Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 172 TUF – Irregolare acquisto di azioni

    Art. 172 TUF – Irregolare acquisto di azioni

    Art. 172 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Irregolare acquisto di azioni

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Gli amministratori di società con azioni quotate o di società da queste controllate che acquistano azioni proprie o della società controllante in violazione delle disposizioni dell’articolo 132 sono puniti con una reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire quattrocentomila a lire due milioni.

    2. La disposizione prevista dal comma 1 non si applica se l’acquisto è operato… secondo modalità diverse da quelle stabilite dalla Consob con regolamento, ma comunque idonee ad assicurare la parità di trattamento tra gli azionisti.

    2-bis. La disposizione prevista dal comma 1 si applica agli amministratori di società con azioni negoziate su un sistema multilaterale di negoziazione italiano.

  • Art. 171 TUF – Tutela dell’attività di vigilanza (abrogato)

    Art. 171 TUF – Tutela dell’attività di vigilanza (abrogato)

    Art. 171 TUF – Tutela dell’attività di vigilanza

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Fuori dai casi previsti dall’articolo 134, comma 1, del T.U. bancario, chi svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso soggetti abilitati allo svolgimento di servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio e, al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza, espone, nelle comunicazioni alla Banca d’Italia o alla CONSOB, fatti non rispondenti al vero sulle condizioni economiche di detti soggetti o sulle attività svolte per conto degli investitori, ovvero, allo stesso fine, nasconde, in tutto o in parte, fatti, che avrebbe dovuto comunicare, concernenti le condizioni e le attività stesse, è punito, sempre che il fatto non costituisca reato più grave, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire due milioni a lire venti milioni.

    2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 e dall’articolo 134 del T.U. bancario, chi esercita funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso soggetti abilitati allo svolgimento di servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio e ostacola le funzioni di vigilanza attribuite alla Banca d’Italia o alla CONSOB è punito con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da lire venticinque milioni a lire cento milioni.

    3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano anche: a) agli esperti indipendenti di cui la Banca d’Italia può richiedere l’intervento ai sensi dell’articolo 6; b) a chi svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso soggetti esteri abilitati all’offerta di quote o azioni di OICR ai sensi dell’articolo 42; c) a chi svolge funzioni di amministrazione, direzione o controllo presso le società di gestione indicate negli articoli 61 e 80; d) agli organizzatori di scambi indicati negli articoli 78 e 79, agli operatori che effettuano tali scambi e agli emittenti indicati nell’articolo 78; e) ai promotori finanziari e agli agenti di cambio; f) a chi svolge funzioni di amministrazione, direzione o controllo presso la società indicata nell’articolo 69, comma 1; g) ai soggetti che gestiscono i sistemi indicati negli articoli 68, 69, comma 2, e 70

  • Art. 170 bis TUF – (Ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia e della Consob)

    Art. 170 bis TUF – (Ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia e della Consob)

    Art. 170 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia e della Consob)

    1. Fuori dai casi previsti dall’ articolo 2638 del codice civile, chiunque ostacola le funzioni di vigilanza attribuite alla Banca d’Italia e alla CONSOB è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro diecimila ad euro duecentomila.

  • Art. 170 TUF – Gestione accentrata di strumenti finanziari

    Art. 170 TUF – Gestione accentrata di strumenti finanziari

    Art. 170 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Gestione accentrata di strumenti finanziari

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Chiunque, nelle registrazioni o nelle certificazioni effettuate o rilasciate nell’ambito della gestione accentrata, attesta falsamente fatti di cui la registrazione o la certificazione è destinata a provare la verità ovvero dà corso al trasferimento o alla consegna degli strumenti finanziari o al trasferimento dei relativi diritti senza aver ottenuto in restituzione le certificazioni, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.

  • Lavoro agricolo: OTI, OTD e voucher in agricoltura

    Guida pratica · Lavoro · Categorie e settori particolari

    In sintesi

    In agricoltura coesistono operai a tempo indeterminato (OTI) e operai a tempo determinato stagionali (OTD). Il contratto OTD è rinnovabile e garantisce contribuzione proporzionale. I voucher agricoli (PrestO) sono utilizzabili solo per piccole aziende agricole in via sperimentale. La L. 199/2016 sanziona duramente il caporalato.

