In sintesi
- Il Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro dei trasporti, può emanare decreti speciali per disciplinare la circolazione dei veicoli che trasportano merci pericolose su tratti stradali a rischio elevato.
- I tratti stradali soggetti a limitazione sono quelli con particolari condizioni di rischio: gallerie, viadotti e altri «punti singolari» della rete.
- La norma si applica in aggiunta — e non in sostituzione — alle prescrizioni generali del Codice della Strada per la circolazione dei veicoli.
- I decreti possono disciplinare anche solo determinate materie pericolose, non necessariamente tutte le merci pericolose ADR.
- La disciplina si coordina con la normativa internazionale ADR (Accordo europeo relativo al trasporto internazionale delle merci pericolose su strada), recepita in Italia.
Testo dell'articoloVigente
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 366 DPR 495/1992 — Circolazione dei veicoli che trasportano merci pericolose
Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 — Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada
1. Fatte salve le prescrizioni generali del codice della strada per la circolazione dei veicoli, il Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro dei trasporti può emanare decreti per disciplinare la circolazione dei veicoli adibiti al trasporto di de- terminate materie pericolose in corrispondenza di tratti di strade che possono comportare particolari condizioni di rischio quali ad esempio gallerie, viadotti od altri punti singolari.
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Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Commento
Il quadro normativo: ADR, Codice della Strada e regolamento di esecuzione
L'art. 366 del DPR 495/1992 si inserisce nella rete normativa che governa il trasporto su strada di merci pericolose. Il pilastro internazionale è l'Accordo ADR (Accord européen relatif au transport international des marchandises Dangereuses par Route), cui l'Italia ha aderito e che è recepito nell'ordinamento nazionale tramite decreto legislativo; tale accordo classifica le sostanze pericolose in classi (esplosivi, gas, liquidi infiammabili, tossici, radioattivi, ecc.) e stabilisce prescrizioni dettagliate per la costruzione delle cisterne, la documentazione di bordo, la formazione dei conducenti (certificato ADR), la segnalazione dei veicoli (pannelli arancioni, etichette di pericolo). Il Codice della Strada (artt. 168 e ss.) contiene le norme primarie sulla circolazione di questi veicoli, rinviando per i dettagli operativi a decreti ministeriali. L'art. 366 costituisce appunto la delega normativa per tali decreti, con specifico riferimento ai tratti stradali a rischio.
La ratio: punti singolari della rete e rischio amplificato
La norma presuppone un'analisi di rischio differenziata: non tutti i tratti stradali presentano lo stesso livello di pericolo per il transito di veicoli ADR. I «punti singolari» esplicitamente citati — gallerie, viadotti — sono infrastrutture in cui un incidente che coinvolga merci pericolose (incendio, esplosione, rilascio di gas tossici) avrebbe conseguenze proporzionalmente più gravi rispetto alla viabilità aperta, sia per la difficoltà di evacuazione e di intervento dei soccorsi, sia per il rischio di crollo strutturale in caso di incendio prolungato. Le gallerie, in particolare, sono ambienti chiusi dove la dispersione dei gas è impedita e le temperature di un incendio possono raggiungere valori distruttivi per le strutture in acciaio del rivestimento.
Non è un caso che la normativa europea (Direttiva 2004/54/CE sulla sicurezza nelle gallerie della rete transeuropea, recepita in Italia) imponga specifici piani di gestione del rischio per gallerie superiori ai 500 metri, con valutazione separata del traffico ADR. L'art. 366 del regolamento italiano si inserisce in questo contesto prevedendo uno strumento normativo — il decreto ministeriale — flessibile e aggiornabile, idoneo a recepire le valutazioni tecniche caso per caso senza dover modificare il testo del Codice.
Lo strumento: il decreto interministeriale
L'art. 366 attribuisce il potere normativo al Ministro dei lavori pubblici (oggi Ministro delle infrastrutture e dei trasporti), che agisce di concerto con il Ministro dei trasporti. Il concerto ministeriale garantisce il coordinamento tra le competenze infrastrutturali (gestione della rete stradale) e quelle del trasporto (sicurezza della circolazione, normativa ADR). I decreti sono atti normativi secondari — regolamenti ministeriali — che possono essere emanati, modificati e aggiornati con procedura più rapida rispetto alla revisione del DPR 495/1992.
