Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Decreto ingiuntivo vs citazione: scelta e tempi

    Il decreto ingiuntivo e l’atto di citazione sono le due principali vie del processo civile italiano per ottenere un titolo esecutivo nei confronti del debitore. Il primo, regolato dagli artt. 633 e ss. del codice di procedura civile, e un procedimento monitorio rapido a contraddittorio differito. La citazione attiva invece il giudizio ordinario di cognizione, con piena dialettica processuale. La scelta dipende da requisiti probatori, importo, tipologia di credito e strategia di recupero.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Decreto ingiuntivo Atto di citazione
    Norma di riferimento art. 633-656 c.p.c. art. 163-167 c.p.c.
    Natura procedimento monitorio inaudita altera parte giudizio ordinario di cognizione
    Requisiti credito certo, liquido ed esigibile; prova scritta (fattura, estratto conto, scrittura privata) nessun requisito probatorio anticipato; libera articolazione delle prove in giudizio
    Contraddittorio differito: il debitore puo opporsi entro 40 giorni dalla notifica pieno e immediato: il convenuto si costituisce almeno 70 giorni prima dell’udienza
    Tempi medi 2-6 mesi per ottenere il decreto; 40 giorni per la fase di opposizione 2-4 anni per la sentenza di primo grado, con differenze per foro
    Costi (contributo unificato) meta del contributo del giudizio ordinario, indicativamente 43-330 euro per scaglione fino a 50.000 euro contributo ordinario, da 43 a 1.686 euro per scaglione (1.686 euro per cause superiori a 520.000)
    Esecutorieta provvisoria se richiesta e concessa (art. 642 c.p.c.); altrimenti dopo 40 giorni senza opposizione solo dopo sentenza esecutiva o sentenza non sospesa
    Opposizione il debitore deve agire entro 40 giorni con atto di citazione in opposizione non applicabile: si fa appello entro 30 giorni da notifica della sentenza

    Decreto ingiuntivo: caratteristiche e disciplina

    Il decreto ingiuntivo è disciplinato dall’art. 633 e dagli articoli successivi del codice di procedura civile. Si tratta di un provvedimento di condanna emesso dal giudice inaudita altera parte: il creditore presenta ricorso con prova scritta del credito (fattura accettata o non contestata, estratto conto autenticato, riconoscimento di debito, scrittura privata), il giudice valuta la documentazione e, se ravvisa la sussistenza dei presupposti, emette decreto ingiuntivo entro tempi che variano da 30 a 90 giorni a seconda dell’ufficio.

    Il presupposto sostanziale e che il credito sia certo, liquido ed esigibile: certo nella sua esistenza, liquido nella sua determinazione quantitativa, esigibile perche non sottoposto a termini o condizioni pendenti. Sul piano probatorio, l’art. 634 c.p.c. ammette come prova scritta le scritture autentiche, le polizze e i fissati bollati di compravendita, le scritture private contabili. La giurisprudenza ha esteso il novero alle fatture commerciali, alla corrispondenza tra le parti e agli estratti conto.

    Una volta emesso, il decreto (Opposizione a decreto ingiuntivo: termini, atto e iter) viene notificato al debitore, che ha 40 giorni per proporre opposizione con atto di citazione. L’opposizione apre un giudizio ordinario, dove il debitore assume formalmente la veste di attore in opposizione ma la posizione sostanziale resta quella di convenuto. Se non vi e opposizione tempestiva, il decreto diventa definitivo ed esecutivo. Il creditore puo chiedere l’esecutivita provvisoria gia in fase di ricorso quando il credito e fondato su cambiali, assegni, atti pubblici o quando vi e pericolo di grave pregiudizio nel ritardo.

    Atto di citazione: caratteristiche e disciplina

    L’atto di citazione è disciplinato dall’art. 163 c.p.c. e segna l’inizio del giudizio ordinario di cognizione. A differenza del ricorso monitorio, la citazione apre un processo a contraddittorio pieno fin dall’inizio: l’attore vocatio in ius il convenuto, indicando giudice competente, data di prima udienza, edictio actionis (causa petendi e petitum) e mezzi di prova. Il convenuto si costituisce almeno 70 giorni prima dell’udienza di comparizione (artt. 166-167 c.p.c.) e svolge difese, domande riconvenzionali, eccezioni.

    L’atto di citazione richiede un contenuto minimo a pena di nullita: indicazione delle parti, dell’ufficio giudiziario, dei fatti e delle ragioni di diritto, delle conclusioni, dei mezzi di prova, della procura al difensore. La riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022, in vigore dal 28 febbraio 2023) ha rafforzato il contenuto necessario e introdotto un termine di costituzione ridotto a 70 giorni, oltre a un termine speciale a difesa dell’attore di almeno 120 giorni tra notifica e prima udienza.

