Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 18 L. 69/2019 – Riequilibrio territoriale centri antiviolenza
L. 19 luglio 2019, n. 69 – Codice Rosso: tutela vittime di violenza domestica e di genere
1. All’articolo 5-bis, comma 2, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, le parole da: «, riservando un terzo» fino alla fine della lettera sono soppresse.
L. 19 luglio 2019, n. 69 – Codice Rosso: tutela vittime di violenza domestica e di genere
1. All’articolo 13-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «nonché agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice, se commessi in danno di persona minorenne» sono sostituite dalle seguenti: «nonché agli articoli 572, 583-quinquies, 609-bis, 609-octies e 612-bis del medesimo codice»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «1-bis. Le persone condannate per i delitti di cui al comma 1 possono essere ammesse a seguire percorsi di reinserimento nella società e di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati, organizzati previo accordo tra i suddetti enti o associazioni e gli istituti penitenziari»;
c) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per atti persecutori».
Dimissioni nel CCNL Vetro e Lampade (Assovetro): preavviso, modulo telematico, giusta causa
Dare le dimissioni non significa solo «andare via»: la legge impone una procedura precisa — il modulo telematico — e prevede un preavviso la cui durata è fissata dal CCNL in base a livello e anzianità. Conoscere regole e tempi evita di perdere l’indennità di mancato preavviso o, nei casi gravi, di rinunciare alla NASpI.
In sintesi
Le dimissioni sono il recesso del lavoratore (art. 2118 c.c.) e vanno comunicate con il modulo telematico obbligatorio (art. 26 D.Lgs. 151/2015), revocabile entro 7 giorni. Va rispettato il preavviso dell’art. 73 del CCNL: 12-20 giorni lavorativi per gli operai (24 nelle lampade e display), mentre per intermedi, impiegati e quadri valgono i termini del licenziamento ridotti della metà; se non lo si lavora, si versa l’indennità sostitutiva. Per giusta causa (art. 2119 c.c.) niente preavviso e spetta la NASpI.
Le dimissioni sono l’atto con cui il lavoratore recede dal contratto. Nel rapporto a tempo indeterminato il recesso è libero, ma richiede un preavviso (art. 2118 c.c.); quando ricorre una causa che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, le dimissioni possono essere date per giusta causa senza preavviso (art. 2119 c.c.). A differenza del licenziamento, qui è il dipendente a prendere l’iniziativa: per questo la legge circonda l’atto di garanzie, per evitare dimissioni «in bianco» o estorte.
Le dimissioni telematiche: la procedura obbligatoria
Dal 2016 le dimissioni (e le risoluzioni consensuali) si comunicano solo per via telematica, a pena di inefficacia (art. 26 D.Lgs. 151/2015). Una semplice lettera o un’e-mail non bastano.
Come si fa
Il modulo si compila e si trasmette in due modi:
Modalità
Come
In autonomia
Sul portale Servizi Lavoro del Ministero, con identità digitale (SPID/CIE)
Con un intermediario
Tramite patronato, organizzazione sindacale, consulente del lavoro, ente bilaterale o Ispettorato del lavoro
Il modulo riporta la data di decorrenza che il lavoratore sceglie: è importante indicarla coerentemente con il preavviso dovuto al CCNL.
La revoca
Entro 7 giorni dalla trasmissione le dimissioni possono essere revocate, sempre con modalità telematica: in tal caso il rapporto di lavoro prosegue normalmente.
Eccezioni alla forma telematica
Non serve il modulo telematico per le dimissioni rese durante il periodo di prova, nel lavoro domestico e nelle sedi «protette» (conciliazioni in sede sindacale o davanti all’Ispettorato). Per i neogenitori entro i 3 anni del bambino resta invece necessaria la convalida presso l’Ispettorato del lavoro (art. 55 D.Lgs. 151/2001).
Il preavviso: a cosa serve e quanto dura
Chi recede dal contratto a tempo indeterminato deve dare un preavviso (art. 2118 c.c.): un periodo durante il quale il rapporto continua, per consentire all’azienda di organizzare la sostituzione. La durata non è uguale per tutti: il CCNL la fissa in base al livello di inquadramento e all’anzianità di servizio — di regola più lunga per i livelli alti e per chi ha più anni in azienda. Nel CCNL Vetro e Lampade (art. 73) gli operai danno 12, 16 o 20 giorni lavorativi secondo l’anzianità (12, 18 o 24 nelle lampade e display); per intermedi, impiegati e quadri valgono i termini del licenziamento ridotti della metà, ad esempio 2 mesi per un impiegato o quadro delle categorie A-B dei meccanizzati con oltre 10 anni di servizio. La tabella completa è nella scheda preavviso e licenziamento.
Se non lavoro il preavviso
Il lavoratore può anche andarsene subito, ma in tal caso deve al datore un’indennità sostitutiva del preavviso pari alla retribuzione che sarebbe spettata nel periodo non lavorato. In pratica l’importo viene trattenuto dalle competenze di fine rapporto. Il datore, dal canto suo, può rinunciare a tutto o parte del preavviso.
Decorrenza
Per intermedi, impiegati e quadri il preavviso decorre dalla metà o dalla fine di ciascun mese (art. 73): presentare le dimissioni il giorno giusto può accorciare di parecchio i tempi effettivi.
