Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Art. 141 D.Lgs. 209/2005 – Risarcimento del terzo trasportato
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Salva l'ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall'impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo di legge, fermo restando quanto previsto all'articolo 140, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento dell'eventuale maggior danno nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile, se il veicolo di quest'ultimo è coperto per un massimale superiore a quello minimo.
2. Per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dell'impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dall'articolo 148.
3. L'azione diretta avente ad oggetto il risarcimento è esercitata nei confronti dell'impresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro nei termini di cui all'articolo 145. L'impresa di assicurazione del responsabile civile può intervenire nel giudizio e può estromettere l'impresa di assicurazione del veicolo, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo IV.
4. L'impresa di assicurazione che ha effettuato il pagamento ha diritto di rivalsa nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile nei limiti ed alle condizioni previste dall'articolo 150.
Assegno al coniuge separato/divorziato: deducibile se disposto dal giudice e pagato periodicamente; non si deducono gli importi destinati al mantenimento dei figli.
Assegno alimentare ai familiari: deducibile nella misura in cui risulta da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, per i familiari elencati dall’art. 433 del codice civile.
Rendite e vitalizi da testamento o donazione modale: deducibili se corrisposti in base a un testamento o a una donazione che prevede un obbligo periodico.
Non deducibile: la somma corrisposta in un’unica soluzione al coniuge separato e gli assegni destinati ai figli.
Obbligo di indicare il codice fiscale del coniuge: per l’assegno al coniuge bisogna compilare la colonna 1 del rigo E22 con il suo codice fiscale.
Dove si indicano: l’assegno al coniuge va nel rigo E22; le altre rendite e assegni alimentari ai familiari vanno nel rigo E26 con il codice ’21’.
Assegni periodici e rendite: la differenza tra ciò che si deduce e ciò che non si deduce
Quando ti separi o divorzi, spesso il giudice stabilisce che devi versare un assegno periodico al tuo ex coniuge. Questo assegno – a differenza di tanti altri costi della vita – riduce il reddito su cui paghi le tasse: si chiama ‘deduzione’. Ma attenzione: la regola vale solo per l’assegno destinato al coniuge, non per la parte che serve a mantenere i figli.
Oltre all’assegno di separazione/divorzio, esistono altri pagamenti periodici che puoi dedurre: le rendite e i vitalizi stabiliti da un testamento o da una donazione che impone un obbligo periodico (cosiddetta ‘donazione modale’), e gli assegni alimentari verso certi familiari, ma solo se l’obbligo risulta da un provvedimento del giudice.
Nel 730/2026, questi importi vanno dichiarati nel Quadro E, Sezione II: l’assegno al coniuge nel rigo E22, gli altri assegni e rendite nel rigo E26 con il codice ’21’. Non è necessario allegare i documenti alla dichiarazione, ma devi conservarli in caso di controllo.
Assegni e rendite: deducibili o no nel 730/2026
Tipo di pagamento
Deducibile?
Rigo nel 730
Assegno periodico al coniuge separato/divorziato (disposto dal giudice)
Sì, per intero (esclusa quota figli)
E22 (con codice fiscale del coniuge)
Quota per mantenimento figli inclusa nell'assegno
No
Non va indicata
Somma corrisposta in unica soluzione al coniuge
No
Non va indicata
Assegni alimentari a familiari ex art. 433 c.c. (da provvedimento giudiziario)
Sì, nella misura risultante dal provvedimento
E26, codice '21'
Rendite e vitalizi da testamento o donazione modale
Sì
E26, codice '21'
Esempio pratico
Tizio versa alla ex moglie un assegno mensile di 1.200 euro disposto dal tribunale, di cui 400 euro sono destinati al mantenimento del figlio. Nel 730/2026 Tizio indica nel rigo E22 l’importo annuo deducibile: 800 euro x 12 = 9.600 euro (solo la quota per la moglie). I 400 euro mensili per il figlio non vengono indicati: non sono deducibili. Se il provvedimento non distinguesse le due quote, per le istruzioni AdE metà dell’assegno totale si considera per il coniuge e metà per i figli.
Documenti necessari
Sentenza o decreto del giudice che fissa l’assegno periodico al coniuge
Ricevute o estratti conto bancari che documentano i pagamenti effettuati nel 2025
Codice fiscale del coniuge destinatario dell’assegno
Provvedimento dell’autorità giudiziaria per gli assegni alimentari ai familiari
Atto testamentario o rogito notarile della donazione modale per le rendite da testamento
Caso 1: separazione con assegno misto (coniuge e figli)
Scenario. Caio è separato legalmente. Il giudice ha stabilito un assegno di 1.500 euro al mese: 900 euro per la moglie e 600 euro per i due figli. Il provvedimento distingue chiaramente le due quote.
Come si applica. Nel 730/2026 Caio compila il rigo E22, colonna 1 con il codice fiscale della ex moglie e colonna 2 con 10.800 euro (900 x 12). I 7.200 euro per i figli (600 x 12) non vengono indicati da nessuna parte: non sono deducibili. Il reddito imponibile di Caio si riduce di 10.800 euro.
In pratica
Se il provvedimento del giudice non distingue le quote, per legge metà dell’assegno totale si considera per il coniuge (deducibile) e metà per i figli (non deducibile).
Non sono deducibili le somme corrisposte in un’unica soluzione anche se il giudice le ha disposte.
Caso 2: vitalizio da donazione modale a favore di un genitore
Scenario. Sempronio ha ricevuto in donazione un immobile dal padre, con l’obbligo testamentario di versare 500 euro al mese alla madre come rendita vitalizia. Nel 2025 ha versato 6.000 euro.
Come si applica. Sempronio compila il rigo E26, indicando in colonna 1 il codice ’21’ e in colonna 2 l’importo di 6.000 euro. Questo importo riduce il suo reddito complessivo: non c’è un massimale specifico per questa categoria, ma l’importo deve essere quello realmente corrisposto e documentabile.
In pratica
Conserva l’atto di donazione (o il testamento) che fissa l’obbligo periodico: è la base giuridica della deduzione.
