Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 60 TU Giustizia Tributaria: Comunicazioni e notificazioni

    Art. 60 D.Lgs. 175/2024 – Comunicazioni e notificazioni

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Le comunicazioni sono fatte mediante avviso della segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado consegnato alle parti, che ne rilasciano immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio postale con raccomandata con avviso di ricevimento. Le comunicazioni agli enti impositori, agli agenti della riscossione ed ai soggetti iscritti nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono essere fatte mediante trasmissione di elenco in duplice esemplare, uno dei quali, immediatamente datato e sottoscritto per ricevuta, è restituito alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado. La segreteria può anche richiedere la notificazione dell'avviso da parte dell'ufficio giudiziario o del messo comunale nelle forme di cui al comma 2.

    2. Le notificazioni sono fatte secondo le norme degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, salvo quanto disposto dall'articolo 62.

    3. Le notificazioni sono fatte esclusivamente con modalità telematiche e, nelle ipotesi previste dall'articolo 61 comma 3, possono essere fatte anche direttamente a mezzo del servizio postale mediante spedizione dell'atto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'atto, ovvero all'ufficio del Ministero dell'economia e delle finanze ed all'ente locale mediante consegna dell'atto all'impiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla copia.

    4. Gli enti impositori, gli agenti della riscossione e i soggetti iscritti nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, provvedono alle notificazioni anche a mezzo del messo comunale o di messo autorizzato dall'amministrazione finanziaria, con l'osservanza delle disposizioni di cui al comma 2.

    5. Qualunque comunicazione o notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione o dalla comunicazione decorrono dalla data in cui l'atto è ricevuto.

  • Art. 210 CPI – Cancellazione dall’albo e sospensione di diritto

    Art. 210 CPI – Cancellazione dall’albo e sospensione di diritto

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il consulente abilitato è cancellato dall’albo: a) quando è venuto meno uno dei requisiti dell’iscrizione, di cui all’articolo 203; b) quando ricorre uno dei casi di incompatibilità previsti dall’articolo 205; c) quando ne è fatta richiesta dall’interessato.

    2. Il consulente abilitato può chiedere la reiscrizione nell’albo quando sono cessate le cause della cancellazione senza necessità di nuovo esame.

    3. Il consulente abilitato è dichiarato sospeso di diritto dall’esercizio professionale dal momento della sottoposizione alle misure coercitive o interdittive previste dai capi II e III del capo IV, titolo I, del codice di procedura penale sino a quello della revoca delle misure stesse, nonché in caso di mancato pagamento entro il termine fissato, del contributo annuo, fino alla data dell’accertato adempimento.

  • Caldaia nuova nel 2026: cosa recuperi con l’ecobonus (gas escluso)

    In sintesi

    • Dal 1° gennaio 2025 le caldaie «uniche» alimentate a combustibili fossili (compresa la classica caldaia a gas a condensazione) sono escluse sia dall’ecobonus sia dal bonus ristrutturazioni.
    • Restano detraibili nel 2026 le pompe di calore, i sistemi ibridi (pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, concepiti per funzionare insieme), i generatori a biomassa, i micro-cogeneratori e le pompe di calore ad assorbimento a gas.
    • Aliquote 2026 confermate dalla legge di bilancio 2026: 50% per l’abitazione principale dei titolari di proprietà o diritto reale, 36% per gli altri immobili; il taglio al 36%/30% slitta al 2027.
    • La detrazione si recupera in 10 quote annuali; serve il bonifico parlante e la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 22 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica l’art. 14, comma 3-quinquies, del d.l. 63/2013: la detrazione ecobonus resta al 36% per le spese sostenute nel 2026 (50% per l’abitazione principale), rinviando al 2027 la riduzione al 30% (36% per l’abitazione principale). La proroga delle aliquote però non riapre le porte alle caldaie a gas: l’esclusione delle caldaie uniche a combustibili fossili, introdotta dalla legge di bilancio 2025 in attuazione della direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici, resta pienamente in vigore.

    Approfondimento normativo completo: Comma 22 LB26: proroga ecobonus, bonus ristrutturazioni e bonus mobili.

    Caldaia a gas: perché non è più detraibile dal 2025

    Fino al 2024 la sostituzione della vecchia caldaia con una caldaia a condensazione di classe A era uno degli interventi ecobonus più diffusi. Dal 1° gennaio 2025 il quadro è cambiato: la legge di bilancio 2025 ha escluso dagli incentivi le spese per la sostituzione o la nuova installazione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie «uniche» alimentate a combustibili fossili, cioè le caldaie a condensazione e i generatori d’aria calda a condensazione alimentati a gas. L’esclusione vale sia per l’ecobonus (art. 14 d.l. 63/2013) sia per il bonus ristrutturazioni: chi installa nel 2026 una caldaia solo a gas non recupera nulla, né al 50% né al 36%.

    La parola chiave è «unica»: è esclusa la caldaia a gas che costituisce da sola l’impianto di riscaldamento. Restano invece agevolabili i sistemi ibridi «factory made», composti da una pompa di calore integrata con una caldaia a condensazione, progettati dal costruttore per funzionare in abbinamento: in quel caso la caldaia a gas è una componente di un sistema che sfrutta in quota rilevante energia rinnovabile. Pienamente detraibili anche le pompe di calore elettriche, le pompe di calore ad assorbimento a gas, i generatori a biomassa (pellet, legna) e i micro-cogeneratori, questi ultimi anche se alimentati a combustibili fossili.

    Per il quadro completo degli interventi ecobonus e dei codici da usare in dichiarazione: Ecobonus: aliquote risparmio energetico nel 730.

    Impianto di riscaldamento nuovo nel 2026: cosa è detraibile
    Tecnologia installata Detraibile nel 2026? Aliquota ab. principale / altri immobili
    Caldaia a condensazione a gas (unico generatore) No (esclusa dal 1/1/2025) –
    Generatore d’aria calda a condensazione a gas No (escluso dal 1/1/2025) –
    Pompa di calore ad alta efficienza Sì 50% / 36%
    Sistema ibrido factory made (PdC + caldaia a condensazione) Sì 50% / 36%
    Generatore a biomassa (pellet, legna) Sì 50% / 36%
    Micro-cogeneratore (anche a combustibili fossili) Sì 50% / 36%
    Pompa di calore ad assorbimento a gas Sì 50% / 36%

    Caso 1: Tizio installa una pompa di calore nell’abitazione principale

    Scenario. Tizio vive nell’appartamento di sua proprietà a Torino. Nel 2026 sostituisce la vecchia caldaia a gas con una pompa di calore ad alta efficienza, spendendo 14.000 euro tra fornitura e installazione, pagati con bonifico parlante.

