Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 22 D.Lgs. 286/1998 – Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato

    1. Il datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia, che intende instaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato con uno straniero residente all’estero, deve presentare allo sportello unico per l’immigrazione della provincia di residenza ai sensi del comma 4-bis dell’art. 5, ovvero della provincia in cui ha la sede legale l’impresa, ovvero di quella ove avrà luogo la prestazione lavorativa, richiesta nominativa di nulla osta al lavoro.
  • SNC vs SAS: responsabilita soci e amministrazione

    La società in nome collettivo e la società in accomandita semplice sono le due principali forme di società di persone disciplinate dal codice civile. Entrambe operano sotto una ragione sociale, sono prive di personalità giuridica autonoma e prevedono soci che rispondono solidalmente delle obbligazioni sociali. La differenza nodale riguarda la responsabilità patrimoniale: nella SNC tutti i soci rispondono illimitatamente, nella SAS esistono due categorie distinte – accomandatari illimitatamente responsabili e accomandanti che rispondono nei limiti della quota. Il regime amministrativo e la possibilità di ingresso nella gestione divergono di conseguenza.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo SNC SAS
    Norma di riferimento artt. 2291-2312 c.c. artt. 2313-2324 c.c.
    Categorie di soci una sola categoria, tutti illimitatamente responsabili accomandatari (illimitati) e accomandanti (limitati)
    Responsabilità per le obbligazioni illimitata, solidale e sussidiaria di tutti i soci illimitata per gli accomandatari, limitata alla quota per gli accomandanti
    Amministrazione spetta a tutti i soci salvo diversa pattuizione riservata in via esclusiva agli accomandatari
    Capitale minimo nessun minimo legale nessun minimo legale
    Ragione sociale nome di uno o più soci con indicazione del rapporto societario nome di almeno un accomandatario con indicazione “in accomandita semplice”
    Quote dell’accomandante non applicabile cedibili a terzi solo con consenso unanime degli altri soci, salvo diversa pattuizione
    Atto costitutivo scrittura privata autenticata o atto pubblico scrittura privata autenticata o atto pubblico

    SNC: caratteristiche e disciplina

    La società in nome collettivo è disciplinata dagli articoli 2291 e seguenti del codice
    civile. art. 2291 c.c. fissa il tratto distintivo: tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le
    obbligazioni sociali, e il patto contrario non ha effetto verso i terzi. La responsabilità è sussidiaria: ai
    sensi di art. 2304 c.c. il creditore sociale deve prima escutere il patrimonio della società e solo in caso di
    incapienza può aggredire i patrimoni personali dei soci, sempre nei limiti della partecipazione e con
    beneficio di previa escussione del patrimonio sociale. La ragione sociale deve indicare il nome di uno o più
    soci con l’aggiunta dell’indicazione del rapporto sociale (ad esempio “Rossi e Bianchi snc”). L’atto
    costitutivo, indicato in art. 2295 c.c., deve contenere generalità dei soci, ragione sociale, oggetto, capitale
    conferito, criteri di ripartizione di utili e perdite, durata, regime di amministrazione. art. 2306 c.c.
    disciplina i casi e gli effetti dell’esclusione del socio.

    L’amministrazione, regolata dagli articoli art. 2292 c.c., art. 2293 c.c. e art. 2294 c.c., spetta a tutti i
    soci, in regime disgiunto o congiunto a seconda di quanto previsto in statuto. Ogni socio amministratore può
    compiere atti di ordinaria amministrazione senza consultare gli altri, salvo opposizione di un altro socio.
    Per gli atti di straordinaria amministrazione è richiesto il consenso unanime, salvo diversa pattuizione
    statutaria. La SNC ha autonomia patrimoniale imperfetta: il patrimonio sociale è separato da quello
    personale dei soci, ma la separazione si infrange in caso di insufficienza patrimoniale. L’iscrizione al
    Registro delle imprese è costitutiva ai fini della pubblicità legale e dell’opponibilità ai terzi; in
    assenza di iscrizione la società è considerata irregolare e si applicano le norme della società semplice,
    con conseguente responsabilità diretta dei soci anche per gli atti di ordinaria amministrazione. Si applica
    per estensione la disciplina della società semplice prevista da art. 2247 c.c., in quanto compatibile.

    SAS: caratteristiche e disciplina

    La società in accomandita semplice è disciplinata da art. 2313 c.c. e seguenti. La sua
    caratteristica peculiare è la presenza di due categorie di soci: gli accomandatari,
    che rispondono solidalmente e illimitatamente delle obbligazioni sociali, e gli accomandanti, che
    rispondono nei limiti della quota conferita. La ragione sociale, ai sensi di art. 2318 c.c., deve essere costituita
    dal nome di almeno uno degli accomandatari con l’aggiunta della menzione “società in accomandita semplice”.
    Se un accomandante consente che il proprio nome compaia nella ragione sociale, perde il beneficio della
    responsabilità limitata e risponde illimitatamente come accomandatario, secondo una regola di apparenza
    giuridica volta a tutelare i terzi che entrano in rapporto con la società.

