Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Domande frequenti
  4. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 1613 c.c. – Facoltà di recesso degli impiegati pubblici

Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)

Gli impiegati delle pubbliche amministrazioni possono, nonostante patto contrario, recedere dal contratto nel caso di trasferimento, purché questo non sia stato disposto su loro domanda.

Tale facoltà si esercita mediante disdetta motivata, e il recesso ha effetto dal secondo mese successivo a quello in corso alla data della disdetta.

In sintesi

  • Recesso per trasferimento: i dipendenti delle pubbliche amministrazioni possono recedere dal contratto di locazione in caso di trasferimento d'ufficio.
  • Inderogabilità: la facolta' è riconosciuta anche in presenza di patto contrario, cioè di clausola che la escluda.
  • Trasferimento non su richiesta: il recesso è ammesso solo se il trasferimento non è stato disposto su domanda del dipendente.
  • Disdetta motivata: il recesso si esercita con disdetta che indica la causa (trasferimento), e ha effetto dal secondo mese successivo a quello in corso.
  • Applicazione residuale: la norma si applica ai contratti non regolati dalla L. 431/1998 o in integrazione di essa per i profili non coperti dalla legge speciale.
Indice dei contenuti

La ratio della norma

L'articolo 1613 c.c. introduce una tutela specifica per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni che vengano trasferiti d'ufficio in una sede diversa da quella in cui si trovano l'abitazione locata. La ratio e' di ordine sociale e lavoristico: il dipendente pubblico che subisce un trasferimento coattivo non può essere vincolato a un contratto di locazione che ha perso la sua ragion d'essere pratica. La norma e' inderogabile, in quanto si applica 'nonostante patto contrario': eventuali clausole che escludano tale facolta' sono nulle di diritto.

Ambito soggettivo: gli impiegati delle pubbliche amministrazioni

La norma si applica agli 'impiegati delle pubbliche amministrazioni', espressione che va interpretata in senso ampio: dipendenti statali, regionali, degli enti locali, delle aziende sanitarie, degli enti pubblici economici e non economici. Vi rientrano quindi insegnanti, funzionari ministeriali, dipendenti di enti previdenziali, forze dell'ordine. Non rientrano invece i lavoratori privati, anche se il trasferimento comporta analoga esigenza: per questi la disciplina e' rimessa all'autonomia contrattuale e, in parte, alla L. 431/1998.

Il presupposto: trasferimento non su domanda

La norma limita la facolta' di recesso ai casi in cui il trasferimento sia stato disposto d'ufficio, cioè non su richiesta del dipendente. Se Tizio, impiegato ministeriale, chiede egli stesso il trasferimento a Milano e il Ministero lo accorda, Tizio non può avvalersi dell'art. 1613 per recedere dal contratto di locazione nella città di partenza. La ratio e' chiara: la tutela mira a proteggere chi subisce il trasferimento, non chi lo ha voluto. In caso di contestazione, la prova della natura d'ufficio del trasferimento spetta al conduttore e si desume dal provvedimento amministrativo.

Le modalità di esercizio del recesso

Il recesso si esercita mediante 'disdetta motivata': un atto scritto che indica la causa del recesso (il trasferimento) e che deve essere portato a conoscenza del locatore. L'effetto del recesso e' differito: non opera immediatamente dalla ricezione della disdetta, ma dal secondo mese successivo a quello in corso alla data della disdetta. Se Caio, dipendente dell'INPS, riceve il provvedimento di trasferimento e invia la disdetta il 10 marzo, il recesso avrà effetto dal 1° maggio (secondo mese successivo a marzo). Questo meccanismo garantisce al locatore un congruo preavviso per reperire un nuovo conduttore.

Rapporto con la L. 431/1998 e con l'art. 3

La L. 431/1998, all'art. 4, comma 2, prevede che il conduttore possa recedere per gravi motivi con preavviso di sei mesi. Il trasferimento d'ufficio e' generalmente considerato 'grave motivo' ai sensi di tale disposizione. L'art. 1613 c.c. si affianca a questa previsione con un regime di favore: il dipendente pubblico ha il diritto di recedere con un preavviso più breve (secondo mese successivo) rispetto ai sei mesi della L. 431/1998. Pertanto, i dipendenti pubblici trasferiti d'ufficio possono scegliere il regime più conveniente o applicare direttamente l'art. 1613 c.c. come norma speciale inderogabile.

Conseguenze per il locatore

Il locatore che riceve la disdetta motivata ex art. 1613 non può opporsi al recesso né esigere il pagamento del canone oltre il termine di efficacia della disdetta. Può però verificare la genuinita' del trasferimento: se risulta che il provvedimento di trasferimento e' stato richiesto dal dipendente, la disdetta e' inefficace e il contratto prosegue. Il locatore ha diritto al canone fino alla data di effettivo rilascio dell'immobile, indipendentemente dal termine teorico di efficacia del recesso.

Domande frequenti

Un dipendente pubblico trasferito d'ufficio può rompere il contratto d'affitto?

Si', l'art. 1613 c.c. gli attribuisce la facolta' di recedere con disdetta motivata, indipendentemente da clausole contrarie nel contratto. Il recesso ha effetto dal secondo mese successivo a quello della disdetta.

La facolta' di recesso vale anche se il dipendente ha chiesto lui stesso il trasferimento?

No, l'art. 1613 si applica solo ai trasferimenti disposti d'ufficio, non su domanda del dipendente. Chi ha richiesto il trasferimento non può avvalersi di questa norma.

Entro quando ha effetto la disdetta inviata dal dipendente trasferito?

Dal secondo mese successivo a quello in cui e' stata inviata la disdetta. Ad esempio, disdetta inviata a marzo: recesso efficace dal 1° maggio.

La norma si applica anche ai lavoratori privati trasferiti?

No, l'art. 1613 riguarda solo i dipendenti delle pubbliche amministrazioni. I lavoratori privati possono avvalersi della clausola 'gravi motivi' ex art. 4 L. 431/1998, con preavviso di sei mesi.

Il locatore può contestare la disdetta motivata ex art. 1613?

Si', può verificare che il trasferimento sia effettivamente d'ufficio e non su domanda del dipendente. Se risulta che la causa del recesso e' infondata, la disdetta e' inefficace e il contratto prosegue.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.