quali si effettuano le operazioni di cui al comma 2, che attuano processi di lavorazione tra di loro integrati, appartenenti ad una stessa impresa ovvero impianti di produzione appartenenti ad imprese diverse e che operano nell’ambito di uno stabilimento, possono essere considerati come un solo stabilimento con redazione di un bilancio fiscale unico.

    4. Non si considerano stabilimenti di produzione di prodotti energetici gli stabilimenti nei quali vengono fabbricati solo prodotti non soggetti ad accisa, ad eccezione degli stabilimenti che attuano i processi di cui all’articolo 21, comma 13.

    5. Non si considera produzione di prodotti energetici: a) l’operazione nel corso della quale si ottengono in via accessoria piccole quantità di prodotti energetici; b) l’operazione nel corso della quale viene reimpiegato il prodotto energetico recuperato, a condizione che l’importo dell’accisa pagata su tale prodotto non sia inferiore a quello che sarebbe dovuto sul prodotto energetico reimpiegato se fosse oggetto di nuova imposizione; c) l’operazione di miscelazione di prodotti energetici tra di loro o con altre sostanze, eseguita fuori di uno stabilimento di produzione o di un deposito fiscale, a condizione che l’accisa sia stata già pagata, salvo che la miscela ottenuta non benefici di una esenzione ovvero che sulla miscela non sia dovuta l’accisa di ammontare superiore a quello già pagato sui singoli componenti.

  • CCNL Cooperative di Produzione e Lavoro: apprendistato del socio lavoratore

    CCNL Cooperative di Produzione e Lavoro

    Apprendistato nel CCNL Cooperative di Produzione e Lavoro

    Le cooperative di produzione e lavoro possono assumere apprendisti secondo le regole del D.Lgs. 81/2015 e del CCNL di settore applicabile. Al termine del contratto formativo l’apprendista può essere ammesso come socio lavoratore, integrando la dimensione formativa con quella mutualistica.

    In sintesi

    L’apprendistato professionalizzante è la tipologia più diffusa nelle cooperative di produzione e lavoro. La durata e le percentuali retributive seguono il CCNL di settore applicabile. Al termine, la cooperativa decide se confermare e — se lo statuto lo prevede — proporre l’ammissione come socio. Il TFR matura durante tutto il periodo di apprendistato.

    Dati contrattuali

    Norma di legge
    D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, artt. 41-47
    Tipologia principale
    Apprendistato professionalizzante (Tipo B)
    Età di accesso
    15-29 anni
    Durata
    Come da CCNL di settore (da 2 a 5 anni a seconda del livello)
    Retribuzione
    Percentuale del minimo tabellare del livello di destinazione, come da CCNL
    Formazione
    Minimo 120 ore/anno di formazione trasversale + formazione tecnico-professionale

    L’apprendistato nelle cooperative di produzione e lavoro

    Le cooperative di produzione e lavoro utilizzano l’apprendistato come strumento di inserimento lavorativo e formazione, al pari delle aziende ordinarie. L’apprendistato non presuppone la qualità di socio: l’apprendista è un lavoratore dipendente della cooperativa che segue un percorso formativo verso la qualifica professionale di destinazione.

    La specificita cooperativistica emerge al termine del contratto: la cooperativa può scegliere di ammettere l’ex apprendista confermato come socio lavoratore, integrando così la valutazione professionale con quella mutualistica. Questa scelta dipende dalla cooperativa, dallo statuto e dalla volontà dell’interessato; non è automatica.

    Tipologie di apprendistato applicabili

    Il D.Lgs. 81/2015 prevede tre tipologie di apprendistato, tutte applicabili in cooperativa:

    1. Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (Tipo A): per giovani dai 15 ai 25 anni, in alternanza con istituzioni formative regionali.
    2. Apprendistato professionalizzante (Tipo B): per giovani dai 18 ai 29 anni (17 se in possesso di qualifica professionale), finalizzato al conseguimento di una qualifica contrattuale. È il più diffuso nelle cooperative industriali, logistiche ed edili.
    3. Apprendistato di alta formazione e ricerca (Tipo C): per giovani dai 18 ai 29 anni, finalizzato al conseguimento di titoli universitari o post-universitari.