    Come si calcola. La pompa di calore è pienamente agevolabile e l’immobile è l’abitazione principale di un proprietario: aliquota 50%, confermata per il 2026 dal comma 22 della legge di bilancio 2026. Detrazione totale: 14.000 × 50% = 7.000 euro, in dieci quote annue da 700 euro a partire dalla dichiarazione relativa al 2026. Tizio trasmette la scheda dell’intervento all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

    Riepilogo Caso 1

    • Spesa pompa di calore 2026: 14.000 euro
    • Abitazione principale: sì → aliquota 50%
    • Detrazione totale: 7.000 euro
    • Quota annua per 10 anni: 700 euro

    Caso 2: Caio sceglie un sistema ibrido per l’appartamento affittato

    Scenario. Caio possiede un appartamento concesso in locazione. Nel 2026 installa un sistema ibrido factory made (pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, progettate per funzionare in abbinamento), con una spesa di 9.000 euro pagata con bonifico parlante.

    Come si calcola. Il sistema ibrido resta agevolabile anche dopo l’esclusione delle caldaie a gas «uniche», perché la componente a condensazione lavora integrata con la pompa di calore. L’immobile non è abitazione principale: aliquota 36%. Detrazione totale: 9.000 × 36% = 3.240 euro, in dieci quote annue da 324 euro. Se Caio rinviasse la stessa spesa al 2027, l’aliquota scenderebbe al 30% (detrazione 2.700 euro): anticipare al 2026 vale 540 euro in più.

    Riepilogo Caso 2

    • Spesa sistema ibrido 2026: 9.000 euro
    • Abitazione principale: no → aliquota 36%
    • Detrazione totale: 3.240 euro (quota annua 324 euro)
    • Stessa spesa nel 2027: 30% = 2.700 euro (−540 euro)

    Caso 3: Sempronia confronta caldaia a gas e sistema ibrido

    Scenario. Sempronia deve rifare l’impianto della casa in cui vive (abitazione principale, di proprietà). L’installatore le propone due preventivi: caldaia a condensazione a gas a 5.000 euro, oppure sistema ibrido factory made a 11.000 euro.

    Come si calcola. La caldaia a gas costa meno ma non genera alcuna detrazione: dal 2025 è esclusa sia dall’ecobonus sia dal bonus ristrutturazioni, quindi il costo effettivo resta 5.000 euro. Il sistema ibrido dà diritto al 50%: detrazione 11.000 × 50% = 5.500 euro, che riduce il costo effettivo a 5.500 euro in dieci anni (a parità, o quasi, di esborso netto, con un impianto più efficiente e consumi inferiori). Il confronto va completato con la capienza IRPEF: la detrazione si recupera solo se ogni anno c’è imposta sufficiente da assorbire la quota di 550 euro.

    Riepilogo Caso 3

    • Caldaia a gas: 5.000 euro, detrazione zero → costo effettivo 5.000 euro
    • Sistema ibrido: 11.000 euro, detrazione 5.500 euro → costo effettivo 5.500 euro
    • Differenza di costo effettivo: 500 euro, con efficienza e consumi molto diversi
    • Condizione: capienza IRPEF annua per assorbire le quote da 550 euro

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Posso detrarre una caldaia a gas nuova installata nel 2026?

    No. Dal 1° gennaio 2025 le caldaie «uniche» alimentate a combustibili fossili (caldaie a condensazione e generatori d’aria calda a condensazione a gas) sono escluse sia dall’ecobonus sia dal bonus ristrutturazioni. L’esclusione, introdotta dalla legge di bilancio 2025, resta in vigore anche nel 2026.

    Quali impianti di riscaldamento danno diritto all’ecobonus nel 2026?

    Pompe di calore ad alta efficienza, sistemi ibridi factory made (pompa di calore integrata con caldaia a condensazione), generatori a biomassa, micro-cogeneratori (anche a combustibili fossili) e pompe di calore ad assorbimento a gas, purché rispettino i requisiti tecnici minimi dei decreti attuativi. Aliquota 2026: 50% sull’abitazione principale, 36% sugli altri immobili.

    Il sistema ibrido con caldaia a gas non è in contraddizione con il divieto?

    No: l’esclusione colpisce la caldaia a gas che costituisce da sola l’impianto («unica»). Nel sistema ibrido la caldaia a condensazione è integrata con una pompa di calore e il sistema, concepito dal costruttore per funzionare in abbinamento, sfrutta una quota rilevante di energia rinnovabile: per questo resta agevolabile.

    Quanto recupero se l’immobile non è la mia abitazione principale?

    Per le spese 2026 l’aliquota è del 36%, confermata dal comma 22 della legge di bilancio 2026 (senza la proroga sarebbe scesa al 30%). Il 50% spetta solo ai titolari di proprietà o di un diritto reale di godimento che intervengono sull’unità adibita ad abitazione principale. Dal 2027 le aliquote scendono al 36% (abitazione principale) e al 30% (altri immobili).

    Quali adempimenti servono per non perdere la detrazione?

    Pagamento con bonifico parlante (causale, codice fiscale del beneficiario della detrazione, partita IVA dell’impresa), documentazione tecnica o asseverazione sul rispetto dei requisiti minimi e comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Sugli effetti dell’omessa comunicazione ENEA si veda Cass. 12426/2025 sull’omessa comunicazione ENEA.

