Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Lavoro festivo, domenicale e notturno nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: maggiorazioni

    CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato

    Lavoro festivo, domenicale e notturno nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: maggiorazioni

    Il portiere presta un servizio continuativo che tocca domeniche, festività e ore notturne. La legge garantisce riposi e protezioni; le maggiorazioni in busta paga sono quelle degli artt. 44, 48, 53 e 57 del CCNL: ecco i numeri e cosa controllare.

    In sintesi

    Il lavoro domenicale o festivo è pagato con la paga oraria maggiorata del 40%, il lavoro notturno (22-6) del 30% (40% se è anche straordinario). Resta il diritto al riposo settimanale, di norma la domenica, e il riposo giornaliero di 11 ore. Il lavoro notturno (D.Lgs. 66/2003, periodo 24-5) comporta limiti di durata e sorveglianza sanitaria.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confedilizia · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · Uiltucs-UIL
    Istituti trattati
    Lavoro domenicale e festivo · Maggiorazioni · Riposo compensativo · Lavoro notturno
    Riferimenti
    D.Lgs. 66/2003 (orario, notturno, riposi) · Art. 2109 c.c. · D.Lgs. 151/2001 (tutela maternità) · Maggiorazioni del CCNL
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Che cosa è il lavoro notturno per la legge

    Il D.Lgs. 66/2003 dà due definizioni che conviene tenere distinte. Il lavoro notturno è l’attività svolta in un periodo di almeno 7 ore consecutive che comprende l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino. Il lavoratore notturno è invece chi svolge, in via non occasionale, almeno 3 ore di lavoro notturno per una parte rilevante dell’anno, secondo i criteri fissati dal CCNL. Questa qualifica fa scattare tutele aggiuntive.

    Limiti e tutele del lavoratore notturno

    • l’orario di lavoro non può superare, in media, le 8 ore nell’arco di 24 ore;
    • il lavoratore ha diritto a sorveglianza sanitaria periodica e gratuita;
    • se sopravviene un’inidoneità al notturno certificata, deve essere adibito, ove possibile, a mansioni diurne.

    Domeniche e festivi: riposo e compenso

    Il riposo settimanale di 24 ore coincide di regola con la domenica (art. 2109 c.c.; art. 83 CCNL), e il giorno di riposo è indicato nella lettera di assunzione. Il portiere con alloggio che presta servizio la domenica e nei festivi non può tenere aperto oltre le 14. Le maggiorazioni del CCNL sono:

    Situazione Maggiorazione sulla paga oraria Articolo
    Lavoro domenicale o festivo +40% artt. 48, 53 e 80
    Lavoro notturno (22-6) +30% artt. 48 e 53
    Straordinario notturno +40% art. 53
    Straordinario diurno +15% fino alla nona ora giornaliera, +20% dalla decima art. 53
    Lavoro supplementare (part-time) +27%, ulteriormente maggiorato se è notturno, domenicale o festivo art. 57
    Turni avvicendati con ore notturne +27% sul salario mensile, a prescindere dal turno art. 44
    Festività che coincide con il riposo settimanale una giornata di retribuzione (1/26 della mensile) in più, senza maggiorazione art. 79
    Fonte: artt. 44, 48, 53, 57, 79, 80 e 83 del CCNL 12 novembre 2012 (testo ufficiale Confedilizia, Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, Uiltucs-UIL). Per il portiere che lavora in una festività nazionale o infrasettimanale la retribuzione si calcola sulla normale paga oraria (art. 80, comma 2). Una sintesi del CCNL 2020-2022 indica lo straordinario al 20%: per la misura distinta tra prima e dopo la nona ora seguiamo il testo ufficiale.

    I riposi: i paletti che restano sempre

    Qualunque sia l’organizzazione dei turni, due diritti non si toccano:

    Riposo Durata minima di legge Fonte
    Riposo giornaliero 11 ore consecutive ogni 24 ore Art. 7 D.Lgs. 66/2003
    Riposo settimanale 24 ore consecutive ogni 7 giorni, di regola di domenica Art. 9 D.Lgs. 66/2003; art. 2109 c.c.

    Il riposo settimanale può essere calcolato come media su un periodo non superiore a 14 giorni, ma il diritto al recupero resta. Il lavoratore notturno ha inoltre una media di 8 ore al giorno e le donne non possono essere adibite al lavoro dalle 24 alle 6 dall’accertamento della gravidanza fino a un anno del bambino (art. 40 CCNL).

