Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 151 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Poteri dell’organo di controllo)
In vigore dal 01/07/1998
1. L’organo di controllo può in qualsiasi momento procedere ad atti di ispezione e di controllo e, previa comunicazione, secondo i casi, al presidente del consiglio di amministrazione o del consiglio di gestione, può altresì convocare l’assemblea qualora nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere.
2. I componenti dell’organo di controllo possono, anche individualmente, chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari, ovvero rivolgere le medesime richieste di informazione direttamente agli organi di amministrazione e di controllo delle società controllate. Possono altresì, previa comunicazione, secondo i casi, al presidente dell’organo di amministrazione, avvalersi di dipendenti della società per l’espletamento delle proprie funzioni. Le notizie richieste agli amministratori sono fornite senza indugio a tutti i componenti dell’organo di controllo.
3. Gli accertamenti eseguiti devono risultare dal libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’organo da tenersi, a cura del collegio, nella sede della società. Si applicano le disposizioni dell’articolo 2421, ultimo comma, del codice civile.
Se i dati della precompilata sono errati o incompleti, sei obbligato a modificarla prima di inviarla.
Puoi aggiungere spese non presenti, come le attività sportive dei figli, che l’Agenzia non conosce automaticamente.
Le modifiche che aumentano il credito o riducono il debito si correggono con un 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026 (scaduto: ora Redditi PF correttivo entro il 2 novembre 2026).
Le modifiche che aumentano il debito richiedono invece il modello REDDITI Persone fisiche, non il 730.
Se accetti la precompilata senza modifiche, i controlli documentali sugli oneri comunicati da terzi non vengono effettuati.
I documenti della dichiarazione 2025 vanno conservati fino al 31 dicembre 2031.
Cosa fare se la precompilata ha dati sbagliati o mancanti
Dal 30 aprile l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 precompilato, costruito usando i dati della Certificazione Unica del tuo datore di lavoro e le informazioni che banche, assicurazioni, farmacie e altri soggetti trasmettono all’Agenzia. Questi dati nella maggior parte dei casi sono corretti, ma possono contenere errori o essere incompleti.
Se trovi qualcosa di sbagliato – un reddito non inserito, una spesa assente, un dato impreciso – hai l’obbligo di modificare il modello prima di inviarlo. Non farlo equivarrebbe a dichiarare dati falsi. Puoi anche aggiungere oneri detraibili o deducibili che l’Agenzia non conosce: ad esempio le spese per le attività sportive dei figli, che non vengono comunicate automaticamente.
Una volta effettuate le modifiche, viene elaborato un nuovo modello 730 e un nuovo prospetto di liquidazione (modello 730-3) con i risultati aggiornati. La scelta di modificare o accettare la precompilata ha conseguenze importanti anche sui controlli che l’Agenzia può fare in seguito.
Effetti delle modifiche sui controlli documentali
Situazione
Controlli documentali sugli oneri
Precompilata accettata senza modifiche (diretta o tramite sostituto)
Nessun controllo sugli oneri comunicati da terzi all'Agenzia
Precompilata modificata (solo sugli oneri comunicati non modificati)
Nessun controllo sugli oneri non toccati
Precompilata modificata (sugli oneri comunicati che risultano modificati)
Controlli solo sui documenti che hanno determinato la modifica
Presentata tramite Caf o professionista senza modifiche
Nessun controllo formale sugli oneri comunicati da soggetti terzi
Presentata tramite Caf o professionista con modifiche
Controlli effettuati nei confronti del Caf o professionista (eccetto spese sanitarie non modificate)
Esempio pratico
Caio accetta la precompilata senza modifiche tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia non effettuerà i controlli documentali sulle spese sanitarie o sugli interessi del mutuo già comunicati. Se invece Caio aggiunge le spese per lo sport del figlio (che non erano nella precompilata), solo quei documenti aggiuntivi potranno essere oggetto di verifica.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro
Fatture, ricevute, scontrini delle spese da aggiungere o correggere
Estratto conto o documentazione del mezzo di pagamento tracciabile (per spese 19%)
