Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 47 D.Lgs. 33/2013 – Sanzioni per la violazione degli obblighi di trasparenza per casi specifici

    Art. 47 D.Lgs. 33/2013 – Sanzioni per la violazione degli obblighi di trasparenza per casi specifici

    D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33 – testo aggiornato

    1. La mancata o incompleta comunicazione delle informazioni e dei dati di cui all’articolo 14, concernenti la situazione patrimoniale complessiva del titolare dell’incarico al momento dell’assunzione in carica, la titolarità di imprese, le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, nonché tutti i compensi cui da diritto l’assunzione della carica, dà luogo a una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro a carico del responsabile della mancata comunicazione e il relativo provvedimento è pubblicato sul sito internet dell’amministrazione o organismo interessato. 1-bis. La sanzione di cui al comma 1 si applica anche nei confronti del dirigente che non effettua la comunicazione ai sensi dell’articolo 14, comma 1-ter, relativa agli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica. Nei confronti del responsabile della mancata pubblicazione dei dati di cui al medesimo articolo si applica una sanzione amministrativa consistente nella decurtazione dal 30 al 60 per cento dell’indennità di risultato, ovvero nella decurtazione dal 30 al 60 per cento dell’indennità accessoria percepita dal responsabile della trasparenza, ed il relativo provvedimento è pubblicato nel sito internet dell’amministrazione o dell’organismo interessati. La stessa sanzione si applica nei confronti del responsabile della mancata pubblicazione dei dati di cui all’articolo 4-bis, comma 2 2. La violazione degli obblighi di pubblicazione di cui all’articolo 22, comma 2, dà luogo ad una sanzione amministrativa in carico al responsabile della pubblicazione consistente nella decurtazione dal 30 al 60 per cento dell’indennità di risultato ovvero nella decurtazione dal 30 al 60 per cento dell’indennità accessoria percepita dal responsabile della trasparenza. La stessa sanzione si applica agli amministratori societari che non comunicano ai soci pubblici il proprio incarico ed il relativo compenso entro trenta giorni dal conferimento ovvero, per le indennità di risultato, entro trenta giorni dal percepimento

    3. Le sanzioni di cui al presente articolo sono irrogate dall’Autorità nazionale anticorruzione. L’Autorità nazionale anticorruzione disciplina con proprio regolamento, nel rispetto delle norme previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689 , il procedimento per l’irrogazione delle sanzioni.

  • Art. 130 DPR 230/2000 – Bilancio

    Art. 130 DPR 230/2000 – Bilancio

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Il bilancio di previsione ed il conto consuntivo della Cassa delle ammende sono approvati con decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. 5

  • Art. 124 TUF – Casi di inapplicabilità

    Art. 124 TUF – Casi di inapplicabilità

    Art. 124 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Casi di inapplicabilità

    In vigore dal 01/07/1998

    1. La CONSOB può dichiarare inapplicabili gli articoli 120, 121, 122 e 123, comma 2, secondo periodo, alle società italiane con azioni quotate solo in mercati regolamentati di altri paesi dell’Unione Europea, in considerazione della normativa applicabile a tali società in forza della quotazione.

  • Art. 387 DPR 495/1992 – Quietanza del pagamento in misura ridotta

    Art. 387 DPR 495/1992 – Quietanza del pagamento in misura ridotta

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. Per ogni pagamento in misura ridotta effettuato nel termine, viene compilata e rilasciata apposita quietanza dall'organo al quale è effettuato. Per i pagamenti effettuati a mezzo posta o banca, valgono le ricevute dei rispettivi versamenti.

    2. In ogni quietanza, oltre alla somma pagata, sono indicati il cognome e nome del trasgressore o del soggetto solidale, la data del rilascio, la norma violata e il luogo dove è stata commessa la violazione.

    3. I verbali in riferimento ai quali sia stato effettuato nei termini il pagamento in misura ridotta, devono essere tenuti nell'archivio del comando od ufficio da cui dipende l'organo accertatore per cinque anni. Dopo tale termine, possono essere cestinati a norma delle disposizioni del regio decreto 2 ottobre 1911, n. 1163 e del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409. Note all'art. 387: – Il R.D. 2 ottobre 1911, n. 1163, reca: "Regolamento per gli archivi di Stato". – Il D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, reca: "Norme relative all'ordinamento ed al personale degli archivi di Stato".

