Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 24 L. 91/1992 (abrogato)

    Art. 24 L. 91/1992

    L. 5 febbraio 1992, n. 91 – Nuove norme sulla cittadinanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. Il cittadino italiano, in caso di acquisto o riacquisto di cittadinanza straniera o di opzione per essa, deve darne, entro tre mesi dall’acquisto, riacquisto o opzione, o dal raggiungimento della maggiore età, se successivo, comunicazione mediante dichiarazione all’ufficiale dello stato civile del luogo di residenza, ovvero, se residente all’estero, all’autorità consolare competente.

    2. Le dichiarazioni di cui al comma 1 sono soggette alla medesima disciplina delle dichiarazioni di cui all’articolo 23.

    3. Chiunque non adempia agli obblighi indicati nel comma 1 è assoggettato alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire duecentomila a lire duemilioni.

    Competente all’applicazione della sanzione amministrativa è il prefetto

  • Art. 68 quinquies TUF – (Poteri della Consob e obblighi di collaborazione)

    Art. 68 quinquies TUF – (Poteri della Consob e obblighi di collaborazione)

    Art. 68 quinquies D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Poteri della Consob e obblighi di collaborazione)

    1. Nello svolgimento dei compiti di vigilanza ai sensi della presente sezione, la Consob esercita i poteri previsti dagli articoli 62-octies, 62-novies, 62-decies e può altresì: a) richiedere a chiunque informazioni, notizie, dati o l’esibizione di documenti, in originale o in copia, in relazione all’entità e alla finalità di una posizione o esposizione aperta mediante uno strumento derivato su merci e alle eventuali attività e passività nel mercato sottostante; b) limitare la possibilità di chiunque di concludere un contratto derivato su merci, anche introducendo limiti sull’entità di una posizione che detto soggetto può detenere in ogni momento a norma dell’articolo 68; c) richiedere a chiunque di adottare misure per ridurre l’entità di una posizione o esposizione in strumenti derivati su merci.

    2. La Consob comunica alle autorità competenti degli altri Stati membri le informazioni relative a: a) eventuali richieste di riduzione dell’entità di una posizione o esposizione, ai sensi del comma 1, lettera c); b) eventuali limitazioni alla possibilità delle persone di aprire una posizione in un derivato su merci, ai sensi del comma 1, lettera b).

    2-bis. La notifica, se del caso, include informazioni dettagliate sulla richiesta o sulla domanda, ai sensi del comma 1, lettera a), compresa l’identità della o delle persone cui è stata indirizzata e le ragioni addotte, come pure la portata delle limitazioni introdotte a norma del comma 1, lettera b), compresa la persona interessata, gli strumenti finanziari applicabili, eventuali limiti all’entità delle posizioni che qualsiasi persona può detenere in qualsiasi momento, le eventuali esenzioni concesse ai sensi del comma 2 e le ragioni addotte. La notifica è fatta almeno 24 ore prima dell’entrata in vigore prevista degli interventi o delle misure. In circostanze eccezionali, la notifica può essere effettuata meno di 24 ore prima dell’entrata in vigore della misura quando non sia possibile rispettare tale termine. Se le misure adottate ai sensi del comma 1, lettere b) o c) sono relative a prodotti energetici all’ingrosso, la Consob ne informa anche l’Agenzia per la collaborazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER) istituita a norma del regolamento (CE) n. 713/2009. La Consob invia una notifica in conformità del presente comma anche quando ha intenzione di adottare le misure di cui alle lettere b) e c) del comma

    1. 3. La Consob, a seguito della ricezione di una notifica, da parte di autorità competenti di altri Stati membri, di misure di riduzione dell’entità di una posizione o esposizione o di limitazione alla possibilità delle persone di aprire una posizione in un derivato su merci, può adottare misure in conformità del comma 1, lettere b) o c), quando tali misure sono necessarie per conseguire l’obiettivo dell’autorità competente di altro Stato membro che ha effettuato la notifica.

  • Art. 384 DPR 495/1992 – Casi di impossibilità della contestazione immediata

    Art. 384 DPR 495/1992 – Casi di impossibilità della contestazione immediata

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. I casi di materiale impossibilità della contestazione immediata prevista dall'articolo 201, comma 1, del codice, sono, a titolo esemplificativo, i seguenti: a) impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità; b) attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa; c) sorpasso in curva; d) accertamento di una violazione da parte di un funzionario o di un agente a bordo di un mezzo di pubblico trasporto; e) accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell'illecito in tempo successivo ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia già a distanza dal posto di accertamento o comunque nella impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari; f) accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo.

  • Adozione internazionale nel 730: come dedurre il 50% delle spese

    In sintesi

    • Agevolazione fiscale: il 50% delle spese sostenute per l’adozione internazionale riduce direttamente il reddito imponibile (deduzione, non detrazione).
    • Dove si dichiara: rigo E26 del quadro E, codice onere 21 (‘altri oneri deducibili’).
    • Spese ammesse: quelle sostenute per l’espletamento delle procedure di adozione di minori stranieri, certificate dall’ente autorizzato.
    • Pagamento tracciabile: le spese devono risultare da documentazione idonea rilasciata dall’ente autorizzato alla procedura.
    • Chi può farne uso: entrambi i genitori adottivi, in proporzione alla spesa effettivamente sostenuta da ciascuno.

