- Il modulo di corsia (distanza tra gli assi delle strisce) varia tra 2,75 m e 3,75 m in funzione del tipo di strada, dei veicoli e della regolazione; le corsie di emergenza hanno un modulo tra 2 e 3,5 m.
- Nelle intersezioni urbane il modulo può essere ridotto a 2,5 m, purché la corsia non sia percorsa da mezzi pubblici o traffico pesante.
- Le strisce di separazione delle corsie devono diventare continue negli ultimi 30 metri prima della striscia di arresto alle intersezioni.
- Le corsie riservate (bus, taxi) sono separate da una doppia striscia bianca (12 cm) + gialla (30 cm); lo stesso schema vale per le piste ciclabili non protette da elementi fisici in elevazione.
- Le strisce di corsia possono essere prolungate nell'area di intersezione in modo discontinuo, salvo dove esistano le strisce di guida dell'art. 143.
Testo dell'articoloVigente
Art. 140 DPR 495/1992 — Strisce di corsia
Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 — Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada
1. Il modulo di corsia, inteso come distanza tra gli assi delle strisce che delimitano la corsia, è funzione della sua destinazione, del tipo di strada, del tipo di veicoli in transito e della sua regolazione; il modulo va scelto tra i seguenti valori: 2,75 m – 3 m – 3,25 m – 3,5 m – 3,75 m; mentre per le corsie di emergenza il modulo va scelto nell'intervallo tra 2 e 3,5 m.
2. Negli attestamenti delle intersezioni urbane il modulo di corsia può essere ridotto a 2,5 m, purché le corsie che adottano tale modulo non siano percorse dal trasporto pubblico o dal traffico pesante.
3. La larghezza delle corsie di marcia lungo le strade deve essere mantenuta il più possibile costante, salvo che in prossimità delle intersezioni o in corrispondenza dei salvagenti posti sulle fermate dei tram; in curva deve essere realizzato idoneo allargamento in funzione del tipo di veicoli in transito e del raggio di curvatura.
4. Nelle zone di attestamento, in prossimità delle intersezioni, le strisce di separazione delle corsie di marcia devono essere con- tinue, nel tratto immediatamente precedente la striscia di arresto, per una lunghezza minima di 30 m.
5. Le strisce di corsia delle strade con diritto di precedenza possono essere prolungate all'interno delle aree di intersezione, purché tracciate in modo discontinuo; tuttavia le strisce di corsia non possono essere prolungate all'interno delle aree di intersezione, qualora esistano le strisce di guida di cui all'articolo
143. 6. Le corsie riservate, qualora non protette da elementi in elevazione sulla pavimentazione, sono separate dalle altre corsie di marcia mediante due strisce continue affiancate, una bianca di 12 cm di larghezza ed una gialla di 30 cm, distanziate tra loro di 12 cm; la striscia gialla deve essere posta sul lato della corsia riservata (fig. II.427/a).
7. Le piste ciclabili, qualora non protette da elementi in elevazione sulla pavimentazione, sono separate dalle corsie di marcia mediante due strisce continue affiancate, una bianca di 12 cm di larghezza ed una gialla di 30 cm distanziate tra loro di 12 cm; la striscia gialla deve essere posta sul lato della pista ciclabile (fig. II.427/b).
Stesso numero, altri codici
- Art. 140 Cod. Amb. — circostanza attenuante
- Art. 140 D.Lgs. 209/2005 — Pluralità di danneggiati e supero del massimale
- Art. 140 D.Lgs. 42/2004 — Dichiarazione di notevole interesse pubblico e relative misure di conoscenza
- Art. 140 Codice Civile: Inosservanza del divieto temporaneo di
- Articolo 140 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Articolo 140 Codice del Consumo: Procedura
In sintesi
Indice dei contenuti
Il modulo di corsia: cos'è e come si sceglie
L'art. 140 del DPR 495/1992 (Regolamento di esecuzione del Codice della Strada) disciplina le strisce di corsia, ossia le linee orizzontali bianche — continue o discontinue — che delimitano le singole corsie di marcia. La norma introduce il concetto tecnico fondamentale di modulo di corsia: la distanza tra gli assi delle strisce che delimitano la corsia, che determina di fatto la larghezza utile di ogni corsia.
Il modulo non è arbitrario. Il Regolamento prescrive una gamma di valori ammissibili — 2,75 m, 3 m, 3,25 m, 3,5 m, 3,75 m — e stabilisce che la scelta debba essere effettuata in funzione di quattro variabili: la destinazione della corsia (marcia normale, sorpasso, svolta, emergenza), il tipo di strada (autostrada, strada extraurbana principale, strada urbana di scorrimento, ecc.), il tipo di veicoli in transito (traffico misto, autocarri, autobus), e il sistema di regolazione della circolazione (semafori, precedenza, rotatorie). Per le corsie di emergenza — quelle laterali che affiancano le autostrade e le strade extraurbane principali — il modulo può variare in un intervallo più ampio, tra 2 e 3,5 m, per adattarsi alle diverse geometrie stradali.
