Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 594 c.p. – Ingiuria (abrogato)

    Art. 594 c.p. – Ingiuria (abrogato)

    Art. 594 c.p. – Ingiuria

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire cinquemila.

    Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.

    La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a lire diecimila, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.

    Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone

  • Articolo 596-bis Codice Penale: Diffamazione col mezzo della stampa

    Articolo 596-bis Codice Penale: Diffamazione col mezzo della stampa

    Art. 596-bis c.p. – Diffamazione col mezzo della stampa

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57-bis e 58 .

  • Art. 597 c.p.: Querela della persona offesa ed estinzione del reato

    Art. 597 c.p.: Querela della persona offesa ed estinzione del reato

    Art. 597 c.p. – Querela della persona offesa ed estinzione del reato

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Il delitto previsto dall’articolo 595 è punibile a querela della persona offesa.

    Se la persona offesa e l’offensore hanno esercitato la facoltà indicata nel capoverso dell’articolo precedente, la querela si considera tacitamente rinunciata o rimessa.

    Se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, o se si tratta di offesa alla memoria di un defunto, possono proporre querela i prossimi congiunti, l’adottante e l’adottato. In tali casi, e altresì in quello in cui la persona offesa muoia dopo avere proposta la querela, la facoltà indicata nel capoverso dell’articolo precedente spetta ai prossimi congiunti, all’adottante e all’adottato.

    Spiegazione

    Stabilisce che la diffamazione (art. 595 c.p.) è punibile a querela della persona offesa, e regola gli effetti della querela ed estinzione per i delitti contro l’onore.

    Come funziona e quando si applica

    Significa che senza querela della vittima il reato non è perseguibile. Va ricordato che l’ingiuria (ex art. 594) è stata depenalizzata nel 2016: oggi è un illecito civile che dà diritto al risarcimento, non più un reato.

    Esempio pratico

    Chi si ritiene diffamato deve presentare querela (di norma entro 3 mesi dal fatto) perché il reato sia perseguibile.

    Domande frequenti

    La diffamazione si persegue d’ufficio?

    No: è punibile a querela della persona offesa (art. 597).

    E l’ingiuria è ancora reato?

    No: dal 2016 è un illecito civile che dà diritto al risarcimento, non più un reato.

    Norme collegate

    Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.

  • Art. 598 c.p.: Offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative

    Art. 598 c.p.: Offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative

    Art. 598 c.p. Offese in scritti e discorsi pronunciati dinnanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all’autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo.

    Il giudice, pronunciando nella causa, può, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scritture offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale. Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, è fatta sulle medesime annotazione della sentenza.

  • Art. 592 Codice Penale: Abrogato

    Art. 592 Codice Penale: Abrogato

    Art. 592 c.p.

    Articolo abrogato dalla L. 5 agosto 1981, n. 442. Fonte: Normattiva.

  • Art. 587 Codice Penale: Abrogato

    Art. 587 Codice Penale: Abrogato

    Art. 587 c.p.

    Articolo abrogato dalla L. 5 agosto 1981, n. 442. Fonte: Normattiva.

  • Art. 588 Codice Penale: Rissa

    Art. 588 Codice Penale: Rissa

    Art. 588 c.p. – Rissa

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a euro 2.000.

    Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da sei mesi a sei anni. La stessa pena si applica se la uccisione, o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.

  • Articolo 591 Codice Penale: Abbandono di persone minori o incapaci

    Articolo 591 Codice Penale: Abbandono di persone minori o incapaci

    Art. 591 c.p. Abbandono di persone minori o incapaci

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

    Alla stessa pena soggiace chi abbandona all’estero un cittadino italiano minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro.

    La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte.

    Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato.(1)

  • Art. 583-bis c.p.: Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili

    Art. 583-bis c.p.: Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili

    Art. 583-bis c.p. – Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili è punito con la reclusione da quattro a dodici anni. Ai fini del presente articolo, si intendono come pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili la clitoridectomia, l’escissione e l’infibulazione e qualsiasi altra pratica che cagioni effetti dello stesso tipo.

    Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, provoca, al fine di menomare le funzioni sessuali, lesioni agli organi genitali femminili diverse da quelle indicate al primo comma, da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è diminuita fino a due terzi se la lesione è di lieve entità.

    La pena è aumentata di un terzo quando le pratiche di cui al primo e al secondo comma sono commesse a danno di un minore ovvero se il fatto è commesso per fini di lucro.

    La condanna ovvero l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta, qualora il fatto sia commesso dal genitore o dal tutore, rispettivamente:

    1) la decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale ;

    2) l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno.

    Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia.

  • Art. 583-quater c.p.: Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, a personale scolastico o educativo, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali, nonché a personale che svolge attività di prevenzione o accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto pubblico o agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive

    Art. 583-quater c.p.: Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, a personale scolastico o educativo, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali, nonché a personale che svolge attività di prevenzione o accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto pubblico o agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive

    Art. 583-quater c.p. – Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, a personale scolastico o educativo, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali, nonché a personale che svolge attività di prevenzione o accertamento

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, a personale scolastico o educativo, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali, nonché a personale che svolge attività di prevenzione o accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto pubblico o agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive .

    Nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, si applica la reclusione da due a cinque anni. In caso di lesioni gravi o gravissime, la pena è, rispettivamente, della reclusione da quattro a dieci anni e da otto a sedici anni.

    Nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un dirigente scolastico o a un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola, ovvero a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, nonché a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni e servizi di sicurezza complementare in conformità alla legislazione vigente, nell’esercizio o a causa di tali attività, si applica la reclusione da due a cinque anni. In caso di lesioni personali gravi o gravissime si applicano le pene di cui al comma primo, secondo periodo.

    Nelle ipotesi di lesioni cagionate al personale che svolge, a bordo dei mezzi adibiti al trasporto di passeggeri ovvero nelle aree delle infrastrutture destinate al medesimo servizio, attività di prevenzione o accertamento delle infrazioni alle norme relative alla regolarità e alla sicurezza dei servizi di trasporto pubblico, nell’esercizio o a causa di tali attività, si applicano le pene di cui al primo comma .

    Le disposizioni del primo comma si applicano anche se uno dei fatti ivi indicati è commesso in occasione di manifestazioni sportive nei confronti degli arbitri o degli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle stesse.

  • Articolo 584 Codice Penale: Omicidio preterintenzionale

    Articolo 584 Codice Penale: Omicidio preterintenzionale

    Art. 584 c.p. Omicidio preterintenzionale

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.

  • Articolo 580 Codice Penale: Istigazione o aiuto al suicidio

    Articolo 580 Codice Penale: Istigazione o aiuto al suicidio

    Art. 580 c.p. – Istigazione o aiuto al suicidio

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

    Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1° e 2° dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.