Testo dell'articoloVigente
Art. 182 Cod. Amb. – smaltimento dei rifiuti
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. Lo smaltimento dei rifiuti è effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all’articolo
181. A tal fine, la predetta verifica concerne la disponibilità di tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché vi si possa accedere a condizioni ragionevoli.
2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero e prevedendo, ove possibile, la priorità per quei rifiuti non recuperabili generati nell’ambito di attività di riciclaggio o di recupero.
3. È vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l’opportunità tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano. 3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamità naturali per le quali è dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225
4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133 , la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisca un elevato livello di recupero energetico.
5. Le attività di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 , di attuazione della direttiva 1999/31/CE .
6. Lo smaltimento dei rifiuti in fognatura è disciplinato dall’articolo 107, comma
3. 6-bis. Le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all’articolo 185, comma 1, lettera f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione dei rifiuti.
Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata. I comuni e le altre amministrazioni competenti in materia ambientale hanno la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente comma all’aperto in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli e in tutti i casi in cui da tale attività possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10)
7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .
8. IL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N. 4 , COME MODIFICATO DAL D.L. 6 NOVEMBRE 2008, N. 172 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 30 DICEMBRE 2008, N. 210 HA CONFERMATO L’ABROGAZIONE DEL PRESENTE COMMA.
In sintesi
Indice dei contenuti
Lo smaltimento come fase residuale
Il comma 1 dice che lo smaltimento dei rifiuti è effettuato «in condizioni di sicurezza» e costituisce «la fase residuale della gestione dei rifiuti». Vi si ricorre solo «previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all'articolo 181». La verifica riguarda la disponibilità di tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l'applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nel pertinente comparto industriale, tenendo conto di costi e vantaggi. Non conta se queste tecniche siano applicate o prodotte in ambito nazionale, purché vi si possa accedere a condizioni ragionevoli.
Il comma 2 chiede che i rifiuti da avviare allo smaltimento finale siano il più possibile ridotti sia in massa che in volume, potenziando prevenzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero. Prevede inoltre, ove possibile, la priorità per i rifiuti non recuperabili generati nell'ambito di attività di riciclaggio o di recupero.
Il limite territoriale per i rifiuti urbani
Il comma 3 vieta di smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove sono prodotti. Fa salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunità tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano. Il comma 3-bis esclude il divieto per i rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento fuori regione, nel rispetto della normativa europea, per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamità naturali per le quali è dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
Il comma 4 stabilisce che, nel rispetto del d.lgs. 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisca un elevato livello di recupero energetico. Per la discarica il comma 5 rinvia al d.lgs. 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE. Per lo smaltimento in fognatura il comma 6 rinvia all'articolo 107, comma 3.
Residui vegetali e abbruciamento
Il comma 6-bis riguarda il raggruppamento e l'abbruciamento in piccoli cumuli dei materiali vegetali di cui all'articolo 185, comma 1, lettera f). Quando avvengono in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro e nel luogo di produzione, sono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione dei rifiuti. Esempio: Tizio raggruppa nel proprio fondo piccoli cumuli di residui vegetali entro quel limite giornaliero e li brucia per usarli come ammendanti. Se però la regione ha dichiarato il periodo di massimo rischio per gli incendi boschivi, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata.
I comuni e le altre amministrazioni competenti possono inoltre sospendere, differire o vietare la combustione all'aperto quando ricorrono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli o rischi per l'incolumità e la salute umana, con particolare riferimento ai livelli annuali delle polveri sottili (PM10). I commi 7 e 8 risultano abrogati.
Domande frequenti
Quando si può ricorrere allo smaltimento dei rifiuti?
Lo smaltimento è la fase residuale della gestione dei rifiuti: vi si ricorre previa verifica, da parte della competente autorità, dell'impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all'articolo 181.
Si possono smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in un'altra regione?
Il comma 3 lo vieta, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunità tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano. Il comma 3-bis prevede inoltre un'eccezione per le emergenze.
Cosa prevede l'eccezione del comma 3-bis?
Il divieto non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento fuori regione, nel rispetto della normativa europea, per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamità naturali per le quali è dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
Bruciare residui vegetali nel proprio terreno è gestione dei rifiuti?
Secondo il comma 6-bis, il raggruppamento e l'abbruciamento in piccoli cumuli dei materiali vegetali indicati, in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro ed effettuati nel luogo di produzione, sono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione dei rifiuti.
Quando è vietata la combustione dei residui vegetali?
Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni, è sempre vietata. I comuni e le altre amministrazioni competenti possono inoltre sospenderla, differirla o vietarla quando ricorrono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli o rischi per l'incolumità e la salute umana.