Dichiarazione modello REDDITI dell’anno precedente (se hai crediti da riportare)
SPID, CIE o Carta Nazionale dei Servizi per accedere al sito AdE
730 precompilato già inviato: come correggerlo adesso
Dopo l’invio non si «modifica» più il 730: si presenta una nuova dichiarazione che corregge la prima. L’annullamento del 730 inviato tramite l’applicazione web era possibile una sola volta e solo fino al 22 giugno 2026. Oggi le strade sono queste (calendario della precompilata 2026):
Correggere il 730/2026 già inviato: strumenti e scadenze
Cosa devi correggere
Strumento
Entro
Errore a tuo favore (più credito, meno debito o imposta invariata), anche sui dati del sostituto
730 integrativo, solo tramite CAF o professionista abilitato (codice 1, 2 o 3)
26 ottobre 2026 (scaduto)
Qualsiasi errore od omissione, anche a tuo sfavore
Redditi PF correttivo; online solo se il 730 era stato inviato con l’applicazione web
2 novembre 2026
Hai cambiato o perso il lavoro e il sostituto ha negato il conguaglio
730 integrativo di tipo 2 dall’applicazione web
10 novembre 2026
Correzioni dopo queste date
Redditi PF integrativo; se emerge più imposta, con interessi e sanzione ridotta (ravvedimento operoso)
Tizio trova un reddito mancante nella precompilata
Scenario. Tizio ha percepito nel 2025 un compenso occasionale che il pagante avrebbe dovuto comunicare all’Agenzia, ma il dato non compare nella precompilata. Tizio se ne accorge prima di inviare la dichiarazione.
Come si applica. Tizio deve integrare la precompilata aggiungendo il reddito mancante. La modifica incide sulla determinazione del reddito complessivo, quindi i controlli documentali potranno riguardare i dati relativi a quell’integrazione. Se l’aggiornamento genera un maggior debito rispetto alla precompilata originaria, Tizio dovrà usare il modello REDDITI Persone fisiche, non il 730 integrativo.
In pratica
Reddito aggiunto = modifica che incide sull’imposta: possibili controlli sulla documentazione relativa.
Se la modifica genera un maggior debito, serve il modello REDDITI PF (non il 730 integrativo).
Il 730 integrativo si usa solo se la correzione porta a un maggior credito, un minor debito o un’imposta invariata.
Sempronia si accorge di un errore dopo aver già inviato il 730
Scenario. Sempronia ha già trasmesso la precompilata accettandola senza modifiche. Poi si accorge di aver dimenticato di inserire un onere detraibile che avrebbe ridotto la sua imposta.
Come si applica. Poiché la correzione porterebbe a un maggior credito o a un minor debito, Sempronia può presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026 (termine scaduto: ora restano il modello REDDITI PF 2026 correttivo entro il 2 novembre 2026 o la dichiarazione integrativa a favore) (il 25 ottobre è domenica), indicando il codice 1 nella casella ‘730 integrativo’. In alternativa, può presentare un modello REDDITI Persone fisiche entro il 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato). Il 730 integrativo deve essere presentato a un Caf o professionista, anche se il 730 originario era stato presentato tramite il sostituto d’imposta.
In pratica
Correzione a proprio favore (maggior credito o minor debito): 730 integrativo entro il 26 ottobre oppure REDDITI PF entro il 2 novembre 2026.
Il 730 integrativo va obbligatoriamente presentato a un Caf o professionista (mai al sostituto d’imposta).
La presentazione del 730 integrativo non sospende le operazioni avviate con il 730 originario: il datore continua a trattenere o rimborsare come da modello originale.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 – Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope
1. Per la costruzione, l'ampliamento o il recupero di immobili destinati a sedi di comunità terapeutiche il comitato esecutivo del Comitato per l'edilizia residenziale (CER), integrato per tali circostanze da un rappresentante del Ministero per gli affari sociali, può concedere agli enti di cui all'art. 115 un contributo in conto capitale fino alla totale copertura della spesa necessaria.
2. La concessione di detto contibuto, secondo le procedure dei programmi straordinari attivati dal CER ai sensi dell'art. 3, primo comma, lettera q), della legge 5 agosto 1978, n. 457, comporta un vincolo decennale di destinazione dell'immobile a sede di comunità terapeutica residenziale o diurna per tossicodipendenti ed è subordinata alla previa autorizzazione alla realizzazione dell'opera.