Il contenuto possibile dei decreti è ampio: possono vietare il transito di determinate classi ADR su certi tratti, prevedere fasce orarie di divieto, imporre scorte di polizia o vigili del fuoco, stabilire percorsi alternativi obbligatori, prescrivere comunicazioni preventive agli enti gestori. La norma parla di decreti per disciplinare la circolazione «in corrispondenza di» specifici tratti, non per vietarla in via assoluta: la disciplina deve essere proporzionata al rischio e calibrata sulle caratteristiche del tratto e delle merci trasportate.
Coordinamento con le prescrizioni generali del Codice
Il comma 1 precisa espressamente che i decreti speciali si affiancano alle «prescrizioni generali del codice della strada per la circolazione dei veicoli»: non le sostituiscono né le derogano in senso liberalizzante. Ciò significa che un veicolo ADR che transiti su un tratto oggetto di decreto ministeriale deve rispettare sia le norme ordinarie del Codice (limiti di velocità, norme di comportamento, obblighi di segnalazione) sia le prescrizioni specifiche introdotte dal decreto. In caso di contrasto, le prescrizioni speciali del decreto — più restrittive — prevalgono su quelle generali, in quanto norme speciali adottate per una finalità di tutela più intensa.
Merci pericolose «determinate»: la specificità delle limitazioni
La norma parla di decreti per «determinate materie pericolose»: non necessariamente per tutte le classi ADR, ma solo per quelle che presentano un rischio specifico in relazione al tratto in questione. Ad esempio, una galleria con impianto di ventilazione insufficiente potrà essere interessata da un divieto per i gas tossici (classe 2 ADR) senza che vi sia un divieto per le merci solide infiammabili meno pericolose in ambienti chiusi. Questa flessibilità consente di modulare le restrizioni in modo proporzionato, evitando divieti generalizzati che penalizzerebbero l'intera filiera logistica delle merci pericolose senza una corrispondente giustificazione tecnica.
Casi pratici
Caso 1:
Caso 2:
Caso 3:
Domande frequenti
Cosa sono le 'merci pericolose' a cui si riferisce l'art. 366?
Sono le sostanze classificate dalla normativa ADR (Accordo europeo per il trasporto internazionale di merci pericolose su strada), recepita in Italia: esplosivi, gas compressi, liquidi infiammabili, sostanze tossiche, radioattive, corrosive, ecc. Non tutte le merci pericolose sono necessariamente soggette a decreti ex art. 366: i decreti possono riguardare solo determinate classi in relazione a specifici tratti stradali.
Quali tratti stradali possono essere oggetto dei decreti ministeriali?
I tratti con particolari condizioni di rischio, esemplificati dalla norma in gallerie, viadotti e altri 'punti singolari'. Sono infrastrutture in cui un incidente con merci pericolose avrebbe conseguenze più gravi (difficoltà di evacuazione, rischio di incendio intenso, impossibilità di dispersione dei gas), giustificando restrizioni più severe rispetto alla viabilità aperta.
I decreti ministeriali possono vietare completamente il transito di veicoli ADR?
Sì, è una delle misure possibili, ma la norma non impone tale scelta: i decreti possono anche disciplinare in senso meno restrittivo (fasce orarie, scorte, percorsi alternativi, comunicazioni preventive). La scelta dello strumento dipende dalla valutazione tecnica del rischio specifico del tratto.
Il conducente ADR come viene informato delle restrizioni in vigore?
Le restrizioni sono pubblicate nei decreti ministeriali e comunicate attraverso i sistemi informativi della Motorizzazione, i notiziari per il trasporto ADR e la segnaletica stradale di preavviso. Il conducente e il vettore hanno l'obbligo di informarsi preventivamente sulle restrizioni di percorso applicabili al carico specifico prima di ogni viaggio.
La disciplina dell'art. 366 si sostituisce alle norme ordinarie del Codice?
No, si aggiunge a esse. Le prescrizioni speciali dei decreti ministeriali si affiancano alle norme generali del Codice della Strada, che restano applicabili. In caso di contrasto, prevalgono le prescrizioni speciali — più restrittive — in quanto adottate per una specifica finalità di tutela rafforzata.
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