Dimissioni volontarie e per giusta causa a confronto
Aspetto
Dimissioni volontarie
Dimissioni per giusta causa
Riferimento
Art. 2118 c.c.
Art. 2119 c.c.
Preavviso
Dovuto, secondo il CCNL
Non dovuto (recesso immediato)
Modulo telematico
Sì
Sì
NASpI
Di regola no
Sì, spetta
Esempi tipici
Nuovo impiego, scelta personale
Stipendi non pagati, mobbing, demansionamento grave, molestie
La «giusta causa» deve essere reale e dimostrabile: conviene indicarne i motivi nel modulo e conservare la documentazione, perché da essa dipende il diritto alla NASpI.
Dimissioni e NASpI: quando spetta la disoccupazione
La NASpI è pensata per chi perde involontariamente il lavoro: per questo, di norma, non spetta a chi si dimette. Esistono però eccezioni in cui le dimissioni sono equiparate a una perdita involontaria dell’impiego:
dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.);
dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre nel periodo tutelato (fino a 1 anno del bambino), con convalida all’Ispettorato;
risoluzione consensuale a seguito del rifiuto di un trasferimento a oltre 50 km o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici.
In questi casi conviene attivarsi: la domanda di NASpI va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione.
Casi pratici
Tizio — dimissioni con preavviso lavorato
Tizio, operaio di IV livello, trova un nuovo impiego. Invia il modulo telematico di dimissioni e lavora il periodo di preavviso previsto dal CCNL per il suo livello: alla cessazione riceve TFR e competenze maturate, senza alcuna trattenuta per mancato preavviso.
Caia — uscita immediata e indennità
Caia deve iniziare subito altrove e non lavora il preavviso. L’azienda le trattiene dal saldo l’indennità sostitutiva pari alla retribuzione del periodo non lavorato. Avrebbe potuto chiedere al datore di rinunciare al preavviso, ma questi ha preferito l’indennità.
Domande frequenti
Le dimissioni inviate per e-mail o con una lettera sono valide?
No. Dal 2016 le dimissioni del lavoratore sono efficaci solo se trasmesse con il modulo telematico previsto dall’art. 26 del D.Lgs. 151/2015, in autonomia (portale Servizi Lavoro con SPID/CIE) o tramite patronato, sindacato, consulente o Ispettorato. Una lettera consegnata a mano, da sola, non basta.
Devo per forza lavorare il preavviso?
No, ma se non lo lavori devi al datore l’indennità sostitutiva del preavviso, pari alla retribuzione del periodo non lavorato, che ti viene trattenuta dalle spettanze finali. Il datore, in alternativa, può scegliere di rinunciare al preavviso e liberarti subito.
Cosa cambia tra dimissioni e risoluzione consensuale?
Le dimissioni sono un atto unilaterale del lavoratore; la risoluzione consensuale è un accordo tra le parti per chiudere il rapporto. Entrambe passano dal modulo telematico. La risoluzione consensuale può dare diritto alla NASpI solo in casi particolari (ad esempio dopo il rifiuto di un trasferimento molto distante).
Quanto dura il preavviso di dimissioni nel mio caso?
Dipende da gruppo, livello e anzianità: gli operai danno 12, 16 o 20 giorni lavorativi (12, 18 o 24 nelle lampade e display); intermedi, impiegati e quadri la metà del preavviso previsto per il licenziamento, da 15 giorni a 2 mesi (art. 73).
Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (artt. 2118-2119 c.c.; art. 26 D.Lgs. 151/2015; art. 55 D.Lgs. 151/2001). La durata del preavviso è quella dell’art. 73 del CCNL 10 febbraio 2023 (il rinnovo del 9 aprile 2026 non è stato verificato sul testo).
Lavoro notturno, festivo e domenicale nel CCNL Vetro e Lampade (Assovetro): turni e maggiorazioni
Nei cicli produttivi su turni il lavoro di notte, di domenica e nei giorni festivi è spesso la regola. La legge fissa limiti e tutele (durata, riposi, sorveglianza sanitaria), mentre la maggiorazione economica di queste prestazioni è stabilita dal CCNL. Vediamo cosa spetta e quali sono i paletti invalicabili.
In sintesi
Il lavoro notturno (D.Lgs. 66/2003) è quello svolto nel periodo di almeno 7 ore tra le 24 e le 5; per i lavoratori notturni l’orario medio non supera le 8 ore nelle 24 e spetta la sorveglianza sanitaria. Restano fermi il riposo di 11 ore al giorno e di 24 ore a settimana, di regola di domenica. Nel CCNL Vetro e Lampade le maggiorazioni sono: 32% per chi lavora normalmente di notte, 43,34% per il notturno in turni avvicendati, 55% per il festivo, 38% per la domenica dei turnisti (artt. 19 e 20).
Il D.Lgs. 66/2003 dà due definizioni che conviene tenere distinte. Il lavoro notturno è l’attività svolta in un periodo di almeno 7 ore consecutive che comprende l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino. Il lavoratore notturno è invece chi svolge, in via non occasionale, almeno 3 ore di lavoro notturno per una parte rilevante dell’anno, secondo i criteri fissati dal CCNL. Questa qualifica fa scattare tutele aggiuntive.
