Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 12 ter D.Lgs. 74/2000 – (Casi particolari di confisca)

    Art. 12 ter D.Lgs. 74/2000 Reati Tributari – (Casi particolari di confisca)

    In vigore dal 15/04/2000

    ((1. Nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma dell' articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti di seguito indicati, si applica l' articolo 240-bis del codice penale quando: a) l'ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 2; b) l'imposta evasa è superiore a euro centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 3; c) l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 8; d) l'ammontare delle imposte, delle sanzioni e degli interessi è superiore a euro centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 11, comma 1; e) l'ammontare degli elementi attivi inferiori a quelli effettivi o degli elementi passivi fittizi è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 11, comma 2)) ((8))

  • Art. 11 CAD – Articolo abrogato

    Art. 11 D.Lgs. 82/2005 CAD – Articolo abrogato

    In vigore dal 01/01/2006

    ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179

  • Art. 1249 Codice della Navigazione – Potere disciplinare nella navigazione marittima e interna

    Art. 1249 Codice della Navigazione – Potere disciplinare nella navigazione marittima e interna

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    In materia di navigazione marittima o interna il potere disciplinare è esercitato: 1) dal comandante della nave sui componenti dell'equipaggio e sui passeggeri, ancorché non siano cittadini italiani; 2) dai comandanti di porto marittimo sugli appartenenti al personale marittimo e sulle persone indicate nell'articolo 68; 3) dai comandanti di porto della navigazione interna sugli appartenenti al personale della navigazione interna; 4) dall'autorità preposta alla disciplina del lavoro portuale sulle imprese, sui datori di lavoro nei porti e sui lavoratori portuali; 5) dalle autorità consolari all'estero sui componenti dell'equipaggio; 6) dai comandanti delle navi da guerra nazionali sui componenti dell'equipaggio quando la nave, su cui sono imbarcati, è in corso di navigazione o in un paese estero nel quale non risiede un'autorità consolare.

  • Art. 14 L. 300/1970 – Diritto di associazione e di attività sindacale

    Art. 14 L. 300/1970 Statuto Lavoratori – Diritto di associazione e di attività sindacale

    In vigore dal 20/05/1970

    Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro.

  • Art. 295 D.Lgs. 209/2005 – Diritti degli assicurati nei confronti del Fondo di garanzia per le vittime della strada

    Art. 295 D.Lgs. 209/2005 – Diritti degli assicurati nei confronti del Fondo di garanzia per le vittime della strada

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Gli assicurati con imprese che esercitano l'assicurazione della responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti che siano poste in liquidazione coatta possono far valere, nei limiti delle somme indicate nell'articolo 283, comma 4, i diritti derivanti dal contratto nei confronti della CONSAP – Fondo di garanzia per le vittime della strada, agendo nei confronti del commissario.

  • Art. 18 CTS – Assicurazione obbligatoria

    Art. 18 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Assicurazione obbligatoria

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell'attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

    2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente Codice, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche, e sono disciplinati i relativi controlli.

    3. La copertura assicurativa è elemento essenziale delle convenzioni tra gli enti del Terzo settore e le amministrazioni pubbliche, e i relativi oneri sono a carico dell'amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione.

  • Art. 15 D.Lgs. 231/2001 – Commissario giudiziale

    Art. 15 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Commissario giudiziale

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Se sussistono i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che determina l'interruzione dell'attività dell'ente, il giudice, in luogo dell'applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell'attività dell'ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l'ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; b) l'interruzione dell'attività dell'ente può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull'occupazione. (( b-bis) l'attività è svolta in stabilimenti industriali o parti di essi dichiarati di interesse strategico nazionale ai sensi dell' articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207 , convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231 . In caso di imprese che dopo il verificarsi dei reati che danno luogo all'applicazione della sanzione sono state ammesse all'amministrazione straordinaria, anche in via temporanea ai sensi dell' articolo 1 del decreto-legge 5 dicembre 2022, n. 187 , la prosecuzione dell'attività è affidata al commissario già nominato nell'ambito della procedura di amministrazione straordinaria. ))

    2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attività, il giudice indica i compiti ed i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere l'illecito da parte dell'ente.

    3. Nell'ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l'adozione e l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice.

    4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attività viene confiscato.

    5. La prosecuzione dell'attività da parte del commissario non può essere disposta quando l'interruzione dell'attività consegue all'applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva.

