Indice
In sintesi
- Reato di procurata evasione: aiutare il detenuto a fuggire fornendo mezzi, informazioni, denaro
- Pena base: reclusione da 6 mesi a 5 anni
- Aggravante per evasi ergastolani/condannati a morte: da 3 a 10 anni
- Attenuante se il colpevole è prossimo congiunto; ulteriore attenuante se entro 3 mesi procura cattura dell'evaso
Testo dell'articoloVigente
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 386 c.p. – Procurata evasione
Testo vigente — R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque procura o agevola l’evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per un reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato alla pena di morte o all’ergastolo.
La pena è aumentata se il colpevole, per commettere il fatto, adopera alcuno dei mezzi indicati nel primo capoverso dell’articolo precedente.
La pena è diminuita:
1° se il colpevole è un prossimo congiunto;
2° se il colpevole, nel termine di tre mesi dall’evasione, procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità.
La condanna importa in ogni caso l’interdizione dai pubblici uffici.
Stesso numero, altri codici
- Articolo 386 Codice Civile: Approvazione del conto
- Articolo 386 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Art. 386 c.p.c.: Effetti della decisione sulla giurisdizione
- Art. 386 c.p.p.: Doveri della polizia giudiziaria in caso di arr
- Art. 386 Codice della Navigazione — Obblighi del noleggiante
- Art. 386 DPR 495/1992 — Notificazione dei verbali a soggetto estraneo
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Commento
Chi procura o agevola l'evasione di un detenuto è punito con reclusione da sei mesi a cinque anni, aumentata per evasi condannati a morte o ergastolo.
Ratio
La procurata evasione è reato autonomo che tutela l'ordine penitenziario e la certezza della custodia. Chi aiuta l'evaso sottrae il detenuto al controllo dello Stato e diviene complice della violazione dell'ordine pubblico. L'aggravante per evasi ergastolani rispecchia la pericolosità sociale di chi scappa da ergastolo (spesso per crimini gravi). L'attenuante per prossimi congiunti riconosce conflitto famigliare; quella per cattura tardiva incentiva ravvedimento dell'aiutante.
Analisi
L'articolo distingue tre livelli: procurata evasione semplice (6 mesi-5 anni), procurata evasione di ergastolano o condannato a morte (3-10 anni), aumento ulteriore se il mezzo è violenza/minaccia con armi o da più persone. Attenuanti: se il colpevole è prossimo congiunto (coniuge, ascendente, discendente, fratello, affine in primo grado) scatta automaticamente l'attenuante; se entro tre mesi procura la cattura dell'evaso, altra attenuante. La condanna importa sempre l'interdizione dai pubblici uffici.
Quando si applica
La sorella di un detenuto porta una lima al colloquio per aiutarlo a segare le sbarre: procurata evasione semplice. Un amico fornisce denaro e rifugio al detenuto evaso per tre settimane: procurata evasione (6 mesi-5 anni) se lo aiuta «a procurare» l'evasione. Un esterno fornisce armi a un ergastolano in carcere e lo aiuta a fuggire: procurata evasione aggravata (3-10 anni). Se il colpevole è il padre del detenuto, scatta automaticamente l'attenuante per prossimo congiunto.
Connessioni
Art. 385 c.p. (evasione dell'evaso stesso). Art. 387 c.p. (colpa del custode). Art. 383 c.p. (interdizione dai pubblici uffici). Art. 110 c.p. (concorso di persone) per responsabilità dell'aiutante. Rimanda alla disciplina dell'ergastolo (art. 17 Ordinamento Penitenziario) e ai precedenti penali per valutazione della pericolosità dell'evaso.
Pronunce della Corte Costituzionale
Sentenza n. 222/2019
Consulta la pronuncia su www.cortecostituzionale.itPrassi e linee guida
Ministero della Giustizia · Codici giuridici
Fonte ufficiale
Leggi il documento su www.giustizia.itCasi pratici
Caso 1: Tizio è in carcere per omicidio e condannato a ergastolo
Il suo amico Caio porta al colloquio una chiave inglese e una lima, facilitando l'evasione tramite effrazione di una serratura. Caio commette procurata evasione di ergastolano (art. 386, comma 2): pena da 3 a 10 anni. Se Caio fosse stato il fratello di Tizio, scatterebbe l'attenuante di prossimità familiare, e la pena varierebbe secondo il giudice.
Caso 2: Sempronio è detenuto per furto, prossimo a rilascio
Un suo cugino Mevio gli fornisce denaro e l'aiuta a scappare dal carcere. Sempronio evade. Mevio, come prossimo congiunto, beneficia dell'attenuante di cui all'art. 386, comma 3, lett. 1). Tuttavia, se entro tre mesi Mevio collabora e procura la cattura di Sempronio, un'ulteriore attenuante (lett. 2)) può ridurre drasticamente la pena. Così Mevio potrebbe anche evitare il carcere con attenuante ulteriore.
Domande frequenti
Quale livello di aiuto integra la procurata evasione? Basta una parola di incoraggiamento?
No, occorre contributo fattivo: fornire mezzi, informazioni utili, denaro, rifugio post-evasione. Parole di incoraggiamento non bastano, a meno che siano accordi privi con procurazione effettiva. Il contributo deve essere causale e rilevante all'evasione.
Se il prossimo congiunto procura l'evasione, è sempre attenuato?
L'attenuante per prossimità familiare è facoltativa (il giudice la applica discrezionalmente) ma generalmente accolta. Tuttavia, se il fatto è particolarmente grave (con armi, violenza estrema, danno a terzi), il giudice potrebbe non darle peso.
Se l'evaso rientra spontaneamente entro tre mesi e l'aiutante non ha fatto nulla, rimane la pena piena?
L'attenuante di cui all'art. 386 comma 3 lett. 2) richiede che l'AIUTANTE procuri la cattura o presentazione dell'evaso entro tre mesi. Se solo l'evaso rientra, l'aiutante non beneficia di questa attenuante.
Se il colpevole è un funzionario penitenziario che consente l'evasione, rimane l'art. 386?
Sì, se il funzionario «agevola» l'evasione. Ma potrebbe concorrere anche il reato di «abuso di ufficio» (ora art. 346-bis c.p.) o altri reati contro l'amministrazione pubblica, a seconda della condotta specifica.
L'interdizione dai pubblici uffici conseguente a condanna per art. 386 è definitiva?
No, ha durata fissata dalla sentenza (solitamente proporzionata alla gravità). Dopo il periodo, è possibile chiedere riabilitazione e revoca se ricorrono le condizioni di buona condotta.
Vedi anche