Art. 166 Bis Cod. Amb. – (Usi delle acque per approvvigionamento potabile)
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. I soggetti gestori del servizio idrico integrato, titolari delle concessioni per l’uso potabile delle acque, in riferimento alla risorsa idrica concessa per uso potabile e già sfruttata in canali o condotte esistenti, possono avanzare richiesta all’autorità competente per la produzione di energia idroelettrica all’interno dei medesimi sistemi idrici. L’autorità competente esprime la propria determinazione entro centoventi giorni, trascorsi i quali la domanda si intende accettata. Per tali usi i gestori sono obbligati al pagamento dei relativi canoni per le quantità di acqua corrispondenti, applicandosi anche in tali ipotesi le disposizioni di cui al secondo comma dell’articolo 35 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 .
2. Le caratteristiche costruttive degli impianti per le finalità di cui al comma 1 del presente articolo devono consentire lo sfruttamento delle infrastrutture idriche esistenti quali canali artificiali o condotte, senza incremento di portata derivata dal corpo idrico naturale e senza incremento del periodo in cui ha luogo il prelievo
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In sintesi
I gestori del servizio idrico integrato che hanno concessioni per l'uso potabile delle acque possono chiedere all'autorità competente di produrre energia idroelettrica all'interno degli stessi sistemi idrici.
La richiesta riguarda la risorsa idrica concessa per uso potabile e già sfruttata in canali o condotte esistenti.
L'autorità competente decide entro centoventi giorni; passato questo tempo, la domanda si intende accettata.
Per questi usi i gestori pagano i canoni per le quantità di acqua corrispondenti. Si applica anche il secondo comma dell'articolo 35 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
Le caratteristiche costruttive degli impianti devono consentire lo sfruttamento delle infrastrutture idriche esistenti, come canali artificiali o condotte.
Gli impianti non possono aumentare la portata derivata dal corpo idrico naturale né il periodo in cui avviene il prelievo.
Indice dei contenuti
L'articolo 166-bis del Codice dell'ambiente permette di usare anche per produrre energia idroelettrica l'acqua già destinata all'approvvigionamento potabile. Lo fa sfruttando le infrastrutture che esistono già.
Chi può chiedere e che cosa
Il comma 1 riguarda i «soggetti gestori del servizio idrico integrato, titolari delle concessioni per l'uso potabile delle acque». La richiesta va presentata all'autorità competente. Riguarda la «risorsa idrica concessa per uso potabile e già sfruttata in canali o condotte esistenti». Lo scopo è la produzione di energia idroelettrica «all'interno dei medesimi sistemi idrici». La norma quindi non parla di nuove derivazioni: si tratta di usare l'acqua che già scorre negli stessi canali o condotte.
La decisione dell'autorità e i canoni
Il testo stabilisce che «l'autorità competente esprime la propria determinazione entro centoventi giorni, trascorsi i quali la domanda si intende accettata». La norma non dice da quale momento partono i centoventi giorni.
Per questi usi i gestori «sono obbligati al pagamento dei relativi canoni per le quantità di acqua corrispondenti». Si applicano anche le disposizioni del secondo comma dell'articolo 35 del testo unico sulle acque e impianti elettrici, cioè il regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
Esempio: Tizio gestisce il servizio idrico integrato ed è titolare di una concessione per uso potabile. Vuole installare una turbina in una condotta che già trasporta quell'acqua. Presenta la richiesta all'autorità competente, che deve decidere entro centoventi giorni. Se l'uso viene avviato, Tizio paga i canoni per le quantità di acqua corrispondenti.
Come devono essere fatti gli impianti
Il comma 2 fissa i requisiti costruttivi. Gli impianti devono «consentire lo sfruttamento delle infrastrutture idriche esistenti quali canali artificiali o condotte». Inoltre devono funzionare «senza incremento di portata derivata dal corpo idrico naturale e senza incremento del periodo in cui ha luogo il prelievo». La produzione di energia, dunque, non deve comportare un aumento della portata derivata né del periodo di prelievo.
Domande frequenti
Chi può chiedere di produrre energia idroelettrica secondo l'art. 166-bis?