    L’amministrazione spetta in via esclusiva agli accomandatari: art. 2320 c.c. pone il
    cosiddetto divieto di ingerenza degli accomandanti nella gestione. Il socio accomandante
    che compia atti di amministrazione, anche in virtù di procura, perde la limitazione di responsabilità e può
    essere escluso dalla società. Agli accomandanti è comunque consentito prestare la propria opera sotto la
    direzione degli amministratori, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni, compiere atti di
    ispezione e sorveglianza. La cessione delle quote di accomandante richiede il consenso unanime degli altri
    soci, salvo che lo statuto non preveda diversamente. La cessione delle quote di accomandatario richiede in
    ogni caso il consenso unanime, dato il legame personale con la gestione e con la responsabilità illimitata.
    Si applica in quanto compatibile la disciplina della SNC, comprese le regole sull’amministrazione, sulla
    distribuzione degli utili, sullo scioglimento del rapporto sociale per singolo socio e sulle cause di
    scioglimento della società.

    Quando conviene SNC e quando conviene SAS

    La SNC è la forma adeguata quando tutti i soci intendono partecipare attivamente alla gestione
    e accettano la responsabilità illimitata come prezzo della piena autonomia decisionale. Si pensi a
    Tizio e Caio, due artigiani che decidono di unire le forze in un’attività di
    falegnameria: condividono la gestione quotidiana, le decisioni strategiche, gli investimenti. La SNC consente
    loro di operare in modo paritario e flessibile, senza distinzioni di ruolo. La responsabilità illimitata, in
    questo scenario, è coerente con il pieno coinvolgimento di entrambi. Anche dal punto di vista
    amministrativo, la SNC offre semplicità: non occorre distinguere ruoli, non vi è il rischio di immistione
    sanzionata, non occorre verbalizzare separatamente le decisioni dei soci che amministrano. L’unità di
    ruoli e responsabilità rende la SNC un modello adeguato per piccole imprese a base familiare o di amicizia,
    purché i soci abbiano fiducia reciproca e siano consapevoli del rischio personale.

    La SAS è invece preferibile quando esiste una distinzione netta tra chi gestisce e
    chi apporta capitale. Sempronio ha un’idea imprenditoriale e
    competenze gestionali ma manca di capitale; un familiare o un investitore vuole apportare denaro senza
    coinvolgersi nella gestione e senza esporsi a responsabilità illimitata. La SAS risolve il problema:
    Sempronio assume il ruolo di accomandatario, gestisce e risponde illimitatamente; il finanziatore entra come
    accomandante, conferisce capitale e risponde solo per la quota. La SAS è anche utilizzata in passato per
    ragioni di pianificazione successoria, anche se oggi l’uso societario predominante in ottica patrimoniale è
    quello della SRL. Va sottolineato un rischio operativo: il divieto di immistione
    dell’accomandante è interpretato con rigore dalla giurisprudenza di legittimità, e basta un’attività
    gestoria continuativa – anche di fatto – perché la responsabilità limitata venga meno. Per questo, in
    contesti familiari dove tutti i soci tendono a partecipare alle decisioni operative, la SAS può rivelarsi
    una forma fragile, e la scelta ricade più spesso sulla SNC o sulla SRL.

    Costi, tempi e procedura

    SNC e SAS condividono lo stesso impianto procedurale di costituzione. L’atto costitutivo richiede la
    forma della scrittura privata autenticata da notaio o dell’atto pubblico. I costi notarili
    sono mediamente inferiori rispetto a quelli della SRL: indicativamente 800-1.500 euro per la sola
    autenticazione. Sono dovuti l’imposta di registro (200 euro fissi), l’imposta di bollo (156 euro), i diritti
    di segreteria della camera di commercio (circa 90 euro) e la tassa di concessione governativa per la
    vidimazione dei libri (310 euro). L’iscrizione al Registro delle imprese ha funzione di pubblicità legale
    costitutiva: in sua assenza la società si considera irregolare, con conseguenze rilevanti sulla
    responsabilità dei soci. La tenuta della contabilità segue le regole della contabilità semplificata per
    imprese individuali e società di persone sotto soglia, oppure quella ordinaria per soggetti più strutturati.

    Sotto il profilo fiscale, SNC e SAS sono trattate in modo identico: il reddito è
    imputato per trasparenza ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili e tassato ai fini
    IRPEF in capo a ciascuno di essi, indipendentemente dalla percezione effettiva. Sono soggette a IRAP. Non
    hanno autonoma soggettività ai fini IRES. Il regime di trasparenza fiscale è il tratto comune che le
    distingue dalle società di capitali. La scelta tra SNC e SAS, dunque, non dipende dal carico fiscale ma
    dalla struttura della responsabilità e della governance. Va segnalato che, ai fini previdenziali, i soci
    che lavorano nell’impresa sono iscritti alla gestione speciale INPS (artigiani o commercianti) e versano i
    contributi minimi. Sotto il profilo delle agevolazioni, le società di persone non possono accedere ad alcuni
    benefici riservati alle società di capitali, come la patent box; di contro, beneficiano della maggiore
    semplicità contabile e della possibilità di compensare immediatamente perdite con redditi di altra fonte
    in capo ai soci.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Qual è la differenza principale tra SNC e SAS?

    La differenza principale riguarda la responsabilità dei soci. Nella SNC tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente delle obbligazioni sociali; nella SAS esistono accomandatari, illimitatamente responsabili e gestori, e accomandanti, che rispondono solo nei limiti della quota conferita ma non possono compiere atti di amministrazione.

