Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 111 D.Lgs. 175/2024 – Domande ed eccezioni nuove
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Nel giudizio d'appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d'ufficio. Possono tuttavia essere chiesti gli interessi maturati dopo la sentenza impugnata.
2. Non possono proporsi nuove eccezioni che non siano rilevabili anche d'ufficio.
Art. 184 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Abuso o comunicazione illecita di informazioni privilegiate. Raccomandazione o induzione di altri alla commissione di abuso di informazioni privilegiate)
In vigore dal 01/07/1998
1. È punito con la reclusione da due a dodici anni e con la multa da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio: a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime; b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio o di un sondaggio di mercato effettuato ai sensi dell’ articolo 11 del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014; c) raccomanda o induce altri, sulla base di tali informazioni, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a).
2. La stessa pena di cui al comma 1 si applica a chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate a motivo della preparazione o dell’esecuzione di attività delittuose, commette taluno dei fatti di cui al medesimo comma
1. 3. Fuori dei casi di concorso nei reati di cui ai commi 1 e 2, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a dieci anni e con la multa da euro ventimila a euro due milioni e cinquecentomila chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate per ragioni diverse da quelle indicate ai commi 1 e 2 e conoscendo il carattere privilegiato di tali informazioni, commette taluno dei fatti di cui al comma
1. 4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3, la pena della multa può essere aumentata fino al triplo o fino al maggior importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l’entità del prodotto o del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.
5. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando i fatti di cui ai commi 1, 2 e 3 riguardano condotte od operazioni, comprese le offerte, relative alle aste su una piattaforma d’asta autorizzata, come un mercato regolamentato di quote di emissioni o di altri prodotti oggetto d’asta correlati, anche quando i prodotti oggetto d’asta non sono strumenti finanziari, ai sensi del regolamento (UE) n. 1031/2010 della Commissione, del 12 novembre 2010
1. Le disposizioni di cui al presente titolo non si applicano: a) alle operazioni, agli ordini o alle condotte previsti dall’ articolo 6 del regolamento (UE) n. 596/2014, dai soggetti ivi indicati, nell’ambito della politica monetaria, della politica dei cambi o nella gestione del debito pubblico, nonché nell’ambito delle attività della politica climatica dell’Unione o nell’ambito della politica agricola comune o della politica comune della pesca dell’Unione; b) alle negoziazioni di azioni proprie effettuate ai sensi dell’ articolo 5 del regolamento (UE) n. 596/2014; b-bis) alle negoziazioni di valori mobiliari o strumenti collegati di cui all’ articolo 3, paragrafo 2, lettere a) e b), del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, per la stabilizzazione di valori mobiliari, quando tali negoziazioni sono effettuate conformemente all’articolo 5, paragrafi 4 e 5, del medesimo regolamento
Deduzione integrale: le donazioni a università, fondazioni universitarie, enti di ricerca pubblici e parchi regionali/nazionali sono deducibili dal reddito complessivo senza una percentuale fissa.
Limite: 10% del reddito complessivo: il CAF o il professionista applica la deduzione fino al 10% del reddito complessivo (che comprende anche i redditi da cedolare secca), comunque non oltre 70.000 euro.
Fondazioni e associazioni per beni culturali o ricerca: anche le erogazioni a fondazioni e associazioni riconosciute con scopo di tutela di beni artistici/storici o promozione della ricerca scientifica rientrano nella stessa agevolazione, con identico limite.
Incompatibilità: se scegli questa deduzione non puoi usare per le stesse erogazioni altre agevolazioni fiscali (detrazioni o deduzioni) previste da altre leggi.
Pagamento tracciabile obbligatorio: le donazioni devono avvenire tramite versamento bancario/postale, carte di debito, carte di credito, carte prepagate o assegni bancari e circolari.
Dove indicarla nel 730: rigo E26, colonna 1 con il codice ‘9’ per università ed enti di ricerca, oppure codice ‘8’ per fondazioni con scopo di ricerca o tutela di beni culturali.
Come funziona la deduzione per donazioni a università e ricerca
Se nel 2025 hai fatto una donazione a un’università pubblica, a una fondazione universitaria, a un ente di ricerca vigilato dal Ministero dell’Istruzione o a un parco naturale regionale o nazionale, puoi abbattere il tuo reddito imponibile esattamente per quell’importo – fino a certi limiti.
