Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 13 TUF – Esponenti aziendali e responsabili delle principali funzioni aziendali

    Art. 13 TUF – Esponenti aziendali e responsabili delle principali funzioni aziendali

    Art. 13 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Esponenti aziendali e responsabili delle principali funzioni aziendali

    In vigore dal 01/07/1998

    1. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso Sim e presso gestori autorizzati devono essere idonei allo svolgimento dell’incarico.

    2. Ai fini del comma 1, gli esponenti possiedono requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza, soddisfano criteri di competenza, correttezza e indipendenza di giudizio, dedicano il tempo necessario all’efficace espletamento dell’incarico. (130)

    3. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con regolamento adottato sentite la Banca d’Italia e la Consob, individua: a) requisiti di onorabilità omogenei per tutti gli esponenti; b) i requisiti di professionalità e indipendenza, graduati secondo principi di proporzionalità; c) i criteri di competenza, coerenti con la carica da ricoprire e con le caratteristiche del soggetto abilitato, e di adeguata composizione dell’organo; d) i criteri di correttezza, con riguardo, tra l’altro, alle relazioni d’affari dell’esponente, alle condotte tenute nei confronti delle autorità di vigilanza e alle sanzioni o misure correttive da queste irrogate, a provvedimenti restrittivi inerenti ad attività professionali svolte, nonché a ogni altro elemento suscettibile di incidere sulla correttezza dell’esponente; d-bis) i criteri di indipendenza di giudizio degli esponenti; (130) e) i limiti al cumulo di incarichi per gli esponenti delle Sim, graduati secondo principi di proporzionalità e tenendo conto delle dimensioni dell’intermediario, e i criteri di disponibilità di tempo allo svolgimento degli incarichi; (130) f) le cause che comportano la sospensione temporanea dalla carica e la sua durata.

    4. Ai responsabili delle principali funzioni aziendali dei soggetti abilitati, come individuati dal regolamento di cui al comma 3, si applicano i commi 1, 2 e 3, limitatamente ai requisiti di onorabilità e ai criteri di competenza e correttezza. (130)

    5. I soggetti indicati al comma 1 valutano l’idoneità dei propri esponenti e responsabili delle principali funzioni aziendali e l’adeguatezza complessiva degli organi di amministrazione e controllo, documentando il processo di analisi e motivando opportunamente l’esito della valutazione. La valutazione è condotta dall’organo di appartenenza di ciascun esponente e, per i soggetti che non sono componenti di un organo, dall’organo che li ha nominati. In caso di specifiche e limitate carenze, i medesimi organi possono adottare misure necessarie a colmarle. In ogni altro caso il difetto di idoneità o la violazione dei limiti al cumulo degli incarichi determina la decadenza dall’ufficio; questa è pronunciata dai medesimi organi entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto o della violazione sopravvenuti. (130)

    5-bis. La valutazione di cui al comma 5 è condotta: a) con riferimento ai componenti degli organi di amministrazione e controllo: 1) prima che essi assumano le funzioni, nel caso in cui non sia rinnovata la maggioranza dei componenti dell’organo. A questo fine, l’efficacia della nomina dei nuovi componenti è sospesa fino alla conclusione della valutazione dell’idoneità. Resta fermo quanto previsto dall’ articolo 2383, secondo comma, del codice civile; 2) dopo che essi abbiano assunto le funzioni, nel caso di rinnovo della maggioranza dei componenti dell’organo. Fermo restando quanto previsto dal comma 5, in questo caso la nomina è immediatamente efficace. b) con riferimento ai responsabili delle principali funzioni aziendali e ai soggetti che svolgono funzioni di direzione, prima che tali soggetti siano nominati. (130)

    6. La Banca d’Italia, secondo modalità e tempi da essa stabiliti, anche al fine di ridurre al minimo gli oneri gravanti sui soggetti abilitati: valuta l’idoneità degli esponenti e dei responsabili delle principali funzioni aziendali dei soggetti abilitati di maggiore rilevanza, come individuati dal regolamento di cui al comma 3, e il rispetto dei limiti al cumulo degli incarichi, anche sulla base dell’analisi compiuta e delle eventuali misure adottate ai sensi del comma

    5. A questo fine, la Banca d’Italia tiene conto anche delle informazioni acquisite sulla base della disciplina in materia di collaborazione tra autorità o tramite accesso alla banca dati centrale AML/CFT di cui al regolamento (UE) 2024/1620 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 2024. In caso di difetto o violazione, pronuncia la decadenza dalla carica. (130)

    6-bis. La Banca d’Italia valuta se i requisiti e i criteri di cui ai commi 2, 3 e 4 continuino a essere soddisfatti qualora sussistano motivi ragionevoli per sospettare che sia in corso o abbia avuto luogo un’operazione o un tentativo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che sussista un rischio maggiore di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo collegato al soggetto abilitato. (130) (62)

  • Art. 12 bis TUF – (Disposizioni applicabili alle società che controllano una o più imprese di investimento UE)

