Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 20 L. 241/1990 – Silenzio assenso

    1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2.
    2. L’amministrazione competente può indire, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV, anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive dei controinteressati.
  • Art. 208 D.Lgs. 259/2003 – Limitazioni legali

    Art. 208 D.Lgs. 259/2003 – Limitazioni legali

    Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259)

    1. Per la protezione dai disturbi radioelettrici degli impianti trasmittenti e riceventi delle stazioni radio adibite a servizi pubblici e per evitare dannosi assorbimenti dei campi elettromagnetici possono essere imposte limitazioni alla costruzione di edifici, di tramvie, di filovie, di funicolari, di teleferiche, di linee elettriche, di strade e di strade ferrate, nonché all’uso di macchinari e di apparati elettrici e radioelettrici nelle zone limitrofe del comprensorio della stazione radio fino alla distanza di mille metri dai confini del comprensorio stesso.

    2. Le limitazioni sono imposte con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy, prima dell’inizio del funzionamento delle stazioni.

    3. Per le limitazioni imposte è dovuto un equo indennizzo. articolo precedente articolo successivo

  • CCNL Scuola AGIDAE: Welfare contrattuale

    CCNL Scuola Privata AGIDAE

    In sintesi

    Welfare CCNL Scuola AGIDAE (art. 34): assistenza sanitaria integrativa per tutti i dipendenti, con 7 € al mese a carico del datore; fondo di previdenza complementare PREVIFONDER, con il 2% della retribuzione tabellare a carico del datore per chi aderisce. Il premio annuale di professionalità vale 150, 180 o 220 € secondo i punti (art. 35). La formazione continua è promossa dall’Ente bilaterale nazionale (art. 1).

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    AGIDAE (Associazione Gestori Istituti Dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica) · FLC CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola RUA · SNALS-Confsal · SINASCA
    Ultimo rinnovo
    CCNL del 3 luglio 2024; secondo biennio economico 2026-2027 rinnovato il 19 maggio 2026
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2027 (parte normativa); secondo biennio economico dal 1° gennaio 2026
    Platea
    ~50.000 (docenti, personale amministrativo, ATA, educatori scuole paritarie cattoliche da nido a universitario)

    Tabella riepilogativa

    Welfare contrattuale
    Voce Regola Articolo
    Assistenza sanitaria integrativa (ASI) Per tutti i dipendenti, 7 € al mese a carico del datore; non è reddito imponibile e paga solo il contributo di solidarietà del 10% Art. 34
    Previdenza complementare PREVIFONDER Per chi aderisce, 2% della retribuzione tabellare lorda in atto al 31/12/2023, per 13 mensilità, a carico del datore; il lavoratore versa il TFR maturando Artt. 34 e 90
    Premio annuale di professionalità (PAP) 150 € con 35 punti, 180 € da 36 a 50 punti, 220 € oltre 50 punti, pagato ad agosto; dopo tre anni si consolida in busta paga (POC) Art. 35
    Formazione continua Promossa e progettata dall’Ente bilaterale nazionale; le ore di aggiornamento fuori orario, fino a 40 l’anno, diventano ferie aggiuntive Artt. 1 e 49
    Ferie solidali Cessione gratuita delle ferie oltre le 4 settimane ai colleghi che assistono figli o familiari gravemente malati Art. 57

    Fonte: testo del CCNL AGIDAE Scuola del 3 luglio 2024, artt. 1, 34, 35, 49, 57 e 90.

    Assistenza sanitaria integrativa

    L’ASI spetta a tutti i dipendenti: il datore versa 7 € al mese per ogni lavoratore, una somma che fa parte della retribuzione. Se il datore omette il contributo deve risarcire il danno per la prestazione persa. Il contributo non è reddito imponibile ed è soggetto solo al contributo di solidarietà del 10% (art. 34).

