Testo dell'articoloVigente
Art. 2389 c.c. – Compensi degli amministratori
Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)
Salvo diversa disposizione dello statuto, i compensi sono stabiliti all’atto della nomina dall’organo per essa competente.
Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili o dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione.
La remunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello statuto è stabilita dal consiglio , sentito il parere dell’organo di controllo . Se lo statuto lo prevede, l’assemblea può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche.
In sintesi
Indice dei contenuti
Ratio
L'art. 2389 c.c. disciplina la remunerazione degli amministratori di società per azioni, perseguendo un equilibrio tra l'autonomia privata nella definizione del compenso e la tutela degli interessi della società e dei soci. La norma mira a garantire trasparenza nella determinazione dei compensi, prevenendo conflitti di interesse nella fase in cui i consiglieri potrebbero essere tentati di auto-attribuirsi retribuzioni eccessive. Il legislatore ha distinto tra la remunerazione degli amministratori ordinari, determinata all'atto della nomina da chi li ha eletti, e quella degli amministratori con deleghe speciali, per i quali interviene il CdA con il contrappeso del parere dell'organo di controllo.
Analisi
Il principio generale è che i compensi sono fissati all'atto della nomina dall'organo competente per la nomina stessa: nella maggior parte dei casi l'assemblea dei soci, che può stabilire un compenso fisso, variabile o misto. La norma ammette che il compenso sia costituito in tutto o in parte da partecipazioni agli utili (retribuzione variabile legata ai risultati aziendali) o da stock option, cioè dal diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione: strumenti che allineano gli interessi dell'amministratore a quelli degli azionisti. Per gli amministratori investiti di particolari cariche (amministratore delegato, presidente esecutivo, componenti del comitato esecutivo), la remunerazione è determinata dal CdA stesso, sentito il parere obbligatorio, ma non vincolante, dell'organo di controllo. Lo statuto può prevedere che l'assemblea determini un importo complessivo massimo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli con deleghe speciali: questa previsione consente all'assemblea di mantenere un controllo indiretto anche sulla remunerazione dei delegati.
Quando si applica
La norma si applica alle società per azioni e, per rinvio, alle società in accomandita per azioni. Trova applicazione sia in sede di prima nomina del CdA sia in caso di rinnovo o modifica successiva del compenso. Per le società quotate si aggiungono obblighi di trasparenza previsti dall'art. 123-ter TUF (relazione sulla politica di remunerazione) e dalla normativa Consob. Nelle società a partecipazione pubblica si applicano anche i limiti retributivi stabiliti dalla normativa di settore (d.lgs. 175/2016).
Connessioni
L'art. 2389 è collegato all'art. 2364 (competenza assembleare nella determinazione dei compensi), all'art. 2381 (deleghe agli amministratori), all'art. 2402 (compensi dei sindaci), all'art. 2433 (distribuzione degli utili). Per le società quotate rilevante è l'art. 123-ter TUF. Nelle operazioni con parti correlate, la remunerazione degli amministratori esecutivi rientra nell'ambito applicativo della procedura OPC ex art. 2391-bis c.c. e Regolamento Consob 17221/2010.
Casi pratici
Caso 1: Caso 1
L'assemblea di una SpA nomina Tizio amministratore unico e contestualmente gli attribuisce un compenso annuo di 80.000 euro, di cui 20.000 euro come quota variabile pari al 2% dell'utile netto. La clausola di partecipazione agli utili è esplicitamente prevista dall'art. 2389: il compenso variabile è legittimo e non richiede autorizzazioni aggiuntive, purché l'utile sia realmente conseguito prima della distribuzione.
Caso 2: Caso 2
Il CdA di una SpA deve determinare il compenso aggiuntivo di Caio, nominato amministratore delegato con deleghe operative. Il CdA delibera un emolumento aggiuntivo di 150.000 euro annui, ma senza richiedere il parere preventivo del collegio sindacale. Il collegio sindacale eccepisce la violazione dell'art. 2389: la deliberazione è viziata per omissione del parere obbligatorio. Il CdA deve ripetere la deliberazione acquisendo il parere dell'organo di controllo.
Caso 3: Caso 3
Lo statuto di una SpA prevede che l'assemblea fissi un «tetto» complessivo di 500.000 euro per la remunerazione di tutti gli amministratori. Il CdA, nell'esercizio della propria competenza, distribuisce tale importo tra i vari consiglieri con deleghe. Sempronio, azionista, contesta che il CdA abbia superato il tetto per la quota destinata all'AD. Il rispetto del limite assembleare è inderogabile: gli eventuali compensi eccedenti il tetto approvato dall'assemblea sono privi di base legale.
Domande frequenti
Chi determina il compenso degli amministratori di una SpA?
Di regola, il compenso è stabilito all'atto della nomina dall'organo che ha proceduto alla nomina, solitamente l'assemblea dei soci. Lo statuto può prevedere una diversa procedura.
Il compenso di un amministratore delegato può essere fissato dal CdA senza passare per l'assemblea?
Sì. Il CdA determina autonomamente la remunerazione aggiuntiva degli amministratori con deleghe speciali, ma deve preventivamente acquisire il parere dell'organo di controllo (collegio sindacale o consiglio di sorveglianza).
Cosa sono le stock option per gli amministratori?
Sono il diritto di sottoscrivere a un prezzo predeterminato azioni di futura emissione della società. Rappresentano una forma di retribuzione variabile che lega gli interessi dell'amministratore all'andamento azionario dell'impresa.
L'assemblea può limitare il compenso degli amministratori delegati?
Sì, se lo statuto lo prevede. In tal caso l'assemblea può deliberare un importo complessivo massimo per la remunerazione di tutti gli amministratori, vincolando indirettamente anche i compensi dei delegati.
Ci sono limiti ai compensi degli amministratori nelle società pubbliche?
Sì. Per le società a partecipazione pubblica il d.lgs. 175/2016 introduce specifici tetti retributivi. Per le quotate, l'art. 123-ter TUF impone obblighi di trasparenza e la relazione annuale sulla politica di remunerazione.