Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 155 TUF – Attività di revisione contabile

    Art. 155 TUF – Attività di revisione contabile

    Art. 155 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Attività di revisione contabile

    In vigore dal 01/07/1998

    1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 GENNAIO 2010, N. 39.

    2. Il revisore legale o la società di revisione legale informano senza indugio la Consob e l’organo di controllo dei fatti ritenuti censurabili rilevati nello svolgimento dell’attività di revisione legale sul bilancio d’esercizio e consolidato.

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 GENNAIO 2010, N. 39.

  • Art. 59 D.Lgs. 79/2011 – Attestazione di eccellenza turistica nel settore enogastronomico ed alberghiero

    Art. 59 D.Lgs. 79/2011 – Attestazione di eccellenza turistica nel settore enogastronomico ed alberghiero

    Codice del turismo (D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79)

    1. Al fine di promuovere l’offerta turistica italiana, è istituita l’attestazione di eccellenza turistica, denominata Maestro di cucina italiana, da attribuire, ogni anno, alle imprese della ristorazione italiana che, con la propria attività, abbiano contribuito in modo significativo e protrattosi nel tempo, per l’alta qualità, la ricerca e la professionalità, alla formazione di un’eccellenza di offerta tale da promuovere l’immagine dell’Italia favorendone l’attrattiva turistica nel mondo e la caratterizzazione e tipicità della relativa offerta. Ai medesimi fini è altresì istituita l’attestazione di eccellenza turistica, denominata Maestro dell’ospitalità italiana, da attribuire, ogni anno, alle imprese alberghiere italiane che, con la propria attività, abbiano contribuito in modo significativo e protrattosi nel tempo, per l’alta qualità, la ricerca e la professionalità, alla formazione di un’eccellenza di offerta tale da promuovere l’immagine dell’Italia favorendone l’attrattiva turistica nel mondo e la caratterizzazione e tipicità della relativa offerta.

    2. Ai fini di cui al comma 1, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro delegato è autorizzato a disciplinare, con proprio decreto, sul quale è acquisito il parere della Conferenza unificata di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le modalità organizzative e procedurali idonee al conferimento della ‘attestazione di eccellenza turistica, da rilasciare sulla base di criteri oggettivi di agevole verificabilità. Con il medesimo decreto viene individuato il numero massimo di imprese da premiare ogni anno, comunque non superiore a venti per ciascuna onorificenza.

    3. L’impresa di ristorazione ed alberghiera alla quale è stata attribuita l’attestazione di eccellenza turistica può utilizzarla, per un biennio, anche a fini promozionali o pubblicitari. Trascorso il biennio il titolare dell’autorizzazione conserva il diritto di indicarla nel proprio logo e nella propria insegna, con la precisazione del biennio di riferimento.

    4. È autorizzata la realizzazione di vetrofanie ed altri oggetti, con sopra riprodotto il simbolo della attestazione di eccellenza turistica con l’indicazione del biennio di conferimento, idonei a segnalare adeguatamente il possesso della predetta attestazione da parte dell’impresa di ristorazione.

    5. È autorizzato l’inserimento delle denominazioni delle imprese, cui sia stata attribuita l’attestazione di eccellenza turistica di cui ai commi che precedono nel portale Italia.it. articolo precedente articolo successivo

  • Art. 154 ter TUF – Relazioni finanziarie

    Art. 154 ter TUF – Relazioni finanziarie

    Art. 154 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Relazioni finanziarie

    1. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 2364, secondo comma, e 2364-bis, secondo comma, del codice civile, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, gli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine mettono a disposizione del pubblico presso la sede sociale, sul sito Internet e con le altre modalità previste dalla Consob con regolamento, la relazione finanziaria annuale, comprendente il progetto di bilancio di esercizio o, per le società che abbiano adottato il sistema di amministrazione e controllo dualistico, il bilancio di esercizio, nonché il bilancio consolidato, ove redatto, la relazione sulla gestione e l’attestazione prevista all’articolo 154-bis, comma 5 all’articolo 154-bis, commi 5 e 5-ter. Nelle ipotesi previste dall’ articolo 2409-terdecies, secondo comma, del codice civile, in luogo del bilancio di esercizio, è pubblicato, ai sensi del presente comma, il progetto di bilancio di esercizio. La relazione di revisione redatta dal revisore legale o dalla società di revisione legale nonché la relazione indicata nell’articolo 153 sono messe integralmente a disposizione del pubblico entro il medesimo termine. 1.1. Gli amministratori curano l’applicazione delle disposizioni del regolamento delegato (UE) 2019/815 della Commissione, del 17 dicembre 2018, alle relazioni finanziarie annuali che gli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine pubblicano conformemente al comma

    1. 1.2. Il revisore legale o la società di revisione legale, nella relazione di revisione di cui all’ articolo 14 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, esprime altresì un giudizio sulla conformità del progetto di bilancio d’esercizio e del bilancio consolidato, compresi nella relazione finanziaria annuale, alle disposizioni del regolamento delegato di cui al comma 1.1 del presente articolo, sulla base di un principio di revisione elaborato, a tale fine, ai sensi dell’articolo 11, comma 2, del citato decreto legislativo n. 39 del 2010.