Si tratta di una ‘deduzione’, non di una ‘detrazione’: non riduce l’imposta calcolata ma il reddito su cui l’imposta è calcolata. Il vantaggio concreto dipende dalla tua aliquota IRPEF marginale. Per chi si trova nello scaglione al 35% o 43%, il risparmio è rilevante.
Il limite applicato dal CAF o dal professionista è il 10% del reddito complessivo, con un massimo assoluto di 70.000 euro. Se la tua donazione supera questo tetto, la parte eccedente non è deducibile. La stessa regola vale per le donazioni a fondazioni riconosciute che si occupano di ricerca scientifica o di tutela del patrimonio artistico-storico (codice ‘8’ nel 730).
Erogazioni liberali a università ed enti di ricerca: limiti e codici 730
Beneficiario
Codice rigo E26
Limite deducibile
Università statali e fondazioni universitarie
9
10% del reddito complessivo, max 70.000 euro
Istituzioni universitarie pubbliche
9
10% del reddito complessivo, max 70.000 euro
Enti di ricerca pubblici e vigilati dal MUR (inclusi ISS e INAIL ricerca)
9
10% del reddito complessivo, max 70.000 euro
Enti parco regionali e nazionali
9
10% del reddito complessivo, max 70.000 euro
Fondazioni/associazioni riconosciute per ricerca scientifica (D.P.C.M. 9/10/2023)
8
10% del reddito complessivo, max 70.000 euro
Fondazioni/associazioni per tutela beni culturali e paesaggistici
8
10% del reddito complessivo, max 70.000 euro
Esempio pratico
Tizia ha un reddito complessivo di 40.000 euro e nel 2025 ha donato 5.000 euro all’Università statale di cui è ex studentessa, tramite bonifico bancario. Nel 730/2026 indica in E26, colonna 1 il codice ‘9’ e in colonna 2 l’importo di 5.000 euro. Il 10% di 40.000 euro è 4.000 euro: il CAF può dedurre solo 4.000 euro (il 10% del reddito), non l’intero importo donato. Se Tizia avesse donato 3.000 euro, li avrebbe dedotti per intero perché inferiori al tetto del 10%.
Documenti necessari
Ricevuta del bonifico bancario o postale con causale della donazione
Estratto conto o conferma di addebito in caso di pagamento con carta di credito o di debito
Eventuale lettera di ringraziamento o ricevuta dell’ente beneficiario che attesta la liberalità
Per fondazioni (codice ‘8’): verifica che siano incluse nel D.P.C.M. del 9 ottobre 2023 (G.U. n. 209 del 17 novembre 2023)
Caso 1: donazione a un'università statale
Scenario. Caio ha un reddito complessivo di 60.000 euro e nel 2025 ha donato 4.000 euro all’Università degli Studi dove si è laureato, tramite bonifico bancario intestato al fondo ricerca dell’ateneo.
Come si applica. Caio compila il rigo E26 del 730: colonna 1 con codice ‘9’, colonna 2 con 4.000 euro. Il CAF verifica il limite: il 10% di 60.000 euro è 6.000 euro. Poiché 4.000 < 6.000, l'intera donazione è deducibile. Il reddito imponibile di Caio scende a 56.000 euro: con aliquota marginale al 35%, risparmia 1.400 euro di IRPEF.
In pratica
Conserva la ricevuta del bonifico con la causale che richiama la donazione all’ente.
Ricorda che se hai fatto donazioni analoghe anche ad altri beneficiari dello stesso codice ‘9’, il limite del 10% vale per il totale complessivo.
Caso 2: donazione a una fondazione per la ricerca scientifica
Scenario. Sempronio, con reddito di 30.000 euro, ha donato 2.000 euro nel 2025 a una fondazione privata riconosciuta che si occupa di ricerca oncologica, inclusa nella lista del D.P.C.M. 9 ottobre 2023.
