- Disciplina abrogazione di norme previgenti in materia di acque nella Parte Terza del codice
- Recepisce la direttiva 2000/60/CE (Water Framework Directive)
- Si raccorda con il modello del servizio idrico integrato
- Coinvolge ARERA, MASE, Regioni e ATO idrici
- Si coordina con la disciplina degli scarichi e dei rifiuti
Testo dell'articoloVigente
Art. 175 Cod. Amb. — abrogazione di norme
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto sono o restano abrogate le norme contrarie o incompatibili con il medesimo, ed in particolare: a) l’ articolo 42, comma terzo, del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , come modificato dall’ articolo 8 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275 ; b) la legge 10 maggio 1976, n. 319 ; c) la legge 8 ottobre 1976, n. 690 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 10 agosto 1976, n. 544 ; d) la legge 24 dicembre 1979, n. 650 ; e) la legge 5 marzo 1982, n. 62 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1981, n. 801 ; f) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1982, n. 515 ; g) la legge 25 luglio 1984, n. 381 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 1984, n. 176 ; h) gli articoli 5 , 6 e 7 della legge 24 gennaio 1986, n. 7 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 25 novembre 1985, n. 667 ; i) gli articoli 4 , 5 , 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236 ; l) la legge 18 maggio 1989, n. 183 ; m) gli articoli 4 e 5 della legge 5 aprile 1990, n. 71 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 1990, n. 16 ; n) l’ articolo 32 della legge 9 gennaio 1991, n. 9 ; o) il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 130 ; p) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 131 ; q) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 132 ; r) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 133 ; s) l’ articolo 12 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275 ; t) l’ articolo 2, comma 1, della legge 6 dicembre 1993, n. 502 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 1993, n. 408 ; u) la legge 5 gennaio 1994, n. 36 , ad esclusione dell’articolo 22, comma 6; v) l’ articolo 9-bis della legge 20 dicembre 1996, n. 642 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 552 ; z) la legge 17 maggio 1995, n. 172 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 1995, n. 79 ; aa) l’ articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 , convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267 ; bb) il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 , così come modificato dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258 ; cc) l’articolo 1-bis del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279 , convertito, con modificazioni, dalla legge 11 ottobre 2000, n. 365 .
Stesso numero, altri codici
- Art. 175 D.Lgs. 209/2005 — Assicurazione di assistenza
- Art. 175 D.Lgs. 42/2004 — Violazioni in materia di ricerche archeologiche
- Art. 175 Codice Civile: Cessazione del vincolo
- Articolo 175 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Art. 175 C.d.S.: Condizioni e limitazioni della circolazione sul
- Articolo 175 Codice di Procedura Civile: Direzione del procedimento
Commento
La disciplina di chiusura della Parte Terza del Codice dell'Ambiente regola i profili residuali in materia di acque: gestioni esistenti, personale, oneri concessori, disposizioni di attuazione e abrogazioni. La norma in esame si colloca in questo contesto sistematico e va letta in coordinamento con la disciplina generale del servizio idrico integrato e con la direttiva 2000/60/CE (Water Framework Directive).
Inquadramento nella Parte Terza del codice
La norma in tema di abrogazione di norme previgenti in materia di acque chiude la disciplina della Parte Terza del Codice dell'Ambiente in materia di tutela delle acque. abrogazioni espresse delle norme incompatibili con la nuova disciplina della Parte Terza. La Parte Terza recepisce la direttiva 2000/60/CE (Water Framework Directive), che impone agli Stati membri il raggiungimento del buono stato ecologico e chimico dei corpi idrici entro termini definiti, attraverso piani di gestione di distretto idrografico e programmi di misure.
Coordinamento con il servizio idrico integrato
La disciplina si raccorda con il modello del servizio idrico integrato, organizzato per ambiti territoriali ottimali (ATO) e gestito da soggetti individuati con procedure di affidamento conformi al diritto europeo dei servizi pubblici locali. In linea generale, la giurisprudenza amministrativa ha valorizzato la continuità del servizio e la tutela degli utenti come interesse primario, con conseguente cautela nell'adozione di provvedimenti interruttivi della gestione. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) esercita funzioni di regolazione tariffaria e di definizione degli standard di qualità del servizio.
Regime concessorio e canoni
Le utenze di acqua pubblica sono soggette a un regime concessorio con corresponsione di canoni periodici, secondo parametri stabiliti dalla legge e adeguati nel tempo. Il principio del recupero dei costi (art. 9 direttiva 2000/60/CE) impone che i canoni e le tariffe riflettano adeguatamente il costo della risorsa, includendo anche i costi ambientali e quelli per la risorsa. La giurisprudenza tributaria, in linea generale, ha riconosciuto natura di entrata pubblica ai canoni di derivazione, con applicazione delle regole sull'accertamento e sulla riscossione.
Profili transitori e di chiusura
Le disposizioni transitorie e finali della Parte Terza assicurano la continuità tra previgente disciplina (legge Galli e regolamentazione settoriale) e nuova disciplina del codice. In linea generale, si applica il principio tempus regit actum per i procedimenti già avviati, con applicazione della disciplina sopravvenuta ai nuovi procedimenti. Le abrogazioni espresse evitano sovrapposizioni normative e duplicazioni applicative.
Connessioni con altre discipline ambientali
La disciplina sulle acque si coordina con la Parte Seconda del codice (VAS, VIA, AIA per gli impianti ad elevato impatto sulla risorsa idrica), con la Parte Quarta (gestione dei rifiuti, anche liquidi, e disciplina degli scarichi industriali contenenti sostanze pericolose), con la disciplina dei siti contaminati (artt. 239 ss. del codice) e con la normativa eurounitaria di settore (direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, direttiva 2006/118/CE sulle acque sotterranee). Il MASE, con il supporto di ISPRA e ARPA, cura l'attuazione coordinata delle discipline.
Domande frequenti
Come si raccorda l'articolo 175 con la direttiva quadro sulle acque?
La disposizione attua nel diritto interno parte del quadro stabilito dalla direttiva 2000/60/CE, che impone obiettivi di buono stato ecologico e chimico dei corpi idrici, da raggiungere attraverso piani di gestione di distretto idrografico e programmi di misure.
Quale ruolo hanno ARERA e MASE in questo settore?
ARERA esercita la regolazione tariffaria e gli standard di qualità del servizio idrico integrato; il MASE cura l'indirizzo strategico, la pianificazione di livello nazionale e i rapporti con la Commissione UE. ISPRA fornisce il supporto tecnico.
Cosa accade ai procedimenti in essere al momento delle modifiche normative?
In linea generale si applica il principio tempus regit actum, con conservazione della disciplina previgente per gli atti già adottati e applicazione della disciplina sopravvenuta ai nuovi atti istruttori, salvo diversa previsione di legge.
Vedi anche