Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.L. 17 maggio 2022, n. 50. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
1. L’autorizzazione è rilasciata a condizione che il richiedente soddisfi tutti i requisiti derivanti dal presente titolo.
Il gestore di una sede di negoziazione può gestire i servizi di comunicazione dati previa verifica che esso rispetti le disposizioni del presente titolo.
Il servizio è inserito nell’autorizzazione del gestore della sede di negoziazione.
2. Fermo restando quanto previsto dal comma 1, la Consob rifiuta l’autorizzazione anche se ritiene che le persone che dirigeranno effettivamente l’attività del fornitore di servizi di comunicazione dati non possiedono i requisiti di onorabilità e professionalità o laddove esistono ragioni obiettive e dimostrabili per ritenere che le stesse possano mettere a repentaglio la gestione sana e prudente e non consentano di tenere adeguatamente conto degli interessi dei clienti e dell’integrità del mercato.
3. Il fornitore di servizi di comunicazione dati fornisce tutte le informazioni, compreso un programma di attività che includa i tipi di servizi previsti e la struttura organizzativa, necessarie per permettere alla Consob di accertarsi che tale fornitore abbia adottato, al momento dell’autorizzazione iniziale, tutte le misure per adempiere agli obblighi derivanti dalle disposizioni del presente titolo.
4. La Consob disciplina con regolamento il contenuto e le modalità di presentazione della domanda di autorizzazione e iscrive i soggetti autorizzati ai servizi di comunicazione dati in un registro, accessibile al pubblico e regolarmente aggiornato.
5. L’autorizzazione specifica i servizi che i fornitori di servizi di comunicazione dati sono autorizzati a prestare.
Un soggetto autorizzato che intende ampliare la propria attività aggiungendovi altri servizi di comunicazione dati presenta una richiesta di estensione dell’autorizzazione.
6. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo è valida in tutta l’Unione europea.
7. La Consob pronuncia la decadenza dell’autorizzazione rilasciata a un fornitore di servizi di comunicazione dati allorché questo non si avvale dell’autorizzazione entro dodici mesi.
8. La Consob può revocare l’autorizzazione prevista dal comma 1 quando: a) il fornitore di servizi di comunicazione dati ha ottenuto l’autorizzazione presentando false dichiarazioni o con qualsiasi altro mezzo irregolare; b) il fornitore di servizi di comunicazione dati non soddisfa più le condizioni cui è subordinata l’autorizzazione; c) il fornitore di servizi di comunicazione dati ha violato in modo grave e sistematico le disposizioni del presente titolo; d) il servizio di comunicazione dati è interrotto da più di sei mesi o il fornitore rinunci espressamente all’autorizzazione
1. La gestione di un APA o di un ARM è soggetta ad autorizzazione preventiva da parte della Consob, in conformità a quanto previsto dal titolo IV-bis del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, e dai relativi atti delegati. La Consob revoca l’autorizzazione concessa ai sensi del presente comma quando ricorrono i presupposti di cui agli articoli 27-sexies e 27-septies, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 600/2014.
1-bis. La CONSOB pubblica sul proprio sito internet l’elenco dei soggetti autorizzati ai sensi del comma
1. 2. La CONSOB vigila sui soggetti di cui al comma 1 e sui gestori delle sedi di negoziazione che forniscono i servizi di un APA o di un ARM per accertare che essi rispettino le condizioni di esercizio previste dal regolamento (UE) n. 600/2014 e dai relativi atti delegati. A tali fini la CONSOB esercita i poteri previsti dagli articoli 62-octies, 62-novies e 62-decies, comma 1, lettere a), b) e d). I soggetti incaricati della revisione legale dei conti di APA e ARM comunicano senza indugio alla Consob gli atti o i fatti, rilevati nello svolgimento dell’incarico, che possano costituire una grave violazione delle norme disciplinanti l’attività dei soggetti sottoposti a revisione ovvero che possano pregiudicare la continuità dell’attività o comportare un giudizio negativo, un giudizio con rilievi o una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio sul bilancio.
