Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 38 L. 300/1970 – Disposizioni penali

    Art. 38 L. 300/1970 – Disposizioni penali

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    Le violazioni degli articoli 2, . . .

    5, 6, . . . e 15, primo comma, lettera a), sono punite, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, con l’ammenda da lire 100.000 a lire un milione o con l’arresto da 15 giorni ad un anno.

    Nei casi più gravi le pene dell’arresto e dell’ammenda sono applicate congiuntamente.

    Quando, per le condizioni economiche del reo, l’ammenda stabilita nel primo comma può presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo.

    Nei casi previsti dal secondo comma, l’autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall’ articolo 36 del codice penale .

    Modifiche e vicende: Depenalizzato in parte dal D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 e dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8

    Inquadramento: Originariamente prevedeva sanzioni penali per la violazione di alcune disposizioni dello Statuto (in particolare l’art. 4 sui controlli a distanza e l’art. 8 sulle indagini sulle opinioni). Le sanzioni sono state in larga parte depenalizzate dal D.Lgs. 758/1994 e dalla riforma del 2016 (D.Lgs. 8/2016).

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 38; D.Lgs. 758/1994; D.Lgs. 8/2016 (depenalizzazione).

  • Art. 37 L. 300/1970 – Applicazione ai dipendenti da enti pubblici

    Art. 37 L. 300/1970 – Applicazione ai dipendenti da enti pubblici

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di lavoro e di impiego dei dipendenti da enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica.

    Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai rapporti di impiego dei dipendenti dagli altri enti pubblici, salvo che la materia sia diversamente regolata da norme speciali.

    Modifiche e vicende: Riformulato dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (T.U. Pubblico Impiego) artt. 2-3

    Inquadramento: L’estensione dello Statuto ai dipendenti pubblici è oggi disciplinata dal T.U.P.I. (D.Lgs. 165/2001). Per il personale contrattualizzato si applicano le disposizioni del decreto e dei contratti collettivi di comparto; per il personale in regime di diritto pubblico (art. 3 T.U.P.I.) valgono le norme di settore.

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 37; D.Lgs. 165/2001 artt. 2-3.

  • Art. 11 TUPI: Ufficio relazioni con il pubblico

    Art. 11 TUPI: Ufficio relazioni con il pubblico

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Ufficio relazioni con il pubblico (Art. l2, commi da 1 a 5-ter del d.lgs n.29 del 1993 , come sostituiti dall' art.7 del d.lgs n.546 del 1993 e successivamente modificati dall' art.3 del decreto legge n.163 del 1995 , convertito con modificazioni dalla legge n.273 del 1995 ) 1.

    Le amministrazioni pubbliche, al fine di garantire la piena attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e successive modificazioni ed integrazioni, individuano, nell'ambito della propria struttura uffici per le relazioni con il pubblico.

    Gli uffici per le relazioni con il pubblico provvedono, anche mediante l'utilizzo di tecnologie informatiche: a) al servizio all'utenza per i diritti di partecipazione di cui al capo III della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e successive modificazioni ed integrazioni; b) all'informazione all'utenza relativa agli atti e allo stato dei procedimenti; c) alla ricerca ed analisi finalizzate alla formulazione di proposte alla propria amministrazione sugli aspetti organizzativi e logistici del rapporto con l'utenza.

    Agli uffici per le relazioni con il pubblico viene assegnato, nell'ambito delle attuali dotazioni organiche delle singole amministrazioni, personale con idonea qualificazione e con elevata capacità di avere contatti con il pubblico, eventualmente assicurato da apposita formazione.

    Al fine di assicurare la conoscenza di normative, servizi e strutture, le amministrazioni pubbliche programmano ed attuano iniziative di comunicazione di pubblica utilità; in particolare, le amministrazioni dello Stato, per l'attuazione delle iniziative individuate nell'ambito delle proprie competenze, si avvalgono del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri quale struttura centrale di servizio, secondo un piano annuale di coordinamento del fabbisogno di prodotti e servizi, da sottopone all'approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri.

    Per le comunicazioni previste dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 , e successive modificazioni ed integrazioni, non si applicano le norme vigenti che dispongono la tassa a carico del destinatario.

    Il responsabile dell'ufficio per le relazioni con il pubblico e il personale da lui indicato possono promuovere iniziative volte, anche con il supporto delle procedure informatiche, al miglioramento dei servizi per il pubblico, alla semplificazione e all'accelerazione delle procedure e all'incremento delle modalità di accesso informale alle informazioni in possesso dell'amministrazione e ai documenti amministrativi.