    Un accomandante può lavorare per la SAS?

    L’accomandante può prestare opera all’interno della società sotto la direzione degli amministratori, dare pareri, autorizzare singole operazioni e svolgere ispezioni. Non può però compiere atti di amministrazione esterna né rappresentare la società. La violazione del divieto comporta la perdita del beneficio della responsabilità limitata.

    Si può trasformare una SNC in SAS?

    Sì, la trasformazione è ammessa con delibera unanime dei soci e modifica dell’atto costitutivo. Occorre definire chi assume il ruolo di accomandatario e chi di accomandante, riformulare la ragione sociale e iscrivere la modifica nel Registro delle imprese. La procedura è analoga a quella di una modifica statutaria ordinaria.

    SNC e SAS hanno un capitale minimo?

    No. Per nessuna delle due forme è previsto un capitale sociale minimo legale. Il capitale è liberamente determinato dai soci nell’atto costitutivo, in funzione delle esigenze dell’attività. Questo è uno dei vantaggi delle società di persone rispetto alle società di capitali, che impongono soglie minime di conferimento.

    Come sono tassate SNC e SAS?

    Entrambe sono soggette al regime di trasparenza fiscale: il reddito prodotto è imputato per trasparenza ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili e tassato ai fini IRPEF in capo a ciascun socio, indipendentemente dall’effettiva distribuzione. Sono inoltre soggette a IRAP. Non scontano l’IRES.

    Nota conclusiva su SNC e SAS

    La scelta tra società in nome collettivo e società in accomandita semplice non incide soltanto sul piano
    giuridico-formale, ma ha riflessi pratici sulla quotidianità dell’impresa. Nella SNC la circolazione delle
    informazioni tra i soci è agevolata dalla pariteticità dei ruoli, e ogni socio amministratore può avere
    piena visibilità sulla situazione contabile, sui rapporti con i fornitori e sulle relazioni con il personale.
    Nella SAS, invece, gli accomandanti sono tenuti a un atteggiamento di prudenza: ogni iniziativa che possa
    essere qualificata come immistione nella gestione mette a rischio il beneficio della responsabilità limitata.
    Per questo motivo, lo statuto di una SAS dovrebbe disciplinare in modo puntuale i diritti di informazione,
    di ispezione e di parere degli accomandanti, evitando formulazioni ambigue che possano generare contenzioso.
    Sotto il profilo successorio, infine, la trasmissibilità della quota di accomandante è soggetta a vincoli
    specifici e va valutata in modo coordinato con eventuali patti di famiglia o disposizioni testamentarie.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 20-bis D.Lgs. 286/1998 – Misure di protezione temporanea

    1. Lo straniero proveniente da un Paese non appartenente all’Unione europea può richiedere una protezione temporanea per gravi calamità che non consentano il rientro in condizioni di sicurezza.
  • Art. 20 D.Lgs. 286/1998 – Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali

    1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato d’intesa con i Ministri degli affari esteri, dell’interno, per la solidarietà sociale e con gli altri Ministri eventualmente interessati, sono stabilite, nei limiti delle risorse preordinate allo scopo, le misure di protezione temporanea da adottarsi.
  • CCNL Pompe Funebri: Tredicesima e premi

    CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri)

    In sintesi

    Tredicesima CCNL Pompe Funebri: 13ª dicembre, premi reperibilità H24, no 14ª standard.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Federcofit (Federazione Cooperative e Imprese Funebri Italiane) · ANIDIF · CGIL · CISL · UIL
    Ultimo rinnovo
    20 maggio 2025 (ipotesi di accordo), per il quadriennio 2025-2028, sottoscritta da FE.N.I.O.F. con l’assistenza di Confcommercio e da Filt-CGIL, Fit-CISL e Uiltrasporti (il precedente era dell’8 febbraio 2022)
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2028. Aumento strutturale di 200 euro al 4° livello in quattro tranche (agosto 2025, agosto 2026, settembre 2027, ottobre 2028); contributo al Fondo EST +3 euro al mese dal 1° luglio 2025; indennità domenicale da 4,65 a 6,15 euro. Le imprese funebri pubbliche e i servizi cimiteriali seguono un contratto distinto, la cui ipotesi di rinnovo 2025-2027 è stata siglata con Utilitalia il 7 luglio 2026
    Platea
    ~20.000 (necrofori, addetti onoranze funebri, autisti carri funebri, addetti cremazione, cimiteriali, addetti tanatoprassi)

    Tabella riepilogativa

    Tredicesima e premi
    Voce Dettaglio
    Tredicesima Vedi sezione
    No 14ª Vedi sezione
    Premi reperibilità Vedi sezione
    Welfare Vedi sezione
    PdR detassato Vedi sezione

    Tredicesima

    1 mens dicembre.

    No 14ª

    Non prevista standard.

    Premi reperibilità

    Bonus aziendali per dipendenti H24 con basse assenze.

    Welfare

    Buoni pasto, polizze, supporto psicologico.

    PdR detassato

    Imposta sostitutiva dell’1% nel 2026 e nel 2027, tetto 5.000 €.

    Casi pratici

    Tizio – necroforo Tredicesima e premi
    Tizio (necroforo liv 3) applica regole CCNL su tredicesima e premi.
    Caia – addetta onoranze Tredicesima e premi
    Caia (addetta onoranze liv 4) gestisce tredicesima e premi a contatto famiglie.
    Sempronio – tanatopratico Tredicesima e premi
    Sempronio (tanatopratico liv 6) coordina tredicesima e premi con specializzazione.