  • Art. 311-ter D.Lgs. 209/2005 – Ordine di porre termine alle violazioni

    Art. 311-ter D.Lgs. 209/2005 – Ordine di porre termine alle violazioni

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Per le violazioni previste dall'articolo 310, comma 1, lettera a) e per quelle di cui alla lettera c), limitatamente all'articolo 183, , l'IVASS può, in alternativa all'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, applicare nei confronti dell'impresa o dell'ultima società controllante italiana, come determinata dall'articolo 210, comma 2, per le violazioni di cui essa sia responsabile una sanzione consistente nell'ordine di eliminare le infrazioni, anche indicando le misure da adottare e il termine per l'adempimento. 82

    2. Per l'inosservanza dell'ordine entro il termine stabilito, l'IVASS applica le sanzioni amministrative pecuniarie previste dall'articolo 310, comma 1, secondo i criteri di cui all'articolo 311-quinquies; l'importo delle sanzioni così determinato è aumentato sino a un terzo rispetto a quello previsto per la violazione originaria, fermi restando i massimali stabiliti dall'articolo 310. (45)

  • Art. 12 bis D.Lgs. 74/2000 – Sequestro e confisca

    Art. 12 bis D.Lgs. 74/2000 Reati Tributari – Sequestro e confisca

    In vigore dal 15/04/2000

    1. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell' articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dal presente decreto, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto. ((2. Salvo che sussista il concreto pericolo di dispersione della garanzia patrimoniale, desumibile dalle condizioni reddituali, patrimoniali o finanziarie del reo, tenuto altresì conto della gravità del reato, il sequestro dei beni finalizzato alla confisca di cui al comma 1 non è disposto se il debito tributario è in corso di estinzione mediante rateizzazione, anche a seguito di procedure conciliative o di accertamento con adesione, sempre che, in detti casi, il contribuente risulti in regola con i relativi pagamenti.)) ((13))

  • Art. 13 L. 300/1970 – Mansioni del lavoratore

    Art. 13 L. 300/1970 Statuto Lavoratori – Mansioni del lavoratore

    In vigore dal 20/05/1970

    L' articolo 2103 del codice civile è sostituito dal seguente: "Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo".

  • Art. 10 CAD – Articolo abrogato

    Art. 10 D.Lgs. 82/2005 CAD – Articolo abrogato

    In vigore dal 01/01/2006

    ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179

  • TARI: come fare la disdetta quando si lascia casa

    In sintesi

    • Chi paga la TARI: la paga chi occupa o detiene i locali – inquilino se il contratto supera sei mesi, proprietario altrimenti.
    • Dichiarazione di cessazione: va presentata al Comune al termine dell’occupazione; è il modo ufficiale per bloccare l’addebito.
    • Decorrenza: la cessazione decorre dalla data dichiarata o dalla data di effettiva liberazione dei locali.
    • Se non si disdice: il Comune continua ad addebitare la TARI; fermarla retroattivamente è più complesso e richiede di dimostrare la data di rilascio.
    • Locali sfitti senza arredi e senza utenze: in molti Comuni non sono soggetti alla TARI o sono esenti, ma serve comunque una dichiarazione.
    • Documentazione utile: copia del contratto di locazione risolto, verbale di consegna chiavi, disdetta inviata al proprietario o al locatario.

    Perché la disdetta TARI è indispensabile

    La TARI, cioè la tassa sui rifiuti, si applica a chi occupa o detiene locali nel territorio del Comune. Fino a quando il Comune ti considera occupante di un immobile, ti addebita la tassa: non basta smettere di abitarci o restituire le chiavi. Serve un atto formale – la dichiarazione di cessazione – che comunichi all’ufficio tributi la fine dell’occupazione.

    Questo vale per chiunque: l’inquilino che lascia l’appartamento a fine contratto, il proprietario che vende o ristruttura, il titolare di un negozio che chiude la partita. Finché non si notifica la cessazione, la posizione TARI rimane aperta e le rate continuano a maturare.

    La buona notizia è che la procedura è semplice: un modulo, qualche documento e, in molti Comuni, anche la possibilità di presentarlo online. Il punto critico è rispettare i termini, perché la decorrenza parte dalla data che si indica nella dichiarazione (o dalla data di liberazione effettiva se precedente), non dalla data in cui si presenta il modulo.

    Dichiarazione TARI: chi, quando e come
    Situazione Chi presenta Quando
    Fine contratto di locazione >6 mesi Inquilino (era il soggetto passivo) Entro il termine fissato dal Comune dalla data di rilascio
    Locazione breve o proprietario che vende Proprietario Entro il termine fissato dal Comune dalla data di rilascio
    Locale sfitto senza arredi e senza utenze (acqua, luce, gas) Proprietario Per richiedere esenzione o riduzione – modulo specifico
    Cambio di residenza con subentro di nuovo inquilino Inquilino uscente + inquilino entrante (dichiarazioni separate) Alla data del cambio

    Esempio pratico

    • Tizio lascia l’appartamento che affittava da tre anni. La scadenza del contratto è il 30 aprile; restituisce le chiavi lo stesso giorno con verbale firmato dal proprietario. Presenta la dichiarazione di cessazione al Comune il 10 maggio, indicando come data di liberazione il 30 aprile. Il Comune calcola la TARI fino al 30 aprile: le rate successive non vengono emesse a nome di Tizio. Se Tizio avesse aspettato fino a fine anno senza presentare nulla, il Comune avrebbe potuto addebitargli l’intera annualità.