    La citazione e tipicamente piu costosa e lenta del monitorio. Il contributo unificato per il giudizio ordinario di cognizione varia in funzione dello scaglione di valore: 43 euro per cause fino a 1.100 euro, 98 euro fino a 5.200, 237 euro fino a 26.000, 518 euro fino a 52.000, 759 euro fino a 260.000, 1.214 euro fino a 520.000, 1.686 euro oltre 520.000. Per il monitorio gli stessi scaglioni si pagano dimezzati. I tempi medi del primo grado oscillano tra 2 e 4 anni, con punte superiori in alcuni fori metropolitani.

    Quando conviene il decreto ingiuntivo e quando la citazione

    Il decreto ingiuntivo conviene quando il creditore dispone di prova scritta forte e il debitore non puo opporre eccezioni sostanziali fondate. E lo strumento principe per il recupero di crediti commerciali, canoni di locazione scaduti, mutui non rateali, mancato pagamento di fatture. Il vantaggio principale e la rapidita: in 2-3 mesi il creditore puo avere un titolo esecutivo da utilizzare per il pignoramento, in particolare se ottiene l’esecutivita provvisoria.

    L’atto di citazione si impone quando manca la prova scritta del credito (per esempio risarcimento danni da illecito extracontrattuale, restituzione di somme non documentate), quando si chiede una pronuncia diversa dalla mera condanna al pagamento (accertamento, costitutiva, risarcimento articolato) o quando si prevede una contestazione articolata sul merito. Tizio impresa edile vanta una fattura non pagata da Caio per 18.000 euro: ricorso per decreto ingiuntivo, costo dimezzato, titolo in 60 giorni se Caio non oppone.

    Sempronio, invece, chiede a Caio il risarcimento di 25.000 euro per un sinistro stradale con lesioni: in mancanza di un accordo o di una scrittura, la via e l’atto di citazione perche serve accertamento della responsabilita, quantificazione del danno, ammissione di prove testimoniali e CTU medico-legale. La giurisprudenza di legittimita ricorda peraltro che il monitorio non e ammesso quando il credito non e gia di per se liquido e richiede valutazione equitativa.

    Costi, tempi e procedura

    Il monitorio ha costi nettamente inferiori. Oltre al contributo unificato dimezzato, vanno considerati: marca da bollo per anticipazioni forfettarie (27 euro), notifica del decreto (15-50 euro), eventuali spese di registrazione del provvedimento (200 euro indicativamente). Le tariffe dell’avvocato per la fase di ricorso monitorio sono compresse: i parametri ministeriali (D.M. 55/2014 aggiornato) prevedono compensi medi da 600 a 2.500 euro a seconda dello scaglione. I tempi sono i piu rapidi del processo civile italiano: media nazionale 60-90 giorni per l’emissione del decreto.

    La citazione comporta costi piu elevati. Contributo unificato pieno, marca da bollo 27 euro, notifica con UNEP o ufficiale giudiziario, compensi forensi medi da 1.500 a 8.000 euro per il primo grado. Aggiungere CTU e prove testimoniali porta facilmente sopra i 5.000 euro le spese complessive. I tempi medi sono 18-36 mesi per il primo grado nei fori medio-piccoli, con punte di 4-5 anni nei tribunali metropolitani piu congestionati. La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva (art. 282 c.p.c.), ma l’esecutorietà può essere sospesa in appello.

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    Domande frequenti

    Quale e la differenza principale tra decreto ingiuntivo e citazione?

    Il decreto ingiuntivo e un procedimento monitorio rapido a contraddittorio differito, basato su prova scritta del credito. La citazione e il giudizio ordinario di cognizione, con contraddittorio pieno e immediato. Il decreto e indicato per crediti certi documentati; la citazione e necessaria quando serve accertamento o quando manca la prova scritta.

    Quale costa di meno tra decreto ingiuntivo e citazione?

    Il decreto ingiuntivo costa molto meno. Il contributo unificato e dimezzato e i compensi forensi sono compressi grazie alla snellezza procedurale. Per un credito di 18.000 euro, un monitorio puo costare 800-1.500 euro complessivi; la stessa pretesa portata in giudizio ordinario di cognizione difficilmente costa meno di 3.000 euro.

    Posso passare dal decreto ingiuntivo alla citazione?

    Indirettamente, attraverso l’opposizione. Se il debitore propone opposizione entro 40 giorni dalla notifica del decreto, il procedimento si trasforma in un giudizio ordinario di cognizione: il decreto diventa l’oggetto della contestazione e il giudice esamina tutte le difese del debitore con piena dialettica. L’inversione delle parti e solo formale.

    Cosa succede se il debitore non oppone il decreto entro 40 giorni?

    Il decreto diventa definitivo ed esecutivo. Il creditore puo procedere a pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi senza ulteriori accertamenti. Se il decreto era stato gia dichiarato provvisoriamente esecutivo, il creditore puo iniziare l’esecuzione anche prima dei 40 giorni, salvo eventuale richiesta di sospensione del debitore.

    Quanto tempo serve per ottenere il titolo esecutivo nei due percorsi?

