Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 221 bis Cod. Amb. – Sistemi autonomi

    Art. 221 Bis Cod. Amb. – Sistemi autonomi

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I produttori che non intendono aderire al Consorzio nazionale imballaggi e ad uno dei consorzi di cui all’articolo 223, presentano al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un’istanza di riconoscimento per la costituzione di un sistema autonomo in forma individuale ovvero collettiva, avente personalità giuridica di diritto privato senza scopo di lucro, retto da uno statuto, conforme ai principi del presente decreto, nonché allo “statuto tipo” di cui all’articolo 223, comma

    2. 2. L’istanza, corredata di un progetto, è presentata entro novanta giorni dall’assunzione della qualifica di produttore ai sensi dell’articolo 218, comma 1, lettera r), ovvero prima del recesso da uno dei sistemi collettivi già esistenti. Il recesso è, in ogni caso, efficace solo dal momento in cui il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare emette il provvedimento di dichiarazione di idoneità del progetto e ne dà comunicazione ai suddetti sistemi collettivi dell’articolo

    223. 3. Il progetto può riguardare imballaggi relativi a una o più filiere ed è redatto secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità e contiene: a) un piano di raccolta che prevede una rete articolata sull’intero territorio nazionale; b) un piano industriale comprensivo di progetto di fattibilità tecnica ed economica, volto a garantire l’effettivo funzionamento in grado di conseguire gli obiettivi di recupero e di riciclaggio fissati dalle norme europee o dalle norme di settore nazionali. Lo statuto deve essere conforme ai principi di cui alle disposizioni del presente titolo. I proponenti determinano il contributo ambientale secondo le modalità di cui all’articolo

    237. Nel progetto sono altresì individuate modalità di gestione idonee a garantire che i commercianti, i distributori, gli utenti finali e i consumatori, siano informati sulle modalità di funzionamento del sistema adottato e sui metodi di raccolta, nonché sul contributo applicato e su ogni altro aspetto per loro rilevante.

    4. Il proponente può richiedere, in qualunque momento, una fase di confronto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare al fine di definire la portata delle informazioni e il relativo livello di dettaglio della documentazione di cui al comma

    3. 5. Sulla base della documentazione trasmessa dal proponente, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro sessanta giorni dalla presentazione della istanza, verificato che il progetto contenga tutti gli elementi di cui al precedente comma 3, con un livello di dettaglio tale da consentire l’avvio della successiva istruttoria, comunica al proponente l’avvio del procedimento di riconoscimento, ovvero, qualora gli elaborati progettuali non presentano un livello di dettaglio adeguato, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare comunica al proponente il provvedimento motivato di diniego, dichiarando la non idoneità del progetto.

    6. Acquisiti i necessari elementi di valutazione forniti dall’ISPRA e la fidejussione prevista al comma 11, entro centoventi giorni dall’avvio del procedimento, conclusa l’istruttoria amministrativa attestante l’idoneità del progetto, con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è riconosciuto il sistema di gestione.

    7. A seguito del provvedimento di riconoscimento di idoneità del progetto, viene effettuata apposita attività di monitoraggio a cura del Ministero con il supporto dell’Ispra, anche attraverso un congruo numero di controlli in loco, per la durata indicata nel provvedimento stesso, volta a verificare l’effettivo funzionamento del sistema, e la conformità alle eventuali prescrizioni dettate. All’esito del monitoraggio effettuato, viene adottato provvedimento di conferma del riconoscimento, ovvero provvedimento motivato di diniego che attesta il mancato funzionamento del sistema.

    7-bis. I produttori che hanno ottenuto il riconoscimento del sistema ai sensi del comma 6, sono tenuti a presentare annualmente al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e al CONAI la documentazione di cui all’articolo 237, comma

    6. Il programma pluriennale di prevenzione della produzione di rifiuti di imballaggio e il piano specifico di prevenzione e gestione relativo all’anno solare successivo, sono inseriti nel programma generale di prevenzione e di gestione di cui all’articolo

    225. 8. L’obbligo di corrispondere il contributo ambientale ad uno dei sistemi collettivi già esistenti, è sospeso a seguito dell’intervenuta dichiarazione di idoneità del progetto e sino al provvedimento definitivo di cui al comma

    7. La sospensione è comunicata al sistema collettivo di provenienza.

    9. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può revocare il riconoscimento nei casi in cui: a) il sistema adottato non operi secondo i criteri di efficienza, efficacia ed economicità; b) i risultati ottenuti siano insufficienti per conseguire gli obiettivi di riciclaggio ove previsti; c) il sistema adottato non adempia agli obblighi di gestione; d) siano stati violati gli obblighi previsti dall’articolo 237, comma

    6. 10. A seguito della comunicazione di non idoneità del progetto di cui al comma 5, di mancato riconoscimento del sistema ai sensi del comma 7, ovvero di revoca del riconoscimento di cui al comma 9, i produttori hanno l’obbligo di partecipare ad uno dei sistemi collettivi già esistenti. Ove, entro novanta giorni dal ricevimento della comunicazione, i produttori non provvedono ad aderire ai sistemi collettivi già esistenti e a versare le somme a essi dovute a decorrere dalla data della stessa comunicazione, si applicano le sanzioni previste al Titolo VI.

