Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 143 TUF – Responsabilità

    Art. 143 TUF – Responsabilità

    Art. 143 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Responsabilità

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Le informazioni contenute nel prospetto o nel modulo di delega e quelle eventualmente diffuse nel corso della sollecitazione… devono essere idonee a consentire all’azionista di assumere una decisione consapevole; dell’idoneità risponde il promotore.

    2. Il promotore è responsabile della completezza delle informazioni diffuse nel corso della sollecitazione.

    3. Nei giudizi di risarcimento dei danni derivanti da violazione delle disposizioni della presente sezione e della relative norme regolamentari spetta al promotore l’onere della prova di avere agito con la diligenza richiesta.

  • Art. 250 TUEL – Gestione del bilancio durante la procedura di risanamento

    Art. 250 TUEL – Articolo 250

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Dalla data di deliberazione del dissesto finanziario e sino alla data di approvazione dell’ipotesi di bilancio riequilibrato di cui all’articolo 261 l’ente locale non può impegnare per ciascun intervento somme complessivamente superiori a quelle definitivamente previste nell’ultimo bilancio approvato con riferimento all’esercizio in corso, , comunque nei limiti delle entrate accertate. I relativi pagamenti in conto competenza non possono mensilmente superare un dodicesimo delle rispettive somme impegnabili, con esclusione delle spese non suscettibili di pagamento frazionato in dodicesimi. L’ente applica principi di buona amministrazione al fine di non aggravare la posizione debitoria e mantenere la coerenza con l’ipotesi di bilancio riequilibrato predisposta dallo stesso. 83

    2. Per le spese disposte dalla legge e per quelle relative ai servizi locali indispensabili, nei casi in cui nell’ultimo bilancio approvato mancano del tutto gli stanziamenti ovvero gli stessi sono previsti per importi insufficienti, il consiglio o la giunta con i poteri del primo, salvo ratifica, individua con deliberazione le spese da finanziare, con gli interventi relativi, motiva nel dettaglio le ragioni per le quali mancano o sono insufficienti gli stanziamenti nell’ultimo bilancio approvato e determina le fonti di finanziamento. Sulla base di tali deliberazioni possono essere assunti gli impegni corrispondenti. Le deliberazioni, da sottoporre all’esame dell’organo regionale di controllo, sono notificate al tesoriere.

  • Art. 142 TUF – Delega di voto

    Art. 142 TUF – Delega di voto

    Art. 142 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Delega di voto

    In vigore dal 01/07/1998

    1. La delega di voto è sottoscritta dal delegante, è revocabile e può essere conferita soltanto per singole assemblee già convocate, con effetto per le eventuali convocazioni successive; essa non può essere rilasciata in bianco e indica la data, il nome del delegato e le istruzioni di voto.

    2. La delega può essere conferita anche solo per alcune delle proposte di voto indicate nel modulo di delega o solo per alcune materie all’ordine del giorno. Il rappresentante è tenuto a votare per conto del delegante anche sulle materie iscritte all’ordine del giorno, sulle quali abbia ricevuto istruzioni, non oggetto della sollecitazione. Le azioni per le quali è stata conferita la delega, anche parziale, sono computate ai fini della regolare costituzione dell’assemblea.

  • Riforma Fornero dell’articolo 18: le quattro tutele contro il licenziamento

    Prima del 2012 l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) prevedeva una sola conseguenza per il licenziamento illegittimo nelle aziende sopra i 15 dipendenti: la reintegrazione nel posto di lavoro con risarcimento integrale. La Legge Fornero (L. 92/2012) ha smontato questo meccanismo unico e lo ha sostituito con un sistema a quattro livelli di tutela, graduati in base al tipo di vizio del licenziamento. Capire questa scala resta essenziale, perche continua ad applicarsi ai lavoratori assunti fino al 6 marzo 2015.

    Da una tutela unica a quattro regimi

    L’idea della riforma e semplice nella premessa ma complessa negli effetti: non tutti i licenziamenti illegittimi sono uguali, quindi non tutti devono portare alla reintegra. La Fornero, riscrivendo l’art. 18 attraverso l’art. 1, commi 37 e seguenti, della L. 92/2012, ha distinto le conseguenze a seconda che il licenziamento sia discriminatorio o nullo, privo di giustificazione nel merito oppure affetto solo da vizi formali o procedurali. Ne sono derivati quattro possibili esiti, da leggere come una scala che va dalla tutela piu forte (il rientro in azienda) a quella piu lieve (una somma di denaro contenuta).