Limiti e tutele del lavoratore notturno
l’orario di lavoro non può superare, in media, le 8 ore nell’arco di 24 ore;
il lavoratore ha diritto a sorveglianza sanitaria periodica e gratuita;
se sopravviene un’inidoneità al notturno certificata, deve essere adibito, ove possibile, a mansioni diurne.
Le maggiorazioni: come ragionano i contratti
La legge non fissa l’importo della maggiorazione per il lavoro «disagiato»: lo fa il CCNL, che riconosce percentuali sulla retribuzione oraria diverse a seconda del tipo di prestazione. Lo schema tipico:
Tipo di prestazione
Maggiorazione nel CCNL Vetro e Lampade
Lavoro notturno (22-6) non in turni avvicendati
32% (art. 19); lo stesso valore per chi lavora normalmente di notte (art. 20)
Lavoro notturno in turni avvicendati
43,34% (art. 20), più 7,50 € per turno dal 1° gennaio 2025 con almeno 6 ore tra le 22 e le 6
Lavoro in giorni festivi
55% (art. 19); festività elencate all’art. 23
Lavoro domenicale non in turni, con riposo compensativo
10% (art. 19)
Lavoro domenicale dei turnisti, con riposo compensativo
38% (art. 20); domenicale notturno in turni: 58%
Straordinario notturno / festivo
50% / 65% (art. 19)
Le percentuali dell’art. 19 non si cumulano: si applica la maggiore. Fonte: CCNL 10 febbraio 2023 (testo Assovetro); il rinnovo del 9 aprile 2026 non è stato verificato sul testo.
Turni e rotazioni
Nei cicli continui il personale ruota su turni (mattina, pomeriggio, notte). Il CCNL prevede percentuali di turno distinte dalla maggiorazione del singolo notturno: 2% per il 1° e 2° turno avvicendato (1,33% per semicontinui e ciclo continuo su tre turni); le voci vanno lette insieme in busta paga.
I riposi: i paletti che restano sempre
Qualunque sia l’organizzazione dei turni, due diritti non si toccano:
Riposo
Durata minima di legge
Fonte
Riposo giornaliero
11 ore consecutive ogni 24 ore
Art. 7 D.Lgs. 66/2003
Riposo settimanale
24 ore consecutive ogni 7 giorni, di regola di domenica
Art. 9 D.Lgs. 66/2003; art. 2109 c.c.
Il riposo settimanale può essere calcolato come media su un periodo non superiore a 14 giorni: nei settori a ciclo aperto questo consente di concentrare i turni e spostare il riposo, ma il diritto al recupero resta.
Casi pratici
Tizio — turno notturno abituale
Tizio lavora stabilmente sul turno di notte in un ciclo continuo. Oltre alla maggiorazione del 43,34% per il notturno in turni avvicendati e ai 7,50 € per turno, l’azienda gli riconosce la maggiorazione di turno; la sua media oraria resta entro le 8 ore nelle 24 e viene sottoposto a sorveglianza sanitaria periodica.
Caia — festivo lavorato
Caia è chiamata a lavorare in un giorno festivo per un’urgenza di produzione. In busta paga compare la maggiorazione del 55% per il lavoro festivo (art. 19), che si aggiunge alla normale retribuzione.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra lavoro notturno e lavoratore notturno?
Il lavoro notturno è la singola prestazione resa nel periodo di almeno 7 ore che comprende l’intervallo tra mezzanotte e le 5. Il lavoratore notturno è invece chi svolge il notturno in modo abituale (almeno 3 ore per una parte rilevante dell’anno, secondo il CCNL): solo per lui scattano tutele come il limite delle 8 ore medie e la sorveglianza sanitaria.
Il riposo settimanale deve cadere per forza di domenica?
Di regola sì (art. 2109 c.c.), ma nei settori a ciclo aperto — dove si lavora anche la domenica — il riposo può essere collocato in un altro giorno. Resta comunque il diritto a 24 ore consecutive di riposo ogni 7 giorni, e per la domenica lavorata il CCNL riconosce il 10% (38% per i turnisti, con riposo compensativo).
Le maggiorazioni per notturno e festivo si sommano allo straordinario?
No. Nel CCNL Vetro e Lampade le percentuali dell’art. 19 (straordinario, notturno, festivo, domenicale) non sono cumulabili: si applica la maggiore. Lo straordinario notturno è maggiorato del 50% e lo straordinario festivo del 65%.
Di quanto è la maggiorazione per il lavoro notturno?
La percentuale non è fissata dalla legge ma dal CCNL: 32% per chi lavora normalmente di notte, 43,34% nei turni avvicendati (più 7,50 € per turno dal 1° gennaio 2025), 50% se è straordinario. Le percentuali non si cumulano.
Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 66/2003; art. 2109 c.c.; D.Lgs. 151/2001). Le percentuali sono quelle degli artt. 19 e 20 del CCNL Vetro e Lampade (testo 2023; il rinnovo del 9 aprile 2026 non è stato verificato).
Trasferimento e cambio mansioni nel CCNL Vetro e Lampade (Assovetro): l’art. 2103 c.c.