    1-bis. Tra la pubblicazione di cui al comma 1 e la data dell’assemblea convocata ai sensi degli articoli 2364, secondo comma, e 2364-bis, secondo comma, del codice civile, intercorrono non meno di ventuno giorni.

    1-ter. In deroga all’ articolo 2429, primo comma, del codice civile il progetto di bilancio di esercizio è comunicato dagli amministratori al collegio sindacale, al revisore legale o alla società di revisione legale, con la relazione sulla gestione, almeno quindici giorni prima della pubblicazione di cui al comma

    1. 1-quater. Gli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine che non siano microimprese come definite all’articolo 1, comma 1, lettera l), del decreto legislativo adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 21 febbraio 2024, n. 15, includono, in un’apposita sezione come tale contrassegnata, nella relazione sulla gestione di cui al comma 1, le informazioni richieste dagli articoli 3 e 4 del decreto legislativo adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 21 febbraio 2024, n. 15, e le specifiche adottate a norma dell’ articolo 8, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020. In tal caso la relazione di attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità prevista dall’ articolo 14-bis del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, è messa a disposizione del pubblico entro il termine di pubblicazione della relazione finanziaria annuale di cui al comma

    1. (123) (127)

    2. Gli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine pubblicano, quanto prima possibile e comunque entro tre mesi dalla chiusura del primo semestre dell’esercizio, una relazione finanziaria semestrale comprendente il bilancio semestrale abbreviato, la relazione intermedia sulla gestione e l’attestazione prevista dall’articolo 154-bis, comma

    5. La relazione sul bilancio semestrale abbreviato del revisore legale o della società di revisione legale, ove redatta, è pubblicata integralmente entro il medesimo termine.

    3. Il bilancio semestrale abbreviato di cui al comma 2, è redatto in conformità ai principi contabili internazionali applicabili riconosciuti nella Comunità europea ai sensi del regolamento (CE) n. 1606/2002. Tale bilancio è redatto in forma consolidata se l’emittente quotato avente l’Italia come Stato membro d’origine è obbligato a redigere il bilancio consolidato.

    4. La relazione intermedia sulla gestione contiene almeno riferimenti agli eventi importanti che si sono verificati nei primi sei mesi dell’esercizio e alla loro incidenza sul bilancio semestrale abbreviato, unitamente a una descrizione dei principali rischi e incertezze per i sei mesi restanti dell’esercizio. Per gli emittenti azioni quotate aventi l’Italia come Stato membro d’origine, la relazione intermedia sulla gestione contiene, altresì, informazioni sulle operazioni rilevanti con parti correlate.

    5. Con il regolamento di cui al comma 6, la Consob può disporre, nei confronti di emittenti aventi l’Italia come Stato membro d’origine, inclusi gli enti finanziari, l’obbligo di pubblicare informazioni finanziarie periodiche aggiuntive consistenti al più in: a) una descrizione generale della situazione patrimoniale e dell’andamento economico dell’emittente e delle sue imprese controllate nel periodo di riferimento; b) una illustrazione degli eventi rilevanti e delle operazioni che hanno avuto luogo nel periodo di riferimento e la loro incidenza sulla situazione patrimoniale dell’emittente e delle sue imprese controllate.

    5-bis. Prima dell’eventuale introduzione degli obblighi di cui al comma 5, la Consob rende pubblica l’analisi di impatto effettuata ai sensi dell’ articolo 14, comma 24-quater, della legge 28 novembre 2005, n. 246. Quest’ultima, in conformità alla disciplina comunitaria di riferimento, esamina, anche in chiave comparatistica, la sussistenza delle seguenti condizioni: a) le informazioni finanziarie periodiche aggiuntive non comportano oneri sproporzionati, in particolare per i piccoli e medi emittenti interessati; b) il contenuto delle informazioni finanziarie periodiche aggiuntive richieste è proporzionato ai fattori che contribuiscono alle decisioni di investimento assunte dagli investitori; c) le informazioni finanziarie periodiche aggiuntive richieste non favoriscono un’attenzione eccessiva ai risultati e al rendimento a breve termine degli emittenti e non incidono negativamente sulle possibilità di accesso dei piccoli e medi emittenti ai mercati regolamentati.