3. I contributi sono ripartiti tra le regioni in proporzione al numero di tossicodipendenti assistiti sulla base delle rilevazione dell'Osservatorio permanente di cui all'art. 132 e, in ogni caso, sono destinati in percentuale non inferiore al 40 per cento al Mezzogiorno a norma dell'art. 1 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n.
218. 4. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 1990, 1991 e 1992, si provvede mediante l'utilizzo delle disponibilità della sezione autonoma della Cassa depositi e prestiti istituita ai sensi dell'art. 10 della legge 5 agosto 1978, n.
457. 4-bis. La costruzione, l'ampliamento o il recupero di immobili destinati a sedi di comunità terapeutiche di cui al comma 1, nonche' ogni altro intervento edificativo delle suddette comunità, necessario per il reinserimento socio sanitario e socio lavorativo, sono equiparati ai soli fini della deroga alle prescrizioni dei piani urbanistici, alle opere dichiarate indifferibili ed urgenti ai sensi delle leggi sulle opere pubbliche. Ai suddetti interventi si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9 della legge 28 gennaio 1977, n.
10. Le norme del presente comma si applicano anche alle opere già realizzate, per le quali sia già stata presentata una richiesta di concessione o di autorizzazione in sanatoria.
4-ter. L'applicabilita' delle norme di cui al comma 4-bis è subordinata alla sussistenza delle seguenti condizioni: a) che il vincolo di destinazione d'uso di ogni singolo intervento edificativo per attività connesse alle finalità della comunità terapeutica sia almeno cinquantennale. Durante detto periodo il vincolo è immodificabile anche in deroga alle disposizioni vigenti; b) che lo statuto della comunità terapeutica che attua l'intervento preveda espressamente la totale assenza di finalità di lucro e l'attivita' della stessa sia sviluppata con modalità residenziali.
4-quater. Qualora la comunità terapeutica che attui l'intervento edificativo abbia o intenda realizzare immobili per una capacità ricettiva superiore alle duecento unità, questa deve procedere a pena di decadenza dai benefici previsti dal comma 4-bis, in proprio alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primarie, ivi comprese quelle necessarie per il trattamento delle acque reflue provenienti dai propri insediamenti residenziali. Torna al sommario
1. Gli amministratori riferiscono tempestivamente, secondo le modalità stabilite dallo statuto e con periodicità almeno trimestrale, all’organo di controllo sull’attività svolta e sulle operazioni di maggior rilievo economico, finanziario e patrimoniale, effettuate dalla società o dalle società controllate; in particolare, riferiscono sulle operazioni nelle quali essi abbiano un interesse, per conto proprio o di terzi, o che siano influenzate dal soggetto che esercita l’attività di direzione e coordinamento.
2. L’obbligo previsto dal comma precedente è adempiuto, nelle società che adottano il sistema con consiglio di sorveglianza, dal consiglio di gestione nei confronti del consiglio di sorveglianza e, nelle società che adottano il sistema con comitato per il controllo sulla gestione, dagli organi delegati nei confronti del comitato per il controllo sulla gestione.
3. L’organo di controllo e il revisore legale o la società di revisione legale si scambiano tempestivamente i dati e le informazioni rilevanti per l’espletamento dei rispettivi compiti.
4. Coloro che sono preposti al controllo interno riferiscono anche all’organo di controllo di propria iniziativa o su richiesta anche di uno solo dei componenti.
5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 MARZO 2026, N. 47.
Art. 149 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Sistemi di monitoraggio e strumenti di controllo)
1. Qualora ai fini del controllo interno siano adottati sistemi di monitoraggio continuo e strumenti di controllo automatici e predittivi, essi devono essere adeguati e proporzionati alla natura e alle dimensioni dell’impresa e ai rischi ai quali essa è esposta.
Art. 149 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Doveri dell’organo di controllo)
In vigore dal 01/07/1998
1. L’organo di controllo, salvo quanto diversamente stabilito dalla normativa di settore, vigila: a) sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo; b) sul corretto funzionamento dell’organo amministrativo e in particolare sulla diligente osservanza delle regole istruttorie, procedimentali e decisionali elaborate dalle migliori prassi; c) sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società, ivi compreso il sistema di controllo interno di gestione dei rischi e il coordinamento delle sue funzioni; d) sulle modalità di concreta attuazione delle regole di governo societario previste da codici di comportamento redatti da società di gestione di mercati regolamentati o da associazioni di categoria, cui la società, mediante informativa al pubblico, dichiara di attenersi; e) sull’adeguatezza delle disposizioni impartite dalla società alle società controllate ai sensi dell’articolo 114, comma 2.