    Da leggere insieme

  • Usufrutto vs nuda proprieta: differenze e fiscalita

    L usufrutto e la nuda proprieta sono i due segmenti in cui si scompone il diritto di proprieta quando viene costituito un usufrutto su un bene. L usufruttuario ha il diritto di godere della cosa e di percepirne i frutti; il nudo proprietario conserva la titolarita del bene ma e privato del godimento. Il dato giuridico ha conseguenze rilevanti su fiscalita, alienabilita, ipotecabilita, durata, e si presta a un uso pianificatorio frequente nelle successioni anticipate. Questa guida confronta i due diritti, le rispettive tutele e i casi pratici piu ricorrenti.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Usufrutto Nuda proprieta
    Norma di riferimento artt. 978-1020 c.c. artt. 832, 1014 c.c.
    Contenuto Godimento e percezione dei frutti Titolarita del bene priva di godimento
    Durata Massimo vita usufruttuario persona fisica; 30 anni persona giuridica Perpetua, salvo trasferimento
    Alienabilita Cedibile salvo divieto (art. 980 c.c.) Pienamente cedibile
    Ipoteca Iscrivibile sul diritto di usufrutto Iscrivibile sulla nuda proprieta
    Spese ordinarie A carico dell usufruttuario (art. 1004 c.c.) A carico del nudo proprietario per straordinarie (art. 1005 c.c.)
    Imposta successione Calcolata su valore tabellare dell usufrutto Calcolata su valore tabellare residuo
    Estinzione Morte, scadenza, prescrizione 20 anni, consolidazione Consolida con usufrutto al cessare di questo

    Usufrutto: caratteristiche e disciplina

    L usufrutto e il diritto reale di godere e percepire i frutti di una cosa altrui, rispettandone la destinazione economica (art. 978 c.c.). E un diritto reale tipico, soggetto a tassativita: si costituisce per legge (es. usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli minori, oggi sostituito dall amministrazione di sostegno dei genitori), per contratto, per testamento, per usucapione. L usufruttuario ha il diritto di possedere la cosa e di percepirne i frutti naturali e civili (canoni di locazione, dividendi azionari): per i frutti naturali la regola e che sono acquisiti alla raccolta; per i frutti civili maturano giorno per giorno (art. 982 c.c.). Non e proprietario: non puo alterare la destinazione economica del bene, deve usarne con la diligenza del buon padre di famiglia, e tenuto a fare inventario e a prestare garanzia (artt. 1002-1003 c.c.) salvo dispensa.

    L usufrutto ha durata limitata: per la persona fisica e vitalizio (massimo vita dell usufruttuario); per la persona giuridica non puo eccedere 30 anni. Si estingue per morte dell usufruttuario, per scadenza del termine, per prescrizione ventennale di non uso (art. 1014 c.c.), per consolidazione (riunione in unico soggetto di usufrutto e nuda proprieta), per perimento totale della cosa, per abuso ai sensi dell art. 1015 c.c. Le spese sono ripartite: ordinarie a carico dell usufruttuario (manutenzione, imposte sui frutti), straordinarie a carico del nudo proprietario, salvo l obbligo dell usufruttuario di corrispondere interessi sulla somma anticipata dal nudo proprietario per riparazioni straordinarie urgenti.

    Nuda proprieta: caratteristiche e disciplina

    La nuda proprieta e cio che resta della proprieta piena dopo la costituzione di un usufrutto: il diritto di disporre del bene senza poterne godere fino al venir meno dell usufrutto. Il nudo proprietario conserva la titolarita giuridica, puo alienare la nuda proprieta (con limiti pratici di mercato), puo ipotecarla, ne risponde per le spese di natura straordinaria (manutenzione strutturale, sostituzione impianti, riparazioni urgenti ex art. 1014 c.c.). Mantiene il diritto di vigilanza sul bene e puo agire contro l usufruttuario per abuso o per inadempimento degli obblighi di manutenzione.

    Quando l usufrutto si estingue, la nuda proprieta torna proprieta piena per consolidazione. Questo meccanismo e il fondamento dell uso pianificatorio del binomio: un genitore puo donare la nuda proprieta al figlio riservandosi l usufrutto vitalizio. Alla morte del genitore, il figlio diviene pieno proprietario senza ulteriori imposte di successione sulla quota gia donata in nuda proprieta. Il fenomeno e regolato dall art. 13 D.P.R. 131/1986 per il registro e dall art. 7 D.Lgs. 346/1990 per la successione: il valore dell usufrutto si calcola in base all eta dell usufruttuario secondo tabelle ministeriali aggiornate annualmente. Piu l usufruttuario e anziano, minore e il valore dell usufrutto e maggiore quello della nuda proprieta.

    Quando conviene comprare l usufrutto e quando la nuda proprieta

    L acquisto di nuda proprieta e tipicamente vantaggioso per chi ha orizzonte temporale lungo e vuole spendere meno oggi per avere domani: Tizio, 35 anni, acquista la nuda proprieta dell appartamento dell anziana signora Caia (78 anni). Il prezzo e ridotto del valore tabellare dell usufrutto: alla morte di Caia, Tizio diviene pieno proprietario senza altre imposte. E un investimento immobiliare a leva temporale, frequente in zone urbane dove l immobile mantiene valore. La criticita e l imprevedibilita della consolidazione e la mancanza di reddito da locazione nel frattempo.

    L acquisto del solo usufrutto e meno frequente ma utile quando occorre garantire godimento a tempo determinato a un soggetto, ad esempio in operazioni di pianificazione patrimoniale dove un erede riceve l usufrutto e un altro la nuda proprieta. La donazione con riserva di usufrutto e lo strumento principe del passaggio generazionale: il donante mantiene il godimento, il donatario consolida la pienezza al decesso del donante. Sempronio dona ai figli la nuda proprieta di tre immobili riservandosi l usufrutto: prosegue a ricevere i canoni di locazione vita natural durante e i figli, alla sua morte, divengono proprietari pieni senza ulteriore atto. Per gli immobili di pregio occorre coordinare con eventuali quote di legittima (art. 536 c.c.) e azioni di riduzione (art. 553 c.c.) per evitare lesione dei riservatari.

    Costi, tempi e procedura

    Costituzione di usufrutto e nuda proprieta richiedono atto pubblico notarile con trascrizione nei registri immobiliari. I costi del notaio sono indicativamente 1.500-3.500 euro per immobile residenziale di media consistenza, oltre imposte. Per la donazione con riserva di usufrutto si pagano imposta di registro/donazione (con franchigie tra parenti diretti di 1 milione di euro), imposte ipotecaria e catastale (2% e 1% sul valore della nuda proprieta) o in misura fissa per la prima casa (200 euro ciascuna). Per la compravendita di nuda proprieta si applica imposta di registro al 9% (2% prima casa) o IVA se da impresa costruttrice. Il valore di usufrutto e nuda proprieta si determina con i coefficienti ministeriali aggiornati al saggio di interesse legale: nel 2026 il saggio e fissato per decreto annuo del MEF e i coefficienti variano in funzione dell eta dell usufruttuario (da circa 95% del valore pieno per neonati a circa 10% per ultranovantenni).