    Art. 12 bis TUF – (Disposizioni applicabili alle società che controllano una o più imprese di investimento UE)

    Art. 12 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Disposizioni applicabili alle società che controllano una o più imprese di investimento UE)

    1. La Banca d’Italia e la Consob possono chiedere, nell’ambito delle rispettive competenze, la trasmissione, anche periodica, di dati e informazioni alla holding di investimento, come definita all’articolo 4, paragrafo 1, punto 23, del regolamento (UE) 2019/2033, o alla società di partecipazione finanziaria mista, come definita all’articolo 4, paragrafo 1, punto 40, del medesimo regolamento, con sede legale in Italia che non rientra tra i soggetti individuati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), che controlla, direttamente o indirettamente, una o più imprese di investimento UE, e che non è a sua volta controllata da un’impresa di investimento o da un’altra holding di investimento o società di partecipazione finanziaria mista.

    2. La Banca d’Italia e la Consob possono, nell’ambito delle rispettive competenze, effettuare ispezioni presso le società indicate al comma

    1. 3. La Banca d’Italia e la Consob, nell’ambito delle rispettive competenze, possono, su richiesta delle autorità competenti di altri Stati dell’Unione europea, effettuare ispezioni presso le società indicate al comma 1 e ricomprese nella vigilanza su base consolidata di competenza delle autorità richiedenti. La Banca d’Italia e la Consob possono consentire che la verifica sia effettuata dalle autorità che hanno fatto la richiesta ovvero da un revisore o da un esperto. L’autorità competente richiedente, qualora non compia direttamente la verifica, può, se lo desidera, prendervi parte.

    4. Agli esponenti delle società indicate al comma 1 si applica l’articolo

    13. I compiti e i poteri di cui al comma 6 del medesimo articolo sono esercitati su richiesta delle autorità competenti di altri Stati dell’Unione europea.

    5. Fatto salvo quanto previsto dal presente articolo, alle società indicate al comma 1 non si applicano le disposizioni indicate al presente Capo.

  • Art. 12 TUF – Vigilanza sul gruppo

    Art. 12 TUF – Vigilanza sul gruppo

    Art. 12 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Vigilanza sul gruppo

    In vigore dal 01/07/1998

    1. La Banca d’Italia impartisce alla società posta al vertice del gruppo individuato ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), disposizioni riferite al complesso dei soggetti individuati ai sensi del medesimo articolo, aventi ad oggetto le materie dell’articolo 6, comma 1, lettera a), e lettera c-bis), numeri 1), 2), 3), 4) e 6), e comma

    1-bis. Ove lo richiedano esigenze di stabilità, la Banca d’Italia può emanare nelle stesse materie disposizioni di carattere particolare. (73)

    1-bis. In armonia con la disciplina comunitaria, la Banca d’Italia individua le ipotesi di esenzione dall’applicazione delle disposizioni adottate ai sensi del comma

    1. 2. La società capogruppo, nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento, emana disposizioni alle singole componenti del gruppo individuato ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), per l’esecuzione delle istruzioni impartite dalla Banca d’Italia. Gli organi amministrativi delle società del gruppo sono tenuti a fornire ogni dato e informazione per l’emanazione delle disposizioni e la necessaria collaborazione per il rispetto delle norme sulla vigilanza consolidata.

    3. La Banca d’Italia e la Consob possono chiedere, nell’ambito delle rispettive competenze, ai soggetti individuati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), al soggetto che controlla la società capogruppo di cui all’articolo 11, comma 1-bis, la SIM o il gestore autorizzato, nonché a quelli che sono controllati, direttamente o indirettamente, ovvero partecipati almeno per il venti per cento da uno dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), la trasmissione, anche periodica, di dati e informazioni.

    3-bis. Nell’esercizio della vigilanza su base consolidata, la Banca d’Italia può impartire disposizioni, ai sensi del presente articolo, nei confronti di tutti i soggetti inclusi nel gruppo individuato ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b).

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 GENNAIO 2010, N. 39.

    5. La Banca d’Italia e la Consob possono, nell’ambito delle rispettive competenze: a) effettuare ispezioni presso i soggetti individuati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b); b) al fine esclusivo di verificare l’esattezza dei dati e delle informazioni forniti, effettuare ispezioni presso i soggetti controllati, direttamente o indirettamente, ovvero partecipati almeno per il venti per cento da uno dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b); b-bis) effettuare ispezioni presso soggetti ai quali siano state esternalizzate funzioni aziendali essenziali o importanti da parte dei soggetti indicati dalle lettere a) e b), limitatamente alle finalità ivi richiamate.

    5-bis. Nell’esercizio della vigilanza su base consolidata, la Banca d’Italia può adottare i provvedimenti previsti dall’articolo 7, comma 2, nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 11, comma 1, lettera b).