    Fonti: Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) · premi di risultato 2026-2027. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive, indennita H24 e minimi per figura, Preavviso, Ferie, Maternità, Malattia e infortunio e Prova.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 224 D.Lgs. 209/2005 – Procedura di apposizione del vincolo sulle attività patrimoniali

    Art. 224 D.Lgs. 209/2005 – Procedura di apposizione del vincolo sulle attività patrimoniali

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Quando il vincolo riguardi beni immobili, l' IVASS ordina alla conservatoria dei registri immobiliari l'iscrizione di ipoteca, a favore dei crediti di assicurazione o di riassicurazione, sui beni immobili e sui diritti immobiliari di godimento dell'impresa di assicurazione e di riassicurazione che sono localizzati nel territorio della Repubblica.

    2. L' IVASS può ordinare l'apposizione del vincolo su ogni altro attivo, diverso da quelli di cui al comma 1, nelle forme previste dalla legge per ciascun tipo di beni o di diritti. Le autorità ed i soggetti cui compete l'esecuzione del provvedimento sono tenuti al compimento degli atti e delle operazioni necessarie per rendere effettivo ed opponibile ai terzi il vincolo ordinato dall' IVASS .

    3. Dei provvedimenti adottati è data comunicazione alle autorità di vigilanza degli altri Stati membri nei quali l'impresa di assicurazione e di riassicurazione opera o possiede beni.

  • Art. 19 D.Lgs. 286/1998 – Divieti di espulsione e di respingimento

    1. In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali.
  • Art. 18 D.Lgs. 286/1998 – Soggiorno per motivi di protezione sociale

    1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per taluno dei delitti di cui all’art. 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall’art. 380 del codice di procedura penale, ovvero nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali, siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, il questore rilascia uno speciale permesso di soggiorno.
  • Sequestro vs pignoramento: differenze e tutele

    Il sequestro e il pignoramento sono due strumenti di aggressione patrimoniale, ma si collocano in fasi processuali diverse. Il sequestro e una misura cautelare anticipata, conservativa o giudiziaria, che tutela il creditore o l’attore in pendenza di giudizio. Il pignoramento e invece l’atto di apertura dell’esecuzione forzata: presuppone un titolo esecutivo gia formato. Distinguerli e essenziale per scegliere la strategia di tutela e per comprendere quali beni siano aggredibili in ciascuna fase.

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    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Sequestro Pignoramento
    Norma di riferimento art. 671-687 c.p.c. (sequestro conservativo e giudiziario); art. 2905-2906 c.c. art. 491-512 c.p.c. (esecuzione forzata)
    Natura misura cautelare anticipata in pendenza di giudizio atto iniziale dell’esecuzione forzata, dopo titolo esecutivo
    Presupposti fumus boni iuris e periculum in mora (timore concreto di dispersione dei beni) titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo definitivo, atto pubblico, cambiale) e atto di precetto notificato
    Procedimento cautelare, in contraddittorio o inaudita altera parte; conferma o revoca in fase di merito esecutivo: notifica atto di pignoramento, intervento dei creditori, vendita forzata
    Effetti sul bene conservativi: il bene resta nella disponibilita formale del debitore ma e indisponibile; gli atti di disposizione sono inefficaci verso il sequestrante (art. 2906 c.c.) vincolo di indisponibilita pieno; il bene e destinato alla vendita per soddisfare il creditore
    Beni aggredibili mobili, immobili, crediti del debitore, quote sociali mobili, immobili, crediti presso terzi (stipendi, conti correnti, locazioni), quote
    Conversione il sequestro conservativo si converte in pignoramento dopo sentenza esecutiva favorevole (art. 686 c.p.c.) non applicabile: il pignoramento e gia atto esecutivo
    Tutele del debitore reclamo cautelare entro 15 giorni; revoca per cessazione presupposti opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.); opposizione agli atti esecutivi (art. 617)

    Sequestro: caratteristiche e disciplina

    Il sequestro conservativo e disciplinato da Art. 144 bis CPI – (Sequestro conservativo) e dagli articoli seguenti, oltre che da Art. 2905 c.c.: Sequestro nei confronti del debitore o del terzo (effetti del sequestro). Il creditore che teme di perdere la garanzia patrimoniale generica (art. 2740 c.c.) puo chiedere al giudice, in via cautelare, di sequestrare beni mobili o immobili del debitore, oppure crediti verso terzi. I presupposti sono il fumus boni iuris (apparente fondatezza del credito) e il periculum in mora (concreto rischio di dispersione del patrimonio).

    Il sequestro giudiziario, regolato dall’art. 670 c.p.c., e diverso: si applica a beni specifici controversi (per esempio un immobile oggetto di azione di rivendicazione) e mira ad assicurarne la conservazione e la corretta gestione in pendenza del processo. Il giudice nomina un custode con poteri di amministrazione ordinaria. Anche qui servono il fumus e il periculum in mora, declinati rispetto alla specifica res controversa.