    Il senso politico-giuridico dell’operazione era ridurre la cosiddetta «rigidita in uscita» del rapporto di lavoro: rendere cioe piu prevedibile, per il datore, il costo di un licenziamento sbagliato. La reintegra, da regola generale, e diventata l’eccezione riservata ai casi piu gravi.

    1. Tutela reintegratoria piena

    E la tutela piu forte e si applica ai casi piu gravi: licenziamento discriminatorio (art. 15 dello Statuto e normativa antidiscriminazione), nullo (per esempio intimato in forma orale, oppure durante il periodo di maternita protetto) o riconducibile a un motivo illecito determinante. In queste ipotesi il giudice ordina la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento di un’indennita risarcitoria commisurata alle retribuzioni perdute dal licenziamento all’effettiva reintegra, con un minimo garantito. Questa tutela prescinde dal numero di dipendenti dell’azienda: vale anche nelle micro-imprese, perche colpisce vizi che l’ordinamento considera intollerabili a prescindere dalle dimensioni.

    2. Tutela reintegratoria attenuata

    Si applica quando il licenziamento disciplinare o per giustificato motivo soggettivo e infondato nei casi piu evidenti, ad esempio quando il fatto contestato non sussiste oppure rientra tra le condotte punibili con una semplice sanzione conservativa secondo il contratto collettivo. Qui il lavoratore viene reintegrato, ma il risarcimento e limitato (con un tetto massimo di mensilita): per questo si parla di tutela «attenuata» rispetto a quella piena. La giurisprudenza di legittimita ha chiarito che cio che conta e l’insussistenza del fatto materiale, non la sua diversa qualificazione giuridica: se il fatto e avvenuto ma il datore lo ha valutato troppo severamente, di regola si scende alla tutela indennitaria.

    3. Tutela indennitaria forte

    Quando il licenziamento per giustificato motivo (oggettivo o soggettivo) o per giusta causa risulta illegittimo ma non rientra nei casi piu gravi, non si torna in azienda: spetta solo un’indennita economica, di importo compreso in una forbice di mensilita determinata dal giudice in base all’anzianita e ad altri criteri. E la tutela «indennitaria forte», quella che ha segnato il vero cambio di passo rispetto al passato: il posto di lavoro non viene restituito, il rapporto si considera risolto e la lesione viene monetizzata.

    4. Tutela indennitaria ridotta

    Infine, se il licenziamento e viziato solo sul piano formale o procedurale (per esempio per difetti nella motivazione o nella procedura disciplinare dell’art. 7 dello Statuto), pur essendo sostanzialmente giustificato nel merito, al lavoratore spetta un’indennita di importo piu contenuto. E la tutela piu lieve della scala: sanziona l’errore di forma senza rimettere in discussione la legittimita sostanziale del recesso.

    La scala delle quattro tutele a colpo d’occhio

    Tutela Quando si applica Esito
    Reintegratoria piena Discriminatorio, nullo, orale, motivo illecito Rientro + risarcimento integrale (qualsiasi dimensione)
    Reintegratoria attenuata Fatto insussistente o punibile con sanzione conservativa Rientro + indennita con tetto massimo
    Indennitaria forte Giustificato motivo/giusta causa illegittimi, casi non gravi Solo indennita entro una forbice di mensilita
    Indennitaria ridotta Solo vizi formali o procedurali Indennita ridotta, nessun rientro

    Cosa e cambiato con le tutele crescenti

    Il sistema Fornero a quattro livelli si applica oggi ai lavoratori assunti fino al 6 marzo 2015. Per chi e stato assunto dal 7 marzo 2015 e invece intervenuto il Jobs Act con il D.Lgs. 23/2015, che ha introdotto il contratto a tutele crescenti: la reintegra e stata ulteriormente ristretta (in pratica confinata ai licenziamenti nulli, discriminatori e ai disciplinari con insussistenza del fatto materiale) e l’indennita era originariamente agganciata in modo rigido all’anzianita di servizio. Convivono quindi due regimi diversi a seconda della data di assunzione, spesso anche all’interno della stessa azienda.

