Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Pronunce Corte Costituzionale
  4. Prassi e linee guida
  5. Domande frequenti
  6. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 184 Cod. Amb. – classificazione

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

1. Ai fini dell’attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.

2. Sono rifiuti urbani i rifiuti di cui all’articolo 183, comma 1, lettera b-ter).

3. Sono rifiuti speciali: a) i rifiuti prodotti nell’ambito delle attività agricole, agro-industriali e della silvicoltura, ai sensi e per gli effetti dell’ articolo 2135 del codice civile , e della pesca; b) i rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis; c) i rifiuti prodotti nell’ambito delle lavorazioni industriali se diversi da quelli di cui al comma 2; d) i rifiuti prodotti nell’ambito delle lavorazioni artigianali se diversi da quelli di cui al comma 2;

e) i rifiuti prodotti nell’ambito delle attività commerciali se diversi da quelli di cui al comma 2; f) i rifiuti prodotti nell’ambito delle attività di servizio se diversi da quelli di cui al comma 2; g) i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue, nonché i rifiuti da abbattimento di fumi, dalle fosse settiche e dalle reti fognarie; h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie se diversi da quelli all’articolo 183, comma 1, lettera b-ter); i) i veicoli fuori uso.

4. Sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all’allegato I della parte quarta del presente decreto.

5. L’elenco dei rifiuti di cui all’allegato D alla parte quarta del presente decreto include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell’origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. Esso è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi. L’inclusione di una sostanza o di un oggetto nell’elenco non significa che esso sia un rifiuto in tutti i casi, ferma restando la definizione di cui all’articolo

183. La corretta attribuzione dei Codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti è effettuata dal produttore sulla base delle Linee guida redatte, entro il 31 dicembre 2020, dal Sistema nazionale per la protezione e la ricerca ambientale ed approvate con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare notifica immediatamente alla Commissione europea i casi di cui all’ articolo 7 della direttiva 2008/98/CE e fornisce alla stessa tutte le informazioni pertinenti.

5-bis. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro della salute, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinate, nel rispetto delle norme dell’Unione europea e del presente decreto legislativo, le speciali procedure per la gestione, lo stoccaggio, la custodia, nonché per l’autorizzazione e i nulla osta all’esercizio degli impianti per il trattamento dei rifiuti prodotti dai sistemi d’arma, dai mezzi, dai materiali e dalle infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare ed alla sicurezza nazionale, così come individuati con decreto del Ministro della difesa, compresi quelli per il trattamento e lo smaltimento delle acque reflue navali e oleose di sentina delle navi militari da guerra, delle navi militari ausiliarie e del naviglio dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza e del Corpo delle Capitanerie di porto –

Guardia costiera iscritti nel quadro e nei ruoli speciali del naviglio militare dello Stato. 5-bis.1. Presso ciascun poligono militare delle Forze armate è tenuto, sotto la responsabilità del comandante, il registro delle attività a fuoco. Nel registro sono annotati, immediatamente dopo la conclusione di ciascuna attività: a) l’arma o il sistema d’arma utilizzati; b) il munizionamento utilizzato; c) la data dello sparo e i luoghi di partenza e di arrivo dei proiettili. 5-bis.2. Il registro di cui al comma 5-bis.1 è conservato per almeno dieci anni dalla data dell’ultima annotazione.

Lo stesso è esibito agli organi di vigilanza e di controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, su richiesta degli stessi, per gli accertamenti di rispettiva competenza. 5-bis.3. Entro trenta giorni dal termine del periodo esercitativo, il direttore del poligono avvia le attività finalizzate al recupero dei residuati del munizionamento impiegato. Tali attività devono concludersi entro centottanta giorni al fine di assicurare i successivi adempimenti previsti dagli articoli 1 e seguenti del decreto del Ministro della difesa 22 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2010 .

5-ter. La declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non può essere ottenuta attraverso una diluizione o una miscelazione del rifiuto che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di sostanze pericolose sotto le soglie che definiscono il carattere pericoloso del rifiuto.

