Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
1. I patti, in qualunque forma stipulati, aventi per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle società con azioni quotate e nelle società che le controllano entro cinque giorni dalla stipulazione sono: a) comunicati alla Consob; b) pubblicati per estratto sulla stampa quotidiana; c) depositati presso il registro delle imprese del luogo ove la società ha la sua sede legale; d) comunicati alle società con azioni quotate,
2. La CONSOB stabilisce con regolamento le modalità e i contenuti della comunicazione, dell’estratto e della pubblicazione.
3. In caso di inosservanza degli obblighi previsti dal comma 1 i patti sono nulli.
4. Il diritto di voto inerente alle azioni quotate per le quali non sono stati adempiuti gli obblighi previsti dal comma 1 non può essere esercitato. In caso di inosservanza, si applica l’ articolo 14, comma 6. L’impugnazione può essere proposta anche dalla CONSOB entro il termine indicato nell’ articolo
14. comma 7.
5. Il presente articolo si applica anche ai patti, in qualunque forma stipulati: a) che istituiscono obblighi di preventiva consultazione per l’esercizio del diritto di voto nelle società con azioni quotate e nelle società che le controllano; b) che pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o di strumenti finanziari che attribuiscono diritti di acquisto o di sottoscrizione delle stesse; c) che prevedono l’acquisto delle azioni o degli strumenti finanziari previsti dalla lettera b); d) aventi per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante su tali società. d-bis) volti a favorire o a contrastare il conseguimento degli obiettivi di un’offerta pubblica di acquisto o di scambio, ivi inclusi gli impegni a non aderire ad un’offerta.
5-bis. Ai patti di cui al presente articolo non si applicano gli articoli 2341-bis e 2341-ter del codice civile.
5-ter. Gli obblighi di comunicazione di cui al comma 1 del presente articolo non si applicano ai patti, in qualunque forma stipulati, aventi ad oggetto partecipazioni complessivamente inferiori alla soglia indicata all’articolo 120, comma 2.
Art. 121 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Disciplina delle partecipazioni reciproche
In vigore dal 01/07/1998
1. Fuori dai casi previsti dall’ articolo 2359-bis del codice civile, in caso di partecipazioni reciproche eccedenti il limite indicato nell’articolo 120, comma 2, la società che ha superato il limite successivamente non può esercitare il diritto di voto inerente alle azioni eccedenti e deve alienarle entro dodici mesi dalla data in cui ha superato il limite. In caso di mancata alienazione entro il termine previsto la sospensione del diritto di voto di estende all’intera partecipazione. Se non è possibile accertare quale delle due società ha superato il limite successivamente, la sospensione del diritto di voto e l’obbligo di alienazione si applicano a entrambe, salvo loro diverso accordo.
2. Il limite richiamato nel comma 1 è elevato al cinque per cento, ovvero, nei casi previsti dall’articolo 120, comma 2, secondo periodo, al dieci per cento, a condizione che il superamento della soglia da parte di entrambe le società abbia luogo a seguito di un accordo preventivamente autorizzato dall’assemblea ordinaria delle società interessate.
3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 MARZO 2026, N. 47.
4. Per il calcolo delle partecipazioni si applicano i criteri stabiliti ai sensi dell’articolo 120, comma 4, lettera b).
5. I commi 1 e 2 non si applicano quando i limiti ivi indicati sono superati a seguito di un’offerta pubblica di acquisto o di scambio diretta a conseguire almeno il sessanta per cento delle azioni ordinarie.
6. In caso di inosservanza dei divieti di esercizio del voto previsti dal comma 1 si applica l’articolo 14, comma
6. L’impugnazione può essere proposta anche dalla CONSOB entro il termine indicato nell’articolo 14, comma 7.
Art. 205 D.Lgs. 259/2003 – Norme e divieti relativi ad emissioni radioelettriche nello spazio aereo territoriale
Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259)
1. È vietato agli aeromobili italiani o stranieri nello spazio aereo territoriale italiano di effettuare emissioni radio elettriche diverse da quelle stabilite dal piano nazionale di ripartizione delle frequenze.