  • Burnout: quando è malattia professionale e come tutelarsi

    Guida pratica · Lavoro · Diritti sindacali, trattenute e tutele

    In sintesi

    Il burnout è una sindrome da stress cronico lavoro-correlato riconosciuta dall’OMS (ICD-11). In Italia il riconoscimento come malattia professionale INAIL è valutato caso per caso, richiedendo la prova del nesso causale tra le condizioni lavorative e la patologia. L’art. 2087 c.c. e il D.Lgs. 81/2008 obbligano il datore a valutare e gestire i rischi da stress lavoro-correlato.

    Tabella riepilogativa

    Burnout: quadro normativo e tutele
    Aspetto Contenuto
    Definizione OMS Sindrome da stress cronico sul posto di lavoro non gestito (ICD-11, codice QD85)
    Obbligo datore Valutare e gestire il rischio stress lavoro-correlato (D.Lgs. 81/2008 + accordo europeo 2004)
    Norma civilistica Art. 2087 c.c.: il datore risponde dei danni alla salute psicofisica del lavoratore
    Riconoscimento INAIL Possibile come malattia professionale se provato nesso causale; valutazione caso per caso
    Onere della prova Sul lavoratore per il nesso causale; sul datore per dimostrare di aver adottato misure preventive

    Cos'è il burnout e perché rileva nel diritto del lavoro

    Il burnout è la risposta allo stress cronico lavoro-correlato non adeguatamente gestito, caratterizzata da esaurimento emotivo, cinismo e riduzione dell’efficacia professionale. L’OMS lo ha classificato nel 2019 come fenomeno occupazionale nell’ICD-11 (cod. QD85). In Italia il D.Lgs. 81/2008 impone al datore la valutazione dei rischi, incluso lo stress lavoro-correlato, secondo le indicazioni dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004.

    L'obbligo del datore: valutazione e prevenzione

    L’art. 2087 c.c. e il D.Lgs. 81/2008 obbligano il datore ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità psicofisica dei lavoratori. Ciò include la valutazione del rischio da stress nel documento di valutazione dei rischi (DVR), l’adozione di misure organizzative correttive (carichi di lavoro, turni, supporto ai lavoratori) e la sorveglianza sanitaria. Il mancato adempimento espone il datore a responsabilità civile e, in caso di infortuni/malattie, penale.

    Riconoscimento come malattia professionale INAIL

    Il burnout può essere riconosciuto dall’INAIL come malattia professionale (tabellata o non tabellata), ma richiede la prova del nesso causale tra le condizioni di lavoro e la patologia diagnosticata. Il lavoratore deve presentare denuncia di malattia professionale tramite medico di base o specialista, corredata da documentazione delle condizioni lavorative (organigrammi, orari, mail, testimonianze). Il riconoscimento non è automatico e viene valutato caso per caso dall’INAIL.

    Casi pratici

    Tizio – carichi di lavoro eccessivi e DVR non aggiornato

    Tizio lavora 12 ore al giorno da mesi senza mai recuperare. Il DVR aziendale non valuta lo stress lavoro-correlato. Se sviluppa una patologia documentata, può agire sia contro il datore ex art. 2087 c.c. per la mancata valutazione del rischio, sia denunciare la malattia professionale all’INAIL, a condizione di provare il nesso causale.

    Caia – denuncia di malattia professionale per burnout

    Caia, assistente sociale, riceve diagnosi di disturbo da stress post-traumatico correlato al lavoro. Il suo medico presenta denuncia di malattia professionale all’INAIL. Caia raccoglie tutta la documentazione sul carico di lavoro (mail, turni, segnalazioni al responsabile) per supportare il nesso causale.

    Sempronio – datore che non adotta misure dopo segnalazione

    Sempronio segnala al datore condizioni di lavoro stressanti tramite il medico competente. Il datore non interviene. In caso di successivo danno alla salute, il datore non potrà provare di aver adottato tutte le misure necessarie ex art. 2087 c.c. e risponderà civilmente.

    Domande frequenti

    Il burnout è riconosciuto come malattia professionale in Italia?

    Può esserlo, ma non automaticamente. L’INAIL valuta caso per caso la presenza del nesso causale tra le condizioni di lavoro e la patologia diagnosticata. Il riconoscimento richiede documentazione medica e lavorativa adeguata.

    Cosa deve fare il datore per prevenire il burnout?

    Deve includere nel DVR la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e adottare misure organizzative correttive: carichi equilibrati, turni sostenibili, supporto psicologico, formazione ai manager.

    Come si denuncia una malattia professionale da burnout?

    Il lavoratore, tramite il proprio medico di base o specialista, presenta denuncia di malattia professionale all’INAIL. La denuncia avvia la procedura di riconoscimento, in cui l’INAIL valuta il nesso causale con il lavoro svolto.

    Posso chiedere i danni al datore per burnout?