    Riferimento normativo

    D.Lgs. 375/1993; L. 199/2016 caporalato; CCNL Agricoltura

    Tabella riepilogativa

    OTI e OTD in agricoltura a confronto
    Caratteristica OTI (tempo indeterminato) OTD (tempo determinato stagionale)
    Continuità Tutto l’anno Solo nelle campagne stagionali
    Preavviso di licenziamento Sì, secondo CCNL Fine naturale del contratto
    Indennità disoccupazione NASpI DISOCUP agricola (INPS)
    Ferie e 13ª Proporzionate all’orario annuo Proporzionate ai giorni lavorati
    Contributi INPS Ordinari Per giornate effettive (contribuzione giornaliera)

    OTI e OTD: le differenze principali

    Gli Operai Agricoli a Tempo Indeterminato (OTI) hanno un rapporto stabile, con le tutele del lavoro ordinario (malattia, infortuni, TFR, NASpI in caso di licenziamento). Gli Operai Agricoli a Tempo Determinato (OTD) sono assunti per campagne o periodi stagionali; la loro contribuzione INPS è proporzionale alle giornate lavorate. In caso di perdita del lavoro stagionale, gli OTD hanno diritto alla DISOCUP (indennità di disoccupazione agricola), calcolata sulle giornate dichiarate nel proprio elenco nominativo INPS.

    Voucher PrestO in agricoltura

    Il legislatore ha reintrodotto in forma limitata i buoni lavoro (PrestO) per prestazioni occasionali in agricoltura, con vincoli più stringenti rispetto ai vecchi voucher: possono essere utilizzati solo da aziende agricole di piccole dimensioni, per un numero limitato di giornate per lavoratore e solo per determinate categorie (pensionati, studenti, disoccupati). È vietato l’uso per lavoratori che abbiano avuto un rapporto di lavoro dipendente con lo stesso datore nei sei mesi precedenti.

    Caporalato: la L. 199/2016

    La legge sul caporalato (L. 199/2016) ha introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro anche senza violenza, punendo sia il caporale sia il datore di lavoro che utilizza manodopera reclutata in modo illecito. Le sanzioni sono severe (reclusione fino a 8 anni con aggravanti). La normativa prevede anche la confisca dei beni e misure di tutela per i lavoratori vittime, incluso il permesso di soggiorno per gli stranieri che denunciano.

    Casi pratici

    Tizio – vendemmiatore OTD per 30 giornate

    Tizio lavora come vendemmiatore per un’azienda vinicola per 30 giornate in settembre-ottobre. È OTD: la sua contribuzione INPS viene versata per 30 giornate effettive. Al termine della campagna, se ha i requisiti (almeno 51 giornate nell’anno), potrà richiedere la DISOCUP agricola.

    Caia – OTI in azienda florovivaistica

    Caia lavora tutto l’anno in un vivaio: è OTI, con contratto a tempo indeterminato regolato dal CCNL Agricoltura. In caso di licenziamento potrà accedere alla NASpI, come qualsiasi lavoratore dipendente.

    Sempronio – datore che usa caporale per raccolta fragole

    Sempronio, titolare di un’azienda agricola, si avvale di un intermediario che recluta lavoratori stranieri a condizioni di sfruttamento. Rischia la condanna penale ai sensi della L. 199/2016, la confisca dell’azienda e la responsabilità solidale per il pagamento delle retribuzioni arretrate.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra OTI e OTD in agricoltura?

    Gli OTI lavorano a tempo indeterminato tutto l’anno; gli OTD sono assunti per campagne stagionali e hanno contribuzione proporzionale alle giornate lavorate e accesso alla DISOCUP invece della NASpI.

    Come funziona la DISOCUP agricola?

    È l’indennità di disoccupazione per gli operai agricoli OTD: spetta a chi ha lavorato almeno 51 giornate nell’anno e viene erogata dall’INPS su domanda da presentare entro il 31 marzo dell’anno successivo.

    I voucher sono utilizzabili in agricoltura?

    Solo in forma molto limitata (PrestO): piccole aziende agricole, categorie ristrette di lavoratori (pensionati, studenti, disoccupati), con divieti di utilizzo per chi ha avuto rapporti con lo stesso datore nei sei mesi precedenti.

    Cosa rischia il datore che usa il caporalato?

    Responsabilità penale ai sensi della L. 199/2016, pena fino a 8 anni con aggravanti, confisca dei beni e misure accessorie.

    Il lavoratore agricolo ha diritto al TFR?