2. Ai trasgressori si applicano le sanzioni previste all’articolo 98. articolo precedente articolo successivo
Art. 120 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti
In vigore dal 01/07/1998
1. Ai fini della presente sezione, per capitale di società per azioni si intende quello rappresentato da azioni con diritto di voto. Nelle società i cui statuti consentono la maggiorazione del diritto di voto o hanno previsto l’emissione di azioni a voto plurimo, per capitale si intende il numero complessivo dei diritti di voto.
2. Coloro che partecipano in un emittente azioni quotate avente l’Italia come Stato membro d’origine in misura superiore al tre per cento del capitale ne danno comunicazione alla società partecipata e alla CONSOB. Nel caso in cui l’emittente sia una PMI, tale soglia è pari al cinque per cento.
2-bis. In casi eccezionali, la Consob può, con provvedimento di carattere generale motivato da esigenze di tutela degli investitori nonché di efficienza e trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato dei capitali, prevedere, per un limitato periodo di tempo, soglie inferiori a quella indicata nel comma 2 per società ad azionariato particolarmente diffuso.
3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 11 OTTOBRE 2012, N. 184.
4. La CONSOB, tenuto anche conto delle caratteristiche degli investitori, stabilisce con regolamento: a) le variazioni delle partecipazioni indicate nel comma 2 che comportano obbligo di comunicazione; b) i criteri per il calcolo delle partecipazioni, avendo riguardo anche alle partecipazioni indirettamente detenute, alle ipotesi in cui il diritto di voto spetta o è attribuito a soggetto diverso dal socio nonché a quelle di maggiorazione dei diritti di voto; c) il contenuto e le modalità delle comunicazioni e dell’informazione del pubblico, nonché le eventuali deroghe per quest’ultima; d) i termini per la comunicazione e per l’informazione del pubblico; d-bis) i casi in cui le comunicazioni sono dovute dai possessori di strumenti finanziari dotati dei diritti previsti dall’articolo 2351, ultimo comma, del codice civile. d-ter) i casi in cui la detenzione di strumenti finanziari derivati determina obblighi di comunicazione; d-quater) le ipotesi di esenzione dall’applicazione delle presenti disposizioni.
4-bis. In occasione dell’acquisto di una partecipazione in emittenti quotati pari o superiore alle soglie del 10 per cento, 20 per cento e 25 per cento del relativo capitale… il soggetto che effettua le comunicazioni di cui ai commi 2 e seguenti del presente articolo deve dichiarare gli obiettivi che ha intenzione di perseguire nel corso dei sei mesi successivi. Nella dichiarazione sono indicati sotto la responsabilità del dichiarante: a) i modi di finanziamento dell’acquisizione; b) se agisce solo o in concerto; c) se intende fermare i suoi acquisti o proseguirli nonché se intende acquisire il controllo dell’emittente o comunque esercitare un’influenza sulla gestione della società e, in tali casi, la strategia che intende adottare e le operazioni per metterla in opera; d) le sue intenzioni per quanto riguarda eventuali accordi e patti parasociali di cui è parte; e) se intende proporre l’integrazione o la revoca degli organi amministrativi o di controllo dell’emittente. La Consob può individuare con proprio regolamento i casi in cui la suddetta dichiarazione non è dovuta, tenendo conto delle caratteristiche del soggetto che effettua la dichiarazione o della società di cui sono state acquistate le azioni. La dichiarazione è trasmessa alla società di cui sono state acquistate le azioni e alla Consob, nonché è oggetto di comunicazione al pubblico secondo le modalità e i termini stabiliti con il regolamento della Consob emanato in attuazione del comma 4, lettere c) e d). Fermo restando quanto previsto ai sensi dell’articolo 185, se nel termine di sei mesi dalla comunicazione della dichiarazione intervengono cambiamenti delle intenzioni sulla base di circostanze oggettive sopravvenute, una nuova dichiarazione motivata deve essere senza ritardo indirizzata alla società e alla Consob e portata alla conoscenza del pubblico secondo le medesime modalità. La nuova dichiarazione fa decorrere nuovamente il termine di sei mesi citato nel primo periodo del presente comma. La Consob può, con provvedimento motivato da esigenze di tutela degli investitori nonché di efficienza e trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato dei capitali, prevedere, per un limitato periodo di tempo, in aggiunta alle soglie indicate nel primo periodo del presente comma una soglia del 5 per cento per società ad azionariato particolarmente diffuso.