    Diritti e obblighi specifici dell usufruttuario

    L usufruttuario deve usare la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1001 c.c.) e rispettarne la destinazione economica. Prima di iniziare il godimento e tenuto a redigere inventario dei beni e a prestare idonea garanzia (artt. 1002-1003 c.c.), salvo dispensa del nudo proprietario o esenzione di legge (es. usufrutto legale dei genitori). Le spese ordinarie di manutenzione e custodia, le imposte sui frutti e gli oneri reali periodici sono a carico dell usufruttuario (art. 1004 c.c.); le spese straordinarie (riparazioni gravi a strutture portanti, sostituzione integrale impianti) gravano sul nudo proprietario (art. 1005 c.c.), che pero puo recuperare gli interessi sulla somma dall usufruttuario. Le imposte e i carichi straordinari che colpiscono direttamente la sostanza della cosa (ad esempio contributi consortili una tantum per opere idrauliche) sono a carico del nudo proprietario.

    Sul piano della cessione, l usufrutto e per regola cedibile a meno che l atto costitutivo lo vieti (art. 980 c.c.); la durata del cessionario non puo superare quella dell originario usufruttuario. L usufruttuario puo concedere ipoteca sul suo diritto, puo concedere locazione (art. 999 c.c.) con limiti di opponibilita dopo la cessazione dell usufrutto (cinque anni dalla cessazione per locazioni pluriennali). L abuso dell usufruttuario (alienazioni vietate, deterioramento doloso, mancato adempimento degli obblighi di manutenzione) puo determinare la cessazione del diritto su domanda del nudo proprietario (art. 1015 c.c.). Le servitu (art. 1027 c.c.) sui beni in usufrutto possono essere costituite solo con il consenso del nudo proprietario.

    Profili successori e di pianificazione

    L usufrutto e strumento ricorrente nella pianificazione successoria. La combinazione classica e la donazione della nuda proprieta con riserva di usufrutto vitalizio in favore del donante (e talvolta del coniuge). Alla morte del donante, l usufrutto si estingue e il donatario consolida la pienezza senza ulteriori atti notarili. La tecnica e fiscalmente efficiente perche il pagamento dell imposta di donazione e gia stato fatto all atto e il consolidamento dell usufrutto non e un nuovo trasferimento. Bisogna pero verificare il rispetto delle quote di legittima e l eventuale soggezione ad azione di riduzione ex art. 553 c.c. da parte dei legittimari pretermessi o lesi. La donazione con riserva di usufrutto si computa, ai fini della legittima, sul valore della nuda proprieta al momento della donazione, rivalutato all apertura della successione. Per le imprese di famiglia e disponibile anche il patto di famiglia (artt. 768-bis ss. c.c.) come strumento di trasferimento generazionale dell azienda con riconoscimento immediato della quota legittima agli altri figli.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    L usufrutto e ereditabile?

    No, l usufrutto si estingue con la morte dell usufruttuario persona fisica (art. 979 c.c.). Non si trasmette agli eredi: alla morte il diritto si consolida automaticamente con la nuda proprieta. L usufrutto puo essere ceduto a terzi salvo divieto nell atto costitutivo, ma anche il cessionario lo perde alla morte dell originario usufruttuario. Per la persona giuridica la durata massima e 30 anni.

    Chi paga IMU su usufrutto e nuda proprieta?

    L IMU e dovuta dall usufruttuario, non dal nudo proprietario. La norma equipara l usufruttuario al proprietario ai fini IMU perche e il soggetto che gode del bene. Lo stesso vale per la TARI sui rifiuti se l usufruttuario occupa l immobile. Il nudo proprietario non versa IMU finche dura l usufrutto, ma rientra come soggetto passivo nel momento in cui consolida la proprieta piena.

    Si puo vendere la nuda proprieta senza il consenso dell usufruttuario?

    Si, il nudo proprietario puo cedere la nuda proprieta senza necessita di consenso dell usufruttuario. La vendita non pregiudica l usufrutto, che prosegue verso il nuovo nudo proprietario. Il mercato tipicamente sconta il prezzo della nuda proprieta rispetto al pieno valore in misura proporzionale al valore tabellare dell usufrutto: piu giovane e l usufruttuario, piu basso e il prezzo della nuda proprieta.

    Come si calcola il valore di usufrutto e nuda proprieta?

    Si applicano i coefficienti del prospetto allegato al DPR 131/1986 aggiornati annualmente con decreto MEF in funzione del saggio di interesse legale. Per un usufruttuario di 70 anni il coefficiente di usufrutto e indicativamente intorno al 40-45% del valore pieno; per uno di 85 anni scende al 20-25%. La nuda proprieta vale la differenza. I valori sono usati per imposta di registro, donazione e successione, e tipicamente anche come riferimento di mercato.

    L usufruttuario puo locare l immobile?

    Si, l usufruttuario puo dare in locazione l immobile e trattenere i canoni come frutti civili. Le locazioni stipulate dall usufruttuario in corso alla cessazione dell usufrutto proseguono nei confronti del nudo proprietario solo se di durata non superiore a quella ammessa dall art. 999 c.c. (massimo 5 anni dalla cessazione dell usufrutto se la locazione era pluriennale). Locazioni piu lunghe possono richiedere il consenso del nudo proprietario per essere opponibili oltre tale termine.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici e raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 198 TUEL – Referto del controllo di gestione

    Art. 198 TUEL – Articolo 198

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. La struttura operativa alla quale è assegnata la funzione dei controllo di gestione fornisce le conclusioni del predetto controllo agli amministratori ai fini della verifica dello stato di attuazione degli obiettivi programmati ed ai responsabili dei servizi affinchè questi ultimi abbiano gli elementi necessari per valutare l’andamento della gestione dei servizi di cui sono responsabili.