    Cosa si può dedurre e come funziona

    L’adozione internazionale comporta costi significativi: spese per l’ente autorizzato, traduzioni, pratiche consolari, viaggi, soggiorni nel paese di origine del minore. Lo Stato riconosce un’agevolazione fiscale specifica: il 50% di queste spese può essere dedotto dal reddito complessivo, abbassando così la base su cui si calcola l’IRPEF.

    Si tratta di una deduzione – non di una detrazione. La differenza è importante: la detrazione riduce direttamente l’imposta da pagare, la deduzione invece riduce il reddito su cui l’imposta viene calcolata. Il risparmio effettivo dipende dall’aliquota IRPEF applicata al tuo scaglione di reddito.

    La norma si trova tra gli ‘altri oneri deducibili’ (art. 10 del TUIR): nel 730/2026 va indicata nel rigo E26 con il codice onere 21. Solo la metà delle spese sostenute entra nel calcolo: se hai speso 20.000 euro di procedura, in dichiarazione indichi 10.000 euro.

    Attenzione: la norma riguarda specificamente l’adozione di minori stranieri attraverso le procedure previste dalla legge (L. 184/1983). Le spese devono essere certificate nell’ammontare complessivo dall’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura (art. 3 della L. 476/1998); l’albo degli enti autorizzati è consultabile sul sito della Commissione per le adozioni internazionali. Conserva tutta la documentazione ricevuta dall’ente.

    Secondo le istruzioni del 730/2026, tra le spese deducibili rientrano anche quelle per:

    • l’assistenza ricevuta dagli adottanti;
    • la legalizzazione o la traduzione dei documenti;
    • la richiesta dei visti;
    • i trasferimenti e il soggiorno all’estero;
    • l’eventuale quota associativa, se la procedura è curata da un ente;
    • altre spese documentate finalizzate all’adozione del minore.

    Le spese pagate in valuta estera vanno convertite in euro seguendo le indicazioni delle istruzioni del quadro E, sezione II.

    Riepilogo agevolazione adozione internazionale
    Elemento Dettaglio
    Tipo di agevolazione Deduzione dal reddito complessivo
    Percentuale deducibile 50% delle spese sostenute
    Rigo del 730 E26 (codice onere 21)
    Massimale di spesa Non indicato dalle istruzioni AdE
    Pagamento Documentazione dell'ente autorizzato

    Esempio pratico

    • Tizio e Caia hanno completato nel 2025 una procedura di adozione internazionale, sostenendo complessivamente 24.000 euro di spese certificate dall’ente autorizzato. Ciascuno ha contribuito per 12.000 euro. In dichiarazione, Tizio indica nel rigo E26 (codice 21) la somma di 6.000 euro (50% di 12.000), e lo stesso fa Caia. Chi presta l’assistenza fiscale dedurrà quell’importo dal loro reddito complessivo: se l’aliquota marginale è del 35%, il risparmio d’imposta per ciascuno è di 2.100 euro circa.

    Documenti necessari

    • Documentazione delle spese rilasciata dall’ente autorizzato alla procedura di adozione
    • Ricevute o fatture relative ai costi della procedura (viaggi, soggiorni, atti, traduzioni)
    • Decreto del Tribunale per i minorenni o provvedimento straniero riconosciuto
    • Eventuale dichiarazione dell’ente con indicazione delle spese di competenza di ciascun genitore

    Adozione completata nel 2025: entrambi i coniugi lavoratori

    Scenario. Tizio e Caia hanno adottato un bambino da un paese straniero. La procedura si è conclusa nel 2025. L’ente ha rilasciato documentazione che attesta 18.000 euro di spese totali, sostenute in parti uguali dai due coniugi.

    Come si applica. Ciascuno può dedurre il 50% della propria quota: 9.000 euro × 50% = 4.500 euro. Ognuno indica 4.500 euro nel rigo E26, codice 21. La deduzione riduce il reddito imponibile di 4.500 euro per ciascuno. Con aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale è di circa 1.575 euro a testa.

    In pratica

    • Ogni genitore deduce il 50% della propria quota di spesa, non dell’intera spesa.
    • Se la documentazione è intestata a uno solo, occorre indicare la ripartizione percentuale tra i coniugi.

    Caia è a carico del marito Tizio

    Scenario. Caia non ha redditi propri ed è fiscalmente a carico di Tizio. L’ente ha emesso documentazione per 22.000 euro di spese complessive, pagate interamente da Tizio.

    Come si applica. Tizio può indicare l’intera spesa sostenuta (22.000 euro) e dedurre il 50%, ovvero 11.000 euro, nel proprio rigo E26 codice 21. Il risparmio dipende dalla sua aliquota marginale IRPEF. Caia, non avendo redditi, non può beneficiare della deduzione in proprio.

    In pratica

    • Se uno dei coniugi è a carico, l’intera spesa sostenuta dal coniuge che lavora può essere attribuita a quest’ultimo.
    • Conserva le ricevute e la documentazione dell’ente: potrebbero essere richieste in caso di controllo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    È una detrazione o una deduzione?

    È una deduzione: riduce il reddito su cui si calcola l’IRPEF, non l’imposta direttamente. Il risparmio effettivo dipende quindi dalla tua aliquota IRPEF marginale.