    Su quel meccanismo rigido e intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza n. 194/2018, che ha dichiarato illegittimo l’art. 3, comma 1, del D.Lgs. 23/2015 nella parte in cui determinava l’indennita in misura fissa pari a due mensilita per ogni anno di servizio. La Consulta ha restituito al giudice la discrezionalita valutativa: l’anzianita resta un criterio, ma non l’unico, e l’importo va modulato anche su altri elementi del caso concreto. E la pronuncia che ha avvicinato, sul piano dell’indennita, il regime delle tutele crescenti a quello indennitario della Fornero.

    Spunti pratici

    • Verifica prima la data di assunzione. E lo spartiacque: fino al 6 marzo 2015 si ragiona sull’art. 18 a quattro tutele; dal 7 marzo 2015 sul D.Lgs. 23/2015.
    • Distingui il vizio. Discriminatorio o nullo, oppure insussistenza del fatto, aprono la strada alla reintegra; un eccesso di severita o un vizio di forma, di norma, solo all’indennita.
    • Conta le dimensioni dell’azienda per le tutele diverse da quella piena: sotto le soglie dello Statuto operano regimi generalmente solo indennitari.
    • Rispetta i termini di impugnazione del licenziamento (impugnazione stragiudiziale e successivo deposito del ricorso): la decadenza fa perdere ogni tutela, qualunque sia il vizio.

    Esempio. Tizio, assunto nel 2010 in un’azienda con 40 dipendenti, viene licenziato per un fatto disciplinare che il giudice accerta non essere mai avvenuto: opera la reintegra attenuata (rientro + indennita con tetto). Caio, assunto nel 2012, riceve un licenziamento per giustificato motivo oggettivo poi ritenuto infondato ma non pretestuoso: scatta la tutela indennitaria forte, niente rientro. Sempronio, assunto nel 2018, e quindi soggetto alle tutele crescenti: per lui l’indennita sara liquidata dal giudice secondo i criteri ridefiniti dalla Corte costituzionale, non piu in misura automatica.

    Errori frequenti

    • Pensare che la Fornero abbia abolito la reintegra: e diventata l’eccezione, non e sparita.
    • Confondere insussistenza del fatto (reintegra) con sproporzione della sanzione (di regola indennita).
    • Credere che il regime dipenda dalla data del licenziamento: dipende dalla data di assunzione.

    Articoli di legge e risorse da consultare

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalita divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un consulente del lavoro o a un avvocato giuslavorista.

  • 730 o Redditi PF: quale modello devi usare

    In sintesi

    • Il Modello 730 è riservato a dipendenti, pensionati e assimilati: il rimborso arriva direttamente in busta paga o nella rata di pensione, generalmente da luglio.
    • Il Modello Redditi PF è obbligatorio per chi ha redditi d’impresa, partita IVA, redditi esteri non coperti dal quadro W, o per i non residenti in Italia.
    • Chi non ha un sostituto d’imposta può comunque usare il 730, ma il rimborso arriva dall’Agenzia delle Entrate (non dalla busta paga) e i debiti si pagano con F24.
    • Con il 730 precompilato non si effettuano controlli documentali sugli oneri già comunicati all’Agenzia, se la dichiarazione viene accettata senza modifiche.
    • La scadenza è la stessa per entrambi: 30 settembre per il 730, e per il Redditi PF presentato telematicamente.
    • Il modello 730 non permette il calcolo e il pagamento delle imposte tramite F24 in modo autonomo: è il sostituto d’imposta (o l’Agenzia) a gestire i conguagli.

    Come scegliere il modello giusto per la tua dichiarazione

    Ogni anno milioni di contribuenti si chiedono la stessa cosa: devo fare il 730 o il Modello Redditi? La risposta non è libera – dipende dal tipo di redditi che hai avuto nel 2025 e dalla tua situazione lavorativa.

    Il Modello 730 è pensato per chi ha redditi ‘semplici’: lavoro dipendente, pensione, redditi da fabbricati, alcuni redditi di capitale. Il vantaggio principale è la comodità: non devi fare calcoli, il rimborso arriva in busta paga già da luglio (per i pensionati da agosto o settembre), e se devi pagare qualcosa viene trattenuto dalla retribuzione a rate.

