Testo dell'articoloVigente
Con il termine divorzio breve si indica la procedura introdotta dalla L. 55/2015 e rafforzata dalla riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022): bastano 6 mesi di separazione consensuale (12 in caso di separazione giudiziale) per chiedere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il rito è unificato: separazione e divorzio possono essere chiesti anche contestualmente. La guida ricostruisce tempi, procedura, conseguenze patrimoniali e novità del 2026.
Cosa stabilisce la legge in materia
Il divorzio è la causa di scioglimento del matrimonio civile o di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, disciplinato dalla L. 898/1970 (legge sul divorzio). L'art. 149 c.c. elenca le cause di scioglimento del matrimonio: morte di uno dei coniugi e divorzio. La L. 55/2015 ha riformato l’art. 3 della L. 898/1970, riducendo da tre anni a sei mesi il termine di separazione consensuale e a dodici mesi quello giudiziale necessari per chiedere il divorzio. La riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha completato il quadro: rito unificato di separazione e divorzio, possibilità di cumulo delle domande, deposito telematico.
La separazione è disciplinata dall’art. 150 c.c. (v. art. 150 c.c.) e dall’art. 151 c.c. (art. 151 c.c.). Il decreto di omologazione della consensuale fa decorrere il termine di sei mesi. Dopo la riforma Cartabia il giudizio segue il rito ex art. 706 c.p.c. e successivi: udienza unica di comparizione, comparizione personale dei coniugi, tentativo di conciliazione, possibilità di richiedere contestualmente la separazione e il divorzio (cumulo).
Tempi del divorzio breve nel 2026
Dopo la L. 55/2015 i tempi minimi per il divorzio sono:
Divorzio consensuale: 6 mesi di separazione consensuale ininterrotta a decorrere dalla data della comparizione dei coniugi davanti al giudice (o dalla data di sottoscrizione dell’accordo nella negoziazione assistita, o dalla dichiarazione resa al sindaco nella separazione amministrativa). Il termine decorre anche se l’omologa giudiziale arriva successivamente. Dal momento della scadenza dei sei mesi, il ricorso congiunto di divorzio porta al provvedimento finale in 3-5 mesi.
Divorzio giudiziale: 12 mesi di separazione (anche giudiziale) ininterrotta. La causa di divorzio contenziosa, sotto il rito unico Cartabia, dura mediamente 12-24 mesi in primo grado. Il giudice istruisce in un’unica fase la causa, con comparizione personale e tentativo obbligatorio di conciliazione. Sui provvedimenti urgenti e temporanei del giudice si vedano art. 708 c.p.c. e art. 709 c.p.c..
Rito unico Cartabia e cumulo separazione-divorzio
La grande innovazione del D.Lgs. 149/2022 è il cumulo delle domande di separazione e di divorzio in un unico procedimento. I coniugi possono depositare contestualmente sia la domanda di separazione sia quella di divorzio: il giudice pronuncia prima sulla separazione e, decorso il termine di legge (sei mesi se consensuale, dodici se giudiziale), pronuncia sul divorzio nello stesso processo. Il vantaggio è la drastica riduzione dei tempi complessivi: una coppia che concorda separazione e divorzio può ottenere entrambi i provvedimenti in meno di un anno. La materia richiama anche art. 711 c.p.c. e art. 710 c.p.c. per le modifiche delle condizioni.
Restano alternative al tribunale: la negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte (L. 162/2014), che si conclude con accordo trasmesso alla Procura per il nulla osta o l’autorizzazione (se vi sono figli minori); e il divorzio davanti all’ufficiale di stato civile, ammesso solo in assenza di figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti e senza patti di trasferimento patrimoniale. Quest’ultima modalità è la più rapida (60-90 giorni) ed economica (sotto i 200 euro tra spese e onorario). Sulla forma del ricorso si vedano anche art. 707 c.p.c., art. 712 c.p.c. e art. 713 c.p.c..
Effetti patrimoniali del divorzio
La sentenza di divorzio scioglie definitivamente il matrimonio e fa venir meno gli obblighi di assistenza e fedeltà residui (di fatto già attenuati con la separazione). Il regime patrimoniale segue le regole dello scioglimento della comunione legale, che però è già intervenuto con la separazione ai sensi di art. 191 c.c.. Per la liquidazione della comunione valgono art. 192 c.c., art. 194 c.c., art. 195 c.c. e art. 198 c.c.. Sul regime patrimoniale generale dei coniugi si vedano art. 159 c.c. e art. 160 c.c..
L’assegno divorzile ha natura assistenziale, perequativa e compensativa, secondo l’orientamento delle Sezioni Unite del 2018: il giudice valuta non solo la disparità reddituale ma anche il contributo dato dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio familiare e i sacrifici professionali sostenuti durante il matrimonio. Per i figli, gli obblighi di mantenimento permangono identici a quelli della separazione (art. 156 c.c., art. 155 c.c.): la maggiore età non li interrompe automaticamente, se il figlio non è economicamente autosufficiente. Con il divorzio, l’ex coniuge perde il diritto all’eredità del partner ma può ottenere una quota del TFR e della pensione di reversibilità in caso di morte (rispettivamente artt. 12-bis e 9 della L. 898/1970).