Il datore può spostare l’operaio da un reparto all’altro o assegnargli macchine diverse, ma non in modo illimitato: l’art. 2103 del codice civile fissa i confini del cosiddetto jus variandi. Stesso discorso per il trasferimento a un’altra sede, che richiede ragioni serie e dimostrabili. Vediamo cosa può e cosa non può fare l’azienda.
In sintesi
L’art. 2103 c.c. consente di adibire il lavoratore alle mansioni dell’assunzione o ad altre dello stesso livello e categoria legale. Per le mansioni superiori scatta il diritto alla promozione dopo il periodo fissato dal CCNL (in mancanza 6 mesi). Il demansionamento è ammesso solo in caso di riorganizzazione, con conservazione del livello e della retribuzione. Il trasferimento richiede comprovate ragioni tecnico-organizzative.
Jus variandi (art. 2103 c.c.) · Mansioni equivalenti · Mansioni superiori e promozione · Trasferimento di sede
Riferimenti
Art. 2103 c.c. (jus variandi, trasferimento) · D.Lgs. 81/2015 · Art. 33 L. 104/1992 · Inquadramento del CCNL
Fonte
Testo del CCNL depositato presso il CNEL
Il jus variandi: cosa può cambiare il datore
Il potere del datore di modificare le mansioni del lavoratore — il cosiddetto jus variandi — è disciplinato dall’art. 2103 del codice civile, riscritto nel 2015. La regola di base è che il lavoratore deve essere adibito:
alle mansioni dell’assunzione o a quelle dell’inquadramento superiore eventualmente acquisito;
oppure a mansioni riconducibili allo stesso livello e alla stessa categoria legale di inquadramento.
Non conta più, quindi, la «equivalenza professionale» in senso stretto: il datore può spostare il lavoratore tra mansioni diverse purché restino nello stesso livello contrattuale e nella stessa categoria legale (operai, impiegati, quadri, dirigenti).
Mansioni superiori: quando scatta la promozione
Se l’operaio viene adibito a mansioni di un livello superiore — ad esempio conduce stabilmente un macchinario più complesso — ha diritto fin da subito al trattamento economico corrispondente. Inoltre, decorso il periodo fissato dal CCNL (in sua mancanza 6 mesi continuativi), l’assegnazione diventa definitiva e matura il diritto alla promozione, salvo che lo svolgimento serva a sostituire un collega assente con diritto alla conservazione del posto (ferie, malattia, maternità).
Il demansionamento «da riorganizzazione»
L’art. 2103 c.c. ammette l’assegnazione a mansioni di un livello inferiore — purché della stessa categoria legale — solo quando c’è una modifica degli assetti organizzativi che incide sulla posizione del lavoratore. Anche in questo caso restano fermi il livello di inquadramento e il trattamento retributivo già raggiunti: lo stipendio non si tocca.
Il trasferimento a un’altra sede
Il trasferimento da un’unità produttiva a un’altra non è libero: l’ultimo comma dell’art. 2103 c.c. lo consente solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Il datore deve poterle dimostrare; un trasferimento pretestuoso o ritorsivo è illegittimo e il lavoratore può opporvisi.
Tutele rafforzate
chi assiste con continuità un familiare disabile e fruisce dei permessi della L. 104/1992 non può essere trasferito senza il suo consenso (art. 33);
analoga tutela vale per il lavoratore con disabilità;
il rappresentante sindacale non può essere trasferito dall’unità produttiva senza il nulla osta dell’associazione (art. 22 Statuto).
La distanza della nuova sede può avere effetti anche sulla NASpI: il rifiuto di un trasferimento a oltre 50 km dalla residenza, o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici, può dare diritto all’indennità di disoccupazione.
L’accordo per cambiare mansioni
Datore e lavoratore possono concordare una modifica delle mansioni, anche in senso riduttivo, in sede protetta (ad esempio davanti alla commissione di conciliazione o in sede sindacale). L’accordo è valido se risponde all’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita. La forma protetta serve a garantire che il consenso sia genuino e non imposto.
Casi pratici
Tizio — mansioni superiori e promozione
Tizio, operaio, conduce stabilmente da otto mesi una linea che richiede un inquadramento superiore. Ha diritto fin dall’inizio alla paga del livello più alto e, superato il periodo previsto dal CCNL, alla promozione definitiva, perché non sta sostituendo nessun collega assente.
Caia — trasferimento senza ragioni provate
Caia viene trasferita in un’altra unità produttiva senza che l’azienda indichi ragioni tecniche o organizzative concrete. Il trasferimento è illegittimo: l’art. 2103 c.c. lo consente solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Domande frequenti
Il datore può assegnarmi qualsiasi mansione?
No. Può assegnarti le mansioni dell’assunzione o altre riconducibili allo stesso livello e alla stessa categoria legale di inquadramento (art. 2103 c.c.). Non può invece spostarti liberamente a mansioni di livello inferiore: il demansionamento è ammesso solo in casi tassativi, conservando livello e retribuzione.
Cosa rischia il datore se mi demansiona illegittimamente?
Il demansionamento illegittimo espone il datore a una condanna a ripristinare le mansioni dovute e a risarcire il danno, che può comprendere sia la perdita di professionalità sia il pregiudizio alla salute e alla dignità del lavoratore. In casi gravi il lavoratore può anche dimettersi per giusta causa.
Posso rifiutare un trasferimento?
