Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
La concessione in uso a case editrici fonografiche nazionali delle matrici dei dischi della Discoteca di Stato, per trarne dischi da diffondere mediante vendita sia in Italia che all'estero a termini dell'art. 5 della legge 2 febbraio 1939-XVII, n. 467, contenente norme per il riordinamento della Discoteca di Stato, allorché siano registrate opere tutelate, è sottoposta al pagamento dei diritti di autore, secondo le norme contenute nel regolamento.
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In sintesi
Riguarda la concessione in uso a case editrici fonografiche nazionali delle matrici dei dischi della Discoteca di Stato, per trarne dischi da vendere in Italia e all'estero.
Quando vi siano registrate opere tutelate, la concessione è soggetta al pagamento dei diritti d'autore, secondo il regolamento.
Nota storica: il testo richiama una legge del 1939 sulla Discoteca di Stato, oggi Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi.
Indice dei contenuti
La concessione in uso delle matrici dei dischi della Discoteca di Stato a case fonografiche, quando vi siano registrate opere tutelate, è soggetta al pagamento dei diritti d'autore secondo il regolamento.
Le matrici della Discoteca di Stato
L'art. 64 disciplina un caso specifico: l'utilizzo delle matrici dei dischi custodite dalla Discoteca di Stato, concesse in uso alle case fonografiche per produrre dischi destinati alla vendita. La Discoteca di Stato era - ed è, sotto altra denominazione - l'istituzione pubblica deputata alla conservazione del patrimonio sonoro nazionale.
Una nota sull'istituzione
Il testo richiama una legge del 1939 istitutiva della Discoteca di Stato. Si tratta di un riferimento storico: l'istituzione esiste ancora oggi, ma sotto la denominazione di Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi, nell'ambito del Ministero della cultura. Il riferimento alla normativa del 1939 va quindi inteso adeguato all'attuale assetto, mentre resta valido il principio sostanziale della norma.
Il principio: i diritti d'autore vanno pagati
Il cuore dell'articolo è un principio tuttora attuale: quando le matrici contengono opere tutelate dal diritto d'autore, la loro utilizzazione commerciale (la produzione e vendita di dischi) è soggetta al pagamento dei diritti d'autore, secondo le norme del regolamento. La provenienza pubblica delle matrici (la Discoteca di Stato) non esonera dal rispetto dei diritti degli autori delle opere registrate.
Patrimonio pubblico e diritti privati
L'art. 64 esprime un equilibrio importante: il patrimonio sonoro pubblico può essere valorizzato e messo a disposizione dell'industria fonografica, ma ciò non comprime i diritti d'autore sulle opere che vi sono incorporate. La conservazione pubblica delle registrazioni e la tutela dei diritti privati sulle opere convivono: la prima non assorbe né cancella i secondi. È un principio che mantiene rilevanza ogni volta che istituzioni culturali pubbliche concedono in uso, a fini commerciali, materiali contenenti opere protette.
Casi pratici
Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.
Esempio 1 - Le matrici con opere tutelate
Una casa fonografica ottiene in concessione matrici della Discoteca di Stato contenenti opere ancora tutelate, per produrne dischi da vendere. Deve pagare i diritti d'autore, secondo il regolamento: la provenienza pubblica delle matrici non esonera dal rispetto dei diritti.
Esempio 2 - Le opere in pubblico dominio
Se le matrici contengono solo opere ormai in pubblico dominio, non vi sono diritti d'autore da corrispondere: l'obbligo riguarda le opere tutelate.
Domande frequenti
Cosa disciplina l'art. 64?
La concessione delle matrici dei dischi della Discoteca di Stato alle case fonografiche, e il pagamento dei diritti d'autore quando vi siano opere tutelate.
La provenienza pubblica delle matrici esonera dai diritti d'autore?
No: se le matrici contengono opere tutelate, è dovuto il pagamento dei diritti d'autore secondo il regolamento.