    Sì, se dimostra che il datore non ha adottato le misure di prevenzione richieste dall’art. 2087 c.c. e dal D.Lgs. 81/2008. Il danno risarcibile include il danno biologico, il danno morale e quello patrimoniale.

    Il burnout dà diritto alla malattia ordinaria?

    Sì. Fino al riconoscimento eventuale come malattia professionale, il lavoratore in burnout può fruire della malattia ordinaria con le normali tutele previste dal CCNL e dalla normativa previdenziale.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 123 ter TUF – Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi…

    Art. 123 ter TUF – Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi…

    Art. 123 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti

    1. Almeno ventuno giorni prima della data dell’assemblea prevista dall’articolo 2364, secondo comma, o dell’assemblea prevista dall’ articolo 2364-bis, secondo comma, del codice civile, le società con azioni quotate mettono a disposizione del pubblico una relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti, presso la sede sociale, sul proprio sito Internet e con le altre modalità stabilite dalla CONSOB con regolamento. (89)

    2. La relazione è articolata nelle due sezioni previste ai commi 3 e 4 ed è approvata dal consiglio di amministrazione. Nelle società che adottano il sistema con consiglio di sorveglianza la relazione è approvata dal consiglio di sorveglianza, su proposta, limitatamente alla sezione prevista dal comma 4, lettera b), del consiglio di gestione. (89)

    3. La prima sezione della relazione illustra in modo chiaro e comprensibile: (89) a) la politica della società in materia di remunerazione con riferimento almeno all’esercizio successivo: 1) dei componenti degli organi di amministrazione; 2) dei direttori generali; 3) ove lo statuto non disponga diversamente, dei dirigenti con responsabilità strategiche con riferimento almeno all’esercizio successivo; 4) fermo restando quanto previsto dall’ articolo 2402 del codice civile, dei componenti degli organi di controllo; b) le procedure utilizzate per l’adozione e l’attuazione di tale politica.

    3-bis. La politica di remunerazione contribuisce alla strategia aziendale, al perseguimento degli interessi a lungo termine e alla sostenibilità della società e illustra il modo in cui fornisce tale contributo. Fermo quanto previsto dal comma 3-ter, le società sottopongono al voto dei soci la politica di remunerazione di cui al comma 3 con la cadenza richiesta dalla durata della politica definita ai sensi del comma 3, lettera a), e comunque almeno ogni tre anni o in occasione di modifiche della politica medesima. Le società attribuiscono compensi solo in conformità con la politica di remunerazione da ultimo approvata dai soci ovvero sottoposto alla loro votazione. In presenza di circostanze eccezionali le società possono derogare temporaneamente alla politica di remunerazione, purché la stessa preveda le condizioni procedurali in base alle quali la deroga può essere applicata e specifichi gli elementi della politica a cui si può derogare. Per circostanze eccezionali si intendono solamente situazioni in cui la deroga alla politica di remunerazione è necessaria ai fini del perseguimento degli interessi a lungo termine e della sostenibilità della società nel suo complesso o per assicurarne la capacità di stare sul mercato. (89)

    3-ter. La deliberazione prevista dal comma 3-bis è vincolante, qualora lo statuto non disponga diversamente. In caso la deliberazione sia vincolante, se l’assemblea dei soci non approva la politica di remunerazione sottoposta al voto ai sensi del comma 3-bis la società continua a corrispondere remunerazioni conformi alla più recente politica di remunerazione approvata dall’assemblea o, in mancanza, può continuare a corrispondere remunerazioni conformi alle prassi vigenti. In caso di mancata approvazione, la società sottopone al voto dei soci una nuova politica di remunerazione al più tardi in occasione della successiva assemblea prevista dall’articolo 2364, secondo comma, o dell’assemblea prevista dall’ articolo 2364-bis, secondo comma, del codice civile. (89)

    3-quater. Ove lo statuto disponga che la deliberazione prevista dal comma 3-bis non è vincolante, l’esito della votazione è messo a disposizione del pubblico ai sensi dell’articolo 125-quater, comma

    2. Nel caso in cui l’esito della votazione sia contrario, la società sottopone al voto dei soci una nuova politica di remunerazione al più tardi in occasione della successiva assemblea prevista dall’ articolo 2364, secondo comma, del codice civile o dell’assemblea prevista dall’articolo 2364-bis, secondo comma, del medesimo codice civile.