  • CCNL Grafici Editoriali: livelli e mansioni

    CCNL Grafici Editoriali

    In sintesi

    Il CCNL per i dipendenti delle aziende grafiche, editoriali, digitali e affini ha due scale di classificazione: quella dei grafici, dal livello E al quadro (E, D2, D1, C2, C1, B3, B2, B1, B1 super, A, A super, Q), e quella degli editori, dal livello 8 al quadro. Dal 1° luglio 2026 i minimi della scala grafici vanno da 937,62 € (E) a 2.331,78 € (Q). Il rinnovo del 19 dicembre 2023 ha aggiunto nella classificazione i profili digitali, come social media manager e copywriter.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assografici · AIE · ANES · SLC-CGIL · Fistel-CISL · Uilcom-UIL
    Ultimo rinnovo
    Ipotesi di accordo del 19 dicembre 2023 (vigenza 1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2026
    Platea
    Circa 200.000 addetti secondo i sindacati firmatari (aziende grafiche, cartotecniche, editoriali e digitali)

    Tabella riepilogativa

    Scala grafici: livelli e minimi mensili dal 1° luglio 2026
    Livello Minimo mensile lordo
    Q 2.331,78 €
    A super 2.320,90 €
    A 1.960,88 €
    B1 super 1.884,67 €
    B1 1.830,37 €
    B2 1.713,66 €
    B3 1.591,04 €
    C1 1.469,12 €
    C2 1.297,39 €
    D1 1.174,74 €
    D2 1.069,36 €
    E 937,62 €
    Scala editori: livelli e minimi mensili dal 1° luglio 2026
    Livello Minimo mensile lordo
    Q 2.240,55 €
    1 2.229,96 €
    2 1.882,80 €
    3 1.766,27 €
    4 1.648,40 €
    5 1.527,90 €
    6 1.274,89 €
    7 1.077,14 €
    8 901,22 €

    Minimi di stipendio e salario dopo l’ultima tranche del rinnovo del 19 dicembre 2023 (aumento di 252 € a regime sui minimi, più 18 € di welfare, secondo il comunicato SLC-Fistel-Uilcom del 20 dicembre 2023). Si aggiungono contingenza ed EDR: il dettaglio è nella scheda sulle tabelle retributive del CCNL Grafici Editoriali.

    Transizione digitale del settore

    Il settore Grafici Editoriali è in profonda trasformazione: dalla stampa tradizionale (rotative, offset) all’editoria digitale (web, e-book, app). Ruoli storici (tipografi, addetti rotative) in contrazione; nuovi ruoli (grafici web, UX designer, content editor digital) in crescita.

    Tipografo e addetto stampa

    Il tipografo e l’addetto alle macchine da stampa (offset, digitali, flessografiche) e alla prestampa sono collocati nella scala grafici secondo la declaratoria delle mansioni effettivamente svolte. Le rotative dei quotidiani rientrano di solito in un altro contratto, quello dei poligrafici delle aziende editrici di giornali.

    Grafico e art director

    Il grafico progetta impaginazioni, copertine, materiali; l’art director coordina l’identità visiva di pubblicazioni o linee editoriali. Il livello dipende dall’autonomia e dalla responsabilità del ruolo, confrontate con le declaratorie del contratto.

    Redattore editoriale

    Il redattore di casa editrice lavora su contenuti (riviste, libri, web): editing, correzione bozze, coordinamento autori. Nelle case editrici si applica la scala editori (dal livello 8 al quadro). Il rinnovo del 2023 ha inserito profili digitali come social media manager e copywriter.

    Quadri e direttori

    Ai vertici delle due scale ci sono il livello A super (grafici), il livello 1 (editori) e i quadri: ruoli direttivi con responsabilità su reparti, produzione, budget e progetti.

    Casi pratici

    Tizio – Stampatore offset
    Tizio lavora su macchine offset in un’azienda grafica: è nella scala grafici e il suo livello dipende dalla complessità delle macchine e dall’autonomia. Se è inquadrato al B3, dal 1° luglio 2026 il minimo è 1.591,04 € al mese, più contingenza ed EDR.
    Caia – Social media manager in una casa editrice
    Caia cura i canali social di una casa editrice. Il rinnovo del 2023 ha inserito il social media manager tra i profili della classificazione: il suo inquadramento segue la scala editori secondo la declaratoria del profilo.
    Sempronio – Redattore che coordina una collana
    Sempronio, redattore, coordina stabilmente una collana con altri colleghi: se le declaratorie collocano quel ruolo a un livello superiore, può chiedere l’adeguamento dell’inquadramento in base all’art. 2103 c.c.

    Domande frequenti

    Il settore Grafici è in crisi?
    Le mansioni tradizionali (tipografi, addetti rotative) sono in contrazione. Le nuove (grafici digitali, web designer, content editor) crescono. Riqualificazione professionale è cruciale: il rinnovo del 2023 ha istituito l’Ente bilaterale permanente, che monitora evoluzione professionale e tecnologie.
    Quanto guadagna un grafico dipendente?
    Dipende dal livello: dal 1° luglio 2026 i minimi della scala grafici vanno da 937,62 € (E) a 2.331,78 € (Q), quelli della scala editori da 901,22 € (8) a 2.240,55 € (Q), a cui si sommano contingenza ed EDR.
    Quante scale di livelli ha il CCNL?
    Due: la scala grafici (E, D2, D1, C2, C1, B3, B2, B1, B1 super, A, A super, Q) e la scala editori (dal livello 8 al livello 1, più i quadri).
    Cosa fa un redattore editoriale?
    Editing, correzione bozze, coordinamento autori, supervisione collane editoriali. In case editrici tradizionali: lavoro stabile. In editoria digitale: lavoro spesso ibrido remoto/sede.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, Preavviso, Ferie e permessi, Maternità, Tredicesima e premi e Malattia.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Grafici Editoriali. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 225 Cod. Amb. – programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio

    Art. 225 Cod. Amb. – programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 221-bis, comma 7-bis e 223, comma 4, il CONAI elabora annualmente un Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio che individua, con riferimento alle singole tipologie di materiale di imballaggio, le misure per conseguire i seguenti obiettivi: a) la prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio attraverso modelli di produzione e consumo sostenibili ; a-bis) la progettazione, la fabbricazione e l’uso di imballaggi efficienti sotto il profilo delle risorse, durevoli, anche in termini di durata di vita, scomponibili, riutilizzabili, nonché l’utilizzo di materiali ottenuti dai rifiuti nella loro produzione; a-ter) la promozione della riduzione del contenuto di sostanze pericolose in materiali e imballaggi, fatti salvi i requisiti giuridici armonizzati relativi a tali materiali e prodotti stabiliti a livello dell’Unione; b) l’ accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggio riciclabili rispetto alla quantità di imballaggi non riciclabili; c) l’ accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggio riutilizzabili rispetto alla quantità di imballaggi non riutilizzabili; d) il miglioramento delle caratteristiche dell’imballaggio allo scopo di permettere ad esso di sopportare più tragitti o rotazioni nelle condizioni di utilizzo normalmente prevedibili; e) la realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio.

    2. Il Programma generale di prevenzione determina, inoltre: a) la percentuale in peso di ciascuna tipologia di rifiuti di imballaggio da recuperare ogni cinque anni e, nell’ambito di questo obiettivo globale, sulla base della stessa scadenza, la percentuale in peso da riciclare delle singole tipologie di materiali di imballaggio, con un minimo percentuale in peso per ciascun materiale; b) gli obiettivi intermedi di recupero e riciclaggio rispetto agli obiettivi di cui alla lettera a).

