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Testo dell'articoloVigente
L’art. 393 c.p. punisce l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone: chi, potendo ricorrere al giudice, si fa giustizia da sé usando violenza o minaccia verso le persone rischia la reclusione fino a un anno (a querela); pena aumentata se il fatto è commesso anche con violenza sulle cose o con armi.
Art. 393 c.p. – Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone
Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque, al fine indicato nell’articolo precedente, e potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo usando violenza o minaccia alle persone, è punito, a querela dell’offeso, con la reclusione fino a un anno.
Se il fatto è commesso anche con violenza sulle cose, alla pena della reclusione è aggiunta la multa fino a euro 206.
La pena è aumentata se la violenza o la minaccia alle persone è commessa con armi.
In sintesi
Indice dei contenuti
Chi per esercitare un diritto, ma potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé usando violenza o minaccia alle persone è punito con reclusione fino a un anno.
Ratio
L'articolo 393 c.p. rappresenta l'estensione più grave dell'autotutela illegittima: mentre l'art. 392 riguarda le cose, l'art. 393 riguarda la persona. La lesione della sicurezza fisica di una persona è considerata offesa maggiore all'ordine giuridico rispetto al danneggiamento di una cosa. La norma presuppone che il ricorso al giudice sia sempre praticabile e preferibile all'uso della violenza, anche quando il diritto della persona sia effettivamente fondato.
La ratio è di protezione della dignità umana e della certezza del diritto: nessuno, per quanto legittimato dal diritto sostanziale, può usare violenza personale contro altri per realizzare il suo diritto.
Analisi
La fattispecie richiede: (1) un preteso diritto; (2) l'uso di violenza O minaccia alle persone; (3) la possibilità di ricorrere al giudice. La pena base è reclusione fino a 1 anno. Una aggravante riduce la pena se il fatto è commesso «anche con violenza sulle cose»: in tal caso, alla reclusione si aggiunge multa fino a 206 euro. Un'ulteriore aggravante (non comma aggiunto, ma elemento della fattispecie) viene considerato che «la pena è aumentata se la violenza o la minaccia alle persone è commessa con armi». La struttura è dolosa: devi agire consapevolmente per esercitare un (preteso) diritto mediante violenza/minaccia.
La minaccia differisce dalla violenza: è una promessa di male futuro, non un danno attuale. Entrambe sono equiparate nella fattispecie.
Quando si applica
Esempi: un creditore entra armato dalla casa di un debitore minacciandolo di morte per ottenere il pagamento; un padrone di casa usa violenza contro un occupante per farlo allontanare senza procedura di sfratto; un imprenditore minaccia un dipendente di morte perché pensi gli abbia rubato. In nessun caso è rilevante se il diritto è vero: la violenza alle persone è sempre illegittima. La violenza o minaccia può essere diretta: contro il soggetto titolare del diritto violato, ma anche contro terzi (familiari, colleghi) purché collegati al diritto esercitato.
Non sussiste l'art. 393 se il ricorso al giudice è impossibile (emergenza, calamità) o se sussiste causa di giustificazione (legittima difesa vera, necessità).
Connessioni
L'art. 393 si coordina con l'art. 392 c.p. (autotutela su cose, pena minore) e con i reati di violenza personale (artt. 581-582 c.p., lesioni personali). Se la violenza cagiona lesioni gravi, può scattare il cumulo con art. 582 c.p. Se usata con fine di estorsione, il reato può assorbire artt. 629 c.p. (estorsione). È rimandato all'art. 394 c.p. per i casi di minaccia aggravata se commessa con armi.
Pronunce della Corte Costituzionale
Corte Cost., sent. n. 233/2018
Prassi e linee guida
Ministero della Giustizia
Il Ministero della Giustizia pubblica la raccolta ufficiale dei codici vigenti, con testo coordinato e aggiornato delle disposizioni in materia penale e processuale.
Casi pratici
Caso 1: Tizio è creditore di Caio per euro 10.000 per mutuo non scritto
Entra in casa di Caio con una pistola giocattolo (pero minacciosa) e gli intima di pagare entro 24 ore. Tizio commette l'art. 393 c.p. con reclusione fino a 1 anno. Se Caio avesse effettivamente scritto il mutuo, Tizio avrebbe comunque potuto ricorrere al giudice (citazione in giudizio, richiesta di decreto ingiuntivo). La minaccia con arma aggrava ulteriormente la pena.
Caso 2: Sempronio è padrone di un appartamento occupato abusivamente da Mevio
Ritenendo suo diritto di possesso, entra in appartamento con violenza (sfonda porta, minaccia Mevio con un coltello perché esca). Sempronio commette l'art. 393 c.p. con ricorso alla violenza sulle cose (sfondamento) e minaccia alle persone (coltello). La pena è reclusione fino a 1 anno, più multa fino a 206 euro per la violenza sulle cose aggiunta. Sempronio avrebbe dovuto ricorrere alla procedura di sfratto civile (art. 654 c.p.c.).
Domande frequenti
Se un creditore mi minaccia di non pagarmi, commette art. 393?
Sì, se la minaccia è di male personale (morte, lesioni, ricatti) per estorcere il pagamento di un credito. La minaccia deve essere seria e credibile; una minaccia generica non integra la fattispecie.
Che differenza c'è fra art. 393 e il reato di violenza privata (art. 610)?
Art. 393 presuppone che il soggetto agisca per esercitare un (preteso) diritto; art. 610 (violenza privata) riguarda obbligare taluno a fare/non fare/tollerare senza presupposto di diritto. Sono reati diversi: il primo ha una scriminante potenziale, il secondo no.
Se uso la violenza per difendermi da un'ingiusta aggressione, commetto art. 393?
No. Sussiste la causa di giustificazione della legittima difesa (art. 52 c.p.), che esclude la punibilità. Art. 393 richiede che tu agisca per esercitare un diritto, non per difenderti da aggressione.
Vale se ero ubriaco e non capivo quello che facevo?
Dipende dal grado di ubriachezza. Se eri totalmente incapace di intendere e di volere, non sussiste il dolo richiesto da art. 393 (art. 88 c.p.). Se invece eri consciamente ubriaco, la pena non è ridotta.
Se la violenza la commette il mio avvocato su mia richiesta, sono complice?
Sì, entrambi siete punibili. Art. 393 punisce chi commette e chi concorre (mandante). La qualità di avvocato non esclude la punibilità; anzi, un professionista che ricorre a violenza per esercitare un diritto è doppiamente biasimevole.
Fonti consultate: 2 fontei verificate