    Quale percentuale delle spese si può dedurre?

    Il 50% delle spese effettivamente sostenute per la procedura di adozione internazionale, certificate dall’ente autorizzato.

    Dove si indica nel 730?

    Nel rigo E26 del quadro E, inserendo il codice onere 21 (‘altri oneri deducibili’).

    Serve la documentazione dell'ente autorizzato?

    Sì. Le spese devono essere certificate dall’ente che ha seguito la procedura. Conserva tutto: fatture, ricevute, dichiarazioni dell’ente.

    Spetta anche se la procedura si è svolta su più anni?

    La deduzione riguarda le spese effettivamente sostenute nel 2025 (anno d’imposta). Se la procedura è iniziata prima ma le spese sono state pagate nel 2025, si deducono nell’anno in cui sono state sostenute.

    I genitori possono dividersi la deduzione?

    Sì, ciascun genitore deduce il 50% della propria quota di spesa sostenuta. Se la spesa è stata sostenuta interamente da uno dei due, questi può dedurre il 50% dell’intero importo.

  • Art. 68 quater TUF – (Notifica dei titolari di posizioni in base alle categorie)

    Art. 68 quater TUF – (Notifica dei titolari di posizioni in base alle categorie)

    Art. 68 quater D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Notifica dei titolari di posizioni in base alle categorie)

    1. Il gestore di una sede di negoziazione nella quale sono negoziati derivati su merci o derivati su quote di emissione pubblica: a) per le sedi di negoziazione dove sono negoziate le opzioni, due relazioni settimanali, una delle quali senza opzioni, indicanti le posizioni aggregate detenute dalle differenti categorie di persone per i differenti derivati su merci o derivati su quote di emissione, negoziati sulla sede di negoziazione, specificando il numero delle posizioni lunghe e corte per tali categorie, le modifiche intervenute rispetto alla relazione precedente, la percentuale del totale delle posizioni aperte rappresentata per ciascuna categoria e il numero di persone che detengono una posizione in ciascuna categoria in conformità al comma 4; b) per le sedi di negoziazione in cui le opzioni non sono negoziate, una relazione settimanale sugli elementi di cui alla lettera a).

    1-bis. Le relazioni di cui al comma 1 sono trasmesse alla Consob e all’AESFEM.

    2. Le Sim e le banche italiane che negoziano derivati su merci o derivati su quote di emissione al di fuori di una sede di negoziazione forniscono all’autorità competente centrale o, qualora non esista un’autorità competente centrale, all’autorità competente della sede in cui i derivati su merci o derivati su quote di emissione sono negoziati, almeno su base giornaliera, una scomposizione completa delle loro posizioni assunte in contratti OTC economicamente equivalenti, nonché di quelle dei loro clienti e dei clienti di detti clienti fino a raggiungere il cliente finale, ai sensi dell’ articolo 26 del regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, e, se del caso, dell’ articolo 8 del regolamento (UE) n. 1227/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011.

    2-bis. I commi 1 e 2 non si applicano ai valori di cui all’articolo 1, comma 1-bis, lettera c), che si riferiscono ad una merce o a un sottostante di cui all’allegato I, sezione C), punto

    10. 3. I membri o partecipanti ai mercati regolamentati e ai sistemi multilaterali di negoziazione e i clienti dei sistemi organizzati di negoziazione comunicano al gestore della sede di negoziazione informazioni dettagliate sulle loro posizioni detenute mediante contratti negoziati nella sede di negoziazione in oggetto, almeno su base giornaliera, comprese le posizioni dei loro clienti, e dei clienti di detti clienti, fino a raggiungere il cliente finale.

    4. La Consob prevede con regolamento: a) i tempi e le modalità di invio da parte del gestore della sede di negoziazione, dei dati disaggregati inerenti alle posizioni di tutte le persone, compresi i membri o partecipanti e i relativi clienti nella sede di negoziazione; b) le modalità di classificazione, da parte dei gestori delle sedi di negoziazione, ai fini dell’informativa da rendere ai sensi del presente articolo, delle persone che detengono posizioni in strumenti derivati su merci ovvero in strumenti derivati su quote di emissione…. (73)

  • Art. 383 DPR 495/1992 – Contestazione – Verbale di accertamento

    Art. 383 DPR 495/1992 – Contestazione – Verbale di accertamento

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. Il verbale deve contenere l'indicazione del giorno, dell'ora e della località nei quali la violazione è avvenuta, delle generalità e della residenza del trasgressore e, ove del caso, l'indicazione del proprietario del veicolo, o del soggetto solidale, degli estremi della patente di guida, del tipo del veicolo e della targa di riconoscimento, la sommaria esposizione del fatto, nonché la citazione della norma violata e le eventuali dichiarazioni delle quali il trasgressore chiede l'inserzione.

    2. L'accertatore deve inoltre fornire al trasgressore ragguagli circa la modalità per addivenire al pagamento in misura ridotta, quando sia consentito, precisando l'ammontare della somma da pagare, i termini del pagamento, l'ufficio o comando presso il quale questo può essere effettuato ed il numero di conto corrente postale o bancario che può eventualmente essere usato a tale scopo. Deve essere indicata l'autorità competente a decidere ove si proponga ricorso.