Come si applica. Sempronio compila il rigo E26: colonna 1 con codice ‘8’, colonna 2 con 2.000 euro. Il limite del 10% sul suo reddito è 3.000 euro: la donazione di 2.000 euro è interamente deducibile. Attenzione: scegliendo questa deduzione, Sempronio non può usare per la stessa donazione nessun’altra agevolazione fiscale (ad esempio la detrazione del 19% o altre deduzioni previste da leggi speciali).
In pratica
Verifica che la fondazione sia inclusa nel D.P.C.M. 9 ottobre 2023 (G.U. n. 209 del 17 novembre 2023): solo queste fondazioni danno diritto alla deduzione con il codice ‘8’.
Il regime è alternativo ad altre agevolazioni: non puoi cumularlo con la detrazione del 19% o con l’Art Bonus sulle stesse somme.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Fino a quanto posso dedurre una donazione all'università?
Puoi dedurre fino al 10% del tuo reddito complessivo, con un massimo assoluto di 70.000 euro. Se la tua donazione supera questo limite, la parte eccedente non è deducibile.
Come devo pagare la donazione per avere diritto alla deduzione?
Con versamento bancario o postale, carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari o circolari. I pagamenti in contanti non danno diritto alla deduzione.
Posso dedurre una donazione a un ente di ricerca privato?
Solo se si tratta di un ente vigilato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) o incluso nel D.P.C.M. del 9 ottobre 2023. Una fondazione privata ordinaria non elencata non rientra nell’agevolazione con il codice ‘9’. Potrebbe però rientrare nel codice ‘8’.
Ho donato sia a un'università (codice '9') sia a una fondazione per la ricerca (codice '8'): ho due limiti separati?
No, il limite del 10% del reddito è unico. Le istruzioni precisano che chi usa la deduzione del codice ‘8’ non può usare per le stesse liberalità altre agevolazioni. Se usi entrambi i codici, il limite si calcola separatamente per ciascun beneficiario, ma attenzione al tetto assoluto di 70.000 euro.
E se la donazione supera il 10% del mio reddito? Posso riportarla agli anni successivi?
No. A differenza di alcune altre categorie di erogazioni liberali, per il codice ‘9’ e ‘8’ le istruzioni non prevedono il riporto agli anni successivi dell’eccedenza non dedotta.
Posso dedurre anche una donazione a un parco naturale?
Sì. I parchi regionali e nazionali rientrano esplicitamente tra i beneficiari del codice ‘9’, con le stesse condizioni: pagamento tracciabile, limite del 10% del reddito complessivo, massimo 70.000 euro.
Art. 182 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Ambito di applicazione)
In vigore dal 01/07/1998
1. Le disposizioni degli articoli 184, 185, 187-bis e 187-ter si applicano ai fatti concernenti: a) strumenti finanziari ammessi alla negoziazione o per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea; b) strumenti finanziari ammessi alla negoziazione o per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano o di altro Paese dell’Unione europea; c) strumenti finanziari negoziati su un sistema organizzato di negoziazione; d) strumenti finanziari non previsti dalle lettere a), b) e c), il cui prezzo o valore dipende dal prezzo o dal valore di uno strumento finanziario menzionato nelle stesse lettere ovvero ha un effetto su tale prezzo o valore, compresi, ma non in via esclusiva, i credit default swap e i contratti differenziali; e) condotte od operazioni, comprese le offerte, relative alle aste su una piattaforma d’asta autorizzata, come un mercato regolamentato di quote di emissioni o di altri prodotti oggetto d’asta correlati, anche quando i prodotti oggetto d’asta non sono strumenti finanziari, ai sensi del regolamento (UE) n. 1031/2010 della Commissione, del 12 novembre 2010.
2. Le disposizioni degli articoli 185 e 187-ter si applicano altresì ai fatti concernenti: a) i contratti a pronti su merci che non sono prodotti energetici all’ingrosso, idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo o del valore degli strumenti finanziari di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a); b) gli strumenti finanziari, compresi i contratti derivati o gli strumenti derivati per il trasferimento del rischio di credito, idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo o del valore di un contratto a pronti su merci, qualora il prezzo o il valore dipendano dal prezzo o dal valore di tali strumenti finanziari; c) gli indici di riferimento (benchmark).