    L'organo di vertice della gestione dell'amministrazione o dell'ente verifica l'efficacia dell'applicazione delle iniziative di cui al comma 6, ai fini dell'inserimento della verifica positiva nel fascicolo personale del dipendente.

    Tale riconoscimento costituisce titolo autonomamente valutabile in concorsi pubblici e nella progressione dì carriera del dipendente.

    Gli organi di vertice trasmettono le iniziative riconosciute ai sensi del presente comma al Dipartimento della funzione pubblica, ai fini di un'adeguata pubblicizzazione delle stesse.

    Il Dipartimento annualmente individua le forme di pubblicazione.

    Note all'art. 11: – La legge 7 agosto 1990, n. 241 , pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.192 del 18 agosto 1990 n. 192, reca "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi".

    Il capo III della legge 7 agosto 1990, n. 241 , reca "Partecipazione al procedimento amministrativo".

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 36 L. 300/1970 – Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche

    Art. 36 L. 300/1970 – Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    Nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle vigenti leggi dallo Stato a favore di imprenditori che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata e nei capitolati di appalto attinenti all’esecuzione di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l’obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona.

    Tale obbligo deve essere osservato sia nella fase di realizzazione degli impianti o delle opere che in quella successiva, per tutto il tempo in cui l’imprenditore beneficia delle agevolazioni finanziarie e creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.

    Ogni infrazione al suddetto obbligo che sia accertata dall’Ispettorato del lavoro viene comunicata immediatamente ai Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la concessione del beneficio o dell’appalto.

    Questi adotteranno le opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei casi più gravi o nel caso di recidiva potranno decidere l’esclusione del responsabile, per un tempo fino a cinque anni, da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero da qualsiasi appalto.

    Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche quando si tratti di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali l’Ispettorato del lavoro comunica direttamente le infrazioni per l’adozione delle sanzioni.

    18 ————— AGGIORNAMENTO (18) La Corte Costituzionale, con sentenza 1-19 giugno 1998, n.

    226 (in G.U.

    1a s.s.

    24/06/1998, n.

    25), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’ art.

    36 della legge 20 maggio 1970, n.

    300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), nella parte in cui non prevede che, nelle concessioni di pubblico servizio, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l’obbligo per il concessionario di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona”.

    Modifiche e vicende: Non abrogato: vigente. Coordinato con D.Lgs. 36/2023 (nuovo Codice contratti pubblici).

    Inquadramento: Articolo vigente che impone agli appaltatori di opere pubbliche e ai titolari di benefici pubblici l’inserimento, nei capitolati, di clausole esplicite sull’integrale rispetto della contrattazione collettiva. Il coordinamento con la disciplina degli appalti pubblici è oggi nel D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36 (artt. 11 e 102).

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 36; D.Lgs. 36/2023 artt. 11 e 102.

  • Art. 35 L. 300/1970 – Campo di applicazione

    Art. 35 L. 300/1970 – Campo di applicazione

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    Per le imprese industriali e commerciali, le disposizioni del titolo III, ad eccezione del primo comma dell’articolo 27, della presente legge si applicano a ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo che occupa più di quindici dipendenti.

    Le stesse disposizioni si applicano alle imprese agricole che occupano più di cinque dipendenti.

    Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e commerciali che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti.

    Ferme restando le norme di cui agli articoli 1, 8, 9, 14, 15, 16 e 17, i contratti collettivi di lavoro provvedono ad applicare i principi di cui alla presente legge alle imprese di navigazione per il personale navigante. (7) (11) 12 ————— AGGIORNAMENTO (7) La Corte Costituzionale, con sentenza del 26 marzo-3 aprile 1987, n.

    96 (in G.U.

    1a s.s.

    08/04/1987, n.

    15), ha dichiarato “la illegittimità costituzionale dell’ art.

    35, terzo comma, della l.

    20 maggio 1970, n.

    300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità al predetto personale anche dell’art.

    18 della stessa legge”. ————— AGGIORNAMENTO (11) La Corte Costituzionale, con sentenza del 17-31 gennaio 1991, n.

    41 (in G.U.

    1a s.s.

    06/02/1991, n.

    6), ha dichiarato “la illegittimità costituzionale dell’ art.