    Casi pratici

    Tizio — domenica in servizio
    Tizio, portiere con alloggio, presta servizio una domenica per un’esigenza dello stabile: l’apertura non può protrarsi oltre le 14 e le ore lavorate sono pagate con la paga oraria maggiorata del 40%, che Tizio ritrova nel cedolino del mese. Il suo riposo settimanale resta un diritto: va indicato nella lettera di assunzione.
    Caia — festività infrasettimanale
    Caia, portiera senza alloggio, lavora il 1° maggio. Le ore di quel giorno sono pagate con la paga oraria maggiorata del 40%. Se invece la festività cade nel suo giorno di riposo settimanale e non lavora, le spetta una giornata di retribuzione in più (1/26 della mensile), senza maggiorazione.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra lavoro notturno e lavoratore notturno?
    Il lavoro notturno è la singola prestazione resa nel periodo di almeno 7 ore che comprende l’intervallo tra mezzanotte e le 5. Il lavoratore notturno è invece chi svolge il notturno in modo abituale (almeno 3 ore per una parte rilevante dell’anno, secondo il CCNL): solo per lui scattano tutele come il limite delle 8 ore medie e la sorveglianza sanitaria.
    Il riposo settimanale deve cadere per forza di domenica?
    Di regola sì (art. 2109 c.c.; art. 83 CCNL): il giorno di riposo è indicato nella lettera di assunzione e di norma coincide con la domenica. Se si lavora la domenica spetta la maggiorazione del 40% e il riposo settimanale di 24 ore consecutive resta un diritto.
    Le maggiorazioni per notturno e festivo si sommano allo straordinario?
    Nel CCNL il lavoro straordinario notturno ha una percentuale propria (40%) e per il supplementare le maggiorazioni notturne, domenicali e festive si sommano al 27% (art. 57); per il lavoro ordinario notturno (30%) e festivo (40%) il testo non prevede una regola di cumulo esplicita. In caso di dubbio conviene chiedere conferma al sindacato.
    Se lavoro di domenica ho diritto a un altro giorno di riposo?
    Sì. Il riposo settimanale di 24 ore consecutive resta un diritto: se lavori la domenica, deve essere garantito in un altro giorno. In più, per la domenica lavorata, il CCNL riconosce di norma una maggiorazione economica.

    Stesso CCNL: consulta anche minimi per livello, come darle, preavviso e telematiche, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Ferie e permessi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Maternità, paternità e congedi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato e Tredicesima e mensilità aggiuntive nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 66/2003; art. 2109 c.c.; D.Lgs. 151/2001). Le percentuali di maggiorazione sono quelle degli artt. 44, 48, 53, 57 e 80 del CCNL 12 novembre 2012 (testo ufficiale).

  • Dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: come darle, preavviso e telematiche

    CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato

    Dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: come darle, preavviso e telematiche

    Quando un dipendente decide di lasciare il posto deve seguire la via telematica voluta dalla legge e rispettare il preavviso previsto dal contratto. Sapere come si compila il modulo, entro quando si può revocare e quando le dimissioni sono «per giusta causa» fa la differenza tra un’uscita ordinata e una piena di contenziosi.

    In sintesi

    Per dimettersi occorre il modulo telematico (art. 26 D.Lgs. 151/2015), compilabile online o tramite patronato/sindacato e revocabile entro 7 giorni. Il preavviso (art. 118 CCNL) è di 3 mesi per il portiere con alloggio e di 45 giorni di calendario per quello senza alloggio, e può decorrere dal 1° o dal 16 del mese; il mancato preavviso comporta un’indennità pari alla retribuzione del periodo non lavorato. Giusta causa: niente preavviso, NASpI dovuta.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confedilizia · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · Uiltucs-UIL
    Istituti trattati
    Dimissioni volontarie · Preavviso da CCNL · Modulo telematico · Revoca entro 7 giorni
    Riferimenti
    Artt. 2118-2119 c.c. · Art. 26 D.Lgs. 151/2015 (dimissioni telematiche) · Preavviso del CCNL
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Che cosa sono le dimissioni

    Le dimissioni sono l’atto con cui il lavoratore recede dal contratto. Nel rapporto a tempo indeterminato il recesso è libero, ma richiede un preavviso (art. 2118 c.c.); quando ricorre una causa che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, le dimissioni possono essere date per giusta causa senza preavviso (art. 2119 c.c.). A differenza del licenziamento, qui è il dipendente a prendere l’iniziativa: per questo la legge circonda l’atto di garanzie, per evitare dimissioni «in bianco» o estorte.