    6. La Consob, in conformità alla disciplina europea, stabilisce con regolamento: a) i termini e le modalità di pubblicazione dei documenti di cui ai commi 1 e 2 e delle eventuali informazioni aggiuntive di cui al comma 5, nonché del documento di registrazione universale ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 12, del regolamento prospetto; a-bis) le eventuali disposizioni di attuazione del comma 1.1; b) i casi di esenzione dall’obbligo di pubblicazione delle relazioni finanziarie; c) il contenuto delle informazioni sulle operazioni rilevanti con parti correlate di cui al comma 4; d) le modalità di applicazione del presente articolo per gli emittenti quote di fondi chiusi.

    7. Fermi restando i poteri previsti dall’articolo 157, comma 2, la Consob, nel caso in cui abbia accertato che i documenti che compongono le relazioni finanziarie di cui al presente articolo non sono conformi alle norme che ne disciplinano la redazione, può chiedere all’emittente di rendere pubblica tale circostanza e di provvedere alla pubblicazione delle informazioni supplementari necessarie a ripristinare una corretta informazione del mercato ovvero di apportare una correzione nella futura relazione finanziaria con la rielaborazione dei dati comparativi, se del caso.

    7-bis. La Consob, nel caso in cui abbia accertato che le informazioni di cui al comma 1-quater non sono conformi alle norme che ne disciplinano la redazione, può esercitare i poteri di cui al comma

    7. (123) (127)

  • Art. 154 quater TUF – (Trasparenza dei pagamenti ai governi)

    Art. 154 quater TUF – (Trasparenza dei pagamenti ai governi)

    Art. 154 quater D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Trasparenza dei pagamenti ai governi)

    1. Gli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine, operanti in uno dei settori di cui all’ articolo 1, comma 1, lettere h) ed i), del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 139, pubblicano, nel proprio sito internet e con le altre modalità previste dalla Consob con regolamento, la relazione sui pagamenti ai governi redatta in conformità alle disposizioni contenute nel Capo I del medesimo decreto, entro sei mesi dalla data di chiusura dell’esercizio.

    2. La medesima relazione resta a disposizione del pubblico per un periodo di dieci anni dalla prima pubblicazione.

    3. I pagamenti ai governi sono riportati a livello consolidato.

  • Art. 154 bis TUF – Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari

    Art. 154 bis TUF – Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari

    Art. 154 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari)

    1. Lo statuto degli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine prevede i requisiti di professionalità e le modalità di nomina di un dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, previo parere obbligatorio dell’organo di controllo.

    2. Gli atti e le comunicazioni della società diffusi al mercato, e relativi all’informativa contabile anche infrannuale della stessa società, sono accompagnati da una dichiarazione scritta del dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, che ne attestano la corrispondenza alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.

    3. Il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari predispone adeguate procedure amministrative e contabili per la formazione del bilancio di esercizio e, ove previsto, del bilancio consolidato nonché di ogni altra comunicazione di carattere finanziario.

    4. Il consiglio di amministrazione vigila affinchè il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari disponga di adeguati poteri e mezzi per l’esercizio dei compiti a lui attribuiti ai sensi del presente articolo, nonché sul rispetto effettivo delle procedure amministrative e contabili.

    5. Gli organi amministrativi delegati e il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari attestano con apposita relazione sul bilancio di esercizio, sul bilancio semestrale abbreviato e, ove redatto, sul bilancio consolidato: a) l’adeguatezza e l’effettiva applicazione delle procedure di cui al comma 3 nel corso del periodo cui si riferiscono i documenti; b) che i documenti sono redatti in conformità ai principi contabili internazionali applicabili riconosciuti nella Comunità europea ai sensi del regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002; c) la corrispondenza dei documenti alle risultanze dei libri e delle scritture contabili; d) l’idoneità dei documenti a fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’emittente e dell’insieme delle imprese incluse nel consolidamento; e) per il bilancio d’esercizio e per quello consolidato, che la relazione sulla gestione comprende un’analisi attendibile dell’andamento e del risultato della gestione, nonché della situazione dell’emittente e dell’insieme delle imprese incluse nel consolidamento, unitamente alla descrizione dei principali rischi e incertezze cui sono esposti; f) per il bilancio semestrale abbreviato, che la relazione intermedia sulla gestione contiene un’analisi attendibile delle informazioni di cui al comma 4 dell’articolo

    154-ter. 5-bis. L’attestazione di cui al comma 5 è resa secondo il modello stabilito con regolamento dalla Consob.