2. L’organo di controllo comunica senza indugio alla Consob tutti gli atti o fatti accertati nell’attività di vigilanza che possano costituire una irregolarità nella gestione dell’impresa o una violazione della legge o dello statuto, trasmettendo i relativi verbali delle riunioni e degli accertamenti svolti e ogni altra utile documentazione.
3. Il comma 2 non si applica alle società con azioni quotate solo in mercati regolamentati di altri paesi dell’Unione europea.
Art. 263 L. Fall. – Ruolo degli amministratori giudiziari
Testo vigente (aggiornato da Normattiva)
Col Regio decreto preveduto nell’art. 27, comma terzo, o con altro decreto separato saranno riunite e coordinate le disposizioni in vigore relative al fondo speciale preveduto nella Legge 10 luglio 1930, n. 995 .
Fino a quando non sarà emanato il Regio decreto anzidetto continueranno ad osservarsi le disposizioni del Regio decreto 20 novembre 1930, n. 1595 e le altre norme ora in vigore riguardanti la formazione dei ruoli e la nomina e disciplina degli amministratori giudiziari.
Parimenti continueranno ad osservarsi, fino a quando non sarà provveduto ai sensi dell’art. 39, le norme contenute nel decreto ministeriale 30 novembre 1930 sulla determinazione della misura dei compensi spettanti ai curatori dei fallimenti.
Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.
Limite annuo dello 0,5%: ogni anno si può dedurre al massimo lo 0,5% del valore nominale (o di acquisizione) dei crediti commerciali.
Tetto del fondo al 5%: quando il fondo svalutazione crediti supera il 5% del valore complessivo dei crediti a fine esercizio, nessuna ulteriore deduzione è ammessa.
Solo crediti commerciali: la regola dell’art. 106 TUIR si applica ai crediti verso clienti, non a tutti i crediti iscritti in bilancio.
Eccedenza indeducibile: la svalutazione in bilancio che supera il limite fiscale va ripresa a tassazione (variazione in aumento nel quadro RF).
Rigo dichiarativo: l’eccedenza indeducibile va indicata nel rigo RF25, colonna 2, e nel rigo RF31 con codice 41 (Redditi SC 2026).
Come funziona la deduzione delle svalutazioni crediti
Quando un’azienda ha il fondato timore che alcuni clienti non paghino, può accantonare in bilancio un fondo svalutazione crediti, cioè una riserva a copertura delle perdite attese. Dal punto di vista contabile è una scelta prudente; dal punto di vista fiscale, però, non tutta la svalutazione è deducibile.
L’art. 106, comma 1, del TUIR stabilisce che le svalutazioni dei crediti commerciali sono deducibili soltanto entro il limite dello 0,5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti. Si tratta di una percentuale applicata ogni anno sull’intero portafoglio crediti verso clienti.
Esiste però un secondo limite: la deduzione non è più ammessa quando il fondo svalutazione crediti già accantonato ha raggiunto il 5% del valore complessivo dei crediti a fine esercizio. In quel caso, anche se la svalutazione è giustificata contabilmente, non produce alcun effetto fiscale.
Questo sistema a doppio binario – contabile e fiscale – richiede di monitorare anno per anno sia il limite percentuale annuo sia il tetto cumulato del fondo, per non ritrovarsi con variazioni in aumento inattese nella dichiarazione.
