Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Domande frequenti
  4. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 200 Cod. Amb. – organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

1. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali, di seguito anche denominati ATO, delimitati dal piano regionale di cui all’articolo 199, nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 195, comma 1, lettere m), n) ed o), e secondo i seguenti criteri: a) superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti; b) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative; c) adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all’interno dell’ATO; d) valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; e) ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti; f) considerazione delle precedenti delimitazioni affinchè i nuovi ATO si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità.

2. Le regioni, sentite le province ed i comuni interessati, nell’ambito delle attività di programmazione e di pianificazione di loro competenza, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, provvedono alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali, nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 195, comma 1, lettera m). Il provvedimento è comunicato alle province ed ai comuni interessati.

3. Le regioni interessate, d’intesa tra loro, delimitano gli ATO qualora essi siano ricompresi nel territorio di due o più regioni.

4. Le regioni disciplinano il controllo, anche in forma sostitutiva, delle operazioni di gestione dei rifiuti, della funzionalità dei relativi impianti e del rispetto dei limiti e delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni.

5. Le città o gli agglomerati di comuni, di dimensioni maggiori di quelle medie di un singolo ambito, possono essere suddivisi tenendo conto dei criteri di cui al comma

1. 6. I singoli comuni entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 2 possono presentare motivate e documentate richieste di modifica all’assegnazione ad uno specifico ambito territoriale e di spostamento in un ambito territoriale diverso, limitrofo a quello di assegnazione.

7. Le regioni possono adottare modelli alternativi o in deroga al modello degli Ambiti Territoriali Ottimali laddove predispongano un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente, con particolare riferimento ai criteri generali e alle linee guida riservati, in materia, allo Stato ai sensi dell’articolo 195.

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In sintesi

  • La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali (ATO), delimitati dal piano regionale di cui all'articolo 199.
  • La delimitazione degli ATO segue criteri fissati dal comma 1: superare la frammentazione delle gestioni, raggiungere adeguate dimensioni gestionali, ottimizzare i trasporti, valorizzare esigenze comuni, considerare gli impianti esistenti e le precedenti delimitazioni.
  • Le regioni, sentite le province e i comuni interessati, delimitano gli ATO; il provvedimento è comunicato alle province e ai comuni interessati. Se un ATO comprende il territorio di più regioni, queste lo delimitano d'intesa tra loro.
  • Entro trenta giorni dalla comunicazione i singoli comuni possono presentare richieste motivate e documentate di modifica dell'assegnazione o di spostamento in un ambito limitrofo.
  • Le regioni disciplinano il controllo, anche in forma sostitutiva, delle operazioni di gestione dei rifiuti e degli impianti.
  • Le regioni possono adottare modelli alternativi o in deroga agli ATO se predispongono un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza.
Indice dei contenuti

L'articolo 200 del Codice dell'ambiente stabilisce come si organizza sul territorio il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. La scelta di fondo è chiara: la gestione non è lasciata al singolo comune, ma è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali (ATO), delimitati dal piano regionale di cui all'articolo 199 e nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettere m), n) ed o).

I criteri per disegnare gli ATO

Il comma 1 elenca i criteri da seguire. Il primo è il superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti. Seguono il conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite su parametri fisici, demografici, tecnici e sulle ripartizioni politico-amministrative; la valutazione del sistema stradale e ferroviario per ottimizzare i trasporti all'interno dell'ATO; la valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; la ricognizione degli impianti già realizzati e funzionanti. L'ultimo criterio riguarda la continuità: i nuovi ATO si discostano dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. Secondo il comma 5, le città o gli agglomerati di comuni di dimensioni maggiori di quelle medie di un singolo ambito possono essere suddivisi tenendo conto degli stessi criteri.

Il ruolo delle regioni e dei comuni

Per il comma 2 le regioni, sentite le province e i comuni interessati, provvedono alla delimitazione degli ATO «entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto», nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettera m). Il provvedimento è comunicato alle province e ai comuni interessati. Se un ambito è compreso nel territorio di due o più regioni, queste lo delimitano d'intesa tra loro (comma 3).

I singoli comuni possono reagire: «entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 2» possono presentare richieste motivate e documentate di modifica dell'assegnazione a uno specifico ambito e di spostamento in un ambito diverso, limitrofo a quello di assegnazione (comma 6). Per esempio, il comune di Tizio, ricevuta la comunicazione del provvedimento regionale, può chiedere con una richiesta motivata e documentata di passare nell'ambito confinante.

Controlli e modelli alternativi

Il comma 4 affida alle regioni la disciplina del controllo, anche in forma sostitutiva, delle operazioni di gestione dei rifiuti, della funzionalità degli impianti e del rispetto dei limiti e delle prescrizioni delle autorizzazioni. Infine, il comma 7 consente alle regioni di adottare modelli alternativi o in deroga agli ATO, a condizione che predispongano un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente, con particolare riferimento ai criteri generali e alle linee guida riservati allo Stato ai sensi dell'articolo 195.

Domande frequenti

Che cosa sono gli ATO previsti dall'art. 200 del Codice dell'ambiente?

Sono gli ambiti territoriali ottimali sulla base dei quali è organizzata la gestione dei rifiuti urbani. Sono delimitati dal piano regionale di cui all'articolo 199, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettere m), n) ed o).

Chi delimita gli ambiti territoriali ottimali?

Le regioni, sentite le province e i comuni interessati, nell'ambito delle loro attività di programmazione e pianificazione. Se un ATO comprende il territorio di due o più regioni, le regioni interessate lo delimitano d'intesa tra loro.

Un comune può chiedere di cambiare ambito?

Sì. Entro trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento di cui al comma 2, il singolo comune può presentare richieste motivate e documentate di modifica dell'assegnazione e di spostamento in un ambito territoriale diverso, limitrofo a quello di assegnazione.

Quali criteri si usano per definire un ATO?

Il comma 1 indica: superamento della frammentazione delle gestioni, adeguate dimensioni gestionali, valutazione del sistema stradale e ferroviario, valorizzazione di esigenze comuni, ricognizione degli impianti esistenti e considerazione delle precedenti delimitazioni.

Le regioni sono obbligate a usare il modello degli ATO?

Il comma 7 consente alle regioni di adottare modelli alternativi o in deroga agli ATO se predispongono un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente.

Ultimo aggiornamento redazionale: 21 maggio 2026
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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