    5-ter. La Banca d’Italia può disporre, qualora la loro permanenza in carica sia di pregiudizio per la sana e prudente gestione del gruppo, la rimozione di uno o più esponenti aziendali della capogruppo; la rimozione non è disposta ove ricorrano gli estremi per pronunciare la decadenza ai sensi dell’articolo 13, salvo che sussista urgenza di provvedere.

    5-quater. La Banca d’Italia e la Consob possono chiedere, nell’ambito delle rispettive competenze, informazioni anche al personale dei soggetti indicati al comma 3, anche per il tramite di questi ultimi.

    5-quinquies. Gli obblighi previsti dai commi 2 e 3 si applicano anche ai soggetti ai quali siano state esternalizzate funzioni aziendali essenziali o importanti e al loro personale.

    5-sexies. Alla società capogruppo si applicano gli articoli 6, commi 2-septies e 2-octies, e 7, commi 1 e 1-bis.

  • Art. 127 T.U. Stupefacenti – Fondo nazionale lotta alla droga

    Art. 127 T.U. Stupefacenti – Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga

    D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 – Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope

    1. Il decreto del Ministro per la solidarietà sociale di cui all'articolo 59, comma 46, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, in sede di ripartizione del Fondo per le politiche sociali, individua, nell'ambito della quota destinata al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, le risorse destinate al finanziamento dei progetti triennali finalizzati alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze e dall'alcoldipendenza correlata, secondo le modalità stabilite dal presente articolo. Le dotazioni del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga individuate ai sensi del presente comma non possono essere inferiori a quelle dell'anno precedente, salvo in presenza di dati statistici inequivocabili che documentino la diminuzione dell'incidenza della tossicodipendenza.

    2. La quota del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga di cui al comma 1 è ripartita tra le regioni in misura pari al 75 per cento delle sue disponibilità. Alla ripartizione si provvede annualmente con decreto del Ministro per la solidarietà sociale tenuto conto, per ciascuna regione, del numero degli abitanti e della diffusione delle tossicodipendenze, sulla base dei dati raccolti dall'Osservatorio permanente, ai sensi dell'articolo 1, comma

    7. 3. Le province, i comuni e i loro consorzi, le comunità montane, le aziende unità sanitarie locali, gli enti di cui agli articoli 115 e 116, le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, le cooperative sociali di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e loro consorzi, possono presentare alle regioni progetti finalizzati alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze e dall'alcoldipendenza correlata e al reinserimento lavorativo dei tossicodipendenti, da finanziare a valere sulle disponibilità del Fondo nazionale di cui al comma 1, nei limiti delle risorse assegnate a ciascuna regione.

    4. Le regioni, sentiti gli enti locali, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 8 giugno 1990, n. 142, nonché le organizzazioni rappresentative degli enti ausiliari, delle organizzazioni del volontariato e delle cooperative sociali che operano sul territorio, come previsto dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 7 del presente articolo, stabiliscono le modalità, i criteri e i termini per la presentazione delle domande, nonché la procedura per la erogazione dei finanziamenti, dispongono i controlli sulla destinazione dei finanziamenti assegnati e prevedono strumenti di verifica dell'efficacia degli interventi realizzati, con particolare riferimento ai progetti volti alla riduzione del danno nei quali siano utilizzati i farmaci sostitutivi. Le regioni provvedono altresì ad inviare una relazione al Ministro per la solidarietà sociale sugli interventi realizzati ai sensi del presente testo unico, anche ai fini previsti dall'articolo

    131. 5. Il 25 per cento delle disponibilità del Fondo nazionale di cui al comma 1 è destinato al finanziamento dei progetti finalizzati alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze e dall'alcoldipendenza correlata promossi e coordinati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari sociali, d'intesa con i Ministeri dell'interno, di grazia e giustizia, della difesa, della pubblica istruzione, della sanità e del lavoro e della previdenza sociale. I progetti presentati ai sensi del presente comma sono finalizzati: a) alla promozione di programmi sperimentali di prevenzione sul territorio nazionale; b) alla realizzazione di iniziative di razionalizzazione dei sistemi di rilevazione e di valutazione dei dati; c) alla elaborazione di efficaci collegamenti con le iniziative assunte dall'Unione europea; d) allo sviluppo di iniziative di informazione e di sensibilizzazione; e) alla formazione del personale nei settori di specifica competenza; f) alla realizzazione di programmi di educazione alla salute; g) al trasferimento dei dati tra amministrazioni centrali e locali.

    6. Per la valutazione e la verifica delle spese connesse ai progetti di cui al comma 5 possono essere disposte le visite ispettive previste dall'articolo 65, commi 5 e 6, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni.

