Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Accise sui tabacchi 2026: di quanto aumentano le sigarette? esempio

    In sintesi

    • Sigarette: componente specifica a 32 euro/1.000 nel 2026, 35,50 nel 2027, 38,50 dal 2028.
    • Tabacco trinciato a taglio fino: aliquota portata a 47 euro/kg nel 2026, poi 49 e 51.
    • Altra categoria di tabacchi (lettera c): 161,50 euro/kg nel 2026, 165,50 nel 2027, 169,50 dal 2028.
    • Norma in attesa di decreto attuativo dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per le comunicazioni trimestrali.
    • Le aliquote si applicano insieme a eventuali componenti ad valorem già previste dal testo unico accise.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 119-121 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026 con effetti pluriennali fino al 2028, incrementano le accise sul tabacco lavorato modificando il D.Lgs. 504/1995: la componente specifica sulle sigarette sale a 32 euro/1.000 nel 2026, 35,50 nel 2027 e 38,50 dal 2028; le accise sui tabacchi trinciati e sulle altre categorie sono parimenti aumentate con valori differenziati per anno. Parte della disciplina attuativa è demandata all’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

    Approfondimento normativo completo: Commi 119-121 LB 2026: accise tabacchi e prodotti nicotina.

    L'aumento progressivo delle accise sui tabacchi fino al 2028

    La legge di bilancio 2026 interviene sulle accise sui prodotti del tabacco con una misura pluriennale: gli aumenti non si esauriscono nel 2026 ma seguono un percorso graduale sino al 2028. I commi 119-121 della L. 199/2025 modificano il D.Lgs. 504/1995, il testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi, agendo sulle aliquote specifiche di diverse categorie di tabacco lavorato. L’obiettivo è incrementare il prelievo fiscale sul tabacco con una progressione che consenta al mercato di adattarsi.

    Per le sigarette, la modifica riguarda la componente specifica dell’accisa, ossia quella calcolata in valore fisso per mille sigarette, indipendentemente dal prezzo di vendita. I valori fissati dalla norma sono: 32 euro per 1.000 sigarette nell’anno 2026, 35,50 euro per 1.000 nell’anno 2027 e 38,50 euro per 1.000 a decorrere dall’anno 2028. Anche le altre categorie di tabacco lavorato – tra cui il tabacco trinciato a taglio fino e un’ulteriore categoria indicata alla lettera c) dell’articolo 39-octies del D.Lgs. 504/1995 – seguono analoghe traiettorie di aumento, con valori distinti.

    Una parte della disciplina è demandata a un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che dovrà definire il contenuto e le modalità delle comunicazioni trimestrali tra i depositi autorizzati. Fino alla pubblicazione di tale atto, la norma è pienamente vigente nelle sue componenti direttamente applicabili, mentre gli aspetti procedurali legati alle comunicazioni restano in attesa. Questa pagina sarà aggiornata quando il decreto verrà pubblicato.

    Cosa sapere sulle accise tabacchi 2026-2028

    • Sigarette 2026: componente specifica dell’accisa pari a 32 euro per 1.000 sigarette.
    • Sigarette 2027: la componente sale a 35,50 euro per 1.000 sigarette.
    • Sigarette dal 2028: la componente raggiunge 38,50 euro per 1.000 sigarette.
    • Tabacco trinciato a taglio fino: 47 euro/kg nel 2026, 49 nel 2027, 51 dal 2028.
    • Terza categoria (lettera c): 161,50 euro/kg nel 2026, 165,50 nel 2027, 169,50 dal 2028.

    Caso 1: Tizio, fumatore abituale di sigarette

    Scenario. Tizio fuma circa un pacchetto al giorno da 20 sigarette, per un totale di 7.300 sigarette l’anno (365 pacchetti). Si chiede come cambia il costo delle sigarette nel 2026 rispetto al 2025 in ragione dell’aumento della componente specifica dell’accisa stabilito dal comma 119 della legge di bilancio 2026.

    Come si legge in pratica. Per 7.300 sigarette annue, la componente specifica dell’accisa nel 2026 è pari a 32 euro per 1.000 sigarette, ossia circa 233,60 euro di accisa specifica sull’intera quantità consumata da Tizio in un anno (7,3 × 32). Il confronto con il valore precedente (29,50 euro/1.000, ultimo anno prima della modifica) mostra un incremento di 2,50 euro per 1.000 sigarette, pari a circa 18,25 euro in più sull’anno per la sola componente specifica. L’accisa totale comprende anche una componente ad valorem, che dipende dal prezzo di vendita al pubblico; il calcolo definitivo del prezzo del pacchetto dipende anche da tale componente e dal margine del produttore.

    Riepilogo Caso 1

    • Consumo annuo: 7.300 sigarette (circa 365 pacchetti da 20).
    • Componente specifica 2026: 32 euro per 1.000 sigarette.
    • Componente specifica 2025 (valore sostituito): 29,50 euro per 1.000.
    • Incremento componente specifica: 2,50 euro per 1.000, circa 18,25 euro/anno sul totale.
    • Il prezzo finale dipende anche dalla componente ad valorem e dal prezzo di vendita.

    Caso 2: Caia, distributore all'ingrosso di tabacchi

    Scenario. Caia gestisce un deposito fiscale autorizzato che movimenta tabacchi sfusi, incluso tabacco trinciato a taglio fino, verso punti vendita al dettaglio. Con i commi 119-121 l’accisa sul trinciato sale progressivamente nel triennio 2026-2028. Caia deve aggiornare la propria pianificazione degli acquisti e delle comunicazioni con l’Agenzia delle dogane.

    Come si legge in pratica. Per il tabacco trinciato a taglio fino, la norma fissa l’accisa a 47 euro per chilogrammo convenzionale nel 2026, contro il valore precedente di 37 euro/kg. Nel 2027 l’aliquota salirà a 49 euro/kg e dal 2028 a 51 euro/kg. Su un volume ipotetico di 1.000 kg movimentati nel 2026, l’aggravio rispetto al regime precedente sarebbe di 10.000 euro di accisa in più (10 euro/kg di incremento × 1.000 kg). Caia deve inoltre attendere il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per conoscere le modalità delle comunicazioni trimestrali, attualmente in attesa di definizione.

    Riepilogo Caso 2

    • Prodotto: tabacco trinciato a taglio fino.
    • Accisa 2026: 47 euro/kg convenzionale (era 37 euro/kg).
    • Accisa 2027: 49 euro/kg; dal 2028: 51 euro/kg.
    • Su 1.000 kg/anno, l’incremento 2026 vs. precedente è di 10.000 euro di accisa.
    • Le modalità delle comunicazioni trimestrali sono in attesa di decreto attuativo.

    Caso 3: Sempronio, produttore di tabacco lavorato (categoria lettera c)

    Scenario. Sempronio è il responsabile fiscale di un’azienda manifatturiera che produce una categoria di tabacchi lavorati rientrante nella lettera c) dell’articolo 39-octies del D.Lgs. 504/1995. Deve aggiornare i propri modelli di pricing per il 2026 tenendo conto delle nuove aliquote introdotte dai commi 119-121.

