Indice
- I commi 4-14 disciplinano il Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) come atto programmatico di indirizzo per tutte le pubbliche amministrazioni.
- Il PNA fissa obiettivi strategici triennali e individua le aree a maggior rischio di corruzione.
- Ogni amministrazione adotta il proprio Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) in conformità al PNA.
- Viene introdotta la figura del Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPC), spesso coincidente con il Responsabile della Trasparenza.
- Sono previste sanzioni in caso di mancata adozione delle misure preventive o di inadempimento degli obblighi formativi.
Testo dell'articoloVigente
Art. 1 (cc. 4–14) L. 190/2012 — Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) e responsabili
L. 6 novembre 2012, n. 190 — testo aggiornato (sotto-sezione tematica per facilitare la lettura)
4. La denuncia è sottratta all’accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e successive modificazioni».
5. Ciascuna pubblica amministrazione definisce, con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio organismo indipendente di valutazione, un proprio codice di comportamento che integra e specifica il codice di comportamento di cui al comma
6. Sull’applicazione dei codici di cui al presente articolo vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici di disciplina.
7. Le pubbliche amministrazioni verificano annualmente lo stato di applicazione dei codici e organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi».
8. L’organo di indirizzo definisce gli obiettivi strategici in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, che costituiscono contenuto necessario dei documenti di programmazione strategico-gestionale e del Piano triennale per la prevenzione della corruzione. L’organo di indirizzo adotta il Piano triennale per la prevenzione della corruzione su proposta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza entro il 31 gennaio di ogni anno e ne cura la trasmissione all’Autorità nazionale anticorruzione. Negli enti locali il piano è approvato dalla giunta. L’attività di elaborazione del piano non può essere affidata a soggetti estranei all’amministrazione. Il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, entro lo stesso termine, definisce procedure appropriate per selezionare e formare, ai sensi del comma 10, i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione. Le attività a rischio di corruzione devono essere svolte, ove possibile, dal personale di cui al comma
9. Il piano di cui al comma 5 risponde alle seguenti esigenze: a) individuare le attività, tra le quali quelle di cui al comma 16, anche ulteriori rispetto a quelle indicate nel Piano nazionale anticorruzione, nell’ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione, e le relative misure di contrasto, anche raccogliendo le proposte dei dirigenti, elaborate nell’esercizio delle competenze previste dall’ articolo 16, comma 1, lettera a-bis), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 ; b) prevedere, per le attività individuate ai sensi della lettera a), meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonei a prevenire il rischio di corruzione; c) prevedere, con particolare riguardo alle attività individuate ai sensi della lettera a), obblighi di informazione nei confronti del responsabile, individuato ai sensi del comma 7, chiamato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del piano; d) definire le modalità di monitoraggio del rispetto dei termini, previsti dalla legge o dai regolamenti, per la conclusione dei procedimenti; e) definire le modalità di monitoraggio dei rapporti tra l’amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendenti dell’amministrazione; f) individuare specifici obblighi di trasparenza ulteriori rispetto a quelli previsti da disposizioni di legge.
10. Il responsabile individuato ai sensi del comma 7 provvede anche: a) alla verifica dell’efficace attuazione del piano e della sua idoneità, nonché a proporre la modifica dello stesso quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività dell’amministrazione; b) alla verifica, d’intesa con il dirigente competente, dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione; c) ad individuare il personale da inserire nei programmi di formazione di cui al comma
11. 11. La Scuola superiore della pubblica amministrazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e utilizzando le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, predispone percorsi, anche specifici e settoriali, di formazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni statali sui temi dell’etica e della legalità. Con cadenza periodica e d’intesa con le amministrazioni, provvede alla formazione dei dipendenti pubblici chiamati ad operare nei settori in cui è più elevato, sulla base dei piani adottati dalle singole amministrazioni, il rischio che siano commessi reati di corruzione.
12. In caso di commissione, all’interno dell’amministrazione, di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, il responsabile individuato ai sensi del comma 7 del presente articolo risponde ai sensi dell’ articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 , e successive modificazioni, nonché sul piano disciplinare, oltre che per il danno erariale e all’immagine della pubblica amministrazione, salvo che provi tutte le seguenti circostanze: a) di avere predisposto, prima della commissione del fatto, il piano di cui al comma 5 e di aver osservato le prescrizioni di cui ai commi 9 e 10 del presente articolo; b) di aver vigilato sul funzionamento e sull’osservanza del piano.
13. La sanzione disciplinare a carico del responsabile individuato ai sensi del comma 7 non può essere inferiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di un mese ad un massimo di sei mesi.