    Previdenza complementare

    PREVIFONDER è il fondo negoziale del contratto. Il contributo del 2% è dovuto solo a chi aderisce ed è interamente a carico del datore; il lavoratore conferisce il TFR maturando e può aggiungere contributi volontari (artt. 34 e 90). Dal 1° luglio 2026 chi è alla prima assunzione aderisce in automatico alla previdenza complementare, salvo rinuncia entro 60 giorni (art. 8, comma 7, D.Lgs. 252/2005).

    Premio di professionalità

    Al personale a tempo indeterminato il contratto assegna punti per presenza, formazione e qualità: il premio annuale vale 150, 180 o 220 € secondo il punteggio e si paga con la retribuzione di agosto; chi lo ottiene per tre anni lo consolida in busta paga come progressione orizzontale (POC), dal 2024 al 100% della media triennale (art. 35). La maternità conta come presenza (Allegato 6).

    Casi pratici

    Tizio – docente e assistenza sanitaria
    Tizio, docente, ha l’assistenza sanitaria integrativa senza costi: il contributo di 7 € al mese è a carico dell’istituto e non è reddito imponibile (art. 34).
    Caia – ATA che aderisce a PREVIFONDER
    Caia, segretaria neoassunta, aderisce a PREVIFONDER: versa il TFR maturando e l’istituto aggiunge il 2% della retribuzione tabellare per 13 mensilità (artt. 34 e 90).
    Sempronio – premio di professionalità
    Sempronio raggiunge 42 punti nell’anno scolastico: ad agosto riceve un premio di 180 €; dopo tre anni di premi la media entra stabilmente in busta paga come POC (art. 35).

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per docenti e ATA, Preavviso, Ferie e permessi, Maternità e congedi, Tredicesima e premi e Malattia e infortunio.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Scuola Privata AGIDAE. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 19 L. 241/1990 – Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)

    1. Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una segnalazione dell’interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali.
    3. L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni.
  • Art. 65 D.Lgs. 504/1995 – Adeguamenti alla normativa comunitaria

    Art. 65 D.Lgs. 504/1995 – Adeguamenti alla normativa comunitaria

    Testo unico delle accise (D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504)

    1. Le disposizioni delle direttive della Comunità… europea in materia di accisa, che dispongono modificazioni e integrazioni di quelle recepite con il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, anche con riferimento ad adeguamenti di aliquote, stabiliti dai competenti organi comunitari sia per la fissazione del livello delle aliquote minime e il mantenimento del loro valore reale sia per tener conto delle variazioni del valore dell’ECU rispetto alla valuta nazionale, sono recepite, in via amministrativa, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

  • Art. 18-bis L. 241/1990 – Presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni

    1. Dell’avvenuta presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni è rilasciata immediatamente, anche in via telematica, una ricevuta che attesta l’avvenuta presentazione dell’istanza, della segnalazione e della comunicazione e indica i termini entro i quali l’amministrazione è tenuta, ove previsto, a rispondere, ovvero entro i quali il silenzio dell’amministrazione equivale ad accoglimento dell’istanza.
  • Art. 18 L. 241/1990 – Autocertificazione

    1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le amministrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a garantire l’applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione e di presentazione di atti e documenti da parte di cittadini a pubbliche amministrazioni, di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni.
    2. I documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, necessari per l’istruttoria del procedimento, sono acquisiti d’ufficio quando sono in possesso dell’amministrazione procedente, ovvero sono detenuti, istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni.
  • Art. 17-bis L. 241/1990 – Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche

    1. Nei rapporti tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici, ove per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi sia prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione, da parte dell’amministrazione procedente. Decorsi i suddetti termini senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito.
  • Art. 17 L. 241/1990 – Valutazioni tecniche

    1. Ove per disposizione espressa di legge o di regolamento sia previsto che per l’adozione di un provvedimento debbano essere preventivamente acquisite le valutazioni tecniche di organi od enti appositi e tali organi ed enti non provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di competenza dell’amministrazione procedente nei termini prefissati dalla disposizione stessa o, in mancanza, entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta, il responsabile del procedimento deve chiedere le suddette valutazioni tecniche ad altri organi dell’amministrazione pubblica o ad enti pubblici che siano dotati di qualificazione e capacità tecnica equipollenti, ovvero ad istituti universitari.