    7. Con atto di indirizzo e coordinamento deliberato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la solidarietà sociale, previo parere delle commissioni parlamentari competenti, sentite la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e la Consulta degli esperti e degli operatori sociali di cui all'articolo 132, sono stabiliti i criteri generali per la valutazione e il finanziamento dei progetti di cui al comma

    3. Tali criteri devono rispettare le seguenti finalità: a) realizzazione di progetti integrati sul territorio di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, compresi quelli volti alla riduzione del danno purché finalizzati al recupero psicofisico della persona; b) promozione di progetti personalizzati adeguati al reinserimento lavorativo dei tossicodipendenti; c) diffusione sul territorio di servizi sociali e sanitari di primo intervento, come le unità di strada, i servizi a bassa soglia ed i servizi di consulenza e di orientamento telefonico; d) individuazione di indicatori per la verifica della qualità degli interventi e dei risultati relativi al recupero dei tossicodipendenti; e) in particolare, trasferimento dei dati tra assessorati alle politiche sociali, responsabili dei centri di ascolto, responsabili degli istituti scolastici e amministrazioni centrali; f) trasferimento e trasmissione dei dati tra i soggetti che operano nel settore della tossicodipendenza a livello regionale; g) realizzazione coordinata di programmi e di progetti sulle tossicodipendenze e sull'alcoldipendenza correlata, orientati alla strutturazione di sistemi territoriali di intervento a rete; h) educazione alla salute.

    8. I progetti di cui alle lettere a) e c) del comma 7 non possono prevedere la somministrazione delle sostanze stupefacenti o psicotrope incluse nelle tabelle I e II di cui all'articolo 14 e delle sostanze non inserite nella Farmacopea ufficiale, fatto salvo l'uso dei medicinali oppioidi prescrivibili.

    9. Il Ministro della sanità, d'intesa con il Ministro per la solidarietà sociale, promuove, sentite le competenti commissioni parlamentari, l'elaborazione di linee guida per la verifica dei progetti di riduzione del danno di cui al comma 7, lettera a).

    10. Qualora le regioni non provvedano entro la chiusura di ciascun anno finanziario ad adottare i provvedimenti di cui al comma 4 e all'impegno contabile delle quote del Fondo nazionale di cui al comma 1 ad esse assegnate, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.

    112. 11. Per l'esame istruttorio dei progetti presentati dalle amministrazioni indicate al comma 5 e per l'attivita' di supporto tecnicoscientifico al Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, è istituita, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, una commissione presieduta da un esperto o da un dirigente generale in servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri designato dal Ministro per la solidarietà sociale e composta da nove esperti nei campi della prevenzione e del recupero dalle tossicodipendenze, nei seguenti settori: sanitarioinfettivologico, farmacotossicologico, psicologico, sociale, sociologico, riabilitativo, pedagogico, giuridico e della comunicazione. All'ufficio di segreteria della commissione è preposto un funzionario della carriera direttiva dei ruoli della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli oneri per il funzionamento della commissione sono valutati in lire 200 milioni annue.

    12. L'organizzazione e il funzionamento del Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. L'attuazione amministrativa delle decisioni del Comitato è coordinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari sociali attraverso un'apposita conferenza dei dirigenti generali delle amministrazioni interessate, disciplinata con il medesimo decreto. Torna al sommario

  • Art. 11 bis TUF – Impresa madre UE intermedia

    Art. 11 bis TUF – Impresa madre UE intermedia

    Art. 11 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Impresa madre UE intermedia

    1. Ai fini del presente articolo: a) per «gruppo di Stato terzo» si intende un gruppo come definito all’articolo 4, paragrafo 1, punto 138, del regolamento (UE) n. 575/2013, la cui impresa madre, come definita all’articolo 4, paragrafo 1, punto 15, del medesimo regolamento, è stabilita in uno Stato terzo; b) per «società di partecipazione finanziaria» si intende una società di partecipazione finanziaria come definita all’articolo 4, paragrafo 1, punto 20, del regolamento (UE) n. 575/2013; c) per «società di partecipazione finanziaria mista» si intende una società di partecipazione finanziaria mista come definita all’articolo 4, paragrafo 1, punto 21, del regolamento (UE) n. 575/2013.

    2. Una Sim che appartiene a un gruppo di Stato terzo è tenuta ad avere un’impresa madre UE intermedia in Italia o in altro Stato dell’Unione europea se ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni: a) al gruppo di Stato terzo appartiene almeno una banca o una società di partecipazione finanziaria o di partecipazione finanziaria mista stabilita nella Unione europea, oppure un’altra Sim o un’impresa di investimento UE; b) il valore totale delle attività detenute nell’Unione europea dal gruppo di Stato terzo è pari o superiore a 40 miliardi di euro.

    3. Ai fini del comma 2 è impresa madre UE intermedia una banca, o una società di partecipazione finanziaria o di partecipazione finanziaria mista autorizzata in conformità a quanto previsto dall’articolo 60-bis del Testo Unico Bancario, avente sede legale in Italia o in un altro Stato dell’Unione europea e appartenente al gruppo di Stato terzo, che a sua volta non sia controllata da una banca, una società di partecipazione finanziaria o di partecipazione finanziaria mista autorizzata in conformità a quanto previsto dall’articolo 60-bis del medesimo Testo Unico Bancario, avente sede legale in uno Stato dell’Unione europea e appartenente al gruppo di Stato terzo.