14. In caso di ripetute violazioni delle misure di prevenzione previste dal Piano, il responsabile individuato ai sensi del comma 7 del presente articolo risponde ai sensi dell’ articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , e successive modificazioni, nonché, per omesso controllo, sul piano disciplinare, salvo che provi di avere comunicato agli uffici le misure da adottare e le relative modalità e di avere vigilato sull’osservanza del Piano. La violazione, da parte dei dipendenti dell’amministrazione, delle misure di prevenzione previste dal Piano costituisce illecito disciplinare. Entro il 15 dicembre di ogni anno, il dirigente individuato ai sensi del comma 7 del presente articolo trasmette all’organismo indipendente di valutazione e all’organo di indirizzo dell’amministrazione una relazione recante i risultati dell’attività svolta e la pubblica nel sito web dell’amministrazione. Nei casi in cui l’organo di indirizzo lo richieda o qualora il dirigente responsabile lo ritenga opportuno, quest’ultimo riferisce sull’attività.
Commento
I commi 4-14 dell'art. 1 L. 190/2012 costituiscono il cuore operativo del sistema preventivo: dalla teoria (i commi 1-3 istituivano l'ANAC) si passa qui agli strumenti concreti — PNA, PTPC, RPC, formazione, rotazione. È in questi commi che si gioca l'effettività della prevenzione amministrativa.
Il PNA come atto di indirizzo triennale
Il comma 4 attribuisce all'ANAC il compito di adottare il Piano Nazionale Anticorruzione triennale (originariamente biennale, poi aggiornato annualmente). Il PNA non è un atto regolamentare in senso tecnico, ma un atto di indirizzo a contenuto programmatico, vincolante per gli enti destinatari sotto il profilo dell'obbligo di adozione del proprio piano locale.
Il PTPC delle amministrazioni
I commi 5-9 disciplinano il PTPC: ogni amministrazione lo adotta entro il 31 gennaio di ogni anno, lo trasmette all'ANAC e lo pubblica nel sito istituzionale (sezione "Amministrazione Trasparente"). Il PTPC deve mappare i processi a rischio, valutare la probabilità e l'impatto degli eventi corruttivi, definire misure organizzative (rotazione, segregazione di funzioni, codici di comportamento).
Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPC)
Il comma 7 disegna la figura del RPC: nominato dall'organo di indirizzo politico tra i dirigenti di ruolo di prima fascia (o equivalenti), è responsabile della proposta e dell'attuazione del PTPC. Negli enti minori coincide spesso con il Responsabile della Trasparenza (RT). La legge prevede una sua autonomia funzionale rispetto alla struttura controllata.
Sanzioni e responsabilità del RPC
I commi 12-14 introducono profili di responsabilità: il RPC risponde sotto il profilo dirigenziale, disciplinare e per danno erariale in caso di commissione di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato all'interno dell'amministrazione, salvo che dimostri di aver predisposto le misure preventive e vigilato sulla loro osservanza. Si tratta di una responsabilità "da posizione" temperata dalla diligenza.
Formazione e rotazione del personale
Il comma 8 prevede un'attività formativa obbligatoria per i dipendenti destinati a operare in aree a rischio. Il comma 9 introduce la rotazione del personale negli uffici esposti, una misura organizzativa fra le più discusse perché incide sulla continuità amministrativa e va bilanciata con esigenze di efficienza.
Prassi e linee guida
Delibera ANAC · PNA 2022
n. 7 del 17 gennaio 2023
Il PNA 2022 disciplina i contenuti obbligatori del PTPCT/PIAO e individua il ruolo del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) come figura centrale della programmazione e del monitoraggio delle misure anticorruttive.
Leggi il documento su www.anticorruzione.itDelibera ANAC · n. 605 del 19 dicembre 2023
ANAC
Aggiornamento 2023 del PNA 2022 dedicato al settore dei contratti pubblici: integra le indicazioni del PNA con misure specifiche per RPCT e dirigenti delle stazioni appaltanti alla luce del d.lgs. 36/2023.
Leggi il documento su www.anticorruzione.itDomande frequenti
Chi nomina il RPC?
Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione è nominato dall'organo di indirizzo politico dell'amministrazione (es. Sindaco per il Comune, Consiglio di Amministrazione per gli enti pubblici) tra i dirigenti di ruolo di prima fascia o equiparati. Negli enti privi di tale figura, la designazione ricade sul Segretario Generale o sul dirigente apicale, garantendo comunque autonomia funzionale.
Cosa succede se il PTPC non viene adottato?
L'omessa adozione costituisce illecito disciplinare per il RPC e per l'organo di indirizzo politico, espone l'ente a poteri sostitutivi dell'ANAC ex art. 19 D.L. 90/2014, e configura responsabilità dirigenziale e per danno all'immagine. L'ANAC può anche applicare sanzioni amministrative pecuniarie.
La rotazione del personale è obbligatoria?
La rotazione del personale prevista dall'art. 1 comma 9 è una misura organizzativa obbligatoria per gli uffici a maggior rischio corruzione, ma il PNA ne ammette modulazione e ammette misure equivalenti (segregazione di funzioni, doppia firma) quando la rotazione comprometterebbe la continuità amministrativa o non sia praticabile per assenza di figure professionali alternative.
Vedi anche