    4. La seconda sezione della relazione, in modo chiaro e comprensibile e, nominativamente per i componenti degli organi di amministrazione e di controllo, i direttori generali e in forma aggregata, laddove la politica di cui al comma 3 ne disciplini la remunerazione, per i dirigenti con responsabilità strategiche: (89) a) fornisce un’adeguata rappresentazione di ciascuna delle voci che compongono la remunerazione, compresi i trattamenti previsti in caso di cessazione dalla carica o di risoluzione del rapporto di lavoro, evidenziandone la coerenza con la politica della società in materia di remunerazione relativa all’esercizio di riferimento; (89) b) illustra analiticamente i compensi corrisposti nell’esercizio di riferimento a qualsiasi titolo e in qualsiasi forma dalla società e da società controllate…, segnalando le eventuali componenti dei suddetti compensi che sono riferibili ad attività svolte in esercizi precedenti a quello di riferimento ed evidenziando, altresì, i compensi da corrispondere in uno o più esercizi successivi a fronte dell’attività svolta nell’esercizio di riferimento, eventualmente indicando un valore di stima per le componenti non oggettivamente quantificabili nell’esercizio di riferimento. b-bis) illustra come la società ha tenuto conto del voto espresso l’anno precedente sulla seconda sezione della relazione. (89)

    5. Alla relazione sono allegati i piani di compensi previsti dall’articolo 114-bis ovvero è indicata nella relazione la sezione del sito Internet della società dove tali documenti sono reperibili.

    6. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 2389 e 2409-terdecies, primo comma, lettera a), del codice civile, e dall’articolo 114-bis, l’assemblea convocata ai sensi dell’ articolo 2364, secondo comma, ovvero dell’ articolo 2364-bis, secondo comma, del codice civile, delibera in senso favorevole o contrario sulla seconda sezione della relazione prevista dal comma

    4. La deliberazione non è vincolante. L’esito della votazione è posto a disposizione del pubblico ai sensi dell’articolo 125-quater, comma

    2. (89)

    7. La Consob con regolamento, adottato sentite Banca d’Italia e Ivass per quanto concerne i soggetti rispettivamente vigilati e nel rispetto di quanto previsto dalla normativa europea di settore, indica le informazioni da includere nella prima sezione della relazione e le caratteristiche di tale politica in conformità con l’ articolo 9-bis della direttiva 2007/36/CE e nel rispetto di quanto previsto dal paragrafo 3 della raccomandazione 2004/913/CE e dal paragrafo 5 della raccomandazione 2009/385/CE. (89)

    8. La Consob, con il regolamento adottato ai sensi del comma 7, indica altresì le informazioni da includere nella seconda sezione della relazione, nel rispetto di quanto previsto dall’ articolo 9-ter della direttiva 2007/36/CE. La Consob può differenziare il livello di dettaglio delle informazioni in funzione della dimensione della società nonché del sistema di amministrazione e controllo adottato.

    8-bis. Il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale del bilancio verifica l’avvenuta predisposizione da parte degli amministratori della seconda sezione della relazione. (89)

    8-ter. Rimangono ferme le disposizioni previste in materia di remunerazioni da normative di settore. (89)

  • Art. 388 DPR 495/1992 – Ricorso al Prefetto

    Art. 388 DPR 495/1992 – Ricorso al Prefetto

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. Nel caso di ricorso proposto per posta, la data di presentazione è quella di spedizione della relativa raccomandata, con avviso di ricevimento.

    2. Quando il ricorso è presentato direttamente al prefetto, competente a norma dell'articolo 203 del codice, questi lo trasmette all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore per gli adempimenti di cui al comma 2 dello stesso articolo.

  • Art. 123 bis TUF – (Relazione sul governo societario e gli assetti proprietari)

    Art. 123 bis TUF – (Relazione sul governo societario e gli assetti proprietari)

    Art. 123 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Relazione sul governo societario e gli assetti proprietari)