Tieni anche le ricevute o gli estratti conto che documentano ogni singolo versamento effettuato nel 2025.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Posso dedurre l'assegno al coniuge se siamo separati di fatto ma non legalmente?
No. Per la deduzione è richiesta la separazione legale ed effettiva o il divorzio, con un provvedimento dell’autorità giudiziaria che fissi l’assegno. La separazione di fatto non è sufficiente.
Devo indicare il codice fiscale del coniuge nel 730?
Sì, è obbligatorio. Il codice fiscale del coniuge va nella colonna 1 del rigo E22. Senza di esso l’Agenzia delle Entrate non può verificare la coerenza tra ciò che tu deduci e ciò che il tuo ex dichiara come reddito assimilato.
L'assegno al coniuge è tassato in capo a chi lo riceve?
Sì: chi riceve l’assegno lo dichiara come reddito. Questo è il meccanismo simmetrico: chi paga deduce, chi riceve tassa. Per i figli vale il contrario: non è deducibile per chi paga e non è tassabile per chi riceve.
E se ho versato un assegno alimentare a un fratello per decreto del giudice?
È deducibile, a condizione che l’obbligo risulti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Va indicato nel rigo E26, codice ’21’. Senza provvedimento giudiziario, il pagamento volontario non è deducibile.
Un vitalizio che percepisco da un contratto privato è deducibile se lo trasferisco ad altri?
No. La deduzione riguarda solo ciò che tu paghi: le rendite e i vitalizi che corrisposti in esecuzione di un testamento o di una donazione modale. Se ricevi un vitalizio e lo giri a un’altra persona, la situazione è diversa e va valutata caso per caso.
Quanto posso dedurre complessivamente per assegni e rendite?
Non esiste un massimale specifico: si deduce l’importo effettivamente corrisposto, purché rientri nelle categorie previste (assegno al coniuge da provvedimento giudiziario, assegni alimentari ai familiari ex art. 433 c.c., rendite da testamento o donazione modale).
Sono reddito di lavoro dipendente: il valore delle azioni o delle stock option assegnate dal datore di lavoro concorre alla formazione del reddito, come qualsiasi altro compenso in natura.
La tassazione scatta all’esercizio o all’assegnazione: per le stock option il momento rilevante è quando eserciti il diritto (cioè compri le azioni); per le RSU (azioni assegnate gratuitamente) è quando le ricevi effettivamente.
La base imponibile è la differenza: si tassa il valore normale delle azioni al momento dell’esercizio/assegnazione, meno l’eventuale prezzo pagato dal dipendente.
Il datore di lavoro fa da sostituto: di norma l’azienda calcola e trattiene le ritenute IRPEF al momento dell’esercizio o dell’assegnazione e riporta tutto nella CU.
Redditi in natura nella CU: le somme e i valori di questo tipo sono certificate nei punti della Certificazione Unica relativi alle erogazioni in natura (quadro C, sezione VIII del 730).
Cosa sono stock option e RSU e perché si tassano come stipendio
Molte aziende, soprattutto quelle tecnologiche e multinazionali, offrono ai dipendenti azioni della società o il diritto di acquistarle a un prezzo prefissato. Questi strumenti si chiamano stock option (diritto di acquisto) o RSU, acronimo inglese per ‘restricted stock unit’, cioè azioni assegnate gratuitamente ma con vincoli di tempo. In italiano la legge li considera ‘somme e valori in genere percepiti in relazione al rapporto di lavoro dipendente’.
Il principio di base è semplice: se il tuo datore di lavoro ti dà qualcosa di valore, stai ricevendo un compenso. Che sia uno stipendio in euro o delle azioni, per il fisco fa lo stesso. La differenza rispetto allo stipendio è nel ‘quando’: la tassazione non avviene quando ti viene promessa l’azione, ma nel momento in cui la ricevi davvero o nel momento in cui eserciti il diritto di acquisto.
Nella dichiarazione dei redditi questi importi finiscono nel quadro C, perché sono considerati redditi di lavoro dipendente o assimilati. Di solito l’azienda calcola già le ritenute in busta paga e riporta tutto nella Certificazione Unica: il tuo compito principale è verificare che i dati siano corretti e riportarli nel 730.
Stock option e RSU: momento impositivo e base imponibile
Strumento
Quando scatta la tassazione
Base imponibile (valore tassato)
Stock option
Al momento dell'esercizio del diritto di acquisto
Valore normale delle azioni alla data di esercizio, meno il prezzo di esercizio pagato
RSU (azioni assegnate gratuitamente)
Al momento dell'assegnazione effettiva (vesting)
Valore normale delle azioni alla data di assegnazione
Azioni cedute a prezzo ridotto
Al momento della cessione o assegnazione agevolata
Differenza tra valore normale e prezzo pagato dal dipendente
Provento da successiva vendita delle azioni
Al momento della vendita
Eventuale plusvalenza: reddito diverso (quadro RT, non quadro C)
Esempio pratico
Tizio lavora in una societa tecnologica e nel 2025 riceve 100 RSU che maturano (fanno il cosiddetto ‘vesting’). Al giorno del vesting le azioni valgono 50 euro ciascuna. Il valore complessivo tassabile e 100 x 50 = 5.000 euro. L’azienda aggiunge questi 5.000 euro alla busta paga di Tizio, calcola le ritenute IRPEF sul totale e rilascia una CU che include gia l’importo. Nel 730, Tizio riporta semplicemente il reddito indicato al punto 1 della CU nel rigo C1. Se in seguito vende le azioni a 60 euro ciascuna, la plusvalenza di 10 euro per azione (1.000 euro totali) e un reddito diverso da indicare nel quadro RT, non nel quadro C.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro (contiene gia i valori tassati delle azioni)
Piano di stock option o RSU fornito dall’azienda (per verificare date di vesting e prezzi di esercizio)
Estratto conto del broker o della piattaforma azionaria, con il valore delle azioni alla data di esercizio/vesting
Eventuale documentazione per la tassazione della plusvalenza (quadro RT), se hai gia venduto le azioni
Buste paga dei mesi in cui e avvenuto l’esercizio o il vesting, per riscontro
Caso 1 – Dipendente con stock option esercitate nel 2025
Scenario. Caio ha stock option su azioni della sua azienda con prezzo di esercizio (strike price) di 10 euro per azione. Nel giugno 2025 esercita il diritto su 200 azioni, quando il valore di mercato e 35 euro per azione.
