Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 176 TUF – Utilizzazione e divulgazione di notizie riservate (abrogato)

    Art. 176 TUF – Utilizzazione e divulgazione di notizie riservate (abrogato)

    Art. 176 TUF – Utilizzazione e divulgazione di notizie riservate

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Gli amministratori, i soci responsabili della revisione contabile e i dipendenti della società di revisione che utilizzano, a profitto proprio o altrui, notizie riservate avute a causa della loro attività, relative alla società assoggettata a revisione contabile, sono puniti con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire ottocentomila a otto milioni.

    2. Gli amministratori, i soci responsabili della revisione contabile e i dipendenti della società di revisione che, senza giustificato motivo, comunicano notizie avute a causa della loro attività, relative alla società assoggettata a revisione contabile, sono puniti, se dal fatto può derivare pregiudizio alla società stessa, con la reclusione fino ad un anno.

    3. I delitti previsti dal presente articolo sono punibili a querela della società alla quale si riferiscono le notizie utilizzate o comunicate

  • Articolo 8 TU Giustizia Tributaria: Commissione di concorso

    Art. 8 D.Lgs. 175/2024 – Commissione di concorso

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. La commissione di concorso è nominata, entro il quindicesimo giorno antecedente l'inizio della prova scritta, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato previa delibera del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

    2. La commissione di concorso è composta dal presidente di una corte di giustizia tributaria di secondo grado o dal presidente di una corte di giustizia tributaria di primo grado, che la presiedono, da venti magistrati scelti tra magistrati tributari, ordinari, amministrativi, contabili e militari con almeno quindici anni di anzianità, da quattro professori universitari di ruolo, di cui due titolari dell'insegnamento di diritto tributario, gli altri titolari di uno degli insegnamenti delle altre materie oggetto di esame, nonché da due avvocati iscritti all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense e da due dottori commercialisti con almeno quindici anni di anzianità, nominati su proposta del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Ai professori universitari componenti della commissione si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all'articolo 13, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. Al presidente e ai magistrati componenti della commissione si applica la disciplina dell'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, ai sensi del comma 9 del presente articolo. Non possono essere nominati componenti della commissione coloro che, nei dieci anni precedenti, hanno prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato tributario, ordinario, amministrativo e contabile. Con il decreto di cui al comma 1 possono essere nominati i commissari supplenti destinati a sostituire i titolari in caso di assenza o di impedimento.

    3. Nel caso in cui non sia possibile completare la composizione della commissione ai sensi del comma 2, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria nomina d'ufficio, come componenti, magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni. Non possono essere nominati i magistrati che abbiano fatto parte della commissione in uno dei tre concorsi precedenti.

    4. Nella seduta di cui all'articolo 8, sesto comma, del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, la commissione definisce i criteri per la valutazione omogenea degli elaborati scritti. I criteri per la valutazione delle prove orali sono definiti prima dell'inizio delle stesse. Alle sedute per la definizione dei suddetti criteri devono partecipare tutti i componenti della commissione, salvi i casi di forza maggiore e di legittimo impedimento, la cui valutazione è rimessa al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di tali sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio di presidenza può deliberare la revoca del componente e la sua sostituzione con le modalità previste dal comma 1.

    5. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di due anni e tra i professori universitari a riposo da non più di due anni che, all'atto della cessazione dal servizio, erano in possesso dei requisiti per la nomina.

    6. In caso di assenza o impedimento del presidente della commissione, le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianità di servizio presente in ciascuna seduta.

    7. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono più di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti della commissione, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metà dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente o dal magistrato più anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati più anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in tre collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato.

    8. Per i requisiti di ammissione, le procedure di concorso e i lavori della commissione e delle sottocommissioni se istituite si applicano, in quanto compatibili e per quanto non espressamente previsto nel presente testo unico, le disposizioni degli articoli 7, 12, 13, 14, 15 e 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160.

    9. L'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, deliberato dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e dagli altri organi di autogoverno contestualmente alla nomina a componente della commissione, ha effetto dall'insediamento del magistrato sino alla formazione della graduatoria finale dei candidati.

