Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • IMU enti non commerciali 2026: cosa cambia, esempio

    In sintesi

    • Gli enti non commerciali accreditati e convenzionati con il SSN o gli enti locali godono dell’esenzione IMU se le attività sono complementari al servizio pubblico e gratuite (salvo ticket ordinamentali).
    • Gli enti non convenzionati accedono all’esenzione solo se i corrispettivi sono simbolici e non superano la metà dei prezzi medi di mercato per servizi analoghi.
    • Gli enti accreditati/convenzionati mantengono l’esenzione anche se l’utente o i familiari partecipano alla spesa, purché tale cofinanziamento sia necessario per garantire la copertura del servizio universale.
    • La categoria catastale degli immobili utilizzati per le attività assistenziali e sanitarie non rileva ai fini dell’esenzione IMU.
    • La norma si applica in coordinamento con la decisione UE 2013/248 e il D.M. MEF n. 200/2012, recependo i principi europei sugli aiuti di Stato.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 853-855 della L. 199/2025 chiariscono i requisiti dell’esenzione IMU per gli enti non commerciali che svolgono attività sanitarie e assistenziali: per gli enti accreditati/convenzionati è sufficiente che le attività siano complementari al servizio pubblico e gratuite (salvo ticket); per gli enti non convenzionati, i corrispettivi non devono superare la metà di quelli di mercato. La categoria catastale dell’immobile non rileva ai fini dell’esenzione.

    Approfondimento normativo completo: Commi 853-855 LB 2026: esenzione IMU enti non commerciali.

    L'esenzione IMU per gli enti non commerciali: il nuovo quadro normativo

    I commi 853-855 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) intervengono sull’esenzione dall’IMU per gli enti non commerciali che svolgono attività assistenziali e sanitarie, disciplinata dall’art. 1, comma 759, lettera g), della L. n. 160/2019. La norma specifica quando tali attività si considerano svolte con modalità non commerciali, condizione necessaria per beneficiare dell’esenzione, in linea con la decisione 2013/248/UE della Commissione europea del 19 dicembre 2012 e con il D.M. MEF n. 200/2012. Si tratta di un intervento di chiarimento normativo, non di una nuova agevolazione, ma di rilevante impatto pratico per gli enti già operanti nel settore.

    Il comma 853 distingue due situazioni. Nella prima – enti accreditati e contrattualizzati o convenzionati con lo Stato, le Regioni o gli enti locali – le attività si considerano non commerciali quando sono svolte in maniera complementare o integrativa rispetto al servizio pubblico e prestano servizi gratuiti, salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa (ticket) previsti dall’ordinamento per la copertura del servizio universale. Il comma 854 precisa che questi enti mantengono l’esenzione anche quando l’utente o i familiari partecipano alla spesa: tale cofinanziamento è considerato irrilevante ai fini della qualificazione commerciale, purché sia necessario per garantire la copertura del servizio universale.

    Nella seconda situazione – enti non accreditati e non convenzionati – le attività si considerano non commerciali solo se sono svolte a titolo gratuito oppure dietro versamento di corrispettivi simbolici, comunque non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte in regime concorrenziale nel medesimo ambito territoriale, tenendo conto anche dell’assenza di relazione con il costo effettivo del servizio. Il comma 855 aggiunge che la categoria catastale degli immobili utilizzati per tali attività non è rilevante ai fini dell’esenzione, che si applica indipendentemente dalla classificazione catastale, fermo restando quanto previsto dall’art. 91-bis del D.L. n. 1/2012 per gli immobili a uso misto.

    Checklist per gli enti non commerciali che vogliono verificare il diritto all'esenzione IMU

    • Verificare se l’ente è accreditato e contrattualizzato o convenzionato con lo Stato, la Regione o un ente locale per lo svolgimento delle attività sanitarie o assistenziali.
    • Per gli enti convenzionati: accertare che le attività siano svolte in modo complementare o integrativo rispetto al servizio pubblico e che i servizi siano gratuiti (o a ticket previsto dall’ordinamento).
    • Per gli enti non convenzionati: verificare che i corrispettivi praticati non superino la metà dei prezzi medi di mercato per servizi analoghi nello stesso ambito territoriale.
    • Controllare che l’ente soddisfi la definizione di ente non commerciale ai sensi degli artt. 73 e 144 del TUIR e del D.M. MEF n. 200/2012.
    • Verificare la corretta applicazione dell’art. 91-bis del D.L. n. 1/2012 per gli immobili a uso misto (parzialmente adibiti ad attività commerciali), per cui l’esenzione si applica pro quota.

    Tizio: fondazione di diritto privato con RSA convenzionata

    Scenario. La Fondazione Tizio (nome di fantasia) gestisce una residenza sanitaria assistenziale (RSA) convenzionata con la Regione. Ospita 80 anziani non autosufficienti. I residenti pagano una retta, in parte coperta dal SSR e in parte a carico degli utenti o dei familiari.

    Come si legge in pratica. Poiché la Fondazione è accreditata e convenzionata con la Regione, il comma 853 lettera a) si applica: le attività assistenziali si considerano non commerciali se svolte in maniera complementare al servizio pubblico e a condizioni conformi al diritto UE. Il comma 854 chiarisce espressamente che la quota di retta a carico degli utenti o dei familiari non pregiudica l’esenzione IMU, in quanto si tratta di cofinanziamento necessario per la copertura del servizio universale. L’esenzione spetta, a condizione che i requisiti siano rispettati.