    Il Modello Redditi PF (ex UNICO) è invece obbligatorio per chi ha una partita IVA, redditi d’impresa, redditi provenienti dall’estero non gestibili con il 730, o per chi non è residente in Italia nel 2025 o nel 2026. Con questo modello gestisci tutto in autonomia: calcoli le imposte, paghi con F24 entro le scadenze.

    Se ti trovi in una situazione di confine – per esempio sei un dipendente ma hai anche un piccolo affitto all’estero – è importante sapere dove cade il confine, perché usare il modello sbagliato può portare a dichiarazioni incomplete.

    Modello 730 vs Redditi PF: confronto pratico
    Aspetto Modello 730 Modello Redditi PF
    Chi può usarlo Dipendenti, pensionati, assimilati; anche senza sostituto d'imposta Tutti; obbligatorio per P.IVA, imprenditori, non residenti
    Rimborso In busta paga o pensione da luglio (o da agosto/settembre per pensionati) Dall'Agenzia delle Entrate tramite bonifico su IBAN comunicato
    Pagamento debiti Trattenuto dalla retribuzione/pensione (anche a rate) Con modello F24 entro le scadenze (giugno/luglio, novembre per acconti)
    Redditi d'impresa o P.IVA Non ammessi: obbligo di usare Redditi PF Ammessi e obbligatori
    Redditi esteri Solo quadro W (IVAFE/IVIE/cripto): per altri redditi esteri serve Redditi PF Tutti i redditi esteri dichiarabili
    Scadenza presentazione 30 settembre (al sostituto, CAF o professionista) 30 settembre (telematicamente all'Agenzia)
    Calcolo imposte Lo fa chi presta assistenza fiscale (CAF, sostituto, professionista) Lo fa il contribuente (o il commercialista)

    Esempio pratico

    • Tizio è un dipendente con reddito di 28.000 euro. Affitta un appartamento in Italia per 6.000 euro e ha un conto corrente in Germania (IVAFE). Può usare il 730: il reddito da affitto va nel Quadro B, il conto estero nel Quadro W. Se invece Tizio avesse anche un piccolo reddito d’impresa (per es. una ditta individuale), dovrebbe obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, perché il 730 non gestisce i redditi d’impresa.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico
    • Documentazione degli oneri detraibili e deducibili (scontrini, fatture, ricevute)
    • Attestati di versamento con modello F24 (acconti versati autonomamente)
    • Contratti di locazione e dati catastali degli immobili posseduti
    • Documentazione sui conti esteri, investimenti esteri (per quadro W)
    • Dichiarazione REDDITI dell’anno precedente (per eventuali crediti da riportare)

    Tizio: pensionato con fabbricato locato – usa il 730

    Scenario. Tizio è un pensionato con pensione di 18.000 euro annui e possiede un appartamento che affitta a 5.400 euro l’anno con cedolare secca. Non ha altri redditi.

    Come si applica. Tizio rientra perfettamente nel Modello 730: ha solo reddito da pensione (gestito dalla CU dell’INPS) e reddito da fabbricato. Presenta il 730 al CAF o direttamente online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Il sostituto d’imposta (INPS) gestisce i conguagli: se emerge un rimborso, lo riceve nella rata di pensione di agosto o settembre. Se deve pagare qualcosa, viene trattenuto dalla pensione a rate.

    In pratica

    • Tizio non deve fare calcoli: li fa chi presta assistenza fiscale (CAF o sostituto).
    • I documenti da portare: CU dell’INPS, dati catastali dell’immobile, contratto di locazione.
    • Conserva la documentazione fino al 31 dicembre 2031.

    Caio: freelance con partita IVA – deve usare il Redditi PF

    Scenario. Caio è un consulente informatico con partita IVA in regime ordinario. Ha guadagnato 45.000 euro di compensi nel 2025 e possiede un appartamento affittato.

    Come si applica. Caio non può usare il 730 perché ha redditi di lavoro autonomo con partita IVA (obbligatori nel Modello Redditi PF). Deve presentare il Modello Redditi PF entro il 30 settembre in via telematica. Calcola le imposte da solo (o con il commercialista), versa il saldo IRPEF e il primo acconto entro giugno/luglio con F24, e il secondo acconto a novembre. Non c’è un sostituto d’imposta che lo aiuta con le trattenute.