Come si applica. La base imponibile e (35 – 10) x 200 = 5.000 euro. L’azienda aggiunge 5.000 euro al cedolino di Caio di giugno, trattiene l’IRPEF e riporta tutto nella CU. Nel 730, Caio riporta il reddito totale della CU nel rigo C1, senza dover fare calcoli aggiuntivi. L’importo delle azioni e gia incluso nel totale certificato dall’azienda.
In pratica
Il prezzo di esercizio (strike price) abbassa la base imponibile: si tassa solo il guadagno effettivo.
L’azienda calcola e versa le ritenute: trovi tutto nella CU, non devi ricalcolare nulla.
Se vendi le azioni in seguito a un prezzo piu alto, la plusvalenza va nel quadro RT, non nel quadro C.
Caso 2 – Lavoratrice con RSU assegnate gratuitamente
Scenario. Sempronia lavora per una multinazionale che assegna ogni anno RSU ai dipendenti chiave. Nel 2025 maturano 50 RSU. Alla data di vesting il titolo quota 80 euro per azione.
Come si applica. Il valore tassabile e 50 x 80 = 4.000 euro, interamente imponibile perche non c’e nessun prezzo da pagare. L’azienda include 4.000 euro nel reddito di Sempronia, applica le ritenute e rilascia la CU con il totale. Sempronia compila il rigo C1 del 730 con l’importo della CU. Non deve fare nient’altro per il 2025, a meno che non abbia anche venduto alcune azioni: in quel caso la plusvalenza va nel quadro RT.
In pratica
Per le RSU non c’e prezzo di esercizio: si tassa l’intero valore delle azioni al momento del vesting.
Anche se non vendi subito le azioni, la tassazione come reddito di lavoro scatta gia al vesting.
Tieni il documento del broker con il valore al giorno del vesting: serve se in futuro vendi le azioni.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Le stock option si dichiarano sempre nel quadro C?
Si, nella parte in cui si tassa il cosiddetto ‘beneficio in natura’, ovvero il vantaggio economico ricevuto dal datore di lavoro. Questo importo va nel quadro C come reddito di lavoro dipendente. L’eventuale plusvalenza derivante dalla successiva vendita delle azioni e invece un reddito diverso e va nel quadro RT.
Se non ho ancora venduto le azioni, devo lo stesso dichiararle nel 730 dell'anno in cui le ho ricevute?
Si. La tassazione come reddito di lavoro scatta al momento del vesting (per le RSU) o dell’esercizio (per le stock option), indipendentemente da quando venderai le azioni. Il fatto di tenerle in portafoglio non sposta il momento impositivo.
Chi calcola l'imposta sulle stock option?
Di norma il datore di lavoro (che per legge e sostituto d’imposta) calcola la base imponibile, applica le ritenute IRPEF e riporta tutto nella Certificazione Unica. Il dipendente riporta semplicemente il dato della CU nel rigo C1 del 730.
Cosa succede se lavoro per un'azienda estera che non fa da sostituto d'imposta italiano?
Se il datore non e tenuto a fare le ritenute in Italia, devi dichiarare tu stesso il reddito. Dovrai includere il valore delle azioni/stock option nel quadro C e calcolare le imposte. In questo caso e consigliabile rivolgersi a un CAF o a un consulente fiscale.
La plusvalenza sulla vendita delle azioni si aggiunge al reddito di lavoro?
No. La plusvalenza (cioe il guadagno realizzato vendendo le azioni a un prezzo superiore al valore tassato al momento del vesting o dell’esercizio) e un reddito diverso soggetto a un’imposta sostitutiva del 26%, che si dichiara nel quadro RT del modello 730 o Redditi PF, non nel quadro C.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Nel processo contabile il funzionario addetto all'ufficio che emette l'ordine di pagamento delle spese è individuato secondo il regolamento concernente la disciplina dell'autonomia finanziaria della Corte dei conti.
Art. 140 D.Lgs. 209/2005 – Pluralità di danneggiati e supero del massimale
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Qualora vi siano più persone danneggiate nello stesso sinistro e il risarcimento dovuto dal responsabile superi le somme assicurate, i diritti delle persone danneggiate nei confronti dell'impresa di assicurazione sono proporzionalmente ridotti fino alla concorrenza delle somme assicurate.
2. L'impresa di assicurazione che, decorsi trenta giorni dall'incidente e ignorando l'esistenza di altre persone danneggiate, pur avendone ricercata l'identificazione con la normale diligenza, ha pagato ad alcuna di esse una somma superiore alla quota spettante, risponde verso le altre persone danneggiate nei limiti dell'eccedenza della somma assicurata rispetto alla somma versata.
3. Nel caso di cui al comma 2, le altre persone danneggiate, il cui credito rimanesse insoddisfatto, hanno diritto di ripetere, da chi abbia ricevuto il risarcimento dall'impresa di assicurazione, quanto sarebbe loro spettato in applicazione del comma 1.
4. Nei giudizi promossi fra l'impresa di assicurazione e le persone danneggiate sussiste litisconsorzio necessario, applicandosi l' articolo 102 del codice di procedura civile . L'impresa di assicurazione può effettuare il deposito di una somma, nei limiti del massimale, con effetto liberatorio nei confronti di tutte le persone aventi diritto al risarcimento, se il deposito è irrevocabile e vincolato a favore di tutti i danneggiati.
Limite di reddito per i figli fino a 24 anni: il figlio resta fiscalmente a carico se nel 2025 ha avuto un reddito complessivo uguale o inferiore a 4.000 euro, al lordo degli oneri deducibili.
Limite generale per gli altri familiari: per i familiari diversi dai figli fino a 24 anni il tetto e di 2.840,51 euro.
Eta ammessa: la detrazione per figli a carico spetta per i figli di eta pari o superiore a 21 anni e inferiore a 30 anni; per i figli con disabilita accertata ai sensi della legge 104/1992 non c’e limite di eta superiore.