    Condizioni per l'esenzione IMU della RSA convenzionata

    • L’ente deve essere accreditato e convenzionato con la Regione o con un ente locale.
    • Le attività devono essere complementari o integrative rispetto al servizio pubblico territoriale.
    • I servizi devono essere gratuiti o soggetti a ticket previsti dall’ordinamento.
    • La quota di retta a carico degli utenti o dei familiari non esclude l’esenzione se è cofinanziamento necessario al servizio universale.
    • La categoria catastale dell’immobile (es. D/8 anziché B/2) è irrilevante ai fini dell’esenzione.

    Caia: associazione di promozione sociale con ambulatorio non convenzionato

    Scenario. L’associazione Caia (nome di fantasia) gestisce un ambulatorio medico per persone in situazione di fragilità economica. Non è accreditata né convenzionata con il SSN. Applica tariffe ridotte, mediamente pari a un terzo dei prezzi di mercato per prestazioni analoghe.

    Come si legge in pratica. Poiché l’associazione non è accreditata né convenzionata, si applica la lettera b) del comma 853: le attività si considerano non commerciali solo se i corrispettivi sono simbolici e non superiori alla metà dei corrispettivi medi di mercato per analoghe attività nello stesso ambito territoriale. In questo caso, applicando tariffe pari a circa un terzo del mercato, l’associazione soddisfa il requisito e ha diritto all’esenzione IMU sull’immobile dove opera l’ambulatorio, indipendentemente dalla categoria catastale.

    Requisiti per l'associazione non convenzionata

    • L’attività deve essere svolta gratuitamente o con corrispettivi simbolici.
    • I corrispettivi praticati non devono superare la metà dei prezzi medi di mercato per servizi analoghi.
    • La determinazione del «mercato analogo» va riferita all’ambito territoriale di operatività.
    • Deve risultare l’assenza di relazione tra i corrispettivi praticati e il costo effettivo del servizio.
    • L’ente deve qualificarsi come ente non commerciale ai sensi degli artt. 73 e 144 del TUIR.

    Sempronio: istituto religioso con scuola paritaria e reparto assistenziale

    Scenario. L’istituto Sempronio (nome di fantasia) è un ente ecclesiastico che gestisce nello stesso edificio una scuola paritaria (piani superiori) e un centro diurno assistenziale per anziani convenzionato con il comune (piano terra). L’istituto si chiede se può beneficiare dell’esenzione IMU sull’intero edificio.

    Come si legge in pratica. Per gli immobili a uso misto, l’art. 91-bis del D.L. n. 1/2012 – richiamato dal comma 855 – stabilisce che l’esenzione IMU si applica pro quota: esonera solo la porzione dell’immobile effettivamente destinata ad attività non commerciali. Il piano terra destinato al centro diurno convenzionato potrà beneficiare dell’esenzione (requisiti del comma 853, lettera a) rispettati); i piani superiori con la scuola paritaria saranno soggetti a verifica separata. La categoria catastale dell’edificio è irrilevante.

    L'uso misto: esenzione pro quota

    • Per gli immobili a uso misto, l’esenzione IMU si applica solo alla porzione destinata ad attività non commerciali.
    • Le modalità di calcolo della quota esente sono definite dall’art. 91-bis del D.L. n. 1/2012 e dal D.M. MEF n. 200/2012.
    • La porzione destinata al centro diurno convenzionato può beneficiare dell’esenzione se i requisiti del comma 853 sono rispettati.
    • La scuola paritaria richiede una verifica separata sulla base della propria disciplina specifica.
    • La categoria catastale dell’intero edificio non determina né esclude l’esenzione per alcuna delle porzioni.

    Quando conviene una verifica

    Per verificare se la vostra organizzazione soddisfa i requisiti di non commercialità previsti dai commi 853-855 e per una corretta applicazione dell’esenzione IMU, è opportuno avvalersi di un professionista specializzato in fiscalità degli enti del Terzo settore. Consulta un esperto di fiscalità degli enti non commerciali.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Un'RSA convenzionata perde l'esenzione IMU se i residenti pagano una retta?

    No. Il comma 854 della L. 199/2025 chiarisce espressamente che gli enti accreditati e convenzionati mantengono l’esenzione IMU anche in presenza di quote di partecipazione alla spesa da parte degli utenti o dei familiari, purché tale cofinanziamento sia necessario per garantire la copertura del servizio universale. La partecipazione alla spesa (ticket o retta parziale) è dunque irrilevante ai fini della qualificazione non commerciale dell’attività, a condizione che i restanti requisiti del comma 853 siano rispettati.

    La categoria catastale dell'immobile incide sull'esenzione IMU per un ente non commerciale?

    No. Il comma 855 della L. 199/2025 stabilisce esplicitamente che la categoria catastale degli immobili non è rilevante ai fini dell’applicazione dell’esenzione per gli enti non commerciali che svolgono attività assistenziali e sanitarie. L’esenzione spetta in base ai requisiti sostanziali (modalità di svolgimento dell’attività, accreditamento, livello dei corrispettivi), non alla classificazione catastale dell’immobile. Rimane tuttavia applicabile la disciplina pro quota per gli immobili a uso misto.