5-quater. L’obbligo di etichettatura dei rifiuti pericolosi di cui all’articolo 193 e l’obbligo di tenuta dei registri di cui all’art. 190 non si applicano alle frazioni separate di rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici fino a che siano accettate per la raccolta, lo smaltimento o il recupero da un ente o un’impresa che abbiano ottenuto l’autorizzazione o siano registrate in conformità agli articoli 208, 212, 214 e

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In sintesi

  • I rifiuti si classificano secondo l'origine in urbani e speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in pericolosi e non pericolosi.
  • Sono rifiuti urbani quelli di cui all'articolo 183, comma 1, lettera b-ter); il comma 3 elenca i rifiuti speciali (attività agricole, costruzione e demolizione, lavorazioni industriali e artigianali, attività commerciali e di servizio, sanitarie, veicoli fuori uso e altri).
  • Sono pericolosi i rifiuti che recano le caratteristiche dell'allegato I della parte quarta; l'elenco dell'allegato D è vincolante per stabilire quali rifiuti considerare pericolosi.
  • La corretta attribuzione dei codici e delle caratteristiche di pericolo spetta al produttore, sulla base di Linee guida approvate con decreto ministeriale.
  • La declassificazione da rifiuto pericoloso a non pericoloso non può essere ottenuta con diluizione o miscelazione che riduca le concentrazioni iniziali di sostanze pericolose sotto le soglie.
  • Sono previste regole speciali per i rifiuti della difesa e per i poligoni militari, con un registro delle attività a fuoco da conservare per almeno dieci anni dalla data dell'ultima annotazione.
Indice dei contenuti

Le due classificazioni: origine e pericolosità

L'articolo 184 stabilisce, ai fini dell'attuazione della parte quarta del decreto, due criteri di classificazione dei rifiuti. Il primo guarda all'origine e distingue i rifiuti urbani dai rifiuti speciali. Il secondo guarda alle caratteristiche di pericolosità e distingue i rifiuti pericolosi dai non pericolosi. Per i rifiuti urbani la norma rinvia alla definizione dell'articolo 183, comma 1, lettera b-ter).

Il comma 3 elenca i rifiuti speciali. Tra questi figurano i rifiuti prodotti nell'ambito delle attività agricole, agro-industriali, della silvicoltura e della pesca, quelli delle attività di costruzione e demolizione e quelli derivanti dalle attività di scavo, fermo restando l'articolo 184-bis. Seguono i rifiuti delle lavorazioni industriali e artigianali e delle attività commerciali e di servizio, «se diversi da quelli di cui al comma 2». L'elenco comprende anche i rifiuti delle attività di recupero e smaltimento, i fanghi della potabilizzazione e della depurazione, i rifiuti sanitari diversi da quelli dell'articolo 183, comma 1, lettera b-ter), e i veicoli fuori uso. Per esempio, i rifiuti prodotti dal laboratorio artigianale di Tizio rientrano tra i rifiuti speciali se diversi da quelli del comma 2.

Rifiuti pericolosi ed elenco dei rifiuti

Sono pericolosi i rifiuti che recano le caratteristiche dell'allegato I della parte quarta. L'elenco dell'allegato D include i rifiuti pericolosi ed «è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi». L'inclusione nell'elenco, però, non significa che una sostanza o un oggetto sia un rifiuto in tutti i casi: resta ferma la definizione dell'articolo 183. La corretta attribuzione dei codici e delle caratteristiche di pericolo è effettuata dal produttore sulla base delle Linee guida del Sistema nazionale per la protezione e la ricerca ambientale, approvate con decreto del Ministero dell'ambiente, sentita la Conferenza permanente Stato-Regioni. Il comma 5-ter vieta di ottenere la declassificazione da rifiuto pericoloso a non pericoloso con una diluizione o una miscelazione che porti le concentrazioni iniziali sotto le soglie di pericolosità.

