Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 389 c.p. Inosservanza di pene accessorie

In vigore dal 1° luglio 1931

Chiunque, avendo riportato una condanna da cui consegue una pena accessoria, trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tale pena, è punito con la reclusione da due a sei mesi. La stessa pena si applica a chi trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti ad una pena accessoria provvisoriamente applicata.

In sintesi

  • Reato di inosservanza di pene accessorie: violazione di divieti/obblighi conseguenti a condanna
  • Pene accessorie: interdizione pubblica uffici, incapacità civile, sospensione diritti civili, divieti specifici
  • Pena: reclusione da 2 a 6 mesi per ciascun episodio di trasgressione
  • Vale anche per pene accessorie provvisoriamente applicate durante procedimento
Indice dei contenuti

Chi, dopo condanna con pena accessoria, trasgredisce ai divieti o obblighi inerenti è punito con reclusione da due a sei mesi.

Ratio

L'articolo 389 protegge l'efficacia delle pene accessorie. Una pena accessoria (es. interdizione dai pubblici uffici) non è punizione autonoma, ma conseguenza della sentenza principale. Se il condannato la viola, il sistema penale perde credibilità. La norma costituisce reato derivato la trasgressione agli obblighi/divieti, incentivando il rispetto della sentenza. L'applicazione anche a pene accessorie provvisorie (applicate durante procedimento, prima di sentenza definitiva) assicura protezione durante tutto il processo.

Analisi

Il reato si fonda su due pilastri: 1) l'esistenza di una pena accessoria derivante da sentenza di condanna (o provvisoriamente applicata), 2) la trasgressione dolosa ai divieti o obblighi inerenti. La pena per inosservanza è sempre reclusione da 2 a 6 mesi (non multa). Non è necessario che la pena accessoria sia «pesante»: anche interdizione minore basta. La norma è di stretta applicazione: il giudice non può discrezionalmente alleggerire la pena se le circostanze sono attenuate (la sanzione è fissa).

Quando si applica

Magistrato condannato per corruzione e interdetto dai pubblici uffici che, violando il divieto, continua a esercitare funzioni giurisdizionali durante l'appello: inosservanza di pena accessoria (art. 389). Avvocato condannato e interdetto che tenta di assistere un cliente in aula: trasgressione. Funzionario pubblico sottoposto a divieto di affidamento di incarichi che accetta una consulenza pubblica: violazione di obblighi accessori. Imputato sotto interdizione provvisoria che ricopre incarico pubblico prima della sentenza definitiva: inosservanza di pena provvisoria.

Connessioni

Art. 28 c.p. (definizione pene accessorie). Art. 136 e ss. c.p. (interdizione dai pubblici uffici). Art. 383 c.p. (interdizione conseguente a corruzione). Art. 52 cpp (esecuzione provvisoria di sentenza) per pene accessorie provvisorie. Rimanda ai codici deontologici professionali che spesso incorporano divieti conseguenti a condanne penali. Vedi L. 546/1992 su azioni esecutive civili parallele.

Pronunce della Corte Costituzionale

Prassi dell'Agenzia delle Entrate

Casi pratici

Caso 1: Caso 1

Tizio, notaio, è condannato per frode fiscale e la sentenza gli interdice dai pubblici uffici. Tizio, ignorando il divieto (o violandolo consapevolmente), continua a rogare atti notarili firmando contratti di compravendita. Commette inosservanza di pena accessoria (art. 389): reclusione da 2 a 6 mesi. Inoltre, subisce procedimento deontologico dell'Ordine Notarile per radiazione.

Caso 2: Caso 2

Caio è condannato per peculato e subisce interdizione provvisoria dai pubblici uffici durante l'appello (sentenza non definitiva). Caio, durante l'interdizione provvisoria, accetta una consulenza per un ente pubblico. Commette inosservanza di pena accessoria provvisoriamente applicata (art. 389, comma 2): reclusione da 2 a 6 mesi. La violazione è punibile anche se la sentenza non è ancora definitiva.

Domande frequenti

Ogni trasgressione singola integra un reato separato, o è un unico reato?

La giurisprudenza prevalente considera ciascun episodio di trasgressione come reato autonomo. Se il condannato viola il divieto tre volte, integra tre reati distinti, con pene cumulative (concorso reale).

Può il giudice non aplicare la pena se le circostanze sono attenuate?

No, l'art. 389 prevede pena fissa (2-6 mesi). Il giudice ha margine discrezionale nell'entità della pena (fino a 2 mesi o fino a 6), ma non può escluderla. Attenuanti generiche (art. 98 c.p.) possono abbassarla.

La pena accessoria deve risultare da sentenza scritta, o basta verbale?

La pena accessoria deve risultare esplicitamente da sentenza (ordinanza/decreto). Se il giudice non l'ha comminata esplicitamente ma la legge la prevede di conseguenza, può comunque sussistere il reato di inosservanza.

Se la pena accessoria è stata successivamente revocata, l'inosservanza è ancora punibile?

Se la pena accessoria è stata formalmente revocata (es. per grazia, amnistia, riabilitazione), la successiva trasgressione non integra il reato (viene meno la fonte dell'obbligo). Tuttavia, se la revoca avviene dopo la trasgressione, il reato è già consumato.

Le pene accessorie provvisorie devono essere comunicate al condannato?

Sì, per una condanna corretta, l'imputato deve conoscere il divieto/obbligo della pena accessoria provvisoria (comunicazione dal tribunale). Ignorate per colpa non esclude comunque la colpevolezza se il divieto era noto dalla sentenza.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-08
Fonti consultate: 2 fontei verificate
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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