L’art. 61 del D.Lgs. 231/2001 regola i provvedimenti che il GUP può emettere nell’udienza preliminare in relazione all’illecito dell’ente. Il comma 1 prevede che il giudice pronunci sentenza di non luogo a procedere nei casi di estinzione o improcedibilità della sanzione amministrativa, quando l’illecito non sussiste, o quando gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna dell’ente. Quest’ultimo standard, introdotto con la riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), allinea il giudizio prognostico del GUP sugli enti a quello vigente per le persone fisiche. Il comma 2 prescrive il contenuto minimo del decreto che dispone il giudizio: a pena di nullità, deve contenere la contestazione dell’illecito, l’enunciazione chiara e precisa del fatto, il reato-presupposto con indicazione degli articoli di legge, le fonti di prova e gli elementi identificativi dell’ente. L’udienza preliminare è un momento cruciale per la difesa dell’ente: la produzione del MOG, dei verbali OdV e della documentazione di whistleblowing (D.Lgs. 24/2023) è strategicamente decisiva per ottenere la sentenza di non luogo a procedere.
1. Il giudice dell'udienza preliminare pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi di estinzione o di improcedibilità della sanzione amministrativa, ovvero quando l'illecito stesso non sussiste o gli elementi acquisiti ((non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna dell'ente)) . Si applicano le disposizioni dell' articolo 426 del codice di procedura penale .
2. Il decreto che, a seguito dell'udienza preliminare, dispone il giudizio nei confronti dell'ente, contiene, a pena di nullità, la contestazione dell'illecito amministrativo dipendente dal reato, con l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto che può comportare l'applicazione delle sanzioni e l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova nonché gli elementi identificativi dell'ente.
Commento
L’art. 61 comma 1, nella formulazione post-riforma Cartabia, introduce per gli enti lo stesso standard prognostico previsto per le persone fisiche: il GUP pronuncia sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna dell’ente. Questo standard è più favorevole all’imputato rispetto al vecchio criterio del «manifesto difetto» delle condizioni per procedere: il GUP deve compiere un giudizio prognostico più approfondito, valutando già in udienza preliminare se le prove siano sufficienti per una condanna.
Per gli enti, questo è il momento in cui il MOG entra concretamente nella valutazione giudiziale. Se l’ente dimostra che il modello era adottato, efficacemente attuato e vigilato dall’OdV prima dei fatti, la previsione di condanna diventa non ragionevole e il GUP dovrebbe pronunciare la sentenza liberatoria. Le linee guida Confindustria del 2021 raccomandano che il MOG sia documentato con precisione cronologica per poter dimostrare la sua preesistenza ai fatti contestati.
Il comma 2, con la previsione della nullità per il decreto che dispone il giudizio difettoso, è una garanzia difensiva importante: l’ente che riceve un decreto nullo può eccepirne la nullità, costringendo il giudice a riformularlo. La verifica formale del contenuto del decreto deve essere la prima operazione del difensore al momento della ricezione del provvedimento.
Casi pratici
Caso 1: Non luogo a procedere per MOG efficace in udienza preliminare
Caso 2: Decreto di giudizio nullo per omessa indicazione delle fonti di prova
Domande frequenti
Quando il GUP può pronunciare sentenza di non luogo a procedere per l’ente ex art. 61?
Il GUP pronuncia sentenza di non luogo a procedere in quattro casi: estinzione della sanzione amministrativa; improcedibilità; illecito inesistente; elementi acquisiti insufficienti a formulare una ragionevole previsione di condanna. Quest’ultimo criterio, introdotto dalla riforma Cartabia, richiede al GUP un giudizio prognostico fondato sul merito delle prove, non solo sulla loro astratta ammissibilità.
Quale standard di prova deve valutare il GUP per decidere se rinviare a giudizio l’ente?
Il GUP deve valutare se gli elementi acquisiti consentano una «ragionevole previsione di condanna». Questo standard richiede una valutazione prognostica delle prove: non basta che gli elementi siano astrattamente compatibili con la responsabilità dell’ente, ma devono essere tali da far ragionevolmente prevedere una condanna. Un MOG documentato e un OdV funzionante possono rendere non ragionevole tale previsione.
Cosa succede se il decreto che dispone il giudizio manca di uno degli elementi richiesti dall’art. 61 comma 2?
Il decreto è affetto da nullità: deve contenere a pena di nullità la contestazione dell’illecito, l’enunciazione chiara del fatto, il reato-presupposto con gli articoli di legge, le fonti di prova e gli elementi identificativi dell’ente. La nullità va eccepita tempestivamente dal difensore dell’ente; se sanata per inerzia difensiva, non può più essere fatta valere nelle fasi successive.
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L’art. 61 comma 1, nella formulazione post-riforma Cartabia, introduce per gli enti lo stesso standard prognostico previsto per le persone fisiche: il GUP pronuncia sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna dell’ente. Questo standard è più favorevole all’imputato rispetto al vecchio criterio del «manifesto difetto» delle condizioni per procedere: il GUP deve compiere un giudizio prognostico più approfondito, valutando già in udienza preliminare se le prove siano sufficienti per una condanna.
Per gli enti, questo è il momento in cui il MOG entra concretamente nella valutazione giudiziale. Se l’ente dimostra che il modello era adottato, efficacemente attuato e vigilato dall’OdV prima dei fatti, la previsione di condanna diventa non ragionevole e il GUP dovrebbe pronunciare la sentenza liberatoria. Le linee guida Confindustria del 2021 raccomandano che il MOG sia documentato con precisione cronologica per poter dimostrare la sua preesistenza ai fatti contestati.
Il comma 2, con la previsione della nullità per il decreto che dispone il giudizio difettoso, è una garanzia difensiva importante: l’ente che riceve un decreto nullo può eccepirne la nullità, costringendo il giudice a riformularlo. La verifica formale del contenuto del decreto deve essere la prima operazione del difensore al momento della ricezione del provvedimento.
Casi pratici
Caso 1: Non luogo a procedere per MOG efficace in udienza preliminare
Caso 2: Decreto di giudizio nullo per omessa indicazione delle fonti di prova
Domande frequenti
Quando il GUP può pronunciare sentenza di non luogo a procedere per l’ente ex art. 61?
Il GUP pronuncia sentenza di non luogo a procedere in quattro casi: estinzione della sanzione amministrativa; improcedibilità; illecito inesistente; elementi acquisiti insufficienti a formulare una ragionevole previsione di condanna. Quest’ultimo criterio, introdotto dalla riforma Cartabia, richiede al GUP un giudizio prognostico fondato sul merito delle prove, non solo sulla loro astratta ammissibilità.
Quale standard di prova deve valutare il GUP per decidere se rinviare a giudizio l’ente?
Il GUP deve valutare se gli elementi acquisiti consentano una «ragionevole previsione di condanna». Questo standard richiede una valutazione prognostica delle prove: non basta che gli elementi siano astrattamente compatibili con la responsabilità dell’ente, ma devono essere tali da far ragionevolmente prevedere una condanna. Un MOG documentato e un OdV funzionante possono rendere non ragionevole tale previsione.
Cosa succede se il decreto che dispone il giudizio manca di uno degli elementi richiesti dall’art. 61 comma 2?
Il decreto è affetto da nullità: deve contenere a pena di nullità la contestazione dell’illecito, l’enunciazione chiara del fatto, il reato-presupposto con gli articoli di legge, le fonti di prova e gli elementi identificativi dell’ente. La nullità va eccepita tempestivamente dal difensore dell’ente; se sanata per inerzia difensiva, non può più essere fatta valere nelle fasi successive.
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