    Come si legge in pratica. Per la categoria di tabacchi indicata alla lettera c), i commi 119-121 sostituiscono le parole che fissavano il valore di riferimento con una scala triennale: 161,50 euro per chilogrammo nel 2026, 165,50 euro/kg nel 2027 e 169,50 euro/kg a decorrere dal 2028. Il valore precedente era di 140 euro/kg fino al 1° gennaio 2025. L’incremento 2026 rispetto al valore vigente prima della modifica è quindi di 21,50 euro/kg. Su una produzione ipotetica di 500 kg, ciò si traduce in circa 10.750 euro aggiuntivi di onere fiscale solo per l’anno 2026.

    Riepilogo Caso 3

    • Categoria: tabacchi lettera c) art. 39-octies D.Lgs. 504/1995.
    • Accisa 2026: 161,50 euro/kg (era 140 euro/kg ante modifica).
    • Accisa 2027: 165,50 euro/kg; dal 2028: 169,50 euro/kg.
    • Su 500 kg/anno, l’aggravio 2026 rispetto al regime precedente è circa 10.750 euro.
    • La norma è già in vigore; il decreto attuativo riguarda solo le comunicazioni trimestrali.

    Quando conviene una verifica

    Per analizzare l’impatto degli aumenti delle accise tabacchi sulla tua impresa: Consulta un esperto in accise e fiscalità del tabacco.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Da quando si applicano i nuovi valori di accisa sulle sigarette previsti dalla legge di bilancio 2026?

    I commi 119-121 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) sono in vigore dal 1° gennaio 2026. Da quella data la componente specifica dell’accisa sulle sigarette è fissata a 32 euro per 1.000 sigarette. Il valore salirà a 35,50 euro per 1.000 nel 2027 e a 38,50 euro per 1.000 a decorrere dall’anno 2028, secondo la scala pluriennale stabilita dalla norma.

    L'aumento delle accise riguarda solo le sigarette o anche altri prodotti del tabacco?

    No, l’intervento è più ampio. I commi 119-121 modificano più lettere dell’articolo 39-octies del D.Lgs. 504/1995 e riguardano anche il tabacco trinciato a taglio fino (lettera b), portato a 47 euro/kg nel 2026, e un’ulteriore categoria (lettera c), portata a 161,50 euro/kg nel 2026. Entrambe le categorie seguono una progressione triennale fino al 2028. I prodotti a base di nicotina non da tabacco seguono discipline specifiche contemplate negli stessi commi ma non dettagliati nel testo coordinato disponibile.

    Qual è il decreto attuativo in attesa e cosa disciplinerà?

    Il provvedimento atteso è un atto del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli che dovrà definire il contenuto e le modalità delle comunicazioni trimestrali tra i depositi autorizzati. Si tratta di un adempimento procedurale che non incide sull’entità delle aliquote, già determinate dalla legge. Le aliquote di accisa si applicano dal 1° gennaio 2026 a prescindere dall’emanazione del decreto.

    Come si calcola l'accisa totale su un pacchetto di sigarette?

    L’accisa sulle sigarette non è solo la componente specifica fissata a 32 euro per 1.000 nel 2026. Il D.Lgs. 504/1995 prevede un’accisa complessiva composta da una parte ad valorem (percentuale sul prezzo di vendita al pubblico) e dalla componente specifica. Il prezzo finale al consumatore include anche l’IVA. Il comma 119 modifica solo la componente specifica; le altre componenti dell’accisa rimangono regolate dalle disposizioni previgenti, salvo ulteriori interventi normativi.

    Un gestore di tabaccheria deve adempiere a obblighi specifici in seguito ai commi 119-121?

    Per il dettagliante, gli obblighi principali rimangono quelli già previsti dal regime delle rivendite di tabacchi (concessione, listini prezzi, aggio). I commi 119-121 agiscono sulle aliquote di accisa, che vengono liquidate a monte nella filiera (fabbricanti e depositari autorizzati). Le nuove modalità di comunicazione trimestrale, una volta definite dal decreto del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, riguarderanno prevalentemente i depositi autorizzati e non direttamente i rivenditori al dettaglio.

    Vedi anche: Accise su benzina e gasolio, Deposito fiscale, Accise e Accise su alcol e bevande alcoliche (e il vino).

  • Art. 199 TUEL – Fonti di finanziamento

    Art. 199 TUEL – Articolo 199

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. 1. Per l’attivazione degli investimenti gli enti locali possono utilizzare: a) entrate correnti destinate per legge agli investimenti; b) avanzo di parte corrente del bilancio, costituito da eccedenze di entrate correnti rispetto alle spese correnti aumentate delle quote capitali di ammortamento dei prestiti: 83 c) entrate derivanti dall’alienazione di beni e diritti patrimoniali, riscossioni di crediti, proventi da concessioni edilizie e relative sanzioni; d) entrate derivanti da trasferimenti in conto capitale dello Stato, delle regioni, da altri interventi pubblici e privati finalizzati agli investimenti, da interventi finalizzati da parte di organismi comunitari e internazionali; e) avanzo di amministrazione, nelle forme disciplinate dall’articolo 187; f) mutui passivi; g) altre forme di ricorso al mercato finanziario consentite dalla legge.

    1-bis. Le entrate di cui al comma 1, lettere a), c), d) ed f) sono destinate esclusivamente al finanziamento di spese di investimento e non possono essere impiegate per la spesa corrente.

  • Bonus design 2026 al 10%: quali spese rientrano per le imprese, esempio

    In sintesi

    • Aliquota del credito: 10% della base di calcolo delle spese di design e ideazione estetica, al netto di sovvenzioni ricevute sulle stesse spese.
    • Limite massimo per singola impresa: 2 milioni di euro annui (ragguagliati in caso di esercizio inferiore o superiore a dodici mesi).
    • Limite complessivo di spesa pubblica: 60 milioni di euro per l’anno 2026.
    • Utilizzo: in un’unica quota annuale, ferme le condizioni del comma 204 della L. 160/2019.
    • Comunicazione obbligatoria: l’impresa deve trasmettere telematicamente al MIMIT l’ammontare delle spese e il credito maturato, con modalità da definire con decreto direttoriale MIMIT non ancora pubblicato.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 925 della L. 199/2025 inserisce il comma 203-quater nell’art. 1 della L. 160/2019, riconoscendo alle imprese, per il periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2025, un credito d’imposta del 10% sulle spese di design e ideazione estetica (già previste dal comma 202), al netto di sovvenzioni ricevute, nel limite massimo annuale di 2 milioni per impresa e nel limite complessivo di spesa di 60 milioni per il 2026. Il credito è utilizzabile in un’unica quota annuale.

    Approfondimento normativo completo: Comma 925 LB 2026: credito R&S design e ideazione estetica al 10%.