    2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica in caso di valutazioni che debbano essere prodotte da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini.

    3. Nel caso in cui l’ente od organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie all’amministrazione procedente, si applica quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 16.

  • Art. 16 L. 241/1990 – Attività consultiva

    1. Gli organi consultivi delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono tenuti a rendere i pareri ad essi obbligatoriamente richiesti entro venti giorni dal ricevimento della richiesta. Qualora siano richiesti pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata comunicazione alle amministrazioni richiedenti del termine entro il quale il parere sarà reso, che comunque non può superare i venti giorni dal ricevimento della richiesta.
  • Art. 1227 Codice della Navigazione – Omessa denuncia di rinvenimento di relitti

    Art. 1227 Codice della Navigazione – Omessa denuncia di rinvenimento di relitti

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Chiunque, avendo rinvenuto un relitto di mare ovvero un aeromobile abbandonato o un relitto di aeromobile, omette di farne immediata denuncia all'autorità indicata negli articoli 510, 993, è punito con l'ammenda fino a lire mille.

  • Forfettario vs ordinario: imposte, costi e quando scegliere

    Il regime forfettario e il regime ordinario rappresentano le due principali modalità di tassazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo per le partite IVA italiane. Il forfettario, introdotto dalla legge 190/2014 e successivamente modificato dalla legge di bilancio 2023, applica un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni di nuove attività) su un reddito determinato in modo forfettario, senza dedurre i costi analitici. Il regime ordinario, invece, applica l’IRPEF a scaglioni progressivi e consente la deduzione analitica dei costi. La scelta dipende da volume di ricavi, struttura dei costi, presenza di dipendenti e prospettive di crescita.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Regime forfettario Regime ordinario
    Norma di riferimento L. 190/2014 art. 1 cc. 54-89 (e succ. modifiche) artt. 1-89 TUIR (DPR 917/1986)
    Soglia ricavi/compensi 85.000 euro annui (dal 2023) nessun limite
    Aliquota fiscale 15% imposta sostitutiva (5% start-up nei primi 5 anni) IRPEF a scaglioni 23%-43% più addizionali
    Determinazione del reddito forfettaria, con coefficiente di redditività per codice ATECO analitica: ricavi meno costi documentati e deducibili
    IVA non si applica IVA in fattura, non si detrae IVA sugli acquisti IVA in fattura, detrazione su acquisti, liquidazioni periodiche
    Ritenute d’acconto non subite né operate (con dichiarazione cliente) subite dai sostituti d’imposta, operate verso prestatori
    Studi di settore / ISA esenti soggetti, salvo eccezioni
    Fattura elettronica obbligatoria dal 1.1.2024 senza soglie obbligatoria salvo eccezioni

    Regime forfettario: caratteristiche e disciplina

    Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato a persone fisiche
    esercenti attività d’impresa, arti o professioni in forma individuale, con ricavi o compensi annui non
    superiori a 85.000 euro (limite elevato dal 1° gennaio 2023 dalla legge di bilancio 197/2022). Il reddito
    imponibile si determina applicando ai ricavi un coefficiente di redditività differenziato
    per gruppo di attività economica, indicato negli allegati alla legge istitutiva. Sull’imponibile così
    calcolato si applica un’imposta sostitutiva del 15%, che assorbe IRPEF, addizionali
    regionale e comunale e IRAP. Per i primi cinque anni di esercizio di una nuova attività, l’aliquota scende
    al 5%, in presenza di specifiche condizioni di novità del progetto imprenditoriale (non aver esercitato
    attività analoga nei tre anni precedenti, non proseguire un’attività di altro soggetto, salvo casi di
    tirocinio obbligatorio). Il regime ha analogie con la disciplina prevista da art. 86 CTS per gli enti del
    terzo settore di natura commerciale.