I soggetti gestori del servizio idrico integrato che sono titolari delle concessioni per l'uso potabile delle acque.
Quale acqua si può usare?
La risorsa idrica concessa per uso potabile e già sfruttata in canali o condotte esistenti. La produzione avviene all'interno dei medesimi sistemi idrici.
Entro quando decide l'autorità competente?
L'autorità esprime la propria determinazione entro centoventi giorni. Trascorso questo tempo, la domanda si intende accettata.
Il gestore deve pagare qualcosa per questo uso?
Sì. I gestori devono pagare i relativi canoni per le quantità di acqua corrispondenti. Si applica anche il secondo comma dell'articolo 35 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
Che requisiti devono avere gli impianti?
Devono consentire lo sfruttamento delle infrastrutture idriche esistenti, come canali artificiali o condotte. Non devono aumentare la portata derivata dal corpo idrico naturale né il periodo in cui avviene il prelievo.
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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In sintesi
Indice dei contenuti
L'articolo 166-bis del Codice dell'ambiente permette di usare anche per produrre energia idroelettrica l'acqua già destinata all'approvvigionamento potabile. Lo fa sfruttando le infrastrutture che esistono già.
Chi può chiedere e che cosa
Il comma 1 riguarda i «soggetti gestori del servizio idrico integrato, titolari delle concessioni per l'uso potabile delle acque». La richiesta va presentata all'autorità competente. Riguarda la «risorsa idrica concessa per uso potabile e già sfruttata in canali o condotte esistenti». Lo scopo è la produzione di energia idroelettrica «all'interno dei medesimi sistemi idrici». La norma quindi non parla di nuove derivazioni: si tratta di usare l'acqua che già scorre negli stessi canali o condotte.
La decisione dell'autorità e i canoni
Il testo stabilisce che «l'autorità competente esprime la propria determinazione entro centoventi giorni, trascorsi i quali la domanda si intende accettata». La norma non dice da quale momento partono i centoventi giorni.
Per questi usi i gestori «sono obbligati al pagamento dei relativi canoni per le quantità di acqua corrispondenti». Si applicano anche le disposizioni del secondo comma dell'articolo 35 del testo unico sulle acque e impianti elettrici, cioè il regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
Esempio: Tizio gestisce il servizio idrico integrato ed è titolare di una concessione per uso potabile. Vuole installare una turbina in una condotta che già trasporta quell'acqua. Presenta la richiesta all'autorità competente, che deve decidere entro centoventi giorni. Se l'uso viene avviato, Tizio paga i canoni per le quantità di acqua corrispondenti.
Come devono essere fatti gli impianti
Il comma 2 fissa i requisiti costruttivi. Gli impianti devono «consentire lo sfruttamento delle infrastrutture idriche esistenti quali canali artificiali o condotte». Inoltre devono funzionare «senza incremento di portata derivata dal corpo idrico naturale e senza incremento del periodo in cui ha luogo il prelievo». La produzione di energia, dunque, non deve comportare un aumento della portata derivata né del periodo di prelievo.
Domande frequenti
Chi può chiedere di produrre energia idroelettrica secondo l'art. 166-bis?
I soggetti gestori del servizio idrico integrato che sono titolari delle concessioni per l'uso potabile delle acque.
Quale acqua si può usare?
La risorsa idrica concessa per uso potabile e già sfruttata in canali o condotte esistenti. La produzione avviene all'interno dei medesimi sistemi idrici.
Entro quando decide l'autorità competente?
L'autorità esprime la propria determinazione entro centoventi giorni. Trascorso questo tempo, la domanda si intende accettata.
Il gestore deve pagare qualcosa per questo uso?
Sì. I gestori devono pagare i relativi canoni per le quantità di acqua corrispondenti. Si applica anche il secondo comma dell'articolo 35 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
Che requisiti devono avere gli impianti?
Devono consentire lo sfruttamento delle infrastrutture idriche esistenti, come canali artificiali o condotte. Non devono aumentare la portata derivata dal corpo idrico naturale né il periodo in cui avviene il prelievo.