Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 306 c.p.c.: Rinuncia agli atti del giudizio

    Art. 306 c.p.c.: Rinuncia agli atti del giudizio

    Art. 306 c.p.c. – Rinuncia agli atti del giudizio

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio quando questa è accettata dalle parti costituite che potrebbero aver interesse alla prosecuzione. L’accettazione non è efficace se contiene riserve o condizioni.

    Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle parti o da loro procuratori speciali, verbalmente all’udienza o con atti sottoscritti e notificati alle altre parti.

    Il giudice, se la rinuncia e l’accettazione sono regolari, dichiara l’estinzione del processo.

    Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo tra loro. La liquidazione delle spese è fatta dal giudice istruttore con ordinanza non impugnabile.

  • Articolo 303 Codice di Procedura Civile: Riassunzione del processo

    Articolo 303 Codice di Procedura Civile: Riassunzione del processo

    Art. 303 c.p.c. – Riassunzione del processo

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Se non avviene la prosecuzione del processo a norma dell’articolo precedente, l’altra parte può chiedere la fissazione dell’udienza, notificando quindi il ricorso e il decreto a coloro che debbono costituirsi per proseguirlo.

    In caso di morte della parte il ricorso deve contenere gli estremi della domanda, e la notificazione entro un anno dalla morte può essere fatta collettivamente e impersonalmente agli eredi, nell’ultimo domicilio del defunto.

    Se vi sono altre parti in causa, il decreto è notificato anche ad esse.

    Se la parte che ha ricevuto la notificazione non comparisce all’udienza fissata, si procede in sua contumacia.

  • Articolo 298 Codice di Procedura Civile: Effetti della sospensione

    Articolo 298 Codice di Procedura Civile: Effetti della sospensione

    Art. 298 c.p.c. – Effetti della sospensione

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Durante la sospensione non possono essere compiuti atti del procedimento.

    La sospensione interrompe i termini in corso, i quali ricominciano a decorrere dal giorno della nuova udienza fissata nel provvedimento di sospensione o nel decreto di cui all’articolo precedente.

  • Art. 289 c.p.c.: Integrazione dei provvedimenti istruttori

    Art. 289 c.p.c.: Integrazione dei provvedimenti istruttori

    Art. 289 c.p.c. – Integrazione dei provvedimenti istruttori

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    I provvedimenti istruttori, che non contengono la fissazione dell’udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti processuali, possono essere integrati, su istanza di parte o d’ufficio, entro il termine perentorio di sei mesi dall’udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure dalla loro notificazione o comunicazione se prescritte.

    L’integrazione è disposta dal presidente del collegio nel caso di provvedimento collegiale e dal giudice istruttore negli altri casi, con decreto che è comunicato a tutte le parti a cura del cancelliere

  • Articolo 294 Codice di Procedura Civile: Rimessione in termini

    Articolo 294 Codice di Procedura Civile: Rimessione in termini

    Art. 294 c.p.c. – Rimessione in termini

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Il contumace che si costituisce può chiedere al giudice istruttore di essere ammesso a compiere attività che gli sarebbero precluse, se dimostra che la nullità della citazione o della sua notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui non imputabile.

    Il giudice, se ritiene verosimili i fatti allegati, ammette, quando occorre, la prova dell’impedimento, e quindi provvede sulla rimessione in termini delle parti.

    I provvedimenti previsti nel comma precedente sono pronunciati con ordinanza.

    Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche se il contumace che si costituisce intende svolgere, senza il consenso delle altre parti, attività difensive che producono ritardo nella rimessione al collegio della causa che sia già matura per la decisione rispetto alle parti già costituite .

  • Articolo 287 Codice di Procedura Civile: Casi di correzione

    Articolo 287 Codice di Procedura Civile: Casi di correzione

    Art. 287 c.p.c. – Casi di correzione

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello e le ordinanze non revocabili possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo.

  • Art. 281-septies c.p.c.: Rimessione della causa al giudice monocratico

    Art. 281-septies c.p.c.: Rimessione della causa al giudice monocratico

    Art. 281-septies c.p.c. – Rimessione della causa al giudice monocratico

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Il collegio, quando rileva che una causa, rimessa davanti a lui per la decisione, deve essere decisa dal tribunale in composizione monocratica, pronuncia ordinanza non impugnabile con cui rimette la causa davanti al giudice istruttore perché decida la causa quale giudice monocratico. La sentenza è depositata entro i successivi trenta giorni.

  • Articolo 284 Codice di Procedura Civile: [Abrogato]

    Articolo 284 Codice di Procedura Civile: [Abrogato]

    Art. 284 c.p.c.

    Articolo abrogato dalla L. 4 luglio 1950, n. 581. Fonte: Normattiva.

  • Art. 281-ter c.p.c.: Poteri istruttori del giudice

    Art. 281-ter c.p.c.: Poteri istruttori del giudice

    Art. 281-ter c.p.c. – Poteri istruttori del giudice

    Il giudice può disporre d’ufficio la prova testimoniale formulandone i capitoli, quando le parti nella esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado di conoscere la verità.

  • Articolo 281-bis Codice di Procedura Civile: Norme applicabili

    Articolo 281-bis Codice di Procedura Civile: Norme applicabili

    Art. 281-bis c.p.c. – Norme applicabili

    Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dei capi precedenti, ove non derogate dalle disposizioni del presente capo.

  • Art. 281 c.p.c.: Rinnovazione di prove davanti al collegio

    Art. 281 c.p.c.: Rinnovazione di prove davanti al collegio

    Art. 281 c.p.c. – Rinnovazione di prove davanti al collegio

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Quando ne ravvisa la necessità, il collegio, anche d’ufficio, può disporre la riassunzione davanti a sé di uno o più mezzi di prova.

  • Articolo 276 Codice di Procedura Civile: Deliberazione

    Articolo 276 Codice di Procedura Civile: Deliberazione

    Art. 276 c.p.c. – Deliberazione

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    La decisione è deliberata in segreto nella camera di consiglio. Ad essa possono partecipare soltanto i giudici che hanno assistito alla discussione.

    Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide gradatamente le questioni pregiudiziali proposte dalle parti o rilevabili d’ufficio e quindi il merito della causa.

    La decisione è presa a maggioranza di voti. Il primo a votare è il relatore, quindi l’altro giudice e infine il presidente.

    Se intorno a una questione si prospettano più soluzioni e non si forma la maggioranza alla prima votazione, il presidente mette ai voti due delle soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti la non esclusa e quella eventualmente restante, e così successivamente finché le soluzioni siano ridotte a due, sulle quali avviene la votazione definitiva.

    Chiusa la votazione, il presidente scrive e sottoscrive il dispositivo. La motivazione è quindi stesa dal relatore, a meno che il presidente non creda di stenderla egli stesso o affidarla all’altro giudice.

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