    10. Le attività di segreteria della commissione e delle sottocommissioni sono esercitate da personale amministrativo dell'Area funzionari in servizio presso il Ministero dell'economia e delle finanze, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni centrali, e sono coordinate dal titolare del competente ufficio del Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dell'economia e delle finanze.

  • Art. 92 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di giustizia riparativa. Servizi esistenti

    Art. 92 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di giustizia riparativa. Servizi esistenti

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. La Conferenza locale per la giustizia riparativa, entro il termine di sei mesi dalla data del 31 dicembre 2023, provvede alla ricognizione dei servizi di giustizia riparativa in materia penale erogati alla stessa data da soggetti pubblici o privati specializzati, convenzionati con il Ministero della giustizia ovvero che operano in virtù di protocolli di intesa con gli uffici giudiziari o altri soggetti pubblici.

    2. La Conferenza valuta i soggetti di cui al comma 1 con riferimento all’esperienza maturata almeno nel quinquennio precedente il 31 dicembre 2023 e il curricolo degli operatori in servizio alla data del 31 dicembre 2023 , verificando altresì la coerenza delle prestazioni erogate e dei requisiti posseduti dagli operatori con quanto disposto dagli articoli 42, 64 e 93, e redige al termine un elenco da cui attingono gli enti locali per la prima apertura dei centri di cui all’articolo

    63. 2-bis. Le disposizioni in materia di giustizia riparativa di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), lettera h), numero 2), e lettera l), all’articolo 5, comma 1, lettera e), numero 5), e lettera f), all’articolo 7, comma 1, lettera c), all’articolo 13, comma 1, lettera a), all’articolo 18, comma 1, lettera c), numero 2), all’articolo 19, comma 1, lettera a), numero 1), all’articolo 22, comma 1, lettera e), numero 3), lettera f) e lettera l), numero 2), all’articolo 23, comma 1, lettera a), numero 2), e lettera n), numero 1), all’articolo 25, comma 1, lettera d), all’articolo 28, comma 1, lettera b), numero 1), lettera c), all’articolo 29, comma 1, lettera a), numero 4), all’articolo 32, comma 1, lettera b), numero 1), lettera d), all’articolo 34, comma 1, lettera g), numero 3), all’articolo 38, comma 1, lettera a), numero 2), e lettera c), all’articolo 41, comma 1, lettera c), all’articolo 72, comma 1, lettera a), all’articolo 78, comma 1, lettera a), lettera b) e lettera c), numero 2), all’articolo 83, comma 1, e all’articolo 84, comma 1, lettere a) e b), si applicano nei procedimenti penali e nella fase dell’esecuzione della pena decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

  • Concordato preventivo biennale: chi può aderire

    In sintesi

    • Possono aderire le imprese e i lavoratori autonomi che applicano gli ISA
    • I forfettari sono esclusi: il concordato a loro dedicato è stato abrogato dal D.Lgs. 81/2025
    • Chi ha omesso dichiarazioni in anni precedenti è escluso dall’istituto
    • Condanne per reati tributari specifici costituiscono causa ostativa all’adesione
    • Debiti tributari o contributivi rilevanti non rientrati in soglia bloccano l’accesso
    • La verifica puntuale dei requisiti richiede un’analisi caso per caso con il proprio consulente

    A chi si rivolge il concordato preventivo biennale

    Il concordato preventivo biennale (CPB), introdotto dal D.Lgs. 13/2024 in attuazione della riforma fiscale, non è uno strumento aperto a tutti i contribuenti. Il legislatore ha disegnato un perimetro preciso di soggetti ammessi, costruito attorno all’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA). Capire se si rientra in quel perimetro – e se non vi sono cause che impediscono l’accesso – è il primo passo prima ancora di valutare la convenienza della proposta.

    La platea principale è composta da imprenditori individuali, società di persone e di capitali e lavoratori autonomi che nel periodo d’imposta di riferimento applicano gli ISA. Si tratta, in sintesi, dei contribuenti di minori dimensioni che svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo in modo abituale, il cui profilo fiscale è già misurato e monitorato tramite il punteggio ISA annuale.

    Il decreto prevedeva in origine anche un concordato per i contribuenti in regime forfettario (artt. 23 e seguenti), ma quegli articoli sono stati abrogati dal D.Lgs. 81/2025: oggi il CPB è riservato ai soggetti ISA, e l’adesione al forfettario nel primo anno del biennio è una causa di esclusione (art. 11, lettera b-ter).