    L’effetto del sequestro conservativo, ai sensi di Art. 2905 c.c.: Sequestro nei confronti del debitore o del terzo, e di rendere inefficaci nei confronti del creditore sequestrante gli atti di disposizione successivi: vendita, donazione, costituzione di garanzie. Il bene resta formalmente in capo al debitore ma e bloccato. Se all’esito del giudizio di merito il creditore ottiene sentenza favorevole esecutiva, il sequestro si converte in pignoramento automaticamente (art. 686 c.p.c.), saltando la fase del precetto.

    Pignoramento: caratteristiche e disciplina

    Il pignoramento e disciplinato da Art. 15 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al Titolo II del Libro V del codice di procedura penale che ne sancisce l’inizio dell’espropriazione forzata. Per pignorare, il creditore deve essere munito di un titolo esecutivo (art. 474 c.p.c.: sentenza passata in giudicato o esecutiva, decreto ingiuntivo definitivo, atto pubblico, scrittura privata autenticata per somme di denaro, cambiale o assegno protestati). Prima del pignoramento, va notificato l’atto di precetto, che intima il pagamento entro 10 giorni e contiene l’avvertimento dell’imminente esecuzione.

    Le forme di pignoramento sono tre: mobiliare (beni del debitore in casa o nei locali commerciali; ufficiale giudiziario redige verbale), immobiliare (trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari), presso terzi (stipendi, pensioni, conti correnti, canoni di locazione, crediti commerciali del debitore). Quest’ultima e oggi la forma piu efficace, in particolare con la dichiarazione del terzo prevista dagli artt. 543 e ss. c.p.c.

    Il pignoramento crea un vincolo di indisponibilita assoluta: gli atti di disposizione del debitore sono inefficaci verso il creditore procedente e quelli intervenuti. L’esecuzione prosegue con la vendita forzata, con o senza incanto, o con assegnazione del bene. Il debitore puo difendersi con l’opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) per contestare il diritto di procedere, o con l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) per vizi formali. Esistono inoltre tutele specifiche: limiti di pignorabilita stipendi (1/5 indicativamente), impignorabilita di beni essenziali, casa principale entro condizioni.

    Quando opera il sequestro e quando il pignoramento

    Il sequestro opera prima della formazione del titolo esecutivo: serve quando un creditore teme che il debitore disperda i propri beni in pendenza di giudizio di cognizione. Tipico esempio: Tizio cita Caio per 100.000 euro di danni; il processo richiedera anni; Caio sta vendendo immobili e svuotando conti. Tizio chiede sequestro conservativo: il giudice, valutati fumus e periculum, autorizza il sequestro di un immobile o di un conto corrente, bloccandoli fino alla sentenza.

    Il pignoramento opera dopo il titolo esecutivo. Se Tizio ottiene sentenza favorevole esecutiva, puo notificare precetto e procedere al pignoramento. Se aveva gia ottenuto il sequestro conservativo, la conversione e automatica ai sensi dell’art. 686 c.p.c., con risparmio di tempo e di costi processuali. La logica e quella di una catena: cautela in giudizio – sentenza esecutiva – esecuzione forzata.

    Caso pratico. Sempronio e proprietario di un appartamento conteso con Caio: e in corso una causa di rivendicazione. Sempronio teme che Caio venda l’immobile a un terzo. Chiede sequestro giudiziario: il giudice nomina un custode che gestisce il bene fino alla sentenza, impedendo atti di disposizione pregiudizievoli. La giurisprudenza di legittimita ammette il sequestro giudiziario anche su crediti, partecipazioni sociali e aziende, con poteri di custode commisurati alla natura del bene.

    Costi, tempi e procedura

    Il sequestro ha costi cautelari ridotti. Contributo unificato per ricorso cautelare ante causam: 98 euro (meta del corrispondente contributo del giudizio di merito). Compensi forensi medi 1.500-4.500 euro per la fase. Tempi: dal deposito del ricorso al provvedimento di solito 15-60 giorni, salvo urgenze con provvedimento inaudita altera parte concedibile in 24-72 ore. Va versata cauzione se il giudice la dispone (art. 669-undecies c.p.c.), per assicurare risarcimento al sequestrato in caso di sequestro illegittimo.

    Il pignoramento richiede precetto (15-50 euro di notifica) e atto di pignoramento. Per il mobiliare, l’ufficiale giudiziario percepisce diritti d’accesso e custodia; per l’immobiliare vi sono trascrizione (200-500 euro), pubblicita, perizia, vendita (commissioni del custode o del professionista delegato). Per il pignoramento presso terzi i costi sono piu contenuti: notifica al terzo, deposito presso il giudice dell’esecuzione, dichiarazione del terzo. Tempi di una procedura immobiliare: 12-36 mesi fino alla vendita. Pignoramento presso terzi: 3-12 mesi per la prima assegnazione di somme.

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    Domande frequenti

    Quale e la differenza principale tra sequestro e pignoramento?

    Il sequestro e una misura cautelare anticipata che blocca i beni del debitore in pendenza di giudizio, prima del titolo esecutivo. Il pignoramento e l’atto iniziale dell’esecuzione forzata, presuppone un titolo esecutivo e mira alla vendita del bene per soddisfare il creditore. Il sequestro conservativo si converte automaticamente in pignoramento dopo sentenza favorevole esecutiva.

    Quale costa di meno tra sequestro e pignoramento?