    Le dimissioni telematiche: la procedura obbligatoria

    Dal 2016 le dimissioni (e le risoluzioni consensuali) si comunicano solo per via telematica, a pena di inefficacia (art. 26 D.Lgs. 151/2015). Una semplice lettera o un’e-mail non bastano.

    Come si fa

    Il modulo si compila e si trasmette in due modi:

    Modalità Come
    In autonomia Sul portale Servizi Lavoro del Ministero, con identità digitale (SPID/CIE)
    Con un intermediario Tramite patronato, organizzazione sindacale, consulente del lavoro, ente bilaterale o Ispettorato del lavoro
    Il modulo riporta la data di decorrenza che il lavoratore sceglie: è importante indicarla coerentemente con il preavviso dovuto al CCNL.

    La revoca

    Entro 7 giorni dalla trasmissione le dimissioni possono essere revocate, sempre con modalità telematica: in tal caso il rapporto di lavoro prosegue normalmente.

    Eccezioni alla forma telematica

    Non serve il modulo telematico per le dimissioni rese durante il periodo di prova, nel lavoro domestico e nelle sedi «protette» (conciliazioni in sede sindacale o davanti all’Ispettorato). Per i neogenitori entro i 3 anni del bambino resta invece necessaria la convalida presso l’Ispettorato del lavoro (art. 55 D.Lgs. 151/2001).

    Il preavviso e la sua durata

    Il recesso del lavoratore richiede un preavviso (art. 2118 c.c.), cioè un periodo in cui si continua a lavorare prima della cessazione effettiva. La sua durata la stabilisce il CCNL (artt. 118-125) per profilo: 3 mesi per il portiere con alloggio (A2, A4, A7, A9), 45 giorni di calendario per il portiere senza alloggio (A1, A3, A5, A6, A8) e per il profilo D, 20 giorni per gli operai B1-B4 (2 settimane per B5), da 20 a 90 giorni per gli impiegati C secondo livello e anzianità (C1 60 o 90 giorni, C2 45 o 60, C3 30 o 45, C4 20 o 30). Il preavviso va comunicato per iscritto; il datore non può sostituirlo con l’indennità per i profili A e D senza il consenso del lavoratore. La tabella completa è nella scheda preavviso e licenziamento.

    Mancato preavviso

    Se il dipendente lascia il lavoro senza rispettare il preavviso, deve al datore un’indennità sostitutiva pari alla retribuzione del periodo non lavorato, di norma trattenuta sul saldo finale. Il datore può comunque liberare anticipatamente il lavoratore, rinunciando al preavviso.

    Quando decorre

    Il CCNL fa decorrere il preavviso dal 1° o dal 16 del mese (artt. 118 e 123): la data di consegna delle dimissioni incide quindi sul giorno effettivo di uscita. Il portiere con alloggio lo riconsegna allo scadere del preavviso, salvo grave malattia accertata.

    Dimissioni volontarie e per giusta causa a confronto

    Aspetto Dimissioni volontarie Dimissioni per giusta causa
    Riferimento Art. 2118 c.c. Art. 2119 c.c.
    Preavviso Dovuto, secondo il CCNL Non dovuto (recesso immediato)
    Modulo telematico Sì Sì
    NASpI Di regola no Sì, spetta
    Esempi tipici Nuovo impiego, scelta personale Stipendi non pagati, mobbing, demansionamento grave, molestie
    La «giusta causa» deve essere reale e dimostrabile: conviene indicarne i motivi nel modulo e conservare la documentazione, perché da essa dipende il diritto alla NASpI.

    Dimissioni e NASpI: quando spetta la disoccupazione

    La NASpI è pensata per chi perde involontariamente il lavoro: per questo, di norma, non spetta a chi si dimette. Esistono però eccezioni in cui le dimissioni sono equiparate a una perdita involontaria dell’impiego:

    • dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.);
    • dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre nel periodo tutelato (fino a 1 anno del bambino), con convalida all’Ispettorato;
    • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto di un trasferimento a oltre 50 km o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici.