3. Le disposizioni del presente titolo si applicano a qualsiasi operazione, ordine o altra condotta relativi agli strumenti finanziari di cui ai commi 1 e 2, indipendentemente dal fatto che tale operazione, ordine o condotta avvenga in una sede di negoziazione.
4. I reati e gli illeciti previsti dal presente titolo sono sanzionati secondo la legge italiana, anche se commessi in territorio estero, quando attengono a strumenti finanziari ammessi o per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o in un sistema multilaterale di negoziazione italiano o a strumenti finanziari negoziati su un sistema organizzato di negoziazione italiano
1. Ai fini del presente titolo si applicano, ove non altrimenti disposto, le definizioni di cui al titolo I ed al titolo II della parte quinta.
2. In aggiunta alle definizioni del comma 1, si applicano le seguenti definizioni: a) olio combustibile pesante: 1) qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio che rientra nei codici da NC 2710 1951 a NC 2710 1968, 2710 2031, 2710 2035, 2710 2039 , escluso il combustibile per uso marittimo; 2) qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio, escluso il gasolio di cui alle lettere b) e f), che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria degli oli pesanti destinati ad essere usati come combustibile e di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite, distilla a 250 °C secondo il metodo ASTM D86 o per il quale la percentuale del distillato a 250 °C non può essere determinata con tale metodo; b) gasolio: 1) qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio, escluso il combustibile per uso marittimo, che rientra nei codici NC 2710 1925, 2710 1929, 2710 1947, 2710 1948, 2710 2017, 2710 2019 ; 2) qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio, escluso il combustibile per uso marittimo, di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite, distilla a 250 °C e di cui almeno l’85% in volume, comprese le perdite, distilla a 350 °C secondo il metodo ASTM D86; c) metodo ASTM: i metodi stabiliti dalla “American Society for Testing and Materials” nell’edizione 1976 delle definizioni e delle specifiche tipo per il petrolio e i prodotti lubrificanti; d) combustibile per uso marittimo: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio utilizzato su una nave in mare o destinato ad essere utilizzato su una nave in mare, inclusi i combustibili definiti nella norma ISO 8217; e) olio diesel marino: qualsiasi combustibile per uso marittimo definito per la qualità “DMB” alla tabella I della norma ISO 8217, eccettuato il riferimento al tenore di zolfo; f) gasolio marino: qualsiasi combustibile per uso marittimo definito per le qualità “DMX”, “DMA” e “DMZ” alla tabella I della norma ISO 8217, eccettuato il riferimento al tenore di zolfo; g) immissione sul mercato: qualsiasi operazione di messa a disposizione di terzi, a titolo oneroso o gratuito, di combustibili per uso marittimo destinati alla combustione su una nave, eccettuati quelli destinati all’esportazione e trasportati, a tale fine, all’interno delle cisterne di una nave; h) acque territoriali: zone di mare previste dall’ articolo 2 del codice della navigazione ; i) zona economica esclusiva: zona di cui all’articolo 55 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, fatta a Montego Bay il 10 dicembre 1982, ratificata con legge 2 dicembre 1994, n. 689 ; l) zona di protezione ecologica: zona individuata ai sensi della legge 8 febbraio 2006, n. 61 ; m) aree di controllo delle emissioni di SOX: zone a cui tale qualificazione è stata assegnata dall’International Maritime Organization (I.M.O.) previa apposita procedura di designazione, ai sensi dell’allegato VI della Convenzione internazionale del 1973 per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi, denominata Convenzione MARPOL; n) nave passeggeri: nave che trasporta più di dodici passeggeri, ad eccezione del comandante, dei membri dell’equipaggio e di tutti i soggetti adibiti ad attività relative alla gestione della nave, nonché dei bambini di età inferiore ad un anno; o) servizio di linea: i viaggi seriali per collegare due o più porti o i viaggi seriali che iniziano e terminano presso lo stesso porto senza scali intermedi, purché effettuati sulla base di un orario reso noto al pubblico; l’orario può essere desunto anche dalla regolarità o dalla frequenza del servizio; p) LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 31 MARZO 2011, N. 55 ; q) nave all’ormeggio: nave assicurata ad un ormeggio o ancorata presso un porto italiano; r) stazionamento: l’utilizzo dei motori su una nave all’ormeggio, ad eccezione dei periodi di carico e scarico; s) nave da guerra: nave che appartiene alle forze armate di uno Stato e porta i segni distintivi delle navi militari di tale Stato, il cui equipaggio sia soggetto alle leggi relative ai militari ed il cui comandante sia un ufficiale di marina debitamente incaricato e sia inscritto nell’apposito ruolo degli ufficiali o in un documento equivalente; t) metodo di riduzione delle emissioni: qualsiasi apparecchiatura, apparato, dispositivo o materiale da installare su una nave o qualsiasi procedura, metodo o combustibile alternativo, utilizzato in alternativa ai combustibili per uso marittimo conformi ai limiti previsti all’articolo 295, che sia verificabile, quantificabile ed applicabile.