    Il sequestro cautelare ha costi inferiori nel singolo atto, perche il contributo unificato e dimezzato e la fase e piu rapida. Tuttavia, il sequestro presuppone un giudizio di merito che ha propri costi. Il pignoramento e parte di una catena diversa: presuppone gia il titolo, ma comporta diritti d’ufficio, perizie e vendita che possono superare i 2.000-3.000 euro.

    Si puo passare dal sequestro al pignoramento?

    Si, automaticamente. L’art. 686 c.p.c. prevede che il sequestro conservativo si converta in pignoramento appena il creditore ottiene sentenza esecutiva di condanna al pagamento. Non occorre nuova notifica del precetto. E uno dei vantaggi principali del sequestro: il creditore guadagna tempo e mantiene la priorita sui beni gia bloccati.

    Quali beni sono impignorabili o non sequestrabili?

    Sono impignorabili i beni indicati dall’art. 514 c.p.c.: animali da affezione, oggetti sacri, anelli nuziali, biancheria, alimenti per un mese, attrezzi di lavoro indispensabili. Stipendi e pensioni hanno limiti percentuali (di norma un quinto). Per i sequestri, valgono i medesimi limiti per i sequestri conservativi su beni del debitore, non sui sequestri giudiziari di res controverse.

    Come ci si difende da un sequestro o da un pignoramento illegittimo?

    Contro il sequestro: reclamo cautelare al collegio entro 15 giorni dalla notifica del provvedimento (art. 669-terdecies c.p.c.), per chiedere revoca o modifica. Contro il pignoramento: opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) per contestare il diritto di procedere, o opposizione agli atti esecutivi (art. 617) per vizi formali. Entrambe vanno proposte tempestivamente per non perdere i diritti.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici e raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Contratto tempo determinato vs indeterminato: differenze

    La scelta tra contratto a tempo determinato e contratto a tempo indeterminato incide su durata, stabilita, tutele e accesso al credito del lavoratore. Il legislatore italiano considera il rapporto a tempo indeterminato come forma comune (art. 1 d.lgs. 81/2015), mentre il contratto a termine e ammesso solo in presenza di precise causali quando la durata supera i dodici mesi. Questa guida confronta le due tipologie sotto il profilo normativo, retributivo, previdenziale e sanzionatorio, evidenziando i casi di conversione automatica e le tutele applicabili in caso di recesso.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Tempo determinato Tempo indeterminato
    Norma di riferimento artt. 19-29 d.lgs. 81/2015 art. 1 d.lgs. 81/2015; artt. 2094 e 2118 c.c.
    Durata massima 24 mesi (anche con piu contratti); 12 mesi senza causale Nessun termine finale
    Causali oltre 12 mesi Esigenze tecniche, organizzative, sostitutive o previste dal CCNL Non richieste
    Forma Scritta ad substantiam (pena nullita del termine) Libera, ma scritta in pratica per CCNL
    Recesso ante tempus Solo per giusta causa (art. 2119 c.c.) o accordo Con preavviso (art. 2118 c.c.) e tutele art. 18 St. Lav. / d.lgs. 23/2015
    Conversione Trasformazione in indeterminato se supera 24 mesi o viola causali Non applicabile
    Diritto a NASpI Si, a fine contratto Si, in caso di licenziamento o dimissioni per giusta causa
    Periodo di prova Proporzionale alla durata (legge 203/2024) Massimo 6 mesi (CCNL)
    Tutele sindacali Piene (art. 19 St. Lav.) Piene (art. 19 St. Lav.)

    Contratto a tempo determinato: caratteristiche e disciplina

    Il contratto a termine e disciplinato dagli articoli da 19 a 29 del d.lgs. 81/2015 (Codice dei contratti di lavoro). La durata massima complessiva, computati anche eventuali rinnovi o proroghe presso lo stesso datore di lavoro per mansioni di pari livello, e di ventiquattro mesi. Entro i primi dodici mesi e ammissibile l’assunzione a termine in forma acausale; oltre tale soglia la stipula richiede una causale tipica: esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinaria attivita, sostituzione di altri lavoratori, esigenze connesse a incrementi temporanei significativi e non programmabili dell’attivita, o causali previste dai contratti collettivi.

    La forma scritta e richiesta ad substantiam: la mancata indicazione del termine o l’assenza della causale (oltre i 12 mesi) determina la conversione automatica del rapporto in contratto a tempo indeterminato. Il rapporto puo essere prorogato fino a quattro volte nell’arco dei ventiquattro mesi; eventuali rinnovi richiedono il rispetto del cosiddetto stop and go (10 o 20 giorni di intervallo a seconda della durata). La normativa generale sul recesso del rapporto di lavoro subordinato si fonda sull’art. 2118 c.c., mentre la disciplina specifica del recesso ante tempus rimanda all’art. 2119 c.c. sulla giusta causa.

    Il contratto a termine non puo essere sciolto unilateralmente prima della scadenza, salvo giusta causa. In assenza di questa, il recesso anticipato comporta il risarcimento delle retribuzioni dovute fino alla naturale scadenza. Sotto il profilo previdenziale, il lavoratore a termine versa contributi pieni e maturasce il diritto alla NASpI al termine del rapporto, secondo i requisiti di anzianita contributiva fissati dal d.lgs. 22/2015.