    1. La relazione sulla gestione delle società emittenti valori mobiliari ammessi alle negoziazioni in mercati regolamentati contiene in una specifica sezione, denominata: “Relazione sul governo societario e gli assetti proprietari”, informazioni dettagliate riguardanti: a) la struttura del capitale sociale, compresi i titoli che non sono negoziati su un mercato regolamentato di uno Stato comunitario, con l’indicazione delle varie categorie di azioni e, per ogni categoria di azioni, i diritti e gli obblighi connessi, nonché la percentuale del capitale sociale che esse rappresentano; b) qualsiasi restrizione al trasferimento di titoli, quali ad esempio limiti al possesso di titoli o la necessità di ottenere il gradimento da parte della società o di altri possessori di titoli; c) le partecipazioni rilevanti nel capitale, dirette o indirette, ad esempio tramite strutture piramidali o di partecipazione incrociata, secondo quanto risulta dalle comunicazioni effettuate ai sensi dell’articolo 120; d) se noti, i possessori di ogni titolo che conferisce diritti speciali di controllo e una descrizione di questi diritti; e) il meccanismo di esercizio dei diritti di voto previsto in un eventuale sistema di partecipazione azionaria dei dipendenti, quando il diritto di voto non è esercitato direttamente da questi ultimi; f) qualsiasi restrizione al diritto di voto, ad esempio limitazioni dei diritti di voto ad una determinata percentuale o ad un certo numero di voti, termini imposti per l’esercizio del diritto di voto o sistemi in cui, con la cooperazione della società, i diritti finanziari connessi ai titoli sono separati dal possesso dei titoli; g) gli accordi che sono noti alla società ai sensi dell’articolo 122; h) gli accordi significativi dei quali la società o sue controllate siano parti e che acquistano efficacia, sono modificati o si estinguono in caso di cambiamento di controllo della società, e i loro effetti, tranne quando sono di natura tale per cui la loro divulgazione arrecherebbe grave pregiudizio alla società; tale deroga non si applica quando la società ha l’obbligo specifico di divulgare tali informazioni sulla base di altre disposizioni di legge; i) gli accordi tra la società e gli amministratori, i componenti del consiglio di gestione o di sorveglianza, che prevedono indennità in caso di dimissioni o licenziamento senza giusta causa o se il loro rapporto di lavoro cessa a seguito di un’offerta pubblica di acquisto; l) le norme applicabili alla nomina e alla sostituzione degli amministratori e dei componenti del consiglio di gestione e di sorveglianza, nonché alla modifica dello statuto, se diverse da quelle legislative e regolamentari applicabili in via suppletiva; m) l’esistenza di deleghe per gli aumenti di capitale ai sensi dell’ articolo 2443 del codice civile ovvero del potere in capo agli amministratori o ai componenti del consiglio di gestione di emettere strumenti finanziari partecipativi nonché di autorizzazioni all’acquisto di azioni proprie.

    2. Nella medesima sezione della relazione sulla gestione di cui al comma 1 sono riportate le informazioni riguardanti: a) l’adesione ad un codice di comportamento in materia di governo societario promosso da società di gestione di mercati regolamentati o da associazioni di categoria, motivando le ragioni dell’eventuale mancata adesione ad una o più disposizioni, nonché le pratiche di governo societario effettivamente applicate dalla società al di là degli obblighi previsti dalle norme legislative o regolamentari. La società indica altresì dove il codice di comportamento in materia governo societario al quale aderisce è accessibile al pubblico; b) le principali caratteristiche dei sistemi di gestione dei rischi e di controllo interno esistenti in relazione al processo di informativa finanziaria, anche consolidata, ove applicabile; c) i meccanismi di funzionamento dell’assemblea degli azionisti, i suoi principali poteri, i diritti degli azionisti e le modalità del loro esercizio, se diversi da quelli previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari applicabili in via suppletiva; d) la composizione e il funzionamento degli organi di amministrazione e controllo e dei loro comitati; d-bis) una descrizione delle politiche in materia di diversità applicate in relazione alla composizione degli organi di amministrazione e controllo relativamente ad aspetti quali l’età, la composizione di genere, le disabilità o il percorso formativo e professionale, nonché una descrizione degli obiettivi, delle modalità di attuazione e dei risultati di tali politiche. Nel caso in cui nessuna politica sia applicata, la società motiva in maniera chiara e articolata le ragioni di tale scelta. Se tali informazioni sono incluse nella rendicontazione di sostenibilità di cui agli articoli 3 e 4 del decreto legislativo adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 21 febbraio 2024, n. 15, gli obblighi di cui alla presente lettera si considerano assolti a condizione che un riferimento a tale rendicontazione sia inserito nella relazione sul governo societario. (123) (127) d-ter) ove adottate, una descrizione delle politiche della società in materia di utilizzo e di monitoraggio delle nuove tecnologie e, in particolare, dei sistemi di intelligenza artificiale negli assetti amministrativi, organizzativi e contabili; d-quater) ove adottate, una descrizione delle politiche di gestione e di monitoraggio dei rischi informatici, inclusi i rischi di sicurezza cibernetica e i rischi derivanti dall’integrazione di nuove tecnologie negli assetti amministrativi, organizzativi e contabili.

    3. Le informazioni di cui ai commi 1 e 2 possono figurare in una relazione distinta dalla relazione sulla gestione, approvata dall’organo di amministrazione, e pubblicata congiuntamente alla relazione sulla gestione. In alternativa, la relazione sulla gestione può indicare la sezione del sito internet dell’emittente dove è pubblicato tale documento.