    5-ter. Qualora l’emittente sia soggetto agli obblighi in materia di rendicontazione di sostenibilità di cui al decreto legislativo adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 21 febbraio 2024, n. 15, gli organi amministrativi delegati e il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari attestano, con apposita relazione, che la rendicontazione di sostenibilità inclusa nella relazione sulla gestione è stata redatta conformemente agli standard di rendicontazione applicati ai sensi della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, e del decreto legislativo adottato in attuazione dell’ articolo 13 della legge 21 febbraio 2024, n. 15 e con le specifiche adottate a norma dell’ articolo 8, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020. La medesima attestazione può essere resa da un dirigente diverso dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, dotato di specifiche competenze in materia di rendicontazione di sostenibilità, nominato, previo parere obbligatorio dell’organo di controllo, secondo le modalità e nel rispetto dei requisiti di professionalità previsti dallo statuto. L’attestazione è resa secondo il modello stabilito con regolamento dalla Consob. (123)

    6. Le disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori si applicano anche ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, nonché al dirigente di cui al comma 5-ter se previsto, in relazione ai compiti loro spettanti, salve le azioni esercitabili in base al rapporto di lavoro con la società. (123)

  • Art. 154 TUF – (Disposizioni non applicabili)

    Art. 154 TUF – (Disposizioni non applicabili)

    Art. 154 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Disposizioni non applicabili)

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Al collegio sindacale delle società con azioni quotate non si applicano gli articoli 2396-quinquies, 2396-sexies, 2396-septies, 2397, 2398, 2399, 2403, 2403-bis, primo comma, 2407, secondo comma, 2426, numeri 5 e 6, 2429, secondo comma, e 2441, sesto comma, del codice civile.

    2. Al consiglio di sorveglianza delle società con azioni quotate non si applicano gli articoli 2396-quinquies, 2396-septies, 2409-septies, del codice civile.

    3. Al comitato per il controllo sulla gestione delle società con azioni quotate non si applicano 2396-quinquies, 2396-sexies, 2396-septies, 2409-septies e 2409-octiesdecies, primo comma, primo periodo, e secondo e quarto comma, del codice civile.

  • Chi paga l’IRAP e l’autonoma organizzazione

    In sintesi

    • L’IRAP è dovuta da chi esercita abitualmente un’attività organizzata diretta alla produzione o scambio di beni e servizi
    • Per professionisti e piccoli imprenditori il requisito chiave è l’autonoma organizzazione
    • Chi lavora senza dipendenti stabili e con beni strumentali minimi può non essere soggetto a IRAP
    • I contribuenti in regime forfettario sono esclusi per legge dall’IRAP
    • Per le società e gli enti l’autonoma organizzazione è presunta: l’IRAP è sempre dovuta
    • La verifica avviene caso per caso, esaminando beni strumentali e impiego di lavoro altrui

    Chi è obbligato a versare l'IRAP

    Una delle questioni pratiche più rilevanti dell’IRAP riguarda l’individuazione dei soggetti che sono effettivamente tenuti a pagarla. La legge istitutiva (D.Lgs. 446/1997) prevede come soggetti passivi le società di capitali e di persone, gli enti commerciali e non commerciali, le pubbliche amministrazioni, gli imprenditori individuali e gli esercenti arti e professioni. Tuttavia, per questi ultimi due gruppi non è sufficiente svolgere un’attività: è necessario che essa sia esercitata con la cosiddetta autonoma organizzazione.

    Il concetto di autonoma organizzazione è diventato nel tempo uno dei temi centrali del contenzioso tributario in materia di IRAP. L’orientamento consolidato in giurisprudenza chiarisce che il lavoratore autonomo o il piccolo imprenditore che opera con i propri soli mezzi, senza avvalersi di dipendenti o collaboratori stabili e senza beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per svolgere la propria attività, non integra il presupposto dell’imposta e quindi non è soggetto a IRAP.

    Il tema è particolarmente sentito da professionisti come medici, avvocati, ingegneri, consulenti e altri lavoratori autonomi che, pur svolgendo un’attività economica rilevante, la esercitano in forma sostanzialmente individuale e personale. Capire se sussiste o meno l’autonoma organizzazione è determinante non solo per il versamento dell’imposta, ma anche per l’obbligo di presentare la dichiarazione IRAP.

    Soggetti passivi IRAP e autonoma organizzazione
    Categoria di soggetto Autonoma organizzazione richiesta? IRAP dovuta?
    Società di capitali (Srl, SpA, ecc.) Presunta per legge Sì, sempre
    Società di persone (Snc, Sas, ecc.) Presunta per legge Sì, sempre
    Enti commerciali e non commerciali Presunta per legge Sì, sempre
    Pubbliche amministrazioni Presunta per legge Sì, sempre
    Imprenditore individuale Va verificata caso per caso Solo se sussiste autonoma organizzazione
    Esercente arte o professione Va verificata caso per caso Solo se sussiste autonoma organizzazione
    Contribuente in regime forfettario Irrilevante: escluso per legge No, escluso per legge