    Il credito d'imposta design al 10%: inquadramento e spese ammissibili

    La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), comma 925, potenzia il credito d’imposta per le attività di ricerca, sviluppo e innovazione già disciplinate dalla L. 160/2019, introducendo una misura specifica per il design e l’ideazione estetica. Per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025 (nella generalità dei casi, l’esercizio 2026), le imprese potranno beneficiare di un credito d’imposta pari al 10% delle spese ammissibili, calcolato al netto delle sovvenzioni o contributi già ricevuti sulle stesse spese.

    Le spese ammissibili sono quelle già individuate dal comma 202 dell’art. 1 della L. 160/2019, che riguarda le attività di design e ideazione estetica finalizzate alla innovazione dei prodotti dell’impresa. Il limite massimo del credito per singola impresa è fissato in 2 milioni di euro annui, ragguagliati in proporzione alla durata dell’esercizio. Il plafond complessivo dell’intera misura è di 60 milioni di euro per il 2026. Il credito è fruibile in un’unica quota annuale. Attenzione: la norma è in attesa di decreto direttoriale del MIMIT che definirà modalità e termini di trasmissione della comunicazione delle spese e del credito maturato; è attesa anche una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate per il codice tributo dedicato.

    Sul piano fiscale, il credito non concorre alla formazione del reddito d’impresa ai fini IRES (art. 88 TUIR) e non rileva ai fini IRAP (art. 5 D.Lgs. 446/97). I costi di design sono deducibili secondo il principio di competenza (art. 109 TUIR) e la base ammissibile è assunta al netto dell’IVA detratta sulle consulenze di design (art. 19 TUIVA). Restano ferme le condizioni di cui al comma 204 della L. 160/2019 (documentazione, certificazione delle spese).

    Checklist: l'impresa può accedere al bonus design 2026?

    • Le spese di design e ideazione estetica sono riconducibili alle attività previste dal comma 202 dell’art. 1, L. 160/2019.
    • La base di calcolo è determinata al netto di sovvenzioni o contributi già ricevuti sulle stesse spese ammissibili.
    • Il credito richiesto non supera il limite di 2 milioni di euro per il periodo d’imposta (ragguagliato se l’esercizio ha durata diversa da dodici mesi).
    • Si monitora la pubblicazione del decreto direttoriale MIMIT per conoscere modalità e termini della comunicazione obbligatoria.
    • La documentazione delle spese soddisfa le condizioni del comma 204 della L. 160/2019 (certificazione contabile, relazione tecnica).

    Tizio Moda S.r.l.: azienda tessile con spese di design per collezione 2026

    Scenario. Tizio Moda S.r.l. è un’impresa tessile il cui esercizio coincide con l’anno solare. Nel 2026 sostiene spese di ideazione estetica e design per la propria collezione (attività rientranti nel comma 202 L. 160/2019) per un importo ipotetico di 400.000 euro, senza aver ricevuto sovvenzioni su queste spese.

    Come si legge in pratica. La base di calcolo è pari a 400.000 euro (nessuna sovvenzione da sottrarre). Il credito d’imposta spettante è del 10%, pari quindi a 40.000 euro ipotetici. Il tetto massimo per singola impresa è di 2 milioni: il credito calcolato è ampiamente al di sotto. Tuttavia, prima di procedere alla compensazione, Tizio Moda S.r.l. deve attendere il decreto direttoriale MIMIT per conoscere le modalità di trasmissione della comunicazione e il codice tributo istituito dall’AdE. Il credito sarà utilizzabile in un’unica quota annuale.

    Punti chiave per Tizio Moda S.r.l.

    • Base di calcolo: 400.000 euro (nessuna sovvenzione da sottrarre).
    • Credito ipotetico al 10%: 40.000 euro, ben al di sotto del tetto di 2 milioni.
    • Attendere il decreto MIMIT per le modalità della comunicazione obbligatoria.
    • Il credito è fruibile in un’unica quota annuale tramite compensazione F24.
    • Il credito non aumenta la base imponibile IRES né la base IRAP.

    Caia Design Studio S.r.l.: studio di design con sovvenzione regionale

    Scenario. Caia Design Studio S.r.l. svolge attività di ideazione estetica per conto di imprese terze e nel 2026 sostiene spese ammissibili per 600.000 euro. Tuttavia, ha già ricevuto un contributo regionale a fondo perduto di 80.000 euro specificamente dedicato alle stesse spese di design.

    Come si legge in pratica. La norma prevede che la base di calcolo sia assunta al netto delle sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili. Pertanto, la base di calcolo per Caia Design Studio è di 600.000 – 80.000 = 520.000 euro. Il credito ipotetico al 10% sarebbe di 52.000 euro. Anche in questo caso, il limite di 2 milioni per impresa non è avvicinato. L’impresa deve documentare con precisione la correlazione tra il contributo regionale e le specifiche spese ammissibili.

    Punti chiave per Caia Design Studio S.r.l.

    • Base di calcolo netta: 600.000 – 80.000 (sovvenzione regionale) = 520.000 euro.
    • Credito ipotetico al 10%: 52.000 euro.
    • Documentare la correlazione puntuale tra il contributo regionale e le spese ammissibili.
    • Attendere decreto MIMIT per le modalità di trasmissione della comunicazione.
    • Il credito è in unica quota annuale; codice tributo F24 sarà istituito da AdE.

    Sempronio Industrie S.p.A.: grande impresa con spese di design vicine al tetto

    Scenario. Sempronio Industrie S.p.A. è una grande impresa del settore degli elettrodomestici. Nel 2026 sostiene spese di design e ideazione estetica per nuove linee di prodotto pari a 25 milioni di euro, senza sovvenzioni correlate.

    Come si legge in pratica. La base di calcolo è di 25 milioni di euro, ma il credito per singola impresa è limitato a un massimo di 2 milioni di euro (10% di un investimento massimo ammissibile di 20 milioni). Per Sempronio Industrie S.p.A. il credito spettante sarà quindi pari al tetto massimo di 2 milioni ipotetici, indipendentemente dall’ammontare effettivo delle spese sostenute oltre tale soglia. Occorre inoltre tenere conto che il plafond complessivo della misura è di 60 milioni: se le domande superano tale importo, il decreto MIMIT potrà prevedere meccanismi di ripartizione proporzionale.

    Punti chiave per Sempronio Industrie S.p.A.

    • Il credito è limitato a 2 milioni per impresa: non importa che le spese siano molto superiori.
    • Il plafond complessivo di 60 milioni potrebbe generare ripartizione proporzionale se le richieste lo superano.
    • La comunicazione obbligatoria al MIMIT deve indicare l’ammontare delle spese sostenute e il credito maturato.
    • Il credito non concorre al reddito IRES (art. 88 TUIR) e non rileva ai fini IRAP.
    • Attendere il decreto direttoriale MIMIT per modalità e termini della comunicazione.

    Quando conviene una verifica

    Il bonus design richiede una corretta classificazione delle spese ai sensi del comma 202 L. 160/2019 e la predisposizione della documentazione richiesta dal comma 204. Un esperto può guidarti nella qualificazione delle attività e nella comunicazione al MIMIT. Consulta un esperto in crediti d'imposta R&S.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quali spese rientrano nel bonus design 2026?

