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Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
L’art. 58 del D.Lgs. 231/2001 disciplina l’archiviazione del procedimento a carico dell’ente. Quando il PM non ritiene di procedere alla contestazione dell’illecito amministrativo, emette un decreto motivato di archiviazione degli atti, comunicandolo al procuratore generale presso la corte d’appello. Questa comunicazione apre una finestra di controllo: il procuratore generale può svolgere accertamenti indispensabili e, se ritiene che ricorrano le condizioni per la contestazione, può autonomamente contestare all’ente le violazioni amministrative conseguenti al reato entro sei mesi dalla comunicazione ricevuta. Il meccanismo riflette la struttura del controllo sull’azione penale: l’archiviazione non è definitiva finché non decorrano i sei mesi entro cui il procuratore generale può intervenire. L’ente che viene archiviato non può ritenersi definitivamente al sicuro sino alla scadenza di tale termine. Per la governance aziendale, il decreto di archiviazione non equivale a una pronuncia di innocenza: il MOG rimane un presidio necessario anche dopo l’archiviazione, per prevenire future contestazioni in procedimenti distinti.

Testo dell'articoloVigente

Art. 58 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti — Archiviazione

In vigore dal 04/07/2001

1. Se non procede alla contestazione dell'illecito amministrativo a norma dell'articolo 59, il pubblico ministero emette decreto motivato di archiviazione degli atti, comunicandolo al procuratore generale presso la corte d'appello. Il procuratore generale può svolgere gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contesta all'ente le violazioni amministrative conseguenti al reato entro sei mesi dalla comunicazione.

Commento

L’art. 58 riproduce nel procedimento 231 il meccanismo dell’archiviazione penale ordinaria, con l’adattamento alla responsabilità degli enti. La motivazione del decreto di archiviazione è obbligatoria e deve dare conto delle ragioni per cui il PM ritiene che l’illecito non sussista, che manchi il nesso con il reato-presupposto, o che l’ente abbia efficacemente impedito o interrotto il reato tramite il MOG e l’OdV.

Il ruolo del procuratore generale è un elemento di bilanciamento istituzionale: il sistema 231 non lascia al solo PM locale il potere di archiviare, ma introduce un meccanismo di controllo esterno che può riattivare il procedimento entro sei mesi. Questo termine, sebbene relativamente breve, impone all’ente una vigilanza costante: la documentazione difensiva (MOG, verbali OdV, segnalazioni whistleblowing ex D.Lgs. 24/2023) deve essere conservata intatta anche dopo il decreto di archiviazione.

Nella prospettiva della compliance, il decreto di archiviazione motivato sull’efficacia del MOG ha un valore reputazionale significativo: può essere citato in sede di gare d’appalto (normativa Codice dei Contratti Pubblici, D.Lgs. 36/2023) e nelle relazioni con enti finanziatori come prova di un sistema di controllo interno adeguato. Le linee guida Confindustria del 2021 raccomandano di aggiornare il MOG anche dopo un’archiviazione, per colmare eventuali lacune emerse durante le indagini.

Domande frequenti

L’archiviazione ex art. 58 è definitiva per l’ente?

Non immediatamente: il decreto di archiviazione viene comunicato al procuratore generale, che ha sei mesi per svolgere accertamenti e, se lo ritiene necessario, contestare autonomamente l’illecito all’ente. Solo dopo la scadenza dei sei mesi senza intervento del procuratore generale l’archiviazione può considerarsi definitiva per quel procedimento.

Il PM deve motivare il decreto di archiviazione dell’illecito dell’ente?

Sì, il decreto è motivato: il PM deve esplicitare le ragioni per cui non procede alla contestazione. Le motivazioni tipiche includono: assenza del reato-presupposto, mancanza del nesso funzionale tra il reato e l’attività dell’ente, efficace attuazione del MOG prima dei fatti, ovvero assenza di interesse o vantaggio dell’ente dalla condotta illecita.

Il procuratore generale può contestare l’illecito anche se il PM ha archiviato?

Sì, entro sei mesi dalla comunicazione del decreto di archiviazione, il procuratore generale può svolgere accertamenti indispensabili e, se ritiene sussistano le condizioni, contestare direttamente all’ente le violazioni amministrative. Questo intervento è autonomo e non richiede la revoca formale del decreto di archiviazione del PM locale.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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