    35, terzo comma, della legge 20 maggio 1970, n.

    300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro), nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità al predetto personale anche dell’art.

    18 della stessa legge, come modificato dall’ art.

    1 della legge 11 maggio 1990, n.

    108 (Disciplina dei licenziamenti individuali)”. ————— AGGIORNAMENTO (12) La Corte Costituzionale, con sentenza del 11-23 luglio 1991, n.

    364 (in G.U.

    1a s.s.

    31/07/1991, n.

    30), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’ art.

    35, terzo comma, della l.

    20 maggio 1970, n.

    300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori) nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità al personale navigante delle “imprese di navigazione” dei commi 1, 2 e 3 dell’art.

    7 della medesima legge”.

    Modifiche e vicende: Non abrogato: vigente. Estensione modificata con riforma Jobs Act (D.Lgs. 23/2015 per nuovi assunti).

    Inquadramento: Articolo vigente che individua il campo di applicazione delle tutele del Titolo III dello Statuto alle unità produttive con più di 15 dipendenti (o 5 per imprese agricole). Per i nuovi assunti dal 7 marzo 2015 opera il regime delle tutele crescenti del D.Lgs. 23/2015.

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 35; D.Lgs. 23/2015 (tutele crescenti).

  • Art. 34 St. lav. – Richieste nominative di manodopera (abrogato)

    Art. 34 St. lav. – Richieste nominative di manodopera

    L. 20 maggio 1970, n. 300 – Statuto dei lavoratori

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    A decorrere dal novantesimo giorno dall’entrata in vigore della presente legge, le richieste nominative di manodopera da avviare al lavoro sono ammesse esclusivamente per i componenti del nucleo familiare del datore di lavoro, per i lavoratori di concetto e per gli appartenenti a ristrette categorie di lavoratori altamente specializzati, da stabilirsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentita la commissione centrale di cui alla legge 29 aprile 1949, n. 264

  • Art. 266 ord. giud. – Concorso speciale per titoli per la promozione al grado di primo pretore (abrogato)

    Art. 266 ord. giud. – Concorso speciale per titoli per la promozione al grado di primo pretore

    R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 – Ordinamento giudiziario

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Per la copertura dei posti di primo pretore disponibili al 1° gennaio 1942, è indetto nel secondo trimestre dell’anno 1941 uno speciale concorso per titoli riservato ai pretori che raggiungono entro lo stesso anno 1941 l’anzianità di diciassette anni di servizio effettivo in magistratura.

    Il concorso è giudicato da una commissione nominata dal Ministro di grazia e giustizia, costituita da un magistrato avente grado di presidente di sezione di corte di cassazione od equiparato, che la presiede, e da quattro magistrati aventi grado di consigliere di corte di cassazione o parificato, di cui due appartenenti al pubblico ministero.

    Con lo stesso decreto, il Ministro nomina altresì i componenti supplenti, dello stesso grado ed in numero eguale a quello degli effettivi.

    In caso di assenza o di impedimento del presidente, la commissione è presieduta dal commissario effettivo più anziano.

    Le funzioni di segreteria sono disimpegnate da magistrati addetti al Ministero.

    Si osservano le norme stabilite negli articoli 152 a 161 del presente ordinamento, in quanto applicabili

  • Art. 33 St. lav. – Collocamento (abrogato)

    Art. 33 St. lav. – Collocamento

    L. 20 maggio 1970, n. 300 – Statuto dei lavoratori

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    La commissione per il collocamento, di cui all’ articolo 26 della legge 29 aprile 1949, n. 264 , è costituita obbligatoriamente presso le sezioni zonali, comunali e frazionali degli Uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione, quando ne facciano richiesta le organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative.

    Alla nomina della commissione provvede il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, il quale, nel richiedere la designazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e assegna loro un termine di 15 giorni, decorso il quale provvede d’ufficio.

    La commissione è presieduta dal dirigente della sezione zonale, comunale, frazionale, ovvero da un suo delegato, e delibera a maggioranza dei presenti.

    In caso di parità prevale il voto del presidente.

    La commissione ha il compito di stabilire e di aggiornare periodicamente la graduatoria delle precedenze per l’avviamento al lavoro, secondo i criteri di cui al quarto comma dell’articolo 15 della legge 29 aprile 1949, n. 264 .