D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 107. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
1. Ai fini del presente titolo per informazione privilegiata si intende un’informazione din carattere preciso, che non è stata resa pubblica, concernente, direttamente o indirettamente, uno o più emittenti strumenti finanziari o uno o più strumenti finanziari, che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di tali strumenti finanziari.
2. In relazione ai derivati su merci, per informazione privilegiata si intende un’informazione di carattere preciso, che non è stata resa pubblica, concernente, direttamente o indirettamente, uno o più derivati su merci, che i partecipanti ai mercati su cui tali derivati sono negoziati si aspettano di ricevere secondo prassi di mercato ammesse in tali mercati.
3. Un’informazione si ritiene di carattere preciso se: a) si riferisce ad un complesso di circostanze esistente o che si possa ragionevolmente prevedere che verrà ad esistenza o ad un evento verificatosi o che si possa ragionevolmente prevedere che si verificherà; b) è sufficientemente specifica da consentire di trarre conclusioni sul possibile effetto del complesso di circostanze o dell’evento di cui alla lettera a) sui prezzi degli strumenti finanziari.
4. Per informazione che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di strumenti finanziari si intende un’informazione che presumibilmente un investitore ragionevole utilizzerebbe come uno degli elementi su cui fondare le proprie decisioni di investimento.
5. Nel caso delle persone incaricate dell’esecuzione di ordini relativi a strumenti finanziari, per informazione privilegiata si intende anche l’informazione trasmessa da un cliente e concernente gli ordini del cliente in attesa di esecuzione, che ha un carattere preciso e che concerne, direttamente o indirettamente, uno o più emittenti di strumenti finanziari o uno o più strumenti finanziari, che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di tali strumenti finanziari
Guida pratica · Lavoro · Maternità, paternità e genitorialità
In sintesi
La lavoratrice madre è protetta da un divieto assoluto di licenziamento dall’accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di vita del bambino. Il licenziamento intimato in violazione di questo divieto è nullo. Eccezioni ammesse: colpa grave, cessazione dell’attività, scadenza del contratto a termine.
Riferimento normativo
D.Lgs. 151/2001, art. 54
Tabella riepilogativa
Protezione dal licenziamento – schema temporale
Periodo
Protezione
Dall’inizio della gravidanza
Divieto assoluto di licenziamento
Durante il congedo obbligatorio (5 mesi)
Divieto assoluto
Fino al compimento di 1 anno del bambino
Divieto assoluto
Eccezioni
Colpa grave, cessazione dell’intera attività aziendale, scadenza del termine (contratto a tempo determinato)
Conseguenza della violazione
Licenziamento nullo; diritto alla reintegrazione e alle retribuzioni non percepite
L'arco temporale di protezione
Il divieto di licenziamento scatta dall’inizio della gravidanza – inteso come dalla data dell’accertamento – e si protrae fino al compimento di un anno di vita del bambino. La lavoratrice è protetta anche durante il periodo del congedo obbligatorio e nelle fasi di rientro, indipendentemente dal fatto che abbia comunicato la gravidanza al datore prima o dopo l’inizio dell’astensione.
Cosa rende nullo il licenziamento
Il licenziamento intimato in violazione del divieto è nullo di diritto: la lavoratrice ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento delle retribuzioni non percepite dal giorno del licenziamento fino all’effettivo rientro. La nullità opera anche se la lavoratrice non aveva comunicato la gravidanza al datore al momento del recesso: è sufficiente che la gravidanza sussistesse.
