Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 391-quinquies c.p.p. – Potere di segretazione del pubblico ministero

In vigore dal 24 ottobre 1989 (D.P.R. 447/1988)

1. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine, il pubblico ministero può, con decreto motivato, vietare alle persone sentite di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine di cui hanno conoscenza. Il divieto non può avere una durata superiore a due mesi.

2. Il pubblico ministero, nel comunicare il divieto di cui al comma 1 alle persone che hanno rilasciato le dichiarazioni, le avverte delle responsabilità penali conseguenti all’indebita rivelazione delle notizie.

In sintesi

  • Il PM può disporre un divieto di comunicazione (segretazione) quando sussistono esigenze investigative specifiche
  • Il divieto deve essere motivato e non può durare più di due mesi
  • Va notificato ai testimoni sentiti con avvertimenti sulle responsabilità penali per violazione
  • È una misura cautelare dell'indagine, non una sentenza o ordinanza definitiva
  • Scade automaticamente dopo due mesi o al termine dell'indagine
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Il pubblico ministero può vietare con decreto motivato alle persone sentite di comunicare i fatti dell'indagine per una durata massima di due mesi.

Ratio

L'articolo 391-quinquies attribuisce al PM il potere di limitare temporaneamente la comunicabilità dei fatti dell'indagine, quando sussistono esigenze operative (compromettimento di indagini successive, protezione di fonti, cooperazione internazionale). È una misura transitoria che cessa al termine dell'indagine.

La norma riequilibra il diritto all'informazione dell'indagato e la necessità di riservatezza investigativa: il testimone non può rivelare a terzi ciò che ha narrato, proteggendo così l'indagine da inquinamento probatorio.

Analisi

Comma 1 consente al PM, con decreto motivato, di vietare la comunicazione di fatti e circostanze appresi durante l'indagine. L'esigenza deve essere specifica (non generica: «per motivi di indagine»). La durata è perentoriamente limitata a due mesi: scaduto questo termine, il divieto cessa e il testimone è libero di parlare.

Comma 2 obbliga il PM a comunicare il decreto al testimone avvertendolo delle responsabilità penali (art. 349 c.p.: rivelazione di segreto d'ufficio; in alcuni casi anche corruzione o falso). Il testimone deve sottoscrivere ricevuta di notificazione.

Quando si applica

Tizio è sentito dal PM come testimone in un'indagine per corruzione che coinvolge pubblici ufficiali ancora in servizio. Il PM emette decreto di segretazione con motivazione «esigenza di completamento indagini e protezione da possibili intimidazioni di testimoni». Tizio non può parlare del contenuto della sua dichiarazione per due mesi. Scaduti i due mesi, automaticamente il divieto cessa.

Caio denuncia un furto e riceve comunicazione dal PM che gli testimoni non possono ancora rivelare i dettagli dell'indagine perché il PM sta ancora acquisendo elementi probatori. Questa restrizione è temporanea.

Connessioni

Collega alla fase preliminare (artt. 350 ss.), al segreto investigativo (art. 329 c.p.p. - PM che non comunica), alla protezione di testimoni (art. 391-bis per incompatibilità), al fascicolo PM (art. 431). Rinvia a art. 349 c.p. (reati di rivelazione segreti ufficio). Rilevante per procedimenti su criminalità organizzata, corruzione, traffico.

Casi pratici

Caso 1: Caso 1

Sempronio è testimone in un'indagine per mafia: ha visto persone sospette in un luogo. Il PM lo sente e emette decreto di segretazione motivato «protezione testimone da eventuali ritorsioni e completamento acquisizione elementi su organizzazione criminale». Sempronio non può dire a nessuno (neanche familiari) i dettagli della sua dichiarazione per due mesi. Se viola il divieto, rischia una denuncia per rivelazione di segreto. Dopo due mesi, automaticamente il divieto decade e Sempronio è libero di parlare.

Caso 2: Caso 2

Mevio scopre irregolarità nella gestione di fondi associativi e lo comunica al PM. Il PM lo sente e emette decreto di segretazione per 30 giorni (termine inferiore a due mesi) perché sta ancora acquisendo documenti contabili da altre associazioni correlate e teme inquinamento probatorio. Mevio non può rivelare a colleghi o famigliari i fatti narrati. Scaduto il termine, il divieto cessa per scadenza decorrenziale, non per atto esplicito di revoca.

Domande frequenti

Per quanto tempo il PM può vietarmi di parlare di un'indagine in cui sono testimone?

Massimo due mesi. Il PM emette un decreto motivato che specifica le esigenze investigative. Scaduti i due mesi, il divieto cessa automaticamente anche senza atto esplicito di revoca. Se il PM ha motivo di estendere la segretazione, deve emettere un nuovo decreto (secondo ciclo di massimo due mesi).

Posso parlare con il mio avvocato di un'indagine sotto segretazione?

Sì, l'avvocato che ti assiste è legato da segreto professionale e non è vincolato dal divieto del PM. Puoi confidargli tutto. Il divieto riguarda comunicazioni a terzi estranei al procedimento (amici, familiari, colleghi).

Cosa accade se viola il divieto di comunicazione dell'indagine?

Commetti il reato di rivelazione di segreto d'ufficio (art. 349 c.p.) se eri consapevole di parlare di una comunicazione sottoposta a segretazione. Le responsabilità penali dipendono anche da chi sei: pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio, o semplice cittadino. Il PM ti avrà avvertito per iscritto al momento della notificazione del decreto.

Chi può impormi il divieto di comunicazione?

Solo il pubblico ministero (PM) tramite decreto motivato. Non il giudice, non la polizia. Il PM deve specificare l'esigenza investigativa concreta (non generica).

Posso impugnare un decreto di segretazione che ritengo ingiusto?

Non esiste un vero ricorso giurisdizionale contro il decreto di segretazione, perché è una misura cautelativa dell'indagine e non una decisione del giudice. Puoi tuttavia presentare istanza al PM perché revochi il decreto, dimostrando che l'esigenza investigativa è cessata. Se il PM rifiuta, rimane il rimedio della denuncia per abuso d'autorità, ma è estremo.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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