Questa flessibilità normativa riflette una realtà tecnica precisa: una corsia da 2,75 m è sufficiente per una strada urbana di quartiere a traffico leggero, ma sarebbe inadeguata su un'autostrada percorsa da veicoli pesanti, dove sono necessari moduli di 3,5 m o 3,75 m per garantire la necessaria distanza laterale tra i mezzi in transito.
La riduzione del modulo nelle intersezioni urbane
Il comma 2 introduce un'eccezione pratica di grande importanza per la progettazione stradale urbana: nelle zone di attestamento delle intersezioni — cioè nei tratti immediatamente a monte dell'incrocio, dove le corsie si specializzano per direzione (dritto, destra, sinistra) — il modulo di corsia può essere ridotto a 2,5 m, al di sotto del minimo ordinario di 2,75 m.
Questa deroga è soggetta a una condizione precisa: le corsie da 2,5 m non possono essere percorse da mezzi del trasporto pubblico (autobus, filobus) né da traffico pesante (autocarri, autotreni, autoarticolati). La ragione è geometrica: un autobus o un autocarro ha una sagoma di ingombro significativamente maggiore di un'autovettura, e una corsia da 2,5 m non garantisce margini laterali sufficienti. La riduzione è quindi riservata alle corsie dedicate al traffico leggero, che nelle intersezioni urbane consentono di moltiplicare le corsie disponibili senza ampliamenti costosi della sede stradale.
La larghezza costante e gli allargamenti in curva
Il comma 3 enuncia un principio di progettazione fondamentale: la larghezza delle corsie deve essere mantenuta il più possibile costante lungo il percorso. Le variazioni improvvise di larghezza disorientano i conducenti e possono causare manovre pericolose. Le uniche eccezioni giustificate sono due: la prossimità delle intersezioni (dove le corsie possono restringersi o allargarsi per specializzarsi) e la presenza di salvagenti posti sulle fermate dei tram.
Un caso tecnico importante riguarda le curve: in corrispondenza di raggi di curvatura stretti, i veicoli — specialmente quelli lunghi come autobus e autoarticolati — «tagliano» la curva con il posteriore che invade la corsia adiacente. Per questo motivo, in curva deve essere realizzato un allargamento idoneo, proporzionale al tipo di veicoli prevalenti e al raggio di curvatura. Questo allargamento non è visibile all'occhio inesperto ma è essenziale per la sicurezza della circolazione su strade con traffico pesante o di trasporto pubblico.
Le strisce continue prima della striscia di arresto
Il comma 4 introduce una regola importante per la gestione dei flussi alle intersezioni: nel tratto immediatamente precedente la striscia di arresto — per una lunghezza minima di 30 metri — le strisce di separazione delle corsie di marcia devono essere continue (non tratteggiate). Questa prescrizione ha una precisa funzione comportamentale: nella zona di attestamento, i conducenti hanno già scelto la propria corsia in base alla direzione desiderata; le strisce continue comunicano che non è più consentito cambiare corsia. Chi è in corsia di svolta a sinistra non può improvvisamente portarsi in quella di destra per andare dritto, e viceversa.
Il rispetto di questa norma è essenziale per la fluidità e la sicurezza delle intersezioni: i cambi di corsia improvvisi nelle zone di attestamento sono una delle cause più frequenti di incidenti nelle intersezioni urbane.
Il prolungamento delle strisce nell'area di intersezione
Il comma 5 affronta la questione tecnica del prolungamento delle strisce di corsia all'interno dell'area di intersezione vera e propria — lo spazio dove le traiettorie di veicoli provenienti da direzioni diverse si incrociano. La norma adotta una soluzione di compromesso: le strisce di corsia delle strade con diritto di precedenza possono essere prolungate nell'area di intersezione, ma solo in modo discontinuo (tratteggiato), non continuo. Il tratteggio comunica ai conducenti che si tratta di una guida orientativa, non di un vincolo imperativo come la striscia continua.
Tuttavia, il prolungamento è escluso quando nell'area di intersezione siano già presenti le strisce di guida disciplinate dall'art. 143 del Regolamento: in quel caso le strisce di guida svolgono già la funzione di orientamento, e un'ulteriore segnaletica orizzontale creerebbe confusione visiva.
Corsie riservate e piste ciclabili: la doppia striscia bianca-gialla
I commi 6 e 7 disciplinano la separazione orizzontale delle corsie speciali: le corsie riservate (bus, taxi, veicoli di emergenza) e le piste ciclabili. Quando questi spazi non sono fisicamente separati dalla carreggiata mediante elementi in elevazione (cordoli, jersey, new jersey), la loro delimitazione avviene mediante una doppia striscia affiancata: una striscia bianca di 12 cm e una striscia gialla di 30 cm, separate tra loro da 12 cm.