Difesa, poligoni militari e rifiuti domestici

Il comma 5-bis affida a decreti del Ministro della difesa, di concerto con altri Ministri, le speciali procedure per i rifiuti dei sistemi d'arma e delle infrastrutture destinate alla difesa militare e alla sicurezza nazionale. Presso ciascun poligono militare è tenuto, sotto la responsabilità del comandante, il registro delle attività a fuoco, conservato «per almeno dieci anni dalla data dell'ultima annotazione». Entro trenta giorni «dal termine del periodo esercitativo» il direttore del poligono avvia il recupero dei residuati del munizionamento impiegato; tali attività devono concludersi entro centottanta giorni. Infine, per le frazioni separate di rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici non si applicano l'obbligo di etichettatura dell'articolo 193 e quello di tenuta dei registri dell'articolo 190, fino a che siano accettate per la raccolta, lo smaltimento o il recupero da un ente o un'impresa autorizzati o registrati in conformità agli articoli 208, 212, 214 e 216.

Pronunce della Corte Costituzionale

Corte Cost., sent. n. 86/2021

ILLEGITTIMITA COSTITUZIONALE

La disciplina dei rifiuti, ivi compresa la classificazione e le esclusioni dall'ambito applicativo del Codice, rientra nella tutela dell'ambiente: la Corte annulla la norma regionale sarda che ampliava le materie escluse dall'applicazione della disciplina statale sui rifiuti.

Prassi e linee guida

Linee guida SNPA

Delibera Consiglio SNPA n. 61/2019 - Linee Guida sulla classificazione dei rifiuti

Le Linee Guida SNPA, approvate con delibera 61/2019 e pubblicate da ISPRA, definiscono la procedura operativa per l'attribuzione del codice EER ai rifiuti e per la valutazione delle caratteristiche di pericolo HP1-HP15 secondo l'Allegato III della direttiva 2008/98/CE e la decisione 2000/532/CE.

Documento tecnico ISPRA

Classificazione dei rifiuti urbani derivanti da TMB - indicazioni di supporto al produttore (2020)

ISPRA fornisce indicazioni operative al produttore per la classificazione dei rifiuti urbani derivanti da trattamento meccanico-biologico (TMB), con particolare attenzione alla corretta attribuzione del codice EER 19.12.10 (CSS) o EER 19.12.12 e alla compilazione del registro di carico e scarico.

Pagina istituzionale MASE

Interpelli ambientali su Economia Circolare

Il MASE raccoglie le risposte agli interpelli ex art. 3-septies D.Lgs. 152/2006 in materia di rifiuti, classificazione EER, end of waste e sottoprodotti, costituendo fonte di orientamento per produttori, gestori e autorita di controllo.

Domande frequenti

Come si classificano i rifiuti secondo l'art. 184 del Codice dell'ambiente?

Secondo l'origine si classificano in rifiuti urbani e rifiuti speciali; secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.

Quali sono i rifiuti speciali?

Il comma 3 elenca, tra gli altri, i rifiuti delle attività agricole, agro-industriali, della silvicoltura e della pesca, di costruzione e demolizione e di scavo, delle lavorazioni industriali e artigianali e delle attività commerciali e di servizio se diversi da quelli del comma 2, i rifiuti del recupero e smaltimento, alcuni rifiuti sanitari e i veicoli fuori uso.

Chi attribuisce il codice e le caratteristiche di pericolo a un rifiuto?

Il produttore, sulla base delle Linee guida redatte dal Sistema nazionale per la protezione e la ricerca ambientale e approvate con decreto del Ministero dell'ambiente, sentita la Conferenza permanente Stato-Regioni.

Si può rendere non pericoloso un rifiuto diluendolo o miscelandolo?

No: secondo il comma 5-ter la declassificazione non può essere ottenuta con una diluizione o una miscelazione che riduca le concentrazioni iniziali di sostanze pericolose sotto le soglie che definiscono il carattere pericoloso del rifiuto.

Per quanto tempo si conserva il registro delle attività a fuoco dei poligoni militari?

Per almeno dieci anni dalla data dell'ultima annotazione; il registro è esibito agli organi di vigilanza e di controllo che ne fanno richiesta.

Ultimo aggiornamento redazionale: 21 maggio 2026
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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