    Quale soglia di corrispettivi devono rispettare gli enti non convenzionati per avere l'esenzione IMU?

    Per gli enti non accreditati e non convenzionati, il comma 853 lettera b) stabilisce che i corrispettivi praticati devono essere di importo simbolico e non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nel medesimo ambito territoriale. La norma tiene conto anche dell’assenza di relazione tra il corrispettivo praticato e il costo effettivo del servizio. Non è prevista una soglia assoluta in euro: il confronto è relativo al mercato locale.

    Come si applica l'esenzione IMU per un immobile usato in parte per attività commerciali e in parte per attività assistenziali?

    Per gli immobili a uso misto, il comma 855 richiama espressamente l’art. 91-bis del D.L. n. 1/2012, che prevede l’applicazione dell’esenzione pro quota: l’esenzione si calcola sulla porzione dell’immobile effettivamente destinata ad attività non commerciali. Le modalità operative di calcolo della quota esente sono disciplinate dal D.M. MEF n. 200/2012. L’ente deve documentare la ripartizione degli spazi tra attività commerciali e non commerciali.

    I commi 853-855 introducono una nuova agevolazione IMU o chiariscono una normativa esistente?

    I commi 853-855 non introducono una nuova agevolazione, ma specificano e chiariscono i requisiti dell’esenzione già prevista dall’art. 1, comma 759, lettera g), della L. n. 160/2019, in conformità alla decisione 2013/248/UE della Commissione europea e al D.M. MEF n. 200/2012. L’intervento normativo ha lo scopo di eliminare incertezze interpretative che in passato avevano generato contenziosi, in particolare riguardo al peso dei corrispettivi pagati dagli utenti e alla rilevanza della categoria catastale.

    Vedi anche: TARI per negozi e attività, IMU sui terreni agricoli, IMU sulla seconda casa, Scadenze IMU, IMU non pagata e IMU prima casa.

  • Art. 192 TUEL – Determinazioni a contrattare e relative procedure

    Art. 192 TUEL – Articolo 192

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. 1. La stipulazione dei contratti deve essere preceduta da apposita determinazione del responsabile del procedimento di spesa indicante: a) il fine che con il contratto si intende perseguire; b) l’oggetto del contratto, la sua forma e le clausole ritenute essenziali; c) le modalità di scelta del contraente ammesse dalle disposizioni vigenti in materia di contratti delle pubbliche amministrazioni e le ragioni che ne sono alla base.

    2. Si applicano, in ogni caso, le procedure previste dalla normativa della Unione europea recepita o comunque vigente nell’ordinamento giuridico italiano.

  • Art. 310 D.Lgs. 209/2005 – Sanzioni amministrative pecuniarie

    Art. 310 D.Lgs. 209/2005 – Sanzioni amministrative pecuniarie

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila al dieci percento del fatturato per le seguenti violazioni: a) inosservanza degli articoli 11, 12, 13, 15, 16, 18, 21, 22, 28, 29, 30, 30-bis, 30-ter, 30-quater, 30-quinquies, 30-sexies, 30-septies, 30-octies, 30-novies, 32, 33, 35-bis, 35-ter, 35-quater, 36-bis, 36-ter, 36-quater, 36-quinquies, 36-sexies, 36-septies, 36-octies, 36-novies, 36-decies, 36-undecies, 36-duodecies, 36-terdecies, 37-bis, 37-ter, 38, 41, 42, 42-bis, 43, 44-ter, 44-quater, 44-quinquies, 44-sexies, 44-septies, 44-octies, 44-novies, 44-decies, 47-quater, comma 1, 47-septies, 47-octies, 47-novies, 47-decies, 48, 48-bis, 49, 51-quater, 53, 55, 56, 57, 57-bis, 58, 59-bis, 59-ter, 59-quater, 59-quinquies, 60-bis, 62, 63, 64, 65, 65-bis, 66-sexies.1, 66-septies, 67, 73, 75, comma 1, 76, comma 2, 77, commi 1, 3 e 4, 88, 89, 90, 92, 93, 94, 95, 96, 98, 99, 100, 101, 188, 189, comma 1, 190, commi 1, 1-bis, 1-ter e 5-bis, 190-bis, comma 1, 191, 196, comma 2, 197, 210, 210-ter, comma 8, 213, 214-bis, 215-bis, 216, commi 1 e 2, 216-ter, 216-sexies, 216-octies, 216-novies, 220-novies, comma 1, 348 e 349, comma 1, o delle relative norme di attuazione; b) inosservanza degli articoli 10-quater, 132-ter, 133, o delle relative norme di attuazione; c) inosservanza degli articoli 125, comma 5-bis, 127, comma 3, limitatamente all'obbligo di rilascio del certificato di assicurazione, 134 ad eccezione del comma 2, 146, 148, 149, 150, 152, comma 5, e 183, o delle relative norme di attuazione e delle disposizioni di cui all' articolo 8 della legge 8 marzo 2017, n. 24 . c-bis) inosservanza delle disposizioni di cui agli articoli 5, 6, paragrafi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, 10, 12, 16, paragrafi 1 e 2, 17, 19, paragrafi 1, 3 e 4, 24 del regolamento (UE) 2022/2554 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022 , e delle relative norme tecniche di regolamentazione e attuazione, ovvero in caso di omessa collaborazione o mancato seguito dato nell'ambito di un'indagine, un'ispezione o una richiesta ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo adottato in attuazione dell' articolo 16 della legge 21 febbraio 2024, n. 15 , da parte delle imprese di assicurazione, delle imprese di riassicurazione e dei relativi fornitori terzi di servizi TIC di cui all'articolo 3, punto 19), del citato regolamento (UE) 2022/2554 .

