- Ministero, regioni ed enti territoriali possono consentire la riproduzione dei beni culturali in consegna.
- L'uso strumentale e precario è ammesso se compatibile con la destinazione storico-artistica.
- Non è soggetto ad autorizzazione l'uso per studio personale, finalità culturali e fruizione individuale.
- La riproduzione per finalità di lucro richiede di norma autorizzazione e canone.
- Dal 2014 è libera la riproduzione fotografica non a scopo di lucro nei luoghi della cultura.
Testo dell'articoloVigente
Art. 107 D.Lgs. 42/2004 — Uso strumentale e precario e riproduzione di beni culturali
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 — Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono consentire la riproduzione nonché l'uso strumentale e precario dei beni culturali che abbiano in consegna, fatte salve le disposizioni di cui al comma 2 e quelle in materia di diritto d' autore.
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2. È di regola vietata la riproduzione di beni culturali che consista nel trarre calchi, per contatto, dagli originali di sculture e di opere a rilievo in genere, di qualunque materiale tali beni siano fatti. Tale riproduzione è consentita solo in via eccezionale e nel rispetto delle modalità stabilite con apposito decreto ministeriale. Sono invece consentiti, previa autorizzazione del soprintendente, i calchi da copie degli originali già esistenti nonché quelli ottenuti con tecniche che escludano il contatto diretto con l'originale.
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Commento
L'articolo 107 disciplina due figure tradizionalmente affini ma distinte: l'uso strumentale e precario del bene culturale e la sua riproduzione. La norma è stata oggetto di importanti aggiornamenti negli anni Duemiladieci per allinearla ai principi europei sulla libera circolazione delle immagini del patrimonio culturale.
Uso strumentale e precario
Si tratta di un uso temporaneo del bene, non strutturale, finalizzato a specifiche attività compatibili: riprese cinematografiche, ospitalità di mostre temporanee, eventi episodici. La precarietà esclude qualunque modifica permanente e impone la restituzione integrale dello stato originario. Anche qui vige il principio di compatibilità: la Soprintendenza valuta caso per caso.
La riproduzione: doppio binario dopo la riforma
Per la riproduzione il legislatore ha tracciato un doppio binario dopo le modifiche del D.L. 83/2014 (cd. Art Bonus) e l'articolo 108 successivo. Le riproduzioni a scopo di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero, espressione creativa e promozione della conoscenza del patrimonio culturale sono libere, anche se realizzate con strumenti personali. La libera circolazione include la diffusione su internet purché non finalizzata al lucro diretto o indiretto.
Riproduzioni a scopo di lucro
Restano soggette ad autorizzazione e canone le riproduzioni per finalità commerciali: utilizzo di immagini di beni in pubblicità, packaging, merchandising, prodotti audiovisivi a pagamento. Il D.M. 161/2023 (Linee guida sulle concessioni delle riproduzioni) ha articolato tariffe basate su uso, durata e ambito territoriale, ma è stato parzialmente sospeso dal TAR Lazio nel 2024 per criticità sulla determinazione dei canoni.
Tutela dell'immagine del bene
Il Codice riconosce al concedente la facoltà di vigilare sull'uso dell'immagine. La giurisprudenza ha confermato l'azione inibitoria contro usi denigratori (caso Davide di Michelangelo, Trib. Firenze 2017 e 2023). Resta dibattuto se la tutela debba qualificarsi come diritto di proprietà sul bene o come tutela del decoro del patrimonio nazionale, con riflessi sul rapporto con la libertà di espressione ex articolo 21 Costituzione.
Sanzioni
Le riproduzioni commerciali senza autorizzazione integrano illecito amministrativo e, in alcuni casi, possono dare luogo a richieste di equa indennità. L'uso strumentale non autorizzato può portare alla revoca dell'eventuale concessione e a risarcimento del danno.
Casi pratici
Caso 1: Ripresa cinematografica in palazzo storico
Caso 2: Merchandising non autorizzato
Domande frequenti
Posso fotografare liberamente le opere in un museo statale?
Sì, se la fotografia è per studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o uso personale, anche con condivisione non lucrativa su internet. Restano possibili limiti per esigenze di conservazione (es. divieto di flash) stabiliti dal regolamento del singolo istituto.
Devo pagare per usare l'immagine del Colosseo in un mio prodotto commerciale?
Sì, è richiesta autorizzazione e canone se l'uso ha scopo di lucro diretto o indiretto. Il Ministero o l'ente consegnatario valuta la richiesta e fissa l'importo, anche in via transattiva.
L'editore di un libro accademico deve chiedere autorizzazione per usare l'immagine di un dipinto vincolato?
Per finalità di studio e ricerca senza scopo di lucro diretto, la riproduzione è libera. Per pubblicazioni commerciali e tirature ampie va valutato caso per caso e di norma è dovuto un canone agevolato.
Vedi anche