    11. I proponenti, al fine di garantire la continuità della raccolta, nelle more del provvedimento definitivo di cui al comma 7, sono tenuti alla presentazione di una fideiussione bancaria a prima richiesta in favore del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, pari all’importo delle entrate previste dall’applicazione del contributo ambientale di cui al comma

    3. Detta garanzia sarà aggiornata sino al provvedimento definitivo di cui al comma

    7. 12. Sono fatti salvi i riconoscimenti già operati ai sensi della previgente normativa. Tali sistemi si adeguano alle disposizioni di cui al presente Titolo entro il 5 gennaio 2023.

  • Art. 204 CPI – Titolo professionale oggetto dell’attività

    Art. 204 CPI – Titolo professionale oggetto dell’attività

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il titolo di consulente in proprietà industriale è riservato alle persone iscritte nell’albo dei consulenti abilitati. Le persone iscritte solo nella sezione brevetti devono utilizzare il titolo nella forma di consulente in brevetti e le persone iscritte solo nella sezione marchi devono utilizzare il titolo nella forma di consulente in marchi. Le persone iscritte in entrambe le sezioni possono utilizzare il titolo di consulente in proprietà industriale senza ulteriori specificazioni.

    2. Le persone indicate nell’articolo 202 svolgono per conto di qualsiasi persona fisica o giuridica tutti gli adempimenti previsti dalle norme che regolano i servizi attinenti rispettivamente alla materia dei brevetti per invenzioni, per modelli di utilità, per disegni e modelli per nuove varietà vegetali, per topografie dei prodotti a semiconduttori ovvero alla materia dei marchi, dei disegni e modelli e delle indicazioni geografiche, a seconda della sezione in cui sono iscritte. Esse possono certificare la conformità delle traduzioni in lingua italiana e di ogni atto e documento proveniente dall’estero da prodursi all’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    3. Essi inoltre, su mandato ed in rappresentanza degli interessati, possono svolgere ogni altra funzione che sia affine, connessa, conseguente a quanto previsto nel comma

    2. 4. Se l’incarico è conferito a più consulenti abilitati, essi, salva diversa disposizione, possono agire anche separatamente. Se l’incarico è conferito a più consulenti abilitati, costituiti in associazione o società, l’incarico si considera conferito ad ognuno di essi in quanto agisca in seno a detta associazione o società.

  • Art. 193 TUEL – Salvaguardia degli equilibri di bilancio

    Art. 193 TUEL – Articolo 193

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Gli enti locali rispettano durante la gestione e nelle variazioni di bilancio il pareggio finanziario e tutti gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti, secondo le norme contabili recate dal presente testo unico , con particolare riferimento agli equilibri di competenza e di cassa di cui all’art. 162, comma 6. . 83

    2. Con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente locale, e comunque almeno una volta entro il 31 luglio di ciascun anno, l’organo consiliare provvede con delibera a dare atto del permanere degli equilibri generali di bilancio o, in caso di accertamento negativo ad adottare, contestualmente: a) le misure necessarie a ripristinare il pareggio qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di gestione o di amministrazione, per squilibrio della gestione di competenza, di cassa ovvero della gestione dei residui; b) i provvedimenti per il ripiano degli eventuali debiti di cui all’art. 194; c) le iniziative necessarie ad adeguare il fondo crediti di dubbia esigibilità accantonato nel risultato di amministrazione in caso di gravi squilibri riguardanti la gestione dei residui. La deliberazione è allegata, al rendiconto dell’esercizio relativo. 83

    3. Ai fini del comma 2, fermo restando quanto stabilito dall’art. 194, comma 2, possono essere utilizzate per l’anno in corso e per i due successivi le possibili economie di spesa e tutte le entrate, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili e da altre entrate in c/capitale con riferimento a squilibri di parte capitale. Ove non possa provvedersi con le modalità sopra indicate è possibile impiegare la quota libera del risultato di amministrazione. Per il ripristino degli equilibri di bilancio e in deroga all’ art. 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 , l’ente può modificare le tariffe e le aliquote relative ai tributi di propria competenza entro la data di cui al comma 2.

    83

    4. La mancata adozione, da parte dell’ente, dei provvedimenti di riequilibrio previsti dal presente articolo è equiparata ad ogni effetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione di cui all’articolo 141, con applicazione della procedura prevista dal comma 2 del medesimo articolo.

  • Art. 1 novies L. 190/2012 – Incompatibilità e divieto pantouflage

    Art. 1 (cc. 59-65) L. 190/2012 – Incompatibilità, inconferibilità e pantouflage

    L. 6 novembre 2012, n. 190 – testo aggiornato (sotto-sezione tematica per facilitare la lettura)

    59. Le disposizioni di prevenzione della corruzione di cui ai commi da 1 a 57 del presente articolo, di diretta attuazione del principio di imparzialità di cui all’ articolo 97 della Costituzione , sono applicate in tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , e successive modificazioni.

    60. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, attraverso intese in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8, comma l, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , si definiscono gli adempimenti, con l’indicazione dei relativi termini, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti locali, nonché degli enti pubblici e dei soggetti di diritto privato sottoposti al loro controllo, volti alla piena e sollecita attuazione delle disposizioni della presente legge, con particolare riguardo: a) alla definizione, da parte di ciascuna amministrazione, del piano triennale di prevenzione della corruzione, a partire da quello relativo agli anni 2013-2015, e alla sua trasmissione alla regione interessata e al Dipartimento della funzione pubblica; b) all’adozione, da parte di ciascuna amministrazione, di norme regolamentari relative all’individuazione degli incarichi vietati ai dipendenti pubblici di cui all’ articolo 53, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , introdotto dal comma 42, lettera a), del presente articolo, ferma restando la disposizione del comma 4 dello stesso articolo 53; c) all’adozione, da parte di ciascuna amministrazione, del codice di comportamento di cui all’ articolo 54, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , come sostituito dal comma 44 del presente articolo.