    Esempio pratico

    • Tizio è un ingegnere libero professionista che opera in forma individuale. Non ha dipendenti né collaboratori stabili, utilizza un computer e un software professionale di valore contenuto e si avvale occasionalmente di un commercialista per la contabilità. In questo quadro, secondo l’orientamento consolidato, Tizio non presenta i requisiti dell’autonoma organizzazione: i beni strumentali non eccedono il minimo indispensabile e non impiega in modo non occasionale lavoro altrui. Tizio non è soggetto a IRAP e non è tenuto a presentare la relativa dichiarazione. Se invece Tizio assumesse due collaboratori a tempo indeterminato e acquistasse attrezzature rilevanti, il quadro cambierebbe e occorrerebbe rivalutare la propria posizione.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – legge istitutiva dell’IRAP, artt. 2 e 3 (presupposto e soggetti passivi)
    • Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015) e successive modificazioni sul regime forfettario
    • Circolari dell’Agenzia delle Entrate sull’autonoma organizzazione e sui criteri di esclusione da IRAP
    • Orientamento consolidato della giurisprudenza tributaria sul requisito dell’autonoma organizzazione
    • Istruzioni al modello IRAP (aggiornate annualmente) per i soggetti tenuti alla dichiarazione

    Caso 1 – Professionista senza struttura organizzativa

    Scenario. Caio è un avvocato che esercita la professione in forma individuale nel proprio studio. Non ha segreterie, non assume dipendenti e non si avvale di collaboratori in modo stabile. Utilizza un computer, una stampante e una banca dati giuridica online.

    Come si applica. In questo scenario i beni strumentali impiegati sono quelli minimi indispensabili per lo svolgimento dell’attività professionale e non vi è impiego non occasionale di lavoro altrui. Secondo l’orientamento consolidato, Caio non integra il requisito dell’autonoma organizzazione. Non è quindi soggetto a IRAP e non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione IRAP. È opportuno documentare con attenzione questa situazione per poter dimostrare, in caso di verifica, l’assenza dei requisiti dell’autonoma organizzazione.

    In pratica

    • Verificare che i beni strumentali utilizzati non eccedano il minimo indispensabile per l’attività
    • Accertarsi di non avere dipendenti o collaboratori impiegati in modo non occasionale e stabile
    • Conservare documentazione che attesti la struttura individuale dello studio in caso di controllo

    Caso 2 – Professionista con collaboratori e attrezzature rilevanti

    Scenario. Tizio è un medico specialista che gestisce uno studio privato. Ha assunto una segretaria a tempo indeterminato, dispone di attrezzature diagnostiche di valore significativo e si avvale in modo stabile di un’altra figura sanitaria di supporto.

    Come si applica. In questo caso la situazione è diversa: Tizio impiega lavoro altrui in modo non occasionale (la segretaria a tempo indeterminato e il collaboratore sanitario stabile) e dispone di beni strumentali che eccedono il minimo indispensabile. Entrambi i criteri che l’orientamento consolidato indica come rilevanti per l’autonoma organizzazione sono presenti. Tizio è soggetto a IRAP, deve calcolare la base imponibile secondo le regole specifiche per gli esercenti arti e professioni, applicare l’aliquota regionale vigente e presentare la dichiarazione IRAP con modello autonomo.

    In pratica

    • Calcolare la base imponibile IRAP secondo le regole per i professionisti (compensi meno spese specifiche ammesse)
    • Verificare le eventuali deduzioni applicabili per il personale dipendente a tempo indeterminato
    • Presentare la dichiarazione IRAP entro i termini e versare l’imposta con F24

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'è esattamente l'autonoma organizzazione ai fini IRAP?

    È il requisito che distingue il lavoratore autonomo soggetto a IRAP da quello che non lo è. Si intende una struttura organizzativa che eccede il minimo indispensabile, caratterizzata dall’impiego non occasionale di lavoro altrui (dipendenti, collaboratori stabili) o dall’utilizzo di beni strumentali di rilevanza superiore al minimo necessario per svolgere l’attività.

    Un professionista senza dipendenti è sempre escluso dall'IRAP?

    Non necessariamente. L’assenza di dipendenti è un elemento importante, ma la verifica è complessiva. Occorre valutare anche l’impiego di collaboratori stabili e la rilevanza dei beni strumentali utilizzati. La valutazione va fatta caso per caso.

    I contribuenti in regime forfettario pagano l'IRAP?

    No. I contribuenti che applicano il regime forfettario sono esclusi dall’IRAP per espressa previsione di legge, indipendentemente dalla presenza o meno di autonoma organizzazione.

    Le società devono sempre pagare l'IRAP?

    Sì. Per le società di capitali (Srl, SpA) e di persone (Snc, Sas), nonché per gli enti commerciali e non commerciali e per le PA, l’autonoma organizzazione si considera integrata per definizione. L’IRAP è sempre dovuta, salvo specifiche esenzioni di legge.

    Come si dimostra di non avere autonoma organizzazione?