Puoi opporti se il datore non dimostra comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (art. 2103 c.c.). Esistono poi tutele speciali: chi assiste un familiare disabile con i permessi della L. 104/1992, il lavoratore disabile e i rappresentanti sindacali non possono essere trasferiti senza il loro consenso o senza nulla osta.
Se svolgo mansioni superiori da mesi, ho diritto al passaggio di livello?
Sì. Hai diritto subito alla retribuzione del livello superiore e, decorso il periodo fissato dal CCNL (in mancanza 6 mesi continuativi), alla promozione definitiva. L’unica eccezione è quando stai sostituendo un collega assente che ha diritto alla conservazione del posto.
Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (art. 2103 c.c.; D.Lgs. 81/2015; art. 33 L. 104/1992). Livelli, categorie e periodi per la promozione sono fissati dal CCNL vigente: per il dettaglio si rinvia sempre al testo contrattuale applicato.
Scatti di anzianità nel CCNL Vetro e Lampade (Assovetro): come maturano e quanto valgono
Con il passare degli anni in azienda la busta paga cresce anche grazie agli scatti di anzianità: aumenti periodici che premiano l’esperienza maturata. Non li prevede la legge, ma il CCNL, che ne fissa cadenza, numero e importo per livello. Vediamo come maturano, quando si vedono in busta paga e perché incidono anche su TFR e mensilità aggiuntive.
In sintesi
Gli scatti di anzianità sono aumenti periodici della retribuzione legati all’anzianità di servizio, previsti dal CCNL (non dalla legge). Nel CCNL Vetro e Lampade maturano ogni biennio di effettivo servizio, fino a un massimo di cinque, con un importo in cifra fissa per livello (da 8,26 € a 17,56 € nei testi letti, art. 35). Una volta maturati restano acquisiti e, essendo parte della retribuzione, incidono su TFR (art. 2120 c.c.) e mensilità aggiuntive.
Gli scatti di anzianità sono aumenti periodici della retribuzione che maturano automaticamente con il crescere dell’anzianità di servizio presso lo stesso datore. Non sono previsti dalla legge: sono un istituto della contrattazione collettiva. La legge si limita a stabilire che la retribuzione è determinata anche dal contratto collettivo (art. 2099 c.c.) e deve essere proporzionata e sufficiente (art. 36 Cost.); il come — cadenza, numero, importo — lo decide il CCNL.
La logica è semplice: più cresce l’esperienza maturata in azienda, più aumenta, entro certi limiti, la retribuzione. A differenza degli aumenti dei minimi tabellari — che valgono per tutti e arrivano con i rinnovi — lo scatto è legato alla posizione individuale del singolo lavoratore.
Quanti scatti e ogni quanto: la struttura
Il CCNL costruisce gli scatti su tre variabili:
Variabile
Nel CCNL Vetro e Lampade (art. 35)
Cadenza
Ogni biennio di effettivo servizio; lo scatto decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si compie il biennio
Numero massimo
Cinque scatti biennali
Importo
Cifra fissa per categoria e posizione (meccanizzati), per livello (trasformazione e soffio) o per livello A-L (lampade e display), come nelle tabelle sotto
Importo di ogni scatto biennale, in euro, per settore e livello
Meccanizzati (categoria, posizione)
Importo
Trasformazione (livello)
Importo
Soffio, a mano e semiautomatici (livello)
Importo
Lampade e display (livello)
Importo
A (1 e 2)
17,56
1
8,26
1
8,26
A
17,56
B (1 e 2)
16,53
2
10,33
2
9,30
B
17,56
C (1 e 2)
14,98
3
12,39
3
10,33
C
16,53
D (2 e 3)
13,94
4
12,91
4
12,39
D
14,46
D 1
12,91
5
13,94
5
12,65
E
13,94
E (2 e 3)
12,39
6
14,98
6
13,94
F
12,39
E 1
10,33
7
16,53
7
14,72
G
12,39
F 1
8,26
8
17,56
8
16,53
H
10,85
—
—
—
—
9
17,56
I; L
10,33; 8,26
Importi dell’art. 35 del CCNL 10 febbraio 2023 (testo Assovetro). Il rinnovo del 9 aprile 2026 non è stato verificato sul testo, che non risulta pubblicato in forma aperta: se ha modificato gli scatti, vale il nuovo testo. Nelle lampade e display conta l’anzianità maturata presso la stessa azienda o gruppo dopo il 1° gennaio 1980.
Cosa succede con il passaggio di livello
In caso di passaggio di livello il lavoratore mantiene l’importo degli scatti già maturati e matura poi gli scatti che mancano per raggiungere il massimo di cinque, nell’importo del nuovo livello; la frazione di biennio in corso vale per il successivo scatto (art. 35). Gli scatti non sono assorbibili da aumenti di merito.
Decorrenza, irreversibilità e calcolo
Tre principi valgono per quasi tutti i contratti:
decorrenza: lo scatto si vede in busta paga dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si compie il biennio;
irreversibilità: una volta maturato, lo scatto entra stabilmente nella retribuzione e non può essere tolto;
incidenza: essendo parte della retribuzione, gli scatti concorrono al calcolo del TFR (art. 2120 c.c., che computa nella base tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto, salvo diversa previsione) e, secondo il CCNL, delle mensilità aggiuntive.