    61. Attraverso intese in sede di Conferenza unificata sono altresì definiti gli adempimenti attuativi delle disposizioni dei decreti legislativi previsti dalla presente legge da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti locali, nonché degli enti pubblici e dei soggetti di diritto privato sottoposti al loro controllo.

    62. All’articolo l della legge 14 gennaio 1994, n. 20 , dopo il comma 1-quinquies sono inseriti i seguenti: «1-sexies. Nel giudizio di responsabilità, l’entità del danno all’immagine della pubblica amministrazione derivante dalla commissione di un reato contro la stessa pubblica amministrazione accertato con sentenza passata in giudicato si presume, salva prova contraria, pari al doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente.

    63. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante un testo unico della normativa in materia di incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, di incandidabilità alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, di presidente e di componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all’articolo 114 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267 , e successive modificazioni, di presidente e di componente degli organi esecutivi delle comunità montane.

    64. Il decreto legislativo di cui al comma 63 provvede al riordino e all’armonizzazione della vigente normativa ed è adottato secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) ferme restando le disposizioni del codice penale in materia di interdizione perpetua dai pubblici uffici, prevedere che non siano temporaneamente candidabili a deputati o a senatori coloro che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti previsti dall’ articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale ; b) in aggiunta a quanto previsto nella lettera a), prevedere che non siano temporaneamente candidabili a deputati o a senatori coloro che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti previsti nel libro secondo, titolo II, capo I, del codice penale ovvero per altri delitti per i quali la legge preveda una pena detentiva superiore nel massimo a tre anni; c) prevedere la durata dell’incandidabilità di cui alle lettere a) e b); d) prevedere che l’incandidabilità operi anche in caso di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’ articolo 444 del codice di procedura penale ; e) coordinare le disposizioni relative all’incandidabilità con le vigenti norme in materia di interdizione dai pubblici uffici e di riabilitazione, nonché con le restrizioni all’esercizio del diritto di elettorato attivo; f) prevedere che le condizioni di incandidabilità alla carica di deputato e di senatore siano applicate altresì all’assunzione delle cariche di governo; g) operare una completa ricognizione della normativa vigente in materia di incandidabilità alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di presidente della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale, presidente e componente del consiglio circoscrizionale, presidente e componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, presidente e componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, consigliere di amministrazione e presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all’articolo 114 del testo unico di cui al citato decreto legislativo n. 267 del 2000 , presidente e componente degli organi delle comunità montane, determinata da sentenze definitive di condanna; h) valutare per le cariche di cui alla lettera g), in coerenza con le scelte operate in attuazione delle lettere a) e i), l’introduzione di ulteriori ipotesi di incandidabilità determinate da sentenze definitive di condanna per delitti di grave allarme sociale; i) individuare, fatta salva la competenza legislativa regionale sul sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del presidente e degli altri componenti della giunta regionale nonché dei consiglieri regionali, le ipotesi di incandidabilità alle elezioni regionali e di divieto di ricoprire cariche negli organi politici di vertice delle regioni, conseguenti a sentenze definitive di condanna; l) prevedere l’abrogazione espressa della normativa incompatibile con le disposizioni del decreto legislativo di cui al comma 63; m) disciplinare le ipotesi di sospensione e decadenza di diritto dalle cariche di cui al comma 63 in caso di sentenza definitiva di condanna per delitti non colposi successiva alla candidatura o all’affidamento della carica.

    65. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 63, corredato di relazione tecnica, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 , è trasmesso alle Camere ai fini dell’espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto. Decorso il termine di cui al periodo precedente senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, il decreto legislativo può essere comunque adottato.

  • CCNL Calzaturiero Industria: welfare, Sanimoda e Previmoda 2024

    CCNL Calzaturiero (Industria)

    CCNL Calzaturiero Industria: welfare, Sanimoda e Previmoda 2024

    Il pacchetto welfare del CCNL Calzaturiero Industria si basa su tre pilastri reali e verificati: Sanimoda per la salute integrativa, Previmoda per la pensione complementare e la nuova copertura LTC per la non autosufficienza. Il rinnovo 2024 ha rafforzato tutti e tre con incrementi dei contributi aziendali.

    In sintesi

    Il welfare del CCNL Calzaturiero Industria si articola su tre pilastri: Sanimoda (fondo sanitario integrativo, 15 €/mese dal 2026), Previmoda (fondo pensione complementare, contribuzione aziendale incrementata al 2025) e LTC (non autosufficienza, 2 €/mese dal 2025). Tutti e tre sono fondi reali e verificati, distinti da quelli del CCNL Tessile-Abbigliamento-Moda.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assocalzaturifici · Filctem-Cgil · Femca-Cisl · Uiltec-Uil
    Ultimo rinnovo
    17 luglio 2024
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026
    Fondo sanitario
    Sanimoda (15 €/mese dal 1° gennaio 2026)
    Fondo pensione
    Previmoda
    Copertura LTC
    2 €/mese dal 1° gennaio 2025