2-bis. La CONSOB può disciplinare con regolamento la procedura di autorizzazione e di revoca di cui al comma
Art. 78 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Informazioni da fornire ai fini della trasparenza e dell’effettuazione degli altri calcoli e obblighi di pubblicazione
In vigore dal 01/07/1998
1. Al fine dell’applicazione dei requisiti di trasparenza pre e post-negoziazione imposti dagli articoli da 3 a 11-bis e da 14 a 21 del regolamento (UE) n. 600/2014 e dell’implementazione del regime previsto dall’articolo 32 del medesimo regolamento in connessione con l’obbligo di negoziazione su strumenti derivati, nonché per determinare se un’impresa di investimento è un internalizzatore sistematico, la Consob, secondo le modalità e i termini dalla stessa determinati con regolamento, può chiedere informazioni: a) alle sedi di negoziazione; b) ai dispositivi di pubblicazione autorizzati; e c) ai fornitori di un sistema consolidato di pubblicazione.
2. Gli obblighi di pubblicazione imposti dalle disposizioni contenute nei Titoli II e III del regolamento (UE) n. 600/2014 e dalle inerenti norme tecniche di regolamentazione e di attuazione sono assolti dalla Consob attraverso la messa a disposizione dei dati e delle informazioni sul proprio sito internet.
3. Le informazioni necessarie allo svolgimento delle funzioni assegnate alla Banca d’Italia nel presente capo, ottenute ai sensi del comma 1, sono trasmesse dalla Consob alla Banca d’Italia secondo il contenuto, le modalità e i tempi stabiliti nel protocollo di intesa previsto dall’articolo 62-ter, comma
Art. 77 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Provvedimenti di temporanea sospensione degli obblighi di trasparenza post-negoziazione
In vigore dal 01/07/1998
1. Al ricorrere delle condizioni previste dagli articoli 11, paragrafo 2, e 11-bis, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 600/2014 la Consob adotta i provvedimenti di temporanea sospensione degli obblighi di pubblicare le informazioni post-negoziazione stabiliti, dall’articolo 10 del regolamento citato, per gli strumenti finanziari non rappresentativi di capitale.
2. I provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati dal Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia d’intesa con la Consob, relativamente agli obblighi di pubblicazione delle informazioni post-negoziazione riguardanti i titoli di Stato. Gli stessi provvedimenti sono adottati dalla Consob, sentita la Banca d’Italia, relativamente agli obblighi di pubblicazione delle informazioni post-negoziazione riguardanti i titoli obbligazionari privati e pubblici, diversi dai titoli di Stato, nonché i titoli normalmente negoziati sul mercato monetario e gli strumenti finanziari derivati su titoli pubblici, su tassi di interesse e su valute diversi dai derivati negoziati in borsa e dai derivati OTC di cui all’ articolo 8-bis del regolamento (UE) n. 600/2014. (73)
1. L’attestazione di cui all’articolo 60 comprende tre livelli crescenti: stella di bronzo, stella d’argento e stella d’oro.
2. Ciascuna medaglia è raffigurata secondo il disegno approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato.
3. Il contingente annuale di attestazioni è fissato in 10 medaglie d’oro, 25 medaglie d’argento e 50 medaglie di bronzo. articolo precedente articolo successivo
1. In conformità a quanto previsto dagli articoli 7 e 20 del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, la Consob ha il potere di: a) autorizzare il gestore di una sede di negoziazione o un’impresa di investimento che concluda, anche come internalizzatore sistematico, per proprio conto o per conto dei clienti, operazioni in strumenti finanziari, a differire la pubblicazione delle informazioni post-negoziazione sulle operazioni, stabilite dall’articolo 6 del citato regolamento; b) LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 9 FEBBRAIO 2026, N. 28; c) revocare l’autorizzazione concessa ai sensi del presente comma.
2. La Consob disciplina con regolamento il contenuto e le modalità di presentazione della domanda di autorizzazione alla pubblicazione differita.