Per il lavoro a tempo parziale gli scatti, come le altre voci, sono di norma riproporzionati all’orario ridotto secondo le regole del contratto.
Casi pratici
Tizio — il primo scatto
Tizio, operaio assunto a tempo indeterminato, raggiunge l’anzianità di servizio prevista dal CCNL per il primo scatto. Dal mese di maturazione la sua busta paga aumenta dell’importo fissato dal contratto per il suo livello; l’aumento resta acquisito anche in futuro.
Caia — scatti e TFR
Caia ha maturato più scatti negli anni. Quando cessa il rapporto, gli scatti — essendo parte stabile della retribuzione — concorrono alla base di calcolo del TFR (art. 2120 c.c.) e della tredicesima: il loro effetto va quindi ben oltre il singolo cedolino.
Domande frequenti
Gli scatti di anzianità sono obbligatori per legge?
No. Sono un istituto previsto dalla contrattazione collettiva, non dalla legge. La legge stabilisce solo che la retribuzione è fissata anche dal contratto collettivo (art. 2099 c.c.) e deve essere proporzionata e sufficiente (art. 36 Cost.). Cadenza, numero e importo degli scatti dipendono quindi dal CCNL applicato.
Ogni quanto matura uno scatto?
Nel CCNL Vetro e Lampade lo scatto matura ogni biennio di effettivo servizio, fino a un massimo di cinque scatti (art. 35); gli importi per livello sono nelle tabelle di questa scheda.
Se cambio azienda riparto da zero con gli scatti?
Di regola sì: l’anzianità di servizio che fa maturare gli scatti è quella presso lo stesso datore, e con un nuovo rapporto si riparte. Alcuni CCNL o accordi possono riconoscere l’anzianità pregressa in casi particolari (ad esempio passaggi di appalto con clausola sociale): va verificato nel contratto applicato.
Gli scatti di anzianità si perdono se cambio mansione o livello?
No, gli scatti già maturati sono acquisiti e non si perdono: in caso di passaggio di livello il lavoratore conserva l’importo maturato e matura i restanti scatti, fino al massimo di cinque, al valore del nuovo livello (art. 35).
Contenuto divulgativo aggiornato ai principi generali (art. 2099 c.c.; art. 36 Cost.; art. 2120 c.c.). Cadenza, numero massimo e importi degli scatti sono quelli dell’art. 35 del CCNL Vetro e Lampade (testo 2023; il rinnovo del 9 aprile 2026 non è stato verificato).
Art. 15 L. 69/2019 – Comunicazioni alla vittima e misure cautelari (90-ter, 282-ter CPP)
L. 19 luglio 2019, n. 69 – Codice Rosso: tutela vittime di violenza domestica e di genere
1. All’articolo 90-ter del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«1-bis. Le comunicazioni previste al comma 1 sono sempre effettuate alla persona offesa e al suo difensore, ove nominato, se si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale».
2. Al comma 1 dell’articolo 282-ter del codice di procedura penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, anche disponendo l’applicazione delle particolari modalità di controllo previste dall’articolo 275-bis».
3. Al comma 1 dell’articolo 282-quater del codice di procedura penale, dopo le parole: «alla parte offesa» sono inserite le seguenti: «e, ove nominato, al suo difensore».
4. Al comma 2-bis dell’articolo 299 del codice di procedura penale, le parole: «al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa» sono sostituite dalle seguenti: «alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».
5. Dopo il comma 1 dell’articolo 659 del codice di procedura penale è inserito il seguente:
«1-bis. Quando a seguito di un provvedimento del giudice di sorveglianza deve essere disposta la scarcerazione del condannato per uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale, il pubblico ministero che cura l’esecuzione ne dà immediata comunicazione, a mezzo della polizia giudiziaria, alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».
Detrazione del 19 per cento sulle spese pagate per badanti e assistenti personali nei casi di non autosufficienza certificata dal medico.
Massimale di spesa: 2.100 euro per contribuente, indipendentemente dal numero di persone assistite. Se più familiari condividono la spesa, il limite di 2.100 euro va ripartito tra tutti.
Limite di reddito: 40.000 euro di reddito complessivo (incluso il reddito da immobili a cedolare secca). Superata quella soglia la detrazione non spetta.
Non autosufficienza certificata: il medico deve attestare che la persona non riesce autonomamente ad assumere alimenti, a deambulare, a provvedere all’igiene personale o necessita di sorveglianza continuativa.
Spetta anche per i familiari non a carico: a differenza di molte altre detrazioni, questa vale anche se l’assistito non è fiscalmente a carico del dichiarante.
Pagamento tracciabile obbligatorio: la spesa deve essere sostenuta con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat) per fruire della detrazione del 19 per cento.
Che cos'è la detrazione per l'assistenza personale
Se hai pagato un badante, un assistente familiare o un’altra persona per aiutare un familiare che non riesce più a cavarsela da solo nelle attività quotidiane, puoi detrarre il 19 per cento di quella spesa dalla tua IRPEF. Si tratta della detrazione per gli addetti all’assistenza personale, prevista dal codice 15 del rigo E8-E10 del Modello 730/2026.