    Sintesi dei soggetti ammessi e delle cause ostative
    Categoria Accesso al CPB
    Imprese e lavoratori autonomi soggetti ISA Ammessi (regime ordinario biennale)
    Contribuenti in regime forfettario Esclusi (concordato forfettario abrogato dal D.Lgs. 81/2025)
    Contribuenti con omessa dichiarazione in anni precedenti Esclusi (causa ostativa)
    Contribuenti con condanne per reati tributari specifici Esclusi (causa ostativa)
    Contribuenti con debiti tributari/contributivi rilevanti non in soglia Esclusi (causa ostativa)
    Contribuenti non soggetti ISA (es. regime semplificato fuori ISA) Non ammessi

    Esempio pratico

    • Alfa Srl è una piccola società di servizi contabili che applica regolarmente gli ISA ogni anno. Non ha mai omesso una dichiarazione, non ha pendenze penali in ambito tributario e i propri debiti verso l’erario sono sotto la soglia rilevante. Alfa Srl rientra pienamente nella platea dei soggetti ammessi e può valutare liberamente se accettare o rifiutare la proposta dell’Agenzia per il biennio successivo. Al contrario, il suo socio Tizio, che gestisce separatamente un’attività in regime forfettario, per quell’attività non può aderire al CPB: il concordato per i forfettari è stato abrogato dal D.Lgs. 81/2025.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 13/2024: norma istitutiva del concordato preventivo biennale
    • L. delega 111/2023: legge delega della riforma fiscale che ha originato l’istituto
    • Modello ISA e relative istruzioni ministeriali per l’anno di interesse
    • Provvedimenti e circolari dell’Agenzia delle Entrate relativi al CPB (verificare l’aggiornamento)
    • D.Lgs. 81/2025: abrogazione del concordato per i forfettari (artt. 23-33 D.Lgs. 13/2024)

    Caso 1: il professionista con punteggio ISA regolare

    Scenario. Caio è un ingegnere libero professionista con studio individuale. Ogni anno compila il modello ISA, ottiene un punteggio sufficiente e ha sempre presentato le dichiarazioni nei termini. Non ha condanne in ambito tributario né debiti rilevanti con il fisco.

    Come si applica. Caio rientra nella categoria ordinaria dei soggetti ammessi al CPB. Non presenta alcuna causa ostativa. Potrà quindi accedere al software dell’Agenzia, calcolare la proposta per il biennio e decidere in autonomia se accettarla sulla base della propria aspettativa di reddito futuro.

    In pratica

    • Verificare ogni anno di aver presentato tutte le dichiarazioni richieste
    • Controllare l’assenza di pendenze penali tributarie rilevanti
    • Accertarsi che eventuali debiti fiscali o contributivi siano entro la soglia prevista dalla norma

    Caso 2: il contribuente con causa ostativa pregressa

    Scenario. Tizio gestisce una piccola impresa artigiana soggetta a ISA, ma in un anno precedente ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi. Non ha mai regolarizzato formalmente la posizione.

    Come si applica. L’omessa dichiarazione in anni precedenti è una delle cause ostative espressamente previste dalla disciplina del CPB. Tizio, pur applicando gli ISA, non potrà aderire finché l’anno della dichiarazione omessa rientra nei tre periodi d’imposta precedenti al biennio: la dichiarazione presentata oltre 90 giorni dalla scadenza si considera comunque omessa (circolare 8/E del 2026, par. 1.7). È opportuno che si rivolga a un consulente per valutare la propria posizione.

    In pratica

    • Le cause ostative devono essere verificate prima di avviare qualsiasi calcolo della proposta
    • La dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza non è considerata omessa; oltre quel termine la causa di esclusione resta per i tre anni successivi
    • Solo dopo aver eliminato la causa ostativa si potrà valutare l’accesso al CPB nelle annualità successive

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi sono i contribuenti ISA?

    I contribuenti ISA sono imprenditori individuali, società di persone e di capitali e lavoratori autonomi con ricavi o compensi fino a 5.164.569 euro che svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo abituale e che compilano ogni anno gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. Questi indici misurano il profilo di affidabilità fiscale sulla base di dati contabili e strutturali dell’attività.