    3. Entro il 30 novembre di ogni anno il CONAI trasmette all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un piano specifico di prevenzione e gestione relativo all’anno solare successivo, che sarà inserito nel programma generale di prevenzione e gestione , nonché la relazione generale consuntiva relativa all’anno solare precedente. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica e del Ministro delle imprese e del Made in Italy, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e l’ANCI si provvede alla approvazione e alle eventuali modificazioni e integrazioni del Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio. .

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    5. Nel caso in cui il Programma generale non sia predisposto, lo stesso è elaborato in via sostitutiva dall’Autorità di cui all’articolo

    207. In tal caso gli obiettivi di recupero e riciclaggio sono quelli massimi previsti dall’allegato E alla parte quarta del presente decreto.

    6. I piani regionali di cui all’articolo 199 sono integrati con specifiche previsioni per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sulla base del programma di cui al presente articolo.

  • Art. 209 CPI – Albo dei consulenti in proprietà industriale abilitati

    Art. 209 CPI – Albo dei consulenti in proprietà industriale abilitati

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. L’albo istituito ai sensi dell’articolo 202 deve contenere per ciascun iscritto il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il titolo di studio, la data di iscrizione, il domicilio professionale in Italia che può consistere anche nella sede dell’ente o impresa da cui dipende.

    2. La data di iscrizione determina l’anzianità. Coloro che dopo la cancellazione sono di nuovo iscritti all’albo hanno l’anzianità derivante dalla prima iscrizione dedotta la durata dell’interruzione.

  • Art. 197 TUEL – Modalità del controllo di gestione

    Art. 197 TUEL – Articolo 197

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il controllo di gestione, di cui all’articolo 147, comma 1 lettera b), ha per oggetto l’intera attività amministrativa e gestionale delle province, dei comuni delle comunità montane, delle unioni dei comuni e delle città metropolitane ed è svolto con una cadenza periodica definita dal regolamento di contabilità dell’ente.

    2. Il controllo di gestione si articola almeno in tre fasi: a) predisposizione del piano esecutivo di gestione; 83 b) rilevazione dei dati relativi ai costi ed ai proventi nonché rilevazione dei risultati raggiunti; c) valutazione dei dati predetti in rapporto al piano degli obiettivi al fine di verificare il loro stato di attuazione e di misurare l’efficacia, l’efficienza ed il grado di economicità dell’azione intrapresa.

    3. Il controllo di gestione è svolto in riferimento ai singoli servizi e centri di costo, ove previsti, verificando in maniera complessiva e per ciascun servizio i mezzi finanziari acquisiti, i costi dei singoli fattori produttivi, i risultati qualitativi e quantitativi ottenuti e, per i servizi a carattere produttivo, i ricavi.

    4. La verifica dell’efficacia, dell’efficienza, e della economicità dell’azione amministrativa è svolta rapportando le risorse acquisite ed i costi dei servizi, ove possibile per unità di prodotto, ai dati risultanti dal rapporto annuale sui parametri gestionali dei servizi degli enti locali di cui all’articolo 228, comma 7.

  • Convivente e pensione di reversibilità: chi ne ha diritto

    È una delle differenze più nette tra le forme di vita di coppia: la pensione di reversibilità. Quando uno dei due muore, il superstite può ricevere una quota della pensione del defunto – ma solo se la legge lo prevede. E la legge, su questo, distingue chiaramente tra chi era sposato o unito civilmente e chi semplicemente conviveva. Vediamo chi ha diritto, chi no e perché, e cosa può fare una coppia di conviventi per non restare scoperta.

    A chi spetta la reversibilità

    La pensione di reversibilità spetta, in primo luogo, al coniuge superstite, insieme ai figli che ne abbiano i requisiti. La legge 76/2016 ha esteso all’unito civilmente tutti i diritti previsti per il coniuge in materia previdenziale: chi è unito civilmente, quindi, ha pieno diritto alla reversibilità esattamente come un coniuge.

    Perché il convivente di fatto resta escluso

    Il convivente di fatto, invece, non ha diritto alla pensione di reversibilità. La legge 76/2016, pur riconoscendo numerosi diritti ai conviventi (salute, casa, alimenti), non ha incluso la reversibilità. La Corte costituzionale ha più volte ribadito che la convivenza, da sola, non è equiparabile al matrimonio ai fini previdenziali e che spetta al legislatore stabilire eventuali estensioni. Di conseguenza, l’INPS non liquida la reversibilità al convivente, neppure se la convivenza era registrata in anagrafe o regolata da un contratto.

    Il caso dell’ex coniuge divorziato

    Un’ulteriore distinzione riguarda l’ex coniuge. Chi ha divorziato, se titolare dell’assegno divorzile e non passato a nuove nozze, può avere diritto alla reversibilità ai sensi dell’art. 9 della legge 898/1970. Se concorre con un coniuge superstite del defunto, la pensione viene ripartita dal tribunale tenendo conto, in particolare, della durata dei rispettivi rapporti. È una situazione che mostra come la reversibilità segua sempre un vincolo formale (matrimonio o unione civile), presente o passato, e non la semplice convivenza.

    Come tutelare il convivente

    Poiché la reversibilità pubblica è preclusa, il convivente può essere protetto con strumenti privati:

    • Previdenza complementare: nei fondi pensione l’iscritto può designare il convivente come beneficiario delle prestazioni in caso di morte;
    • Polizze vita con il convivente beneficiario;
    • pianificazione successoria tramite testamento (nei limiti della quota disponibile) e altri strumenti patrimoniali.

    Va inoltre ricordato che l’indennità in caso di morte del lavoratore prevista dall’art. 2122 del codice civile spetta al coniuge, ai figli e ai parenti a carico, ma non al convivente: anche qui conviene utilizzare le designazioni dei fondi e delle polizze.

    In sintesi: la regola pratica

    La regola da ricordare è semplice: reversibilità sì con il matrimonio o l’unione civile, no con la convivenza di fatto. Per le coppie dello stesso sesso che desiderano questa tutela, l’unione civile è la strada; per le coppie di sesso diverso, lo è il matrimonio. Chi sceglie consapevolmente la convivenza deve invece pianificare per tempo strumenti alternativi.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Il convivente ha diritto alla reversibilità?