    In pratica

    • Con partita IVA o redditi d’impresa, il Redditi PF è l’unico modello possibile.
    • Caio deve pianificare la liquidità: non ci sono trattenute automatiche, deve mettere da parte i soldi per le scadenze F24.
    • Il reddito da affitto di Caio confluisce nel Redditi PF come reddito fondiario: stesse regole (cedolare secca o IRPEF) che per il 730.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Un lavoratore dipendente può usare il Modello Redditi PF invece del 730?

    Sì, è una scelta libera. Chi può usare il 730 può comunque optare per il Redditi PF. Il 730 però è più comodo: niente calcoli, rimborsi in busta paga. Il Redditi PF ha senso sceglierlo solo se hai esigenze particolari (es. rateizzare diversamente o compensare crediti con F24).

    Cosa succede se uso il 730 quando avrei dovuto usare il Redditi PF?

    La dichiarazione è considerata incompleta o irregolare. In questi casi occorre presentare una dichiarazione integrativa o correttiva. Meglio verificare prima con un CAF o un professionista.

    Il 730 precompilato è già corretto? Devo solo accettarlo?

    Non necessariamente. Controlla attentamente i dati: l’Agenzia inserisce le informazioni che riceve (CU, spese sanitarie, interessi mutuo), ma potrebbero mancare dati che solo tu conosci (affitto, spese per figli, ecc.). Se accetti senza verificare e ci sono errori, sei comunque responsabile.

    Chi non ha un sostituto d'imposta può usare il 730?

    Sì: esiste il ‘730 senza sostituto’. Si presenta direttamente all’Agenzia delle Entrate o tramite CAF. Se emerge un credito, il rimborso arriva dall’Agenzia; se emerge un debito, si paga con F24.

    Qual è la differenza tra 730 precompilato e 730 ordinario?

    Il 730 precompilato è quello che l’Agenzia ti mette già pronto (con i dati che ha ricevuto da terzi) nell’area riservata del sito. Il 730 ordinario è quello che compili da zero o fai compilare da un CAF. Entrambi vanno presentati entro il 30 settembre.

    Se ho redditi esteri posso comunque usare il 730?

    Dipende dal tipo di redditi esteri. Il 730 gestisce il quadro W per immobili e conti finanziari esteri (IVAFE, IVIE, criptoattività). Se hai redditi di lavoro, impresa o altri redditi prodotti all’estero non gestibili dal 730, devi usare il Redditi PF.

  • Art. 141 TUF – (Associazioni di azionisti)

    Art. 141 TUF – (Associazioni di azionisti)

    Art. 141 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Associazioni di azionisti)

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Non costituisce sollecitazione ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettera b), la richiesta di conferimento di deleghe di voto accompagnata da raccomandazioni, dichiarazioni o altre indicazioni idonee a influenzare il voto rivolta ai propri associati dalle associazioni di azionisti che: a) sono costituite con scrittura privata autenticata; b) non esercitano attività di impresa, salvo quelle direttamente strumentali al raggiungimento dello scopo associativo; c) sono composte da almeno cinquanta persone fisiche ciascuna delle quali è proprietaria di un quantitativo di azioni non superiore allo 0,1 per cento del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto.

    2. Le deleghe conferite all’associazione di azionisti ai sensi del comma 1 non sono computate ai fini del calcolo del limite di duecento azionisti previsto dall’articolo 136, comma 1, lettera b).

  • Art. 137 D.Lgs. 42/2004 – Commissioni regionali

    Art. 137 D.Lgs. 42/2004 – Commissioni regionali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Le regioni istituiscono apposite commissioni, con il compito di formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili indicati alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 136 e delle aree indicate alle lettere c) e d) del comma 1 del medesimo articolo 136.

    2. Di ciascuna commissione fanno parte di diritto il direttore regionale, il soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio ed il soprintendente per i beni archeologici competenti per territorio, nonché due responsabili preposti agli uffici regionali competenti in materia di paesaggio. I restanti membri, in numero non superiore a quattro, sono nominati dalla regione tra soggetti con qualificata, pluriennale e documentata professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio, di norma scelti nell'ambito di terne designate, rispettivamente, dalle università aventi sede nella regione, dalle fondazioni aventi per statuto finalità di promozione e tutela del patrimonio culturale e dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale. La commissione è integrata dal rappresentante del competente comando regionale del Corpo forestale dello Stato nei casi in cui la proposta riguardi filari, alberate ed alberi monumentali . Decorsi infruttuosamente sessanta giorni dalla richiesta di designazione, la regione procede comunque alle nomine.