    I contribuenti in regime forfettario non addebitano IVA in fattura e non possono detrarre l’IVA sugli
    acquisti. Non operano come sostituti d’imposta sui compensi corrisposti a propri prestatori, salvo per le
    ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato secondo le regole di art. 51 TUIR. Non sono soggetti agli
    ISA. L’accesso al regime è precluso a chi possiede partecipazioni di controllo in società di persone (vedi
    art. 5 TUIR sulle società di persone) o SRL trasparenti che esercitano attività riconducibili, e a chi ha percepito nell’anno precedente
    redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 35.000 euro (soglia elevata per il 2025 e il 2026, art. 1 comma 27 l. 199/2025; a regime torna a 30.000 euro dal 2027; salvo cessazione del rapporto). Il regime
    cessa l’anno successivo al superamento della soglia di 85.000 euro; se nel medesimo anno si superano i
    100.000 euro, l’uscita dal regime è immediata e con applicazione dell’IVA dalle operazioni successive al
    superamento. Sotto il profilo previdenziale, gli iscritti alla gestione separata INPS scontano un’aliquota
    ridotta sul reddito calcolato forfettariamente. Gli artigiani e i commercianti versano i contributi minimi
    e, ove abbiano i requisiti, possono optare per la riduzione del 35%.

    Regime ordinario: caratteristiche e disciplina

    Il regime ordinario è la modalità standard di determinazione del reddito d’impresa e di
    lavoro autonomo. Il reddito imponibile è dato dalla differenza tra ricavi e costi deducibili
    documentati. Si applica l’IRPEF con aliquote progressive a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000
    a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro (struttura a tre scaglioni in vigore dal 2024 — D.Lgs. 216/2023 — con
    seconda aliquota ridotta dal 35% al 33% dal 1° gennaio 2026, L. 199/2025). Sono dovute le addizionali regionali e comunali e, per gli imprenditori, l’IRAP. Le aliquote
    sono dettagliatamente disciplinate da art. 11 TUIR sulle aliquote IRPEF. Il sistema detrattivo previsto da art. 13 TUIR consente di abbattere
    l’imposta dovuta con detrazioni per redditi di lavoro, mentre art. 12 TUIR sulle detrazioni per carichi di famiglia disciplina le detrazioni per familiari a
    carico, art. 15 TUIR sulle detrazioni del 19% quelle del 19% per oneri (spese mediche, interessi del mutuo prima casa, spese funebri, premi
    assicurativi), art. 16-bis TUIR il bonus per ristrutturazioni edilizie ed efficientamento energetico, art. 16-ter TUIR il
    tetto delle detrazioni per i redditi più elevati. Talune componenti di reddito beneficiano della tassazione
    separata di art. 17 TUIR sulla tassazione separata.

    I costi deducibili comprendono spese inerenti l’attività: affitto dei locali, utenze, materie prime, beni
    strumentali (con ammortamento pluriennale), oneri finanziari, compensi a collaboratori, contributi
    previdenziali. Per le società, art. 95 TUIR disciplina la deducibilità delle spese per prestazioni di lavoro. Sono
    detraibili le spese mediche, gli interessi del mutuo prima casa, le ristrutturazioni edilizie, le erogazioni
    liberali, secondo le percentuali previste dal TUIR. Il regime ordinario richiede una contabilità completa,
    sia essa semplificata (per soggetti sotto soglia) o ordinaria con libro giornale e libro inventari. Le
    scritture contabili devono essere conservate per dieci anni. Sono dovute liquidazioni periodiche dell’IVA,
    dichiarazioni IVA, modello redditi e – per molte attività – comunicazioni ISA. La complessità amministrativa
    è significativamente superiore rispetto al forfettario, e impone in genere il ricorso a un commercialista
    con incarico continuativo.