    3. I verbali devono essere registrati cronologicamente su apposito registro da cui risultano i seguenti dati: numero di registrazione, data e luogo della violazione, norma violata, cognome e nome del trasgressore e del responsabile in solido, tipo e targa del veicolo, esito della procedura sanzionatoria. Il numero di registrazione deve essere progressivo per anno solare.

    4. Il verbale deve in genere essere conforme al modello VI.1 allegato, che fa parte integrante del presente regolamento; se redatto con sistemi meccanizzati o di elaborazione dati, deve riportare le stesse indicazioni contenute nel modello.

  • Art. 210 TULPS – Scioglimento prefettizio di associazioni antistatali (illegittimo)

    Art. 210 TULPS

    R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza

    Salvo quanto è disposto dall'articolo precedente, il prefetto può disporre, con decreto, lo scioglimento delle associazioni, enti o istituti costituiti od operanti nel Regno che svolgono un'attività contraria agli ordinamenti politici costituiti nello Stato.

    Nel decreto può essere ordinata la confisca dei beni sociali.

    Contro il provvedimento del prefetto si può ricorrere al Ministro dell'interno.

    Contro il provvedimento del Ministro non è ammesso ricorso nemmeno per motivi di illegittimità.

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  • Maternita, paternita e congedi del dirigente del terziario: CCNL Manageritalia

    CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia)

    In sintesi

    La dirigente in maternita ha diritto all’astensione obbligatoria di 5 mesi (2 ante partum + 3 post partum) con indennita INPS all’80% della retribuzione media. Il CCNL Manageritalia non prevede integrazione obbligatoria al 100%, salvo accordi aziendali. Il congedo di paternita obbligatorio e di 10 giorni retribuiti al 100%.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Manageritalia
    Ultimo rinnovo
    5 novembre 2025 (Confcommercio-Manageritalia, vigenza 2026-2028)
    Vigenza
    1° gennaio 2026 – 31 dicembre 2028
    Platea
    Dirigenti di aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi

    Tabella riepilogativa

    Maternita e paternita – Dirigente del terziario
    Istituto Durata Indennita
    Astensione obbligatoria maternita 5 mesi (2+3 o flessibile) 80% retribuzione media INPS
    Congedo di paternita obbligatorio 10 giorni da 2 mesi prima a 5 mesi dopo il parto 100% (a carico INPS)
    Congedo parentale madre Fino a 9 mesi (entro 14 anni) 80% per 3 mesi, 30% per restanti
    Congedo parentale padre Fino a 9 mesi (entro 14 anni) 80% per 3 mesi, 30% per restanti
    Protezione dal licenziamento Dalla gravidanza fino a 1 anno di vita del figlio N/A
    Integrazione aziendale Non obbligatoria per legge; possibile da accordo individuale/aziendale Variabile

    Astensione obbligatoria per maternita

    La dirigente in stato di gravidanza ha diritto all’astensione obbligatoria per maternita ai sensi del D.Lgs. 151/2001: normalmente 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo, oppure 1 mese prima e 4 dopo (astensione flessibile), oppure in caso di nascita prematura o di ricovero del neonato.

    Durante il congedo di maternita, l’INPS eroga un’indennita pari all’80% della retribuzione media giornaliera (calcolata sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 12 mesi, non sulla RGA piena). Il CCNL Manageritalia non impone al datore di integrare l’indennita fino alla RGA completa, ma accordi aziendali e contratti individuali possono prevederlo.

    La dirigente e protetta dal licenziamento dalla data di comunicazione dello stato di gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del figlio (art. 54, D.Lgs. 151/2001). Il licenziamento in tale periodo e nullo, salvo giusta causa.

    Congedo di paternita: obbligatorio e facoltativo

    Il congedo obbligatorio di paternita spetta al padre dirigente per 10 giorni lavorativi (art. 27-bis D.Lgs. 151/2001), da fruire da 2 mesi prima a 5 mesi dopo il parto, oppure entro 5 mesi dall’adozione. L’indennita e al 100% della retribuzione, a carico INPS, e computata sulla retribuzione media degli ultimi 12 mesi.

    I giorni di congedo obbligatorio di paternita sono cumulabili con il congedo parentale e non riducono la quota spettante alla madre.

    Congedo parentale: riforma 2022 e diritto alla disconnessione

    La riforma del congedo parentale (D.Lgs. 105/2022) ha elevato al 80% l’indennita per i primi 3 mesi di congedo parentale per ciascun genitore (nei primi 6 anni di vita del figlio), superando la precedente aliquota del 30%.

    Per i periodi eccedenti i 3 mesi, l’indennità torna al 30%: per il periodo massimo complessivo di nove mesi fino ai 14 anni del figlio (art. 34, c. 1 D.Lgs. 151/2001), per gli ulteriori mesi solo con reddito individuale inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione (art. 34, c. 3).

    I dirigenti del terziario possono fruire del congedo parentale in modalita oraria, se previsto dall’accordo aziendale, consentendo una maggiore flessibilita nella gestione del rientro al lavoro.