Regola art. 106 TUIR – svalutazione crediti
Voce
Regola fiscale
Limite di deduzione annua
0,5% del valore nominale/acquisizione dei crediti commerciali
Tetto massimo del fondo
5% del valore complessivo dei crediti a fine esercizio
Effetto al raggiungimento del tetto
Nessuna ulteriore deduzione ammessa
Eccedenza rispetto al limite
Variazione in aumento (RF25 col.2 e RF31 cod.41)
Riferimento normativo
Art. 106, comma 1, TUIR
Esempio pratico
Beta SNC chiude il 2025 con crediti verso clienti per un valore complessivo di 2.000.000 euro. Il limite annuo di deduzione è lo 0,5% di 2.000.000 = 10.000 euro. Il fondo svalutazione crediti già accantonato negli anni precedenti è 80.000 euro. Il tetto massimo del fondo è il 5% di 2.000.000 = 100.000 euro. La differenza disponibile è 100.000 – 80.000 = 20.000 euro. Poiché il limite annuo (10.000) è inferiore allo spazio residuo del fondo (20.000), la svalutazione dell’anno è interamente deducibile per 10.000 euro. Se invece il fondo fosse già a 95.000 euro, la deduzione ammessa sarebbe solo 5.000 euro (fino al tetto del 5%), e il resto costituirebbe variazione in aumento.
Documenti necessari
Bilancio d’esercizio con dettaglio del fondo svalutazione crediti
Estratto dei crediti commerciali verso clienti a fine esercizio
Prospetto di calcolo del limite 0,5% e del tetto 5%
Registro delle svalutazioni annue e del fondo cumulato
Nota integrativa con criteri di valutazione dei crediti
Caso 1 – Fondo lontano dal tetto: deduzione piena
Scenario. Tizio è il responsabile amministrativo di Alfa SRL, che ha crediti verso clienti per 600.000 euro a fine 2025. Il fondo svalutazione crediti esistente ammonta a 15.000 euro. Nel 2025 la società effettua una svalutazione contabile di 3.000 euro.
Come si applica. Il limite annuo è lo 0,5% di 600.000 = 3.000 euro. Il tetto del fondo è il 5% di 600.000 = 30.000 euro. Il fondo attuale è 15.000, ben al di sotto del tetto. La svalutazione di 3.000 euro rientra esattamente nel limite annuo ed è interamente deducibile. Non occorre alcuna variazione in aumento nella dichiarazione.
In pratica
Limite 0,5%: 600.000 × 0,5% = 3.000 euro – rispettato.
Fondo cumulato post-svalutazione: 18.000 euro, sotto il tetto di 30.000.
Deduzione 2025: 3.000 euro – integralmente deducibili, nessuna variazione in aumento.
Caso 2 – Fondo vicino al tetto: deduzione parziale
Scenario. Caio gestisce la contabilità di una trading company con crediti verso clienti per 1.000.000 euro a fine 2025. Il fondo svalutazione esistente è 48.000 euro. Nell’anno la società effettua una svalutazione contabile di 8.000 euro.
Come si applica. Il tetto del fondo è il 5% di 1.000.000 = 50.000 euro. Il fondo attuale è 48.000 euro: mancano solo 2.000 euro al raggiungimento del tetto. Il limite annuo sarebbe lo 0,5% di 1.000.000 = 5.000 euro, ma il fondo può crescere al massimo di 2.000 euro prima di toccare il tetto. Quindi la deduzione fiscalmente ammessa è solo 2.000 euro. I restanti 6.000 euro (8.000 – 2.000) costituiscono una variazione in aumento da indicare nel rigo RF25 col. 2 e RF31 cod. 41.
In pratica
Tetto fondo: 1.000.000 × 5% = 50.000 euro; fondo attuale 48.000 – spazio residuo 2.000.
Svalutazione contabile: 8.000 euro – deducibile solo 2.000 euro.
Variazione in aumento: 6.000 euro (RF25 col.2, RF31 cod.41).
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il limite dello 0,5% si calcola su tutti i crediti aziendali?
No. L’art. 106 TUIR riguarda i crediti commerciali verso i clienti. Non rientrano, ad esempio, i crediti verso soci, verso il fisco o di natura finanziaria.
Cosa succede se in bilancio si svaluta più dello 0,5%?
La parte eccedente il limite fiscale non è deducibile nell’anno. Va indicata come variazione in aumento nel rigo RF25, colonna 2, e nel rigo RF31 con codice 41, del quadro RF della dichiarazione Redditi SC 2026.
Il tetto del 5% si calcola sui crediti a inizio o a fine esercizio?
Sul valore complessivo dei crediti a fine esercizio, secondo le indicazioni dell’art. 106, comma 1, TUIR.