    4. Qualora tra i soggetti di cui al comma 2, lettera a), non vi siano banche, può essere impresa madre UE intermedia una Sim di cui all’articolo 55-bis, comma 1, o un’impresa di investimento UE soggetta alla direttiva 2014/59/UE appartenente al gruppo di Stato terzo, che a sua volta non sia controllata da una Sim di cui all’articolo 55-bis, comma 1, o da un’impresa di investimento UE soggetta alla direttiva 2014/59/UE appartenente al gruppo di Stato terzo. In tal caso l’obbligo di cui al comma 2 è rispettato anche quando la Sim è una Sim di cui all’articolo 55-bis, comma 1, ed è essa stessa l’impresa madre UE intermedia.

    5. Nel caso di cui all’articolo 69.3, comma 6, lettera a), del Testo Unico Bancario la seconda impresa madre UE intermedia è una Sim di cui all’articolo 55-bis, comma 1, o un’impresa di investimento UE soggetta alla direttiva 2014/59/UE e appartenente al gruppo di Stato terzo, che a sua volta non sia controllata da una Sim di cui all’articolo 55-bis, comma 1, o da un’impresa di investimento UE soggetta alla direttiva 2014/59/UE appartenente al gruppo di Stato terzo.

    6. La Banca d’Italia, sentita la Consob, emana disposizioni per l’attuazione del presente articolo, con particolare riguardo alla procedura per l’istituzione della impresa madre UE intermedia nei casi previsti dai commi 4 e

    5.

  • Art. 11 TUF – Composizione del gruppo

    Art. 11 TUF – Composizione del gruppo

    Art. 11 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Composizione del gruppo

    In vigore dal 01/07/1998

    1. La Banca d’Italia, sentita la Consob: a) determina la nozione di gruppo rilevante ai fini della verifica dei requisiti previsti dagli articoli 19, comma 1, lettera h), 34, comma 1, lettera f), 35-bis, comma 1, lettera g), e 35-novies.1, comma 1, lettera f); a-bis) individua le disposizioni di cui al Capo II del presente Titolo applicabili alle società che controllano una Sim o un gestore autorizzato, individuate ai sensi della lettera b); b) emana disposizioni volte a individuare l’insieme dei soggetti da sottoporre a vigilanza su base consolidata tra quelli esercenti attività bancaria e servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio, nonché altre attività finanziarie o attività connesse e strumentali, come individuate ai sensi dell’articolo 59, comma 1, lettera b) e lettera c), del T.U. bancario. Tali soggetti sono individuati tra quelli che, non sottoposti a vigilanza consolidata ai sensi del medesimo testo unico: 1) sono controllati, direttamente o indirettamente, da una SIM o da un gestore autorizzato; 2) controllano, direttamente o indirettamente, una SIM o un gestore autorizzato.

    1-bis. Il gruppo individuato ai sensi del comma 1, lettera b), è iscritto in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. La capogruppo comunica tempestivamente alla Banca d’Italia l’esistenza del gruppo e la sua composizione aggiornata. Copia della predetta comunicazione è trasmessa dalla Banca d’Italia alla Consob.

  • Art. 10 TUF – Vigilanza ispettiva (abrogato)

    Art. 10 TUF – Vigilanza ispettiva (abrogato)

    Art. 10 TUF – Vigilanza ispettiva

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 3 agosto 2017, n. 129. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    La Banca d’Italia e la CONSOB possono, nell’ambito delle rispettive competenze e in armonia con le disposizioni comunitarie, effettuare ispezioni e richiedere l’esibizione dei documenti e il compimento degli atti ritenuti necessari presso i soggetti abilitati.

    1-bis. La Consob può richiedere al soggetto incaricato della revisione legale dei conti di procedere a verifiche ispettive.

    Le relative spese, la cui congruità è valutata dalla Consob, sono poste a carico del soggetto ispezionato.

    [1-ter.

    La Banca d’Italia e la Consob possono effettuare ispezioni, richiedere l’esibizione dei documenti e il compimento degli atti ritenuti necessari anche presso coloro ai quali i soggetti abilitati abbiano esternalizzato funzioni aziendali essenziali o importanti e al loro personale] 2.

    Ciascuna autorità comunica le ispezioni disposte all’altra autorità, la quale può chiedere accertamenti su profili di propria competenza.

    3. La Banca d’Italia e la CONSOB possono chiedere alle autorità competenti di uno Stato comunitario di effettuare accertamenti presso succursali di SIM, di SGR e di banche stabilite sul territorio di detto Stato ovvero concordare altre modalità per le verifiche.

    4. Le autorità competenti di uno Stato comunitario, dopo aver informato la Banca d’Italia e la CONSOB, possono ispezionare, anche tramite loro incaricati, le succursali di imprese di investimento, di banche comunitarie e di società di gestione UE e di GEFIA UE dalle stesse autorizzate, stabilite nel territorio della Repubblica.

