Testo dell'articoloVigente
Art. 1348 c.c. – Cose future
Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)
La prestazione di cose future può essere dedotta in contratto, salvi i particolari divieti della legge.
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Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.
In sintesi
Indice dei contenuti
Che cosa dice la norma
L'articolo 1348 del codice civile, intitolato «Cose future», è formato da una sola frase: «La prestazione di cose future può essere dedotta in contratto, salvi i particolari divieti della legge». La disposizione contiene due elementi. Il primo è una regola generale che ammette questi contratti. Il secondo è un limite, cioè i divieti che la legge stabilisce in modo particolare.
Per «cose future» il testo intende cose che non esistono ancora. Dire che la loro prestazione «può essere dedotta in contratto» significa che le parti possono inserirla nell'accordo come contenuto dell'impegno assunto. Il fatto che la cosa non esista ancora non basta, da solo, a impedire di contrattare su di essa.
La regola: anche ciò che non esiste ancora può entrare nel contratto
Il legislatore usa una formula permissiva: «può». La norma non dice quali cose future siano ammesse e non pone requisiti ulteriori. Si limita a riconoscere questa possibilità in termini generali. L'articolo non regola altri aspetti, come ciò che accade se la cosa poi non viene ad esistenza: per questi bisogna guardare ad altre disposizioni.
Un esempio aiuta a capire. Tizio, agricoltore, si accorda con Caio per la prestazione della frutta che i suoi alberi produrranno nella prossima stagione. Al momento dell'accordo quei frutti non esistono ancora: sono cose future, e l'articolo 1348 consente che la loro prestazione sia dedotta in contratto. Allo stesso modo Sempronio può impegnarsi a consegnare un mobile che non ha ancora costruito.
Il limite: i particolari divieti della legge
La seconda parte della frase introduce una riserva: la regola vale «salvi i particolari divieti della legge». La possibilità di dedurre in contratto cose future quindi non è assoluta. Se una specifica disposizione di legge vieta di contrattare su una certa cosa futura, quel divieto resta fermo. L'articolo 1348 non dice quali siano questi divieti né quali conseguenze abbia la loro violazione: si limita a richiamarli. Davanti a un caso concreto bisogna quindi verificare se esiste una norma particolare che lo riguarda.
Domande frequenti
Che cosa sono le «cose future» di cui parla l'art. 1348 c.c.?
Sono cose che non esistono ancora quando il contratto viene concluso, per esempio il raccolto di una stagione che deve ancora arrivare o un bene che deve ancora essere prodotto.
Si può fare un contratto su una cosa che non esiste ancora?
Sì. L'art. 1348 c.c. stabilisce che «la prestazione di cose future può essere dedotta in contratto», cioè può essere oggetto dell'impegno preso con il contratto.
Ci sono limiti a questa possibilità?
Sì. La norma la ammette «salvi i particolari divieti della legge»: se una disposizione specifica vieta di contrattare su una certa cosa futura, quel divieto resta valido.
L'art. 1348 elenca i divieti di legge?
No. L'articolo si limita a richiamare i «particolari divieti della legge» senza indicarli. Bisogna verificare caso per caso se esiste una norma specifica che si applica.
L'art. 1348 spiega cosa succede se la cosa futura non viene ad esistenza?
No. Il testo dell'articolo non affronta questo aspetto: si limita a dire che la prestazione di cose future può essere dedotta in contratto, salvi i particolari divieti della legge.