Se il fondo svalutazione supera già il 5%, posso comunque fare svalutazioni in bilancio?
Sì, puoi farlo per ragioni contabili e prudenziali, ma quelle svalutazioni non produrranno alcun effetto fiscale: andranno interamente riprese come variazione in aumento nella dichiarazione.
Le perdite su crediti seguono le stesse regole della svalutazione?
No. Le perdite su crediti sono disciplinate dall’art. 101, comma 5, del TUIR e seguono regole proprie (elementi certi e precisi, procedure concorsuali, modesta entità). La svalutazione generica preventiva è invece regolata dall’art. 106.
Dove trovo le istruzioni per la compilazione nella dichiarazione Redditi SC 2026?
Le istruzioni al quadro RF indicano che l’eccedenza rispetto al limite deducibile va riportata nel rigo RF25, colonna 2, e nel rigo RF31 con codice 41 come variazione in aumento.
Art. 148 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Limiti al cumulo degli incarichi)
1. Con regolamento della CONSOB sono stabiliti limiti al cumulo degli incarichi di amministrazione e controllo che i componenti degli organi di controllo delle società di cui al presente capo… possono assumere presso tutte le società di cui al libro V, titolo V, capi V, VI e VII, del codice civile. La CONSOB stabilisce tali limiti avendo riguardo all’onerosità e alla complessità di ciascun tipo di incarico, anche in rapporto alla dimensione della società, al numero e alla dimensione delle imprese incluse nel consolidamento, nonché all’estensione e all’articolazione della sua struttura organizzativa.
2. Fermo restando quanto previsto dall’ articolo 2400, quarto comma, del codice civile, i componenti degli organi di controllo delle società di cui al presente capo… informano la CONSOB e il pubblico, nei termini e modi prescritti dalla stessa CONSOB con il regolamento di cui al comma 1, circa gli incarichi di amministrazione e controllo da essi rivestiti presso tutte le società di cui al libro V, titolo V, capi V, VI e VII, del codice civile. La CONSOB dichiara la decadenza dagli incarichi assunti dopo il raggiungimento del numero massimo previsto dal regolamento di cui al primo periodo.
Art. 148 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Composizione dell’organo di controllo)
In vigore dal 01/07/1998
1. Lo statuto della società stabilisce che il riparto dei componenti dell’organo di controllo sia effettuato in modo che il genere meno rappresentato ottenga almeno due quinti dei componenti ovvero un terzo nel caso di organo composto da tre persone. Tale criterio di riparto si applica per sei mandati consecutivi. Qualora la composizione dell’organo di controllo risultante dall’elezione non rispetti il criterio di riparto previsto dal presente comma, la Consob diffida la società interessata affinchè si adegui a tale criterio entro il termine massimo di quattro mesi dalla diffida. In caso di inottemperanza alla diffida, la Consob applica una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 20.000 a euro 200.000 e fissa un nuovo termine di tre mesi ad adempiere. In caso di ulteriore inottemperanza rispetto a tale nuova diffida, i componenti eletti decadono dalla carica. La Consob statuisce in ordine alla violazione, all’applicazione e al rispetto delle disposizioni in materia di quota di genere, anche con riferimento alla fase istruttoria e alle procedure da adottare, in base a proprio regolamento da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore delle disposizioni recate dal presente comma.
2. Non possono essere eletti componenti dell’organo di controllo e, se eletti, decadono dall’ufficio: a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall’ articolo 2382 del codice civile; b) il coniuge, l’altra parte dell’unione civile, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado e i conviventi degli amministratori della società, gli amministratori, il coniuge, l’altra parte dell’unione civile, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado e i conviventi degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo; c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo ovvero agli amministratori della società e ai soggetti di cui alla lettera b) da rapporti di lavoro autonomo o subordinato ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o professionale che ne compromettano l’indipendenza, fermo restando che non costituisce causa di ineleggibilità e decadenza il fatto di per sé di ricoprire cariche in organi di controllo delle società controllate dalla società, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo.
3. Con regolamento adottato ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti la Consob, la Banca d’Italia e l’Ivass, sono precisati i requisiti di indipendenza di cui al comma 2 e sono stabiliti i requisiti di onorabilità e di professionalità dei componenti dell’organo di controllo. Il difetto dei requisiti determina la decadenza dalla carica.