    Con il monitorio, indicativamente 60-90 giorni per il decreto e altri 40 giorni per l’esecutivita definitiva se non vi e opposizione, dunque circa 4-5 mesi complessivi. Con la citazione, una sentenza di primo grado richiede 2-4 anni, oltre eventuali gradi di appello. Il monitorio offre un risparmio di tempo di 18-36 mesi nei casi standard.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici e raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 30 D.Lgs. 286/1998 – Permesso di soggiorno per motivi familiari

    1. Salvo quanto disposto dall’art. 19 comma 2, il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato.
  • Fattura elettronica vs cartacea: obblighi e differenze 2026

    La fattura elettronica è il documento fiscale emesso in formato XML e trasmesso tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. È obbligatoria per tutte le operazioni tra soggetti residenti o stabiliti in Italia dal 1° gennaio 2019 e, dal 1° gennaio 2024, anche per i contribuenti in regime forfettario senza soglie. La fattura cartacea, oggi residuale, sopravvive solo per soggetti esonerati e per operazioni transfrontaliere extra-UE. Conoscere le differenze operative tra i due formati è essenziale per evitare sanzioni e per gestire correttamente la conservazione decennale.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Fattura elettronica Fattura cartacea
    Norma di riferimento D.Lgs. 127/2015, DPR 633/1972 artt. 21 e 21-bis DPR 633/1972 artt. 21 e 39
    Formato XML conforme a tracciato FatturaPA libero (foglio cartaceo o PDF non firmato)
    Trasmissione tramite Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia Entrate consegna a mano, posta, e-mail (in PDF semplice)
    Obbligati tutti i soggetti residenti o stabiliti in Italia (dal 1.1.2024 anche forfettari) solo soggetti esonerati e per operazioni con controparti extra-UE
    Data di emissione entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione
    Conservazione 10 anni in modalità elettronica conforme al CAD (firma elettronica e marca temporale) 10 anni in originale cartaceo o digitalizzazione conforme
    Notifiche SdI ricevuta di consegna, mancata consegna, scarto, accettazione/rifiuto PA nessuna notifica automatica
    Sanzioni emissione tardiva 70% IVA non documentata; minimo 300 euro identica disciplina sanzionatoria

    Fattura elettronica: disciplina e funzionamento

    La fattura elettronica è il documento fiscale emesso in formato XML conforme al tracciato
    FatturaPA definito dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate e trasmesso
    attraverso il Sistema di Interscambio. Il flusso è regolato dal decreto legislativo 127/2015,
    emanato in attuazione della legge delega 23/2014. Il contenuto minimo è quello indicato in art. 21 DPR 633/72: data,
    numero progressivo, dati del cedente e del cessionario, descrizione dei beni o servizi, base imponibile,
    aliquota e imposta IVA. Per i presupposti applicativi dell’IVA si rinvia a art. 1 DPR 633/72; per la natura delle
    operazioni rilevanti, a art. 2 DPR 633/72 (cessioni di beni) e art. 4 DPR 633/72 (esercizio di imprese). La trasmissione avviene
    tramite SdI in tre canali principali: portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia Entrate, software
    gestionali con web service certificato, PEC.

    Il SdI verifica la conformità tecnica del file (struttura XML, presenza dei campi obbligatori, partita
    IVA valida) e – in caso di esito positivo – lo recapita al destinatario attraverso il codice destinatario di
    sette caratteri o la PEC indicati in fattura. Sono previste quattro notifiche tipiche: ricevuta di
    consegna
    , mancata consegna, scarto, decorrenza termini. La PA ha facoltà di accettazione o rifiuto
    motivato entro quindici giorni. La conservazione decennale è elettronica, conforme al codice
    dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005), con firma elettronica qualificata e marca temporale. L’Agenzia
    delle Entrate offre un servizio gratuito di conservazione per chi aderisce al servizio. La fattura elettronica
    deve riportare anche il regime IVA applicato, le eventuali ritenute, le aliquote applicate per ciascuna voce
    di prodotto o servizio e, dove rilevante, il riferimento al criterio di territorialità di art. 7 DPR 633/72 per le
    cessioni di beni e di art. 7-ter DPR 633/72 per le prestazioni di servizi. art. 38 DPR 633/72 disciplina le modalità di esecuzione dei
    versamenti IVA periodici.

    Fattura cartacea: ambito residuale e disciplina

    La fattura cartacea ha oggi un ambito di applicazione residuale. Dopo l’estensione
    dell’obbligo elettronico generalizzato del 1° gennaio 2019 e l’inclusione dei contribuenti forfettari dal 1°
    gennaio 2024, restano legittimati a emettere fattura cartacea (o PDF non firmato e non transitato dal SdI):
    i soggetti residenti o stabiliti all’estero senza stabile organizzazione in Italia, le operazioni verso
    clienti esteri extra-UE (fatturate in formato libero, salvo gli obblighi dell’esterometro che dal 2022 è
    confluito nel flusso SdI come fattura elettronica con tipo documento TD17/TD18/TD19), gli adempimenti verso
    i consumatori finali nei casi di operazioni occasionali e – in alcune ipotesi – i medici e gli operatori
    sanitari che inviano dati al sistema tessera sanitaria. art. 22 DPR 633/72 disciplina l’esonero dall’obbligo di
    fatturazione per il commercio al minuto e attività assimilate, ipotesi in cui è sufficiente l’emissione di
    scontrino o ricevuta fiscale.