    Quando conviene il forfettario e quando l’ordinario

    Il forfettario è la scelta naturale per chi ha pochi costi e ricavi inferiori a 85.000
    euro. Si pensi a Tizio, consulente informatico che lavora da casa, con costi annuali per
    attrezzature e formazione attorno a 3.000 euro e ricavi di 40.000 euro. Con coefficiente di redditività al
    78%, il suo reddito imponibile è di circa 31.200 euro; al netto dei contributi previdenziali (per gli iscritti alla gestione separata l’aliquota per i forfettari senza altra cassa è già ridotta al 26,07%; la riduzione del 35% riguarda invece artigiani e commercianti) l’imposta sostitutiva al 15% si traduce in una pressione fiscale complessiva
    sensibilmente inferiore a quella del regime ordinario, dove i pochi costi deducibili non riuscirebbero a
    compensare la progressività IRPEF. Anche i risparmi amministrativi non sono trascurabili: niente IVA da
    liquidare, niente ISA, niente registri IVA, contabilità minimale, dichiarazione redditi semplificata. Tizio
    può destinare le risorse risparmiate alla crescita dell’attività anziché agli adempimenti contabili.

    L’ordinario è preferibile quando i costi reali superano quelli stimati dal coefficiente
    forfettario. Caia, ristoratrice con ricavi di 70.000 euro e costi documentati per 50.000
    euro (materie prime, affitto, personale, utenze), in regime ordinario dichiara un reddito di 20.000 euro;
    in forfettario, con coefficiente al 40% per il settore alimentare, dichiarerebbe 28.000 euro forfettari,
    pagando di più. L’ordinario diventa obbligatorio sopra gli 85.000 euro di ricavi e per i soggetti esclusi
    (soci di società di persone o di SRL trasparente, dipendenti con redditi superiori a 35.000 euro, soglia 2025-2026). Per
    Sempronio, libero professionista in crescita che fattura 78.000 euro e prevede di superare
    la soglia nei prossimi due anni, può essere strategicamente sensato passare anticipatamente all’ordinario,
    per evitare il salto traumatico di regime e adattare gradualmente la propria gestione amministrativa.
    Considerazioni rilevanti sono anche la presenza di consistenti investimenti in beni strumentali ammortizzabili
    in più esercizi, l’opportunità di compensare perdite con altri redditi del nucleo familiare, l’accesso a
    detrazioni e bonus che il forfettario non consente.

    Costi, tempi e procedura

    L’accesso al regime forfettario avviene per opzione tacita all’apertura della partita
    IVA o automaticamente al permanere dei requisiti. L’uscita avviene al superamento dei 100.000 euro nello
    stesso anno (con effetto immediato) o degli 85.000 euro (con effetto dall’anno successivo). I costi
    amministrativi del forfettario sono ridotti: contabilità minima (cronologico incassi e pagamenti),
    dichiarazione redditi semplificata, nessuna dichiarazione IVA. Il commercialista può chiedere indicativamente
    600-1.200 euro annui per la tenuta complessiva. Il forfettario start-up con aliquota al 5% per cinque anni
    rappresenta un vantaggio rilevante, a patto che si rispettino le condizioni di novità: non aver esercitato
    attività analoga nei tre anni precedenti, non proseguire un’attività di altro soggetto, salvo casi di
    tirocinio obbligatorio.