Assegno Unico e sotto i 21 anni: dal 1 marzo 2022 le detrazioni per figli di eta inferiore a 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS.
Ripartizione tra genitori: la detrazione va divisa al 50% tra i due genitori, oppure per accordo al 100% al genitore con reddito piu elevato.
Codice fiscale obbligatorio: anche se il figlio non da diritto alla detrazione, il codice fiscale va sempre indicato nel prospetto familiari a carico.
Chi e il figlio fiscalmente a carico?
Quando parli di ‘figlio a carico’ in dichiarazione dei redditi, non si tratta solo di vivere insieme: conta soprattutto il reddito che il figlio ha guadagnato durante l’anno. Se tuo figlio studia all’universita, fa qualche lavoretto saltuario o riceve una borsa di studio, potresti comunque mantenerlo fiscalmente a carico e beneficiare di una detrazione sull’IRPEF.
Per i figli di eta non superiore a 24 anni il limite di reddito e piu alto: possono avere guadagnato fino a 4.000 euro lordi nel 2025 e restare comunque a tuo carico. Per tutti gli altri familiari, compreso il coniuge, il tetto e invece di 2.840,51 euro. Ricorda che in questo limite rientrano non solo i redditi da lavoro, ma anche alcune somme che non fanno parte del reddito complessivo, come i proventi da cedolare secca o i redditi da regime forfetario.
Dal 2022 le detrazioni IRPEF per i figli sotto i 21 anni sono state abolite e sostituite dall’Assegno Unico Universale, che si chiede direttamente all’INPS. Pertanto, nel modello 730/2026, le detrazioni per figli a carico riguardano solo i figli di eta compresa tra i 21 e i 29 anni (o i figli con disabilita di ogni eta). Devi comunque indicare nel prospetto familiari i dati di tutti i figli, anche quelli sotto i 21 anni, perche alcune agevolazioni dipendono da quella informazione.
Dal 2025 e confermata la stretta sull’eta massima: non spetta piu alcuna detrazione per i figli di 30 anni o piu senza disabilita. La detrazione e invece cumulabile con l’Assegno Unico per i figli con disabilita di eta pari o superiore a 21 anni.
Limiti di reddito e eta per i figli a carico nel 730/2026
Situazione del figlio
Limite di reddito (lordo)
Detrazione IRPEF spettante
Figlio sotto i 21 anni
4.000 euro
No (sostituita da Assegno Unico INPS)
Figlio dai 21 ai 29 anni
4.000 euro
Si (periodo: dal mese del 21 anno al mese prima del 30)
Figlio di 30 anni o piu senza disabilita
Non ammesso
No (abolita dal 2025)
Figlio con disabilita (legge 104) di 21 anni o piu
4.000 euro
Si, senza limite di eta superiore
Esempio pratico
Esempio: Tizio ha un figlio, Marco, di 23 anni che frequenta l’universita. Nel 2025 Marco ha svolto un tirocinio retribuito e guadagnato 3.200 euro lordi. Poiche 3.200 euro e inferiore al tetto di 4.000 euro, Marco resta fiscalmente a carico di Tizio per tutto il 2025. Tizio indica nel prospetto familiari a carico 12 mesi e la percentuale 100 (o 50 se c’e anche l’altro genitore). Se invece Marco avesse guadagnato 4.500 euro, non sarebbe piu a carico e Tizio perderebbe la detrazione.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro del figlio (se ha lavorato)
Documentazione del reddito del figlio: CU, ricevute collaborazioni, dichiarazione propria
Codice fiscale del figlio
Eventuale documentazione di disabilita ai sensi della legge 104/1992 (se applicabile)
Documentazione borsa di studio (per verificare se rientra nel reddito complessivo)
Caso 1: figlia universitaria con reddito da tirocinio
Scenario. Caio ha una figlia, Sara, di 22 anni, iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Nel 2025 Sara ha fatto un tirocinio curriculare retribuito da 2.800 euro e non ha altri redditi.
Come si applica. 2.800 euro e sotto la soglia di 4.000 euro prevista per i figli fino a 24 anni. Sara rimane fiscalmente a carico di Caio per tutto il 2025. Caio indica nel prospetto familiari 12 mesi a carico e, se il coniuge partecipa, il 50% di percentuale ciascuno.
In pratica
Verificare il totale dei redditi lordi del figlio, inclusi quelli da cedolare secca e regime forfetario.
Il tirocinio curriculare retribuito genera reddito: va conteggiato nel limite di 4.000 euro.
Anche se Sara ha meno di 21 anni in parte dell’anno, il requisito dell’eta e rispettato se sussiste anche solo per un giorno dell’anno.
Caso 2: figlio che compie 30 anni durante l'anno
Scenario. Sempronio ha un figlio, Luca, che compie 30 anni a luglio 2025. Luca studia ancora e ha guadagnato 1.500 euro in tutto l’anno.
Come si applica. La detrazione spetta solo per i mesi in cui il figlio aveva meno di 30 anni, cioe da gennaio a giugno 2025 (6 mesi). Da luglio in poi la detrazione non spetta piu perche Luca ha compiuto 30 anni (in assenza di disabilita). Sempronio compila la colonna relativa al numero di mesi con ‘6’ e l’apposita casella mesi ‘figli eta 21-30’ con ‘6’.
In pratica
La detrazione si calcola mese per mese: scatta dal mese del 21 compleanno e si interrompe il mese prima del 30 compleanno.
Il codice fiscale di Luca va indicato nel prospetto familiari a carico anche per i mesi senza detrazione.
Se Luca avesse una disabilita accertata ex legge 104, la detrazione continuerebbe senza limiti di eta.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Fino a 4.000 euro lordi l’anno per i figli con meno di 24 anni; fino a 2.840,51 euro per i figli dai 24 anni in su. Il reddito si calcola al lordo degli oneri deducibili e include anche alcune somme non nel reddito complessivo (cedolare secca, forfetario, ecc.).
Il figlio universitario che riceve una borsa di studio resta a carico?
Dipende dall’importo totale dei suoi redditi nell’anno. Le borse di studio possono essere esenti da IRPEF, ma alcune rientrano nel limite di reddito per la carica fiscale. Controllare la natura della borsa e verificare il totale complessivo.