    Documenti necessari

    • Modulo di dichiarazione di cessazione TARI del Comune (scaricabile dal sito del Comune o richiesto allo sportello)
    • Copia del contratto di locazione con data di scadenza
    • Verbale di consegna delle chiavi o altra prova della data di effettivo rilascio
    • Eventuale disdetta inviata al proprietario (per locazioni con preavviso)
    • Documento d’identità del dichiarante

    Caso 1 – Tizio lascia l'appartamento in affitto

    Scenario. Tizio ha affittato un bilocale per quattro anni. A fine contratto (31 marzo) riconsegna le chiavi al proprietario con verbale scritto. Vuole smettere di pagare la TARI da quella data.

    Come si applica. Tizio deve presentare al Comune la dichiarazione di cessazione TARI indicando il 31 marzo come data di liberazione. La cessazione decorre da quella data. Il Comune ricalcola la quota dell’anno in corso fino al 31 marzo: se Tizio aveva già versato rate per l’intero anno, potrà richiedere il rimborso della parte eccedente secondo le regole del Comune. Il verbale di consegna chiavi è il documento chiave per provare la data.

    In pratica

    • Presenta la dichiarazione di cessazione entro i termini comunali (di norma 90 giorni dalla liberazione, ma verificare il regolamento del tuo Comune).
    • Allega il verbale di consegna chiavi o una comunicazione scritta al proprietario che attesti la data esatta.
    • Conserva la ricevuta di presentazione della dichiarazione: è la prova che hai comunicato la cessazione in tempo.

    Caso 2 – Caio chiude il negozio e dimentica la disdetta

    Scenario. Caio gestisce una piccola officina in un locale commerciale. A ottobre chiude l’attività e riconsegna i locali, ma dimentica di presentare la dichiarazione di cessazione TARI. L’anno successivo arriva l’avviso di pagamento con le rate dell’intera annualità.

    Come si applica. Il Comune, non avendo ricevuto la dichiarazione di cessazione, ha continuato ad addebitare la TARI a Caio. Ora Caio può presentare tardivamente la dichiarazione, allegando le prove che i locali erano stati effettivamente liberati a ottobre (contratto risolto, restituzione delle chiavi, voltura delle utenze). Il Comune verificherà la documentazione e, se le prove sono valide, riliquidherà la TARI per il solo periodo di effettiva occupazione. L’eccedenza versata sarà rimborsata o compensata. Senza documentazione adeguata il Comune potrebbe non riconoscere la cessazione retroattiva.

    In pratica

    • Raccogli tutta la documentazione che prova la data di effettivo rilascio: contratto risolto, voltura utenze, comunicazione al proprietario.
    • Presenta la dichiarazione tardiva e chiedi formalmente la rettifica dell’avviso al Comune, citando la data di cessazione documentata.
    • Se il Comune non accoglie la richiesta, puoi presentare un’istanza in autotutela all’ufficio tributi.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Entro quanto tempo devo presentare la dichiarazione di cessazione TARI?

    Il termine varia da Comune a Comune: di norma 90 giorni dalla data di liberazione, ma alcuni Comuni prevedono scadenze diverse. Controlla il regolamento TARI del tuo Comune o chiedi allo sportello tributi.

    Cosa succede se non faccio la disdetta?

    Il Comune continua ad addebitarti la TARI fino a quando non riceve la dichiarazione di cessazione. Fermarla retroattivamente è possibile ma richiede documentazione che provi la data esatta di rilascio dei locali.

    La TARI si può rimborsare se ho già pagato rate per il periodo in cui non occupavo?

    Sì, se la cessazione decorre da una data precedente al pagamento già effettuato, il Comune deve ricalcolare la tassa e rimborsare la parte eccedente o riconoscerla in compensazione.

    Se lascio un locale vuoto e senza utenze devo comunque disdire?

    Un locale privo di arredi e privo di allacci alle utenze (acqua, luce, gas) potrebbe essere esente dalla TARI, ma non è automatico: devi presentare una specifica dichiarazione al Comune per far constatare le condizioni e ottenere l’esenzione o la riduzione.

    Se subentro come nuovo inquilino devo presentare una nuova dichiarazione TARI?

    Sì, ogni nuovo occupante deve comunicare l’inizio dell’occupazione al Comune. È una dichiarazione separata da quella di cessazione dell’inquilino precedente.

    Posso presentare la dichiarazione di cessazione TARI online?

    Molti Comuni mettono a disposizione un portale o uno sportello telematico per le pratiche TARI. Verifica sul sito del tuo Comune: in molti casi è possibile inviare il modulo via PEC o tramite il portale del Comune senza andare allo sportello.

    Vedi anche: TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato, TARI: scadenze e come si paga, TARI: riduzioni e agevolazioni, quando spettano, TARI non pagata, TARI per negozi e attività e TARI: cos’è e come si calcola la tassa sui rifiuti.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.