5. Il diritto di voto inerente alle azioni quotate od agli strumenti finanziari per i quali sono state omesse le comunicazioni previste dal comma 2 o la dichiarazione prevista dal comma 4-bis non può essere esercitato. In caso di inosservanza, si applica l’articolo 14, comma
6. L’impugnazione può essere proposta anche dalla Consob entro il termine indicato nell’articolo 14, comma
7. 6. Il comma 2 non si applica alle partecipazioni detenute, per il tramite di società controllate, dal Ministero dell’economia e delle finanze. I relativi obblighi di comunicazione sono adempiuti dalle società controllate.
IMU sta per imposta municipale propria: si paga sul possesso di fabbricati, aree edificabili e terreni agricoli.
Dal 2020 ha assorbito la TASI: oggi c’è un’unica imposta per gli immobili.
La paga chi ha la proprietà o un diritto reale sull’immobile (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie).
Per gli immobili in leasing è l’utilizzatore a pagare, non il proprietario formale.
Il coniuge assegnatario della casa coniugale dopo separazione o divorzio è equiparato al titolare del diritto di abitazione.
L’abitazione principale (con residenza e dimora del proprietario) è in genere esente.
Che cos'è l'IMU e perché la paga chi possiede un immobile
L’IMU, acronimo di imposta municipale propria, è il tributo che si paga ogni anno per il semplice fatto di possedere un immobile. Non dipende dal reddito che quell’immobile produce: basta avere un diritto sul bene per essere soggetti all’imposta. È un’imposta comunale, il che significa che le regole di base vengono fissate dalla legge dello Stato, ma ogni Comune può modificare le aliquote dentro i limiti stabiliti dalla legge.
Dal 2020 l’IMU ha assorbito anche la TASI (tributo per i servizi indivisibili), quindi non esistono più due voci separate: si paga soltanto l’IMU. Gli immobili toccati dall’imposta sono tre grandi categorie: i fabbricati (case, capannoni, negozi, uffici), le aree edificabili e i terreni agricoli.
Il punto di partenza per capire ‘chi paga’ è la parola ‘possesso’: l’IMU non la paga necessariamente chi abita l’immobile, ma chi ne è proprietario o titolare di un diritto reale. Ci sono però alcune eccezioni importanti, come il leasing e la casa coniugale assegnata, che vedremo tra poco.
La regola principale da tenere a mente è che l’abitazione principale – la casa in cui il proprietario e il suo nucleo familiare vivono e sono residenti – è esente dall’IMU, salvo i casi di immobili di lusso. Per tutti gli altri immobili l’imposta si deve pagare.
Chi paga l'IMU: i soggetti passivi
Situazione
Chi paga l'IMU
Proprietario pieno
Il proprietario
Usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie
Il titolare del diritto reale (non il nudo proprietario)
Immobile in leasing
L'utilizzatore (il locatario finanziario)
Casa coniugale assegnata (separazione/divorzio)
Il coniuge assegnatario (equiparato a titolare del diritto di abitazione)
Abitazione principale (non di lusso)
Nessuno – esente per legge
Esempio pratico
Esempio: Tizio possiede un appartamento a Milano che affitta a terzi (immobile diverso dall’abitazione principale) e un garage in un altro comune. Su entrambi Tizio paga l’IMU: per l’appartamento con il codice tributo 3918 (altri fabbricati) e per il garage, se è pertinenza dell’appartamento affittato, con lo stesso codice. Se invece Tizio avesse concesso l’appartamento in leasing, sarebbe il conduttore (l’utilizzatore) a versare l’imposta, non Tizio.