    Tabella riepilogativa del welfare contrattuale

    Welfare CCNL Calzaturiero Industria – rinnovo luglio 2024
    Pilastro Fondo/strumento Contributo aziendale Decorrenza
    Sanità integrativa Sanimoda 15,00 €/mese per dipendente 1° gennaio 2026 (era 12 €)
    Non autosufficienza (LTC) Copertura LTC 2,00 €/mese per dipendente 1° gennaio 2025 (nuova)
    Previdenza complementare Previmoda Contribuzione base + incremento 0,04% Incremento dal 1° aprile 2025
    Assicurazione infortuni/premorienza Previmoda (polizza) 0,24% della retribuzione (da 0,20%) 1° aprile 2025

    I contributi sopra indicati sono a carico del datore di lavoro, salvo la quota lavoratore eventualmente prevista per Previmoda in caso di adesione volontaria del dipendente. Per i dettagli delle coperture è necessario consultare i regolamenti di Sanimoda e Previmoda direttamente sui rispettivi siti ufficiali.

    Sanimoda: il fondo sanitario integrativo

    Sanimoda è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’industria tessile, abbigliamento, moda e del settore calzaturiero. È un fondo sanitario negoziale, istituito dalle parti sociali dei comparti del sistema moda italiano.

    Il rinnovo del 17 luglio 2024 ha previsto un incremento del contributo aziendale di 3 euro mensili, portandolo da 12 a 15 euro mensili per dipendente a decorrere dal 1° gennaio 2026. Le coperture tipiche di Sanimoda includono:

    • Visite mediche specialistiche;
    • Accertamenti diagnostici (analisi, radiografie, TAC, risonanze);
    • Interventi chirurgici in regime ambulatoriale e di ricovero;
    • Cure odontoiatriche (in misura variabile per piano);
    • Rimborso farmaci in determinate condizioni.

    L’iscrizione al fondo avviene automaticamente per tutti i lavoratori dipendenti delle aziende che applicano il CCNL Calzaturiero Industria, senza necessità di adesione individuale. Il lavoratore riceve la tessera Sanimoda e può accedere alle strutture convenzionate o presentare rimborso per cure eseguite fuori rete.

    Copertura LTC: la novità del rinnovo 2024

    Una delle novità più significative del rinnovo del 17 luglio 2024 è l’introduzione di una copertura per la non autosufficienza (LTC – Long Term Care) con decorrenza 1° gennaio 2025. Il contributo aziendale è di 2 euro mensili per dipendente.

    La copertura LTC tutela il lavoratore (e in alcuni casi il nucleo familiare) nel caso di perdita permanente dell’autosufficienza, cioè quando la persona non è più in grado di svolgere autonomamente le principali attività della vita quotidiana (ADL: lavarsi, vestirsi, alimentarsi, spostarsi). In tal caso il fondo eroga una rendita mensile o un rimborso per le spese di assistenza.

    La copertura LTC è complementare alle tutele previdenziali dell’INPS per l’invalidità e la disabilità, che seguono regole proprie.

    Previmoda: la previdenza complementare di settore

    Previmoda è il fondo pensione complementare negoziale di riferimento per tutti i lavoratori del sistema moda italiano (tessile, abbigliamento, calzaturiero e comparti affini). È un fondo a capitalizzazione individuale, con diverse linee di investimento (garantita, bilanciata obbligazionaria, bilanciata azionaria) che il lavoratore sceglie in base al proprio orizzonte temporale e alla propensione al rischio.

    Con il rinnovo del 17 luglio 2024, con decorrenza dal 1° aprile 2025, la contribuzione aziendale alla copertura assicurativa (premorienza e invalidità permanente da infortuni non sul lavoro) è stata incrementata dello 0,04%, portando il tasso dallo 0,20% allo 0,24% della retribuzione.

    Il lavoratore che aderisce a Previmoda può versare:

    • Il TFR futuro (maturando dall’adesione in poi);
    • Una quota volontaria aggiuntiva a proprio carico;
    • Il contributo aziendale contrattualmente previsto (solo in caso di adesione con contributo del lavoratore).

    Come accedere a Sanimoda e Previmoda

    Per Sanimoda: l’iscrizione è automatica tramite il datore di lavoro. Il lavoratore dovrebbe ricevere le credenziali di accesso al portale Sanimoda per visualizzare le coperture attive e richiedere i rimborsi. Per informazioni: sanimoda.it.

    Per Previmoda: la scelta di adesione è volontaria per il lavoratore, ma è incentivata dalla possibilità di ricevere il contributo aziendale aggiuntivo (che spetta solo agli aderenti che versano anche una quota a proprio carico). Per informazioni: previmoda.it. La decisione di destinare il TFR a Previmoda deve essere comunicata entro 6 mesi dall’assunzione.