    In questi casi conviene attivarsi: la domanda di NASpI va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione.

    Casi pratici

    Tizio — revoca delle dimissioni
    Tizio invia il modulo telematico ma, due giorni dopo, ci ripensa. Essendo entro i 7 giorni, revoca le dimissioni con la stessa procedura telematica: il rapporto prosegue come se nulla fosse, senza bisogno dell’accordo del datore.
    Caia — dimissioni per giusta causa
    A Caia non viene pagato lo stipendio per più mesi. Si dimette per giusta causa (art. 2119 c.c.) senza preavviso, indicandone i motivi: in questo caso, pur essendo dimissioni, le viene riconosciuta la NASpI perché la cessazione non è una libera scelta.

    Domande frequenti

    Le dimissioni inviate per e-mail o con una lettera sono valide?
    No. Dal 2016 le dimissioni del lavoratore sono efficaci solo se trasmesse con il modulo telematico previsto dall’art. 26 del D.Lgs. 151/2015, in autonomia (portale Servizi Lavoro con SPID/CIE) o tramite patronato, sindacato, consulente o Ispettorato. Una lettera consegnata a mano, da sola, non basta.
    Devo per forza lavorare il preavviso?
    No, ma se non lo lavori devi al datore l’indennità sostitutiva del preavviso, pari alla retribuzione del periodo non lavorato, che ti viene trattenuta dalle spettanze finali. Il datore, in alternativa, può scegliere di rinunciare al preavviso e liberarti subito.
    Cosa cambia tra dimissioni e risoluzione consensuale?
    Le dimissioni sono un atto unilaterale del lavoratore; la risoluzione consensuale è un accordo tra le parti per chiudere il rapporto. Entrambe passano dal modulo telematico. La risoluzione consensuale può dare diritto alla NASpI solo in casi particolari (ad esempio dopo il rifiuto di un trasferimento molto distante).
    Posso ritirare le dimissioni dopo averle inviate?
    Sì: hai 7 giorni di tempo dalla trasmissione del modulo per revocarle, sempre per via telematica e senza bisogno del consenso del datore. Trascorsi i 7 giorni le dimissioni diventano definitive.

    Stesso CCNL: consulta anche minimi per livello, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Ferie e permessi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Maternità, paternità e congedi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Tredicesima e mensilità aggiuntive nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato e Malattia e infortunio nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (artt. 2118-2119 c.c.; art. 26 D.Lgs. 151/2015; art. 55 D.Lgs. 151/2001) e al CCNL 12 novembre 2012, artt. 118-125 (testo ufficiale Confedilizia, Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, Uiltucs-UIL).

  • Animali in condominio: cosa dice la legge

    “Il regolamento condominiale vieta gli animali”: una frase che ancora si sente, ma che oggi è in gran parte superata dalla legge. Dal 2013 il codice civile tutela espressamente il diritto di tenere animali domestici. Vediamo cosa stabilisce davvero l’art. 1138 del codice civile e quali limiti restano.

    La regola: non si possono vietare

    L’art. 1138 del codice civile, all’ultimo comma, stabilisce che le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Si tratta di una previsione introdotta dalla riforma del condominio: una clausola del regolamento che imponga un divieto generalizzato è quindi nulla e non può essere applicata.

    Regolamento assembleare e contrattuale

    La regola vale senz’altro per il regolamento assembleare, quello approvato dall’assemblea a maggioranza. Più dibattuto è il caso del regolamento contrattuale, accettato da tutti i condòmini al momento dell’acquisto: secondo una parte degli interpreti, un divieto potrebbe sopravvivere solo se contenuto in un atto di natura contrattuale sottoscritto da ciascuno. In ogni caso, vista la norma di favore, i divieti generalizzati sono guardati con sfavore.

    I limiti: igiene, decoro e quiete

    Il diritto di tenere animali non è senza limiti. Il padrone resta responsabile del rispetto delle regole di igiene (pulizia delle parti comuni), del decoro dell’edificio e della quiete dei vicini. Rumori molesti (per esempio un cane che abbaia in continuazione), cattivi odori o la presenza di animali in numero o condizioni tali da creare problemi sanitari possono dar luogo a contestazioni e, nei casi gravi, a responsabilità.

