Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Domande frequenti
  4. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 1469-ter c.c.

Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)

Il D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 ha disposto (con l’art. 142, comma 1) che il presente articolo è sostituito dall’attuale art. 1469-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 262 .

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In sintesi

  • Norma non più in vigore: dal 23 ottobre 2005 l'art. 1469-ter c.c. è stato sostituito, insieme agli artt. 1469-bis, 1469-quater, 1469-quinquies e 1469-sexies, dal solo nuovo art. 1469-bis c.c. (art. 142, comma 1, d.lgs. 206/2005).
  • Contenuto originario: dettava i criteri per accertare la vessatorietà delle clausole nei contratti tra professionista e consumatore (testo in vigore dal 25 febbraio 1996 al 22 ottobre 2005).
  • Dove si trova oggi: lo stesso testo, diviso in cinque commi, è nell'art. 34 del Codice del consumo (d.lgs. 206/2005).
  • Criteri: natura del bene o del servizio, circostanze esistenti alla conclusione del contratto, altre clausole dello stesso contratto o di un contratto collegato; oggetto e corrispettivo restano fuori dalla valutazione se individuati in modo chiaro e comprensibile.
  • Nel codice civile: resta l'art. 1469-bis, per cui le disposizioni del titolo si applicano ai contratti del consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre disposizioni più favorevoli per il consumatore.
Indice dei contenuti

L'art. 1469-ter c.c. non è più in vigore: dal 23 ottobre 2005 l'art. 142, comma 1, del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo) ha sostituito gli artt. 1469-bis, 1469-ter, 1469-quater, 1469-quinquies e 1469-sexies c.c. con il solo nuovo art. 1469-bis («Contratti del consumatore»). I criteri per accertare la vessatorietà delle clausole si trovano oggi nell'art. 34 del Codice del consumo.

Che cosa prevedeva l'art. 1469-ter

Nel testo in vigore dal 25 febbraio 1996 al 22 ottobre 2005, l'articolo, rubricato «Accertamento della vessatorietà delle clausole», stabiliva che la vessatorietà di una clausola fosse valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione e alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende. Escludeva dalla valutazione la determinazione dell'oggetto del contratto e l'adeguatezza del corrispettivo, purché individuati in modo chiaro e comprensibile. Non considerava vessatorie le clausole riproduttive di disposizioni di legge o di principi contenuti in convenzioni internazionali di cui fossero parti tutti gli Stati membri dell'Unione europea o l'Unione europea, né le clausole oggetto di trattativa individuale; nei contratti conclusi mediante moduli o formulari poneva a carico del professionista l'onere di provare la specifica trattativa con il consumatore.

La sostituzione con il Codice del consumo

L'art. 142, comma 1, del d.lgs. 206/2005 ha riunito i cinque articoli del codice civile sui contratti del consumatore in un unico art. 1469-bis, secondo cui «le disposizioni del presente titolo si applicano ai contratti del consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre disposizioni più favorevoli per il consumatore». Nel codice civile non resta quindi alcun testo dell'art. 1469-ter: il suo contenuto è ripreso con le stesse parole, diviso in cinque commi, dall'art. 34 del Codice del consumo, in vigore dal 23 ottobre 2005.

I criteri di accertamento oggi (art. 34 Cod. consumo)

Per l'art. 34 la vessatorietà si valuta tenendo conto della natura del bene o del servizio, delle circostanze esistenti al momento della conclusione del contratto e delle altre clausole dello stesso contratto o di un contratto collegato o da cui dipende (comma 1). La valutazione non riguarda la determinazione dell'oggetto del contratto né l'adeguatezza del corrispettivo, purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile (comma 2). Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge o che sono riproduttive o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali di cui siano parti tutti gli Stati membri dell'Unione europea o l'Unione europea (comma 3), né le clausole o gli elementi di clausola oggetto di trattativa individuale (comma 4). Nei contratti conclusi mediante moduli o formulari predisposti, spetta al professionista provare che le clausole sono state oggetto di specifica trattativa con il consumatore (comma 5).

Chiarezza, nullità e tutela collettiva

Le clausole proposte per iscritto al consumatore devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile e, in caso di dubbio sul senso di una clausola, prevale l'interpretazione più favorevole al consumatore (art. 35, commi 1 e 2, Cod. consumo); questa regola di interpretazione non si applica alle azioni inibitorie dell'art. 37 (art. 35, comma 3). Le clausole vessatorie ai sensi degli artt. 33 e 34 sono nulle mentre il contratto rimane valido per il resto; la nullità opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d'ufficio dal giudice (art. 36, commi 1 e 3). Le associazioni rappresentative dei consumatori di cui all'art. 137 e le associazioni rappresentative dei professionisti possono chiedere al giudice di inibire l'uso delle condizioni generali di contratto di cui sia accertata l'abusività (art. 37, comma 1).

Domande frequenti

L'art. 1469-ter c.c. è ancora in vigore?

No: dal 23 ottobre 2005 l'art. 142, comma 1, D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 ha sostituito gli artt. 1469-bis, 1469-ter, 1469-quater, 1469-quinquies e 1469-sexies c.c. con il solo nuovo art. 1469-bis; i criteri di accertamento della vessatorietà sono oggi nell'art. 34 del Codice del consumo.

Che cosa prevedeva l'art. 1469-ter c.c.?

Nel testo in vigore dal 25 febbraio 1996 al 22 ottobre 2005 stabiliva come accertare la vessatorietà di una clausola nei contratti del consumatore: natura del bene o del servizio, circostanze esistenti alla conclusione del contratto, altre clausole dello stesso contratto o di un contratto collegato. Lo stesso testo è oggi nell'art. 34 del Codice del consumo.

Quali criteri usa oggi il giudice per valutare la vessatorietà di una clausola?

Secondo l'art. 34 del Codice del consumo: natura del bene o del servizio, circostanze esistenti al momento della conclusione del contratto e altre clausole dello stesso contratto o di un contratto collegato o da cui dipende. L'oggetto del contratto e l'adeguatezza del corrispettivo non si valutano se individuati in modo chiaro e comprensibile.

Il giudice può rilevare d'ufficio la nullità di una clausola vessatoria?

Sì: per l'art. 36, comma 3, del Codice del consumo la nullità opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d'ufficio dal giudice; il contratto rimane valido per il resto (comma 1).

Chi può agire contro l'uso generalizzato di clausole vessatorie?

Le associazioni rappresentative dei consumatori di cui all'art. 137 e le associazioni rappresentative dei professionisti possono chiedere al giudice di inibire l'uso delle condizioni generali di contratto di cui sia accertata l'abusività (art. 37 del Codice del consumo).

Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.