    3. Fino all'istituzione delle commissioni di cui ai commi 1 e 2, le relative funzioni sono esercitate dalle commissioni istituite ai sensi della normativa previgente per l'esercizio di competenze analoghe.

  • Art. 140 TUF – Soggetti abilitati alla sollecitazione (abrogato)

    Art. 140 TUF – Soggetti abilitati alla sollecitazione (abrogato)

    Art. 140 TUF – Soggetti abilitati alla sollecitazione

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 27. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    La sollecitazione è riservata alle imprese di investimento, alle banche, alle società di gestione del risparmio, alle società di investimento a capitale variabile e alle società di capitali aventi per oggetto esclusivo l’attività di sollecitazione e la rappresentanza di soci in assemblea.

    Per tali ultime società, gli esponenti aziendali devono possedere i requisiti di onorabilità previsti per le SIM

  • Art. 221 CPI – Ricorso contro i provvedimenti del Consiglio dell’ordine

    Art. 221 CPI – Ricorso contro i provvedimenti del Consiglio dell’ordine

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Contro tutti i provvedimenti del Consiglio dell’ordine è esperibile ricorso davanti alla commissione dei ricorsi entro il termine di prescrizione di un anno dalla comunicazione del provvedimento all’interessato.

    2. Il direttore dell’Ufficio italiano brevetti e marchi assicura la regolarità dell’operato e la funzionalità del Consiglio e può ricorrere, per ogni irregolarità constatata, alla commissione dei ricorsi entro trenta giorni dalla data di comunicazione della delibera. Il ricorso non ha effetto sospensivo.

  • Art. 139 TUF – Requisiti del committente (abrogato)

    Art. 139 TUF – Requisiti del committente (abrogato)

    Art. 139 TUF – Requisiti del committente

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 27. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Il committente deve possedere azioni che gli consentano l’esercizio del diritto di voto nell’assemblea per la quale è richiesta la delega in misura almeno pari all’uno per cento del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto nella stessa .

    La CONSOB stabilisce per società a elevata capitalizzazione e ad azionariato particolarmente diffuso percentuali di capitale inferiori.

    2. Ai fini previsti dal comma 1, per le società di gestione del risparmio e per i soggetti abilitati alla istituzione di fondi pensione si tiene conto anche delle azioni di pertinenza dei fondi per conto dei quali essi esercitano il diritto di voto

  • Art. 138 TUF – (Sollecitazione)

    Art. 138 TUF – (Sollecitazione)

    Art. 138 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Sollecitazione)

    In vigore dal 01/07/1998

    1. La sollecitazione è effettuata dal promotore mediante la diffusione di un prospetto e di un modulo di delega.

    2. Il voto relativo alle azioni per le quali è stata rilasciata la delega è esercitato dal promotore. Il promotore può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nel modulo di delega e nel prospetto di sollecitazione

  • Art. 137 TUF – Disposizioni generali

    Art. 137 TUF – Disposizioni generali

    Art. 137 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Disposizioni generali

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Al conferimento di deleghe di voto ai sensi della presente sezione si applicano gli articoli 135-novies e

    135-decies. 2. Le clausole statutarie che limitano in qualsiasi modo la rappresentanza nelle assemblee non si applicano alle deleghe di voto conferite in conformità delle disposizioni della presente sezione.

    3. Lo statuto può prevedere disposizioni dirette a facilitare l’espressione del voto tramite delega da parte degli azionisti dipendenti.

    4. Le disposizioni della presente sezione non si applicano alle società cooperative.

    4-bis. Le disposizioni della presente sezione si applicano anche alle società italiane con strumenti finanziari diversi dalle azioni ammessi con il consenso dell’emittente alla negoziazione sui mercati regolamentati italiani o di altri Paesi dell’Unione europea, con riguardo al conferimento della rappresentanza per l’esercizio del diritto di voto nelle assemblee dei titolari di tali strumenti finanziari.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.