    No. La pensione di reversibilità spetta al coniuge e all’unito civilmente, non al convivente di fatto, neppure in caso di convivenza registrata o di contratto di convivenza.

    L’unione civile dà diritto alla reversibilità?

    Sì. La legge 76/2016 equipara l’unito civilmente al coniuge anche ai fini previdenziali: ha quindi pieno diritto alla pensione di reversibilità.

    Come posso lasciare qualcosa al convivente alla mia morte?

    Puoi designarlo beneficiario di un fondo di previdenza complementare o di una polizza vita e disporre a suo favore per testamento, nei limiti della quota disponibile se hai legittimari.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

    Vedi anche: Pensione ai superstiti, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione anticipata e Quota 103, Pensione di vecchiaia, L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga e Pensione di invalidità e indennità di accompagnamento.

  • Art. 208 CPI – Esonero dall’esame di abilitazione

    Art. 208 CPI – Esonero dall’esame di abilitazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Sono esonerati dall’esame di abilitazione coloro che, già dipendenti del Ministero dello sviluppo economico ovvero del Ministero della difesa, abbiano prestato servizio, per almeno cinque anni, con mansioni direttive rispettivamente presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi ovvero il Servizio brevetti e proprietà intellettuale.

    2. Sono anche esonerati, ai fini dell’iscrizione nella sezione brevetti, i cittadini italiani che abbiano prestato servizio per almeno cinque anni con mansioni di esaminatori presso l’Ufficio europeo dei brevetti.

  • Tobin tax 2026: come cambia l’imposta su azioni e derivati, esempio

    In sintesi

    • L’aliquota della Tobin tax sulle azioni passa dallo 0,2% allo 0,4% (art. 1, c. 491, L. 228/2012, come modificato dal comma 29).
    • L’aliquota sulle operazioni ad alta frequenza (HFT) passa dallo 0,02% allo 0,04% (art. 1, c. 495, L. 228/2012).
    • La modifica è in vigore dal 1° gennaio 2026: si applica alle transazioni concluse a partire da tale data.
    • Le plusvalenze su azioni restano tassate al 26% come redditi diversi ai sensi dell’art. 67 TUIR: la Tobin tax è un costo di transazione separato.
    • La misura ha dichiarata finalità di gettito: non introduce nuove esenzioni né modifica la platea dei soggetti obbligati.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 29 della L. 199/2025 modifica l’art. 1, c. 491, della L. 228/2012, raddoppiando l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie sulle azioni dallo 0,2% allo 0,4%, e modifica l’art. 1, c. 495, della stessa legge raddoppiando l’aliquota sulle operazioni ad alta frequenza dallo 0,02% allo 0,04%. La modifica è in vigore dal 1° gennaio 2026 e ha finalità di gettito.

    Approfondimento normativo completo: Comma 29 LB26: Tobin tax raddoppiata su azioni e derivati ad alt.

    Il raddoppio della Tobin tax dal 1° gennaio 2026: cosa cambia e per chi

    La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), comma 29, interviene sull’imposta sulle transazioni finanziarie – comunemente nota come Tobin tax – introdotta dalla L. 228/2012. La modifica è semplice e immediata: l’aliquota applicabile al trasferimento di azioni e altri strumenti partecipativi di società con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro viene raddoppiata, passando dallo 0,2% allo 0,4%. In parallelo, l’aliquota sulle operazioni ad alta frequenza (cosiddette HFT) viene anch’essa raddoppiata, dallo 0,02% allo 0,04%.

    La modifica è in vigore dal 1° gennaio 2026 e non richiede decreti attuativi: la norma è direttamente applicabile. Non sono introdotte nuove esenzioni, né viene modificata la platea dei soggetti passivi o la struttura della base imponibile. L’imposta continua a essere applicata al valore della transazione (prezzo di acquisto) e rimane a carico dell’acquirente. La ratio della modifica è esplicitamente di natura fiscale, ossia la raccolta di maggior gettito erariale.

    Sul piano della tassazione dei rendimenti, la Tobin tax non incide sull’aliquota del 26% applicabile alle plusvalenze su azioni ai sensi dell’art. 67, c. 1, lett. c) e c-bis), TUIR. Si tratta di due prelievi distinti: la Tobin tax è un’imposta sul volume della transazione, applicata al momento dell’acquisto; la tassazione della plusvalenza interviene al momento della cessione. L’investitore è quindi soggetto a entrambi i prelievi in momenti e su basi diverse.

    Checklist: cosa verificare per le transazioni soggette alla nuova aliquota

    • La transazione ha ad oggetto azioni o strumenti partecipativi di società italiane con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro.
    • La data di conclusione della transazione è successiva al 1° gennaio 2026: per le transazioni concluse entro il 31 dicembre 2025 si applica ancora la vecchia aliquota dello 0,2%.
    • Per operazioni ad alta frequenza, verificare se la transazione rientra nella definizione HFT: dalla stessa data si applica l’aliquota dello 0,04%.
    • Il costo della Tobin tax (0,4%) è correttamente contabilizzato come costo di transazione e non si cumula con l’imposta sulle plusvalenze (26%) che si calcola separatamente al momento della cessione.
    • Gli intermediari finanziari responsabili della raccolta e del versamento dell’imposta hanno aggiornato i propri sistemi per applicare la nuova aliquota dal 1° gennaio 2026.

    Tizio, investitore privato: acquisto di azioni quotate nel 2026

    Scenario. Tizio è un investitore privato che il 15 febbraio 2026 acquista tramite il proprio intermediario azioni di una società italiana quotata con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro, per un controvalore ipotetico di 10.000 euro.

    Come si legge in pratica. La transazione è conclusa dopo il 1° gennaio 2026, quindi si applica la nuova aliquota dello 0,4%. L’imposta sulle transazioni finanziarie a carico di Tizio è pari a 10.000 × 0,4% = 40 euro (nella situazione pre-2026, con aliquota 0,2%, sarebbe stata 20 euro). L’intermediario applica e versa l’imposta automaticamente. Quando Tizio cederà le azioni, le eventuali plusvalenze saranno tassate separatamente al 26% ai sensi dell’art. 67 TUIR: la Tobin tax pagata all’acquisto è un costo di transazione deducibile ai fini del calcolo del costo fiscalmente riconosciuto.