    1-bis. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 al 7 per cento del fatturato in caso di inosservanza delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 9, 11, paragrafi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10, 13, 14, 18, paragrafi 1 e 2, 25, 26, paragrafi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, 27, 28, paragrafi 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, 29, 30, paragrafi 1, 2, 3 e 4, e 31, paragrafo 12, del regolamento (UE) 2022/2554 e delle relative norme tecniche di regolamentazione e attuazione, ovvero in caso di omessa collaborazione o mancato seguito dato nell'ambito di un'indagine, un'ispezione o una richiesta ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo adottato in attuazione dell' articolo 16 della legge 21 febbraio 2024, n. 15 , da parte delle imprese di assicurazione, delle imprese di riassicurazione e dei relativi fornitori terzi di servizi TIC di cui all'articolo 3, punto 19), del citato regolamento (UE) 2022/2554 .

    2. Se il vantaggio ottenuto dall'autore delle violazioni di cui al comma 1, lettere a), b) e c-bis) , come conseguenza delle violazioni stesse è superiore al massimo edittale indicato nel presente articolo, la sanzione amministrativa pecuniaria è elevata fino al doppio dell'ammontare del vantaggio ottenuto, purché tale ammontare sia determinabile. (45)

  • Art. 202 CPI – Albo dei consulenti

    Art. 202 CPI – Albo dei consulenti

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Fermo quanto disposto dall’articolo 201, la rappresentanza di persone fisiche o giuridiche nelle procedure di fronte all’Ufficio italiano brevetti e marchi ed alla commissione dei ricorsi può essere assunta unicamente da consulenti abilitati iscritti in un albo istituito presso il Consiglio dell’ordine e denominato Albo dei consulenti in proprietà industriale abilitati nonché da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati.

    2. L’Albo è costituito da due sezioni denominate rispettivamente sezione brevetti e sezione marchi, riservate, la prima, ai consulenti agenti in materia di brevetti per invenzioni, modelli di utilità, disegni e modelli, nuove varietà vegetali, topografie dei prodotti a semiconduttori e la seconda ai consulenti abilitati agenti in materia di disegni e modelli, marchi ed altri segni distintivi e indicazioni geografiche.

    3. Gli iscritti all’Albo costituiscono l’ordine dei consulenti in proprietà industriale.

    4. La vigilanza sull’esercizio della professione viene esercitata dal Ministero delle attività produttive, tramite l’Ufficio italiano brevetti e marchi.

  • Art. 191 TUEL – Regole per l’assunzione di impegni e per l’effettuazione di spese

    Art. 191 TUEL – Articolo 191

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente programma del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria di cui all’articolo 153, comma 5. Nel caso di spese riguardanti trasferimenti e contributi ad altre amministrazioni pubbliche, somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, il responsabile del procedimento di spesa comunica al destinatario le informazioni relative all’impegno. La comunicazione dell’avvenuto impegno e della relativa copertura finanziaria, riguardanti le somministrazioni, le forniture e le prestazioni professionali, è effettuata contestualmente all’ordinazione della prestazione con l’avvertenza che la successiva fattura deve essere completata con gli estremi della suddetta comunicazione. Fermo restando quanto disposto al comma 4, il terzo interessato, in mancanza della comunicazione, ha facoltà di non eseguire la prestazione sino a quando i dati non gli vengano comunicati.

    2. Per le spese previste dai regolamenti economali l’ordinazione fatta a terzi contiene il riferimento agli stessi regolamenti, alla missione e al programma di bilancio e al relativo capitolo di spesa del piano esecutivo di gestione ed all’impegno.

    3. Per i lavori pubblici di somma urgenza, cagionati dal verificarsi di un evento eccezionale o imprevedibile, la Giunta, … entro venti giorni dall’ordinazione fatta a terzi, su proposta del responsabile del procedimento, sottopone al Consiglio il provvedimento di riconoscimento della spesa con le modalità previste dall’articolo 194, comma 1, lettera e), prevedendo la relativa copertura finanziaria nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità. Il provvedimento di riconoscimento è adottato entro 30 giorni dalla data di deliberazione della proposta da parte della Giunta, e comunque entro il 31 dicembre dell’anno in corso se a tale data non sia scaduto il predetto termine. La comunicazione al terzo interessato è data contestualmente all’adozione della deliberazione consiliare.

    4. Nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell’articolo 194, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura. Per le esecuzioni reiterate o continuative detto effetto si estende a coloro che hanno reso possibili le singole prestazioni.