    4. Il revisore o la società di revisione esprime il giudizio e rilascia la dichiarazione di cui all’ articolo 14, comma 2, lettere e), e-bis) ed e-ter), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, sulle informazioni di cui al comma 1, lettere c), d), f), l) e m), e al comma 2, lettera b), e verifica che siano state fornite le informazioni di cui al comma 2, lettere a), c), d), d-bis), d-ter) e d-quater), del presente articolo.

    5. Le società che non emettono azioni ammesse alle negoziazioni in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, possono omettere la pubblicazione delle informazioni di cui ai commi 1 e 2, salvo quelle di cui al comma 2, lettera b).

    5-bis. Possono omettere la pubblicazione delle informazioni di cui al comma 2, lettera d-bis), le società che alla data di chiusura dell’esercizio di riferimento non superino almeno due dei seguenti parametri: a) totale dello stato patrimoniale: 20.000.000 di euro; b) totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40.000.000 di euro; c) numero medio di dipendenti durante l’esercizio finanziario pari a duecentocinquanta. (71)

  • Art. 108 Reg. (UE) 2024/1689 – Modifiche del regolamento (UE) 2018/1139

    Art. 108 Reg. (UE) 2024/1689 – Modifiche del regolamento (UE) 2018/1139

    Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024 che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale (regolamento sull’intelligenza artificiale)

    Il regolamento (UE) 2018/1139 è così modificato:

    1) all'articolo 17 è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Fatto salvo il paragrafo 2, nell'adottare atti di esecuzione a norma del paragrafo 1 per quanto concerne i sistemi di intelligenza artificiale che sono componenti di sicurezza ai sensi del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio ( * ) , si tiene conto dei requisiti di cui al capo III, sezione 2, di tale regolamento. ( * ) Regolamento(UE) 2024/… del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n, 300/2008, (UE) n, 167/2013, (UE) n, 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828 (regolamento sull'intelligenza artificiale) ( GU L, 2024/1689, 12.7.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj ).»;"

    2) all'articolo 19 è aggiunto il paragrafo seguente: «4. Nell'adottare atti delegati a norma dei paragrafi 1 e 2 per quanto concerne i sistemi di intelligenza artificiale che sono componenti di sicurezza ai sensi del regolamento (UE) 2024/1689, si tiene conto dei requisiti di cui al capo III, sezione 2, di tale regolamento.» ;

    3) all'articolo 43 è aggiunto il paragrafo seguente: «4. Nell'adottare atti di esecuzione a norma del paragrafo 1 per quanto concerne i sistemi di intelligenza artificiale che sono componenti di sicurezza ai sensi del regolamento (UE) 2024/1689, si tiene conto dei requisiti di cui al capo III, sezione 2, di tale regolamento.» ;

    4) all'articolo 47 è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Nell'adottare atti delegati a norma dei paragrafi 1 e 2 per quanto concerne i sistemi di intelligenza artificiale che sono componenti di sicurezza ai sensi del regolamento (UE) 2024/1689, si tiene conto dei requisiti di cui al capo III, sezione 2, di tale regolamento.» ;

    5) all'articolo 57 è aggiunto il comma seguente: «Nell'adottare tali atti di esecuzione per quanto concerne i sistemi di intelligenza artificiale che sono componenti di sicurezza ai sensi del regolamento (UE) 2024/1689, si tiene conto dei requisiti di cui al capo III, sezione 2, di tale regolamento.» ;

    6) all'articolo 58 è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Nell'adottare atti delegati a norma dei paragrafi 1 e 2 per quanto concerne i sistemi di intelligenza artificiale che sono componenti di sicurezza ai sensi del regolamento (UE) 2024/1689, si tiene conto dei requisiti di cui al capo III, sezione 2, di tale regolamento.».

  • CCNL Elettrici: parametri 100-280 e mansioni

    CCNL Settore Elettrico

    In sintesi

    Il CCNL Elettrici (Elettricità Futura/Utilitalia/Confindustria Energia) classifica i lavoratori con parametri retributivi da 100 a 280. Mansioni-chiave: Operatore centrali termoelettriche/idroelettriche (parametro 170-200), Tecnico rete (180-210), Manutentore meccanico/elettrico (160-190), Direttore di esercizio centrali (220-280). Patentini elettrici PEI e abilitazioni specifiche obbligatorie.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Elettricità Futura · Utilitalia · Energia Libera · Enel · Terna · GSE · Sogin (datoriali) · Filctem-CGIL · Flaei-CISL · Uiltec-UIL (sindacali)
    Ultimo rinnovo
    CCNL 11 febbraio 2025 (rinnovo 2025-2027); testo integrale collazionato firmato il 17 luglio 2025
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2027 (CCNL settore elettrico 2025-2027)
    Platea
    Circa 60.000 addetti in quasi 130 imprese (dato delle parti firmatarie al rinnovo 2025)
    Fonte
    testo integrale del CCNL settore elettrico 11 febbraio 2025 (collazione 17 luglio 2025, diffusa dalla Flaei-Cisl)