    Punti chiave per Tizio, investitore

    • Aliquota applicabile dal 1/1/2026: 0,4% sul controvalore dell’acquisto.
    • Con acquisto ipotetico di 10.000 euro: Tobin tax di 40 euro (era 20 euro prima del 2026).
    • L’intermediario applica e versa l’imposta: nessun adempimento diretto per l’investitore.
    • La Tobin tax non si cumula con il 26% sulle plusvalenze: sono prelievi distinti.
    • La Tobin tax pagata è un costo di transazione deducibile dal costo fiscale del titolo.

    Caia S.p.A.: società con portafoglio azionario attivo – impatto dei costi di transazione

    Scenario. Caia S.p.A. è una holding che gestisce un portafoglio azionario con frequente attività di trading. Nel corso del 2026 effettua acquisti di azioni italiane soggette a Tobin tax per un controvalore complessivo ipotetico di 5 milioni di euro.

    Come si legge in pratica. Con la nuova aliquota dello 0,4%, il costo annuale complessivo di Tobin tax per Caia S.p.A. sugli acquisti ammonta a 5.000.000 × 0,4% = 20.000 euro (nella situazione pre-2026 sarebbero stati 10.000 euro). Il raddoppio dell’aliquota incide direttamente sul rendimento netto del portafoglio e deve essere considerato nelle analisi di convenienza delle operazioni di trading a breve termine. La Tobin tax non è deducibile ai fini IRES come costo operativo ordinario, salvo specifiche valutazioni sulla sua qualificazione fiscale per i soggetti IRES.

    Punti chiave per Caia S.p.A.

    • Aliquota 0,4% dal 1/1/2026: su 5 milioni di acquisti, costo Tobin tax di 20.000 euro annui ipotetici.
    • Il raddoppio dell’aliquota riduce il rendimento netto delle operazioni a breve termine.
    • Valutare l’impatto sul rendimento prima di aumentare la frequenza delle operazioni di trading.
    • La gestione dell’imposta è delegata all’intermediario finanziario.
    • Consultare un esperto fiscale per la qualificazione della Tobin tax ai fini del bilancio IRES.

    Sempronio, operatore ad alta frequenza: impatto dell'aliquota HFT raddoppiata

    Scenario. Sempronio opera tramite algoritmi di trading ad alta frequenza (HFT) su azioni italiane quotate. Nel 2026 effettua operazioni ad alta frequenza per un volume ipotetico di 50 milioni di euro al mese.

    Come si legge in pratica. Le operazioni ad alta frequenza sono soggette all’aliquota raddoppiata dello 0,04% (prima era 0,02%). Su un volume ipotetico mensile di 50 milioni di euro, il costo mensile di Tobin tax HFT passa da 10.000 euro a 20.000 euro (ipotetici). Su base annua, la differenza è di 120.000 euro aggiuntivi. Questo impatto, moltiplicato per i volumi tipicamente molto elevati delle strategie HFT, può incidere significativamente sulla redditività delle strategie che dipendono da margini unitari ridotti e da elevatissima frequenza di operazioni.

    Punti chiave per Sempronio, operatore HFT

    • Aliquota HFT dal 1/1/2026: 0,04% (raddoppiata dallo 0,02%).
    • Su 50 milioni mensili ipotetici: Tobin tax HFT di 20.000 euro/mese (prima: 10.000 euro).
    • L’impatto annuale aggiuntivo è significativo per strategie con margini unitari ridotti.
    • Rivalutare la convenienza delle strategie HFT su titoli italiani soggetti alla nuova aliquota.
    • L’imposta è applicata e versata dall’intermediario o dal gestore della piattaforma.

    Quando conviene una verifica

    Il raddoppio della Tobin tax incide sul costo delle transazioni e sulla redditività del portafoglio. Un consulente esperto in fiscalità finanziaria può aiutarti a valutare l’impatto sulle tue strategie di investimento e ottimizzare la gestione del portafoglio. Consulta un esperto in fiscalità degli investimenti.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    La Tobin tax al 0,4% si applica a tutte le azioni italiane?

    No. L’imposta sulle transazioni finanziarie si applica al trasferimento di azioni e altri strumenti partecipativi emessi da società italiane la cui capitalizzazione di mercato supera la soglia di 500 milioni di euro, come già previsto dalla disciplina originaria della L. 228/2012. Il comma 29 non modifica la platea dei soggetti emittenti né la struttura della base imponibile: interviene solo sull’aliquota, portandola dallo 0,2% allo 0,4% con effetto dal 1° gennaio 2026.

    Chi paga la Tobin tax: l'acquirente o il venditore?

    L’imposta sulle transazioni finanziarie è a carico dell’acquirente, come stabilito dalla L. 228/2012. L’obbligo di raccolta e versamento spetta all’intermediario finanziario che esegue la transazione. Per i soggetti che operano senza intermediario residente in Italia, l’imposta deve essere versata direttamente. Il comma 29 non modifica questi profili procedurali: cambia solo l’aliquota.

    La Tobin tax al 0,4% si applica anche ai derivati?

    La L. 228/2012 prevede un’imposta separata sui derivati aventi come sottostante azioni italiane soggette a Tobin tax, con aliquote fisse in importo (non percentuali) che variano per tipologia e nozionale del contratto. Il comma 29 modifica specificamente l’aliquota percentuale sulle azioni (c. 491) e l’aliquota sulle operazioni ad alta frequenza (c. 495). Per i derivati, la struttura dell’imposta con importi fissi non è oggetto di modifica da parte del comma 29.

    La Tobin tax pagata all'acquisto è deducibile dal costo fiscale delle azioni?

    Per i soggetti che dichiarano le plusvalenze su azioni come redditi diversi ex art. 67 TUIR (tipicamente persone fisiche in regime dichiarativo o amministrato), la Tobin tax pagata all’acquisto è inclusa nel costo fiscalmente riconosciuto del titolo, riducendo quindi la plusvalenza imponibile alla cessione. Le plusvalenze restano comunque tassate al 26%. Per i soggetti IRES, il trattamento dipende dalla qualificazione contabile e fiscale del titolo: è opportuno verificare caso per caso.

    Ci sono esenzioni dalla Tobin tax raddoppiata introdotte dal comma 29?

    No. Il comma 29 interviene esclusivamente sull’aliquota (raddoppio dallo 0,2% allo 0,4% per le azioni e dallo 0,02% allo 0,04% per le HFT) senza introdurre nuove esenzioni né modificare quelle già previste dalla L. 228/2012 (ad esempio, l’esenzione per i mercati regolamentati di Paesi UE/SEE con capitalizzazione inferiore alla soglia, o per le operazioni di market making). Le esenzioni preesistenti restano invariate.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.