    I forfettari possono aderire al concordato preventivo biennale?

    No. Il concordato dedicato ai forfettari, previsto in origine dal D.Lgs. 13/2024, è stato abrogato dal D.Lgs. 81/2025: oggi il CPB è riservato ai soggetti che applicano gli ISA. L’adesione al forfettario nel primo anno del biennio è causa di esclusione e il passaggio al forfettario durante il biennio fa cessare il concordato (artt. 11 e 21).

    Quali sono le principali cause ostative all'adesione?

    Le cause ostative principali riguardano: l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali in anni precedenti; la presenza di condanne per determinati reati tributari; l’esistenza di debiti tributari o contributivi rilevanti che non rientrano entro le soglie previste. In presenza di una qualsiasi di queste situazioni, l’accesso al CPB non è consentito.

    Un contribuente che non applica gli ISA può aderire al CPB?

    No. Il perimetro del CPB nella sua forma ordinaria è costruito attorno agli ISA. Chi non è soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità – ad esempio per attività escluse o per regimi fiscali diversi – non può accedere all’istituto nella forma biennale ordinaria.

    Cosa succede se una causa ostativa emerge dopo l'adesione?

    Dipende dal biennio. Per le adesioni fino al 2025-2026 una causa di esclusione o la perdita dei requisiti fa decadere dal concordato. Dal biennio 2026-2027 (D.Lgs. 148/2026) l’adesione in presenza di una causa di esclusione o senza requisiti è priva di effetti fin dall’origine (artt. 10, comma 2-bis, e 11, comma 1-bis). In caso di decadenza il contribuente perde gli effetti premiali e l’Agenzia può riprendere la normale attività di accertamento, ma restano dovute le imposte e i contributi calcolati sul reddito concordato, se maggiore di quello effettivo (art. 22, comma 3-bis).

    È necessario avere un punteggio ISA minimo per aderire?

    La disciplina del CPB non subordina l’adesione al raggiungimento di un punteggio ISA minimo per l’accesso: la condizione è quella di applicare gli ISA. Tuttavia, il punteggio ISA dell’anno precedente influisce sul calcolo della proposta formulata dall’Agenzia (limite massimo di aumento, art. 9, comma 3-bis) e sull’aliquota dell’imposta sostitutiva (art. 20-bis); i benefici premiali, invece, non dipendono dal punteggio ISA ottenuto nel biennio.

    Le cause ostative valgono anche per le società?

    Sì. Le cause ostative si applicano sia alle persone fisiche sia alle società e agli enti soggetti agli ISA. Nel caso di società, la verifica riguarda la situazione dell’ente e, in determinati casi, anche quella dei soci o degli amministratori responsabili, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

  • Art. 174-ter TUF – Corruzione dei revisori (abrogato)

    Art. 174-ter TUF – Corruzione dei revisori (abrogato)

    Art. 174-ter TUF – Corruzione dei revisori

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. Gli amministratori, i soci, i responsabili della revisione contabile e i dipendenti della società di revisione, i quali, nell’esercizio della revisione contabile delle società con azioni quotate, delle società da queste controllate e delle società che emettono strumenti finanziari diffusi fra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116, fuori dei casi previsti dall’articolo 174-bis, per denaro o altra utilità data o promessa, compiono od omettono atti in violazione degli obblighi inerenti all’ufficio, sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni.

    2. La stessa pena di cui al comma 1 si applica a chi dà o promette l’utilita

  • Art. 174-bis TUF – Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (abrogato)

    Art. 174-bis TUF – Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (abrogato)

    Art. 174-bis TUF – Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. I responsabili della revisione delle società con azioni quotate, delle società da queste controllate e delle società che emettono strumenti finanziari diffusi fra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116, i quali, nelle relazioni o in altre comunicazioni, con l’intenzione di ingannare i destinatari, attestano il falso od occultano informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, dell’ente o del soggetto sottoposto a revisione, in modo idoneo a indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni.

    2. Nel caso in cui il fatto previsto dal comma 1 sia commesso per denaro o altra utilità data o promessa, ovvero in concorso con gli amministratori, i direttori generali o i sindaci della società assoggettata a revisione, la pena è aumentata fino alla metà.