Le eccezioni al divieto
Il divieto non si applica in tre casi tassativi: colpa grave della lavoratrice, che giustifichi il licenziamento per giusta causa; cessazione dell’intera attività aziendale (non del solo reparto o ufficio); scadenza del termine nel caso di contratto a tempo determinato. In questi casi il licenziamento è legittimo ma la lavoratrice mantiene il diritto all’indennità di disoccupazione (NASpI) se ne ricorrono i presupposti.
Casi pratici
Tizio – licenziamento comunicato mentre la lavoratrice è in maternità
Il datore comunica a Serena, durante il congedo obbligatorio di maternità, una lettera di licenziamento per motivi economici. Il licenziamento è nullo. Serena può impugnarlo entro 60 giorni dalla ricezione e chiedere la reintegrazione e il pagamento delle retribuzioni arretrate.
Caia – contratto a termine scaduto durante la gravidanza
Luisa ha un contratto a tempo determinato che scade a settembre. A luglio scopre di essere incinta. Alla scadenza il contratto non viene rinnovato: in questo caso la scadenza del termine è una delle eccezioni tassative e il recesso è legittimo; Luisa verifica però il diritto alla NASpI e all’eventuale indennità di maternità INPS.
Sempronio – licenziamento per giusta causa durante il primo anno
Rosa, rientrata dalla maternità da tre mesi, si appropria di denaro aziendale. Il datore avvia il procedimento disciplinare e la licenzia per giusta causa. Il divieto di licenziamento non protegge Rosa in caso di colpa grave: il recesso è ammesso, ma deve rispettare le garanzie procedurali dello Statuto dei Lavoratori.
Domande frequenti
Fino a quando dura la protezione dal licenziamento?
Dal momento dell’accertamento della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino.
Il licenziamento economico è vietato durante la maternità?
Sì. Il divieto è assoluto e copre anche i licenziamenti per motivi economici u organizzativi, con le sole eccezioni tassative previste dalla legge (cessazione totale dell’attività, colpa grave, scadenza del termine).
Cosa fare se si riceve una lettera di licenziamento in gravidanza?
Impugnarla per iscritto entro 60 giorni dalla ricezione, dichiarando la nullità del recesso. È consigliabile rivolgersi subito a un avvocato del lavoro o al sindacato.
La protezione vale anche per il padre?
Il padre gode di protezione durante il periodo di fruizione del congedo di paternità obbligatorio e, in alcuni casi, del congedo parentale; la tutela è però più limitata rispetto a quella della madre.
La lavoratrice deve comunicare la gravidanza per essere protetta?
No. Il divieto opera anche se la lavoratrice non aveva ancora comunicato la gravidanza: è sufficiente che la gravidanza esistesse al momento del licenziamento.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
1. Ai fini del presente titolo si intendono per: a) “strumenti finanziari”: 1) gli strumenti finanziari di cui all’articolo 1, comma 2, ammessi alla negoziazione o per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea…; 2) gli strumenti finanziari di cui all’articolo 1, comma 2, ammessi alla negoziazione o per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un sistema multilaterale di negoziazione italiano o di altro Paese dell’Unione europea. 2-bis) gli strumenti finanziari negoziati su un sistema organizzato di negoziazione italiano o di altro Paese dell’Unione europea; 2-ter) gli strumenti finanziari non contemplati dai precedenti numeri, il cui prezzo o valore dipende dal prezzo o dal valore di uno strumento finanziario ivi menzionato, ovvero ha un effetto su tale prezzo o valore, compresi, non in via esclusiva, i credit default swap e i contratti differenziali; b) “contratto a pronti su merci”: un contratto a pronti su merci quale definito nell’articolo 3, paragrafo 1, punto 15), del regolamento (UE) n. 596/2014; b-bis) “programma di riacquisto di azioni proprie”: la negoziazione di azioni proprie ai sensi dell’articolo 132; b-ter) “informazione privilegiata”: l’informazione contemplata dall’ articolo 7, paragrafi da 1 a 4, del regolamento (UE) n. 596/2014; b-quater) “indice di riferimento (benchmark)”: l’indice di riferimento (benchmark), quale definito nell’articolo 3, paragrafo 1, punto 29), del regolamento (UE) n. 596/2014; c) “prassi di mercato ammessa”: prassi ammessa dalla Consob conformemente all’ articolo 13 del regolamento (UE) n. 596/2014. c-bis) “stabilizzazione”: la stabilizzazione quale definita nell’ articolo 3, paragrafo 2, lettera d), del regolamento (UE) n. 596/2014; c-ter) “emittente”: l’emittente quale definito nell’articolo 3, paragrafo 1, punto 21), del regolamento (UE) n. 596/2014. d) “ente”: uno dei soggetti indicati nell’ articolo 1 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. (12)
D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
Se dai fatti previsti dagli articoli del presente Capo deriva alla società di revisione o alla società assoggettata a revisione un danno di rilevante gravità, la pena è aumentata fino alla metà.