    Contratto a tempo indeterminato: caratteristiche e disciplina

    Il rapporto a tempo indeterminato e considerato dall’ordinamento la forma comune del contratto di lavoro subordinato (art. 1 d.lgs. 81/2015). Il vincolo non ha un termine finale: cessa solo per dimissioni, licenziamento, risoluzione consensuale, decesso o pensionamento. Le tutele in caso di recesso datoriale sono articolate in base alla data di assunzione, alla dimensione aziendale e al regime applicabile: per gli assunti ante 7 marzo 2015 trova applicazione l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, mentre per i nuovi assunti vige il regime del d.lgs. 23/2015 (cosiddetto contratto a tutele crescenti, in parte rimodulato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 194/2018).

    Il datore di lavoro che intenda recedere deve rispettare il preavviso di cui all’art. 2118 c.c., salvo che ricorra una giusta causa ai sensi dell’art. 2119 c.c., nel qual caso il rapporto puo essere risolto senza preavviso. Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, fondato sull’inadempimento del lavoratore, presuppone il rispetto della procedura disciplinare prevista dall’art. 7 St. Lav. Il diritto del lavoratore allo svolgimento delle mansioni di assunzione e tutelato dall’art. 2103 c.c.: l’eventuale demansionamento puo legittimare l’azione per il risarcimento del danno professionale.

    Sul piano fiscale e previdenziale, il rapporto indeterminato beneficia di una serie di sgravi e incentivi (decontribuzione under 36, esoneri donne, premi assunzione in mezzogiorno) variabili nel tempo. L’accesso al credito, ai mutui e alla locazione e generalmente piu agevole proprio in ragione della stabilita reddituale.

    Quando conviene il tempo determinato e quando l’indeterminato

    Tizio, neolaureato, accetta un contratto a termine di dodici mesi per coprire la sostituzione di una collega in maternita: la scelta e coerente con l’esigenza datoriale tipizzata e consente al lavoratore di maturare anzianita contributiva. Alla scadenza, Tizio puo accedere alla NASpI se in possesso dei requisiti di legge. Caio, invece, ha sottoscritto un contratto a tempo determinato di venti mesi presso un’azienda che lo impiega in mansioni stabili: la mancata indicazione della causale comporta, ai sensi dell’art. 19 d.lgs. 81/2015, la conversione del rapporto in tempo indeterminato dal primo giorno utile.

    Sempronio, professionista del settore commerciale, valuta tra un’offerta a termine biennale con retribuzione superiore del venti per cento e un’offerta indeterminata standard. La scelta dipende dall’orizzonte di vita personale: chi intende richiedere un mutuo nei tre anni successivi trovera nel rapporto indeterminato un vantaggio decisivo in sede di istruttoria bancaria. Sul versante datoriale, il contratto a termine resta lo strumento elettivo per coprire picchi stagionali, sostituzioni, lavorazioni a commessa con scadenza certa; per le posizioni di organico stabile, il rapporto indeterminato e l’unica scelta giuridicamente coerente.

    Costi, tempi e procedura

    Sul piano contributivo, il contratto a termine subisce una maggiorazione dell’aliquota INPS pari all’1,4 per cento della retribuzione imponibile (art. 2, comma 28, l. 92/2012), incrementata di ulteriori 0,5 punti percentuali per ciascun rinnovo. Tale maggiorazione e restituita al datore in caso di trasformazione del rapporto in indeterminato, per un massimo di sei mensilita. La forma scritta del termine deve essere consegnata al lavoratore entro cinque giorni dall’inizio del rapporto; in difetto, il termine si considera nullo.

    Il licenziamento di un lavoratore indeterminato comporta, in caso di accertata illegittimita, un’indennita risarcitoria graduata: per gli assunti post 7 marzo 2015 va da un minimo di sei a un massimo di trentasei mensilita (art. 3 d.lgs. 23/2015, come modificato dalla Consulta), oltre l’eventuale reintegrazione nei casi di nullita o discriminazione. La procedura disciplinare richiede tempi tecnici minimi di cinque giorni tra contestazione e provvedimento. La conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro consente, indicativamente, una definizione in 30-60 giorni con costi marginali per le parti.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Quale e la differenza principale tra tempo determinato e indeterminato?

    Il contratto a termine ha una scadenza prefissata e richiede una causale tipica oltre i dodici mesi di durata; il contratto a tempo indeterminato non ha un termine finale e costituisce la forma comune del rapporto di lavoro subordinato. Le tutele in caso di recesso datoriale sono piu intense nell’indeterminato, soggetto agli articoli 2118 e 2119 c.c. e alle norme dello Statuto dei Lavoratori.

    Quando il contratto a termine si converte in indeterminato?

    La conversione opera automaticamente se il rapporto supera ventiquattro mesi complessivi tra rinnovi e proroghe, se manca la causale obbligatoria oltre i dodici mesi, se non e rispettata la forma scritta del termine, o se sono violate le regole sul numero massimo di proroghe e sul cosiddetto stop and go tra un contratto e l’altro.

    Il lavoratore a termine ha diritto alla NASpI?

    Si. Alla naturale scadenza del contratto a termine il lavoratore puo presentare domanda di NASpI entro 68 giorni dalla cessazione, purche soddisfi i requisiti contributivi (almeno tredici settimane nei quattro anni precedenti). L’indennita ha durata pari alla meta delle settimane lavorate nel quadriennio antecedente.