    Durata e retribuzioni

    La durata e le percentuali retributive dell’apprendistato professionalizzante sono fissate dal CCNL di settore applicabile. In linea generale:

    • La durata varia da 2 a 5 anni, in relazione alla qualifica di destinazione (livelli inferiori: durata più breve; livelli superiori: più lunga).
    • La retribuzione è una percentuale crescente del minimo tabellare del livello di destinazione finale: tipicamente dal 70-80% nei primi mesi, fino all’85-90% negli ultimi mesi, con scaglioni di aumento predeterminati dal CCNL.

    Non si può indicare una percentuale unica valida per tutti i settori: verificare il testo del CCNL di settore applicabile alla propria cooperativa.

    Formazione obbligatoria dell’apprendista

    L’apprendistato professionalizzante prevede una formazione strutturata su due componenti:

    • Formazione trasversale (o di base): almeno 120 ore nel triennio, su competenze comunicative, relazionali, sicurezza sul lavoro, disciplina del rapporto di lavoro. Può essere erogata da enti bilaterali, fondi interprofessionali o dalla cooperativa stessa.
    • Formazione tecnico-professionale: specifica per la qualifica di destinazione, erogata direttamente dalla cooperativa sotto la responsabilità del tutor aziendale.

    Tabella riepilogativa

    Apprendistato professionalizzante in cooperativa: struttura generale
    Elemento Disciplina Note
    Durata CCNL di settore (2-5 anni tipici) Varia per livello di destinazione
    Retribuzione (inizio) CCNL (tipic. 70-80% del min. livello destinazione) Cresce per scaglioni
    Retribuzione (fine) CCNL (tipic. 85-90% del min. livello destinazione) Fino a conferma
    TFR Art. 2120 c.c. Matura dall’inizio
    Formazione trasversale D.Lgs. 81/2015 Min. 120 h nel triennio
    Recesso al termine Art. 42 D.Lgs. 81/2015 Con preavviso minimo; altrimenti trasformazione a TI
    Ammissione a socio Statuto cooperativa Eventuale, non automatica

    Le percentuali retributive variano da CCNL a CCNL. Verificare il testo aggiornato del CCNL di settore applicabile.

    Casi pratici

    Tizio – Apprendista metalmeccanico e poi socio
    Tizio, 22 anni, viene assunto come apprendista di tipo B in una cooperativa metalmeccanica per il livello C3. Il CCNL Cooperative Metalmeccaniche prevede una durata di 36 mesi e una retribuzione crescente dall’80% al 90% del minimo C3. Al termine, la cooperativa lo conferma e, dopo 6 mesi di attività ordinaria, propone la sua ammissione come socio lavoratore. Tizio accetta e versa la quota minima di partecipazione prevista dallo statuto.
    Caia – Mancata conferma al termine dell’apprendistato
    Caia completa un apprendistato di 24 mesi in una cooperativa logistica. La cooperativa, per calo di commesse, decide di non confermarla. Comunica il recesso con 30 giorni di preavviso come previsto dall’art.42 D.Lgs. 81/2015. Caia ha diritto alla liquidazione del TFR maturato in 24 mesi e alla NASpI se ha i requisiti contributivi.
    Sempronio – Formazione e tutor aziendale
    Sempronio è il tutor aziendale designato per seguire un apprendista in una cooperativa edile. Il piano formativo individuale, redatto alla firma del contratto, prevede 120 ore di formazione trasversale in 3 anni (40 ore/anno in e-learning via il fondo bilaterale del settore) e formazione professionale pratica sul cantiere. Sempronio firma il piano come tutor e tiene un registro delle ore.