Documenti necessari
Visura catastale dell’immobile (per rendita catastale e categoria)
Delibera IMU del Comune per l’anno in corso (aliquote aggiornate)
Modello F24 (per il versamento) o bollettino pagoPA
Contratto di leasing (se il soggetto passivo è l’utilizzatore)
Provvedimento di assegnazione della casa coniugale (in caso di separazione/divorzio)
Caso 1 – Tizio, proprietario di un secondo immobile affittato
Scenario. Tizio è proprietario al 100% di un appartamento a Roma che usa come abitazione principale (esente) e di un bilocale a Napoli che affitta a canone libero. Deve pagare l’IMU?
Come si applica. Sì. L’abitazione principale di Tizio a Roma è esente. Il bilocale a Napoli, invece, è un immobile diverso dall’abitazione principale: rientra nella categoria ‘altri fabbricati’ e l’IMU è dovuta nella misura stabilita dal Comune di Napoli con la propria delibera annuale. Tizio verserà con il codice tributo 3918 sul modello F24, indicando il codice catastale del Comune di Napoli.
In pratica
Verifica l’aliquota IMU deliberata dal Comune di Napoli per l’anno in corso.
Calcola la base imponibile dalla rendita catastale del bilocale (rivalutata del 5% e moltiplicata per il moltiplicatore della categoria).
Versa l’acconto entro il 16 giugno e il saldo entro il 16 dicembre.
Caso 2 – Caio, coniuge assegnatario della casa familiare
Scenario. Caio e sua moglie si separano. Il giudice assegna a Caio la casa coniugale, che è di proprietà esclusiva della moglie. Chi paga l’IMU sulla casa assegnata?
Come si applica. La legge equipara il coniuge assegnatario (Caio) al titolare del diritto di abitazione. Quindi è Caio a dover pagare l’IMU sulla casa, non la moglie proprietaria. Se Caio stabilisce in quell’immobile la propria dimora abituale e residenza anagrafica, potrà beneficiare dell’esenzione per abitazione principale (ammesso che l’immobile non sia di categoria di lusso A/1, A/8 o A/9). La moglie, pur essendo proprietaria formale, non è il soggetto passivo IMU finché dura l’assegnazione.
In pratica
Il coniuge assegnatario è il soggetto passivo IMU: deve versare lui l’imposta.
Se nell’immobile assegnato Caio stabilisce dimora e residenza, può beneficiare dell’esenzione per abitazione principale.
La moglie proprietaria non paga l’IMU su quella casa finché dura l’assegnazione giudiziaria.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
L'IMU si paga anche se l'immobile è vuoto e non affittato?
Sì. L’IMU è un’imposta sul possesso, non sull’utilizzo: si paga anche se l’immobile è inutilizzato, salvo specifiche esenzioni o riduzioni (ad esempio per immobili inagibili o inabitabili, dove la base imponibile si riduce del 50%).
Se sono nudo proprietario devo pagare l'IMU?
No. Quando sull’immobile esiste un usufrutto (o altro diritto reale), è il titolare del diritto reale a pagare l’IMU, non il nudo proprietario.
La TASI esiste ancora?
No. Dal 2020 la TASI è stata abolita e confluita nell’IMU. Oggi si paga solo un’imposta.
Devo pagare l'IMU sul box auto se è pertinenza della mia abitazione principale?
Se il box è pertinenza della tua abitazione principale (nei limiti di una pertinenza per categoria C/6) e la tua abitazione principale è esente, anche il box è esente.
Se possiedo l'immobile solo per una parte dell'anno, pago l'IMU per tutto l'anno?
No. L’IMU si calcola per mesi di possesso. Il mese si conta per intero se il possesso è durato almeno 15 giorni in quel mese.
Come si paga l'IMU?
