Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 29 CPI – Oggetto della tutela

D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

1. Sono protette le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un paese, una regione o una località, quando siano adottate per designare un prodotto che ne è originario e le cui qualità, reputazione o caratteristiche sono dovute esclusivamente o essenzialmente all’ambiente geografico d’origine, comprensivo dei fattori naturali, umani e di tradizione.

In sintesi

  • L'art. 29 CPI definisce l'oggetto della tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine.
  • I segni protetti identificano un Paese, una regione o una località e designano prodotti la cui qualità, reputazione o caratteristica deriva dall'ambiente geografico.
  • Il legame con il territorio comprende fattori naturali, umani e di tradizione, in coerenza con la disciplina europea su DOP, IGP e STG.
  • La norma è la base nazionale dell'inquadramento sistematico della tutela delle indicazioni geografiche dei prodotti agroalimentari e non solo.
Indice dei contenuti

L'art. 29 CPI apre il capo del codice dedicato alle indicazioni geografiche e alle denominazioni di origine, istituti che, nel contesto italiano, hanno un valore economico e culturale particolarmente significativo. La disposizione individua l'oggetto della tutela in termini funzionali: non si protegge il nome geografico in sé, ma il segno in quanto vettore di un'informazione qualificante sul prodotto, legata indissolubilmente al territorio di origine.

La nozione di indicazione geografica e di denominazione di origine

La norma considera tutelabili i nomi che identificano un Paese, una regione o una località, quando siano adottati per designare un prodotto che da quel territorio proviene e le cui qualità, reputazione o caratteristiche siano dovute esclusivamente o essenzialmente all'ambiente geografico d'origine. Il concetto di ambiente geografico è inteso in senso ampio, comprensivo dei fattori naturali (clima, suolo, materie prime), dei fattori umani (saperi tradizionali, tecniche di produzione) e dei fattori di tradizione (radicamento storico delle pratiche). Questa visione integrata distingue le indicazioni geografiche da qualunque mero riferimento toponomastico privo di valore qualitativo.

Il rapporto con la disciplina europea

La norma nazionale opera in dialogo con il quadro dell'Unione europea, che ha sviluppato un sistema completo per le indicazioni geografiche dei prodotti agroalimentari, dei vini e delle bevande spiritose, basato sui regimi DOP (denominazione di origine protetta), IGP (indicazione geografica protetta) e STG (specialità tradizionale garantita). L'art. 29 CPI non si sovrappone al sistema europeo, ma fornisce una cornice generale e residuale, applicabile, in particolare, a indicazioni geografiche non comprese negli specifici regolamenti UE o a tutela delle indicazioni nazionali con valenza commerciale.

Il valore economico delle indicazioni geografiche

Le indicazioni geografiche sono strumenti di promozione del territorio e di salvaguardia del patrimonio agroalimentare e artigianale. La loro tutela ha una funzione antielusiva, perché impedisce che un nome geografico venga sfruttato da imprese estranee al territorio per evocare qualità che il prodotto non possiede effettivamente. In questa prospettiva, l'art. 29 introduce il principio in base al quale il legame con il territorio è elemento costitutivo della protezione e non un mero richiamo evocativo.

Coordinamento con i segni distintivi d'impresa

La disposizione si coordina con la disciplina dei marchi e dei segni distintivi. Un nome geografico può essere oggetto, a determinate condizioni, anche di registrazione come marchio collettivo o marchio di certificazione, ma in tal caso operano regole specifiche che richiedono di evitare la sovrapposizione con le indicazioni geografiche protette. La distinzione tra tutela individuale del marchio e tutela collettiva delle indicazioni geografiche rappresenta un punto fondamentale per orientare le strategie di valorizzazione dei prodotti tipici.

Casi pratici

Caso 1: prodotto agroalimentare con caratteristiche territoriali

Tizio è un produttore di formaggi di una specifica vallata alpina. Le caratteristiche del prodotto derivano dalla flora locale dei pascoli, dalle tecniche tradizionali di stagionatura e dal microclima della zona. L'art. 29 CPI consente di inquadrare il nome geografico della vallata come indicazione geografica tutelabile, purché ricorrano i presupposti del legame territoriale; il riconoscimento formale a livello europeo come DOP o IGP avviene poi secondo le procedure specifiche dei regolamenti UE.

Caso 2: uso evocativo da parte di un'impresa estranea

Caio, imprenditore con sede in un'altra regione, introduce sul mercato un prodotto richiamando nel nome commerciale una località nota per una specifica tradizione produttiva, pur non avendo alcun legame con essa. L'art. 29 e la disciplina conseguente offrono lo strumento per intervenire contro l'utilizzo evocativo e ingannevole, in quanto il nome geografico designa un prodotto che non possiede le caratteristiche dovute all'ambiente di origine.

Domande frequenti

Quali segni protegge l'art. 29 CPI?

L'art. 29 CPI tutela le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un Paese, una regione o una località, quando designano prodotti le cui qualità, reputazione o caratteristiche derivano essenzialmente dall'ambiente geografico, comprensivo di fattori naturali, umani e di tradizione.

Qual è il rapporto con DOP, IGP e STG?

DOP, IGP e STG sono i regimi specifici del diritto dell'Unione europea per prodotti agroalimentari, vini e bevande spiritose. L'art. 29 CPI fornisce la cornice nazionale generale e si coordina con i regolamenti UE, che disciplinano in dettaglio il riconoscimento e la protezione dei segni.

Un nome geografico può anche essere registrato come marchio?

In determinati casi sì, soprattutto come marchio collettivo o di certificazione, ma occorre rispettare regole specifiche per evitare conflitti con le indicazioni geografiche già protette e con il principio di tutela del legame territoriale del prodotto.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-21
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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