    Il comma 925 riconosce il credito sulle attività di design e ideazione estetica previste dal comma 202 dell’art. 1 della L. 160/2019. Si tratta delle spese per le attività finalizzate alla concezione e realizzazione dei campionari, prototipi, modelli e disegni relativi ai prodotti dell’impresa. La base ammissibile è calcolata al netto di sovvenzioni o contributi già ricevuti sulle stesse spese. Le condizioni documentali del comma 204 (relazione tecnica, certificazione contabile) restano applicabili.

    Il bonus design al 10% è cumulabile con altri incentivi R&S?

    Il comma 925 non prevede espressamente un divieto di cumulo con altri crediti R&S, ma la base di calcolo deve essere assunta al netto di qualsiasi sovvenzione o contributo ricevuto sulle stesse spese ammissibili. Ciò significa che se una spesa è già agevolata con un altro strumento (ad esempio un contributo a fondo perduto), quell’importo deve essere sottratto dalla base. Un consulente fiscale può aiutare a ottimizzare la suddivisione tra le diverse agevolazioni.

    Come e quando va inviata la comunicazione al MIMIT?

    Il comma 925 prevede che l’impresa trasmetta telematicamente al MIMIT una comunicazione riguardante l’ammontare delle spese sostenute e il credito maturato. Le modalità e i termini sono rinviati a un decreto direttoriale del MIMIT non ancora pubblicato. La norma è in attesa di tale decreto; la pagina normativa di riferimento sarà aggiornata alla pubblicazione. Fino ad allora, le imprese devono predisporre la documentazione delle spese per essere pronte all’invio.

    Il credito design è fruibile in più anni o in un'unica soluzione?

    Il comma 925 prevede espressamente che il credito sia utilizzabile in un’unica quota annuale, a differenza di altri crediti R&S che prevedono fruizione in tre quote annuali. Restano ferme le altre condizioni del comma 204 della L. 160/2019. Il credito è compensabile tramite modello F24 con il codice tributo che sarà istituito dall’Agenzia delle Entrate con apposita risoluzione successiva al decreto direttoriale MIMIT.

    Il limite di 2 milioni si applica per impresa o per gruppo?

    La norma fissa il limite massimo annuale di 2 milioni di euro per impresa, ragguagliato in proporzione alla durata dell’esercizio qualora il periodo d’imposta abbia durata inferiore o superiore a dodici mesi. La norma non contiene disposizioni specifiche sul consolidamento del limite a livello di gruppo. In assenza di indicazioni contrarie nel decreto direttoriale MIMIT, il limite sembra applicarsi a ciascun soggetto beneficiario autonomo. Un approfondimento specifico potrà essere fornito dal decreto o da chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

  • Articolo 5 L. 184/1983: Obblighi dell’affidatario e ruolo del servizio sociale

    Art. 5 L. 184/1983 – Obblighi dell’affidatario e ruolo del servizio sociale

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. L'affidatario deve accogliere presso di sé il minore e provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e istruzione, tenendo conto delle indicazioni dei genitori per i quali non vi sia stata pronuncia ai sensi degli articoli 330 e 333 del codice civile, ovvero del tutore o curatore, ed osservando le prescrizioni stabilite dall'autorità affidante. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 316 del codice civile. In ogni caso l'affidatario esercita i poteri connessi con la responsabilità genitoriale in relazione agli ordinari rapporti con la istituzione scolastica e con le autorità sanitarie. L'affidatario o l'eventuale famiglia collocataria devono essere convocati, a pena di nullità, nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato ed hanno facoltà di presentare memorie scritte nell'interesse del minore.

    2. Il servizio sociale, nell'ambito delle proprie competenze, su disposizione del giudice ovvero secondo le necessità del caso, svolge opera di sostegno educativo e psicologico, agevola i rapporti con la famiglia di provenienza ed il rientro nella stessa del minore secondo le modalità più idonee, avvalendosi anche delle competenze professionali delle altre strutture del territorio e dell'opera delle associazioni familiari eventualmente indicate dagli affidatari.

    3. Le norme di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in quanto compatibili, nel caso di minori ospitati presso una comunità di tipo familiare o che si trovino presso un istituto di assistenza pubblico o privato".

    4. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, intervengono con misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria.

  • Art. 226 bis Cod. Amb. – (Divieti di commercializzazione delle borse di plastica)

    Art. 226 Bis Cod. Amb. – (Divieti di commercializzazione delle borse di plastica)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili, è vietata la commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero, nonché delle altre borse di plastica non rispondenti alle seguenti caratteristiche: a) borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco: 1) con spessore della singola parete superiore a 200 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari; 2) con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari; b) borse di plastica riutilizzabili con maniglia interna alla dimensione utile del sacco: 1) con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari; 2) con spessore della singola parete superiore a 60 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari.

    2. Le borse di plastica di cui al comma 1 non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite.

  • Tributi erariali minori raddoppiati nel 2026: cosa cambia, con esempio

    In sintesi

    • Il comma 30 LB 2026 raddoppia due aliquote del T.U. tributi erariali minori (D.Lgs. 174/2024)
    • Art. 42, comma 1, primo periodo: aliquota dall’0,2% all’0,4%, in vigore dal 1° gennaio 2026
    • Art. 46, comma 1, quarto periodo: aliquota dall’0,02% all’0,04%, in vigore dal 1° gennaio 2026
    • La modifica rileva per chiunque sia soggetto passivo dei tributi disciplinati dagli artt. 42 e 46 D.Lgs. 174/2024
    • Nessun decreto attuativo: le nuove aliquote si applicano direttamente per effetto della legge di bilancio

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 30 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica il testo unico dei tributi erariali minori (D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 174): l’aliquota di cui all’art. 42, comma 1, primo periodo passa dallo 0,2% allo 0,4%; l’aliquota di cui all’art. 46, comma 1, quarto periodo passa dallo 0,02% allo 0,04%. Entrambe le aliquote sono dunque raddoppiate con decorrenza immediata.

    Approfondimento normativo completo: Comma 30 LB 2026: raddoppio aliquote artt. 42 e 46 T.U. tributi minori.

    Il raddoppio delle aliquote dei tributi erariali minori dal 1° gennaio 2026

    Il comma 30 della legge di bilancio 2026 interviene sul testo unico dei tributi erariali minori, introdotto con il D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 174, raddoppiando le aliquote previste da due distinte disposizioni. La prima riguarda l’art. 42, comma 1, primo periodo: l’aliquota, che era dello 0,2 per cento, viene sostituita con l’aliquota dello 0,4 per cento. La seconda riguarda l’art. 46, comma 1, quarto periodo: l’aliquota dello 0,02 per cento diventa lo 0,04 per cento. Entrambe le modifiche sono in vigore dal 1° gennaio 2026.