La parola chiave è ‘non autosufficienza’. La legge elenca concretamente cosa significa: non riuscire ad assumere autonomamente alimenti, a espletare le funzioni fisiologiche o a provvedere all’igiene personale, a deambulare, a indossare gli indumenti. Rientra nella non autosufficienza anche chi necessita di sorveglianza continuativa. Questa condizione deve risultare da una certificazione medica: senza quel documento il beneficio non spetta.
La detrazione ha due limiti precisi da tenere a mente. Il primo riguarda la spesa massima: si detrae il 19 per cento calcolato su un massimo di 2.100 euro, quindi il risparmio fiscale può arrivare fino a 399 euro. Il secondo riguarda il reddito: la detrazione spetta solo se il tuo reddito complessivo non supera 40.000 euro. Oltre quella soglia, niente detrazione.
Un aspetto interessante è che la detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di familiari non fiscalmente a carico. Questo la rende accessibile a situazioni reali in cui un figlio paga l’assistenza per un genitore anziano che ha un proprio reddito e quindi non è a suo carico.
Riepilogo della detrazione per assistenza personale (codice 15)
Voce
Valore
Percentuale di detrazione
19 per cento
Massimale di spesa detraibile
2.100 euro per contribuente
Risparmio fiscale massimo
399 euro (19% di 2.100)
Limite di reddito complessivo
40.000 euro (inclusa cedolare secca)
Spese per familiari non a carico
Ammesse
Certificazione richiesta
Certificazione medica di non autosufficienza
Rigo del 730
Da E8 a E10, codice 15
Esempio pratico
Tizio ha un reddito complessivo di 32.000 euro e ha pagato nel 2025 una badante 2.800 euro per assistere sua madre anziana, non autosufficiente per certificazione del medico di base. Nel rigo E8 indica il codice 15 e la spesa massima di 2.100 euro (l’eccedenza di 700 euro non è detraibile). La detrazione del 19 per cento su 2.100 euro vale 399 euro di risparmio fiscale diretto sull’IRPEF. Se invece il reddito di Tizio fosse 42.000 euro, la detrazione non spetterebbe affatto.
Documenti necessari
Certificazione medica che attesta lo stato di non autosufficienza dell’assistito
Ricevuta firmata dall’addetto all’assistenza, con i suoi dati anagrafici e codice fiscale, quelli del pagante e, se diverso, quelli dell’assistito
Prova del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bonifico, ricevuta POS)
Eventuale Certificazione Unica del datore di lavoro (punto 341-352, codice onere 15) se la spesa è stata considerata dal sostituto d’imposta
Figlio che paga l'assistenza per il genitore non a carico
Scenario. Caio ha un reddito di 28.000 euro e ha assunto una badante per la madre. La madre percepisce una pensione di 900 euro al mese, quindi non è fiscalmente a carico di Caio. Nel 2025 Caio ha pagato 1.800 euro di assistenza, tutti con bonifico. La madre ha il certificato del medico che attesta la non autosufficienza.
Come si applica. La detrazione spetta anche per i familiari non fiscalmente a carico, purché ci sia la certificazione medica. Caio può detrarre il 19 per cento di 1.800 euro, cioè 342 euro di risparmio IRPEF. Non supera il limite di 2.100 euro, quindi indica l’intera spesa nel rigo E8 con codice 15. Il reddito di 28.000 euro è sotto la soglia di 40.000, quindi non ci sono problemi.
In pratica
Conservare la certificazione medica di non autosufficienza della madre.
Richiedere e conservare la ricevuta firmata dalla badante con i dati anagrafici di entrambe le parti.
Indicare nel rigo E8 il codice 15 e l’importo di 1.800 euro: la detrazione del 19% spetta per intero.
Più fratelli che dividono le spese per lo stesso assistito
Scenario. Sempronio e sua sorella dividono le spese per il padre non autosufficiente. In totale hanno pagato 3.500 euro di assistenza: 2.000 Sempronio e 1.500 la sorella. Entrambi hanno redditi sotto i 40.000 euro. Il limite di 2.100 euro vale per ciascun contribuente o va diviso?
Come si applica. Il limite di 2.100 euro si riferisce al singolo contribuente che sostiene la spesa, ma si ricorda che se più familiari hanno sostenuto spese per assistere la stessa persona, quel limite deve essere ripartito tra loro. In pratica, il totale detraibile tra tutti i soggetti non può superare 2.100 euro complessivi. Sempronio e sua sorella dovranno quindi dividersi il tetto: per esempio 1.050 euro ciascuno se si ripartiscono in parti uguali, oppure in proporzione alle spese sostenute.
In pratica
Il limite di 2.100 euro vale per l’insieme di chi sostiene le spese per lo stesso assistito, non per ciascuno separatamente.
Concordare con i familiari come suddividere il tetto di 2.100 euro e annotare la percentuale sui documenti di spesa.
Ogni dichiarante indicherà la propria quota nel rigo E8-E10 con codice 15.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è il massimale di spesa detraibile per l'assistenza personale?
Il massimale è 2.100 euro per contribuente. Significa che la detrazione del 19 per cento si calcola al massimo su 2.100 euro di spesa, per un risparmio IRPEF massimo di 399 euro. Se più familiari sostengono spese per lo stesso assistito, il limite va condiviso tra tutti.
Fino a che reddito spetta la detrazione per la badante?