    Casi pratici

    Tizio – Prima visita specialistica con Sanimoda
    Tizio (3° livello, 2 anni di anzianità) deve sottoporsi a una visita cardiologica specialistica. Il ticket SSN è di 60 €, ma il tempo di attesa è 6 mesi. Accede al portale Sanimoda, verifica le strutture convenzionate e prenota privatamente una visita a 180 €. Tramite il piano Sanimoda attivo, riceve un rimborso del 70% del costo (circa 126 €), pagando di tasca propria solo 54 €, meno del ticket SSN.
    Caia – Adesione a Previmoda e scelta della linea
    Caia (6° livello, 35 anni) decide di aderire a Previmoda. Ha un orizzonte lavorativo di circa 30 anni prima della pensione. Sceglie la linea bilanciata azionaria, con una quota storicamente più volatile ma con rendimenti medi superiori sull’orizzonte lungo. Versa la quota minima del lavoratore (0,5% della retribuzione) e riceve il contributo aziendale previsto dal contratto. Il TFR futuro viene interamente destinato al fondo.
    Sempronio – LTC e non autosufficienza
    Sempronio, 55 anni, si informa sulla nuova copertura LTC introdotta dal rinnovo 2024. Viene a sapere che dal 1° gennaio 2025 l’azienda versa 2 €/mese per dipendente a titolo di copertura non autosufficienza. In caso di perdita dell’autosufficienza certificata da medici qualificati, Sempronio potrebbe ricevere una rendita mensile o rimborsi per assistenza domiciliare. Per i dettagli della copertura, il riferimento è il regolamento specifico del fondo LTC di settore.

    Domande frequenti

    Cos’è Sanimoda e a quanto ammonta il contributo?
    Sanimoda è il fondo di assistenza sanitaria integrativa del settore moda e calzaturiero. Con il rinnovo luglio 2024, il contributo aziendale sale a 15 €/mese per dipendente dal 1° gennaio 2026 (era 12 €).
    Cos’è Previmoda?
    Previmoda è il fondo pensione complementare negoziale del settore moda e calzaturiero. Con il rinnovo 2024, dal 1° aprile 2025 la contribuzione aziendale alla copertura assicurativa è stata incrementata dello 0,04%.
    Cos’è la copertura LTC nel CCNL Calzaturiero?
    LTC (Long Term Care) è la copertura per la non autosufficienza: 2 €/mese per dipendente a carico aziendale, nuova voce introdotta dal rinnovo 2024 con decorrenza 1° gennaio 2025.
    I lavoratori con CCNL Calzaturiero devono iscriversi a Sanimoda?
    L’iscrizione avviene automaticamente per effetto del CCNL, senza necessità di adesione individuale. L’azienda versa il contributo per ogni dipendente in forza.
    Previmoda e Sanimoda sono gli stessi fondi del CCNL Tessile?
    Sì, Previmoda e Sanimoda coprono l’area moda italiana che comprende sia il tessile-abbigliamento sia il calzaturiero industriale. Sono fondi distinti da quelli di altri settori (metalmeccanici, commercio, ecc.).

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento 2024, ferie, permessi e ROL 2024, maternità e congedi 2024 e tredicesima e premi di risultato.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL per i Lavoratori Addetti all’Industria delle Calzature del 17 luglio 2024. Per le coperture esatte e aggiornate di Sanimoda e Previmoda è necessario consultare direttamente i regolamenti dei fondi sui rispettivi siti ufficiali (sanimoda.it, previmoda.it). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro o le organizzazioni sindacali (Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil).

  • Art. 221 Cod. Amb. – Obblighi dei produttori e degli utilizzatori

    Art. 221 Cod. Amb. – Obblighi dei produttori e degli utilizzatori

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio riferibili ai propri prodotti definiti in proporzione alla quantità di imballaggi immessi sul mercato nazionale. Ai produttori e agli utilizzatori è attribuita la responsabilità finanziaria o quella finanziaria e organizzativa della gestione della fase del ciclo di vita in cui il prodotto diventa un rifiuto.

    2. Nell’ambito degli obiettivi di cui agli articoli 205 e 220 e del Programma di cui all’articolo 225, i produttori e gli utilizzatori, su richiesta del gestore del servizio e secondo quanto previsto dall’accordo di programma di cui all’articolo 224, comma 5, adempiono all’obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo differenziato. A tal fine, per garantire il necessario raccordo con l’attività di raccolta differenziata organizzata dalle pubbliche amministrazioni e per le altre finalità indicate nell’articolo 224, i produttori e gli utilizzatori partecipano al Consorzio nazionale imballaggi, salvo il caso in cui venga adottato uno dei sistemi di cui al comma 3, lettere a) e c) del presente articolo.

    3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonché agli obblighi della ripresa degli imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, e con riferimento all’obbligo del ritiro, su indicazione del Consorzio nazionale imballaggi di cui all’articolo 224, dei rifiuti di imballaggio conferiti dal servizio pubblico, i produttori possono alternativamente: a) organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio sull’intero territorio nazionale; b) aderire ad uno dei consorzi di cui all’articolo 223; c) attestare sotto la propria responsabilità che è stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri l’autosufficienza del sistema, nel rispetto dei criteri e delle modalità di cui ai commi 5 e

    6. 4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono tenuti a consegnare gli imballaggi usati secondari e terziari e i rifiuti di imballaggio secondari e terziari in un luogo di raccolta organizzato dai produttori e con gli stessi concordato. Gli utilizzatori possono tuttavia conferire al servizio pubblico i suddetti imballaggi e rifiuti di imballaggio ovvero secondo le modalità di cui all’articolo 198, comma

    2-bis. PERIODO SOPPRESSO dal D. LGS. 16 GENNAIO 2008, n. 4 .