Con modello F24, inserendo il codice tributo corrispondente al tipo di immobile e il codice catastale del Comune. In alternativa si può usare il bollettino postale o la piattaforma pagoPA.
Art. 119 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Ambito di applicazione
In vigore dal 01/07/1998
1. Le disposizioni del presente capo di applicano, salvo che sia diversamente specificato, alle società italiane con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea (società con azioni quotate).
Art. 220-novies D.Lgs. 209/2005 – (Misure correttive sul gruppo)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. 1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 227, se le imprese di assicurazione o di riassicurazione del gruppo non rispettano i requisiti di cui al presente Titolo o se i requisiti sono rispettati ma la solvibilità è comunque a rischio o se le operazioni infragruppo o le concentrazioni dei rischi minacciano la situazione finanziaria delle imprese di assicurazione o di riassicurazione, le misure necessarie, incluse quelle previste dall'articolo 188, per rimediare il più rapidamente possibile alla situazione sono adottate tempestivamente: a) dall'IVASS, in qualità di autorità di vigilanza sul gruppo, nei confronti delle società di partecipazione assicurativa e delle società di partecipazione finanziaria mista controllante ai sensi dell'articolo 210, comma 2; b) dall'IVASS nei confronti delle imprese di assicurazione e riassicurazione del gruppo con sede legale nel territorio della Repubblica.
2. Nelle ipotesi in cui le misure di cui al comma 1 devono essere adottate nei confronti di società di partecipazione assicurativa e delle società di partecipazione finanziaria mista con sede legale in un altro Stato membro, l'IVASS informa le autorità di vigilanza di tale Stato delle conclusioni a cui è pervenuta, al fine di consentire alle stesse l'adozione delle misure necessarie e collabora con esse al fine di garantire un'azione efficace di vigilanza.
3. Nel caso in cui l'impresa di assicurazione o di riassicurazione nei cui confronti devono essere prese le misure correttive abbia sede in un altro Stato membro, IVASS, in qualità di autorità di vigilanza sul gruppo ai sensi dell'articolo 207-sexies, informa l'autorità di vigilanza in cui ha sede l'impresa al fine di consentire alla stessa l'adozione delle misure necessarie e collabora con essa al fine di garantire un'azione efficace di vigilanza.
Art. 118 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Controllo sulle informazioni fornite al pubblico)
1. La CONSOB stabilisce con regolamento, tenuto conto dei principi internazionali in materia di vigilanza sull’informazione societaria, le modalità e i termini per il controllo dalla stessa effettuato sulle informazioni comunicate al pubblico ai sensi di legge, comprese le informazioni contenute nei documenti contabili, ivi inclusa la rendicontazione di sostenibilità disciplinata dal decreto legislativo adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 21 febbraio 2024, n. 15, dagli emittenti quotati e dagli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine. (123)
TFR e fine rapporto nel CCNL Cemento, Calce e Gesso
Trattamento di fine rapporto, destinazione al Fondo Concreto, anticipazioni e liquidazione finale per i lavoratori delle industrie del cemento, calce e gesso.
In sintesi
Il TFR matura secondo la formula legale (art. 2120 c.c.) e può essere destinato al Fondo Concreto o lasciato in azienda. L’anticipazione è possibile dopo 8 anni. Il CCNL non eleva la quota legale di accantonamento ma disciplina la destinazione e le anticipazioni aggiuntive.
Come si calcola il TFR: la regola dell’art. 2120 c.c.
Il Trattamento di Fine Rapporto è disciplinato dall’art. 2120 del Codice Civile, norma inderogabile che si applica a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dal CCNL applicato. Il meccanismo è il seguente:
Ogni anno il datore accantona una quota pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5;
L’importo accantonato viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno applicando un tasso pari all’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT (indice FOI) rilevata a novembre;
La rivalutazione è soggetta a un’imposta sostitutiva dell’11% (a carico del datore) sul montante maturato.