Fino a che eta il figlio studente da diritto alla detrazione?
Dal mese del compimento dei 21 anni fino al mese precedente il compimento dei 30 anni. Per i figli con disabilita riconosciuta ai sensi della legge 104/1992, non c’e limite di eta superiore.
Cosa succede con l'Assegno Unico per i figli sotto i 21 anni?
Dal 1 marzo 2022 le detrazioni IRPEF per i figli minori di 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS su richiesta. Nel modello 730 non si indica piu la detrazione per questi figli, ma i loro dati vanno comunque inseriti nel prospetto familiari.
Come si divide la detrazione tra i due genitori?
Va divisa al 50% ciascuno. I genitori possono pero accordarsi per attribuirla per intero al genitore con reddito piu alto, cosi da non perderne una parte se l’altro ha un’imposta insufficiente.
Il figlio deve indicare nel suo 730 di essere a carico?
Si. Il figlio che e fiscalmente a carico barra la casella ‘Soggetto fiscalmente a carico di altri’ con il codice ‘2’ (se ha meno di 24 anni e reddito fino a 4.000 euro) o ‘1’ (per gli altri familiari a carico).
Art. 139 D.Lgs. 209/2005 – Danno non patrimoniale per lesioni di lieve entità
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. 1. Il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione di veicoli a motore e di natanti, è effettuato secondo i criteri e le misure seguenti: a) a titolo di danno biologico permanente, è liquidato per i postumi da lesioni pari o inferiori al 9 per cento un importo crescente in misura più che proporzionale in relazione a ogni punto percentuale di invalidità; tale importo è calcolato in base all'applicazione a ciascun punto percentuale di invalidità del relativo coefficiente secondo la correlazione stabilita dal comma 6. L'importo così determinato si riduce con il crescere dell'età del soggetto in ragione dello 0,5 per cento per ogni anno di età a partire dall'undicesimo anno di età. Il valore del primo punto è pari a 795,91 euro;(44) (50) (55) (65) (69) (73a) 78 b) a titolo di danno biologico temporaneo, è liquidato un importo di 39,37 euro per ogni giorno di inabilità assoluta; in caso di inabilità temporanea inferiore al 100 per cento, la liquidazione avviene in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.(44) (50) (55) (65) (69) (73a) 78
2. Ai fini di cui al comma 1, per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l'ausilio di strumentazioni, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.
3. Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati ovvero causi o abbia causato una sofferenza psico-fisica di particolare intensità, l'ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella di cui al comma 4, può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 20 per cento. L'ammontare complessivo del risarcimento riconosciuto ai sensi del presente articolo è esaustivo del risarcimento del danno non patrimoniale conseguente a lesioni fisiche.
4. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro della giustizia e con il Ministro dello sviluppo economico, si provvede alla predisposizione di una specifica tabella delle menomazioni dell'integrità psico-fisica comprese tra 1 e 9 punti di invalidità.
5. Gli importi indicati nel comma 1 sono aggiornati annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall'ISTAT.
6. Ai fini del calcolo dell'importo di cui al comma 1, lettera a), per un punto percentuale di invalidità pari a 1 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1, per un punto percentuale di invalidità pari a 2 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,1, per un punto percentuale di invalidità pari a 3 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,2, per un punto percentuale di invalidità pari a 4 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,3, per un punto percentuale di invalidità pari a 5 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,5, per un punto percentuale di invalidità pari a 6 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,7, per un punto percentuale di invalidità pari a 7 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,9, per un punto percentuale di invalidità pari a 8 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 2,1 e per un punto percentuale di invalidità pari a 9 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 2,3.
Rendita dimezzata: per gli immobili di interesse storico o artistico la rendita catastale va indicata nel quadro B nella misura ridotta del 50 per cento.
Canone locazione agevolato: se l’immobile vincolato è affittato, nella dichiarazione si riporta il 65% del canone annuo (codice 4 nella colonna 5 del quadro B).
Obbligo di dichiarazione: il vincolo non esenta dalla compilazione del quadro B; riduce solo la base su cui si calcola il reddito fondiario.
IMU e IRPEF: come per tutti i fabbricati non locati, se l’IMU è dovuta essa sostituisce l’IRPEF; il reddito resta comunque da indicare nel 730.
Riconoscimento del vincolo: serve il decreto di riconoscimento emesso ai sensi del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali).
Come si dichiara un immobile storico o artistico nel modello 730
Se possiedi una casa, un palazzo o qualsiasi altro fabbricato riconosciuto di interesse storico o artistico dallo Stato, le regole per la dichiarazione dei redditi cambiano rispetto a un immobile ordinario. Il punto di partenza è la rendita catastale, cioè il valore attribuito dal catasto all’immobile: per gli immobili vincolati questa rendita va dichiarata nella misura ridotta del 50 per cento.
In pratica, nella colonna 1 del quadro B (quella dove si indica la rendita catastale) non devi scrivere il valore intero che trovi nelle visure catastali, ma la metà. Sarà poi chi presta l’assistenza fiscale a rivalutarla del 5 per cento, come avviene per tutti i fabbricati, ma partendo già dalla cifra dimezzata.
Se invece l’immobile vincolato è concesso in affitto, entra in gioco un’ulteriore agevolazione sul canone. Il reddito imponibile non è il 95% del canone (come avviene normalmente con tassazione ordinaria), ma il 65%. Questo abbattimento riconosce i costi di manutenzione che questi immobili spesso richiedono per rispettare i vincoli imposti dal Ministero della Cultura.
Riepilogo delle regole per gli immobili di interesse storico o artistico
Situazione
Come si dichiara nel quadro B
Immobile non locato
Rendita catastale ridotta al 50% in colonna 1
Immobile locato (tassazione ordinaria)
65% del canone annuo in colonna 6 (codice 4 in colonna 5)
Immobile non locato soggetto a IMU
IMU sostituisce IRPEF; il reddito va comunque indicato nel quadro B
Rivalutazione della rendita
Il CAF o il professionista rivaluta del 5% il dato ridotto indicato dal contribuente
Esempio pratico
Tizio possiede un appartamento in un palazzo vincolato con rendita catastale di 1.200 euro. Nel quadro B indica 600 euro (cioè 1.200 diviso 2). Il CAF rivaluta questa cifra del 5%, ottenendo 630 euro come base imponibile. Se invece Tizio affitta l’appartamento a 10.000 euro l’anno, nel quadro B deve riportare 6.500 euro (il 65% di 10.000), indicando il codice 4 nella colonna 5.