    5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    6. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    8. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    9. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    10. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori, in linea con i criteri di priorità nella gestione rifiuti: a) i costi per il riutilizzo o la ripresa degli imballaggi secondari e terziari usati; b) i costi per la gestione degli imballaggi secondari e terziari; c) almeno l’80 per cento dei costi relativi ai servizi di cui all’articolo 222, comma 1, lettera b); d) i costi del successivo trasporto, nonché delle operazioni di cernita o di altre operazioni preliminari di cui all’Allegato C del presente decreto legislativo; e) i costi per il trattamento dei rifiuti di imballaggio; f) i costi per un’adeguata attività di informazione ai detentori di rifiuti sulle misure di prevenzione e di riutilizzo, sui sistemi di ritiro e di raccolta dei rifiuti anche al fine di prevenire la dispersione degli stessi; g) i costi relativi alla raccolta e alla comunicazione dei dati sui prodotti immessi sul mercato nazionale, sui rifiuti raccolti e trattati, e sui quantitativi recuperati e riciclati. 10-bis. I costi indicati nel comma 10, limitatamente all’assolvimento degli obblighi di servizio universale relativi ad attività di carattere residuale o comunque d’interesse generale gravanti sul Consorzio nazionale imballaggi e sui consorzi di cui all’articolo 223, sono ripartiti tra questi ultimi e i sistemi autonomi di cui all’articolo 221-bis al netto di ogni eventuale componente positiva diversa dal contributo ambientale CONAI di cui all’articolo 224, comma 3, lettera h), previa verifica dei costi rilevanti e della loro entità netta da parte di un esperto indipendente scelto congiuntamente dalle parti o, in mancanza, nominato dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. A tal fine le parti concludono un accordo relativo a ciascun materiale d’imballaggio nel rispetto dei principi di proporzionalità, efficienza e tutela della concorrenza e lo trasmettono al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, che può richiedere modificazioni e integrazioni entro sessanta giorni. Ferma l’efficacia degli accordi sottoscritti, qualora un accordo non sia raggiunto entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica invita le parti a concluderlo entro sessanta giorni, decorsi inutilmente i quali provvede direttamente, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy. Resta fermo l’obbligo dei sistemi autonomi di cui all’articolo 221-bis di organizzare la loro attività con riferimento all’intero territorio nazionale ai sensi del comma 3, lettere a) e c), del presente articolo e si applica in ogni caso quanto previsto dall’articolo 224, comma 5-ter

    11. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di imballaggio, ivi compreso il conferimento di rifiuti in raccolta differenziata, non deve comportare oneri economici per il consumatore.

  • APE sociale 2026: chi può andare in pensione prima e con quali requisiti, esempio

    In sintesi

    • L’APE sociale è prorogata fino al 31 dicembre 2026 per le categorie già previste dalla legge di bilancio 2017.
    • L’età minima richiesta è 63 anni e 5 mesi per i soggetti che rientrano nelle condizioni di legge.
    • Il beneficio non è cumulabile con redditi di lavoro dipendente o autonomo.
    • È ammessa la percezione di redditi da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui.
    • La copertura finanziaria viene assicurata tramite riduzione del Fondo per il sostegno alla povertà e per l’inclusione attiva.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 161-163 della L. 199/2025 prorogano l’APE sociale fino al 31 dicembre 2026 per i soggetti in una delle categorie previste che abbiano compiuto 63 anni e 5 mesi. Il beneficio non è cumulabile con redditi di lavoro dipendente o autonomo, salvo lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. La copertura finanziaria attinge al Fondo per il sostegno alla povertà.

    Approfondimento normativo completo: Commi 161-163 LB 2026: APE sociale 2026 e taglio fondo povertà.

    APE sociale 2026: la proroga e le condizioni di accesso

    L’APE sociale – acronimo di Anticipo Pensionistico sociale – è uno strumento previdenziale che consente a determinate categorie di lavoratori in difficoltà di accedere a un assegno-ponte prima del raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria. Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), il meccanismo è stato prorogato per l’intero anno 2026, confermando le categorie di beneficiari e i requisiti anagrafici già vigenti.

    I commi 161-163 stabiliscono che le disposizioni si applicano fino al 31 dicembre 2026 ai soggetti che si trovano in una delle condizioni previste dall’articolo 1, comma 179, lettere da a) a d), della legge n. 232 del 2016, al compimento dell’età di 63 anni e 5 mesi. Le condizioni riguardano tipicamente lavoratori disoccupati, caregivers, invalidi in misura almeno pari al 74% e addetti a lavori gravosi, così come disciplinati dalla normativa di riferimento.

    Sul piano della compatibilità reddituale, la norma è netta: il beneficio non è cumulabile con redditi di lavoro dipendente o autonomo, a eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui. Chi dovesse superare tale soglia perderebbe il diritto all’APE sociale per il periodo di riferimento. La copertura della misura è assicurata a carico del Fondo per il sostegno alla povertà e per l’inclusione attiva, che viene ridotto per un importo pari a 267,16 milioni di euro nel solo anno 2026.

    Checklist: ho diritto all'APE sociale 2026?

    • Ho compiuto (o compirò entro il 31 dicembre 2026) 63 anni e 5 mesi.
    • Rientro in una delle categorie previste: disoccupato, caregiver, invalido al 74% o più, addetto a lavori gravosi.
    • Ho i requisiti contributivi specifici richiesti per la mia categoria (verificare con INPS per la categoria di appartenenza).
    • Non percepisco (né percepirò durante il beneficio) redditi di lavoro dipendente o autonomo che superino il limite di 5.000 euro lordi annui da lavoro occasionale.
    • Ho verificato che la mia posizione contributiva sia aggiornata e non presenti irregolarità presso l’INPS.