    Casi pratici

    Tizio – Congedo obbligatorio di paternita e avanzamento carriera
    Tizio, dirigente commerciale, e padre di un neonato. Fruisce dei 10 giorni di congedo obbligatorio di paternita a maggio 2026. L’azienda non puo discriminarlo in sede di avanzamento di carriera o di valutazione delle performance per aver fruito del congedo. La discriminazione per ragioni di paternita e vietata dal D.Lgs. 198/2006 (Codice delle pari opportunita).
    Caia – Maternita e integrazione aziendale
    Caia, dirigente con RGA di 85.000 euro, va in maternita. L’INPS eroga l’indennita sull’80% della retribuzione media previdenziale (poniamo 60.000 euro di base INPS): circa 4.000 euro/mese. La RGA mensile e circa 7.083 euro. Il contratto individuale di Caia prevede l’integrazione aziendale fino al 100% della RGA: l’azienda versa circa 3.083 euro/mese aggiuntivi per i 5 mesi di astensione obbligatoria.
    Sempronio – Congedo parentale e MBO
    Sempronio fruisce di 3 mesi di congedo parentale. L’azienda esclude dal calcolo del MBO annuale i 3 mesi di congedo (pro-rata), riducendo proporzionalmente il bonus. Il D.Lgs. 105/2022 vieta il trattamento sfavorevole per l’esercizio di diritti di congedo: la riduzione pro-rata dell’MBO per il solo periodo di congedo e ammissibile se gli obiettivi sono stati proporzionalmente adeguati; la penalizzazione ulteriore e invece illegittima.

    Domande frequenti

    L'indennita di maternita e al 100% per le dirigenti?
    No, per legge e all’80% della retribuzione media INPS. Il 100% si raggiunge solo se il contratto individuale o l’accordo aziendale prevede un’integrazione da parte del datore. Il CCNL Manageritalia non impone tale integrazione come standard minimo.
    La maternita e protetta anche per le dirigenti?
    Si. Il divieto di licenziamento durante la maternita e fino al primo anno di vita del figlio si applica a tutte le lavoratrici, incluse le dirigenti (art. 54, D.Lgs. 151/2001). Il licenziamento in tale periodo e nullo.
    Il congedo parentale riduce l'anzianita di servizio?
    No. I periodi di congedo parentale sono computati nell’anzianita di servizio ai fini dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro (art. 34, D.Lgs. 151/2001).
    E possibile il rientro part-time dopo la maternita?
    Il CCNL Manageritalia non prevede un diritto automatico al part-time al rientro dalla maternita. Il diritto al part-time temporaneo post-maternita e riconosciuto dalla L. 53/2000 e dal D.Lgs. 151/2001 solo nelle aziende che applicano contratti collettivi che lo prevedono. In assenza di tale previsione, il rientro e a tempo pieno, salvo accordo individuale.
    Il padre dirigente puo fruire del congedo parentale se la madre non lavora?
    Si. Il congedo parentale del padre e un diritto autonomo, non condizionato all’occupazione della madre (salvo per la quota aggiuntiva facoltativa legata alla rinuncia materna). Se la madre non lavora, il padre puo comunque fruire della propria quota di congedo parentale.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimo contrattuale, indennita supplementare, CCNL Manageritalia 2026, CCNL Manageritalia 2026, calcolo, destinazione e anticipo e guida per il dirigente del terziario.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 68 bis TUF – (Controlli del gestore della sede di negoziazione sulle posizioni in strumenti derivati su merci e strumenti derivati sulle quote di emissione)

    Art. 68 bis TUF – (Controlli del gestore della sede di negoziazione sulle posizioni in strumenti derivati su merci e strumenti derivati sulle quote di emissione)

    Art. 68 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Controlli del gestore della sede di negoziazione sulle posizioni in strumenti derivati su merci e strumenti derivati sulle quote di emissione)

    1. Il gestore di una sede di negoziazione che negozia derivati su merci o derivati sulle quote di emissione si dota di un sistema di controlli sulla gestione delle posizioni che gli consenta di: a) controllare le posizioni aperte delle persone; b) ottenere dalle persone informazioni, compresa tutta la documentazione pertinente, circa l’entità e la finalità di una posizione o esposizione assunta, informazioni sui titolari effettivi o sottostanti, eventuali misure concertate e eventuali attività o passività nel mercato sottostante, comprese, se del caso, le posizioni detenute in derivati su quote di emissione o le posizioni detenute in derivati su merci aventi lo stesso sottostante e le stesse caratteristiche in altre sedi di negoziazione e in contratti EEOTC tramite i membri e i partecipanti; c) imporre a una persona di chiudere o ridurre una posizione in via temporanea o permanente e di adottare unilateralmente misure per assicurare la chiusura o la riduzione della posizione nel caso in cui la persona non ottemperi; e d) esigere che la persona reimmetta temporaneamente liquidità nel mercato a un prezzo e un volume convenuti, con l’esplicito intento di lenire gli effetti di una posizione elevata o dominante. (73)

  • Art. 68 TUF – Limiti alle posizioni in strumenti derivati su merci

    Art. 68 TUF – Limiti alle posizioni in strumenti derivati su merci

    Art. 68 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Limiti alle posizioni in strumenti derivati su merci

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Al fine di prevenire abusi di mercato e favorire condizioni ordinate di formazione dei prezzi e di regolamento delle operazioni, la Consob stabilisce e vigila sull’applicazione dei limiti di posizione sull’entità di una posizione netta che può essere detenuta da una persona in qualsiasi momento in derivati su merci agricole e derivati critici o significativi su merci negoziati in sedi di negoziazione, e in contratti negoziati fuori listino economicamente equivalenti (EEOTC), secondo quanto previsto con proprio regolamento, conformemente alla metodologia di calcolo determinata dall’AESFEM a norma dell’ articolo 57, paragrafo 3, della direttiva 2014/65/UE. I derivati su merci sono considerati critici o significativi quando la somma di tutte le posizioni nette dei detentori di posizioni finali costituisce la dimensione delle loro posizioni aperte ed è pari a un minimo di 300.000 lotti in media su un periodo di un anno.