3. I provvedimenti di cui all’ articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sono adottati dalla Consob, d’intesa con la Banca d’Italia, in relazione agli strumenti del debito sovrano emessi dallo Stato italiano o a loro categorie.
4. Fermo restando l’esercizio da parte della Consob delle funzioni di punto di contatto ai sensi dell’articolo 4 del presente decreto, in caso di consultazione da parte dell’AESFEM ai sensi dell’ articolo 11, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, le autorità nazionali competenti sono la Consob e, relativamente ai titoli di Stato, anche il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia. (73)
Art. 75 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Provvedimenti di temporanea sospensione degli obblighi di trasparenza pre-negoziazione)
In vigore dal 01/07/1998
1. Al ricorrere delle condizioni previste dall’ articolo 9, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 600/2014 la Consob adotta i provvedimenti di temporanea sospensione degli obblighi di pubblicare le informazioni pre-negoziazione stabiliti, dall’articolo 8 del regolamento citato, per gli strumenti finanziari non rappresentativi di capitale.
2. I provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati dal Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia d’intesa con la Consob, relativamente agli obblighi di pubblicazione riguardanti i titoli di Stato. Gli stessi provvedimenti sono adottati dalla Consob, sentita la Banca d’Italia, relativamente agli obblighi di pubblicazione riguardanti i titoli obbligazionari privati e pubblici, diversi dai titoli di Stato, nonché i titoli normalmente negoziati sul mercato monetario e gli strumenti finanziari derivati su titoli pubblici, su tassi di interesse e su valute.
Guida pratica · Lavoro · Previdenza per il lavoratore
In sintesi
Il riscatto della laurea permette di convertire gli anni di studio universitario in contribuzione previdenziale INPS, anticipando il pensionamento o aumentando il futuro assegno. Esiste la versione onerosa ordinaria e quella agevolata (introdotta nel 2019), con costo calcolato sul minimale per i periodi da valutare con il sistema contributivo. La domanda si presenta all’INPS con preventivo gratuito.
Sì, IRPEF; per l’inoccupato fiscalmente a carico, detrazione del 19% per chi lo ha a carico (art. 2, comma 5-bis, D.Lgs. 184/1997)
Pagamento
Unica soluzione o rate mensili (max 120)
Unica soluzione o rate mensili (max 120)
Chi può riscattare la laurea e quali titoli
Possono richiedere il riscatto i lavoratori iscritti alle gestioni INPS (dipendenti, Gestione Separata, artigiani, commercianti) che abbiano conseguito un titolo di studio universitario riconosciuto in Italia. Rientrano: laurea triennale, magistrale, vecchio ordinamento, dottorato di ricerca e, in certi casi, diplomi universitari equipollenti. Gli anni riscattabili corrispondono alla durata legale del corso effettivamente frequentato, non agli anni effettivi impiegati (es.: una laurea magistrale a ciclo unico da 5 anni riscatta 5 anni, non 7 se fuori corso).
La differenza tra riscatto ordinario e agevolato
Il costo del riscatto ordinario dipende dal sistema di calcolo applicabile ai periodi riscattati. Per i periodi retributivi si applicano i coefficienti previsti dall’art. 2, comma 4, D.Lgs. 184/1997; per quelli contributivi si applicano l’aliquota e la retribuzione di riferimento indicate dal comma 5. Il riscatto agevolato, introdotto dal D.L. 4/2019 (“quota 100”), è calcolato applicando l’aliquota contributiva al minimale reddituale INPS (più basso della retribuzione reale), risultando spesso molto meno oneroso. Il criterio agevolato riguarda i periodi da valutare con il sistema contributivo: può quindi interessare anche lavoratori nel regime misto, per tali periodi. Per i periodi precedenti occorre verificare il sistema di calcolo applicabile.
Come richiedere il preventivo e fare domanda
Il primo passo è il preventivo gratuito online sul portale INPS.it (sezione “Riscatto di laurea”), accessibile con SPID o CIE: il simulatore calcola il costo stimato e il beneficio pensionistico atteso. La domanda di riscatto si presenta poi sempre online, allegando la documentazione del titolo di studio (autocertificazione). Il costo può essere pagato in un’unica soluzione o in rate mensili fino a 120 (10 anni), senza interessi.