    Sì: sia gli OTI sia gli OTD maturano TFR proporzionato alle giornate e alla retribuzione del CCNL Agricoltura.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 169 TUF – Partecipazioni al capitale

    Art. 169 TUF – Partecipazioni al capitale

    Art. 169 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Partecipazioni al capitale

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chiunque fornisce informazioni false nelle comunicazioni previste dagli articoli 15, commi 1 e 3, 64-bis, comma 2, o in quelle richieste ai sensi dell’articolo 17 del presente decreto, o in quelle previste dall’ articolo 31, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 648/2012 e dall’ articolo 27-bis, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 909/2014 è punito con l’arresto da un anno a tre anni e con l’ammenda da euro cinquemilacentosessantacinque a euro cinquantunomilaseicentoquarantasei. (73)

  • Art. 168 TUF – Confusione di patrimoni

    Art. 168 TUF – Confusione di patrimoni

    Art. 168 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Confusione di patrimoni

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi, nell’esercizio di servizi o attività di investimento o di gestione collettiva del risparmio, ovvero nella custodia degli strumenti finanziari e delle disponibilità liquide di un OICR, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, viola le disposizioni concernenti la separazione patrimoniale arrecando danno agli investitori, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda da lire dieci milioni a lire duecento milioni.

  • Art. 167 TUF – Gestione infedele

    Art. 167 TUF – Gestione infedele

    Art. 167 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Gestione infedele

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi, nella prestazione del servizio di gestione di portafogli… o del servizio di gestione collettiva del risparmio, in violazione delle disposizioni regolanti i conflitti di interesse, pone in essere operazioni che arrecano danno agli investitori, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda da lire dieci milioni a lire duecento milioni.

  • Art. 166 TUF – Abusivismo

    Art. 166 TUF – Abusivismo

    Art. 166 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Abusivismo

    In vigore dal 01/07/1998

    1. È punito con la reclusione da uno a otto anni e con la multa da euro quattromila a euro diecimila chiunque, senza esservi abilitato ai sensi del presente decreto: (73) a) svolge servizi o attività di investimento o di gestione collettiva del risparmio; b) offre in Italia quote o azioni di OICR; c) offre fuori sede, ovvero promuove o colloca mediante tecniche di comunicazione a distanza, prodotti finanziari o strumenti finanziari o servizi o attività di investimento. (73) c-bis) gestisce un APA o un ARM a cui si applicherebbe la deroga prevista dall’ articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 600/2014 e dai relativi atti delegati.

    2. Con la stessa pena è punito chiunque esercita l’attività di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede senza essere iscritto nell’albo indicato dall’articolo

    31. 2-bis. Con la stessa pena è punito chiunque esercita l’attività di controparte centrale di cui al regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, senza aver ottenuto la preventiva autorizzazione ivi prevista.

    3. Se vi è fondato sospetto che una società svolga servizi o attività di investimento o il servizio di gestione collettiva del risparmio o la gestione di un APA o di un ARM a cui si applicherebbe la deroga prevista dall’ articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 600/2014 e dai relativi atti delegati ovvero l’attività di cui al comma 2-bis senza esservi abilitata ai sensi del presente decreto, la Banca d’Italia o la Consob denunziano i fatti al pubblico ministero ai fini dell’adozione dei provvedimenti previsti dall’ articolo 2409 del codice civile ovvero possono richiedere al tribunale l’adozione dei medesimi provvedimenti. Le spese per l’ispezione sono a carico della società. (73)

  • Art. 133 T.U. Stupefacenti – Province autonome di Trento e Bolzano

    Art. 133 T.U. Stupefacenti – Province autonome di Trento e Bolzano

    D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 – Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope

    1. Le province autonome di Trento e Bolzano provvedono, nell'ambito delle proprie competenze alle finalità di cui all'art. 131 secondo le modalità stabilite dai rispettivi ordinamenti. Torna al sommario

  • Art. 165 ter TUF – (Ambito di applicazione)

    Art. 165 ter TUF – (Ambito di applicazione)

    Art. 165 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Ambito di applicazione)

    1. Sono soggette alle disposizioni contenute nella presente sezione le società italiane con azioni quotate in mercati regolamentati, di cui all’articolo 119, le quali controllino società aventi sede legale in Stati i cui ordinamenti non garantiscono la trasparenza della costituzione, della situazione patrimoniale e finanziaria e della gestione delle società, nonché le società italiane con azioni quotate in mercati regolamentati le quali siano collegate alle suddette società estere o siano da queste controllate

    2. Si applicano le nozioni di controllo previste dall’articolo 93 e quelle di collegamento previste dall’ articolo 2359, terzo comma, del codice civile.