    Il regime ordinario comporta costi amministrativi più elevati: contabilità ordinaria o
    semplificata, liquidazioni IVA mensili o trimestrali, modello redditi PF o SP, modello IRAP, eventualmente
    comunicazioni ISA. Il costo del commercialista varia indicativamente da 1.500 a 4.000 euro annui in base al
    volume e alla complessità. Per le attività di nuova apertura, il regime forfettario start-up con aliquota al
    5% per cinque anni rappresenta un vantaggio rilevante. Il passaggio tra regimi avviene con opzione in
    dichiarazione e produce effetti a partire dal periodo d’imposta successivo. Sotto il profilo previdenziale,
    la base imponibile contributiva per i forfettari è il reddito forfetariamente determinato, mentre nell’
    ordinario è la differenza tra ricavi e costi. Per gli iscritti alla gestione separata INPS l’aliquota è del
    26,07% sul reddito; per i commercianti e gli artigiani vige il regime di minimi contributivi con conguaglio
    sul reddito eccedente. Va valutato attentamente l’impatto previdenziale, oltre a quello fiscale, in funzione
    della carriera contributiva del soggetto.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Qual è la differenza principale tra forfettario e ordinario?

    La differenza principale risiede nel metodo di determinazione del reddito e nell’aliquota. Il forfettario calcola il reddito applicando ai ricavi un coefficiente fisso per attività e applica un’imposta sostitutiva del 15%; l’ordinario sottrae ai ricavi i costi documentati e applica l’IRPEF a scaglioni progressivi 23%-43%. Il forfettario non addebita né detrae IVA, l’ordinario sì.

    Quando conviene di più il forfettario?

    Il forfettario conviene quando i costi reali dell’attività sono inferiori a quelli stimati dal coefficiente di redditività e quando i ricavi restano stabilmente sotto 85.000 euro. È vantaggioso per attività con pochi costi materiali (consulenza, servizi digitali, formazione) e per chi non ha la possibilità di detrarre l’IVA su acquisti significativi.

    Si può passare da forfettario a ordinario?

    Sì, il passaggio è possibile per opzione esplicita in sede di dichiarazione dei redditi. La scelta vincola per almeno un triennio. Inoltre, il passaggio diventa obbligatorio al superamento della soglia di 85.000 euro di ricavi annui (con effetto dall’anno successivo) o di 100.000 euro nello stesso anno (con effetto immediato).

    Il forfettario consente di assumere dipendenti?

    Sì, il regime forfettario consente di assumere dipendenti e collaboratori. Le spese per il personale, però, non sono deducibili dal reddito calcolato in modo forfettario. È previsto un limite di 20.000 euro per spese di lavoro accessorio e dipendenti, superato il quale si decade dal regime. Il limite è stato innalzato negli ultimi anni e va verificato annualmente.

    Chi è escluso dal regime forfettario?

    Sono esclusi i soggetti che applicano regimi speciali IVA, i non residenti (salvo eccezioni UE), chi cede prevalentemente fabbricati o mezzi di trasporto nuovi, i soci di società di persone o di SRL trasparenti in attività riconducibili, e chi nell’anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro (soglia 2025-2026, poi 30.000 euro dal 2027), salvo cessazione del rapporto.

    Considerazioni finali sulla scelta del regime

    La scelta tra regime forfettario e regime ordinario non è una decisione una tantum, ma una valutazione
    che va riesaminata ogni anno alla luce dei ricavi effettivamente conseguiti, della struttura dei costi
    sostenuti, dell’eventuale ingresso in nuovi mercati e della pianificazione previdenziale. Esistono software
    di simulazione fiscale che, a partire dal codice ATECO dell’attività e dai ricavi previsti, calcolano
    l’imposta netta nei due regimi e consentono una scelta consapevole. È inoltre opportuno tenere conto del
    fatto che alcune incombenze esterne, come la possibilità di accedere a bandi pubblici, a finanziamenti
    agevolati o ad alcune forme di garanzia consortile, possono essere precluse o limitate per i contribuenti
    forfettari, in funzione dei requisiti contabili richiesti. La consulenza di un commercialista, soprattutto in
    fase di apertura della partita IVA, resta lo strumento più sicuro per valutare il regime più adatto alla
    specifica situazione patrimoniale, previdenziale e familiare.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale o fiscale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

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