    Il testo unico dei tributi erariali minori (D.Lgs. 174/2024) raccoglie e coordina imposte di minore entità rispetto alle grandi imposte dirette e indirette, ma comunque rilevanti per alcune categorie di operazioni. Gli artt. 42 e 46 individuano fattispecie impositive specifiche e i rispettivi soggetti passivi: chi è tenuto al pagamento di uno dei tributi disciplinati da queste disposizioni deve aggiornare i propri calcoli in base alle nuove aliquote a partire dal 1° gennaio 2026.

    Il comma 30 è classificato come misura di copertura finanziaria nella legge di bilancio 2026. Il raddoppio delle aliquote avviene mediante previsione di rango legislativo, nel rispetto della riserva di legge in materia tributaria di cui all’art. 23 della Costituzione. Non sono previsti decreti attuativi: le nuove aliquote si applicano direttamente alle fattispecie che si realizzano dal 1° gennaio 2026, senza soluzione di continuità rispetto alla disciplina previgente.

    Cosa verificare se si è soggetti ai tributi degli artt. 42 e 46 D.Lgs. 174/2024

    • Identificare se la propria attività o operazione rientra nelle fattispecie disciplinate dall’art. 42 o dall’art. 46 del D.Lgs. 174/2024
    • Aggiornare i calcoli di liquidazione del tributo con le nuove aliquote (0,4% per art. 42; 0,04% per art. 46) dal 1° gennaio 2026
    • Verificare se il tributo incide su operazioni ricorrenti, per pianificare l’impatto sul flusso di cassa annuale
    • Aggiornare i software gestionali o i fogli di calcolo utilizzati per la determinazione dell’imposta
    • Consultare un commercialista per la corretta classificazione delle operazioni soggette ai tributi modificati

    Caso 1: Tizio, soggetto al tributo dell'art. 42 con base imponibile ipotetica

    Scenario. Tizio è un operatore economico soggetto al tributo disciplinato dall’art. 42, comma 1, del D.Lgs. 174/2024. Nell’anno 2026 si trova a calcolare il tributo su una base imponibile ipotetica di 100.000 euro, utile a illustrare il meccanismo del raddoppio introdotto dal comma 30 LB 2026. Con la vecchia aliquota dello 0,2% avrebbe corrisposto 200 euro; con la nuova aliquota dello 0,4% il calcolo cambia.

    Come si legge in pratica. Con la nuova aliquota dello 0,4% introdotta dal comma 30 LB 2026, Tizio deve corrispondere 400 euro su una base imponibile ipotetica di 100.000 euro, rispetto ai 200 euro che avrebbe versato con la vecchia aliquota dello 0,2%. Il raddoppio dell’aliquota si traduce in un raddoppio dell’importo dovuto a parità di base imponibile. Gli importi indicati sono puramente ipotetici e illustrano il meccanismo: la base imponibile reale dipende dalla specifica fattispecie disciplinata dall’art. 42 D.Lgs. 174/2024 applicabile al caso concreto di Tizio.

    Riepilogo Caso 1

    • Base imponibile ipotetica: 100.000 euro (esempio illustrativo)
    • Aliquota precedente (fino al 31/12/2025): 0,2% – tributo ipotetico 200 euro
    • Nuova aliquota (dal 1/1/2026): 0,4% per effetto del comma 30 LB 2026 – tributo ipotetico 400 euro
    • Incremento ipotetico: +200 euro sull’esempio considerato
    • Norma: art. 42, comma 1, D.Lgs. 174/2024, come modificato dal comma 30 L. 199/2025

    Caso 2: Caia, soggetta al tributo dell'art. 46 con base imponibile ipotetica

    Scenario. Caia è soggetta al tributo disciplinato dall’art. 46, comma 1, quarto periodo, del D.Lgs. 174/2024. Nel 2026 deve calcolare il tributo su una base imponibile ipotetica di 500.000 euro, a scopo illustrativo. Con la vecchia aliquota dello 0,02% avrebbe corrisposto 100 euro; con la nuova aliquota dello 0,04%, in vigore dal 1° gennaio 2026 per effetto del comma 30 LB 2026, l’importo cambia.

    Come si legge in pratica. Con la nuova aliquota dello 0,04% introdotta dal comma 30 LB 2026, Caia deve corrispondere 200 euro su una base imponibile ipotetica di 500.000 euro, rispetto ai 100 euro calcolati con la vecchia aliquota dello 0,02%. Anche in questo caso il raddoppio è pieno. Gli importi indicati sono puramente ipotetici e illustrativi: la base imponibile reale dipende dalla fattispecie concreta disciplinata dall’art. 46, comma 1, quarto periodo, del D.Lgs. 174/2024 applicabile alla posizione di Caia.

    Riepilogo Caso 2

    • Base imponibile ipotetica: 500.000 euro (esempio illustrativo)
    • Aliquota precedente (fino al 31/12/2025): 0,02% – tributo ipotetico 100 euro
    • Nuova aliquota (dal 1/1/2026): 0,04% per effetto del comma 30 LB 2026 – tributo ipotetico 200 euro
    • Incremento ipotetico: +100 euro sull’esempio considerato
    • Norma: art. 46, comma 1, quarto periodo, D.Lgs. 174/2024, come modificato dal comma 30 L. 199/2025

    Caso 3: Sempronio, soggetto ad entrambi i tributi su più operazioni nel 2026

    Scenario. Sempronio svolge attività che nel corso del 2026 lo espone sia al tributo dell’art. 42 che a quello dell’art. 46 del D.Lgs. 174/2024. Le sue basi imponibili ipotetiche sono rispettivamente 50.000 euro (art. 42) e 200.000 euro (art. 46), a puro scopo illustrativo. Deve calcolare il tributo complessivo con le nuove aliquote in vigore dal 1° gennaio 2026 per effetto del comma 30 LB 2026.

    Come si legge in pratica. Per il tributo dell’art. 42, su una base ipotetica di 50.000 euro e aliquota 0,4%, Sempronio deve corrispondere 200 euro (in luogo dei 100 euro calcolati con la vecchia aliquota dello 0,2%). Per il tributo dell’art. 46, su una base ipotetica di 200.000 euro e aliquota 0,04%, il tributo è di 80 euro (in luogo dei 40 euro precedenti). Il totale ipotetico complessivo è 280 euro, contro i 140 euro dell’anno precedente: il raddoppio delle aliquote produce un raddoppio dell’onere fiscale a parità di base imponibile per entrambi i tributi. Gli importi sono puramente ipotetici e illustrativi del meccanismo normativo.

    Riepilogo Caso 3

    • Tributo art. 42: base ipotetica 50.000 euro × 0,4% = 200 euro (era 100 euro con 0,2%)
    • Tributo art. 46: base ipotetica 200.000 euro × 0,04% = 80 euro (era 40 euro con 0,02%)
    • Totale ipotetico 2026: 280 euro (era 140 euro – incremento totale ipotetico +140 euro)
    • Causa: raddoppio di entrambe le aliquote per effetto del comma 30 LB 2026 (L. 199/2025)
    • Nota: importi puramente illustrativi; le basi imponibili reali dipendono dalle fattispecie concrete

    Quando conviene una verifica

    Sei soggetto ai tributi degli artt. 42 o 46 del D.Lgs. 174/2024? Un esperto può aiutarti a ricalcolare correttamente gli importi dovuti dal 2026. Parla con un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cosa prevede il comma 30 della legge di bilancio 2026 sui tributi erariali minori?