    5. Il regolamento di contabilità dell’ente disciplina le modalità attraverso le quali le fatture o i documenti contabili equivalenti che attestano l’avvenuta cessione di beni, lo stato di avanzamento di lavori, la prestazione di servizi nei confronti dell’ente sono protocollate ed, entro 10 giorni, annotate nel registro delle fatture ricevutesecondo le modalità previste dall’ art. 42 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 , convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 . Per il protocollo di tali documenti è istituito un registro uniconel rispetto della disciplina in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 , ed è esclusa la possibilità di ricorrere a protocolli di settore o di reparto.

  • Art. 332 D.Lgs. 209/2005 – Fondo di integrazione a copertura del margine di solvibilità delle imprese di assicurazione

    Art. 332 D.Lgs. 209/2005 – Fondo di integrazione a copertura del margine di solvibilità delle imprese di assicurazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il fondo di integrazione, costituito ai sensi dei commi 4 , 5 e 6 dell'articolo 27 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 , e dai commi 4 , 5 e 6 dell'articolo 28 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 175 , in data antecedente al 1° gennaio 2004, concorre alla formazione del reddito imponibile della società nell'esercizio e nella misura in cui sia attribuito ai soci anche mediante riduzione del capitale sociale.

    2. La voce riserve di rivalutazione prevista nello stato patrimoniale del bilancio delle imprese di assicurazione contiene, fra l'altro, il fondo di integrazione di cui al comma 1 già iscritto nel bilancio dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2003.

  • Art. 220 Cod. Amb. – Obiettivi di recupero e di riciclaggio

    Art. 220 Cod. Amb. – Obiettivi di recupero e di riciclaggio

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Per conformarsi ai principi di cui all’articolo 219, i produttori e gli utilizzatori devono conseguire gli obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio in conformità alla disciplina comunitaria indicati nell’Allegato E alla parte quarta del presente decreto.

    2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero, il Consorzio nazionale degli imballaggi di cui all’articolo 224 acquisisce da tutti i soggetti che operano nel settore degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi i dati relativi al riciclaggio e al recupero degli stessi e comunica annualmente alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti, utilizzando il modello unico di dichiarazione di cui all’ articolo 1 della legge 25 gennaio 1994, n. 70 , i dati, riferiti all’anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale e per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonché, per ciascun materiale, la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale. Le predette comunicazioni sono presentate dai soggetti di cui all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c), per coloro i quali hanno aderito ai sistemi gestionali ivi previsti ed inviate contestualmente al Consorzio nazionale imballaggi. I rifiuti di imballaggio esportati fuori dell’Unione sono considerati ai fini del conseguimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio di cui all’allegato E soltanto se i requisiti di cui al presente comma sono soddisfatti e se, in conformità al regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006 , l’esportatore può provare che la spedizione di rifiuti sia conforme agli obblighi di tale regolamento e il trattamento dei rifiuti di imballaggio al di fuori dell’Unione ha avuto luogo in condizioni sostanzialmente equivalenti agli obblighi previsti al riguardo dalla legislazione europea. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 23 DICEMBRE 2022, N. 213 .

    3. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N. 4

    4. Le pubbliche amministrazioni e i gestori incoraggiano, ove opportuno, l’uso di materiali ottenuti da rifiuti di imballaggio riciclati per la fabbricazione di imballaggi e altri prodotti mediante: a) il miglioramento delle condizioni di mercato per tali materiali; b) la revisione delle norme esistenti che impediscono l’uso di tali materiali.

    5. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 224, comma 3, lettera e), qualora gli obiettivi complessivi di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio come fissati al comma 1 non siano raggiunti alla scadenza prevista, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro delle attività produttive, alle diverse tipologie di materiali di imballaggi sono applicate misure di carattere economico, proporzionate al mancato raggiungimento di singoli obiettivi, il cui introito è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ad apposito capitolo del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Dette somme saranno utilizzate per promuovere la prevenzione, la raccolta differenziata, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio.

    6. Il calcolo degli obiettivi di cui al comma 1 è effettuato su base nazionale con le seguenti modalità: a) è calcolato il peso dei rifiuti di imballaggio prodotti e riciclati in un determinato anno civile. La quantità di rifiuti di imballaggio prodotti può essere considerata equivalente alla quantità di imballaggi immessi sul mercato nel corso dello stesso anno; b) il peso dei rifiuti di imballaggio riciclati è calcolato come il peso degli imballaggi diventati rifiuti che, dopo essere stati sottoposti a tutte le necessarie operazioni di controllo, cernita e altre operazioni preliminari, per eliminare i materiali di scarto che non sono interessati dal successivo ritrattamento e per garantire un riciclaggio di elevata qualità, sono immessi nell’operazione di riciclaggio sono effettivamente ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze; c) ai fini della lettera a), il peso dei rifiuti di imballaggio riciclati è misurato all’atto dell’immissione dei rifiuti nell’operazione di riciclaggio. In deroga il peso dei rifiuti di imballaggio riciclati può essere misurato in uscita dopo qualsiasi operazione di cernita, a condizione che: 1) tali rifiuti in uscita siano successivamente riciclati; 2) il peso dei materiali o delle sostanze che sono rimossi con ulteriori operazioni precedenti l’operazione di riciclaggio e che non sono successivamente riciclati non sia incluso nel peso dei rifiuti comunicati come riciclati. Il controllo della qualità e di tracciabilità dei rifiuti di imballaggio è assicurato dal sistema previsto dall’articolo

