Testo dell'articoloVigente
Art. 1104 c.c. Obblighi dei partecipanti
In vigore
Ciascun partecipante deve contribuire nelle spese necessarie per la conservazione e per il godimento della cosa comune e nelle spese deliberate dalla maggioranza a norma delle disposizioni seguenti, salva la facoltà di liberarsene con la rinunzia al suo diritto. La rinunzia non giova al partecipante che abbia anche tacitamente approvato la spesa. Il cessionario del partecipante è tenuto in solido con il cedente a pagare i contributi da questo dovuti e non versati.
In sintesi
- Ogni partecipante deve contribuire alle spese necessarie per la conservazione e il godimento della cosa comune, in proporzione alla propria quota.
- Il partecipante può liberarsi dagli obblighi futuri di contribuzione rinunciando al proprio diritto sulla cosa comune.
- La rinuncia non è efficace se il partecipante ha già approvato la spesa, anche tacitamente.
- Il cessionario della quota risponde in solido con il cedente per i contributi pregressi non versati.
Indice dei contenuti
Obbligo di contribuzione alle spese
L'art. 1104 c.c. pone a carico di ciascun partecipante l'obbligo di contribuire alle spese in proporzione alla propria quota (art. 1101 c.c.). Le spese rilevanti sono due categorie: le spese necessarie per la conservazione e il godimento della cosa (che ciascuno deve sostenere indipendentemente da deliberazioni) e le spese deliberate dalla maggioranza (amministrazione ordinaria e straordinaria ex artt. 1105-1108 c.c.).
L'obbligo sorge automaticamente per le spese necessarie e con la deliberazione maggioritaria per le altre. Il partecipante contrario alla spesa non è esonerato dall'obbligo se la deliberazione è stata adottata validamente.
La rinuncia liberatoria
Il comma 1 prevede la facoltà di rinuncia abdicativa: il partecipante che non vuole contribuire alle spese future può liberarsene rinunciando al proprio diritto. La rinuncia è un atto unilaterale recettizio che fa venir meno la qualità di partecipante e le relative obbligazioni future. La quota rinunciata si accresce proporzionalmente alle quote degli altri partecipanti.
La rinuncia ha tuttavia un limite importante: non giova al partecipante che abbia già approvato la spesa, anche tacitamente. Il comportamento concludente, come il silenzio in assemblea o il godimento delle opere già deliberate, può integrare approvazione tacita, rendendo inefficace la rinuncia per quella spesa.
Responsabilità del cessionario
Il comma 3 stabilisce la responsabilità solidale del cessionario con il cedente per i contributi dovuti e non versati. Questa norma tutela la collettività dei partecipanti: il soggetto che acquista una quota non può ignorare i debiti del cedente verso la comunione. In sede di compravendita è quindi essenziale verificare l'esistenza di contributi arretrati.
Domande frequenti
Un partecipante deve contribuire anche alle spese cui si è opposto in assemblea?
Sì. Se la deliberazione è stata adottata validamente dalla maggioranza, il partecipante dissenziente è comunque tenuto a contribuire in proporzione alla propria quota, salvo che impugni la deliberazione per vizi di legittimità.
Come funziona la rinuncia alla quota per liberarsi dalle spese?
Il partecipante può rinunciare al proprio diritto sulla cosa comune con atto unilaterale, liberandosi dagli obblighi di contribuzione futuri. La rinuncia non vale per le spese già approvate, anche tacitamente, prima della rinuncia stessa.
Cosa significa 'approvazione tacita' della spesa?
È un comportamento concludente dal quale si desume il consenso alla spesa: ad esempio, il silenzio in assemblea, il godimento delle opere realizzate, o qualsiasi altro atto incompatibile con la volontà di non approvarla.
Chi acquista una quota deve pagare anche i debiti del venditore verso la comunione?
Sì. L'art. 1104, comma 3, c.c. prevede la responsabilità solidale del cessionario con il cedente per i contributi dovuti e non versati. Il nuovo acquirente risponde di questi debiti insieme al precedente proprietario.
La rinuncia alla quota deve essere fatta per iscritto?
Se riguarda beni immobili, sì: la rinuncia deve essere fatta per atto pubblico o scrittura privata autenticata e trascritta ai sensi dell'art. 2647 c.c. Per beni mobili non è richiesta forma speciale, ma la rinuncia deve essere espressa e inequivoca.
Spiegazione
Ciascun partecipante alla comunione deve contribuire alle spese necessarie per la conservazione e il godimento della cosa comune e a quelle deliberate dalla maggioranza, salva la facoltà di liberarsene rinunciando al proprio diritto. La rinuncia non giova al partecipante che abbia anche solo tacitamente approvato la spesa.
Come funziona e quando si applica
Regola gli obblighi economici nella comunione ordinaria (e si riflette, in parte, in materia condominiale). Il contributo è proporzionale alla quota (art. 1101). La ‘liberazione mediante rinuncia’ è uno strumento per sottrarsi alle spese cedendo la propria quota agli altri.
Esempio pratico
Tra comproprietari di un terreno, ciascuno paga le spese di manutenzione in proporzione alla quota; chi non vuole sostenere una spesa può liberarsene rinunciando alla propria quota.
Domande frequenti
Chi paga le spese di un bene in comproprietà?
Tutti i partecipanti, in proporzione alle rispettive quote, salvo liberarsi rinunciando al proprio diritto.
Norme collegate
Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.