    Si puo recedere anticipatamente da un contratto a termine?

    Solo in presenza di una giusta causa ai sensi dell’art. 2119 c.c. o di un accordo tra le parti. In assenza di giusta causa, il recesso ante tempus obbliga la parte recedente al risarcimento del danno, quantificato di norma nelle retribuzioni dovute fino alla scadenza naturale del contratto.

    Il periodo di prova vale anche nel tempo determinato?

    Si, ma la durata massima e proporzionale alla durata del contratto (legge 203/2024). La forma scritta del patto di prova e richiesta a pena di nullita. Durante il periodo di prova entrambe le parti possono recedere senza preavviso e senza obbligo di motivazione, salvo che il recesso non risulti pretestuoso o discriminatorio.

    Profili previdenziali e trattamento economico

    Il rapporto a tempo indeterminato consente al lavoratore di maturare anzianita contributiva continuativa, indispensabile per il calcolo della pensione e per l’accesso ad ammortizzatori sociali a piu lunga durata. La contribuzione INPS, ripartita tra datore (circa il 30-33 per cento della retribuzione imponibile) e dipendente (intorno al 9-10 per cento), copre invalidita, vecchiaia, superstiti, malattia, maternita, disoccupazione, infortuni (tramite INAIL). Il diritto alla retribuzione differita a titolo di TFR matura anno per anno, in misura pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, rivalutata secondo gli indici ISTAT.

    Nel contratto a termine, la retribuzione e determinata dal CCNL applicabile e non puo essere inferiore alle previsioni minime per il livello di inquadramento. La maggiorazione INPS dell’1,4 per cento (legge 92/2012) si applica all’imponibile contributivo, ad eccezione di alcune ipotesi (sostituzione, lavoro stagionale, apprendistato di primo livello, lavoratori in mobilita). In caso di trasformazione a tempo indeterminato, il datore puo recuperare le ultime sei mensilita di contributi maggiorati versati.

    Il diritto alle ferie, ai riposi e all’orario di lavoro e identico per le due tipologie, cosi come il regime dell’infortunio e della malattia. Il rapporto a termine puo essere prorogato fino a quattro volte nell’arco dei ventiquattro mesi complessivi; ogni proroga richiede il consenso scritto del lavoratore e, oltre i dodici mesi, la specificazione di una causale tipica.

    Conversione automatica e azioni di tutela

    La conversione del rapporto a termine in indeterminato opera ex lege nelle ipotesi tassative previste dall’art. 19 d.lgs. 81/2015: superamento dei ventiquattro mesi complessivi, assenza di causale oltre i dodici mesi, violazione della forma scritta, superamento del numero massimo di proroghe (quattro), mancato rispetto dello stop and go (intervalli di dieci o venti giorni tra contratti successivi). Il lavoratore puo chiedere al giudice del lavoro l’accertamento della nullita del termine e l’instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato, con diritto al risarcimento del danno determinato in via equitativa tra 2,5 e 12 mensilita dell’ultima retribuzione (art. 28 d.lgs. 81/2015).

    La disciplina della prestazione di fatto consente al lavoratore di vedersi riconoscere la retribuzione e il trattamento previdenziale anche per il periodo in cui il contratto sia stato di fatto eseguito in violazione delle norme imperative sui termini. L’impugnazione del contratto a termine va fatta con atto scritto, anche stragiudiziale, entro centottanta giorni dalla cessazione del singolo contratto ed è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso in tribunale o dalla richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.

    Riferimenti normativi aggiuntivi

    Errori frequenti e profili pratici

    Un errore ricorrente nei contratti a termine e la indicazione generica della causale: una formula come “esigenze produttive temporanee” senza ulteriore specificazione e ritenuta dalla giurisprudenza inidonea a soddisfare il requisito legale e determina la conversione del rapporto in indeterminato. La causale deve descrivere fatti e circostanze concrete, verificabili in giudizio: il nominativo del lavoratore sostituito, l’esigenza specifica e datata, il riferimento al CCNL quando questo individui causali tipizzate.

    Un secondo errore frequente riguarda il rinnovo senza intervallo: la legge impone un periodo minimo di dieci o venti giorni tra un contratto e il successivo (a seconda della durata), pena la conversione. Anche il superamento implicito dei ventiquattro mesi per somma di rapporti presso lo stesso datore comporta conversione automatica. La regola si applica alla somma dei rapporti per mansioni di pari livello e categoria legale, indipendentemente dalla formale tipologia contrattuale (contratto a termine, somministrazione a termine).

    Nel rapporto a tempo indeterminato l’errore tipico in fase di recesso e la motivazione generica o tardiva: la lettera di licenziamento deve indicare in modo specifico i fatti contestati. La motivazione, una volta cristallizzata nella lettera, non puo essere integrata in giudizio con fatti nuovi. Il datore di lavoro che, in sede di impugnazione, alleghi circostanze ulteriori rispetto a quelle contestate vede compromessa la legittimita del licenziamento.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici e raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 14 D.Lgs. 286/1998 – Esecuzione dell’espulsione

    1. Quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza per il rimpatrio (CPR).
  • Art. 13 D.Lgs. 286/1998 – Espulsione amministrativa

    1. Per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, il Ministro dell’interno può disporre l’espulsione dello straniero anche non residente nel territorio dello Stato.
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