    188-bis. 6-bis. Per il raggiungimento degli obiettivi di cui al presente articolo la quantità di rifiuti di imballaggio biodegradabili in ingresso al trattamento aerobico o anaerobico può essere considerata come riciclata se il trattamento produce compost, digestato o altro prodotto in uscita con analoga quantità di contenuto riciclato rispetto ai rifiuti immessi, destinato a essere utilizzato come prodotto, materiale o sostanza riciclati. Quando il prodotto in uscita è utilizzato sul terreno, può essere considerato come riciclato solo se il suo utilizzo comporta benefici per l’agricoltura o un miglioramento sul piano ecologico.

    6-ter. La quantità di materiali dei rifiuti di imballaggio che hanno cessato di essere rifiuti a seguito di un’operazione preparatoria prima di essere ritrattati può essere considerata riciclata, purché tali materiali siano destinati al successivo ritrattamento al fine di ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Tuttavia, i materiali che hanno cessato di essere rifiuti e che devono essere utilizzati come combustibili o altri mezzi per produrre energia o devono essere inceneriti, usati per operazioni di riempimento o smaltiti in discarica non possono essere considerati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio.

    6-quater. Per il calcolo degli obiettivi di cui al comma 1, il riciclaggio dei metalli separati dopo l’incenerimento dei rifiuti, proporzionalmente alla quota di rifiuti di imballaggio inceneriti, può essere computato ai fini del raggiungimento a condizione che i metalli riciclati soddisfino determinati criteri di qualità stabiliti dalla decisione di esecuzione (UE) 2019/665 della Commissione del 17 aprile

    2019. 6-quinquies. I rifiuti di imballaggio inviati in un altro Stato membro per essere riciclati in quello stesso Stato possono essere considerati ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1 esclusivamente dallo Stato membro in cui sono stati raccolti tali rifiuti di imballaggio.

    6-sexies. I rifiuti di imballaggio esportati fuori dell’Unione europea sono considerati ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1 da parte dello Stato membro nel quale sono stati raccolti soltanto se i requisiti di cui all’articolo 188-bis sono soddisfatti e se, in conformità del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio , l’esportatore può provare che la spedizione di rifiuti è conforme agli obblighi di tale regolamento e il trattamento dei rifiuti di imballaggio al di fuori dell’Unione europea ha avuto luogo in condizioni sostanzialmente equivalenti agli obblighi previsti dal pertinente diritto ambientale dell’Unione.

    7. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle attività produttive notificano alla Commissione dell’Unione europea, ai sensi e secondo le modalità di cui agli articoli 12 e 16 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994 , la relazione sull’attuazione delle disposizioni del presente titolo accompagnata dai dati acquisiti ai sensi del comma 2 e i progetti delle misure che si intendono adottare nell’ambito del titolo medesimo.

    8. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle attività produttive forniscono periodicamente all’Unione europea e agli altri Paesi membri i dati sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio secondo le tabelle e gli schemi adottati dalla Commissione dell’Unione europea con la decisione 2005/270/CE del 22 marzo 2005 .

  • Far uscire un immobile dalla società nel 2026: l’imposta agevolata per i soci

    In sintesi

    • Imposta sostitutiva IRES/IRPEF e IRAP pari all’8% sulla plusvalenza da assegnazione o cessione ai soci.
    • Aliquota elevata al 10,5% se la società risulta non operativa in almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti.
    • Le riserve in sospensione d’imposta annullate nell’operazione scontano un’imposta sostitutiva del 13%.
    • Il valore normale del bene si determina ai sensi dell’art. 9 TUIR (valore di mercato o valore catastale su opzione).
    • La sostitutiva sostituisce integralmente la plusvalenza che altrimenti sarebbe tassata ai sensi dell’art. 86 TUIR e l’IRAP relativa.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 36 L. 199/2025 consente alle società di assegnare o cedere immobili ai soci con imposta sostitutiva IRES/IRPEF e IRAP dell’8% sulla differenza tra valore normale e costo fiscale (10,5% per le società non operative in almeno 2 dei 3 esercizi precedenti). Le riserve in sospensione annullate per l’operazione scontano una sostitutiva separata del 13%.

    Approfondimento normativo completo: Comma 36 LB26: assegnazione beni soci, sostitutiva 8% (10,5% non.

    Perché il comma 36 LB 2026 interessa le società con immobili

    La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ripropone, con decorrenza 1° gennaio 2026, la misura agevolativa che consente alle società di trasferire immobili ai propri soci a un costo fiscale sensibilmente ridotto rispetto al regime ordinario. In assenza della norma, l’assegnazione configura realizzo di plusvalenza ai sensi dell’art. 86 TUIR, soggetta a IRES (o IRPEF nelle società di persone) e IRAP sull’intero differenziale tra valore normale e costo fiscalmente riconosciuto.

