- Presso il Ministero dell'interno opera il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata.
- Lo presiede il Ministro dell'interno, con responsabilità di alta direzione in materia di sicurezza pubblica.
- Vi siedono i vertici di polizia, carabinieri, GdF, AISI, AISE e D.I.A.
- Definisce indirizzi anticrimine, ripartizione compiti tra forze di polizia e linee di coordinamento.
Testo dell'articoloVigente
Art. 107 D.Lgs. 159/2011 — Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata
D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 — Codice antimafia
1. 1. Presso il Ministero dell'interno è istituito il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata, presieduto dal Ministro dell'interno quale responsabile dell'alta direzione e del coordinamento in materia di ordine e sicurezza pubblica. Il Consiglio è composto: a) dal Capo della polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza; b) dal Comandante generale dell'Arma dei carabinieri; c) dal Comandante generale del Corpo della guardia di finanza; d) dal Direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna; e) dal Direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna; f) dal Direttore della Direzione investigativa antimafia.
2. 2. Il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata provvede, per lo specifico settore della criminalità organizzata, a: a) definire e adeguare gli indirizzi per le linee di prevenzione anticrimine e per le attività investigative, determinando la ripartizione dei compiti tra le forze di polizia per aree, settori di attività e tipologia dei fenomeni criminali, tenuto conto dei servizi affidati ai relativi uffici e strutture, e in primo luogo a quelli a carattere interforze, operanti a livello centrale e territoriale; b) individuare le risorse, i mezzi e le attrezzature occorrenti al funzionamento dei servizi e a fissarne i criteri per razionalizzarne l'impiego; c) verificare periodicamente i risultati conseguiti in relazione agli obiettivi strategici delineati e alle direttive impartite, proponendo, ove occorra, l'adozione dei provvedimenti atti a rimuovere carenze e disfunzioni e ad accertare responsabilità e inadempienze; d) concorrere a determinare le direttive per lo svolgimento delle attività di coordinamento e di controllo da parte dei prefetti dei capoluoghi di regione, nell'ambito dei poteri delegati agli stessi.
3. Il Consiglio generale emana apposite direttive da attuarsi a cura degli uffici e servizi appartenenti alle singole forze di polizia, nonché della Direzione investigativa antimafia.
4. All'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia del Dipartimento della pubblica sicurezza sono attribuite le funzioni di assistenza tecnico-amministrativa e di segreteria del Consiglio.
Stesso numero, altri codici
- Art. 107 Reg. (UE) 2024/1689 — Modifica del regolamento (UE) 2018/858
- Art. 107 Cod. Amb. — Scarichi in reti fognarie
- Art. 107 D.Lgs. 209/2005 — (Ambito di applicazione)
- Art. 107 D.Lgs. 42/2004 — Uso strumentale e precario e riproduzione di beni culturali
- Art. 107 Codice Civile: Forma della celebrazione
- Articolo 107 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
In sintesi
L'art. 107 istituisce il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata, organo politico-tecnico di vertice del sistema italiano di contrasto alla criminalità mafiosa. È sede di indirizzo strategico, dove le scelte operative interforze prendono forma prima di tradursi in direttive ai singoli Corpi.
Composizione
Il Consiglio è presieduto dal Ministro dell'interno ed è composto: a) dal Capo della polizia–Direttore generale della pubblica sicurezza; b) dal Comandante generale dell'Arma dei carabinieri; c) dal Comandante generale del Corpo della guardia di finanza; d) dal Direttore dell'AISI; e) dal Direttore dell'AISE; f) dal Direttore della Direzione investigativa antimafia. Si tratta dei vertici operativi del comparto sicurezza, riuniti attorno al Ministro.
Le funzioni di indirizzo
Il Consiglio definisce e adegua gli indirizzi per le linee di prevenzione anticrimine e per le attività investigative. In particolare, determina la ripartizione dei compiti tra le forze di polizia per aree, settori di attività e tipologia di fenomeni criminali, tenuto conto degli uffici interforze a livello centrale e territoriale. È una funzione di alta amministrazione, che incide sull'organizzazione operativa della sicurezza nazionale.
Risorse e mezzi
Il Consiglio individua le risorse, i mezzi e le attrezzature occorrenti per il funzionamento dei servizi anticrimine. Funziona quindi anche come sede di coordinamento finanziario, raccordando le esigenze operative con le disponibilità di bilancio dei singoli Corpi e del Ministero dell'interno.
Coordinamento con la D.I.A.
La D.I.A. è organo interforze a composizione mista (polizia, carabinieri, GdF) e opera in stretto contatto con il Consiglio. Il direttore della D.I.A. è membro del Consiglio e ne è anche braccio operativo per molti degli indirizzi assunti.
Rapporti con altri organismi
Il Consiglio non sostituisce gli organismi giudiziari (DNA, DDA), ma si raccorda con essi attraverso lo scambio informativo previsto dalla legge. La distinzione di competenze è netta: il Consiglio attiene all'ordine e alla sicurezza pubblica, l'autorità giudiziaria all'azione penale e ai procedimenti di prevenzione.
Rapporti con la Cabina di regia
Negli ultimi anni si è affermata la prassi di affiancare al Consiglio generale una Cabina di regia interforze, dotata di maggiore operatività e funzionale all'attuazione degli indirizzi assunti dal Consiglio. La Cabina opera presso il Dipartimento della pubblica sicurezza e ha competenze tecniche specifiche su singoli fenomeni criminali, in particolare su mafie straniere e narcotraffico transnazionale.
Profili di trasparenza
Pur trattando temi sensibili sotto il profilo della sicurezza, l'attività del Consiglio è oggetto di riferimenti nelle relazioni del Ministro dell'interno al Parlamento e nelle audizioni della Commissione parlamentare antimafia. È un equilibrio tra esigenze di riservatezza operativa e principio di rendicontazione democratica.
Casi pratici
Caso 1: Caso 1 — Indirizzo dopo emergenza criminale
Caso 2: Caso 2 — Ripartizione compiti su nuovi fenomeni
Domande frequenti