    3. La stessa pena prevista dai commi 1 e 2 si applica a chi dà o promette l’utilità nonché agli amministratori, ai direttori generali e ai sindaci della società assoggettata a revisione, che abbiano concorso a commettere il fatto

  • Art. 174 TUF – False comunicazioni e ostacolo alle funzioni della CONSOB (abrogato)

    Art. 174 TUF – False comunicazioni e ostacolo alle funzioni della CONSOB (abrogato)

    Art. 174 TUF – False comunicazioni e ostacolo alle funzioni della CONSOB

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi espone false informazioni nelle comunicazioni previste dagli articoli 94, 102, 113, 114, 115, 120, commi 2 e 3, e 144 commi 2 e 4, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda da lire dieci milioni a lire cento milioni.

    2. Fuori dai casi previsti al comma 1, chi svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso emittenti quotati e ostacola l’esercizio delle funzioni della CONSOB è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda da lire venticinque milioni a lire cento milioni

  • Comodato gratuito ai figli: IMU ridotta e dichiarazione 730

    In sintesi

    • Quadro B obbligatorio: il proprietario deve dichiarare l’immobile in comodato nel quadro B del 730, anche se non ci abita.
    • Codice utilizzo 10: si usa quando l’immobile è dato in uso gratuito a un familiare che vi dimora abitualmente e risulta iscritto all’anagrafe.
    • IMU ridotta al 50%: se il comodatario (il figlio o genitore) usa l’immobile come abitazione principale, l’IMU si calcola sulla metà della base imponibile.
    • Condizioni per la riduzione IMU: il contratto deve essere registrato, il comodatario deve risiedere e dimorare nell’immobile, e deve essere il suo unico immobile in Italia.
    • IMU sostituisce IRPEF: per gli immobili non locati (compreso il comodato) l’IMU sostituisce l’IRPEF; il reddito del fabbricato non va in dichiarazione come reddito imponibile.
    • Eccezione stesso comune: se l’immobile dato in comodato si trova nello stesso comune dell’abitazione principale del proprietario, il reddito concorre all’IRPEF nella misura del 50%.

    Come funziona il comodato gratuito tra parenti ai fini fiscali

    Il comodato gratuito è il contratto con cui presti un immobile a qualcuno senza ricevere nulla in cambio. Tra genitori e figli è una situazione frequente: il genitore possiede una casa e la mette a disposizione del figlio che vi abita come residenza principale. Dal punto di vista fiscale, chi deve dichiarare cosa?

    La regola di base è semplice: l’immobile va dichiarato nel quadro B del 730 dal proprietario, non da chi ci abita. Il comodatario (cioè chi riceve l’immobile in uso gratuito) non deve indicare nulla nella sua dichiarazione, perché non produce reddito fondiario a suo nome. Il proprietario inserisce l’immobile nel quadro B con il codice utilizzo ’10’, che segnala appunto l’uso gratuito a un familiare che vi dimora abitualmente con iscrizione anagrafica.

    Sul fronte delle imposte, il meccanismo è diverso da quello che molti si aspettano. In via generale, per i fabbricati non locati l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali. Questo vale anche per gli immobili in comodato: il proprietario paga l’IMU (nella misura che vediamo dopo), ma il reddito catastale non entra nel calcolo dell’IRPEF. C’è però un’eccezione importante che riguarda gli immobili nello stesso comune dell’abitazione principale del proprietario.

    A rendere conveniente questa soluzione è la riduzione IMU del 50%, introdotta dalla legge n. 208 del 28 dicembre 2015. Quando si verificano le condizioni previste dalla norma, l’IMU si calcola sulla metà della base imponibile, con un risparmio concreto per il proprietario.