    Domande frequenti

    L’apprendista in cooperativa può diventare socio?
    Sì, ma non automaticamente. Al termine del contratto, se la cooperativa conferma il rapporto, l’ex apprendista può essere ammesso come socio lavoratore secondo le procedure statutarie.
    Qual è la retribuzione dell’apprendista in cooperativa?
    Una percentuale crescente del minimo tabellare del livello di destinazione, come da CCNL di settore. Di norma dal 70-80% all’inizio fino all’85-90% negli ultimi mesi.
    Il TFR matura durante l’apprendistato?
    Sì. Matura dall’inizio del contratto ed è liquidato alla cessazione del rapporto.
    La cooperativa può recedere al termine dell’apprendistato?
    Sì. Con un preavviso minimo (art.42 D.Lgs. 81/2015). Se non recede, il rapporto si trasforma automaticamente a tempo indeterminato.
    L’apprendistato può svolgersi in cooperativa per settori non industriali?
    Sì. L’apprendistato professionalizzante si applica a tutti i settori, incluse cooperative di logistica, pulizie, servizi ambientali, edilizia. Il CCNL di riferimento disciplina le specifiche.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e trattamento minimo del socio lavoratore, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso, licenziamento ed esclusione del socio lavoratore, ferie, permessi e ROL del socio lavoratore, maternità, paternità e congedi del socio lavoratore e tredicesima, quattordicesima e premi del socio lavoratore.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al giugno 2026. Il quadro normativo di riferimento è il D.Lgs. 81/2015. Per le durate e le percentuali retributive occorre consultare il testo del CCNL di settore applicabile. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, le organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL nelle rispettive federazioni di categoria), Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, AGCI Produzione e Lavoro, o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • CCNL Spedizionieri e Corrieri: apprendistato professionalizzante

    CCNL Spedizionieri e Corrieri

    Apprendistato nel CCNL Spedizionieri e Corrieri

    Tre anni di contratto, retribuzione ridotta e formazione obbligatoria: la guida completa all’apprendistato professionalizzante nel settore logistica, spedizioni e corrieri espressi.

    In sintesi

    L’apprendistato professionalizzante nel CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione dura 3 anni per la maggior parte dei livelli. La retribuzione è al 75% nel primo anno e all’85% nel secondo. Il datore deve garantire almeno 120 ore annue di formazione professionalizzante e nominare un tutor aziendale.

    Dati contrattuali

    Contratto
    CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione
    Parti sindacali
    Filt-Cgil · Fit-Cisl · Uiltrasporti
    Rinnovo
    6 dicembre 2024, vigenza fino al 31 dicembre 2027
    Riferimento
    Artt. 28-36 CCNL; d.lgs. 81/2015 (artt. 41-47)

    Tabella riepilogativa

    Apprendistato professionalizzante – durata e retribuzione per livello
    Livello di destinazione Durata 1° anno 2° anno 3° anno
    1°, 2°, 3° Super non autisti, 3° non autisti 3 anni 75% 85% 100%
    4°, 4° Junior, 5°, 6° 3 anni 75% 85% 100%
    Area C (autisti) – tutte le qualifiche 3 anni 75% 85% 100%

    Le percentuali si applicano al minimo tabellare del livello di destinazione (non al livello effettivo durante l’apprendistato). Il livello 6°J (ora soppresso dal 31 dicembre 2025) aveva una durata di 2 anni.

    Chi può essere assunto con apprendistato

    Il contratto di apprendistato professionalizzante è previsto dal d.lgs. 81/2015 (artt. 41-47) e può essere stipulato con lavoratori di età compresa tra 18 e 29 anni (17 anni se in possesso di qualifica professionale triennale). Non ci sono limitazioni di settore: tutti i livelli del CCNL Logistica sono accessibili con questo contratto.

    Il CCNL prevede anche la possibilità di assumere in apprendistato lavoratori over 29 purché disoccupati da almeno 12 mesi e al primo contratto a tempo indeterminato, inquadrati al livello 6°. Questi lavoratori hanno una progressione retributiva speciale: 70% nel 1° anno, 75% nel 2°, 80% nel 3°, con passaggio al 100% dal 4° anno. Durata massima 36 mesi.

    La formazione professionalizzante: 120 ore obbligatorie

    Il datore di lavoro è obbligato a garantire una formazione professionalizzante di almeno 120 ore annue. Questa formazione:

    • può essere svolta in azienda (on the job) o presso enti di formazione accreditati dalla Regione;
    • deve essere pertinente alle mansioni del livello di destinazione;
    • deve essere documentata nel libretto formativo del cittadino o nel registro di formazione aziendale;
    • rientra nell’orario di lavoro ordinario (il datore non può chiedere di recuperare le ore di formazione fuori dall’orario).

    Per i settori come le spedizioni e i corrieri, la formazione tipicamente include: conoscenze doganali di base, gestione delle consegne, normativa sul trasporto (Reg. CE 561/2006 per i conducenti), sicurezza sul lavoro, utilizzo dei sistemi di tracciamento e documentazione di trasporto.

