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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • Il D.Lgs. 221/2023 riforma e potenzia l’adempimento collaborativo (cooperative compliance), istituto introdotto dal D.Lgs. 128/2015.
  • Soglia di accesso ridotta progressivamente: 750 milioni di volume d’affari dal 2024, scendendo a 500 milioni nel 2026 e 100 milioni nel 2028.
  • Adesione subordinata alla certificazione del Tax Control Framework (TCF) da parte di professionisti abilitati.
  • Vantaggi: riduzione sanzioni amministrative al 50%, esenzione da sanzioni penali per condotte tax-disclosed, contraddittorio rafforzato.
  • Estensione alle imprese di gruppo e alle PMI di livello qualificato; introduzione del regime opzionale per i forfetari.

Testo dell'articoloVigente

Riforma fiscale 2024 — D.Lgs. 221/2023: adempimento collaborativo (cooperative compliance)

D.Lgs. 221/2023 — Riforma fiscale 2024 (L. delega 111/2023)

Adempimento collaborativo. Il commento approfondisce contenuto, ambito di applicazione, novità rispetto alla previgente disciplina e impatto pratico per contribuenti e operatori.

Commento

Il D.Lgs. 221/2023 riforma in profondità il regime dell’adempimento collaborativo (cooperative compliance), nato con il D.Lgs. 128/2015 ma rimasto fino al 2023 strumento di nicchia per grandissime imprese. La riforma del 2024 amplia significativamente la platea, rende strutturali alcuni vantaggi e introduce nuovi obblighi (Tax Control Framework certificato). È un cambio di passo nella strategia fiscale italiana.

Obiettivo della riforma

Il legislatore mira a rendere la cooperative compliance uno strumento di sistema, non più riservato a poche multinazionali. La logica è di spostare il baricentro dal controllo successivo (verifica dopo i fatti) al controllo preventivo (dialogo costante con l’AdE). L’impresa che aderisce dichiara in anticipo i propri rischi fiscali, ottiene risposte rapide su questioni dubbie, riduce significativamente l’esposizione sanzionatoria.

Soglie di accesso ridotte

La soglia di accesso (volume d’affari o ricavi) è progressivamente ridotta: 750 milioni di euro dal 2024, 500 milioni dal 2026, 100 milioni dal 2028. Si apre dunque l’accesso anche a imprese di media dimensione. È inoltre prevista un’opzione “light” per le imprese in regime forfettario con volumi inferiori (cooperative compliance semplificata, in via sperimentale).

Tax Control Framework certificato

Il punto qualificante è la richiesta di un Tax Control Framework (TCF) certificato da professionisti abilitati. Il TCF è il sistema interno di rilevazione, gestione e mitigazione del rischio fiscale: deve essere documentato e dimostrare l’idoneità a presidiare i processi rilevanti (dichiarazioni, calcolo imposte, transfer pricing, IVA intracomunitaria, ecc.). La certificazione è prerequisito per l’ingresso nel regime: senza TCF certificato non si accede.

Riduzione delle sanzioni

Per i contribuenti aderenti, le sanzioni amministrative sono ridotte al 50% del minimo edittale (anziché al minimo per i contribuenti ordinari). Per le condotte tax-disclosed (cioè comunicate spontaneamente all’AdE nel quadro del regime), opera un’esenzione integrale dalle sanzioni amministrative. Si introduce inoltre una causa di non punibilità per le condotte rilevanti penalmente (D.Lgs. 74/2000) limitatamente alle ipotesi di dichiarazione infedele con condotta tax-disclosed.

Procedimento rafforzato

L’impresa aderente ha diritto a un dialogo strutturato con l’AdE: interpelli rapidi, riunioni periodiche, condivisione di posizioni dubbie prima del consolidamento contabile. L’Ufficio dedicato (DC Grandi Contribuenti per le imprese di maggiore dimensione, articolazioni regionali per le altre) garantisce risposte in tempi brevi (60-120 giorni a seconda delle materie). Resta possibile la procedura di ruling internazionale per il transfer pricing.

Vantaggi ulteriori

L’adesione comporta benefici accessori: priorità nelle istruttorie di rimborsi IVA, riduzione tempi delle verifiche, esonero da garanzie per crediti di importo elevato, accesso agevolato ad accordi preventivi. È inoltre prevista la possibilità di estensione del regime alle imprese di gruppo: la capogruppo può presentare istanza per sé e per le controllate, con valutazione unitaria del TCF.

Estensione e prospettive

L’espansione progressiva della platea (fino a 100 milioni di volume d’affari nel 2028) renderà il regime accessibile a migliaia di imprese italiane di media dimensione. È atteso un significativo sforzo di formazione (commercialisti, fiscalisti, internal auditor) per la certificazione dei TCF. Il D.Lgs. 221/2023 va letto in parallelo all’articolo dedicato al Tax Control Framework stesso, in cui si approfondiscono gli aspetti operativi della certificazione.

Domande frequenti

Chi può aderire alla cooperative compliance?

Le imprese con volume d’affari sopra le soglie progressive: 750 milioni nel 2024, 500 milioni nel 2026, 100 milioni nel 2028. Inoltre, in via sperimentale, è prevista un’opzione “light” per le imprese minori.

Cos’è il Tax Control Framework certificato?

È il sistema interno di gestione del rischio fiscale, certificato da professionisti abilitati. Documenta che l’impresa ha presidi adeguati per identificare, monitorare e mitigare i rischi fiscali.

Quali sono i vantaggi sanzionatori?

Sanzioni amministrative ridotte al 50% del minimo; esenzione integrale per condotte tax-disclosed; possibile non punibilità penale per dichiarazione infedele con condotta tempestivamente disclosed.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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