Nella retribuzione annua lorda che costituisce la base di calcolo rientrano tutte le voci continuative: paga tabellare, scatti di anzianità, indennità di turno (se percepita con continuità), tredicesima mensilità e superminimi fissi. Non rientrano invece le somme occasionali (straordinario variabile, rimborsi spese, premi una tantum).
Il CCNL Cemento, Calce e Gesso non incrementa la quota di accantonamento rispetto alla misura legale di 1/13,5, ma chiarisce — coerentemente con la struttura retributiva di settore — quali voci continuative concorrono alla base di calcolo.
Dove finisce il TFR: le scelte a disposizione del lavoratore
Dal 1° gennaio 2007, in applicazione del D.Lgs. 252/2005 (riforma della previdenza complementare), ogni lavoratore può scegliere la destinazione del TFR maturando:
Fondo Concreto (fondo pensione negoziale di settore): il TFR è versato al fondo, che lo investe in linee di gestione (garantita, bilanciata, azionaria) a seconda dell’orizzonte temporale del lavoratore. In aggiunta al TFR, il lavoratore versa un contributo a proprio carico (indicativamente l’1% della retribuzione utile ai fini TFR) e il datore integra con un contributo aggiuntivo. Le prestazioni finali (rendita o capitale) godono di tassazione agevolata;
Mantenimento in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per le imprese con più di 50 dipendenti): il TFR rimane accantonato secondo la formula dell’art. 2120 c.c. e viene liquidato integralmente alla cessazione del rapporto.
Se il lavoratore non esprime alcuna scelta entro 6 mesi dall’assunzione, il TFR confluisce al Fondo Concreto in via di silenzio-assenso (c.d. adesione tacita), salvo che il CCNL non preveda una diversa modalità residuale: verificare le indicazioni ricevute all’assunzione e la documentazione consegnata dal datore.
Fondo Concreto: caratteristiche e contribuzione
Fondo Concreto è il fondo pensione complementare negoziale istituito nell’ambito del CCNL Cemento, Calce e Gesso. È autorizzato dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) e opera in regime di contribuzione definita. Le sue caratteristiche principali sono:
Aderisce al fondo chi lavora nel settore disciplinato dal CCNL Cemento, Calce e Gesso;
Il contributo datoriale aggiuntivo (nella misura stabilita dal CCNL) spetta solo ai lavoratori che aderiscono esplicitamente o per silenzio-assenso: chi sceglie di mantenere il TFR in azienda perde il contributo del datore;
I contributi versati dal lavoratore sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a 5.164,57 euro annui (limite di legge, art. 8 D.Lgs. 252/2005);
Le prestazioni pensionistiche sono tassate con aliquota agevolata del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il 15°, fino al minimo del 9% dopo 35 anni;
Il fondo offre anticipazioni per spese sanitarie, acquisto/ristrutturazione prima casa e altri motivi, con regole proprie che si aggiungono a quelle legali del TFR.
Per informazioni aggiornate su linee di investimento, rendimenti storici e modulistica, consultare il sito ufficiale del Fondo Concreto o richiedere il Documento sul Regime Fiscale al fondo stesso. I dati sopra riportati riflettono la disciplina di legge vigente; le condizioni specifiche del fondo possono differire nei dettagli.
Anticipazione del TFR
L’art. 2120, comma 6, del Codice Civile consente al lavoratore di richiedere un’anticipazione del TFR maturato, alle seguenti condizioni:
Anzianità minima: almeno 8 anni di servizio continuativo presso lo stesso datore;
Importo massimo: 70% del TFR maturato alla data della richiesta;
Frequenza: una sola volta nell’intera vita lavorativa con lo stesso datore;
Motivazioni ammesse: spese sanitarie documentate per sé o per il coniuge/figli (incluse terapie oncologiche, interventi, invalidità), acquisto della prima casa di abitazione (anche per i figli), congedo parentale o formativo.
L’anticipazione è tassata con la stessa aliquota media degli ultimi 5 anni applicata al TFR (tassazione separata). Se il TFR è stato conferito a Fondo Concreto, il fondo stesso disciplina le anticipazioni secondo il proprio statuto, spesso con condizioni parzialmente più favorevoli di quelle legali.