    Il contenuto minimo della fattura cartacea è quello previsto da art. 21 DPR 633/72: data di emissione, numero
    progressivo, generalità dell’emittente e del cliente, descrizione dell’operazione, base imponibile, aliquota
    IVA e imposta. art. 23 DPR 633/72 disciplina la registrazione nel registro delle fatture emesse, da effettuare entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni. La conservazione
    decennale può avvenire in originale cartaceo o tramite digitalizzazione conforme al CAD, con firma
    elettronica e marca temporale. La sanzione per omessa o tardiva emissione è la stessa della fattura
    elettronica: dal 1° settembre 2024 (D.Lgs. 87/2024) è fissata al 70% dell’imposta non documentata, con un minimo di 300 euro per ciascuna
    fattura (in precedenza la forbice era dal 90% al 180%, minimo 500 euro). Va tenuto in considerazione anche il regime delle eventuali richieste di rimborso disciplinato da art. 30 DPR 633/72. Sotto il profilo
    penale, la falsa fatturazione può integrare i delitti previsti dagli artt. 2 e 8 D.Lgs. 74/2000, alla luce delle norme definitorie di
    art. 1 D.Lgs. 74/2000.

    Quando si emette l’elettronica e quando la cartacea

    La regola generale è semplice: operazioni tra soggetti italiani (B2B e B2C) richiedono
    sempre la fattura elettronica via SdI. Dal 1° gennaio 2024 sono inclusi anche i
    contribuenti in regime forfettario, senza soglie di ricavo. Si pensi a Tizio, consulente
    forfettario che dal 2024 deve emettere fattura elettronica per ogni prestazione, anche se prima del 2024 era
    esonerato sotto i 25.000 euro: l’obbligo è ora generalizzato e la sanzione per emissione cartacea è la stessa
    prevista per omessa fatturazione. Anche nel caso di prestazione resa a un consumatore finale persona fisica
    senza partita IVA, la fattura elettronica deve essere emessa indicando come codice destinatario il valore
    convenzionale “0000000” e fornendo al cliente, su richiesta, una copia di cortesia in PDF o cartacea.

    La cartacea – o meglio, il documento in formato libero non transitato dal SdI – resta consentita per
    operazioni transfrontaliere extra-UE, per i soggetti esonerati specificamente, per le
    prestazioni verso consumatori finali in alcune circostanze, e per documenti che non costituiscono fattura
    in senso fiscale (ad esempio i corrispettivi memorizzati e trasmessi elettronicamente). Caia,
    imprenditrice italiana che vende a una società canadese, non emette fattura elettronica al cliente estero
    ma deve trasmettere i dati dell’operazione transfrontaliera tramite il flusso SdI, salvo che per l’operazione
    sia stata emessa una bolletta doganale (art. 1, comma 3-bis, D.Lgs. 127/2015). Per Sempronio, medico tenuto all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, vale il divieto di emettere fatture elettroniche con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria (art. 10-bis D.L. 119/2018). Vale la pena ricordare che, ai fini IVA, la
    territorialità delle operazioni segue regole specifiche per i servizi (criterio del committente B2B/B2C) e
    per i beni (criterio del luogo di consegna), con riflessi anche sul regime di fatturazione applicabile.

    Costi, tempi e sanzioni

    I costi della fattura elettronica dipendono dalla soluzione adottata. Il servizio
    gratuito dell’Agenzia delle Entrate consente l’emissione e la conservazione decennale senza oneri ma con
    interfaccia spartana; i software gestionali commerciali, integrati con i registri contabili, hanno canoni
    indicativi da 6 a 30 euro al mese per partita IVA. I commercialisti includono spesso il servizio nel
    contratto annuale. La fattura cartacea ha costi marginali di stampa e di archiviazione
    fisica, ma può comportare costi indiretti per la conservazione conforme: la sola tenuta di un archivio
    cartaceo decennale di centinaia di fatture è onerosa rispetto alla conservazione elettronica. Va inoltre
    considerato che la fattura elettronica favorisce automatismi nella tenuta della contabilità, nella
    liquidazione IVA periodica e nella precompilazione dei modelli dichiarativi, riducendo il rischio di errori
    e di omissioni.

    I tempi di emissione sono identici: 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione,
    intesa come momento della consegna del bene o di completamento del servizio. Le sanzioni per
    omessa o tardiva fatturazione sono disciplinate dal decreto legislativo 471/1997 e dal 2024 sono state
    oggetto di revisione (D.Lgs. 87/2024): dal 1° settembre 2024 la sanzione è fissata al 70% dell’IVA non documentata, con un minimo di 300 euro per fattura (la precedente forbice era dal 90% al 180%, minimo 500 euro). In caso
    di scarto del file XML da parte del SdI, il termine per la corretta emissione decorre dalla notifica di
    scarto e l’obbligo si considera assolto se la nuova trasmissione avviene entro cinque giorni dalla notifica.
    Per le operazioni rilevanti senza scarto ma con problemi di consegna, il documento si considera comunque
    emesso al momento dell’invio al SdI. Il regime sanzionatorio per la falsa fatturazione è particolarmente
    severo nelle ipotesi penalmente rilevanti, dove possono concorrere condotte di emissione di fatture per
    operazioni inesistenti e di utilizzo delle stesse in dichiarazione, fattispecie autonome punite con la
    reclusione.