    Tizio: lavoratore disoccupato che compie 63 anni e 5 mesi nel 2026

    Scenario. Tizio ha perso il lavoro nel 2024 e ha esaurito la NASPI. Nel marzo 2026 compie 63 anni e 5 mesi. Rientra nella categoria dei disoccupati che hanno esaurito le prestazioni di disoccupazione.

    Come si legge in pratica. Poiché Tizio soddisfa il requisito anagrafico e si trova nella condizione prevista dalla lettera a) dell’articolo 1, comma 179, L. 232/2016, può presentare domanda di APE sociale per l’anno 2026. Dovrà verificare con l’INPS il requisito contributivo specifico per i lavoratori disoccupati e assicurarsi di non svolgere attività lavorativa che superi la soglia di 5.000 euro da lavoro occasionale.

    Passaggi chiave per Tizio

    • Verificare la data esatta di compimento di 63 anni e 5 mesi.
    • Raccogliere documentazione dello stato di disoccupazione e dell’esaurimento della NASPI.
    • Richiedere estratto contributivo aggiornato all’INPS.
    • Presentare domanda di APE sociale entro i termini indicati dall’INPS.
    • Monitorare eventuali redditi da lavoro occasionale per non superare i 5.000 euro lordi annui.

    Caia: caregiver che assiste un familiare con grave disabilità

    Scenario. Caia ha 63 anni e 6 mesi e da oltre 6 mesi assiste a tempo pieno il coniuge con disabilità grave ai sensi della L. 104/1992. Nel 2026 svolge occasionalmente attività di consulenza per un compenso di 3.800 euro lordi.

    Come si legge in pratica. Caia rientra nella categoria dei caregivers prevista dalla normativa sull’APE sociale. Il suo reddito da lavoro autonomo occasionale di 3.800 euro lordi resta al di sotto del limite di 5.000 euro lordi annui fissato dal comma 163, pertanto il beneficio è mantenuto. Se il compenso fosse salito a 5.500 euro, l’APE sociale sarebbe diventata incompatibile.

    Passaggi chiave per Caia

    • Documentare la condizione di caregiver con certificazione L. 104/1992 del familiare assistito.
    • Attestare la continuità dell’assistenza per il periodo richiesto dalla normativa.
    • Conservare la documentazione di tutti i compensi da lavoro occasionale per dimostrare il rispetto della soglia.
    • Presentare domanda all’INPS con allegata la documentazione sulla disabilità del familiare.
    • Comunicare tempestivamente all’INPS eventuali variazioni reddituali nel corso dell’anno.

    Sempronio: addetto a lavori gravosi con attività dipendente in corso

    Scenario. Sempronio ha 64 anni e lavora come edile (categoria gravosa). Riceve un’offerta di lavoro dipendente part-time e vorrebbe accettarla mantenendo l’APE sociale.

    Come si legge in pratica. Il comma 163 è esplicito: il beneficio non è cumulabile con redditi di lavoro dipendente. Se Sempronio accetta il contratto di lavoro subordinato, anche part-time, perde il diritto all’APE sociale per l’intero periodo in cui percepisce tale reddito. L’unica eccezione ammessa è il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi, non il lavoro dipendente.

    Passaggi chiave per Sempronio

    • Valutare attentamente la convenienza economica tra APE sociale e il nuovo reddito da lavoro dipendente.
    • Consultare l’INPS per capire se e quando è possibile riprendere il beneficio dopo un’interruzione.
    • Verificare se l’offerta di lavoro sia qualificabile come autonomo occasionale e se rientra nei limiti.
    • Non assumere obbligazioni lavorative prima di aver ottenuto un parere scritto dall’INPS.
    • Considerare l’impatto sulla futura pensione definitiva in relazione ai contributi aggiuntivi.

    Quando conviene una verifica

    Le condizioni di accesso all’APE sociale 2026 variano in base alla categoria di appartenenza e alla posizione contributiva individuale. Un esperto previdenziale può verificare la tua situazione specifica. Consulta un esperto previdenziale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    L'APE sociale 2026 è una misura definitiva o temporanea?

    È una misura temporanea prorogata annualmente. I commi 161-163 della L. 199/2025 ne dispongono l’applicazione fino al 31 dicembre 2026. Per gli anni successivi sarà necessario attendere i provvedimenti legislativi di bilancio. Chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 può presentare domanda nel rispetto delle finestre previste dall’INPS.

    Quale importo spetta con l'APE sociale 2026?

    La norma non fissa un importo predeterminato: l’assegno è pari alla rata mensile della pensione calcolata alla data di accesso al beneficio, con un tetto massimo stabilito dalla normativa previgente. Il calcolo dipende dalla posizione contributiva individuale. Per conoscere l’importo stimato è indispensabile richiedere una simulazione all’INPS.

    Posso lavorare come libero professionista mentre percepisco l'APE sociale?

    Dipende dalla natura dell’attività. Il reddito da lavoro autonomo ordinario (con partita IVA attiva e continuativa) è incompatibile con l’APE sociale. È ammesso solo il lavoro autonomo occasionale ai sensi dell’art. 2222 c.c., purché il compenso lordo annuo non superi i 5.000 euro. Superata tale soglia, il beneficio decade.

    Chi finanzia l'APE sociale 2026?