4. Nei casi previsti dal presente articolo, la decadenza dei componenti dell’organo di controllo è dichiarata dall’organo competente a nominarli entro novanta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto. In caso di inerzia, vi provvede la Consob, su richiesta di qualsiasi soggetto interessato o qualora abbia avuto comunque notizia dell’esistenza della causa di decadenza.
Nel CCNL del settore elettrico (art. 31) le ferie sono di 20 giorni lavorativi con orario su 5 giorni fino a 3 anni di anzianità, più un giorno per ogni anno oltre i 3 fino a 24 (su 6 giorni: da 24 a 26). Si godono entro il 30 aprile dell’anno successivo. Le festività soppresse danno 4 giorni di permesso; i turnisti hanno 160 ore annue di riduzione d’orario. Matrimonio: 15 giorni di calendario.
Aggiornamento al 3 settembre 2026. Il CCNL del settore elettrico è stato rinnovato per il triennio 2025-2027: l’ipotesi di accordo è stata firmata l’11 febbraio 2025 da Elettricità Futura, Utilitalia ed Energia Libera insieme ai gruppi maggiori (Enel, Terna, Sogin, GSE) con Filctem-CGIL, Flaei-CISL e Uiltec-UIL, per circa 60.000 addetti in poco meno di 130 imprese. L’aumento complessivo (TEC) è di 312 euro, quello sui minimi (TEM) di 290 euro in quattro tranche: 90 euro dal 1° aprile 2025, 65 dal 1° aprile 2026, 65 dal 1° aprile 2027 e 70 dal 1° ottobre 2027. Fra le novità normative: il confronto preventivo in azienda sull’intelligenza artificiale, la certificazione della rappresentanza, il comporto per i lavoratori con disabilità esteso da 12 a 18 mesi continuativi (da 18 a 24 non consecutivi nell’arco di 36 mesi) e il congedo per le vittime di violenza di genere portato da 6 a 12 mesi. Vedi l’hub CCNL Elettrici e le tabelle retributive.
Tabella riepilogativa
Ferie e permessi CCNL Elettrici
Voce
Durata
Ferie (orario su 5 giorni)
20 giorni lavorativi fino a 3 anni di anzianità, +1 giorno per ogni anno oltre i 3, fino a 24
Ferie (orario su 6 giorni)
24 giorni lavorativi fino a 3 anni, poi +1 all’anno fino a 26
Riduzione d’orario
160 ore annue per i turnisti; 96 per i semiturnisti a 40 ore; nessuna per i giornalieri a 38 ore
Festività soppresse
4 giornate l’anno, entro il 30 aprile dell’anno successivo
24 e 31 dicembre, 2 novembre (dal 2025)
Permesso retribuito per l’intera giornata
Matrimonio o unione civile
15 giorni di calendario
Lutto o grave infermità (L. 53/2000)
3 giorni lavorativi l’anno, coniuge, convivente o parenti entro il 2° grado
Permessi L. 104
3 giorni al mese, da pianificare di norma ogni mese con 3 giorni di preavviso
Diritto allo studio
150 ore nel triennio (max 50 l’anno) e giorni per esami
Termine fruizione ferie
30 aprile dell’anno successivo
Ferie: da 20 a 24 giorni lavorativi
L’art. 31 del CCNL prevede, dal 2025, 20 giorni lavorativi di ferie per chi ha fino a 3 anni compiuti di anzianità e un giorno in più per ogni anno oltre i 3, fino a un massimo di 24 giorni; con l’orario su 5 giorni il sabato non si conta. Con l’orario su 6 giorni si parte da 24 giorni e si arriva a 26. Le ferie sono irrinunciabili e non si possono sostituire con denaro.
Si godono nell’anno; per esigenze di servizio o su richiesta del lavoratore fino al 30 aprile dell’anno successivo. Un ricovero o una malattia di almeno 3 giorni interrompe le ferie. Per i turnisti la pianificazione è concordata con le RSU.
Riduzione d’orario: per turnisti e semiturnisti
Per i giornalieri la riduzione è già nell’orario di 38 ore settimanali. Per i turnisti a 40 ore la riduzione d’orario è di 160 ore annue, pianificate e fruite a giornata; per i semiturnisti a 40 ore è di 96 ore annue, salvo discipline aziendali migliori (art. 27).