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    Domande frequenti

    Qual è la differenza principale tra fattura elettronica e cartacea?

    La fattura elettronica è un file XML conforme al tracciato FatturaPA trasmesso tramite il Sistema di Interscambio dell’Agenzia Entrate; la cartacea è un documento in formato libero (carta o PDF semplice) consegnato direttamente al cliente. L’elettronica è obbligatoria per quasi tutte le operazioni domestiche, mentre la cartacea sopravvive solo in ambiti residuali.

    I forfettari devono emettere fattura elettronica?

    Sì. Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fattura elettronica si applica anche ai contribuenti in regime forfettario senza alcuna soglia di ricavi. La precedente esenzione sotto 25.000 euro è venuta meno. L’obbligo riguarda tutte le operazioni B2B e B2C verso clienti residenti o stabiliti in Italia.

    Cosa succede se la fattura elettronica viene scartata dal SdI?

    Lo scarto si verifica per errori formali (XML non conforme, partita IVA inesistente, codice destinatario non valido). Il SdI invia una notifica di scarto e il documento si considera non emesso. Occorre correggere il file e ritrasmettere entro cinque giorni dalla notifica di scarto, mantenendo il numero e la data della fattura originaria.

    La fattura cartacea per clienti esteri va comunicata?

    Sì. Le operazioni transfrontaliere verso soggetti UE ed extra-UE, salvo quelle per cui è stata emessa una bolletta doganale, devono essere comunicate al fisco italiano tramite il flusso elettronico SdI con i codici tipo documento TD17 (servizi ricevuti UE/extra-UE), TD18 (beni intra-UE) e TD19 (beni in deposito IVA). Il vecchio esterometro è confluito nel flusso SdI dal 1° luglio 2022.

    Quanto tempo va conservata la fattura?

    Dieci anni dalla data di emissione, sia per la fattura elettronica sia per quella cartacea. La conservazione elettronica deve essere conforme al codice dell’amministrazione digitale e prevede firma elettronica qualificata e marca temporale. L’Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito di conservazione che assolve l’obbligo per chi vi aderisce.

    Nota conclusiva sulla fatturazione

    La piena digitalizzazione del ciclo di fatturazione non riguarda soltanto l’emissione del documento, ma
    anche la successiva fase di registrazione contabile, di liquidazione IVA e di conservazione decennale. La
    fattura elettronica, una volta transitata dal Sistema di Interscambio, alimenta in automatico i registri IVA,
    il portale dell’Agenzia delle Entrate “Fatture e Corrispettivi” e – in molti casi – i software gestionali
    del commercialista. Questo flusso consente la precompilazione della dichiarazione IVA e riduce il rischio di
    omissioni, di doppi inserimenti e di disallineamenti tra il dato dichiarato e il dato comunicato. Anche per
    le operazioni transfrontaliere, l’uso dei codici TD17, TD18 e TD19 attraverso il SdI uniforma il flusso
    informativo verso il fisco e supera definitivamente l’obbligo del vecchio esterometro. Per il contribuente
    residuale che ancora utilizza la fattura cartacea, è essenziale curare con attenzione la conservazione
    conforme e la corretta gestione delle annotazioni nei registri IVA, per non incorrere nelle sanzioni
    applicabili in caso di controllo da parte degli uffici finanziari.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza fiscale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 58 T.U. Espropriazione – Abrogazione di norme

    Art. 58 T.U. Espropriazione – Abrogazione di norme

    D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 – Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità

    1. Con l’entrata in vigore del presente testo unico, sono o restano abrogati, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 57, comma 1 e dall’articolo 57-bis:

    1) la legge 25 giugno 1865, n. 2359, e successive modificazioni ed integrazioni; 2) la legge 18 dicembre 1879, n. 5188; 3) la legge 15 gennaio 1885, n. 2892; 4) il regio decreto 12 marzo 1885, n. 3003; 5) il regio decreto 12 marzo 1885, n. 3004; 6) l’articolo 8 della legge 14 luglio 1887, n. 4730; 7) il regio decreto 3 gennaio 1889, n. 5902; 8) l’articolo 4 della legge 20 luglio 1890, n. 6980; 9) l’articolo 37 della legge 2 agosto 1897, n. 382; 10) la legge 7 luglio 1902, n. 290; 11) l’articolo 4 della legge 7 luglio 1902, n. 306; 12) l’articolo 47 della legge 31 marzo 1904, n. 140; 13) il regio decreto 14 gennaio 1904, n. 27; 14) l’articolo 2 della legge 30 giugno 1904, n. 293; 15) gli articoli 4 e 18 della legge 8 luglio 1904, n. 351; 16) l’articolo 31 della legge 25 giugno 1906, n. 255; 17) l’articolo 54 della legge 19 luglio 1906, n. 390; 18) la legge 7 luglio 1907, n. 417; 19) gli articoli 76 e 77 della legge 7 luglio 1907, n. 429, come modificati dalla legge 7 aprile 1921, n. 368, e dall’articolo 1 del regio decreto 24 settembre 1923, n. 2119; 20) gli articoli 5 e 18 della legge 11 luglio 1907, n. 502; 21) l’articolo 58 della legge 10 novembre 1907, n. 844; 22) l’articolo 20 della legge 27 febbraio 1908, n. 89; 23) gli articoli 2 e 4 della legge 6 aprile 1908, n. 116; 24) la legge 5 luglio 1908, n. 351, modificata dall’articolo 8 della legge 12 marzo 1911, n. 258; 25) la legge 5 luglio 1908, n. 378; 26) gli articoli 18, 22, 46 e 64 della legge 9 luglio 1908, n. 445; 27) gli articoli 3 e 4 della legge 12 gennaio 1909, n. 12; 28) l’articolo 3 del decreto-legge 25 aprile 1909, n. 217; 29) l’articolo 3 del decreto-legge 6 maggio 1909, n. 264; 30) il decreto-legge 15 luglio 1909, n. 542; 31) gli articoli 4 e 12 delle leggi 30 giugno 1909, n. 407; 32) l’articolo 2 della legge 17 luglio 1910, n. 578; 33) l’articolo 19 della legge 13 aprile 1911, n. 311; 34) l’articolo 28 della legge 4 giugno 1911, n. 487; 35) l’articolo 8 della legge 15 luglio 1911, n. 575; 36) l’articolo 3 della legge 30 giugno 1912, n. 798; 37) la legge 12 luglio 1912, n. 783; 38) la legge 16 giugno 1912, n. 619; 39) la legge 23 giugno 1912, n. 621; 40) la legge 30 giugno 1912, n. 746; 41) la legge 12 luglio 1912, n. 866; 42) la legge 21 luglio 1912, n. 902; 43) la legge 25 maggio 1913, n. 553; 44) la legge 26 giugno 1913, n. 776; 45) la legge 26 giugno 1913, n. 807; 46) la legge 5 giugno 1913, n. 525; 47) il regio decreto 25 febbraio 1915, n. 205; 48) l’articolo 3 del regio decreto-legge 29 aprile 1915, n. 582; 49) gli articoli da 173 a 185 del testo unico approvato col regio decreto 19 agosto 1917, n. 1399, come modificati dall’articolo 2 del decreto-legge 3 novembre 1918, n. 1857, dall’articolo 1 del decreto-legge 31 dicembre 1923, n. 3146, dall’articolo 27 del decreto-legge 9 marzo 1924, n. 494, dall’articolo 2, lettere a) e c), della legge 24 dicembre 1928, n. 3193, dall’articolo 1 del decreto-legge 21 dicembre 1933, n. 1919, dalla legge 11 dicembre 1952, n. 2467; 50) il decreto luogotenenziale 27 febbraio 1919, n. 219, convertito nella legge 24 agosto 1921, n. 1290; 51) gli articoli 30, secondo comma, 32, 33, 34 e 39 del regio decreto 8 febbraio 1923, n. 422; 52) il regio decreto 11 marzo 1923, n. 691; 53) gli articoli 39 e 48 del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267; 54) la legge 3 aprile 1926, n. 686; 55) l’articolo 109 del regio decreto 5 febbraio 1928, n. 577; 56) l’articolo 4 del regio decreto-legge 8 luglio 1931, n. 981; 57) l’articolo 5 della legge 23 marzo 1932, n. 355; 58) l’articolo 2, secondo comma, della legge 20 dicembre 1932, n. 1849, come sostituito dalla legge 8 marzo 1968, n. 180; 59) il testo unico delle disposizioni sulle acque e sugli impianti elettrici, approvato col regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, limitatamente agli articoli 29, 33, 34 e 123 ed alle altre norme riguardanti l’espropriazione; 60) l’articolo 46, quarto comma, del testo unico approvato col regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165; 61) l’articolo 1 del regio decreto-legge 2 febbraio 1939, n. 302, convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739, come modificato dalla legge 2 aprile 1968, n. 426, limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione; 62) gli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 limitatamente alle norme riguardanti l’espropriazione; 63) l’articolo 7 del decreto legislativo 1o marzo 1945, n. 154; 64) l’articolo 71 del decreto legislativo 10 aprile 1947, n. 261; 65) l’articolo 4 del decreto legislativo 14 dicembre 1947, n. 1598; 66) gli articoli 2 e 5 del decreto legislativo 11 marzo 1948, n. 409; 67) l’articolo 3 del decreto legislativo 17 aprile 1948, n. 740; 68) gli articoli 1 e 7 della legge 9 dicembre 1948, n. 1482; 69) l’articolo 23 della legge 28 febbraio 1949, n. 43; 70) l’articolo 21, secondo comma, della legge 2 luglio 1949, n. 408; 71) l’articolo 4, comma 1, della legge 5 aprile 1950, n. 225; 72) la legge 12 maggio 1950, n. 230; 73) l’articolo 4 della legge 10 agosto 1950, n. 646; 74) la legge 21 ottobre 1950, n. 841; 75) gli articoli 2 e 3 della legge 13 giugno 1951, n. 528; 76) l’articolo 2 della legge 4 novembre 1951, n. 1295; 77) l’articolo 3 della legge 22 marzo 1952 n. 166; 78) l’articolo 23 della legge 10 febbraio 1953, n. 136; 79) l’articolo 5, secondo comma, della legge 9 febbraio 1954, n. 640; 80) l’articolo 10 della legge 9 agosto 1954, n. 645; 81) l’articolo 4 della legge 10 agosto 1950, n. 646, come modificato dall’articolo 3 