    Il comma 36 introduce invece un’imposta sostitutiva dell’8% – o del 10,5% per le cosiddette società di comodo – calcolata sulla medesima differenza. La sostitutiva assorbe sia la componente reddituale sia quella IRAP, rendendo l’operazione fiscalmente pianificabile con piena certezza del costo. Un terzo livello di tassazione sostitutiva, pari al 13%, si applica separatamente alle riserve in sospensione d’imposta eventualmente annullate per effetto dell’assegnazione.

    La finestra temporale prevista dalla norma rende urgente una valutazione preliminare: la convenienza dipende dall’entità della plusvalenza latente, dallo stato operativo della società e dalla presenza di riserve in sospensione. Un professionista abilitato può stimare il costo complessivo dell’operazione e confrontarlo con l’alternativa di una cessione a terzi o di una liquidazione ordinaria.

    Checklist: l'assegnazione è conveniente?

    • Verificare il costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile e il suo valore normale corrente (art. 9 TUIR): la differenza è la base imponibile della sostitutiva.
    • Accertare se la società è stata dichiarata non operativa in almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti: in tal caso l’aliquota sale dal 8% al 10,5%.
    • Censire l’ammontare delle riserve in sospensione d’imposta presenti in bilancio che verranno annullate: saranno soggette alla sostitutiva del 13%.
    • Confrontare il carico fiscale complessivo (sostitutiva + eventuali imposte indirette sull’atto) con il costo di un’alternativa ordinaria (vendita a terzi, liquidazione).
    • Verificare i termini di versamento e la capienza finanziaria della società per sostenere il pagamento dell’imposta sostitutiva nei tempi previsti.

    Caso Tizio: società operativa, plusvalenza ridotta

    Scenario. Tizio è socio unico di una Srl che ha acquistato un capannone nel 2010 a un costo fiscalmente riconosciuto di 400.000 euro. Il valore normale attuale è 520.000 euro. La società è sempre stata operativa. Tizio vuole intestarsi l’immobile direttamente.

    Come si legge in pratica. La differenza tra valore normale (520.000 euro) e costo fiscale (400.000 euro) è 120.000 euro. Applicando la sostitutiva dell’8%, l’imposta dovuta dalla società è 9.600 euro, a sostituzione sia dell’IRES sia dell’IRAP che sarebbero altrimenti dovute. Nessuna riserva in sospensione da annullare in questo scenario.

    Riepilogo numeri Tizio

    • Costo fiscale immobile: 400.000 euro
    • Valore normale (art. 9 TUIR): 520.000 euro
    • Base imponibile sostitutiva: 120.000 euro
    • Aliquota applicabile: 8% (società operativa)
    • Imposta sostitutiva totale: 9.600 euro

    Caso Caia: società di comodo, aliquota maggiorata

    Scenario. Caia detiene il 60% di una Srl immobiliare che negli ultimi due esercizi su tre è risultata non operativa ai sensi dell’art. 30 L. 724/1994. La società possiede un appartamento con costo fiscale 200.000 euro e valore normale 350.000 euro. Vuole assegnarlo a Caia.

    Come si legge in pratica. Poiché la società è stata non operativa in almeno due dei tre periodi precedenti, si applica l’aliquota del 10,5%. La base imponibile è 150.000 euro (350.000 – 200.000). L’imposta sostitutiva è 15.750 euro. Se la società avesse anche riserve in sospensione per 30.000 euro annullate per effetto dell’assegnazione, si aggiungerebbero ulteriori 3.900 euro (13% su 30.000), per un totale di 19.650 euro.

    Riepilogo numeri Caia

    • Base imponibile plusvalenza: 150.000 euro
    • Aliquota: 10,5% (società non operativa in 2 esercizi su 3)
    • Sostitutiva sulla plusvalenza: 15.750 euro
    • Riserve in sospensione annullate: 30.000 euro
    • Sostitutiva sulle riserve (13%): 3.900 euro

    Caso Sempronio: trasformazione societaria con beni immobili

    Scenario. Sempronio è socio di una Snc che si trasforma in Srl. Al momento della trasformazione la società possiede un terreno con costo fiscale 80.000 euro e valore normale 130.000 euro. Non vi sono riserve in sospensione.

    Come si legge in pratica. Il comma 36 si applica anche alla trasformazione: la base imponibile è la differenza tra il valore normale dei beni posseduti all’atto della trasformazione e il costo fiscalmente riconosciuto, pari a 50.000 euro. Applicando l’aliquota dell’8%, l’imposta sostitutiva è 4.000 euro. Anche in questo caso la sostitutiva assorbe integralmente IRPEF e IRAP che sarebbero altrimenti dovute sulla plusvalenza.

    Riepilogo numeri Sempronio

    • Valore normale terreno all’atto della trasformazione: 130.000 euro
    • Costo fiscalmente riconosciuto: 80.000 euro
    • Base imponibile: 50.000 euro
    • Aliquota: 8%
    • Imposta sostitutiva: 4.000 euro

    Quando conviene una verifica

    La convenienza dell’assegnazione agevolata dipende da variabili specifiche (valore normale, costo fiscale, stato operativo, riserve). Un commercialista può calcolare il costo esatto e confrontarlo con le alternative disponibili. Valuta l'operazione con un esperto.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quale aliquota si applica se la società non è mai stata non operativa?