    2. I limiti di posizione di cui al comma 1 non si applicano con riferimento a: a) posizioni detenute da entità non finanziarie, o per conto delle stesse, di cui è oggettivamente possibile misurare la capacità di ridurre i rischi direttamente legati all’attività commerciale di tali entità non finanziarie; b) posizioni detenute da entità finanziarie, o per conto delle stesse, appartenenti ad un gruppo prevalentemente commerciale che agisce per conto di un’entità non finanziaria del gruppo prevalentemente commerciale, quando è oggettivamente possibile misurare la capacità di tali posizioni di ridurre i rischi direttamente legati all’attività commerciale di tale entità non finanziaria; c) posizioni detenute da controparti finanziarie e non finanziarie che sono oggettivamente misurabili come derivanti da operazioni concluse per ottemperare all’obbligo di fornire liquidità a una sede di negoziazione ai sensi dell’ articolo 2, paragrafo 4, quarto comma, lettera c), della direttiva 2014/65/UE; d) valori mobiliari di cui all’articolo 1, comma 1-bis, lettera c), che si riferiscono ad una merce o a un sottostante di cui all’allegato I, sezione C), punto

    10.

    2-bis. La Consob, in conformità alle norme tecniche di regolamentazione definite dall’AESFEM, approva le richieste di esenzione dall’applicazione dei limiti di posizione presentate ai sensi del comma 2, lettere a), b) e c).

    3. La Consob comunica all’AESFEM i limiti di posizione che intende stabilire al fine di ricevere il parere dell’autorità in merito alla compatibilità dei limiti di posizione con le finalità enunciate al comma 1 e con la metodologia di calcolo determinata dall’AESFEM. Se necessario la Consob modifica i limiti di posizione in conformità al parere dell’AESFEM o fornisce a quest’ultima le ragioni per cui non ritiene necessario modificarli, rendendo pubbliche tempestivamente le motivazioni di tale decisione sul proprio sito internet.

    4. Qualora siano negoziati quantitativi ingenti di derivati su merci agricole aventi lo stesso sottostante e le stesse caratteristiche o derivati su merci critici o significativi aventi lo stesso sottostante e le stesse caratteristiche presso sedi di negoziazione di più Stati membri, la Consob, nel caso in cui sia l’autorità competente della sede in cui è negoziato il quantitativo più elevato (autorità competente centrale) stabilisce, secondo quanto previsto con il regolamento di cui al comma 1, il limite di posizione unico da applicare a tutte le negoziazioni relative a tale derivato. In tale caso, la Consob consulta le autorità competenti di altre sedi in cui tali derivati su merci agricole sono negoziati in un ingente quantitativo o in cui sono negoziati derivati su merci critici o significativi, in merito al limite di posizione unico da applicare e all’eventuale riesame di tale limite.

    5. A seguito di ricezione, da parte della Consob, della comunicazione di un’autorità competente centrale, dei limiti di posizione applicabili ad un derivato su merci critico o significativo o ad un derivato su merci agricole negoziato per quantitativi ingenti in sedi di negoziazione soggette alla sua vigilanza, la Consob, in caso di disaccordo, espone per iscritto le ragioni complete e dettagliate per cui non considera soddisfatti i requisiti enunciati al comma

    1.

    6. La Consob conclude accordi di cooperazione con le altre autorità competenti delle sedi in cui sono negoziati derivati su merci agricole aventi lo stesso sottostante e le stesse caratteristiche in un ingente quantitativo, derivati su merci critici o significativi aventi lo stesso sottostante e le stesse caratteristiche negoziati su una sede soggetta alla sua vigilanza, e con le autorità competenti dei titolari di posizioni in tali strumenti derivati, al fine di prevedere lo scambio reciproco di dati pertinenti e al fine di verificare e far rispettare il limite di posizione unico.

    7. In casi eccezionali, la Consob può imporre limiti più restrittivi di quelli adottati a norma del comma 1 che siano debitamente giustificati e proporzionati, tenendo conto della liquidità e dell’ordinato funzionamento del mercato specifico. La decisione di imporre limiti di posizione più restrittivi è valida per un periodo che non può superare i sei mesi a decorrere dalla data della relativa pubblicazione sul sito internet della Consob e può essere prorogata di sei mesi in sei mesi, se continuano a sussistere i motivi che hanno determinato la restrizione. In assenza di una proroga espressa, al decorrere del periodo di sei mesi i limiti più restrittivi decadono automaticamente.