Liquidazione del TFR alla cessazione del rapporto
Alla cessazione del rapporto di lavoro — per qualsiasi causa (dimissioni, licenziamento, pensionamento, scadenza del termine, decesso) — il datore deve corrispondere il TFR maturato entro i termini previsti dal contratto e dalla prassi, in genere entro il mese successivo alla cessazione.
La tassazione del TFR è separata rispetto alle ordinarie buste paga: si applica l’aliquota media degli ultimi 5 anni (c.d. tassazione separata ex art. 17 TUIR). L’Agenzia delle Entrate può riliquidare l’imposta in sede di conguaglio.
In caso di insolvenza del datore di lavoro (fallimento, liquidazione, ecc.), il Fondo di Garanzia INPS (istituito dall’art. 2 della L. 297/1982) interviene pagando direttamente al lavoratore il TFR maturato e non corrisposto, previa presentazione della domanda all’INPS.
Tabella riepilogativa: TFR in azienda vs Fondo Concreto
Confronto tra le opzioni di destinazione del TFR – CCNL Cemento, Calce e Gesso
Aspetto
TFR in azienda / INPS
Fondo Concreto
Rivalutazione
1,5% + 75% ISTAT (garantita per legge)
Dipende dalla linea di investimento scelta
Contributo datoriale aggiuntivo
Non spetta
Sì, nella misura contrattuale
Deducibilità contributi volontari
Non applicabile
Sì, fino a 5.164,57 euro/anno
Tassazione prestazione finale
Tassazione separata IRPEF (aliquota media 5 anni)
Aliquota agevolata 15%-9%
Anticipazione possibile
Sì, dopo 8 anni (70% max, una volta)
Sì, secondo statuto del fondo
Tutela in caso di insolvenza
Fondo di Garanzia INPS (L. 297/1982)
COVIP + patrimonio separato del fondo
Il confronto è indicativo. La convenienza dipende dall’età del lavoratore, dall’orizzonte temporale, dall’aliquota marginale IRPEF e dall’andamento dei mercati finanziari. Per una valutazione personalizzata rivolgersi a un consulente previdenziale o al sindacato di categoria.
Casi pratici
Tizio – Scelta della destinazione del TFR all’assunzione
Tizio viene assunto come conduttore forni (AS2) nel gennaio 2026. L’azienda gli consegna il modulo TFR entro il primo mese di lavoro. Tizio, 32 anni, sceglie di aderire a Fondo Concreto versando il TFR maturando e un contributo proprio dell’1% della retribuzione. L’azienda aggiunge il contributo datoriale contrattuale. In questo modo Tizio beneficia della deducibilità fiscale e del contributo aggiuntivo del datore, che non avrebbe in caso di mantenimento del TFR in azienda.
Caio – Anticipazione per acquisto prima casa
Caio lavora da 10 anni nello stesso stabilimento di produzione calce (inquadrato AC1). Ha maturato un TFR di circa 18.000 euro. Vuole acquistare la prima casa e richiede un’anticipazione del 70% del TFR (circa 12.600 euro). Il datore la eroga dopo aver verificato la documentazione (compromesso di acquisto, dichiarazione di prima casa). Caio non potrà richiedere una seconda anticipazione in futuro. L’importo sarà tassato con tassazione separata, applicando l’aliquota media degli ultimi 5 anni.
Sempronia – Liquidazione del TFR a fine carriera
Sempronia, impiegata tecnica AC3 con 30 anni di anzianità, va in pensione nel 2026. Ha mantenuto il TFR in azienda per tutta la vita lavorativa. Il datore le liquida il TFR totale (circa 65.000 euro rivalutati) applicando la tassazione separata; l’aliquota media degli ultimi 5 anni è del 23%. L’Agenzia delle Entrate effettuerà il conguaglio definitivo entro 4 anni. Sempronia avrebbe potuto risparmiare diversi punti percentuali di tassazione se avesse conferito il TFR a Fondo Concreto fin dall’inizio.