    Se la società risulta operativa in tutti e tre i periodi d’imposta precedenti, si applica l’aliquota dell’8% sulla differenza tra il valore normale del bene assegnato e il costo fiscalmente riconosciuto. L’imposta sostitutiva copre sia IRES (o IRPEF nelle società di persone) sia IRAP, che non saranno quindi dovute separatamente sulla plusvalenza da assegnazione.

    Come si determina il valore normale dell'immobile ai fini del comma 36?

    Il valore normale si determina ai sensi dell’art. 9 TUIR, che fa riferimento al valore di mercato. Per gli immobili è tuttavia possibile optare per il valore catastale (rivalutato con i moltiplicatori ordinari), una scelta che può ridurre la base imponibile e quindi l’imposta sostitutiva. La scelta del criterio di valorizzazione deve essere effettuata in modo consapevole e documentata.

    Le riserve in sospensione d'imposta rientrano nell'8% o hanno un'aliquota diversa?

    Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione o della trasformazione sono soggette a un’imposta sostitutiva separata del 13%, distinta dall’8% (o 10,5%) applicata sulla plusvalenza. Si tratta quindi di due calcoli autonomi che vanno sommati per determinare il costo fiscale complessivo dell’operazione.

    La cessione ai soci (non la mera assegnazione) beneficia della stessa agevolazione?

    Sì, il comma 36 richiama espressamente anche la cessione ai soci, non solo l’assegnazione gratuita. In entrambi i casi si applica l’imposta sostitutiva dell’8% (o 10,5%) sulla differenza tra valore normale e costo fiscale. Le modalità operative e le implicazioni per il socio acquirente possono tuttavia differire: è opportuno verificare anche il trattamento delle imposte indirette (registro, ipocatastali) sull’atto.

    Cosa succede se la società non ha liquidità per pagare la sostitutiva?

    Il comma 36 non prevede una rateazione automatica (diversamente dal comma 44 sull’affrancamento). Il versamento deve avvenire nei termini ordinari. Se la società non ha sufficiente liquidità, occorre valutare se il socio può anticipare le somme a titolo di finanziamento soci, oppure se l’operazione vada rinviata o strutturata diversamente. Un professionista può analizzare le opzioni disponibili caso per caso.

  • Art. 66-bis D.Lgs. 209/2005 – (Fondi propri)

    Art. 66-bis D.Lgs. 209/2005 – (Fondi propri)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. All'impresa di riassicurazione si applicano le disposizioni di cui agli articoli 44-ter, 44-quater, 44-quinquies, 44-septies, 44-octies, 44-decies, nonché alle relative misure di attuazione adottate dalla Commissione europea per la classificazione e l'ammissibilità dei fondi propri.

  • Art. 65-bis D.Lgs. 209/2005 – Registro delle attività a copertura delle riserve tecniche

    Art. 65-bis D.Lgs. 209/2005 – Registro delle attività a copertura delle riserve tecniche

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'impresa di riassicurazione deve tenere un registro da cui risultano le attività a copertura delle riserve tecniche dei rami vita e dei rami danni. In qualsiasi momento l'importo degli attivi iscritti deve essere, tenendo conto delle annotazioni dei movimenti, almeno pari all'ammontare delle riserve tecniche.

    1-bis. Ai fini di cui al comma 1, gli attivi a copertura delle riserve tecniche sono iscritti nel registro per un importo netto dei debiti contratti per la loro acquisizione e delle eventuali poste rettificative e sono valutati in conformità alle disposizioni dell'articolo 35-quater.

    1-ter. Gli attivi utilizzati dall'impresa per coprire le riserve tecniche relative alle accettazioni in retrocessione devono essere gestiti ed organizzati separatamente dalle attività di riassicurazione senza possibilità di trasferimenti.

    2. Le attività poste a copertura delle riserve tecniche ed iscritte nel registro sono riservate in modo esclusivo all'adempimento delle obbligazioni assunte dall'impresa di riassicurazione con i contratti ai quali le riserve stesse si riferiscono. Le attività di cui al presente comma costituiscono patrimonio separato rispetto alle altre attività detenute dall'impresa di riassicurazione e non iscritte nel registro.

    3. L'impresa di riassicurazione comunica all' IVASS la situazione delle attività risultante dal registro. L' IVASS determina, con regolamento, le disposizioni per la formazione e la tenuta del registro, con particolare riguardo all'annotazione delle operazioni effettuate, nonché i termini, le modalità e gli schemi per le comunicazioni periodiche.

  • Art. 65 D.Lgs. 209/2005 – (Attivi a copertura delle riserve tecniche)

    Art. 65 D.Lgs. 209/2005 – (Attivi a copertura delle riserve tecniche)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Le riserve tecniche di cui all'articolo 64 sono coperte con attivi di proprietà dell'impresa in conformità dell'articolo 38 e dell'articolo 41.

    1-bis. L'impresa di riassicurazione investe gli attivi a copertura delle riserve tecniche in modo adeguato alla natura degli impegni e alla durata delle passività derivanti dalla riassicurazione e dalla retrocessione.

  • Art. 64-bis D.Lgs. 209/2005 – (Principi in materia di investimenti)

    Art. 64-bis D.Lgs. 209/2005 – (Principi in materia di investimenti)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L'impresa di riassicurazione investe gli attivi nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 37-ter.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.