    Occorre documentare la struttura effettiva dell’attività: assenza di dipendenti e collaboratori stabili, utilizzo di beni strumentali di valore contenuto e limitato al minimo indispensabile. In caso di verifica fiscale, è fondamentale avere prove concrete di questa situazione (dichiarazioni, inventario dei beni, contratti).

    Se in un anno si assume un dipendente, si diventa soggetti IRAP anche per gli anni precedenti?

    No. La verifica dell’autonoma organizzazione è riferita a ciascun periodo d’imposta. Se nei periodi precedenti non sussistevano i requisiti, l’IRAP non era dovuta per quegli anni. L’assunzione di un dipendente può determinare l’insorgenza dell’obbligo dall’anno in cui avviene.

    Cosa succede se un professionista non presenta la dichiarazione IRAP pur essendo soggetto passivo?

    L’omessa dichiarazione IRAP comporta l’applicazione di sanzioni amministrative, oltre agli interessi sul tributo non versato. È quindi fondamentale verificare correttamente la propria posizione e, in caso di dubbio, rivolgersi a un professionista abilitato.

    Vedi anche: Presupposto IRAP, Lavoro autonomo e partita IVA, IRAP: dichiarazione, acconti e come si versa, IRAP: cos’è e come funziona, IRAP: come si calcola la base imponibile e Ritenuta d’acconto di professionisti e autonomi al 20%.

  • Art. 153 TUF – Obbligo di riferire all’assemblea

    Art. 153 TUF – Obbligo di riferire all’assemblea

    Art. 153 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Obbligo di riferire all’assemblea

    In vigore dal 01/07/1998

    1. L’organo di controllo riferisce sull’attività di vigilanza svolta e sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati all’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio di esercizio ovvero ai sensi dell’ articolo 2364-bis, comma 2, del codice civile.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 MARZO 2026, N. 47.

  • Art. 152 TUF – (Denunzia al tribunale)

    Art. 152 TUF – (Denunzia al tribunale)

    Art. 152 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Denunzia al tribunale)

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Il collegio sindacale o il consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione, se hanno fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono recare danno alla società o a una o più società controllate, possono denunziare i fatti al tribunale ai sensi dell’ articolo 2396-quater, settimo comma, del codice civile. In tale ipotesi le spese per l’ispezione sono a carico della società e il tribunale può revocare anche i soli amministratori. Si applica l’ articolo 2409-octiesdecies, settimo comma, del codice civile.

    2. La Consob, se ha fondato sospetto di gravi irregolarità nell’adempimento dei doveri di vigilanza dell’organo di controllo, può denunziare i fatti al tribunale ai sensi dell’ articolo 2396-quater del codice civile; le spese per l’ispezione sono a carico della società.

    3. Il comma 2 non si applica alle società con azioni quotate solo in mercati regolamentati di altri paesi dell’Unione europea.

    4. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 70, comma 7, del T.U. bancario.

  • Rimborso dal sostituto o dall’Agenzia: come avviene il credito

    In sintesi

    • Con sostituto d’imposta: se hai presentato il 730 tramite datore di lavoro o CAF con sostituto, il rimborso IRPEF arriva direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione, di norma da luglio.
    • Senza sostituto: se hai presentato il 730 senza sostituto d’imposta, oppure il modello Redditi PF, il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente (IBAN comunicato).
    • Prospetto di liquidazione 730-3: il documento che il CAF o il sostituto ti consegna mostra esattamente l’importo a credito o a debito e la data prevista di rimborso o trattenuta.
    • Controllo preventivo: i rimborsi sopra una certa soglia o con elementi di rischio possono essere sottoposti a una verifica dell’Agenzia prima dell’erogazione, con possibile ritardo di alcuni mesi.
    • Debito invece di credito: se dal prospetto 730-3 risulta un saldo a debito, il sostituto lo trattiene in busta paga (di solito da luglio); senza sostituto si paga con F24.
    • Lavoratori domestici: colf, badanti e baby sitter non hanno sostituto d’imposta, quindi versano direttamente l’IRPEF dovuta e ricevono eventuali rimborsi dall’Agenzia.

    Come funziona il rimborso IRPEF dopo il 730

    Quando dalla dichiarazione dei redditi risulta un credito IRPEF – cioè hai versato più imposte di quanto dovuto durante l’anno – hai diritto a riceverlo indietro. Le modalità di rimborso dipendono da come hai presentato la dichiarazione e, in particolare, da se hai o meno un sostituto d’imposta, cioè un datore di lavoro o un ente pensionistico che durante l’anno ha già trattenuto le imposte dalla tua busta paga o dal tuo cedolino pensione.