    8. La Consob pubblica sul proprio sito internet le decisioni adottate ai sensi del comma 7, incluse informazioni sui limiti di posizione più restrittivi e le comunica all’AESFEM, unitamente alle ragioni che hanno portato all’adozione delle decisioni medesime affinchè tale autorità possa pronunciarsi sulla necessità dei limiti di posizione più restrittivi alla luce dell’eccezionalità del caso. Qualora la Consob imponga limiti in contrasto con il parere dell’AESFEM, pubblica immediatamente sul proprio sito internet una comunicazione in cui spiega le ragioni che l’hanno indotta a prendere tale decisione. (73)

  • Art. 42 D.Lgs. 148/2015 – Disposizioni relative a trattamenti straordinari di integrazione salariale a seguito di accordi già stipulati

    Art. 42 D.Lgs. 148/2015 – Disposizioni relative a trattamenti straordinari di integrazione salariale a seguito di accordi già stipulati

    Riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148)

    1. I trattamenti straordinari di integrazione salariale conseguenti a procedure di consultazione sindacale già concluse alla data di entrata in vigore del presente decreto, mantengono la durata prevista, nei limiti di cui alle disposizioni di legge vigenti alla data delle stesse.

    2. I trattamenti di cui al comma 1 riguardanti periodi successivi all’entrata in vigore del presente decreto si computano ai fini della durata massima di cui all’articolo 4.

    3. Per gli accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa entro il 31 luglio 2015, riguardanti casi di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale che comportino notevoli ricadute occupazionali, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico territoriale, e il cui piano industriale abbia previsto l’utilizzo di trattamenti straordinari di integrazione salariale oltre i limiti previsti dagli articoli 4, comma 1, e 22, commi 1, 3 e 4, su domanda di una delle parti firmatarie dell’accordo, da inoltrare entro 30 giorni dall’adozione del decreto di cui al comma 5, ed entro il limite di spesa di 90 milioni di euro per l’anno 2017 e di 100 milioni di euro per l’anno 2018 ed entro il limite di spesa di cui al comma 5, primo periodo,, può essere autorizzata, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, la prosecuzione dei trattamenti di integrazione salariale per la durata e alle condizioni certificate dalla commissione di cui al comma 4.

    4. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituita una commissione composta da quattro membri, rispettivamente nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministro dello sviluppo economico e dal Ministro dell’economia e delle finanze. La commissione, presieduta dal membro nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, certifica l’ammissibilità delle domande di cui al comma 3, la durata dei trattamenti di integrazione salariale previsti negli accordi, il numero dei lavoratori e l’ammontare delle ore integrabili, in relazione al piano industriale e di riassorbimento occupazionale dei lavoratori previsto negli accordi. Alle attività e al funzionamento della commissione si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai componenti della commissione non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso spese o emolumento comunque denominato. 4-bis. Per gli accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa entro il 31 luglio 2015 riguardanti casi di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale, che comportino notevoli ricadute occupazionali, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico territoriale, e il cui piano industriale abbia previsto l’utilizzo del contratto di solidarietà, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, può, altresì, essere concessa, su domanda, la reiterazione della misura di cui all’ articolo 6, comma 4, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, per la durata stabilita dalla commissione di cui al comma 4 e, comunque, nel limite massimo di ventiquattro mesi. Il beneficio di cui al presente comma è riconosciuto entro il limite di spesa di cui al comma 5, primo periodo, e non trova applicazione il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 14 settembre 2015, n. 17981.

    5. Ai fini di cui ai commi 3 e 4-bis il Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’ articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009 è incrementato di 90 milioni di euro per l’anno 2017 e di 100 milioni di euro per l’anno 2018 che costituiscono il limite di spesa complessivo per ciascuno degli anni considerati ai fini del riconoscimento dei benefici di cui ai commi 3 e 4-bis secondo i criteri definiti con il decreto di cui al terzo periodo. Ai fini del monitoraggio della relativa spesa, i decreti di cui ai commi 3 e 4-bis sono trasmessi al Ministero dell’economia e delle finanze. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione, sono definiti i criteri per l’applicazione dei commi 3, 4 e 4-bis ivi inclusa la possibilità di rideterminazione dei benefici previsti dai commi 3 e 4-bis al fine del rispetto del complessivo limite di spesa di cui al primo periodo. Conseguentemente non trovano applicazione le misure attuative relative all’utilizzo del limite di spesa di cui al comma 3 emanate ai sensi della disciplina vigente prima dell’entrata in vigore della presente disposizione. Agli oneri derivanti dal presente comma pari a 90 milioni di euro per l’anno 2017 e a 100 milioni di euro per l’anno 2018 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’ articolo 1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come rifinanziato dall’articolo 42. articolo precedente articolo successivo

  • Art. 67 ter TUF – Negoziazione algoritmica, accesso elettronico diretto, partecipazio…

    Art. 67 ter TUF – Negoziazione algoritmica, accesso elettronico diretto, partecipazio…

    Art. 67 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Negoziazione algoritmica, accesso elettronico diretto, partecipazione a controparti centrali

    1. Le Sim e le banche italiane che svolgono negoziazione algoritmica: a) pongono in essere controlli dei sistemi e del rischio efficaci e idonei alla luce dell’attività esercitata sulle sedi di negoziazione, volti a garantire che i propri sistemi di negoziazione algoritmica siano resilienti e dispongano di sufficiente capacità, siano soggetti a soglie e limiti di negoziazione appropriati, impediscano di inviare ordini erronei o comunque recare pregiudizio all’ordinato svolgimento delle negoziazioni; b) pongono in essere controlli efficaci dei sistemi e del rischio per garantire che i sistemi di negoziazione algoritmica non possano essere utilizzati per finalità contrarie al regolamento (UE) n. 596/2014 o alle regole della sede di negoziazione; c) dispongono di meccanismi efficaci di continuità operativa per rimediare a malfunzionamenti dei sistemi di negoziazione algoritmica e provvedono affinchè i loro sistemi siano soggetti a verifica e monitoraggio in modo adeguato per garantirne la conformità ai requisiti del presente comma.