    Salvo il caso nel quale sia ammessa la richiesta nominativa, la sezione di collocamento, nella scelta del lavoratore da avviare al lavoro, deve uniformarsi alla graduatoria di cui al comma precedente, che deve essere esposta al pubblico presso la sezione medesima e deve essere aggiornata ad ogni chiusura dell’ufficio con la indicazione degli avviati.

    Devono altresì essere esposte al pubblico le richieste numeriche che pervengono dalle ditte.

    La commissione ha anche il compito di rilasciare il nulla osta per l’avviamento al lavoro ad accoglimento di richieste nominative o di quelle di ogni altro tipo che siano disposte dalle leggi o dai contratti di lavoro.

    Nei casi di motivata urgenza, l’avviamento è provvisoriamente autorizzato dalla sezione di collocamento e deve essere convalidato dalla commissione di cui al primo comma del presente articolo entro dieci giorni.

    Dei dinieghi di avviamento al lavoro per richiesta nominativa deve essere data motivazione scritta su apposito verbale in duplice copia, una da tenere presso la sezione di collocamento e l’altra presso il direttore dello Ufficio provinciale del lavoro.

    Tale motivazione scritta deve essere immediatamente trasmessa al datore di lavoro richiedente.

    Nel caso in cui la commissione neghi la convalida ovvero non si pronunci entro venti giorni dalla data della comunicazione di avviamento, gli interessati possono inoltrare ricorso al direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro, il quale decide in via definitiva, su conforme parere della commissione di cui all’ articolo 25 della legge 29 aprile 1949, n. 264 .

    I turni di lavoro di cui all’ articolo 16 della legge 29 aprile 1949, n. 264 , sono stabiliti dalla commissione e in nessun caso possono essere modificati dalla sezione.

    Il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro annulla d’ufficio i provvedimenti di avviamento e di diniego di avviamento al lavoro in contrasto con le disposizioni di legge.

    Contro le decisioni del direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro è ammesso ricorso al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

    Per il passaggio del lavoratore dall’azienda nella quale è occupato ad un’altra occorre il nulla osta della sezione di collocamento competente.

    Ai datori di lavoro che non assumono i lavoratori per il tramite degli uffici di collocamento, sono applicate le sanzioni previste dall’articolo 38 della presente legge.

    Le norme contenute nella legge 29 aprile 1949, n. 264 , rimangono in vigore in quanto non modificate dalla presente legge

  • Art. 32 L. 300/1970 – Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive

    Art. 32 L. 300/1970 – Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    I lavoratori eletti alla carica di consigliere comunale o provinciale che non chiedano di essere collocati in aspettativa sono, a loro richiesta, autorizzati ad assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario all’espletamento del mandato, senza alcuna decurtazione della retribuzione.

    I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore comunale, ovvero di presidente di giunta provinciale o di assessore provinciale, hanno diritto anche a permessi non retribuiti per un minimo di trenta ore mensili. (1) 6 ————— AGGIORNAMENTO (1) Il D.L.

    2 marzo 1974, n.

    30 , convertito con modificazioni dalla L.

    16 aprile 1974, n.

    114 , ha disposto (con l’art.

    16-ter) che “I periodi di aspettativa previsti dall’ articolo 31 della legge 20 maggio 1970, n.

    300 , e i permessi spettanti a norma degli articoli 23 e 32 della stessa legge, sono considerati come periodi di effettivo lavoro ai fini dell’applicazione delle norme sugli assegni familiari di cui al testo unico 30 maggio 1955, n.

    797 , o della corresponsione di altri trattamenti per i familiari a carico comunque denominati”. ————— AGGIORNAMENTO (6) La L.

    27 dicembre 1985, n.

    816 ha disposto (con l’art.

    28, comma 1) che “Le disposizioni della presente legge sostituiscono le disposizioni contenute nell’ articolo 32 della legge 20 maggio 1970, n.

    300 , quelle della legge 12 dicembre 1966, n.

    1078 , della legge 26 aprile 1974, n.

    169 , e della legge 18 dicembre 1979, n.

    632 , limitatamente a quanto espressamente disciplinato nella presente legge”.

    Modifiche e vicende: Non abrogato: vigente. Body vuoto nel fetch Normattiva 2026-05-19.

    Inquadramento: Articolo vigente che integra l’art. 31 disciplinando i permessi per l’esercizio delle funzioni pubbliche elettive (consiglieri comunali, provinciali, regionali). Stub pubblicato in attesa di recupero del testo ufficiale dalla Gazzetta 1970.