Articoli chiave da consultare
- Art. 150 c.c. — Separazione personale: presupposto per il divorzio breve.
- Art. 191 c.c. — Scioglimento della comunione legale dei beni.
- Art. 149 c.c. — Cause di scioglimento del matrimonio.
- Art. 156 c.c. — Rapporti patrimoniali tra coniugi separati.
- Art. 706 c.p.c. — Ricorso (rito unico Cartabia).
- Art. 711 c.p.c. — Procedimento di separazione consensuale.
- Art. 710 c.p.c. — Modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
- Art. 708 c.p.c. — Provvedimenti presidenziali (oggi del giudice).
- Art. 192 c.c. — Liquidazione della comunione: rimborsi e restituzioni.
- Art. 158 c.c. — Separazione per consenso e decreto di omologazione.
- Art. 194 c.c. — Divisione dell’attivo e del passivo della comunione.
Esempi pratici, conseguenze e costi 2026
Tizio e Caia, sposati nel 2018 senza figli, ottengono il decreto di omologa di separazione consensuale a giugno 2025. A gennaio 2026, decorsi i sei mesi, depositano il ricorso congiunto di divorzio. Il giudice fissa l’udienza a marzo, verifica la persistenza del consenso e pronuncia la sentenza di divorzio ad aprile: tempo complessivo dal matrimonio al divorzio circa 7 anni, dal deposito della separazione al divorzio meno di 12 mesi. Costi totali tra separazione e divorzio: circa 200 euro vivi e 3.000-5.000 euro di onorari (per entrambi i procedimenti).
Tizio e Sempronia, con due figli minori, applicano il cumulo delle domande introdotto dalla riforma Cartabia. Depositano in unico ricorso separazione e divorzio. Il tribunale pronuncia separazione consensuale a settembre 2025; a marzo 2026 (decorsi 6 mesi), nella stessa causa, pronuncia il divorzio. Risparmio di tempo e costi rispetto a due procedimenti separati. Caia e Mevio, infine, optano per la negoziazione assistita: i due avvocati negoziano l’accordo che, trasmesso alla Procura, ottiene l’autorizzazione in 60 giorni e produce gli stessi effetti della sentenza di divorzio.
Domande frequenti
Dopo quanto tempo posso divorziare?
Dalla L. 55/2015 sono richiesti 6 mesi di separazione consensuale o 12 mesi di separazione giudiziale ininterrotti. Il termine decorre dalla data di comparizione dei coniugi davanti al giudice (o dalla sottoscrizione dell’accordo di negoziazione assistita / dichiarazione al sindaco). Con la riforma Cartabia è possibile cumulare nello stesso processo separazione e divorzio: tempo complessivo sotto i 12 mesi.
Cosa cambia tra divorzio breve consensuale e giudiziale?
Il divorzio consensuale è basato sull’accordo dei coniugi su tutte le condizioni: il giudice si limita a verificare l’equilibrio e la tutela dei figli. Tempi: 3-5 mesi dal deposito. Il divorzio giudiziale presuppone disaccordo su uno o più punti: il giudice istruisce la causa con audizioni e CTU economica/familiare. Tempi: 12-24 mesi in primo grado, con possibilità di appello e cassazione.
Quanto costa il divorzio nel 2026?
I costi vivi (contributo unificato, marche, diritti) ammontano a circa 100 euro per il divorzio consensuale. L’onorario dell’avvocato unico va da 1.500 a 4.000 euro. Per il giudiziale i costi salgono a 4.000-10.000 euro per parte. La negoziazione assistita è più economica (1.500-3.000 euro per parte), il divorzio davanti al sindaco è il più economico (200-400 euro).
Posso chiedere subito il divorzio senza separazione?
No, salvo casi tassativi: nullità del matrimonio dichiarata da sentenza, condanna penale per gravi reati (omicidio del coniuge o dei figli, violenza sessuale aggravata, ecc.), divorzio ottenuto all’estero da uno dei coniugi straniero, mancata consumazione del matrimonio. Negli altri casi è sempre richiesto il previo periodo di separazione di sei o dodici mesi.
L’assegno divorzile è automatico?
No, l’assegno divorzile non è automatico. Secondo l’orientamento delle Sezioni Unite del 2018 ha natura assistenziale, perequativa e compensativa: il giudice valuta i redditi attuali, l’apporto dato durante il matrimonio (anche in termini di cura della famiglia e rinuncia a opportunità professionali), la durata del matrimonio, l’età e lo stato di salute. Decade in caso di nuove nozze del beneficiario.
Risorse correlate
Approfondisci la disciplina del divorzio e della separazione: art. 150 c.c., art. 191 c.c., art. 156 c.c., art. 149 c.c.. Sul rito unico Cartabia vedi art. 706 c.p.c. e art. 711 c.p.c..
Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.