    2. Le Sim e le banche italiane che effettuano negoziazioni algoritmiche lo notificano alla Consob e, se diversa, all’autorità competente dello Stato membro della sede di negoziazione in cui effettuano la negoziazione algoritmica quali membri o partecipanti o clienti della sede di negoziazione. La notifica è altresì effettuata alla Banca d’Italia per le sedi di negoziazione all’ingrosso di titoli di Stato.

    3. Ferme restando le competenze di vigilanza prudenziale della Banca d’Italia, la Consob vigila sul rispetto dei requisiti previsti nel presente articolo da parte di Sim e banche italiane che svolgono negoziazione algoritmica. A tale fine la Consob può chiedere, su base regolare o ad hoc, ai soggetti sopra indicati: a) una descrizione della natura delle strategie di negoziazione algoritmica; b) i dettagli sui parametri o sui limiti di negoziazione a cui il sistema è soggetto; c) i controlli di conformità e di rischio attuati per assicurare che le condizioni stabilite al comma 1 siano soddisfatte; d) i dettagli sulla verifica dei sistemi; e) ulteriori informazioni sulla negoziazione algoritmica effettuata e sui sistemi utilizzati.

    4. La Consob comunica alla Banca d’Italia le informazioni che riceve ai sensi del comma 3 o dall’autorità competente dello Stato membro d’origine della banca UE o dell’impresa di investimento UE, quando dette informazioni si riferiscono a membri o partecipanti o clienti che effettuano negoziazione algoritmica nelle sedi di negoziazioni all’ingrosso di titoli di Stato.

    5. Le Sim e le banche italiane possono fornire accesso elettronico diretto a una sede di negoziazione a condizione che esse pongano in essere efficaci controlli dei sistemi e del rischio.

    6. La Consob, sentita la Banca d’Italia, disciplina con regolamento: a) gli obblighi di registrazione cui sono tenuti i soggetti di cui al comma 1 che pongono in essere tecniche di negoziazione algoritmica; b) le condizioni in base alle quali le Sim e le banche italiane possono fornire accesso elettronico diretto a una sede di negoziazione e le caratteristiche dei controlli di conformità e di rischio attuati per assicurare che le condizioni stabilite al comma 1 siano soddisfatte; c) gli obblighi di notifica, di informazione e di registrazione cui sono tenuti le Sim e le banche italiane che forniscono un accesso elettronico diretto a una sede di negoziazione; d) gli obblighi delle Sim e delle banche italiane che effettuano negoziazione algoritmica per perseguire una strategia di market making.

    7. La Consob, su richiesta dell’autorità competente della sede di negoziazione di un altro Stato membro nella quale una Sim o una banca italiana svolgono negoziazione algoritmica o forniscono accesso elettronico diretto, comunica tempestivamente alla stessa le informazioni ricevute ai sensi del comma

    3. 8. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche: a) ai membri o partecipanti di mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione che non sono tenuti a essere autorizzati a norma dell’articolo 4-terdecies, comma 1, lettere a), e), g), i) e l) o che sono gestori di Oicr, Sicav o Sicaf; b) alle imprese di paesi terzi autorizzate all’esercizio dei servizi o attività di negoziazione per conto proprio o di esecuzione di ordini per conto dei clienti ai sensi degli articoli 28 e 29-ter, nonché agli operatori del paese non UE che accedono alla sede di negoziazione che ha ottenuto l’autorizzazione o il nulla-osta ai sensi degli articoli 26, comma 6, 29, comma 3, o 70, comma 2..

    8-bis. La Consob detta con regolamento i requisiti di cui al comma 6 applicabili ai soggetti di cui al comma 8 quando effettuano negoziazione algoritmica e/o forniscono accesso elettronico diretto a una sede di negoziazione.

    9. Le Sim e le banche italiane e le imprese di paesi terzi autorizzate all’esercizio dei servizi e attività di investimento, con o senza servizi accessori, ai sensi degli articoli 28 e 29-ter, che agiscono in qualità di partecipanti alle controparti centrali per conto di propri clienti: a) pongono in essere controlli e sistemi efficaci per garantire che possano fruire dei servizi di compensazione solo persone idonee e che a tali persone siano imposti requisiti appropriati per ridurre i rischi per la Sim o per la banca e per il mercato; b) assicurano che vi sia un accordo scritto vincolante tra gli stessi e la persona per la quale agiscono per quanto riguarda i diritti e gli obblighi essenziali derivanti dalla prestazione del servizio. (73)

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