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 32; T.U.E.L. D.Lgs. 267/2000 artt. 79-80.

  • Art. 31 L. 300/1970 – Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali

    Art. 31 L. 300/1970 – Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee regionali ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato.

    La medesima disposizione si applica ai lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali.

    I periodi di aspettativa di cui ai precedenti commi sono considerati utili, a richiesta dell’interessato, ai fini del riconoscimento del diritto e della determinazione della misura della pensione a carico della assicurazione generale obbligatoria di cui al regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n.

    1827 , e successive modifiche ed integrazioni, nonché a carico di enti, fondi, casse e gestioni per forme obbligatorie di previdenza sostitutive della assicurazione predetta, o che ne comportino comunque l’esonero.

    Durante i periodi di aspettativa l’interessato, in caso di malattia, conserva il diritto alle prestazioni a carico dei competenti enti preposti alla erogazione delle prestazioni medesime.

    Le disposizioni di cui al terzo e al quarto comma non si applicano qualora a favore dei lavoratori siano previste forme previdenziali per il trattamento di pensione e per malattia, in relazione all’attività espletata durante il periodo di aspettativa. (1) 15 ————— AGGIORNAMENTO (1) Il D.L.

    2 marzo 1974, n.

    30 , convertito con modificazioni dalla L.

    16 aprile 1974, n.

    114 , ha disposto (con l’art.

    16-ter) che “I periodi di aspettativa previsti dall’ articolo 31 della legge 20 maggio 1970, n.

    300 , e i permessi spettanti a norma degli articoli 23 e 32 della stessa legge, sono considerati come periodi di effettivo lavoro ai fini dell’applicazione delle norme sugli assegni familiari di cui al testo unico 30 maggio 1955, n.

    797 , o della corresponsione di altri trattamenti per i familiari a carico comunque denominati”. ————— AGGIORNAMENTO (15) La L.

    23 dicembre 1994, n.

    724 ha disposto (con l’art.

    22, comma 39) che “La normativa prevista dall’ articolo 31 della legge 20 maggio 1970, n.

    300 , e successive modificazioni, si interpreta autenticamente nel senso della sua applicabilità ai dipendenti pubblici eletti nel Parlamento nazionale, nel Parlamento europeo e nei consigli regionali”.

    Modifiche e vicende: Non abrogato: vigente. Coordinato con D.Lgs. 165/2001 per il pubblico impiego.

    Inquadramento: Articolo vigente che riconosce ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali nazionali e provinciali il diritto all’aspettativa non retribuita. Per il pubblico impiego opera anche il coordinamento con il T.U.P.I. (D.Lgs. 165/2001 art. 31 e ss.).

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 31 vigente; D.Lgs. 165/2001 art. 31.

  • Art. 30 L. 300/1970 – Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali

    Art. 30 L. 300/1970 – Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali

    Testo vigente – L. 300/1970 (aggiornato da Normattiva)

    I componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni di cui all’articolo 19 hanno diritto a permessi retribuiti, secondo le norme dei contratti di lavoro, per la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti.

    Modifiche e vicende: Non abrogato: vigente. Body vuoto nel fetch Normattiva 2026-05-19.

    Inquadramento: Articolo vigente che disciplina i permessi retribuiti per i componenti degli organismi direttivi delle confederazioni e federazioni sindacali. Stub pubblicato in attesa di recupero del testo ufficiale dalla Gazzetta 1970.

    Disciplina vigente / rinvio: L. 300/1970 art. 30; contratti collettivi nazionali applicabili.

  • Articolo 46 L. 184/1983: Assenso dei genitori e del coniuge nell’adozione in casi particolari

    Art. 46 L. 184/1983 – Assenso dei genitori e del coniuge nell’adozione in casi particolari

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    Per l'adozione è necessario l'assenso dei genitori e del coniuge dell'adottando. Quando è negato l'assenso previsto dal primo comma, il tribunale, sentiti gli interessati, su istanza dell'adottante, può, ove ritenga il rifiuto ingiustificato o contrario all'interesse dell'adottando, pronunziare ugualmente l'adozione, salvo che l'assenso sia stato rifiutato dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale
    o dal coniuge, se convivente, dell'adottando. Parimenti il tribunale può pronunciare l'adozione quando è impossibile ottenere l'assenso per incapacità o irreperibilità delle persone chiamate ad esprimerlo.

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