Deducibilità fiscale e riscatto da parte dei genitori
I versamenti per il riscatto della laurea sono deducibili dall’IRPEF senza limite di importo, come contributi previdenziali obbligatori. Per il figlio inoccupato, non iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza e fiscalmente a carico, il genitore che sostiene l’onere può detrarre dall’imposta il 19% della spesa: non si tratta della deduzione integrale. Il figlio entrerà nel mondo del lavoro con anni di contribuzione già maturati, avvicinando il momento del pensionamento.
Casi pratici
Tizio – riscatto agevolato a 35 anni nel sistema contributivo
Tizio ha 35 anni, ha iniziato a lavorare nel 2012 (sistema contributivo puro) e ha una laurea magistrale quinquennale. Richiede il preventivo INPS per il riscatto agevolato: il costo è calcolato sul minimale INPS e risulta nettamente inferiore al riscatto ordinario. Riscattando 5 anni recupera anticipa il raggiungimento dei requisiti pensionistici di cinque anni.
Caia – genitore riscatta la laurea della figlia
Caia, 58 anni, riscatta la laurea triennale della figlia 27enne ancora non occupata. Se la figlia è fiscalmente a suo carico e non è iscritta ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, Caia detrae dall’imposta il 19% dell’onere sostenuto. La figlia inizierà il primo lavoro con 3 anni di contribuzione già accreditati nella Gestione Separata o nel fondo dipendenti, a seconda della gestione di iscrizione futura.
Sempronio – riscatto ordinario con RAL elevata
Sempronio ha 50 anni, una RAL di 70.000 € e una laurea in ingegneria da 5 anni. Il riscatto ordinario è calcolato sulla sua retribuzione: risulta molto oneroso. Sempronio confronta il costo con il beneficio pensionistico stimato (anticipo di 5 anni) e valuta se le rate mensili in 10 anni sono fiscalmente convenienti grazie alla deduzione IRPEF.
Domande frequenti
Quanti anni posso riscattare con la laurea?
Si possono riscattare gli anni corrispondenti alla durata legale del corso di studi conseguito, non gli anni effettivi impiegati. Per una laurea magistrale quinquennale si riscattano al massimo 5 anni.
Qual è la differenza tra riscatto agevolato e ordinario?
Il riscatto agevolato (D.L. 4/2019) è calcolato sull’aliquota applicata al minimale reddituale INPS, risultando più economico. Si applica ai periodi da valutare con il sistema contributivo, anche per chi ricade nel regime misto. Il riscatto ordinario segue criteri diversi per i periodi retributivi e contributivi: per i primi si applicano i coefficienti previsti dall’art. 2, comma 4, D.Lgs. 184/1997; per i secondi, aliquota e retribuzione di riferimento del comma 5.
Il costo del riscatto è deducibile dalle tasse?
L’onere può essere dedotto dal reddito dell’interessato. Se paga un genitore per un figlio inoccupato, non iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza e fiscalmente a carico, spetta invece la detrazione del 19% della spesa (art. 2, comma 5-bis, D.Lgs. 184/1997).
Posso pagare il riscatto a rate?
Sì. Il costo può essere dilazionato in rate mensili fino a un massimo di 120 (10 anni), senza interessi. Il trattamento fiscale delle rate segue quello dell’onere: deduzione per l’interessato; detrazione del 19% per il familiare che paga per l’inoccupato fiscalmente a carico, alle condizioni dell’art. 2, comma 5-bis, D.Lgs. 184/1997.
Come ottengo il preventivo del costo del riscatto?
Il preventivo è gratuito e si ottiene online sul portale INPS.it, sezione “Riscatto di laurea”, accedendo con SPID o CIE. Il simulatore calcola il costo stimato e il beneficio atteso sull’importo e sulla data della pensione.