    Se hai presentato il 730 con sostituto d’imposta (la situazione più comune per i lavoratori dipendenti e i pensionati), il rimborso avviene direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione. Il prospetto di liquidazione 730-3 – il documento che il CAF o il sostituto ti consegna dopo l’elaborazione della dichiarazione – ti dice già se il saldo è a credito o a debito e l’importo esatto. Il sostituto provvede d’ufficio, di norma a partire da luglio, senza che tu debba fare nulla di ulteriore.

    Se invece non hai un sostituto d’imposta – perché sei lavoratore autonomo, sei in pensione senza ente erogante attivo, oppure sei un lavoratore domestico – il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente bancario o postale il cui IBAN hai comunicato in dichiarazione o tramite apposita istanza. In questo caso i tempi possono essere più lunghi rispetto al rimborso in busta paga.

    Rimborso IRPEF: chi lo eroga e come
    Situazione Chi eroga il rimborso Modalità e tempi tipici
    730 con sostituto d'imposta (lavoratore dipendente, pensionato) Datore di lavoro o ente pensionistico In busta paga o cedolino, di norma da luglio
    730 senza sostituto d'imposta Agenzia delle Entrate Sul conto corrente (IBAN), tempi più variabili
    Modello Redditi PF (autonomi, partite IVA) Agenzia delle Entrate Sul conto corrente (IBAN), tempi più variabili
    Rimborso sopra soglia o con elementi di rischio Agenzia delle Entrate (dopo controllo preventivo) Possibile ritardo di alcuni mesi per verifica
    Saldo a debito con sostituto Trattenuta in busta paga dal sostituto Di norma da luglio, in rate se l'importo è elevato

    Esempio pratico

    • Tizio è un lavoratore dipendente e ha presentato il 730/2026 tramite CAF con sostituto d’imposta (il datore di lavoro). Il prospetto di liquidazione 730-3 mostra un credito IRPEF di 420 euro. Tizio non deve fare nulla: il datore di lavoro, di norma a partire dalla busta paga di luglio, aggiunge 420 euro alla sua retribuzione netta. Caio, invece, è un lavoratore autonomo che ha presentato il modello Redditi PF: il suo rimborso di 380 euro arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente il cui IBAN ha indicato in dichiarazione, in tempi che dipendono dall’esito degli eventuali controlli preventivi dell’Agenzia.

    Documenti necessari

    • Prospetto di liquidazione 730-3 (consegnato dal CAF o dal sostituto d’imposta dopo l’elaborazione del 730)
    • Dichiarazione dei redditi presentata (730 o Modello Redditi PF) con il risultato finale
    • IBAN del conto corrente su cui si vuole ricevere il rimborso, se si è senza sostituto d’imposta
    • Certificazione Unica del datore di lavoro o dell’ente pensionistico, utile per verificare le ritenute già operate
    • Eventuale istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate, se il rimborso non arriva nei tempi previsti

    Caso 1 – Tizio ha il sostituto e il rimborso arriva in busta paga

    Scenario. Tizio è impiegato in un’azienda e ha presentato il 730/2026 tramite il CAF del suo sindacato, indicando il datore di lavoro come sostituto d’imposta. Il 730-3 mostra un credito IRPEF di 650 euro grazie a spese sanitarie e interessi sul mutuo della prima casa.

    Come si applica. Il CAF trasmette il risultato della liquidazione al sostituto d’imposta (il datore di lavoro di Tizio), che riceve le istruzioni per il conguaglio. A luglio, il datore di lavoro accredita i 650 euro direttamente nella busta paga di Tizio, come voce separata nel cedolino. Se l’importo fosse stato a debito, la trattenuta sarebbe avvenuta allo stesso modo. Tizio non deve presentare alcuna istanza né indicare un IBAN: il meccanismo è automatico.

    In pratica

    • Conserva il prospetto di liquidazione 730-3: ti dice esattamente quanto aspettarti in busta paga e quando. Se a fine luglio il rimborso non compare nel cedolino, contatta prima il CAF e poi il datore di lavoro.
    • Il sostituto d’imposta gestisce sia i rimborsi che le trattenute: se risulta un debito, verrà scalato dalla busta paga nello stesso periodo, di norma in più rate se l’importo è consistente.

    Caso 2 – Caio senza sostituto attende il rimborso dall'Agenzia

    Scenario. Caio è una badante che lavora per una famiglia privata. Non ha un sostituto d’imposta perché il datore di lavoro domestico privato non è obbligato a effettuare ritenute. Caio ha presentato il modello Redditi PF e dal calcolo risulta un credito IRPEF di 290 euro, che vuole recuperare.

    Come si applica. Caio riceverà il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate, non in busta paga. Per farlo, deve aver indicato nella dichiarazione l’IBAN del proprio conto corrente (bancario o postale) intestato a lui. Se l’IBAN non era presente o è cambiato, può comunicarlo successivamente tramite l’area riservata del sito dell’Agenzia o presentando un’apposita istanza. I tempi di rimborso sono variabili: per importi contenuti e privi di anomalie la procedura è di norma più rapida, ma l’Agenzia può disporre un controllo preventivo per importi più elevati o situazioni particolari, con un ritardo di alcuni mesi prima dell’erogazione.