La Discoteca di Stato esiste ancora?
Sì, oggi come Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi; il riferimento alla legge del 1939 va inteso adeguato all'assetto attuale.
Qual è il principio dell'art. 64?
La valorizzazione del patrimonio sonoro pubblico non comprime i diritti d'autore sulle opere registrate.
Vale anche per le opere in pubblico dominio?
No: l'obbligo di pagamento riguarda le opere ancora tutelate dal diritto d'autore.
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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In sintesi
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La concessione in uso delle matrici dei dischi della Discoteca di Stato a case fonografiche, quando vi siano registrate opere tutelate, è soggetta al pagamento dei diritti d'autore secondo il regolamento.
Le matrici della Discoteca di Stato
L'art. 64 disciplina un caso specifico: l'utilizzo delle matrici dei dischi custodite dalla Discoteca di Stato, concesse in uso alle case fonografiche per produrre dischi destinati alla vendita. La Discoteca di Stato era - ed è, sotto altra denominazione - l'istituzione pubblica deputata alla conservazione del patrimonio sonoro nazionale.
Una nota sull'istituzione
Il testo richiama una legge del 1939 istitutiva della Discoteca di Stato. Si tratta di un riferimento storico: l'istituzione esiste ancora oggi, ma sotto la denominazione di Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi, nell'ambito del Ministero della cultura. Il riferimento alla normativa del 1939 va quindi inteso adeguato all'attuale assetto, mentre resta valido il principio sostanziale della norma.
Il principio: i diritti d'autore vanno pagati
Il cuore dell'articolo è un principio tuttora attuale: quando le matrici contengono opere tutelate dal diritto d'autore, la loro utilizzazione commerciale (la produzione e vendita di dischi) è soggetta al pagamento dei diritti d'autore, secondo le norme del regolamento. La provenienza pubblica delle matrici (la Discoteca di Stato) non esonera dal rispetto dei diritti degli autori delle opere registrate.
Patrimonio pubblico e diritti privati
L'art. 64 esprime un equilibrio importante: il patrimonio sonoro pubblico può essere valorizzato e messo a disposizione dell'industria fonografica, ma ciò non comprime i diritti d'autore sulle opere che vi sono incorporate. La conservazione pubblica delle registrazioni e la tutela dei diritti privati sulle opere convivono: la prima non assorbe né cancella i secondi. È un principio che mantiene rilevanza ogni volta che istituzioni culturali pubbliche concedono in uso, a fini commerciali, materiali contenenti opere protette.
Casi pratici
Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.
Esempio 1 - Le matrici con opere tutelate
Una casa fonografica ottiene in concessione matrici della Discoteca di Stato contenenti opere ancora tutelate, per produrne dischi da vendere. Deve pagare i diritti d'autore, secondo il regolamento: la provenienza pubblica delle matrici non esonera dal rispetto dei diritti.
Esempio 2 - Le opere in pubblico dominio
Se le matrici contengono solo opere ormai in pubblico dominio, non vi sono diritti d'autore da corrispondere: l'obbligo riguarda le opere tutelate.
Domande frequenti
Cosa disciplina l'art. 64?
La concessione delle matrici dei dischi della Discoteca di Stato alle case fonografiche, e il pagamento dei diritti d'autore quando vi siano opere tutelate.
La provenienza pubblica delle matrici esonera dai diritti d'autore?
No: se le matrici contengono opere tutelate, è dovuto il pagamento dei diritti d'autore secondo il regolamento.
La Discoteca di Stato esiste ancora?
Sì, oggi come Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi; il riferimento alla legge del 1939 va inteso adeguato all'assetto attuale.
Qual è il principio dell'art. 64?
La valorizzazione del patrimonio sonoro pubblico non comprime i diritti d'autore sulle opere registrate.
Vale anche per le opere in pubblico dominio?
No: l'obbligo di pagamento riguarda le opere ancora tutelate dal diritto d'autore.