Posso riscattare la laurea anche se sono iscritto alla Gestione Separata?
Sì. Il riscatto è disponibile per gli iscritti a tutte le gestioni INPS, inclusa la Gestione Separata. Il costo e il metodo di calcolo dipendono dalla gestione di appartenenza e dal sistema pensionistico applicabile (contributivo puro o misto).
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Che cos’è un PIR: un Piano Individuale di Risparmio è un contenitore fiscale – fondo, gestione patrimoniale o deposito titoli – che gode di un’agevolazione sulle plusvalenze se rispetti i vincoli di legge.
Esenzione, non riduzione: se il PIR rispetta le condizioni previste, i guadagni (plusvalenze e dividendi) maturati all’interno del piano non vengono tassati; l’imposta sostitutiva del 26% non si applica.
Durata minima: per ottenere l’esenzione devi mantenere l’investimento per almeno 5 anni consecutivi; se esci prima, l’agevolazione decade e devi pagare le imposte con gli interessi.
Limite annuo di versamento: la normativa fissa un tetto massimo ai versamenti annui e totali nel piano; superare questi limiti fa perdere l’agevolazione sulla parte eccedente.
Dove indicarlo in dichiarazione: se hai ceduto quote o titoli del PIR rispettando i vincoli, il guadagno è esente e non va indicato nel quadro RT/T; se hai violato i vincoli, la plusvalenza va tassata ordinariamente.
Un solo PIR per persona: non puoi avere più piani contemporaneamente; la legge lo vieta espressamente.
Come funziona l'esenzione fiscale dei PIR
Un Piano Individuale di Risparmio, detto PIR, è uno strumento creato per incentivare il risparmio delle famiglie italiane verso le piccole e medie imprese. In pratica, destini una parte dei tuoi risparmi a fondi o gestioni costruite secondo regole precise, e in cambio ottieni un vantaggio fiscale molto concreto: i guadagni che realizzi all’interno del piano non vengono tassati.
L’agevolazione non è automatica. Perché scatti, devi rispettare due condizioni principali: tenere l’investimento almeno cinque anni senza riscattarlo, e non superare i limiti di versamento annuo e complessivo stabiliti dalla legge. Se soddisfi entrambe le condizioni, plusvalenze e proventi restano completamente esenti dall’imposta sostitutiva del 26% che si applica di norma ai guadagni finanziari.
Sul fronte della dichiarazione dei redditi, la situazione è semplice: se hai rispettato le condizioni, non devi fare nulla – i guadagni esenti non vanno indicati nel quadro RT (Redditi PF) o nel quadro T (730). Se invece hai violato i vincoli, ad esempio uscendo prima dei cinque anni, la plusvalenza diventa tassabile e va dichiarata con le regole ordinarie, versando anche gli interessi sulle imposte non pagate negli anni precedenti.
Attenzione: le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il Redditi PF 2026 non riportano importi numerici specifici sui limiti PIR (massimali di versamento), che sono definiti da altri provvedimenti normativi. I numeri che seguono nella sezione ‘Documenti necessari’ ti guidano su cosa conservare.
PIR: requisiti e conseguenze fiscali
Condizione
Effetto fiscale
Investimento mantenuto almeno 5 anni
Plusvalenze e proventi esenti da imposta sostitutiva
Uscita anticipata prima dei 5 anni
Agevolazione decade; si pagano imposte + interessi
Più di un PIR contemporaneamente
Agevolazione non spetta su nessuno dei due piani
Plusvalenze esenti
Non vanno indicate nel quadro RT/T della dichiarazione
Plusvalenze tassabili (vincoli violati)
Vanno indicate nel quadro RT sezione II-A o quadro T sezione II, aliquota 26%
Esempio pratico
Tizio apre un PIR nel 2020 e ci versa ogni anno la quota consentita. Nel 2025, dopo cinque anni, vende le quote realizzando una plusvalenza di 4.000 euro. Poiché ha rispettato la durata minima e non ha superato i limiti, quella plusvalenza è completamente esente: non paga i 1.040 euro di imposta sostitutiva che avrebbe dovuto versare senza il PIR, e non indica nulla nel quadro T del 730 2026. Caio invece ha un PIR aperto nel 2022 e nel 2024, ceduto tutto per necessità: l’agevolazione è decaduta, deve dichiarare la plusvalenza nel quadro T e versare le imposte con gli interessi per gli anni in cui avrebbe dovuto pagarle.