    3. Gli Stati di cui al comma 1 sono individuati con decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sulla base dei seguenti criteri: a) per quanto riguarda le forme e le condizioni per la costituzione delle società: 1) mancanza di forme di pubblicità dell’atto costitutivo e dello statuto, nonché delle successive modificazioni di esso; 2) mancanza del requisito di un capitale sociale minimo, idoneo a garantire i terzi creditori, per la costituzione delle società, nonché della previsione di scioglimento in caso di riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, salvo il caso di reintegrazione entro un termine definito; 3) mancanza di norme che garantiscano l’effettività e l’integrità del capitale sociale sottoscritto, in particolare con la sottoposizione dei conferimenti costituiti da beni in natura o crediti alla valutazione da parte di un esperto appositamente nominato; 4) mancanza di forme di controllo, da parte di soggetti o organismi a ciò abilitati da specifiche disposizioni di legge, circa la conformità degli atti di cui al numero 1) alle condizioni richieste per la costituzione delle società; b) per quanto riguarda la struttura delle società, mancanza della previsione di un organo di controllo distinto dall’organo di amministrazione, o di un comitato di controllo interno all’organo amministrativo, dotato di adeguati poteri di ispezione, controllo e autorizzazione sulla contabilità, sul bilancio e sull’assetto organizzativo della società, e composto da soggetti forniti di adeguati requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza; c) per quanto riguarda il bilancio di esercizio: 1) mancanza della previsione dell’obbligo di redigere tale bilancio, comprendente almeno il conto economico e lo stato patrimoniale, con l’osservanza dei seguenti principi: 1.1) rappresentazione chiara, veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della società e del risultato economico dell’esercizio; 1.2) illustrazione chiara dei criteri di valutazione adottati nella redazione del conto economico e dello stato patrimoniale; 2) mancanza dell’obbligo di deposito, presso un organo amministrativo o giudiziario, del bilancio, redatto secondo i principi di cui al numero 1); 3) mancanza dell’obbligo di sottoporre la contabilità e il bilancio delle società a verifica da parte dell’organo o del comitato di controllo di cui alla lettera b) ovvero di un revisore legale dei conti; d) la legislazione del Paese ove la società ha sede legale impedisce o limita l’operatività della società stessa sul proprio territorio; e) la legislazione del Paese ove la società ha sede legale esclude il risarcimento dei danni arrecati agli amministratori rimossi senza una giusta causa, ovvero consente che tale clausola sia contenuta negli atti costitutivi delle società o in altri strumenti negoziali; f) mancata previsione di un’adeguata disciplina che impedisca la continuazione dell’attività sociale dopo l’insolvenza, senza ricapitalizzazione o prospettive di risanamento; g) mancanza di adeguate sanzioni penali nei confronti degli esponenti aziendali che falsificano la contabilità e i bilanci.

    4. Con i decreti del Ministro della giustizia, di cui al comma 3, possono essere individuati, in relazione alle forme e alle discipline societarie previste in ordinamenti stranieri, criteri equivalenti in base ai quali possano considerarsi soddisfatti i requisiti di trasparenza e di idoneità patrimoniale e organizzativa determinati nel presente articolo.

    5. I decreti di cui al comma 3 possono individuare Stati i cui ordinamenti presentino carenze particolarmente gravi con riguardo ai profili indicati alle lettere b), c) e g) del medesimo comma

    3. 6. Con proprio regolamento la CONSOB detta criteri in base ai quali è consentito alle società italiane di cui all’articolo 119… di controllare imprese aventi sede in uno degli Stati di cui al comma

    5. A tal fine sono prese in considerazione le ragioni di carattere imprenditoriale che motivano il controllo e l’esigenza di assicurare la completa e corretta informazione societaria.