Documenti necessari
Decreto ministeriale di riconoscimento dell’interesse storico o artistico (D.Lgs. n. 42/2004)
Visura catastale aggiornata con la rendita attribuita
Contratto di locazione (se l’immobile è affittato)
Certificazione Unica 2026 o documentazione del canone percepito
Immobile vincolato tenuto a disposizione
Scenario. Caio eredita un appartamento in un edificio storico vincolato e lo tiene vuoto, senza affittarlo.
Come si applica. Caio compila il quadro B indicando nella colonna 1 la rendita catastale dimezzata. Nella colonna 2 (utilizzo) inserisce il codice ‘2’ (immobile a disposizione). Poiché l’IMU è dovuta su questo immobile, essa sostituisce l’IRPEF: il reddito va comunque dichiarato, ma non produrrà ulteriore imposta sul reddito.
In pratica
Rendita catastale 800 euro → indica 400 euro nel quadro B.
L’IMU pagata al Comune copre l’imposta sui redditi: nessuna IRPEF aggiuntiva dovuta.
Il rigo del quadro B va comunque compilato anche se non si paga IRPEF.
Immobile vincolato concesso in affitto
Scenario. Sempronio affitta un palazzo storico vincolato a canone libero, ricavando 18.000 euro l’anno.
Come si applica. Sempronio indica nella colonna 5 il codice 4 (immobile storico in locazione) e nella colonna 6 il 65% del canone, cioè 11.700 euro. Sceglie la tassazione ordinaria IRPEF. Non può applicare la cedolare secca perché la norma sulla cedolare non prevede questa percentuale ridotta del 65%: le due agevolazioni non si sommano.
In pratica
Canone annuo 18.000 euro: in colonna 6 va indicato 11.700 (65% di 18.000).
L’abbattimento del 35% riconosce le spese di conservazione tipiche degli immobili vincolati.
La rendita catastale ridotta del 50% non va indicata separatamente per la parte locata.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Come faccio a sapere se il mio immobile è di interesse storico o artistico?
Lo stabilisce un decreto formale emesso dal Ministero della Cultura (o dalla Soprintendenza competente) ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004. Se hai ricevuto questo provvedimento, l’immobile è vincolato; in mancanza, si applicano le regole ordinarie.
Devo comunque compilare il quadro B se l'immobile storico è esente IMU?
Sì, devi sempre compilare il quadro B. L’esenzione IMU non elimina l’obbligo dichiarativo: cambia solo il trattamento fiscale. Se l’IMU non è dovuta, il reddito fondiario concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.
Posso applicare la cedolare secca su un immobile storico affittato?
La cedolare secca e la riduzione del 35% sul canone (codice 4) sono due regimi distinti. Per la cedolare secca il canone va indicato al 100%; la riduzione al 65% si applica solo in regime di tassazione ordinaria IRPEF.
La riduzione del 50% sulla rendita si applica anche alle pertinenze dell'immobile storico?
Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate indicano che la rendita ridotta al 50% riguarda l’immobile di interesse storico o artistico. Per le pertinenze iscritte con autonoma rendita catastale occorre valutare caso per caso il loro inserimento nel provvedimento di vincolo.
Ho acquistato un immobile vincolato a metà anno. Come calcolo la rendita da dichiarare?
Indichi la rendita ridotta del 50% nella colonna 1, e nella colonna 3 (periodo di possesso) riporti il numero di giorni effettivi di possesso nel 2025. Il CAF o il professionista calcolerà il reddito in proporzione.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Nel processo contabile di responsabilità e di conto le spese relative agli atti disposti dal magistrato sono anticipate dall'erario e sono riscosse, unitamente al credito principale, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 260 .
L’assegno divorzile è una delle questioni più delicate del divorzio. Per anni si è ritenuto che servisse a garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio; oggi non è più così. Le Sezioni Unite della Cassazione, con una pronuncia del 2018, hanno ridisegnato la sua funzione, rendendola assistenziale e al tempo stesso compensativa. Vediamo cosa significa in pratica e come il giudice arriva a stabilire se e quanto spetta.
Che cos’è e a cosa serve
L’assegno divorzile è la somma che un ex coniuge può essere tenuto a versare all’altro dopo lo scioglimento del matrimonio. È disciplinato dall’art. 5 della legge 898/1970. Diversamente dal mantenimento nella separazione, presuppone che il vincolo matrimoniale sia ormai sciolto: per questo i suoi criteri sono diversi e, in genere, meno generosi.
La svolta delle Sezioni Unite del 2018
Con la sentenza n. 18287 del 2018 le Sezioni Unite hanno superato sia il vecchio criterio del “tenore di vita” sia l’orientamento intermedio del 2017 incentrato solo sull’“indipendenza economica”. Hanno affermato che l’assegno ha natura assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa: serve cioè non solo a sostenere chi non ha mezzi adeguati, ma anche a compensare il coniuge che ha sacrificato aspettative professionali e reddituali per dedicarsi alla famiglia. La valutazione deve essere complessiva, non basata su un singolo parametro.
I criteri dell’art. 5
Il giudice valuta in particolare:
le condizioni economiche dei due ex coniugi;
il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e di quello dell’altro;
la durata del matrimonio;
le ragioni della decisione e l’età del richiedente;
le possibilità concrete di reperire un reddito adeguato, tenuto conto dell’età e del mercato del lavoro.
Solo dall’insieme di questi elementi emerge se vi è uno squilibrio da riequilibrare e in quale misura.
La differenza con il mantenimento nella separazione
È un punto cruciale e spesso frainteso. Nella separazione il vincolo coniugale esiste ancora: l’assegno di mantenimento del coniuge (art. 156 del codice civile) tende a conservare un tenore di vita analogo a quello matrimoniale. Nel divorzio, sciolto il vincolo, quel parametro non vale più e si guarda all’autosufficienza e al riequilibrio dei sacrifici. Per questo, passando dalla separazione al divorzio, l’importo può ridursi.