    In pratica

    • Verifica che nel modello Redditi PF sia indicato il tuo IBAN corretto: è l’unico canale attraverso cui l’Agenzia effettua il bonifico del rimborso. Un IBAN errato causa il mancato accredito.
    • Se il rimborso non arriva nei tempi attesi, puoi verificarne lo stato nel cassetto fiscale (sezione ‘Rimborsi’) o contattare il numero verde dell’Agenzia delle Entrate per informazioni sulla pratica.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando arriva il rimborso del 730 in busta paga?

    Se hai il sostituto d’imposta, il rimborso viene accreditato di norma a partire dalla busta paga di luglio. I tempi esatti dipendono dal calendario di elaborazione del sostituto d’imposta e dalla data in cui il CAF o il professionista ha trasmesso il risultato della liquidazione.

    Come faccio a sapere se ho un credito o un debito dal 730?

    Lo vedi sul prospetto di liquidazione 730-3, che il CAF o il sostituto d’imposta è obbligato a consegnarti dopo l’elaborazione della dichiarazione. Il prospetto mostra in modo distinto l’importo a credito (che ti sarà rimborsato) o a debito (che ti verrà trattenuto) e le relative somme per il dichiarante e l’eventuale coniuge in caso di 730 congiunto.

    Se non ho il datore di lavoro, come ricevo il rimborso?

    Se hai presentato il 730 senza sostituto d’imposta, o il modello Redditi PF, il rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente (IBAN) che hai indicato in dichiarazione. Devi assicurarti che l’IBAN sia corretto e intestato a te.

    Cos'è il controllo preventivo dell'Agenzia sui rimborsi?

    L’Agenzia delle Entrate può sottoporre a verifica preventiva i rimborsi che superano una certa soglia o che presentano elementi di rischio, prima di procedere all’erogazione. In questi casi il rimborso può slittare di alcuni mesi rispetto ai tempi ordinari. La verifica avviene in modo automatico e non implica necessariamente che ci sia un errore nella dichiarazione.

    Cosa succede se dal 730 risulta un debito invece di un credito?

    Se hai il sostituto d’imposta, il debito viene trattenuto direttamente dalla busta paga o dal cedolino della pensione, di norma a partire da luglio. Se l’importo è consistente, il sostituto può suddividerlo in più rate. Se non hai il sostituto, devi versare l’importo dovuto autonomamente tramite modello F24 nei termini indicati.

    I lavoratori domestici come colf e badanti ricevono il rimborso in busta paga?

    No. I lavoratori domestici non hanno un sostituto d’imposta perché il datore di lavoro privato non è obbligato a effettuare ritenute IRPEF. Presentano la dichiarazione come lavoratori senza sostituto e, se risulta un credito, lo ricevono dall’Agenzia delle Entrate direttamente sul conto corrente, non in busta paga.

  • Art. 151 ter TUF – (Poteri del comitato per il controllo sulla gestione)

    Art. 151 ter TUF – (Poteri del comitato per il controllo sulla gestione)

    Art. 151 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Poteri del comitato per il controllo sulla gestione)

    1. Il comitato per il controllo sulla gestione può, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, convocare il consiglio di amministrazione o il comitato esecutivo.

    2. Un componente del comitato per il controllo sulla gestione può essere appositamente delegato a procedere in qualsiasi momento ad atti d’ispezione e di controllo nonché a scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo e all’andamento generale dell’attività sociale.

  • Art. 151 bis TUF – (Poteri del consiglio di sorveglianza)

    Art. 151 bis TUF – (Poteri del consiglio di sorveglianza)

    Art. 151 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Poteri del consiglio di sorveglianza)

    1. Il consiglio di sorveglianza può, previa comunicazione al presidente del consiglio di gestione, convocare l’assemblea dei soci e il consiglio di gestione. Il potere di convocazione può essere esercitato anche individualmente da ciascun componente del consiglio, a eccezione del potere di convocare l’assemblea dei soci, che può essere esercitato da almeno due componenti.

    2. Un componente del consiglio di sorveglianza può essere appositamente delegato a procedere in qualsiasi momento ad atti d’ispezione e di controllo nonché a scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo e all’andamento generale dell’attività sociale.

    3. I componenti del consiglio di sorveglianza possono, anche individualmente, chiedere al presidente la convocazione dell’organo, indicando gli argomenti da trattare. La riunione deve essere convocata senza indugio, salvo che vi ostino ragioni tempestivamente comunicate al richiedente e illustrate all’organo di controllo alla prima riunione successiva.

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