    Se le autorità di uno Stato comunitario lo richiedono, la Banca d’Italia e la CONSOB, nell’ambito delle rispettive competenze, procedono direttamente agli accertamenti ovvero concordano altre modalità per le verifiche.

    5. La Banca d’Italia e la CONSOB possono concordare, nell’ambito delle rispettive competenze, con le autorità competenti degli Stati extracomunitari modalità per l’ispezione di succursali di imprese di investimento e di banche insediate nei rispettivi territori

  • Art. 9 TUF – (Revisione legale)

    Art. 9 TUF – (Revisione legale)

    Art. 9 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Revisione legale)

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Alle SIM, ai gestori autorizzati e agli Oicr societari in gestione esterna si applica l’articolo 159, comma

    1. 2. Per le società di gestione del risparmio, il revisore legale o la società di revisione legale incaricati della revisione provvedono con apposita relazione di revisione a rilasciare un giudizio sul rendiconto del fondo comune di diritto italiano.

    2-bis. Per i fondi comuni di diritto italiano gestiti da società di gestione UE, GEFIA UE e non UE, il giudizio sul rendiconto del fondo, in conformità ai principi di cui all’ articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, è rilasciato da un revisore legale o da una società di revisione legale iscritti nel Registro di cui all’articolo 1, comma 1, lettera g), del medesimo decreto. Ferme restando le disposizioni concernenti le modalità di conferimento, revoca e dimissioni dall’incarico vigenti negli ordinamenti nazionali in cui le società di gestione UE, GEFIA UE e non UE hanno sede legale, si applicano le disposizioni previste dal decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, con riferimento agli enti sottoposti a regime intermedio.

  • Art. 8-ter TUF – Segnalazione di violazioni alla Banca d’Italia e alla Consob (abrogato)

    Art. 8-ter TUF – Segnalazione di violazioni alla Banca d’Italia e alla Consob (abrogato)

    Art. 8-ter TUF – Segnalazione di violazioni alla Banca d’Italia e alla Consob

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 3 agosto 2017, n. 129. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. La Banca d’Italia e la Consob ricevono, ciascuna per le materie di propria competenza, da parte del personale dei soggetti abilitati e delle relative capogruppo, segnalazioni che si riferiscono a violazioni riguardanti le norme della parte II, titolo I, II e III del presente decreto legislativo, nonché atti dell’Unione europea direttamente applicabili nelle stesse materie.

    2. La Banca d’Italia e la Consob tengono conto dei criteri previsti all’articolo 8-bis, comma 2, lettere a) e b), e possono stabilire condizioni, limiti e procedure per la ricezione delle segnalazioni.

    3. La Banca d’Italia e la Consob si avvalgono delle informazioni contenute nelle segnalazioni, ove rilevanti, esclusivamente nell’esercizio delle funzioni di vigilanza e per il perseguimento delle finalità previste dall’articolo 5.

    4. Nel caso di accesso ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 , l’ostensione del documento è effettuata con modalità che salvaguardino comunque la riservatezza del segnalante.

    Si applica l’articolo 8-bis, commi 3 e 4

  • CCNL Dirigenti Commercio 2026: tabelle retributive e minimo contrattuale

    CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia)

    In sintesi

    Il CCNL Dirigenti Terziario (Confcommercio-Manageritalia) non ha livelli: fissa un minimo contrattuale mensile unico di 4.660 € dal 1° gennaio 2026 (4.920 € nel 2027, 5.140 € nel 2028), pagato per 14 mensilità, pari a 65.240 € l’anno nel 2026. Gli scatti di anzianità sono aboliti dal 2004.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Manageritalia
    Ultimo rinnovo
    5 novembre 2025 (rinnovo 2026-2028)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2028
    Platea
    Dirigenti di aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi

    Minimi tabellari — in vigore dal 1° gennaio 2026

    Livello Minimo mensile lordo
    Minimo contrattuale mensile dal 1/1/2026 4.660,00 €
    Minimo contrattuale mensile dal 1/1/2027 4.920,00 €
    Minimo contrattuale mensile dal 1/1/2028 5.140,00 €
    Mensilità annue 14

    Il CCNL dirigenti del Terziario (Confcommercio con Manageritalia) non ha livelli: fissa un minimo contrattuale mensile unico su 14 mensilità. L’aumento (320 € dal 2026, 260 € dal 2027, 220 € dal 2028) spetta a tutti i dirigenti sulla retribuzione di fatto; gli incrementi non sono assorbibili salvo le somme erogate dopo il 31/7/2025 come acconto su futuri aumenti. Rinnovo firmato il 5 novembre 2025, vigenza 1/1/2026-31/12/2028: aumento di 320 € dal 2026, poi +260 (2027) e +220 (2028). Al trattamento si aggiungono i versamenti obbligatori ai fondi contrattuali: Fondo Mario Negri (previdenza integrativa), Fasdac (assistenza sanitaria, 5,29%+2,78% azienda / 1,87% dirigente), Associazione Antonio Pastore e welfare CFMT.