Documenti necessari
Estratto conto del fondo PIR o rendiconto della gestione patrimoniale PIR
Certificazione dell’intermediario attestante la data di apertura del piano e l’importo versato ogni anno
Documentazione che prova il rispetto dei vincoli di composizione del portafoglio
In caso di uscita anticipata: comunicazione dell’intermediario con calcolo delle imposte e degli interessi dovuti
Dichiarazioni fiscali degli anni precedenti se ci sono minusvalenze da riportare
Tizio esce dal PIR dopo cinque anni e incassa senza tasse
Scenario. Tizio ha investito in un fondo PIR dal 2020 al 2025, rispettando ogni anno i limiti di versamento. A giugno 2025 riscatta tutto e incassa un guadagno.
Come si applica. Poiché ha superato la soglia dei cinque anni, l’intera plusvalenza è esente da imposta sostitutiva. L’intermediario non applica alcuna ritenuta. Tizio non deve compilare nessun rigo del quadro T nel modello 730 2026: il guadagno è fuori dall’imponibile.
In pratica
Controlla la certificazione dell’intermediario: deve attestare che i cinque anni sono stati rispettati.
Non indicare nulla nel quadro T o RT: il guadagno esente non va dichiarato.
Conserva tutta la documentazione per almeno cinque anni: il Fisco può chiedere la prova dei requisiti.
Caio vende le quote del PIR prima dei cinque anni
Scenario. Caio ha aperto un PIR nel 2022. Nel 2025, dopo tre anni, ha bisogno di liquidità e vende tutte le quote realizzando 3.000 euro di guadagno.
Come si applica. Non ha rispettato la durata minima di cinque anni. L’agevolazione decade interamente: quei 3.000 euro diventano una normale plusvalenza finanziaria. L’intermediario applica l’imposta sostitutiva del 26% (780 euro) più gli interessi per gli anni in cui l’agevolazione era stata ‘utilizzata’. Se l’imposta non e’ stata trattenuta automaticamente, Caio deve indicare la plusvalenza nel quadro T sezione II del suo 730 2026.
In pratica
Verifica se l’intermediario ha già trattenuto l’imposta e gli interessi al momento del riscatto.
Se l’imposta non è stata trattenuta, compila il quadro T sezione II del modello 730.
Tieni conto degli interessi dovuti per gli anni in cui l’agevolazione era sospesa: l’importo può essere significativo.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo dichiarare il PIR nel 730 anche se non ho venduto nulla?
No. Finché non vendi o riscatti le quote, non c’è nessun guadagno da dichiarare. Il PIR non figura nella dichiarazione dei redditi finché non si realizza una plusvalenza o un provento.
Posso avere due PIR contemporaneamente?
No, la legge ammette un solo PIR per persona fisica. Se ne hai due aperti nello stesso momento, l’agevolazione non spetta su nessuno dei due per tutto il periodo di compresenza.
Cosa succede se supero il limite annuo di versamento?
La parte versata oltre il limite non rientra nel regime agevolato e i guadagni su quella quota sono tassati normalmente con l’imposta sostitutiva del 26%.
I dividendi incassati dentro il PIR sono esenti?
Sì, se il piano rispetta tutti i requisiti, anche i dividendi e gli interessi percepiti all’interno del PIR sono esenti da imposta.
Se il fondo PIR va in perdita, posso usare quella minusvalenza per compensare altre plusvalenze?
In caso di uscita anticipata, le minusvalenze maturate nel PIR non possono essere usate per compensare plusvalenze fuori dal piano. In caso di rispetto dei vincoli e uscita dopo cinque anni, i risultati negativi restano ‘congelati’ nel piano.