    La copertura è assicurata a valere sul Fondo per il sostegno alla povertà e per l’inclusione attiva, che viene ridotto di 267,16 milioni di euro per il 2026. Questo significa che le risorse provengono da un fondo già esistente, con una riduzione progressiva fino al 2034, come disposto dal comma 161.

    L'APE sociale si cumula con l'assegno di inclusione?

    La norma specifica le incompatibilità con i redditi da lavoro. Per la compatibilità con altre prestazioni assistenziali come l’Assegno di Inclusione è necessario verificare la normativa specifica di ciascuna misura e le istruzioni operative dell’INPS, che può fornire indicazioni aggiornate caso per caso.

    Vedi anche: APE sociale, Vado in pensione nel 2027, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti, Pensione anticipata e Quota 103 e Pensione di vecchiaia.

  • Art. 75 L. 633/1941

    Art. 75 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    La durata dei diritti previsti nel presente capo è di cinquanta anni dalla fissazione.

    Tuttavia se durante tale periodo il fonogramma è lecitamente pubblicato, i diritti scadono settanta anni dopo la data della prima pubblicazione lecita.

    Se nel periodo di tempo indicato nel primo comma non sono effettuate pubblicazioni lecite e se il fonogramma è lecitamente comunicato al pubblico durante detto periodo, i diritti scadono settanta anni dopo la data di tale prima comunicazione al pubblico. 42

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 203 CPI – Requisiti per l’iscrizione

    Art. 203 CPI – Requisiti per l’iscrizione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Può essere iscritta all’Albo dei consulenti in proprietà industriale abilitati qualsiasi persona fisica che: a) abbia il godimento dei diritti civili nell’ordinamento nazionale e sia persona di buona condotta civile e morale; b) sia cittadino italiano ovvero cittadino degli Stati membri dell’Unione europea ovvero cittadino di Stati esteri nei cui confronti vige un regime di reciprocità; c) abbia un domicilio professionale in Italia o nell’Unione europea se si tratta di cittadino di uno Stato membro di essa, il requisito del domicilio professionale in Italia non è richiesto se si tratti di un cittadino di Stati extra comunitari che consentano ai cittadini italiani l’iscrizione a corrispondenti albi senza tale requisito; d) abbia superato l’esame di abilitazione, di cui all’articolo 207 o abbia superato la prova attitudinale prevista per i consulenti in proprietà industriale al comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 .

    2. L’iscrizione è effettuata dal Consiglio dell’ordine su presentazione di una istanza accompagnata dai documenti comprovanti il possesso dei requisiti di cui al comma 1 ovvero includente le autocertificazioni previste per legge. L’avvenuta iscrizione è prontamente comunicata dal Consiglio all’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    3. I soggetti di cui all’articolo 201, comma 4-bis, che intendono esercitare l’attività di rappresentanza in Italia a titolo occasionale e temporaneo si considerano automaticamente iscritti all’albo dei consulenti in proprietà industriale, previa trasmissione da parte dell’autorità competente della dichiarazione preventiva di cui all’ articolo 10, del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 . L’iscrizione rileva ai soli fini dell’applicazione delle norme professionali, di carattere professionale, legale o amministrativo, direttamente connesse alla qualifica professionale.

    4. COMMA ABROGATO DALLA L. 6 AGOSTO 2013, N. 97 .

  • Articolo 86 TU Giustizia Tributaria: Pubblicazione e comunicazione della sentenza

    Art. 86 D.Lgs. 175/2024 – Pubblicazione e comunicazione della sentenza

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. La sentenza è resa pubblica, nel testo integrale originale, mediante deposito telematico nella segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado entro trenta giorni dalla data della deliberazione. Il segretario fa risultare l'avvenuto deposito della sentenza apponendovi la propria firma digitale e la data, dandone comunicazione alle parti costituite entro tre giorni dal deposito.

  • Art. 99 bis D.Lgs. 150/2022 – (Entrata in vigore)

    Art. 99 Bis D.Lgs. 150/2022 – (Entrata in vigore)

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. Il presente decreto entra in vigore il 30 dicembre

    2022.

  • Art. 220 bis Cod. Amb. – (Obbligo di relazione sull’utilizzo delle borse di plastica)

    Art. 220 Bis Cod. Amb. – (Obbligo di relazione sull’utilizzo delle borse di plastica)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il Consorzio nazionale imballaggi di cui all’articolo 224 acquisisce dai produttori e dai distributori di borse di plastica i dati necessari ad elaborare la relazione annuale prevista dall’ articolo 4, paragrafo 1-bis, della direttiva 94/62/CE e comunica tali dati alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti, avvalendosi del modello di dichiarazione ambientale di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70 , che, a tal fine, è modificato con le modalità previste dalla medesima legge. Le informazioni sono fornite per via telematica e riguardano ciascuna categoria di borse di plastica di cui all’articolo 218, comma 1, lettere dd-ter), dd-quater), dd-quinquies), dd-sexies) e dd-septies).

    2. I dati sono elaborati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale in attuazione della metodologia di calcolo dell’utilizzo annuale pro capite di borse di plastica e dei modelli di segnalazione stabiliti ai sensi dell’ articolo 4, paragrafo 1-bis, della direttiva 94/62/CE . Dal 27 maggio 2018, i dati relativi all’utilizzo annuale delle borse di plastica in materiale leggero sono comunicati alla Commissione europea con la relazione sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, in conformità all’articolo 12 della medesima direttiva

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.