Un esempio concreto
Caia e Tizio sono stati sposati venticinque anni; Caia ha lasciato il lavoro per crescere i figli e gestire la casa, mentre Tizio ha fatto carriera. Al divorzio, Caia ha 55 anni e scarse possibilità di reinserimento. Qui l’assegno può essere riconosciuto in misura significativa, proprio per la sua funzione compensativa del contributo dato e dei sacrifici professionali. Se invece il matrimonio fosse durato pochi anni, senza figli e con due coniugi entrambi occupati, è probabile che nessun assegno venga riconosciuto.
Durata, revisione e cessazione
L’assegno divorzile è di regola periodico, ma può essere corrisposto in un’unica soluzione (capitalizzato) se le parti concordano e il tribunale lo ritiene equo: in tal caso non si potrà più chiedere nulla in futuro. L’importo è rivedibile se cambiano le condizioni economiche, e cessa se l’ex coniuge beneficiario passa a nuove nozze; secondo la giurisprudenza può venire meno anche in caso di stabile convivenza con un nuovo partner.
L’assegno divorzile garantisce il tenore di vita del matrimonio?
No. Dal 2018 le Sezioni Unite hanno superato il criterio del tenore di vita: l’assegno ha funzione assistenziale e compensativa, valutata sulla base di redditi, durata del matrimonio e contributo dato alla famiglia.
L’assegno divorzile spetta sempre?
No, non è automatico. Spetta solo se un ex coniuge non dispone di mezzi adeguati e non è in grado di procurarseli per ragioni oggettive, oppure per riequilibrare i sacrifici fatti per la famiglia.
Quando cessa l’assegno divorzile?
Cessa se il beneficiario contrae nuove nozze; secondo la giurisprudenza può venir meno anche in caso di stabile convivenza con un nuovo partner. È inoltre rivedibile al mutare delle condizioni economiche.
I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.
Art. 138 D.Lgs. 209/2005 – Danno non patrimoniale per lesioni di non lieve entità
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. 1. Al fine di garantire il diritto delle vittime dei sinistri a un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori, con due distinti decreti del Presidente della Repubblica, da adottare entro il 1° maggio 2022 , previa deliberazione del Consiglio dei ministri, il primo, di cui alla lettera a), su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della giustizia, e il secondo, di cui alla lettera b), su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della giustizia, sentito l'IVASS , si provvede alla predisposizione di specifiche tabelle uniche per tutto il territorio della Repubblica: a) delle menomazioni all'integrità psico-fisica comprese tra dieci e cento punti; b) del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità comprensivo dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso.
2. 2. Le tabelle uniche nazionali di cui al comma 1 sono redatte , tenuto conto dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo i seguenti principi e criteri: a) agli effetti delle tabelle , per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito; b) la tabella dei valori economici si fonda sul sistema a punto variabile in funzione dell'età e del grado di invalidità; c) il valore economico del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e l'incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato cresce in modo più che proporzionale rispetto all'aumento percentuale assegnato ai postumi; d) il valore economico del punto è funzione decrescente dell'età del soggetto, sulla base delle tavole di mortalità elaborate dall'ISTAT, al tasso di rivalutazione pari all'interesse legale; e) al fine di considerare la componente del danno morale da lesione all'integrità fisica, la quota corrispondente al danno biologico stabilita in applicazione dei criteri di cui alle lettere da a) a d) è incrementata in via percentuale e progressiva per punto, individuando la percentuale di aumento di tali valori per la personalizzazione complessiva della liquidazione; f) il danno biologico temporaneo inferiore al 100 per cento è determinato in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.
3. Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati, l'ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella unica nazionale di cui al comma 1, lettera b) , può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 30 per cento.
4. L'ammontare complessivo del risarcimento riconosciuto ai sensi del presente articolo è esaustivo del risarcimento del danno conseguente alle lesioni fisiche.
5. Gli importi stabiliti nella tabella unica nazionale di cui al comma 1, lettera b), sono aggiornati annualmente, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall'ISTAT. (43)
Chi puo ricevere la delega: un CAF-dipendenti oppure un professionista abilitato (consulente del lavoro, dottore commercialista, esperto contabile, ragioniere o perito commerciale, associazioni professionali, societa tra professionisti).
Cosa autorizza la delega: permette al CAF o al professionista di accedere al tuo modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate per tuo conto.
Modello 730-1 in busta chiusa: insieme alla delega devi consegnare anche il modello 730-1 (scheda per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF) in busta chiusa.
Visto di conformita: il CAF o il professionista verifica i dati e rilascia un visto di conformita, ossia una certificazione di correttezza della dichiarazione.
Scadenza: il 730 va presentato entro il 30 settembre; il CAF o il professionista ti consegna la copia elaborata entro precisi termini previsti dalla legge.
Responsabilita in caso di visto infedele: se il CAF o il professionista appone un visto non corretto, e tenuto a pagare il 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate.
Cosa significa delegare il 730 a un CAF o a un professionista
Presentare il 730 tramite un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o un professionista abilitato e la scelta piu comune per chi preferisce non compilare da solo la dichiarazione dei redditi. Non si tratta solo di una comodita: il CAF o il professionista verificano i dati, controllano i documenti e si assumono una precisa responsabilita sul risultato. Capire come funziona questa delega ti aiuta a portare i documenti giusti e a sapere cosa aspettarti.
La prima cosa da fare e consegnare una delega esplicita per l’accesso al tuo modello 730 precompilato. Senza questa autorizzazione, il CAF o il professionista non possono entrare nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate per visualizzare la tua dichiarazione. La delega e un documento formale che autorizza l’intermediario ad agire per tuo conto.
Insieme alla delega, devi consegnare anche il modello 730-1 in busta chiusa. Questo modello contiene le tue scelte per destinare l’otto, il cinque e il due per mille dell’IRPEF. Va consegnato integro anche se non esprimi alcuna scelta: in quel caso basta indicare il codice fiscale e i dati anagrafici. Se presenti una dichiarazione congiunta con il coniuge (o il partner di unione civile), ciascuno inserisce il proprio 730-1 in una busta separata.