    L’uso delle parti comuni

    L’animale può transitare e accedere alle parti comuni (androni, scale, ascensori, cortili) insieme al proprietario, salvo prescrizioni ragionevoli su modalità d’uso (per esempio l’obbligo del guinzaglio o la pulizia). Anche eventuali divieti assoluti di accesso degli animali alle parti comuni, contenuti nel regolamento assembleare, si pongono in tensione con la norma del codice e vanno valutati con prudenza.

    I rapporti con i vicini

    Quando sorgono problemi (rumori, odori, paura), la strada è in genere quella del dialogo e, se necessario, della diffida tramite l’amministratore; nei casi di vere e proprie immissioni intollerabili si può ricorrere al giudice, che valuta la normale tollerabilità tenendo conto delle circostanze. Il diritto a tenere l’animale, insomma, convive con il dovere di non recare disturbo apprezzabile agli altri.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Il regolamento di condominio può vietare gli animali?

    No. L’art. 1138 del codice civile stabilisce che le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Un divieto del regolamento assembleare è nullo.

    Posso portare il cane in ascensore e nelle scale?

    Sì, insieme al proprietario, salvo prescrizioni ragionevoli (guinzaglio, pulizia). Eventuali divieti assoluti di accesso alle parti comuni sono in tensione con la norma del codice.

    Cosa succede se l’animale disturba i vicini?

    Restano fermi gli obblighi di igiene, decoro e quiete. In caso di rumori o immissioni intollerabili si può procedere con diffida e, nei casi gravi, ricorrere al giudice, che valuta la normale tollerabilità.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 9 L. 241/1990 – Intervento nel procedimento

    1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.
  • Art. 2409 c.c. – Denunzia al tribunale (abrogato)

    Art. 2409 c.c. – Denunzia al tribunale

    R.D. 16 marzo 1942, n. 262 – Codice civile

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 27 marzo 2026, n. 47. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla società.

    Lo statuto può prevedere percentuali minori di partecipazione.

    Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare l’ispezione dell’amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione.

    Il provvedimento è reclamabile.

    Il tribunale non ordina l’ispezione e sospende per un periodo determinato il procedimento se l’assemblea sostituisce gli amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al tribunale sugli accertamenti e le attività compiute.

    Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute ai sensi del terzo comma risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori e convocare l’assemblea per le conseguenti deliberazioni.

    Nei casi più gravi può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata.

    L’amministratore giudiziario può proporre l’azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci.

    Si applica l’ultimo comma dell’articolo 2393.

    Prima della scadenza del suo incarico l’amministratore giudiziario rende conto al tribunale che lo ha nominato; convoca e presiede l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del caso, la messa in liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.

    I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione, nonché, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero; in questi casi le spese per l’ispezione sono a carico della società

  • Art. 8 L. 241/1990 – Modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento

    1. L’amministrazione provvede a dare notizia dell’avvio del procedimento mediante comunicazione personale.
    2. Nella comunicazione debbono essere indicati:
    a) l’amministrazione competente;
    b) l’oggetto del procedimento promosso;
    c) l’ufficio e la persona responsabile del procedimento;
    c-bis) la data entro la quale, secondo i termini previsti dall’articolo 2, commi 2 o 3, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia dell’amministrazione;
    c-ter) nei procedimenti ad iniziativa di parte, la data di presentazione della relativa istanza;
    d) l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti.
  • Art. 7 L. 241/1990 – Comunicazione di avvio del procedimento

    1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi.
    2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.
  • Art. 6-bis L. 241/1990 – Conflitto di interessi

    1. Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale.
  • Art. 6 L. 241/1990 – Compiti del responsabile del procedimento

    1. Il responsabile del procedimento:
    a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione di provvedimento;
    b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all’uopo necessari, e adotta ogni misura per l’adeguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria;
    c) propone l’indizione o, avendone la competenza, indice le conferenze di servizi di cui all’articolo 14;
    d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti;
    e) adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento finale, ovvero trasmette gli atti all’organo competente per l’adozione.
  • Art. 5 L. 241/1990 – Responsabile del procedimento

    1. Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all’unità la responsabilità dell’istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell’adozione del provvedimento finale.
    2. Fino a quando non sia effettuata l’assegnazione di cui al comma 1, è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dell’articolo 4.
    3. L’unità organizzativa competente e il nominativo del responsabile del procedimento sono comunicati ai soggetti di cui all’articolo 7 e, a richiesta, a chiunque vi abbia interesse.
  • Art. 52 TUPI: Disciplina delle mansioni

    Art. 52 TUPI: Disciplina delle mansioni

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Disciplina delle mansioni ( Art.56 del d.lgs n.29 del 1993 , come sostituito dall'art.25 del d.lgs n.80 del 1998 e successivamente modificato dall'art. 15 del d.lgs n.387 del 1998 ) 1.

    Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni equivalenti nell'ambito dell'area di inquadramentoovvero a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che abbia successivamente acquisito per effetto delle procedure selettive di cui all'articolo 35, comma 1, lettera a).

    L'esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell'inquadramento del lavoratore o dell'assegnazione di incarichi di direzione. 1-bis.

    I dipendenti pubblici, con esclusione dei dirigenti e del personale docente della scuola, delle accademie, dei conservatori e degli istituti assimilati, sono inquadrati in almeno tre distinte aree funzionali.

    La contrattazione collettiva individua un'ulteriore area per l'inquadramento del personale di elevata qualificazione.

    Le progressioni all'interno della stessa area avvengono, con modalità stabilite dalla contrattazione collettiva, in funzione delle capacità culturali e professionali e dell'esperienza maturata e secondo principi di selettività, in funzione della qualità dell'attività svolta e dei risultati conseguiti, attraverso l'attribuzione di fasce di merito.

    Fatta salva una riserva di almeno il 50 per cento delle posizioni disponibili destinata all'accesso dall'esterno, le progressioni fra le aree e, negli enti locali, anche fra qualifiche diverse, avvengono tramite procedura comparativa basata sulla valutazione positiva conseguita dal dipendente negli ultimi tre anni in servizio, sull'assenza di provvedimenti disciplinari, sul possesso di titoli o competenze professionali ovvero di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l'accesso all'area dall'esterno, nonché sul numero e sulla tipologia de gli incarichi rivestiti.

    In sede di revisione degli ordinamenti professionali, i contratti collettivi nazionali di lavoro di comparto per il periodo 2019-2021 possono definire tabelle di corrispondenza tra vecchi e nuovi inquadramenti, ad esclusione dell'area di cui al secondo periodo, sulla base di requisiti di esperienza e professionalità maturate ed effettivamente utilizzate dalle amministrazioni per almeno cinque anni, anche in deroga al possesso del titolo di studio richiesto per l'accesso all'area dall'esterno.

    All'attuazione del presente comma si provvede nei limiti delle risorse destinate ad assunzioni di personale a tempo indeterminato disponibili a legislazione vigente. 1-ter.

    COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 16 APRILE 2013, N. 70 .

    Per obiettive esigenze di servizio il prestatore di lavoro può essere adibito a mansioni proprie della qualifica immediatamente superiore: a) nel caso di vacanza di posto in organico. per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti come previsto al comma 4; b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione dell'assenza per ferie, per la durata dell'assenza.

    Si considera svolgimento di mansioni sUperiori, ai fini del presente articolo, soltanto l'attribuzione in modo prevalente, sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei compiti propri di dette mansioni.

    Nei casi di cui al comma 2, per il periodo di effettiva prestazione, il lavoratore ha diritto al trattamento previsto per la qualifica superiore.

    Qualora l'utilizzazione del dipendente sia disposta per sopperire a vacanze dei posti in organico, immediatamente, e comunque nel termine massimo di novanta giorni dalla data in cui il dipendente è assegnato alle predette mansioni, devono essere avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti.

    Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, è nulla l'assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica superiore, ma al lavoratore è corrisposta la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore.

    Il dirigente che ha disposto l'assegnazione risponde personalmente del maggior onere conseguente, se ha agito con dolo o colpa grave.

    Le disposizioni del presente articolo si applicano in sede di attuazione della nuova disciplina degli ordinamenti professionali prevista dai contratti collettivi e con la decorrenza da questi stabilita.

    I medesimi contratti collettivi possono regolare diversamente gli effetti di cui ai commi 2, 3 e 4.

    Fino a tale data, in nessun caso lo svolgimento di mansioni superiori rispetto alla qualifica di appartenenza, può comportare il diritto ad avanzamenti automatici nell'inquadramento professionale del lavoratore.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 4 L. 241/1990 – Unità organizzativa responsabile del procedimento

    1. Ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro competenza l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale.
    2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma 1 sono rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti.
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