    Il tutor aziendale

    L’assunzione in apprendistato richiede la designazione di un tutor aziendale (referente per la formazione). Il tutor deve:

    • avere competenze adeguate rispetto alla qualifica da conseguire;
    • seguire e guidare l’apprendista nello svolgimento delle mansioni;
    • trasmettere periodicamente al responsabile aziendale un report sull’avanzamento della formazione.

    Il tutor non può seguire contemporaneamente più di 5 apprendisti (salvo deroghe per piccole imprese).

    La fine del contratto: conferma o recesso

    Al termine del periodo di apprendistato, entrambe le parti possono recedere liberamente con un preavviso di 30 giorni (art. 42, comma 4, d.lgs. 81/2015). Se nessuno recede, il rapporto continua a tempo indeterminato al livello di destinazione con la retribuzione piena (100%).

    Il periodo di apprendistato si computa integralmente nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti contrattuali (scatti di anzianità, comporto, ferie, TFR).

    Casi pratici

    Tizio – Apprendista operatore spedizioni (3° livello)
    Tizio, 22 anni, viene assunto in apprendistato professionalizzante per conseguire la qualifica di operatore spedizioni qualificato (livello 3S). Durata: 3 anni. Nel 1° anno percepisce il 75% del minimo del livello 3S: 1.970,37 × 75% = 1.478 euro lordi mensili (più EPA nella stessa proporzione). Nel 2° anno sale all’85% = 1.675 euro. Nel 3° anno raggiunge il 100% del minimo. Al termine, se nessuno recede, è confermato a tempo indeterminato.
    Caia – Apprendista corriere espresso
    Caia, 19 anni, è assunta in apprendistato come corriere espresso (Area C, qualifica 1). Il suo tutor aziendale la forma sulle procedure di consegna, sulla gestione dei resi, sull’utilizzo del palmare di tracciamento e sulla normativa sulla sicurezza stradale. Le ore di formazione (120 annue) sono svolte durante l’orario di lavoro ordinario. Alla fine dei 3 anni, se confermata, Caia entra a regime come personale viaggiante con tutti i diritti contrattuali pieni.
    Sempronio – Lavoratore over 29 al primo contratto
    Sempronio, 33 anni, era disoccupato da 14 mesi e non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato. L’azienda lo assume in apprendistato al livello 6° (profilo di ingresso per lavoratori maturi). La durata è di massimo 36 mesi con progressione speciale: 70% nel 1° anno, 75% nel 2°, 80% nel 3°, poi 100% dal 4° anno in poi. Al termine del 36° mese, in assenza di disdetta, il rapporto prosegue a tempo indeterminato al livello 6° con il 100% del minimo.

    Domande frequenti

    Quanti anni dura l’apprendistato per un corriere espresso?
    Per tutti i profili (livelli 1°-6°, inclusi i conducenti dell’Area C) la durata è di 3 anni. La durata può essere ridotta se il lavoratore ha già svolto formazione certificata pertinente alla qualifica.
    Qual è la retribuzione di un apprendista spedizioniere?
    75% del minimo tabellare del livello di destinazione nel 1° anno, 85% nel 2°, 100% nel 3°. Queste percentuali si applicano anche all’EPA proporzionalmente.
    Quante ore di formazione sono obbligatorie?
    Almeno 120 ore annue di formazione professionalizzante a carico del datore di lavoro, svolte nell’orario di lavoro ordinario. Il datore deve nominare un tutor aziendale.
    Un apprendista corriere può essere licenziato prima della fine del contratto?
    Solo per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. Al termine del contratto, le parti possono recedere con 30 giorni di preavviso. Senza disdetta, il rapporto prosegue a tempo indeterminato.
    Le ore di formazione riducono l’orario di lavoro?
    No. Le ore di formazione professionalizzante rientrano nell’orario ordinario e sono retribuite. Il datore non può chiedere all’apprendista di recuperare le ore di formazione fuori dall’orario.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2025-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità, paternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione del 6 dicembre 2024. La disciplina dell’apprendistato professionalizzante è regolata dal d.lgs. 81/2015 (artt. 41-47) e dalle disposizioni contrattuali (artt. 28-36 CCNL). Per situazioni specifiche consultare un consulente del lavoro, le organizzazioni sindacali (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 742 Codice della Navigazione

    Art. 742 Codice della Navigazione

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Articolo abrogato