della legge 22 marzo 1952, n. 166; 82) l’articolo 8 della legge 21 maggio 1955, n. 463; 83) la legge 4 febbraio 1958, n. 158, come modificata dalla legge 10 ottobre 1969, n. 739; 84) l’articolo 4 della legge 13 giugno 1961, n. 528; 85) l’articolo 11 della legge 24 luglio 1961, n. 729; 86) la legge 1o dicembre 1961, n. 1441; 87) l’articolo 12 della legge 18 aprile 1962, n. 167, come sostituito dalla legge 21 luglio 1965, n. 904; 88) l’articolo 2 del d.P.R. 25 febbraio 1965, n. 138; 89) l’articolo 9 del d.P.R. 18 marzo 1965, n. 342; 90) l’articolo 1, comma 2, del decreto legge 29 marzo 1966, n. 128, come convertito nella legge 26 maggio 1966, n. 311; 91) gli articoli 2, terzo comma, e 3 della legge 23 febbraio 1967, n. 104; 92) l’articolo 14, ultimo comma, della legge 28 luglio 1967, n. 1641 ; 93) gli articoli 29 e 147 del d.P.R. 30 giugno 1967, n. 1523; 94) gli articoli 11 e 13 del decreto legge 27 febbraio 1968, n. 79, come convertito nella legge 18 marzo 1968, n. 241; 95) la legge 20 marzo 1968, n. 391; 96) l’articolo 2 della legge 19 novembre 1968, n. 1187; 97) l’articolo 20 della legge 5 febbraio 1970, n. 21; 98) l’articolo 64, primo comma, del decreto legge 26 ottobre 1970, n. 745, come convertito nella legge 18 dicembre 1970, n. 1034; 99) il titolo II della legge 22 ottobre 1971, n. 865; 100) l’articolo 15, secondo comma, della legge 1° giugno 1971, n. 291; 101) l’articolo 1-ter del decreto legge 28 dicembre 1971, n. 1119, come convertito nella legge 25 febbraio 1972, n. 13; 102) il d.P.R. 30 dicembre 1972, n. 1036; 103) l’articolo 185 del testo unico approvato col d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156; 104) l’articolo 4 del decreto legge 12 febbraio 1973, n. 8, convertito nella legge 15 aprile 1973, n. 94; 105) l’articolo 4, primo comma del decreto legge 2 maggio 1974, n. 115, come convertito nella legge 27 giugno 1974, n. 247; 106) l’articolo 21 della legge 26 aprile 1976, n. 178; 107) l’articolo 106 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616; 108) gli articoli 1, 3, 4 e 23, secondo comma, della legge 3 gennaio 1978, n. 1, e successive modificazioni e integrazioni; 109) gli articoli 49 e 135 del testo unico approvato col d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218; 110) l’articolo 11 del d.P.R. 15 agosto 1978, n. 988: 111) il d.P.R. 11 maggio 1979, n. 468; 112) l’articolo 8, ottavo comma, della legge 24 aprile 1980, n. 146; 113) la legge 29 luglio 1980, n. 385; 114) l’articolo 3, quinto comma, del decreto legge 26 novembre 1980, n. 776, come convertito nella legge 22 dicembre 1980, n. 874; 115) il decreto legge 8 gennaio 1981, n. 58, convertito nella legge 12 marzo 1981, n. 58; 116) l’articolo 80 del decreto legge 18 marzo 1981, n. 75, come convertito nella legge 14 maggio 1981, n. 219, come recepito nell’articolo 37 del testo unico approvato col decreto legislativo 30 marzo 1990, n. 76, per la parte riguardante la determinazione dell’indennità di esproprio; 117) il decreto legge 28 luglio 1981, n. 396, convertito nella legge 28 settembre 1981, n. 535; 118) il decreto legge 29 maggio 1982, n. 298, convertito nella legge 29 luglio 1982, n. 481; 119) la legge 29 luglio 1982, n. 481; 120) la legge 23 dicembre 1982, n. 943; 121) il decreto legge 29 dicembre 1983, n. 747, convertito nella legge 27 febbraio 1984, n. 18; 122) l’articolo 6, quarto e quinto comma, del decreto legge 28 febbraio 1984, n. 19, convertito nella legge 18 aprile 1984, n. 80; 123) l’articolo 1, comma 5-bis, del decreto legge 22 dicembre 1984, n. 901, convertito nella legge 1o marzo 1985, n. 42; 124) l’articolo 5, comma 5, della legge 2 luglio 1985, n. 372; 125) l’articolo 1, comma 1, numero 3, del decreto legge 28 febbraio 1986, n. 48, convertito nella legge 18 aprile 1986, n.119; 126) l’articolo 14 del decreto legge 29 dicembre 1987, n. 534, convertito nella legge 29 febbraio 1988, n. 47; 127) l’articolo 3, primo comma, della legge 27 ottobre 1988, n. 458; 128) l’articolo 4 della legge 6 agosto 1990, n. 223; 129) gli articoli 7 ed 8 della legge 15 dicembre 1990, n. 396, per la parte riguardante la determinazione dell’indennità di esproprio; 130) la legge 2 maggio 1991, n. 158; 131) l’articolo 11, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 413; 132) la legge 2 maggio 1991, n. 158; 133) l’articolo 5-bis del decreto legge 11 luglio 1992, n. 333, come convertito nella legge 8 agosto 1992, n. 359; 134) l’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504; 135) l’articolo 1, comma 65, della legge 28 dicembre 1995, n. 549; 136) l’articolo 3, comma 65, della legge 23 dicembre 1996, n. 662; 137) l’articolo 32 della legge 3 agosto 1999, n. 265; 138) l’articolo 121 del testo unico approvato col decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 139) l’articolo 12 della legge 9 ottobre 2000, n. 285; 140) l’articolo 4, comma 2, della legge 9 marzo 2001, n. 59; 140-bis) i commi 1, 2, 3 e 5 dell’articolo 31 della legge 21 luglio 1967, n. 613, l’articolo 8 della legge 26 aprile 1974, n. 170, i commi 1, 2, 3, 5 dell’articolo 16 della legge 9 dicembre 1986, n. 896, i commi 2, 3 e 5 dell’articolo 30 e il comma 2 dell’articolo 32 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164; 141) tutte le altre norme di legge e di regolamento, riguardanti gli atti ed i procedimenti volti alla dichiarazione di pubblica utilità o di indifferibilità e urgenza, all’esproprio all’occupazione d’urgenza, nonché quelle riguardanti la determinazione dell’indennità di espropriazione o di occupazione d’urgenza.