    7. In caso di inottemperanza alle disposizioni emanate ai sensi dei commi 5 e 6, la CONSOB può denunziare i fatti al tribunale ai fini dell’adozione delle misure previste dall’ articolo 2409 del codice civile. (14)

  • Accisa sui carburanti: benzina e gasolio nel prezzo

    In sintesi

    • L’accisa sui carburanti è un importo fisso per litro, stabilito dalla legge: non dipende dal prezzo di mercato del petrolio.
    • È una delle principali voci del prezzo alla pompa: su benzina e gasolio l’accisa pesa in modo rilevante sul totale.
    • Sull’importo già comprensivo di accisa si applica l’IVA al 22%: il consumatore paga quindi IVA anche sulla quota di accisa.
    • Il gasolio agricolo beneficia di un’aliquota ridotta rispetto al gasolio ordinario per autotrazione.
    • Le imprese di autotrasporto merci con veicoli sopra una certa soglia di peso hanno diritto a un rimborso parziale trimestrale dell’accisa.
    • La normativa di riferimento è il D.Lgs. 504/1995 (Testo Unico Accise), gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

    Come è composto il prezzo alla pompa

    Quando fai il pieno, il prezzo che leggi sul display non è tutto uguale: è la somma di componenti molto diverse tra loro. La parte più visibile è il costo del carburante legato al mercato del petrolio, che cambia ogni giorno. Ma c’è una componente che rimane ferma indipendentemente dalle quotazioni internazionali: l’accisa. Si tratta di un’imposta indiretta disciplinata dal D.Lgs. 504/1995 (Testo Unico Accise) e gestita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

    L’accisa sui carburanti è un importo fisso per ogni litro erogato, stabilito dalla legge. Questo significa che, anche se il prezzo del petrolio crolla o sale, l’accisa che paghi per ogni litro di benzina o gasolio resta invariata finché il Parlamento non decide di modificarla. È su questa base fissa che si costruisce poi il prezzo finale.

    Il meccanismo fiscale prevede che l’accisa sia tecnicamente dovuta dal depositario autorizzato (chi gestisce l’impianto o il deposito), non dal consumatore diretto. Ma il depositario incorpora questo costo nel prezzo di vendita, e quando arrivi alla pompa paghi già tutto incluso. A quel punto, sulla somma già comprensiva di accisa viene calcolata l’IVA (22% per i carburanti): è per questo che si parla di «tassa sulla tassa». Se l’accisa aumenta, sale anche la base su cui calcolare l’IVA, e quindi il rincaro finale per il consumatore è amplificato.

    Non tutti i carburanti e non tutti gli usi sono trattati allo stesso modo. La normativa prevede regimi agevolati per determinati settori – il caso più noto è il gasolio agricolo – e meccanismi di rimborso parziale per le imprese di autotrasporto. Capire come funzionano queste eccezioni è utile sia per chi gestisce un’attività sia per comprendere meglio la struttura del prezzo che tutti i giorni si legge alle stazioni di servizio.

    Struttura del prezzo del carburante alla pompa
    Voce Caratteristica Note
    Costo industriale/materia prima Variabile con il mercato Dipende dal prezzo del petrolio e dai margini di raffinazione
    Accisa Fissa per litro, stabilita per legge Importo elevato; non varia con il prezzo di mercato
    IVA (22%) Percentuale calcolata su tutto Si applica su costo + accisa: effetto 'tassa sulla tassa'
    Gasolio agricolo (usi agevolati) Aliquota ridotta Solo per usi ammessi; soggetto a controlli sull'effettiva destinazione
    Rimborso autotrasporto Recupero parziale trimestrale Per veicoli sopra la soglia di peso prevista dalla norma

    Esempio pratico

    • Caio fa il pieno con 40 litri di benzina. Il prezzo alla pompa è composto – in via illustrativa – da tre parti: una quota variabile legata al mercato, l’accisa (importo fisso per litro, di importo elevato, moltiplicato per 40) e l’IVA al 22% calcolata sull’importo totale già comprensivo di accisa. Se il prezzo del petrolio scende del 10%, la quota industriale si riduce, ma l’accisa rimane uguale. Il risultato è che il risparmio effettivo alla pompa è inferiore alla riduzione del petrolio, perché l’accisa – componente fissa e rilevante – non cambia.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 504/1995 – Testo Unico Accise (normativa di riferimento per carburanti e aliquote)
    • Scontrino/ricevuta del distributore (per verificare il prezzo pagato)
    • Documentazione uso agricolo (per accedere all’agevolazione gasolio agricolo: contratti, visure, registri macchine)
    • Istanza trimestrale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (per il rimborso accisa autotrasporto)
    • Modello F24 (per compensare il credito rimborso accisa autotrasporto con altri debiti fiscali)

    Tizio, autotrasportatore: come recuperare parte dell'accisa

    Scenario. Tizio è titolare di un’impresa di autotrasporto merci e utilizza veicoli di massa elevata per le consegne. Ogni mese spende cifre significative di gasolio e ha sentito che esisterebbe un meccanismo di rimborso parziale dell’accisa.