Il CAF o il professionista ha l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello siano conformi ai documenti che gli hai esibito: spese detraibili, deduzioni, ritenute, rimborsi. Al termine rilascia il visto di conformita, che e una certificazione della correttezza dei dati. Questo visto tutela anche te: in caso di successivo controllo dell’Agenzia delle Entrate, la responsabilita ricade sull’intermediario se il visto era infedele, a meno che l’errore sia stato causato da documentazione falsa o scorretta da te fornita.
Termini per la consegna della dichiarazione elaborata al contribuente
Data di presentazione al CAF/professionista
Termine per ricevere la copia elaborata
Entro il 31 maggio
Entro il 15 giugno
Dal 1 al 20 giugno
Entro il 29 giugno
Dal 21 giugno al 15 luglio
Entro il 23 luglio
Dal 16 luglio al 31 agosto
Entro il 15 settembre
Dal 1 al 30 settembre
Entro il 30 settembre
Esempio pratico
Esempio: Caio si reca al CAF il 10 giugno e consegna la delega, il modello 730-1 in busta chiusa e i documenti (CU, scontrini spese sanitarie, fatture ristrutturazione). Il CAF accede alla sua precompilata, verifica i dati, aggiunge le spese non ancora presenti e gli consegna una copia della dichiarazione elaborata e il modello 730-3 entro il 29 giugno. Caio controlla il prospetto di liquidazione: se c’e un credito, lo ricevera in busta paga da luglio; se c’e un debito, verra trattenuto dalla retribuzione. I documenti originali rimangono a Caio, il CAF ne conserva una copia fino al 31 dicembre 2031.
Documenti necessari
Delega per l’accesso al 730 precompilato (modulo fornito dal CAF o dal professionista)
Modello 730-1 in busta chiusa (scelta 8, 5 e 2 per mille IRPEF)
Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico
Scontrini, ricevute, fatture e quietanze per le spese detraibili o deducibili sostenute nel 2025
Attestati di versamento F24 per eventuali acconti pagati autonomamente
Documentazione degli oneri gia riconosciuti dal sostituto (se presenti ulteriori spese da aggiungere)
Caso 1: contribuente che porta il 730 precompilato senza modifiche
Scenario. Tizio lavora come dipendente. La sua precompilata contiene gia tutti i dati: reddito, ritenute e spese sanitarie. Non ha nulla da aggiungere o correggere e decide di consegnarla al CAF senza modifiche.
Come si applica. In questo caso Tizio deve portare solo la delega e il modello 730-1. Non deve esibire la documentazione relativa agli oneri gia indicati nella precompilata dai soggetti terzi (farmacie, medici, ecc.), perche quei dati sono gia stati comunicati all’Agenzia delle Entrate. Deve pero portare i documenti che attestano le condizioni soggettive per eventuali agevolazioni (per esempio, la documentazione di un familiare a carico). Il CAF non effettua controlli formali sugli oneri gia presenti nella precompilata non modificata.
In pratica
Se non modifichi la precompilata, non devi esibire le ricevute delle spese sanitarie gia presenti.
Devi comunque esibire i documenti che attestano i requisiti soggettivi: codice fiscale familiari a carico, documentazione disabilita, ecc.
I documenti originali restano tuoi; il CAF ne conserva copia per eventuali controlli futuri.
Caso 2: contribuente che aggiunge spese non presenti nella precompilata
Scenario. Sempronio nota che nella sua precompilata mancano le spese per un corso universitario del figlio pagato direttamente da lui. Vuole aggiungerle tramite il professionista.
Come si applica. Aggiungere spese che incidono sull’imposta e una ‘modifica’. Sempronio deve portare al professionista tutta la documentazione relativa alle spese universitarie: ricevute di pagamento, fatture, attestati dell’universita. Il professionista verifica la conformita dei dati, aggiunge le spese nel modello, rilascia il visto di conformita e trasmette la dichiarazione. In caso di controllo successivo, l’Agenzia delle Entrate verifichera la documentazione presso il professionista, non direttamente da Sempronio.
In pratica
Ogni spesa aggiunta rispetto alla precompilata richiede documentazione da esibire al CAF o professionista.
Il visto di conformita e la garanzia che la dichiarazione e stata verificata: tutelati sia te sia il professionista.
Se il professionista appone un visto infedele (senza colpa tua), la sanzione del 30% ricade su di lui, non su di te.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Chi sono i professionisti abilitati a ricevere il 730?
Consulenti del lavoro, dottori commercialisti, esperti contabili, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali e societa tra professionisti. Oltre a questi, anche il proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) se ha comunicato entro il 15 gennaio di prestare assistenza fiscale.
Cosa contiene la delega per il CAF?
La delega autorizza il CAF o il professionista ad accedere al tuo modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Senza di essa non possono visualizzare ne modificare la tua dichiarazione.
Devo portare tutti i documenti al CAF anche se non modifico nulla?
Se non apporti modifiche che incidono sull’imposta, non devi esibire la documentazione degli oneri gia presenti nella precompilata. Devi pero portare i documenti che attestano le condizioni soggettive per le agevolazioni (familiari a carico, disabilita, ecc.).
Entro quando devo presentare il 730 al CAF?
Entro il 30 settembre. E consigliabile non aspettare l’ultimo momento: il CAF deve avere il tempo di elaborare la dichiarazione e consegnarti la copia entro i termini previsti.
Cosa succede se il CAF sbaglia nella mia dichiarazione?
Se il CAF appone un visto di conformita infedele (non indotto da una tua condotta scorretta), e tenuto a pagare il 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate. La sanzione, in alcuni casi, si riduce se il CAF trasmette una dichiarazione rettificativa.
Quanto tempo devo conservare i documenti fiscali?
I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno vanno conservati fino al 31 dicembre 2031, termine entro cui l’Agenzia delle Entrate puo richiederli. Non occorre conservare i documenti delle spese sanitarie gia presenti nella precompilata non modificata.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.
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