    Codici utilizzo e regime IMU-IRPEF per il comodato nel quadro B
    Situazione Codice colonna 2 Regime IMU Regime IRPEF
    Comodato a familiare (dimora abituale + residenza anagrafica) 10 Riduzione 50% base imponibile se condizioni legge 208/2015 IMU sostituisce IRPEF (no reddito imponibile)
    Comodato a persona diversa da familiare 2 IMU ordinaria IMU sostituisce IRPEF (no reddito imponibile)
    Comodato, immobile stesso comune abitaz. principale proprietario 10 o 2 IMU ordinaria o ridotta 50% del reddito concorre a IRPEF (codice IMU 3 in col. 12)
    Immobile esente totalmente da IMU (altri casi) vari Esenzione totale IMU IRPEF dovuta (codice IMU 1 in col. 12)

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un appartamento a Bologna e lo concede in comodato gratuito a suo figlio Caio, che vi trasferisce la residenza e vi dimora abitualmente. L’immobile ha una rendita catastale di 600 euro. La base imponibile IMU ordinaria sarebbe: 600 x 1,05 x 160 = 100.800 euro. Con la riduzione del 50% per il comodato qualificato, la base imponibile scende a 50.400 euro. Tizio dichiara l’immobile nel quadro B con codice utilizzo ’10’ e non paga IRPEF sul reddito catastale, perche l’IMU lo sostituisce. Se invece l’appartamento si trovasse nello stesso comune in cui Tizio ha la propria abitazione principale, il reddito catastale rivalutato concorrerebbe all’IRPEF nella misura del 50%, e Tizio dovrebbe indicare il codice ‘3’ nella colonna 12 ‘Casi particolari IMU’.

    Documenti necessari

    • Contratto di comodato registrato presso l’Agenzia delle Entrate (necessario per la riduzione IMU)
    • Visura catastale dell’immobile con rendita catastale
    • Certificato di residenza anagrafica del comodatario nell’immobile
    • Dichiarazione IMU presentata al Comune (se richiesta)
    • Codice catastale del Comune dove si trova l’immobile (per la colonna 9 del quadro B)

    Genitore che presta casa al figlio fuori comune

    Scenario. Sempronio abita a Milano come proprietario della sua abitazione principale. Possiede un secondo appartamento a Roma che ha concesso in comodato gratuito alla figlia Caia, che vi risiede e dimora abitualmente. Il contratto di comodato e stato registrato all’Agenzia delle Entrate. Caia non possiede altri immobili in Italia.

    Come si applica. Sempronio compila il quadro B del 730 inserendo l’appartamento romano con codice utilizzo ’10’. Poiche l’immobile e in un comune diverso da quello della sua abitazione principale, non si applica l’eccezione del 50% IRPEF. L’IMU e dovuta con la riduzione del 50% sulla base imponibile, essendo rispettate tutte le condizioni della legge 208/2015: contratto registrato, comodatario residente e unico immobile. Sul reddito catastale non e dovuta IRPEF, perche l’IMU la sostituisce.

    In pratica

    • Quadro B, codice utilizzo ’10’, colonna 12 vuota (nessun codice IMU speciale).
    • IMU al 50% della base imponibile ordinaria: verificare la delibera comunale per l’aliquota applicabile.
    • Nessun reddito da fabbricato nell’IRPEF di Sempronio.
    • Caia non compila nulla nel suo 730 per questo immobile.

    Genitore che presta casa al figlio nello stesso comune

    Scenario. Tizio abita a Torino nella casa di proprieta che usa come abitazione principale. Possiede un secondo appartamento sempre a Torino, dato in comodato gratuito al figlio maggiorenne. Il contratto di comodato e registrato.

    Come si applica. Tizio compila il quadro B con codice utilizzo ’10’. Pero, poiche l’immobile in comodato si trova nello stesso comune dell’abitazione principale di Tizio, scatta l’eccezione: il reddito catastale rivalutato concorre all’IRPEF nella misura del 50%. Tizio deve indicare il codice ‘3’ nella colonna 12 ‘Casi particolari IMU’. L’IMU e comunque dovuta con la riduzione del 50% se le condizioni della legge 208/2015 sono soddisfatte.

    In pratica

    • Quadro B, codice utilizzo ’10’, colonna 12 con codice ‘3’ (stesso comune abitazione principale).
    • Il 50% del reddito catastale rivalutato entra nella base IRPEF di Tizio.
    • IMU con riduzione del 50% sulla base imponibile se il contratto e registrato e il figlio ha l’unico immobile li.
    • Controllare sempre la delibera comunale: l’aliquota agevolata per il comodato qualificato varia da comune a comune.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi deve dichiarare l'immobile in comodato nel 730, il proprietario o chi ci abita?