Domande frequenti
Come si calcola il TFR nel settore cemento, calce e gesso?
Il TFR si calcola secondo l’art. 2120 c.c.: la retribuzione annua lorda (paga tabellare, scatti, indennità continuative, tredicesima) viene divisa per 13,5 e rivalutata dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT. Il CCNL non modifica la quota di accantonamento.
Posso chiedere l’anticipazione del TFR?
Sì, dopo almeno 8 anni di anzianità presso lo stesso datore, una sola volta, fino al 70% del TFR maturato. Le motivazioni ammesse sono spese sanitarie straordinarie, acquisto della prima casa e congedo parentale (art. 2120 c.c., comma 6).
Conviene aderire al Fondo Concreto?
In generale sì, soprattutto per i lavoratori più giovani: si beneficia del contributo aggiuntivo del datore (che non spetta se il TFR rimane in azienda), della deducibilità dei contributi volontari e della tassazione agevolata sulle prestazioni finali (15%-9%). La scelta dipende comunque dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio del singolo.
Cosa succede al TFR se l’azienda ha più di 50 dipendenti?
Per le aziende con più di 50 addetti, il TFR lasciato in azienda confluisce al Fondo di Tesoreria INPS. Il lavoratore mantiene il diritto al TFR maturato, che l’INPS eroga direttamente alla cessazione del rapporto.
Il TFR viene erogato anche in caso di licenziamento?
Sì. Il TFR maturato viene liquidato alla cessazione per qualsiasi causa: dimissioni, licenziamento, pensionamento o decesso. In caso di insolvenza del datore, il Fondo di Garanzia INPS (art. 2 L. 297/1982) interviene in sostituzione.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate all’accordo di rinnovo dell’8 maggio 2025. La disciplina del TFR è fissata dall’art. 2120 del Codice Civile e dal D.Lgs. 252/2005; il Fondo Concreto è vigilato dalla COVIP. Per situazioni specifiche consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (Feneal-UIL, Filca-CISL, Fillea-CGIL) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Art. 118 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Casi di inapplicabilità
In vigore dal 01/07/1998
1. Le disposizioni del presente capo non si applicano agli strumenti finanziari previsti dall’articolo 1, paragrafo 2, lettere b), c) e d) del regolamento prospetto.
Art. 82 L. 354/1975 – Attribuzioni degli educatori
Legge 26 luglio 1975, n. 354 – Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà
Gli educatori partecipano all’attività di gruppo per l’osservazione scientifica della personalità dei detenuti e degli internati e attendono al trattamento rieducativo individuale o di gruppo, coordinando la loro azione con quella di tutto il personale addetto alle attività concernenti la rieducazione.
Essi svolgono, quando sia consentito, attività educative anche nei confronti degli imputati.
Collaborano, inoltre, nella tenuta della biblioteca e nella distribuzione dei libri, delle riviste e dei giornali.
1. Alle società italiane con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea non si applicano i casi di esonero dall’obbligo di redazione del bilancio consolidato previsti dall’ articolo 27 del decreto legislativo 9 aprile 1991, n. 127, dall’ articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87 e dall’ articolo 61 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173.
2. Il Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, individua con regolamento tra i principi contabili riconosciuti in ambito internazionale e compatibili con quelli delle direttive emanate in materia dall’Unione Europea quelli sulla base dei quali gli emittenti strumenti finanziari quotati sia in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione sia in mercati di paesi extracomunitari possono, in deroga alle vigenti disposizioni in materia, redigere il bilancio consolidato, sempre che i suddetti principi siano accettati nei mercati di paesi extracomunitari. L’individuazione dei principi ha luogo su proposta della CONSOB, da formularsi d’intesa con la Banca d’Italia per le banche e per le società finanziarie previste dall’ articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87 e con l’ Ivass per le imprese di assicurazione e di riassicurazione previste dall’ articolo 1 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173.
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