2. La sentenza penale pronunciata a carico di amministratori, soci e dipendenti della società di revisione per reati commessi nell’esercizio o a causa delle attribuzioni previste dal presente decreto, è comunicata alla CONSOB a cura del cancelliere dell’autorità giudiziaria che ha emesso la sentenza.
3. Le disposizioni del presente capo si applicano nei casi di revisione contabile obbligatoria a norma del presente decreto o in forza di altre disposizioni di legge o di regolamento, nonché nei casi in cui la revisione contabile o la sottoposizione del bilancio al giudizio della società di revisione costituisce, per disposizione di legge o di regolamento, condizione per l’esercizio di determinate attività o per l’ottenimento di benefici o agevolazioni
Art. 220-octies D.Lgs. 209/2005 – (Insussistenza di un regime equivalente di vigilanza sul gruppo)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Nel caso in cui sia stata accertata l'insussistenza di un regime equivalente di vigilanza sul gruppo ovvero non ricorrono le altre condizioni di cui all'articolo 220-septies, si applicano in quanto compatibili alle imprese di assicurazione e di riassicurazione controllate italiane di cui all'articolo 210, comma 1, lettera c), gli strumenti di vigilanza sul gruppo di cui al presente codice, escluso il regime di solvibilità delle imprese di assicurazione o riassicurazione con gestione centralizzata del rischio.
2. I principi generali e i metodi stabiliti agli articoli di cui al presente Capo, si applicano a livello della società controllante di cui all'articolo 210, comma 1, lettera c).
3. Ai soli fini del calcolo della solvibilità del gruppo, la società controllante di cui all'articolo 210, comma 1, lettera c), è considerata alla stregua di un'impresa di assicurazione o di riassicurazione soggetta alle condizioni fissate dagli articoli 44-ter, 44-quater, 44-quinquies con riguardo ai fondi propri ammissibili per il Requisito Patrimoniale di Solvibilità e all'articolo 216-quinquies con riguardo al possesso del Requisito Patrimoniale di Solvibilità di gruppo consolidato.
4. L'IVASS può disporre l'applicazione, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate, di metodi ulteriori che assicurino una vigilanza adeguata sulle imprese di assicurazione e di riassicurazione italiane appartenenti al gruppo. Tali metodi sono approvati dall'autorità di vigilanza del gruppo, previa consultazione delle altre autorità di vigilanza interessate. In particolare, nell'ipotesi in cui non vi sia l'ultima società controllante italiana di cui all'articolo 210, comma 2, l'IVASS può esigere, la costituzione di una società di partecipazione assicurativa o di una società di partecipazione finanziaria mista con sede in Italia o in altro Stato membro al fine di applicare la disciplina della vigilanza sul gruppo di cui al presente titolo alle imprese del gruppo controllate da tale società di partecipazione assicurativa o di partecipazione finanziaria mista.
5. L'IVASS comunica gli approcci di cui al comma 4, che consentono di conseguire gli obiettivi di vigilanza sul gruppo definiti nel presente titolo, alle altre autorità di vigilanza interessate e alla Commissione europea.
Art. 390 DPR 495/1992 – Erronea iscrizione a ruolo
Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada
1. In caso di erronea iscrizione a ruolo, l'autorità amministrativa che ha emesso il ruolo ai sensi dell'articolo 206, comma 2, del codice, chiede all'esattore la cancellazione, dandone notizia all'intendenza di finanza competente per territorio.
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