    Fonte: Confcommercio e Manageritalia (parti firmatarie), valori convergenti; rinnovo 5/11/2025. Valori verificati il 4 luglio 2026; i rinnovi possono aggiornare gli importi.

    Tabella riepilogativa

    Minimo contrattuale mensile lordo – CCNL Dirigenti Terziario (rinnovo Confcommercio-Manageritalia del 5 novembre 2025)
    Decorrenza Minimo contrattuale mensile Tranche
    1° gennaio 2026 4.660,00 € +320,00 €
    1° gennaio 2027 4.920,00 € +260,00 €
    1° gennaio 2028 5.140,00 € +220,00 €

    Nota: il CCNL Dirigenti del Terziario non prevede una scala di livelli ma un unico minimo contrattuale mensile, elevato di 800 € a regime dal rinnovo del 5 novembre 2025. A questo si aggiungono le componenti individuali (RGA, variabile) e gli istituti contrattuali.

    Struttura della retribuzione del dirigente

    Il CCNL non ha livelli di inquadramento. La retribuzione è composta da (art. 4):

    • minimo contrattuale mensile, uguale per tutti: 4.660 € dal 1° gennaio 2026;
    • eventuali scatti di anzianità già maturati al 30 giugno 2004 (l’istituto è stato abolito da allora);
    • eventuale elemento di maggiorazione, aumenti retributivi previsti dai rinnovi e altri importi ad personam.

    Le mensilità sono 14: la tredicesima a dicembre e la quattordicesima a giugno, ciascuna pari a una mensilità della retribuzione di fatto (art. 8). Con il minimo 2026 il trattamento minimo annuo è quindi di 65.240 € (4.660 × 14). La retribuzione globale del dirigente non può comunque essere inferiore a quella del quadro o dell’impiegato meglio pagato della stessa azienda.

    Niente scatti di anzianità dal 2004

    Gli scatti di anzianità sono stati aboliti dal 1° luglio 2004 (art. 9): chi era già dirigente a quella data conserva quanto maturato, più un importo transitorio fino a 258,22 € mensili riconosciuto nel biennio 2004-2006. Per chi è diventato dirigente dopo, il minimo è lo stesso a prescindere dall’anzianità.

    Aumenti del rinnovo 2026-2028

    Il rinnovo del 5 novembre 2025 riconosce sulla retribuzione di fatto aumenti di 320 € dal 1° gennaio 2026, 260 € dal 1° gennaio 2027 e 220 € dal 1° gennaio 2028. Gli aumenti non si possono assorbire nei trattamenti individuali già in essere, salvo le somme pagate dopo il 31 luglio 2025 come acconto sui futuri aumenti. Il rinnovo prevede anche un credito welfare di almeno 1.500 € l’anno.

    Variabile e fringe benefit

    La retribuzione variabile (MBO, bonus) si definisce con accordi collettivi o individuali. L’imposta sostitutiva sui premi di risultato (nel 2026 e nel 2027 l’1% fino a 5.000 euro, L. 208/2015 commi 182-189) richiede un accordo aziendale o territoriale depositato e spetta solo a chi nell’anno precedente ha avuto un reddito di lavoro dipendente fino a 80.000 euro: per molti dirigenti la soglia è superata e il variabile è tassato in modo ordinario.

    I fringe benefit (auto, telefono, alloggio) sono imponibili secondo i criteri del TUIR (art. 51).

    Casi pratici

    Tizio – Verifica del minimo alla prima nomina
    Tizio viene nominato dirigente nel 2026 con una retribuzione di 4.500 € lordi al mese. Il minimo contrattuale dal 1° gennaio 2026 è 4.660 €: l’azienda deve adeguare la retribuzione e pagare la differenza di 160 € al mese, anche sulle due mensilità supplementari.
    Caia – Nessuno scatto di anzianità
    Caia è dirigente dal 2015. Non matura scatti di anzianità, aboliti nel 2004: la sua retribuzione cresce con gli aumenti dei rinnovi (320 € dal 2026) e con quanto concordato con l’azienda.
    Sempronio – Variabile non raggiunto
    Sempronio ha una retribuzione fissa di 6.000 € al mese più un MBO. In un anno difficile non raggiunge gli obiettivi e il variabile non matura: la parte fissa resta dovuta per intero e non può scendere sotto il minimo contrattuale.