    Il proprietario. Chi abita gratuitamente l’immobile (il comodatario) non deve dichiarare nulla nel proprio 730 per quel fabbricato: il reddito fondiario e sempre in capo al proprietario.

    Quali condizioni servono per avere la riduzione IMU del 50% sul comodato ai figli?

    Secondo la legge n. 208/2015 occorre: 1) che il contratto di comodato sia registrato all’Agenzia delle Entrate; 2) che il comodatario (figlio o genitore) usi l’immobile come abitazione principale, residendovi e dimorandovi abitualmente; 3) che per il comodatario si tratti dell’unico immobile posseduto in Italia. La riduzione vale anche per le pertinenze (una per categoria catastale: C/2, C/6, C/7).

    Se il contratto di comodato non e registrato, spetta comunque la riduzione IMU?

    No. La registrazione del contratto e condizione indispensabile per fruire della riduzione IMU del 50%. Senza registrazione, l’IMU si paga in misura intera.

    L'immobile in comodato al figlio genera reddito IRPEF per il genitore proprietario?

    In via generale no: per i fabbricati non locati, compreso il comodato, l’IMU sostituisce l’IRPEF e il reddito catastale non concorre alla base imponibile. Fa eccezione il caso in cui l’immobile si trova nello stesso comune dell’abitazione principale del proprietario: in quel caso il 50% del reddito catastale rivalutato va nell’IRPEF.

    Quale codice utilizzo si indica nel quadro B per il comodato a un familiare?

    Si usa il codice ’10’ nella colonna 2 del quadro B, che identifica l’abitazione o pertinenza data in uso gratuito a un proprio familiare a condizione che vi dimori abitualmente e risulti iscritto all’anagrafe. Se invece il comodatario e una persona non familiare, va usato il codice ‘2’.

    Il figlio che abita in comodato dal genitore puo chiedere detrazioni sull'affitto?

    No. Le detrazioni per canoni di locazione spettano solo ai conduttori con un contratto di locazione. Chi abita in comodato gratuito non ha un canone da detrarre.

    Vedi anche: Seconda casa, IMU sui terreni agricoli, IMU sulla seconda casa, Scadenze IMU, IMU non pagata e IMU prima casa.

  • Art. 127 DPR 230/2000 – Patrimonio

    Art. 127 DPR 230/2000 – Patrimonio

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. 1. Il patrimonio della Cassa delle ammende è costituito da: a) beni mobili ed immobili in proprietà; b) titolarità di concessioni pervenute a qualsiasi titolo; c) beni di qualsiasi natura che ad essa pervengano per donazione o altro titolo; d) titoli pubblici e privati acquisiti per eventuale investimento di disponibilità finanziarie; e) fondi in deposito presso la Cassa depositi e prestiti, presso istituti di credito e in cassa. 5

  • Art. 222 CPI – Tariffa professionale

    Art. 222 CPI – Tariffa professionale

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il Ministro delle attività produttive approva, con proprio decreto, le modifiche e gli aggiornamenti della tariffa professionale proposti dal Consiglio dell’ordine, ai sensi dell’articolo 217, comma 1, lettera d).

    2. Lo svolgimento delle attività relative all’ordinamento professionale non comportano oneri aggiuntivi a carico del bilancio statale.

  • Art. 173 bis TUF – (Falso in prospetto)

    Art. 173 bis TUF – (Falso in prospetto)

    Art. 173 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Falso in prospetto)

    1. Chiunque, allo scopo di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei prospetti richiesti per la offerta al pubblico di prodotti finanziari o l’ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, con l’intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo a indurre in errore i suddetti destinatari, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

  • Art. 173 TUF – Omessa alienazione di partecipazioni

    Art. 173 TUF – Omessa alienazione di partecipazioni

    Art. 173 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Omessa alienazione di partecipazioni

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Gli amministratori di società con azioni quotate, o di società che partecipano al capitale di società con azioni quotate, i quali violano gli obblighi di alienazione delle partecipazioni previsti dagli articoli 110 e 121 sono puniti con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro venticinquemila a euro duemilionicinquecentomila.

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