La posizione della striscia gialla è indicativa: deve essere posta sul lato della corsia riservata o della pista ciclabile, non sul lato del traffico ordinario. Questo orientamento non è casuale: la striscia gialla, di colore diverso dal bianco delle strisce ordinarie, comunica visivamente al conducente che la delimitazione ha un carattere speciale — non è la normale separazione tra corsie di marcia, ma una barriera funzionale che protegge uno spazio riservato a categorie specifiche di utenti o a ciclisti.
La distinzione tra corsie riservate (comma 6) e piste ciclabili (comma 7) ha valore non solo descrittivo ma anche giuridico: le corsie riservate sono percorribili da categorie di veicoli a motore autorizzate, mentre le piste ciclabili sono destinate esclusivamente alla circolazione in bicicletta, con tutte le conseguenze in termini di divieti e sanzioni per chi le invade abusivamente.
La segnaletica orizzontale come sistema integrato di comunicazione
L'art. 140 non va letto in isolamento: le strisce di corsia fanno parte di un sistema di segnaletica orizzontale articolato e gerarchico, in cui ogni elemento comunica informazioni precise al conducente. Le strisce di corsia (art. 140) si coordinano con le strisce longitudinali di mezzeria (art. 138), le strisce trasversali (strisce di arresto, strisce di cedere il passo, strisce pedonali, artt. 145-146), le frecce direzionali (art. 141), le strisce di guida nelle intersezioni (art. 143) e le scritte sull'asfalto (art. 153).
La coerenza di questo sistema è fondamentale per la sicurezza stradale. Un conducente che percorre una strada ben progettata e correttamente segnalata non deve mai trovarsi di fronte a dubbi sulla traiettoria da mantenere, sulla corsia disponibile o sul comportamento da tenere all'intersezione: la segnaletica orizzontale, se applicata correttamente, risolve questi dubbi in modo automatico e intuitivo, senza richiedere sforzi cognitivi aggiuntivi da parte del conducente.
Le implicazioni per la progettazione e la manutenzione stradale
Le norme dell'art. 140 non si rivolgono solo ai conducenti, ma principalmente ai progettisti e agli enti gestori della rete stradale. La scelta del modulo di corsia, la posizione delle strisce continue, la delimitazione delle corsie riservate e delle piste ciclabili sono decisioni di progettazione che devono essere assunte a monte, nel piano di segnaletica, e poi mantenute nel tempo attraverso una manutenzione regolare.
Le strisce di segnaletica orizzontale si deteriorano progressivamente a causa dell'usura del traffico, delle intemperie e delle operazioni di pulizia della carreggiata. Una striscia sbiadita o parzialmente cancellata non svolge più la sua funzione comunicativa: un conducente che vede una striscia quasi invisibile non sa con certezza se è continua o discontinua, con le conseguenze che ne derivano sul comportamento. Gli enti gestori (Anas, province, comuni) hanno quindi l'obbligo di provvedere al ripristino periodico della segnaletica orizzontale, garantendo che le strisce siano sempre chiaramente visibili sia di giorno sia di notte (grazie alle microsfere retroriflettenti incorporate nella vernice).
Anche la scelta dei materiali è disciplinata normativamente: le vernici devono avere caratteristiche di aderenza, retroriflessione e durata conformi alle norme tecniche vigenti. L'uso di materiali scadenti o non omologati può rendere la segnaletica pericolosa — ad esempio se bagnata la striscia diventa scivolosa — e può configurare responsabilità dell'ente gestore in caso di incidente.
Il rapporto con il Codice della Strada e le sanzioni
L'art. 140 del Regolamento disciplina le caratteristiche tecniche delle strisce di corsia, non le conseguenze sanzionatorie del loro mancato rispetto da parte dei conducenti. Le sanzioni per il mancato rispetto della segnaletica orizzontale — come l'invasione di corsia vietata da striscia continua, il mancato rispetto della precedenza indicata dalla striscia di cedere il passo, o la guida nella corsia riservata da parte di veicoli non autorizzati — sono disciplinate dal Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992), in particolare dagli artt. 143 CdS (posizione dei veicoli sulla carreggiata), 7 CdS (circolazione nelle aree pedonali e nelle corsie riservate) e dalle specifiche disposizioni sulle corsie preferenziali.
È importante che il conducente comprenda che le strisce di corsia non sono elementi decorativi della carreggiata ma prescrizioni normative vincolanti: il loro superamento non autorizzato costituisce violazione del Codice della Strada, con le relative conseguenze sanzionatorie amministrative e, in caso di incidente, possibili riflessi sulla responsabilità civile.
Casi pratici
Caso 1:
Caso 2:
Caso 3:
Domande frequenti