Nelle aziende con più di 100 dipendenti lo straordinario oltre certe soglie può confluire nella banca ore, con una maggiorazione onnicomprensiva del 50%.
Festività soppresse: 4 giornate
Al posto delle festività civili e religiose soppresse spettano 4 giornate di permesso retribuito l’anno, fruibili anche a ore, in proporzione al servizio prestato (art. 27). Vanno godute entro il 30 aprile dell’anno successivo; se le esigenze di servizio lo impediscono, sono pagate con la retribuzione giornaliera.
Dal 2025, inoltre, il 24 e il 31 dicembre e il 2 novembre sono giornate di permesso retribuito per il personale non indispensabile al servizio.
Permessi per eventi familiari
Permessi retribuiti:
Matrimonio o unione civile: 15 giorni consecutivi di calendario (art. 32)
Decesso o grave infermità del coniuge, del convivente o di un parente entro il 2° grado: 3 giorni lavorativi l’anno (art. 4 L. 53/2000)
Donazione di sangue: giornata di riposo retribuita per legge
Visite di controllo disposte da SSN, INPS o INAIL e altri eventi familiari di particolare importanza: permessi retribuiti concessi dall’azienda (art. 32)
Permessi L. 104 e studio
I lavoratori con L. 104/1992:
3 giorni/mese di permesso retribuito
2 ore al giorno alternative
Esonero notturno (su richiesta)
Il CCNL chiede di pianificare i permessi L. 104, di norma ogni mese, con almeno 3 giorni di preavviso salvo urgenze (art. 32).
Diritto allo studio (art. 37): in assenza di accordo aziendale, per ogni esame universitario o di ITS 1 giorno lavorativo (esami fino a 6 CFU) o 2 giorni (oltre 6 CFU); 11 giorni per la licenza media e 16 per il diploma. Per i titoli utili all’attività in azienda ci sono 150 ore nel triennio, al massimo 50 l’anno.
Casi pratici
Tizio – Ferie estive 21 gg in centrale
Tizio (operatore di centrale) chiede tre settimane di ferie continuative ad agosto. RSU + azienda concordano rotazione. Con 10 anni di anzianità ha 24 giorni lavorativi di ferie: ne usa 15 ad agosto (tre settimane, sabati esclusi) e gli altri 9 entro il 30 aprile dell’anno successivo.
Caia – L.104 cura padre disabile
Caia (tecnica AT) fruisce 3 gg/mese L.104 + esonero notti. Sostituzione organizzata in equipe per turni notturni reperibilità.
Sempronio – Permessi studio Ingegneria Energia
Sempronio (manutentore) studia Ingegneria Energetica. Per ogni esame ha 1 giorno di permesso retribuito (2 se l’esame vale più di 6 CFU), limitatamente al primo titolo di studio di quel livello (art. 37).
Domande frequenti
Quanti giorni di ferie spettano nel CCNL Elettrici?
Con l’orario su 5 giorni: 20 giorni lavorativi fino a 3 anni di anzianità, poi un giorno in più per ogni anno fino a 24 (su 6 giorni: da 24 a 26). Si godono entro il 30 aprile dell’anno successivo (art. 31).
Cosa sono i ROL nel CCNL Elettrici?
Il CCNL non prevede un monte ROL uguale per tutti: i giornalieri hanno già l’orario a 38 ore; i turnisti a 40 ore hanno 160 ore annue di riduzione, i semiturnisti a 40 ore 96. In più spettano 4 giornate per le festività soppresse (art. 27).
I permessi L.104 sono compatibili con i turni centrali?
Sì, 3 gg/mese di permesso retribuito (o 2h/giorno alternative). Sostituzione organizzata con altro turnista. Indennità INPS con anticipo aziendale. Esonero notturno su richiesta.
Posso studiare ingegneria con il CCNL Elettrici?
Sì: per ogni esame universitario spetta 1 giorno di permesso retribuito, 2 se l’esame supera i 6 CFU, per il primo titolo di ciascun livello. Le 150 ore triennali riguardano i titoli individuati in azienda come utili all’attività (art. 37).
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Settore Elettrico. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.