    Come si applica. La normativa prevede per le imprese di autotrasporto merci che utilizzano veicoli con massa superiore alla soglia stabilita dalla legge (e per alcuni trasporti di persone) un diritto al rimborso parziale dell’accisa sul gasolio commerciale consumato. Il rimborso non è automatico: va chiesto con istanza trimestrale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli entro i termini previsti. Una volta riconosciuto, il credito può essere recuperato in compensazione tramite modello F24 oppure chiesto come rimborso diretto. L’importo del beneficio dipende dalla misura vigente al momento del consumo: occorre sempre verificare il valore aggiornato.

    In pratica

    • L’istanza va presentata ogni trimestre: non presentarla significa perdere il beneficio per quel periodo.
    • Il credito riconosciuto si recupera in compensazione con F24 oppure come rimborso: la scelta è dell’impresa.
    • Conserva tutta la documentazione degli acquisti di gasolio (fatture, scontrini) per supportare la domanda di rimborso.

    Caio, agricoltore: gasolio agevolato per i trattori

    Scenario. Caio conduce un’azienda agricola di medie dimensioni e acquista gasolio per i trattori e le altre macchine agricole. Il gasolio che usa per l’autotrazione sulla strada pubblica costa come quello di qualunque automobilista, ma per l’uso nei campi esiste una via diversa.

    Come si applica. Il D.Lgs. 504/1995 e la normativa attuativa prevedono per il gasolio destinato a usi agricoli un’aliquota di accisa ridotta rispetto a quella ordinaria applicata al gasolio per autotrazione. Caio può rifornirsi di questo gasolio agevolato rispettando i requisiti normativi: l’attività deve rientrare tra quelle ammesse, i macchinari devono essere quelli previsti e occorre tenere la documentazione che attesti l’uso effettivo. L’Agenzia delle Dogane può effettuare controlli. Se il gasolio agevolato venisse usato per scopi non ammessi (es. un mezzo stradale), scatterebbero il recupero dell’accisa piena e le sanzioni.

    In pratica

    • Il gasolio agricolo ha un’accisa ridotta: il risparmio rispetto al gasolio ordinario può essere rilevante sui volumi agricoli.
    • Tieni un registro degli acquisti e degli utilizzi: in caso di controllo devi dimostrare la destinazione agricola del carburante.
    • Non usare il gasolio agricolo agevolato per veicoli stradali: il recupero dell’imposta e le sanzioni annullerebbero qualunque risparmio.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Perché il prezzo della benzina non scende quanto scende il petrolio?

    Perché la componente fiscale (accisa + IVA) è fissa e rilevante. Quando il petrolio scende, si riduce solo la parte ‘industriale’ del prezzo, che è solo una delle voci. L’accisa resta invariata finché il legislatore non la modifica, e l’IVA si calcola sull’intero importo comprensivo di accisa.

    Chi versa materialmente l'accisa al Fisco?

    Non il consumatore finale, ma il depositario autorizzato o il fornitore che immette il carburante in consumo. Il consumatore la paga economicamente attraverso il prezzo alla pompa, ma non ha obblighi di versamento diretto.

    Come faccio a sapere quanto pesa l'accisa sul prezzo che pago?

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica periodicamente il dettaglio della composizione del prezzo dei carburanti. Puoi consultare il sito istituzionale per vedere la ripartizione tra quota industriale, accisa e IVA in base alle aliquote vigenti.

    Il gasolio agricolo si può usare anche per l'auto?

    No. L’agevolazione è riservata agli usi agricoli previsti dalla normativa. Utilizzare gasolio con accisa ridotta per l’autotrazione stradale è una violazione che comporta il recupero dell’accisa piena, sanzioni e, nei casi gravi, conseguenze penali.

    Quanto tempo ho per chiedere il rimborso dell'accisa come autotrasportatore?

    Il rimborso va richiesto con cadenza trimestrale, entro i termini previsti dalla normativa. Non presentare l’istanza nel periodo corretto significa rinunciare al beneficio per quel trimestre. I termini esatti vanno verificati sulla normativa vigente o sul sito dell’Agenzia delle Dogane.

    Le accise sui carburanti cambiano ogni anno?

    Non necessariamente ogni anno, ma le aliquote possono essere modificate dalla legge di bilancio o da altri provvedimenti legislativi. La struttura del Testo Unico Accise (D.Lgs. 504/1995) è stabile, ma i valori per litro possono variare. Verifica sempre la misura vigente sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.