    Aggiornamento al 3 settembre 2026. Il CCNL del settore elettrico è stato rinnovato per il triennio 2025-2027: l’ipotesi di accordo è stata firmata l’11 febbraio 2025 da Elettricità Futura, Utilitalia ed Energia Libera insieme ai gruppi maggiori (Enel, Terna, Sogin, GSE) con Filctem-CGIL, Flaei-CISL e Uiltec-UIL, per circa 60.000 addetti in poco meno di 130 imprese. L’aumento complessivo (TEC) è di 312 euro, quello sui minimi (TEM) di 290 euro in quattro tranche: 90 euro dal 1° aprile 2025, 65 dal 1° aprile 2026, 65 dal 1° aprile 2027 e 70 dal 1° ottobre 2027. Fra le novità normative: il confronto preventivo in azienda sull’intelligenza artificiale, la certificazione della rappresentanza, il comporto per i lavoratori con disabilità esteso da 12 a 18 mesi continuativi (da 18 a 24 non consecutivi nell’arco di 36 mesi) e il congedo per le vittime di violenza di genere portato da 6 a 12 mesi. Vedi l’hub CCNL Elettrici e le tabelle retributive.

    Tabella riepilogativa

    Parametri retributivi CCNL Elettrici
    Parametro Profili tipo
    100-115 Ausiliari, addetti pulizie centrali
    120-140 Operai semplici, manovali, addetti rifornimento
    145-160 Operai qualificati (saldatori, fabbri, idraulici)
    160-175 Manutentori elettrici/meccanici
    170-200 Operatori di centrale (termoelettrica, idroelettrica, eolica, solare)
    180-210 Tecnici rete (linee MT/AT, sottostazioni)
    195-215 Tecnici specializzati (PLC, automazione, AT)
    220-240 Capi turno, ispettori, quadri tecnici
    260-280 Direttori esercizio, dirigenti operativi

    Sistema a parametri retributivi

    Come per il TPL, il CCNL Elettrici usa il sistema a parametri: ogni mansione ha un parametro numerico (100-280) che, moltiplicato per il valore-parametro, dà il minimo retributivo.

    Valore-parametro al 2026 (atteso): €12,50/punto → operatore centrale param 180 = €2.250/mese minimo.

    Operatore di centrale: 170-200

    L’operatore di centrale è figura cruciale del settore:

    • Centrali termoelettriche (gas, carbone, biomasse): operatore turno parametro 170-185
    • Centrali idroelettriche: operatore parametro 175-190
    • Parchi eolici e solari: tecnico turno parametro 165-180
    • Stazioni di trasformazione AT: tecnico parametro 185-200

    Lavoro su turni 24/7 (3 turni da 8h). Patentino PEI (Persone Esperte ed Idonee) obbligatorio per lavori elettrici.

    Tecnici rete e linee elettriche

    I tecnici di rete operano su linee MT (media tensione, 15-36 kV) e AT (alta tensione, 132-380 kV):

    • Linee aeree MT: tecnico parametro 180-200
    • Linee aeree AT: tecnico parametro 195-215
    • Cavi sotterranei MT/AT: tecnico parametro 175-195
    • Sottostazioni AT: tecnico parametro 200-220

    Lavoro spesso in quota (tralicci AT), sotto tensione (con DPI specifici), in emergenza (ripristino guasti H24). Patentini PES/PAV obbligatori.

    Manutentori meccanici ed elettrici

    I manutentori specializzati sono molto richiesti:

    • Meccanici: pompe, valvole, turbine, ventilatori (param 160-180)
    • Elettrici: motori, trasformatori, quadri (param 170-195)
    • Strumentisti: PLC, DCS, automazione (param 175-200)
    • Saldatori specializzati: TIG, MIG, certificazioni qualità (param 165-185)

    Quadri e direttori di esercizio

    I livelli direttivi:

    • Capi turno centrale (220-240): coordinano turno 4-8 operatori
    • Capi servizio (230-260): responsabili area (esercizio, manutenzione, sicurezza)
    • Direttori di esercizio (260-280): responsabili impianto (centrale o sottostazione)

    I direttori esercizio centrali nucleari (in dismissione) avevano parametri specifici più elevati.