    Il comma 30 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica il testo unico dei tributi erariali minori (D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 174) su due punti: porta l’aliquota di cui all’art. 42, comma 1, primo periodo dallo 0,2% allo 0,4%, e l’aliquota di cui all’art. 46, comma 1, quarto periodo dallo 0,02% allo 0,04%. In entrambi i casi si tratta di un raddoppio dell’aliquota precedente.

    Dal quando si applicano le nuove aliquote dei tributi minori?

    Le nuove aliquote si applicano dal 1° gennaio 2026, data di entrata in vigore del comma 30 della legge di bilancio 2026. Non sono previsti decreti attuativi: la modifica opera direttamente sulle disposizioni del D.Lgs. 174/2024, sostituendo le aliquote precedenti con quelle nuove. Le operazioni e le fattispecie imponibili che si realizzano dal 1° gennaio 2026 sono soggette alle nuove aliquote raddoppiate.

    Quali sono le fattispecie disciplinate dagli artt. 42 e 46 del D.Lgs. 174/2024?

    Il D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 174, è il testo unico dei tributi erariali minori. Gli artt. 42 e 46 disciplinano specifiche fattispecie impositive nell’ambito di questo corpus normativo. Per la corretta identificazione delle operazioni soggette a ciascuno dei due tributi – e quindi dell’impatto delle nuove aliquote sulla propria posizione – è necessario consultare il testo del decreto e, se del caso, un commercialista o un consulente fiscale.

    Il raddoppio delle aliquote è compatibile con la Costituzione?

    Sì, secondo quanto emerge dal comma 30 LB 2026 e dai richiami normativi che lo accompagnano. La modifica rispetta la riserva di legge prevista dall’art. 23 Cost. in materia di prestazioni patrimoniali imposte, poiché è disposta con norma di rango legislativo (la legge di bilancio stessa). Il riferimento all’art. 53 Cost. e al principio di capacità contributiva indica che la misura è stata concepita nel rispetto dei parametri costituzionali, ferma restando la valutazione nel merito da parte dei competenti organi giurisdizionali.

    Il raddoppio riguarda altri tributi oltre agli artt. 42 e 46?

    No. Il comma 30 della legge di bilancio 2026 interviene esclusivamente sulle aliquote di cui all’art. 42, comma 1, primo periodo, e all’art. 46, comma 1, quarto periodo, del D.Lgs. 174/2024. Le altre disposizioni del testo unico dei tributi erariali minori non sono toccate da questa modifica. Per le aliquote non espressamente modificate dal comma 30 LB 2026, continuano ad applicarsi le previsioni originarie del D.Lgs. 174/2024.

  • Art. 189 Cod. Amb.: Catasto dei rifiuti

    Art. 189 Cod. Amb.: Catasto dei rifiuti

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Catasto dei rifiuti) 1.

    Il Catasto dei rifiuti, istituito dall' articolo 3 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397 , convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , è articolato in una Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ed in Sezioni regionali o delle Province autonome di Trento e Bolzano presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle Province autonome per la protezione dell'ambiente.

    Le norme di organizzazione del Catasto sono emanate ed aggiornate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

    Sino all'emanazione del decreto di cui al secondo periodo continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 4 agosto 1998, n. 372 .

    Il Catasto assicura, anche ai fini della pianificazione delle attività di gestione dei rifiuti, un quadro conoscitivo, completo e costantemente aggiornato, dei dati raccolti ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70 e mediante gli strumenti di tracciabilità di cui alla presente Parte IV, utilizzando la nomenclatura prevista dalla disciplina europea e nazionale di riferimento.

    Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti, i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione, le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento di rifiuti, i Consorzi e i sistemi riconosciuti, gli istituiti per il recupero e riciclaggio degli imballaggi e di particolari tipologie di rifiuti, nonché le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g), comunicano annualmente alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti, con le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70 , le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle predette attività, dei materiali prodotti all'esito delle attività di recupero nonché i dati relativi alle autorizzazioni ed alle comunicazioni inerenti le attività di gestione dei rifiuti.

    Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori agricoli di cui all' articolo 2135 del codice civile con un volume di affari annuo non superiore a euro ottomila, le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all'articolo 212, comma 8, nonché, per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di dieci dipendenti.

    Nel caso in cui i produttori di rifiuti speciali conferiscano i medesimi al servizio pubblico di raccolta competente per territorio, ovvero ad un circuito organizzato di raccolta di cui all'articolo 183, comma 1, lettera pp), previa apposita convenzione, la comunicazione è effettuata dal gestore del servizio limitatamente alla quantità conferita.

    I soggetti responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani … comunicano annualmente, secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70 , le seguenti informazioni relative all'anno precedente: a) la quantità dei rifiuti urbani raccolti nel proprio territorio; b) la quantità dei rifiuti speciali raccolti nel proprio territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti pubblici o privati; c) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificando le operazioni svolte, le tipologie e la quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno; d) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione dei rifiuti, nonché i proventi della tariffa di cui all'articolo 238 ed i proventi provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti; e) i dati relativi alla raccolta differenziata; f) le quantità raccolte, suddivise per materiali, in attuazione degli accordi con i consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti.

    La Sezione nazionale rende disponibili, entro trenta giorni dal ricevimento, alle Sezioni regionali e provinciali le banche dati trasmesse dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ai sensi dell' articolo 2, comma 2, della legge 25 gennaio 1994, n. 70 .

    Le Sezioni regionali e provinciali provvedono all'elaborazione dei dati, secondo una metodologia condivisa ai sensi dell' articolo 4 della legge 28 giugno 2016, n. 132 , ed alla successiva trasmissione alla Sezione nazionale entro novanta giorni dal ricevimento, delle informazioni di cui ai commi 2, 3, 4 e 5.

    L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) elabora i dati, evidenziando le tipologie e le quantità dei rifiuti prodotti, raccolti, trasportati, recuperati e smaltiti, nonché gli impianti di smaltimento e di recupero in esercizio e ne assicura la pubblicità anche attraverso la pubblicazione di un rapporto annuale.

    Per le comunicazioni relative ai rifiuti di imballaggio si applica quanto previsto dall'articolo 220, comma 2.

    La Sezione nazionale del catasto dei rifiuti e il Registro elettronico nazionale di cui all'articolo 188-bis, assicurano il coordinamento e la condivisione dei dati, anche al fine di consentire un'opportuna pubblicità alle informazioni.

    Il decreto di cui all'articolo 188-bis, comma 1, disciplina le modalità di coordinamento tra le comunicazioni al Catasto dei rifiuti e gli adempimenti trasmessi al Registro elettronico nazionale, garantendone la precompilazione automatica.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Articolo 69 TU Giustizia Tributaria: Costituzione in giudizio della parte resistente

    Art. 69 D.Lgs. 175/2024 – Costituzione in giudizio della parte resistente

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. L'ente impositore, l'agente della riscossione ed i soggetti iscritti all'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, nei cui confronti è stato proposto il ricorso si costituiscono in giudizio entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso è stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale.