La detrazione spetta solo se il reddito complessivo del contribuente non supera 40.000 euro. Nel calcolo di questo limite si considera anche il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni.
Serve la certificazione medica per la non autosufficienza?
Si, è obbligatoria. Lo stato di non autosufficienza deve risultare da certificazione medica. Senza quel documento la detrazione non può essere applicata, anche se la spesa è stata effettivamente sostenuta.
Spetta la detrazione se la persona assistita non è mio familiare a carico?
Si. La detrazione spetta anche per le spese sostenute nell’interesse di familiari non fiscalmente a carico (ad esempio un genitore anziano con una propria pensione). È una delle poche detrazioni che si estende ai familiari non a carico.
La spesa deve essere pagata in modo tracciabile?
Si. Dal 2020 la detrazione del 19 per cento sugli oneri indicati in questa sezione spetta solo se il pagamento avviene con strumenti tracciabili: bonifico, carta di credito o debito, bancomat. Il pagamento in contanti non da’ diritto alla detrazione.
Che documenti bisogna conservare?
La ricevuta firmata dalla badante o dall’assistente, contenente i dati anagrafici e il codice fiscale di chi paga e di chi presta il servizio e, se diversa, della persona assistita. Più la prova del pagamento tracciabile e la certificazione medica di non autosufficienza.
Art. 14 L. 69/2019 – Trasmissione provvedimenti al giudice civile (64-bis disp att CPP)
L. 19 luglio 2019, n. 69 – Codice Rosso: tutela vittime di violenza domestica e di genere
1. Dopo l’articolo 64 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, è inserito il seguente:
«Art. 64-bis (Trasmissione obbligatoria di provvedimenti al giudice civile). – 1. Ai fini della decisione dei procedimenti di separazione personale dei coniugi o delle cause relative ai figli minori di età o all’esercizio della potestà genitoriale, copia delle ordinanze che applicano misure cautelari personali o ne dispongono la sostituzione o la revoca, dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, del provvedimento con il quale è disposta l’archiviazione e della sentenza emessi nei confronti di una delle parti in relazione ai reati previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale è trasmessa senza ritardo al giudice civile procedente».
2. All’articolo 90-bis, comma 1, lettera p), del codice di procedura penale, le parole: «e alle case rifugio» sono sostituite dalle seguenti: «, alle case rifugio e ai servizi di assistenza alle vittime di reato».
3. All’articolo 190-bis, comma 1-bis, del codice di procedura penale, le parole: «anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «anni diciotto».
Art. 13 L. 69/2019 – Inasprimento pene violenza sessuale (609-bis ss CP)
L. 19 luglio 2019, n. 69 – Codice Rosso: tutela vittime di violenza domestica e di genere
1. All’articolo 609-bis, primo comma, del codice penale le parole: «da cinque a dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «da sei a dodici anni».
2. All’articolo 609-ter del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma:
1) all’alinea, le parole: «La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all’articolo 609-bis» sono sostituite dalle seguenti: «La pena stabilita dall’articolo 609-bis è aumentata di un terzo se i fatti ivi previsti»;
2) il numero 1) è sostituito dal seguente: «1) nei confronti di persona della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il tutore»;
3) il numero 5) è sostituito dal seguente: «5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto»;
b) il secondo comma è sostituito dal seguente: «La pena stabilita dall’articolo 609-bis è aumentata della metà se i fatti ivi previsti sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici. La pena è raddoppiata se i fatti di cui all’articolo 609-bis sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci».
3. All’articolo 609-quater del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il secondo comma è inserito il seguente: «La pena è aumentata se il compimento degli atti sessuali con il minore che non abbia compiuto gli anni quattordici avviene in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi»;
b) al terzo comma, le parole: «tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattro anni».
4. All’articolo 609-septies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, le parole: «articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater» sono sostituite dalle seguenti: «articoli 609-bis e 609-ter»;
b) al secondo comma, la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «dodici»;
c) al quarto comma, il numero 5) è abrogato.
5. All’articolo 609-octies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma, le parole: «da sei a dodici anni» sono sostituite dalle seguenti: «da otto a quattordici anni»;
b) al terzo comma, le parole: «La pena è aumentata se concorre taluna delle» sono sostituite dalle seguenti: «Si applicano le».
Art. 12 L. 69/2019 – Sfregio o deformazione viso (583-quinquies CP)
L. 19 luglio 2019, n. 69 – Codice Rosso: tutela vittime di violenza domestica e di genere
1. Dopo l’articolo 583-quater del codice penale è inserito il seguente:
«Art. 583-quinquies (Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso). – Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso è punito con la reclusione da otto a quattordici anni.
La condanna ovvero l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno».
2. All’articolo 576, primo comma, numero 5, del codice penale, dopo la parola: «572,» è inserita la seguente: «583-quinquies,».
3. All’articolo 583, secondo comma, del codice penale, il numero 4 è abrogato.
4. All’articolo 585, primo comma, del codice penale, dopo la parola: «583-bis» è inserita la seguente: «, 583-quinquies».
5. All’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1-quater, dopo le parole: «per i delitti di cui agli articoli» è inserita la seguente: «583-quinquies,»;
b) al comma 1-quinquies, dopo le parole: «per i delitti di cui agli articoli» è inserita la seguente: «583-quinquies,».
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