    Casi pratici

    Tizio – Operatore centrale termoelettrica
    Tizio operatore turno centrale termoelettrica Enel a Civitavecchia. Parametro 180, stipendio €2.250/mese × 14 mens + indennità turno €350. Patentino PEI obbligatorio. 3 turni × 8h.
    Caia – Tecnico linee AT Terna
    Caia tecnica linee AT Terna su tralicci 380 kV. Parametro 205, stipendio €2.563 + indennità lavoro in quota €280 + indennità AT €180. Patentini PES/PAV. Lavoro spesso in quota.
    Sempronio – Direttore di esercizio centrale
    Sempronio direttore esercizio centrale idroelettrica Edison. Parametro 270, stipendio €3.375 × 14 mens + indennità responsabilità €400. Coordinamento 25 operatori turno 24/7.

    Domande frequenti

    Cos'è il sistema a parametri nel CCNL Elettrici?
    Ogni mansione ha un parametro numerico (100-280) che, moltiplicato per il valore-parametro (€12,50/punto atteso 2026), dà il minimo retributivo. Es. operatore centrale param 180 = €2.250/mese minimo.
    Cos'è il patentino PEI?
    Patentino “Persone Esperte ed Idonee” obbligatorio per lavori elettrici sotto tensione o in prossimità (CEI 11-27). Conseguito tramite corso aziendale + esame. Tre livelli: PES (Persona Esperta), PAV (Persona Avvisata), PEI (Persone Esperte ed Idonee). Aggiornamento periodico.
    Quanto guadagna un tecnico linee AT Terna?
    Tecnico linee AT (parametro 195-215) = €2.450-2.700/mese base × 14 mens. Più indennità lavoro in quota + AT + reperibilità H24 = ~€3.000-3.500/mese lordi. Annuo lordo ~€45.000-50.000.
    Le centrali nucleari sono ancora attive in Italia?
    No, l’Italia ha dismesso le centrali nucleari dopo il referendum del 1987. Personale ex-nucleare (SOGIN) gestisce decommissioning e gestione rifiuti radioattivi con parametri specifici. Possibile riapertura discussione politica negli anni recenti, ma nessun impianto operativo.

    Stesso CCNL: consulta anche stipendi 2026 per parametro, preavviso da 1 a 4 mesi, ferie da 20 a 24 giorni, permessi, congedi, maternità, esonero centrali, paternità, 13ª, 14ª, premi produttività e malattia, comporto, infortunio elettrico.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Settore Elettrico. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 123 TUF – Durata dei patti e diritto di recesso

    Art. 123 TUF – Durata dei patti e diritto di recesso

    Art. 123 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Durata dei patti e diritto di recesso

    In vigore dal 01/07/1998

    1. I patti indicati nell’articolo 122, se a tempo determinato, non possono avere durata superiore a tre anni e si intendono stipulati per tale durata anche se le parti hanno previsto un termine maggiore; i patti sono rinnovabili alla scadenza.

    2. I patti possono essere stipulati anche a tempo indeterminato; in tal caso ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di sei mesi. Al recesso si applica l’articolo 122, commi 1 e

    2. 3. Gli azionisti che intendano aderire a un’offerta pubblica di acquisto o di scambio promossa ai sensi degli articoli 106 o 107 possono recedere senza preavviso dai patti indicati nell’articolo

    122. La dichiarazione di recesso non produce effetto se non si è perfezionato il trasferimento delle azioni.

  • Art. 135 D.Lgs. 42/2004 – (Pianificazione paesaggistica)

    Art. 135 D.Lgs. 42/2004 – (Pianificazione paesaggistica)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. A tale fine le regioni sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio mediante piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, entrambi di seguito denominati: "piani paesaggistici". L'elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e regioni, limitatamente ai beni paesaggistici di cui all'articolo 143, comma 1, lettere b), c) e d), nelle forme previste dal medesimo articolo 143.

    2. I piani paesaggistici, con riferimento al territorio considerato, ne riconoscono gli aspetti e i caratteri peculiari, nonché le caratteristiche paesaggistiche, e ne delimitano i relativi ambiti.

    3. In riferimento a ciascun ambito, i piani predispongono specifiche normative d'uso, per le finalità indicate negli articoli 131 e 133, ed attribuiscono adeguati obiettivi di qualità.

    4. 4. Per ciascun ambito i piani paesaggistici definiscono apposite prescrizioni e previsioni ordinate in particolare: a) alla conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni paesaggistici sottoposti a tutela, tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali costruttivi, nonché delle esigenze di ripristino dei valori paesaggistici; b) alla riqualificazione delle aree compromesse o degradate; c) alla salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche degli altri ambiti territoriali, assicurando, al contempo, il minor consumo del territorio; d) alla individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

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