    2. La costituzione della parte resistente è fatta mediante deposito telematico presso la segreteria della corte di giustizia tributaria adita del proprio fascicolo contenente le controdeduzioni e i documenti offerti in comunicazione. Le controdeduzioni e i documenti di cui al periodo precedente, nei casi di cui all'articolo 129 comma 3, sono depositati in tante copie quante sono le parti in giudizio.

    3. Nelle controdeduzioni la parte resistente espone le sue difese prendendo posizione sui motivi dedotti dal ricorrente e indica le prove di cui intende valersi, proponendo altresì le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio e instando, se del caso, per la chiamata di terzi in causa.

  • Art. 211 CPI – Sanzioni disciplinari

    Art. 211 CPI – Sanzioni disciplinari

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. I consulenti abilitati sono soggetti a censura in caso di abusi e mancanze di lieve entità, alla sospensione per non più di due anni in caso di abusi gravi; alla radiazione in caso di condotta che abbia compromesso gravemente la reputazione e la dignità professionale.

  • Tassa di concessione governativa sui libri sociali

    In sintesi

    • La tassa di concessione governativa (TCG) sui libri sociali e un tributo erariale annuale dovuto dalle sole societa di capitali (Spa, Srl, Sapa).
    • L’importo e forfettario e dipende dal capitale sociale al 1 gennaio: due scaglioni definiti per legge (verificare la misura vigente).
    • Il versamento avviene con modello F24 entro il termine per il versamento dell’IVA annuale, di norma il 16 marzo salvo proroghe.
    • Le societa di persone e le ditte individuali non versano questa TCG annuale: per i loro libri si applica l’imposta di bollo al momento della vidimazione.
    • La TCG sui libri sociali e cosa distinta dall’imposta di bollo: la prima e un forfait annuo sostitutivo, la seconda colpisce i singoli atti.
    • Il mancato versamento rende inefficace la numerazione/bollatura e il pubblico ufficiale non puo darvi corso.

    Che cos'e la tassa di concessione governativa sui libri sociali

    La tassa di concessione governativa (TCG) e un tributo statale disciplinato dal DPR 641/1972 e dalla Tariffa allegata. E dovuta per il rilascio o, in alcuni casi, per il rinnovo/vidimazione di atti e provvedimenti amministrativi espressamente elencati nella Tariffa: concessioni, licenze, autorizzazioni, iscrizioni in registri e, appunto, la numerazione e bollatura dei libri sociali obbligatori.

    Per le societa di capitali – Spa, Srl e Sapa – la legge ha introdotto un regime forfettario: anziche calcolare la tassa libro per libro, la societa versa ogni anno un importo fisso che assorbe l’intera obbligazione per la tenuta dei libri sociali. L’importo varia in funzione del capitale sociale risultante al 1 gennaio dell’anno in corso ed e articolato in due misure fissate per legge (valori storici di riferimento: circa 309,87 euro per i capitali entro la soglia e circa 516,46 euro per i capitali che la superano; soglia storica di riferimento circa 516.456,90 euro – indicare come «misura forfettaria fissata per legge, verificare l’importo vigente»).

    E fondamentale non confondere la TCG sui libri sociali con l’imposta di bollo: si tratta di due tributi diversi, con presupposti e modalita di versamento distinte. La TCG e un forfait annuo dovuto dalle sole societa di capitali; l’imposta di bollo colpisce i singoli atti o pagine dei registri e si applica, tra l’altro, ai libri delle societa di persone e delle ditte individuali che non rientrano nel regime forfettario TCG.

    Riepilogo
    Soggetto Tributo applicabile sui libri Modalita Scadenza
    Societa di capitali (Spa, Srl, Sapa) TCG forfettaria annuale (importo fissato per legge, verificare la misura vigente; riferimenti storici: ~309,87 euro o ~516,46 euro secondo il capitale) F24, codice tributo dedicato 16 marzo (termine versamento IVA annuale, salvo proroghe)
    Societa di persone (Snc, Sas) Imposta di bollo sulla vidimazione Marca da bollo o versamento all'ufficio Al momento della vidimazione
    Ditta individuale Imposta di bollo sulla vidimazione Marca da bollo o versamento all'ufficio Al momento della vidimazione

    Esempio pratico

    • Alfa Srl ha un capitale sociale di 50.000 euro al 1 gennaio. Ricade nel primo scaglione della Tariffa (capitale inferiore alla soglia storica di riferimento di circa 516.456,90 euro): dovra versare la TCG forfettaria nella misura inferiore prevista dalla legge (riferimento storico circa 309,87 euro – verificare l’importo vigente) tramite modello F24 entro il 16 marzo, indicando il codice tributo specifico per questa voce. La ricevuta F24 dovra essere conservata e, all’occorrenza, esibita all’ufficio competente. Beta Spa, con capitale di 600.000 euro al 1 gennaio, supera invece la soglia e versera la misura superiore (riferimento storico circa 516,46 euro – verificare l’importo vigente).

    Documenti necessari

    • Modello F24 compilato con il codice tributo dedicato alla TCG libri sociali
    • Visura camerale o verbale assembleare con indicazione del capitale sociale al 1 gennaio
    • Ricevuta dell’avvenuto versamento (da conservare per eventuali controlli)
    • Libro delle adunanze e deliberazioni del CdA/assemblea (per verifica della numerazione bollatura)
    • Libro soci (Srl) o registro azionisti (Spa), numerati e vidimati

    Alfa Srl neo-costituita: primo versamento TCG

    Scenario. Alfa Srl viene costituita a ottobre con un capitale di 10.000 euro. Il primo versamento TCG sui libri sociali e dovuto per l’anno successivo: la societa deve versare con F24 la misura forfettaria prevista per la propria fascia di capitale, determinata in base al capitale sociale al 1° gennaio dell’anno di versamento.

    Come si applica. Il capitale di Alfa Srl e ampiamente sotto la soglia storica di riferimento di circa 516.456,90 euro, quindi si applica la misura inferiore (importo fissato per legge, verificare la misura vigente). I libri sociali possono essere numerati e bollati solo dopo aver assolto l’obbligazione: senza ricevuta F24, l’ufficio competente non procede alla bollatura. L’amministratore tiene la ricevuta tra i documenti sociali per tutto il periodo di conservazione previsto dalla legge.

    In pratica

    • Versare entro il 16 marzo dell’anno successivo alla costituzione con modello F24, indicando il codice tributo dedicato.
    • Conservare la ricevuta F24 tra i documenti sociali: e necessaria per la bollatura dei libri e per eventuali controlli.
    • Verificare ogni anno il capitale al 1° gennaio per confermare lo scaglione applicabile prima del versamento.

    Aumento di capitale a fine anno: quale scaglione si applica?