Art. 74 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Esenzioni dai requisiti di trasparenza pre-negoziazione delle sedi di negoziazione
In vigore dal 01/07/1998
1. Fermo restando quanto previsto dal comma 4 e in conformità a quanto previsto dagli articoli 4, paragrafi 1, 4 e 5 e 9, paragrafi 1, 2, 2-bis e 3, del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, la Consob può esentare il gestore di una sede di negoziazione dagli obblighi di pubblicare le informazioni pre-negoziazione stabiliti dagli articoli 3, 8, 8-bis e 8-ter del citato regolamento nonché revocare le esenzioni concesse.
2. La Consob disciplina con regolamento il contenuto e le modalità di presentazione della domanda di esenzione da parte del gestore di una sede di negoziazione.
3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 9 FEBBRAIO 2026, N. 25.
4. I provvedimenti di esenzione dagli obblighi di trasparenza pre-negoziazione sono adottati dalla Consob, d’intesa con la Banca d’Italia, nei confronti dei gestori delle sedi di negoziazione all’ingrosso di titoli di Stato. Gli stessi provvedimenti sono adottati dalla Consob, sentita la Banca d’Italia, nei confronti dei gestori delle sedi di negoziazione all’ingrosso di titoli obbligazionari privati e pubblici, diversi dai titoli di Stato, nonché di titoli normalmente negoziati sul mercato monetario e di strumenti finanziari derivati su titoli pubblici, su tassi di interesse e su valute.
5. Il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia sono informati dalla Consob delle domande di esenzione dagli obblighi di trasparenza pre-negoziazione su titoli di Stato ricevute, nonché dell’adozione dei provvedimenti di esenzione dagli obblighi di trasparenza pre-negoziazione aventi ad oggetto titoli di Stato. (73)
1. La Consob vigila sull’osservanza delle disposizioni di cui ai Titoli II, III e IV del regolamento (UE) n. 600/2014, sugli obblighi di negoziazione previsti dagli articoli 23 e 28 del regolamento (UE) n. 600/2014, nonché sull’accesso non discriminatorio agli indici di riferimento e sull’obbligo di concedere una licenza per gli stessi, secondo quanto previsto dall’articolo 37 del medesimo regolamento, nonché sul rispetto delle inerenti norme tecniche di regolamentazione e di attuazione. A tali fini si avvale dei poteri previsti dagli articoli 62-octies, 62-novies e 62-decies.
R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 gennaio 1982, n. 17. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
Senza pregiudizio delle sanzioni di cui all’articolo 209, i funzionari, impiegati ed agenti civili e militari di ogni ordine e grado dello Stato, ed i funzionari, impiegati ed agenti delle Provincie e dei Comuni o di istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, chi, appartengano anche in qualità di semplice socio ad associazioni, enti od istituti costituiti nel Regno o fuori, ed operanti, anche solo in parte, in modo clandestino od occulto, o i cui soci sono comunque vincolati dal segreto, sono destituiti o rimossi dal grado e dall’impiego o comunque licenziati.
I funzionari, impiegati, agenti civili e militari suddetti, sono tenuti a dichiarare se appartengano anche in qualità di semplici soci ad associazioni, enti ed istituti di qualunque specie costituiti od operanti nel Regno o fuori, al Ministro nel caso di dipendenti dello Stato ed al prefetto della provincia in tutti gli altri casi, qualora ne siano specificatamente richiesti.
I funzionari, impiegati, agenti civili e militari suddetti, che non ottemperino a tale richiesta entro due giorni dalla notificazione, incorrono nella sospensione dallo stipendio per un tempo non inferiore a quindici giorni e non superiore a tre mesi.
Quando siano date scientemente notizie false od incomplete, la sospensione dallo stipendio è non inferiore a sei mesi.
Per l’applicazione delle sanzioni previste in questo articolo si osservano le leggi sullo stato giuridico dei funzionari, degli impiegati e degli agenti
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.