    Domande frequenti

    Quante mensilità prevede il CCNL dirigenti del terziario?
    Quattordici: la tredicesima a dicembre e la quattordicesima a giugno, ciascuna pari a una mensilità della retribuzione di fatto (art. 8).
    Il minimo cresce con l’anzianità?
    No. Il minimo contrattuale mensile è unico e gli scatti di anzianità sono stati aboliti dal 1° luglio 2004; restano solo quelli già maturati a quella data.
    Come si calcola la base per il TFR del dirigente?
    Secondo l’art. 2120 c.c.: ogni anno si accantona la retribuzione annua divisa per 13,5, con la rivalutazione di legge.
    Il variabile conta per il minimo?
    No: il minimo contrattuale riguarda la parte fissa mensile. Il variabile dipende dagli obiettivi concordati.
    Cosa succede se l'azienda non versa i contributi al Fondo Mario Negri?
    È un inadempimento contrattuale: il dirigente può chiedere il recupero dei contributi non versati, anche con l’assistenza di Manageritalia.

    Fonti: Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) · premi di risultato 2026-2027. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche indennita supplementare, CCNL Manageritalia 2026, CCNL Manageritalia, CCNL Manageritalia 2026, calcolo, destinazione e anticipo e guida per il dirigente del terziario.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 8-bis TUF – Sistemi interni di segnalazione delle violazioni (abrogato)

    Art. 8-bis TUF – Sistemi interni di segnalazione delle violazioni (abrogato)

    Art. 8-bis TUF – Sistemi interni di segnalazione delle violazioni

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 3 agosto 2017, n. 129. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. I soggetti abilitati e le relative capogruppo adottano procedure specifiche per la segnalazione al proprio interno da parte del personale, di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme disciplinanti l’attività svolta.

    2. Le procedure previste al comma 1 sono idonee a: a) garantire la riservatezza dei dati personali del segnalante e del presunto responsabile della violazione, ferme restando le regole che disciplinano le indagini o i procedimenti avviati dall’autorità giudiziaria in relazione ai fatti oggetto della segnalazione; b) tutelare adeguatamente il soggetto segnalante contro condotte ritorsive, discriminatorie o comunque sleali conseguenti la segnalazione; c) assicurare per la segnalazione un canale specifico, indipendente e autonomo.

    3. La presentazione di una segnalazione non costituisce di per sé violazione degli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro.

    4. L’ articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 , non si applica con riguardo all’identità del segnalante, che può essere rivelata solo con il suo consenso o quando la conoscenza sia indispensabile per la difesa del segnalato.

    5. La Banca d’Italia e la Consob emanano, con regolamento congiunto, le disposizioni attuative del presente articolo

  • Art. 8 TUF – Doveri informativi

    Art. 8 TUF – Doveri informativi

    Art. 8 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Doveri informativi

    In vigore dal 01/07/1998

    1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129. (73)

    1-bis. Gli OICR italiani che investono in crediti partecipano alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, tramite i gestori autorizzati e i GEFIA UE che li gestiscono, secondo quanto stabilito dalla Banca d’Italia. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 27 MARZO 2026, N. 47.

    1-ter. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129. (73)

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129. (73)

    3. L’organo di controllo informa senza indugio la Banca d’Italia e la CONSOB di tutti gli atti o i fatti, di cui venga a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti, che possano costituire un’irregolarità nella gestione ovvero una violazione delle norme che disciplinano l’attività delle SIM, dei gestori autorizzati e degli Oicr societari in gestione esterna. A tali fini lo statuto delle SIM, dei gestori autorizzati e degli Oicr societari in gestione esterna, indipendentemente dal sistema di amministrazione e controllo adottato, assegna all’organo… di controllo i relativi compiti e poteri.

    4. I soggetti incaricati della revisione legale dei conti delle SIM, dei gestori autorizzati e degli Oicr societari in gestione esterna o delle società poste al vertice di gruppi individuati ai sensi dell’articolo 11 comunicano senza indugio alla Banca d’Italia e alla CONSOB gli atti o i fatti, rilevati nello svolgimento dell’incarico, che possano costituire una grave violazione delle norme disciplinanti l’attività delle società sottoposte a revisione ovvero che possano pregiudicare la continuità dell’impresa o comportare un giudizio negativo, un giudizio con rilievi o una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio sui bilanci o sui prospetti periodici degli OICR.

    5. I commi 3, primo periodo, e 4 si applicano anche all’organo di controllo ed ai soggetti incaricati della revisione legale dei conti presso le società che controllano le SIM, e i gestori autorizzati o che sono da questi controllate ai sensi dell’articolo 23 del testo unico bancario.

    5-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129. (73)

    6. I commi 3, 4, 5 e 6-bis si applicano alle banche limitatamente alla prestazione dei servizi e delle attività di investimento. (73)

    6-bis. La Banca d’Italia e la Consob, nell’esercizio delle rispettive competenze e sentita l’altra autorità, possono disporre la rimozione dall’incarico del soggetto incaricato della revisione legale dei conti o del responsabile dell’incarico di revisione legale delle Sim, dei gestori autorizzati e degli OICR societari in gestione esterna o della società posta al vertice del gruppo individuato ai sensi dell’articolo 11, qualora il soggetto incaricato della revisione legale dei conti abbia violato gli obblighi previsti dal comma

    4. Il presente comma non si applica ai soggetti indicati al comma 5.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.