    Scenario. Tizio e amministratore di Delta Spa, che ha un capitale di 400.000 euro al 1° gennaio. Nel corso dell’anno la societa delibera un aumento che porta il capitale a 600.000 euro a novembre. Tizio si chiede quale importo TCG versare entro il 16 marzo successivo.

    Come si applica. Per la TCG conta il capitale sociale al 1° gennaio dell’anno di versamento: l’aumento deliberato a novembre non rileva per la TCG dell’anno in corso. Delta Spa rientra nel primo scaglione (capitale sotto la soglia storica di circa 516.456,90 euro al 1° gennaio) e versa la misura inferiore. L’anno successivo pero, con 600.000 euro di capitale al 1° gennaio, passera al secondo scaglione e dovra versare la misura superiore (importo fissato per legge, verificare la misura vigente): Tizio deve tenere conto di questa variazione nel budget fiscale dell’anno successivo.

    In pratica

    • La data rilevante per determinare lo scaglione TCG e sempre il 1° gennaio dell’anno di versamento: variazioni successive non incidono.
    • Pianificare per tempo il versamento dell’anno in cui si supera la soglia di capitale: la misura superiore va versata entro il 16 marzo.
    • Verificare la misura vigente nella Tariffa aggiornata prima di ogni versamento, poiche gli importi sono fissati per legge e possono subire aggiornamenti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quali societa sono obbligate a versare la TCG annuale sui libri sociali?

    Le societa di capitali: Spa (societa per azioni), Srl (societa a responsabilita limitata) e Sapa (societa in accomandita per azioni). Le societa di persone (Snc, Sas) e le ditte individuali non rientrano in questo regime e pagano invece l’imposta di bollo al momento della vidimazione dei loro libri.

    Come si determina l'importo della TCG forfettaria?

    La Tariffa allegata al DPR 641/1972 prevede due misure fisse in funzione del capitale sociale al 1 gennaio dell’anno di versamento: una misura inferiore se il capitale non supera una certa soglia, una misura superiore se la supera. I valori storici di riferimento sono circa 309,87 euro e circa 516,46 euro, con una soglia di capitale di circa 516.456,90 euro; tuttavia gli importi sono fissati per legge e occorre verificare la misura vigente prima del versamento.

    Entro quando si deve pagare?

    Il versamento va effettuato con modello F24 entro il termine previsto per il versamento dell’IVA annuale, di norma il 16 marzo. Il termine puo essere spostato in caso di proroga disposta per legge o provvedimento dell’Agenzia delle Entrate: e consigliabile verificare il calendario fiscale vigente ogni anno.

    Qual e la differenza tra TCG e imposta di bollo sui libri sociali?

    Sono due tributi distinti. La TCG sui libri sociali e un forfait annuo dovuto dalle sole societa di capitali: un unico versamento copre la numerazione e bollatura di tutti i libri obbligatori per l’anno. L’imposta di bollo, invece, si applica ai singoli atti o alle singole pagine dei registri; e il tributo ordinario per societa di persone e ditte individuali che non rientrano nel regime TCG forfettario.

    Cosa succede se la societa non versa la TCG nei termini?

    Il mancato versamento nei termini rende inefficace la numerazione e bollatura dei libri sociali: il pubblico ufficiale non puo darvi corso senza l’attestazione del pagamento. Sono inoltre applicabili le sanzioni per omesso versamento previste dalla normativa tributaria vigente. E possibile regolarizzare la posizione tramite ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie.

    Come si compila il modello F24 per la TCG sui libri sociali?

    Il modello F24 va compilato nella sezione erario, indicando il codice tributo specifico previsto per questa voce dalla normativa vigente, il periodo di riferimento (anno per cui si versa) e l’importo dovuto secondo lo scaglione di appartenenza. E opportuno verificare i codici tributo aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate prima di procedere al versamento.

    Una Srl unipersonale con socio unico deve comunque pagare la TCG?

    Si. La forma giuridica ‘Srl’ include anche la Srl unipersonale: il regime TCG forfettario si applica a prescindere dal numero di soci. Conta la forma giuridica societaria (societa di capitali), non la struttura azionaria. L’importo dipende unicamente dal capitale sociale al 1 gennaio.

  • Art. 198 bis TUEL – Articolo 198-bis

    Art. 198 Bis TUEL – Articolo 198-bis

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Nell’ambito dei sistemi di controllo di gestione di cui agli articoli 196, 197 e 198, la struttura operativa alla quale è assegnata la funzione del controllo di gestione fornisce la conclusione del predetto controllo, oltre che agli amministratori ed ai responsabili dei servizi ai sensi di quanto previsto dall’articolo 198, anche alla Corte dei conti.

  • Art. 226 Cod. Amb. – divieti

    Art. 226 Cod. Amb. – divieti

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. È vietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti dalle operazioni di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio.

    2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 221, comma 4, è vietato immettere nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani imballaggi terziari di qualsiasi natura. Eventuali imballaggi secondari non restituiti all’utilizzatore dal commerciante al dettaglio possono essere conferiti al servizio pubblico solo in raccolta differenziata, ove la stessa sia stata attivata nei limiti previsti dall’articolo 221, comma

    4. 3. Possono essere commercializzati solo imballaggi rispondenti a tutti i requisiti essenziali stabiliti dalla direttiva 94/62/CEE e riportati nell’allegato F alla parte quarta del presente decreto. Tali requisiti si presumono soddisfatti quando gli imballaggi siano conformi alle pertinenti norme armonizzate i cui numeri di riferimento sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea o alle norme nazionali che abbiano recepito tali norme armonizzate e, in mancanza di queste, agli standard europei fissati dal Comitato europeo di normalizzazione. In mancanza delle norme armonizzate, i requisiti essenziali stabiliti nella direttiva 94/62/CE nonché quelli di cui all’allegato F alla parte quarta del presente decreto si presumono soddisfatti quando gli imballaggi sono conformi alle pertinenti norme nazionali, adottate ai sensi del paragrafo 3 dell’articolo 9 della direttiva 94/62/CE . Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive sono aggiornati i predetti standard, tenuto conto della comunicazione della Commissione europea 2005/C44/

    13. Sino all’emanazione del predetto decreto si applica l’Allegato F alla parte quarta del presente decreto.

    4. È vietato immettere sul mercato imballaggi o componenti di imballaggio, ad eccezione degli imballaggi interamente costituiti di cristallo, con livelli totali di concentrazione di piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente superiore a 100 parti per milione (ppm) in peso. Per gli imballaggi in vetro si applica la decisione 2001/171/CE del 19 febbraio 2001 e per gli imballaggi in plastica si applica la decisione 1999/177/CE del 8 febbraio 1999 .

    5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive sono determinate, in conformità alle decisioni dell’Unione europea: a) le condizioni alle quali i livelli di concentrazione di cui al comma 4 non si applicano ai materiali riciclati e ai circuiti di produzione localizzati in una catena chiusa e controllata; b) le tipologie di imballaggio esonerate dal requisito di cui al comma 4.

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