  • Art. 29 D.Lgs. 286/1998 – Ricongiungimento familiare

    1. Lo straniero può chiedere il ricongiungimento per i seguenti familiari: a) coniuge non legalmente separato; b) figli minori; c) figli maggiorenni a carico se non possono provvedere alle proprie esigenze; d) genitori a carico.
  • Art. 28 D.Lgs. 286/1998 – Diritto all’unità familiare

    1. Il diritto a mantenere o a riacquistare l’unità familiare nei confronti dei familiari stranieri è riconosciuto agli stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno.
  • Art. 27-quater D.Lgs. 286/1998 – Ingresso e soggiorno per lavoratori altamente qualificati. Rilascio della carta blu UE

    1. Allo straniero in possesso di un titolo di istruzione superiore rilasciato da una autorità competente nel Paese dove è stato conseguito, che attesti il completamento di un percorso di istruzione superiore di durata almeno triennale, e di una qualifica professionale superiore attestata dal Paese di provenienza e riconosciuta in Italia, è rilasciata, fuori dalle quote di cui all’articolo 3, comma 4, la “Carta blu UE”.
  • Art. 27 D.Lgs. 286/1998 – Ingresso per lavoro in casi particolari

    1. Sono disciplinati dal presente articolo i casi particolari di ingresso per lavoro al di fuori delle quote di cui all’art. 3, comma 4.
  • Art. 26 D.Lgs. 286/1998 – Ingresso e soggiorno per lavoro autonomo

    1. L’ingresso nel territorio dello Stato per motivi di lavoro autonomo è consentito allo straniero non appartenente all’Unione europea che intende esercitare in Italia un’attività non occasionale di lavoro autonomo di carattere industriale, professionale, artigianale o commerciale, ovvero costituire società di capitali o di persone o accedere a cariche societarie.
  • Art. 25 D.Lgs. 286/1998 – Previdenza e assistenza per i lavoratori stagionali

    1. Ai lavoratori stagionali si applica l’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria, l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e l’assicurazione di maternità.
  • Art. 24 D.Lgs. 286/1998 – Lavoro stagionale

    1. Il datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia che intende instaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato a carattere stagionale con uno straniero deve presentare richiesta nominativa di nulla osta allo sportello unico per l’immigrazione.
  • Art. 23 D.Lgs. 286/1998 – Titoli di prelazione

    1. Su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale possono essere realizzati nei paesi di origine, sulla base delle intese con questi ultimi, programmi di istruzione e di formazione professionale per cittadini stranieri.
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